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Resurrezione Reincarnazione: Favole consolatorie o realtà?
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E-book231 pagine2 ore

Resurrezione Reincarnazione: Favole consolatorie o realtà?

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Info su questo ebook

Scritto per donne e uomini che non hanno il bisogno disperato di credere ma che sono spinti dal desiderio profondo di conoscere; che pensano che il dubbio sia garanzia di libertà di pensiero e che l’oro promesso dalla pietra filosofale non sia il risultato finale della ricerca ma la ricchezza insita nella ricerca stessa.

L’autore, studioso di storia delle religioni, traduttore di lingue antiche – ebraico, latino e greco – pone domande e fornisce risposte sorprendenti che scaturiscono dall’accesso ai codici più antichi:
  • Gli Ebrei dell’Antico Testamento credevano nella resurrezione?
  • Quando è nata l’idea della resurrezione della carne?
  • Lazzaro è veramente risorto?
  • I Vangeli scritti in greco corrispondono ai vangeli scritti in ebraico?
  • Buddha predicava la dottrina della reincarnazione o l’attribuiva “a chi non conosce la verità”?
  • Che cosa dice il Dalai Lama della sua personale rinascita?
  • E molto altro…
LinguaItaliano
Data di uscita23 giu 2021
ISBN9788897623199
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    Anteprima del libro

    Resurrezione Reincarnazione - Mauro Biglino

    PARTE PRIMA

    RISORGEREMO?

    LA NOSTRA CARNE RISORGERÀ?

    1

    Riflessioni preliminari:

    l’apostolo Paolo

    Risorgeremo? La nostra carne risorgerà? Questa domanda concerne il tema fondamentale della fede cristiana, la certezza imprescindibile per ogni fedele che vede nella resurrezione dai morti la speranza suprema, il fine ultimo di ogni vita umana individuale.

    L’apostolo Paolo, nella prima lettera ai Corinzi (15,14), dice:

    Se però Cristo non è risuscitato, vuota allora la predicazione nostra, vuota anche la fede vostra.

    Il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica riprende questa affermazione, ne riconferma la centralità e la pone come elemento fondamentale, come «verità culminante della fede in Cristo», come «mistero», come «giustificazione di tutte le verità, anche le più inaccessibili allo spirito umano». La resurrezione è «compimento delle promesse dell’Antico Testamento» e in questo senso è anche «principio e sorgente della nostra resurrezione futura» in quanto «giustificazione della nostra anima e vivificazione del nostro corpo» (tutto questo è compiutamente espresso e analizzato nei capitoli 638-658 del paragrafo 2 dell’articolo 5).

    Ma la resurrezione del Cristo è una questione a sé stante: i problemi che nascono da un’analisi attenta dei racconti evangelici esulano dagli obiettivi del presente scritto, che invece intende capire come e quando è nata la fiducia in una resurrezione estesa a tutti gli uomini. Perché, se anche si vuole concedere che Cristo sia risorto in grazia dell’intervento di Dio – che così avrebbe definitivamente decretato la divinità di questo Suo inviato avallandone ogni diritto a parlare e agire in nome Suo… – è altrettanto vero che la resurrezione dai morti concessa a tutta l’umanità rappresenta un altro aspetto della questione, che solo apparentemente dunque è la stessa. Infatti, come si vedrà, la fede nei due momenti distinti della stessa verità ha avuto un’evoluzione, è maturata nel tempo in funzione di specifiche esigenze dettate da eventi verificatisi nelle prime comunità cristiane.

    Paolo di Tarso

    Ogni credente sa che i contenuti della sua fede sono quelli propri della predicazione paolina: l’apostolo Paolo infatti è il secondo vero fondatore del cristianesimo. Si potrebbe forse addirittura sostenere che fu il primo fondatore del cristianesimo, in quanto ne elaborò gli aspetti dottrinali fondamentali e reinterpretò la figura del Cristo alla luce di concetti che non erano presenti nel primitivo annuncio e nella predicazione stessa di Gesù, così come ci è stata tramandata dagli evangelisti.

    Paolo di Tarso è dunque l’apostolo per eccellenza, colui che ha elaborato i contenuti dottrinali del messaggio cristiano, li ha slegati dalla loro prima essenza esclusivamente giudaica – o almeno giudaizzante – e li ha riscritti in funzione universalistica, estendendone il valore e il significato all’umanità intera. Naturalmente molto importante è stato il suo apporto anche nell’argomento che qui si sta esaminando.

    Abbiamo aperto l’argomento resurrezione citando proprio Paolo e ricordando l’importanza da lui stesso attribuita a questo specifico contenuto della fede: è allora importante conoscere questo rifondatore del cristianesimo per meglio capire ciò che in seguito verrà analizzato.

    La sua vita e la sua attività missionaria sono descritte in diversi capitoli degli Atti degli apostoli, che rappresentano dunque la fonte primaria per le notizie che lo riguardano.

    «Sono un ebreo di Tarso in Cilicia»: Paolo si presenta così al tribuno romano che lo stava arrestando a Gerusalemme. La Cilicia corrisponde all’attuale Turchia e la città di Tarso si trovava in una posizione che definiremmo fortunata. Era al crocevia di diverse culture: comunicava con il Nord e con l’Ovest rappresentato dalla Grecia ellenistica, era aperta sull’Oriente mesopotamico e al porto che si trovava alla foce del suo fiume approdavano le navi provenienti dall’Occidente romano. Era dunque un centro cosmopolita nel quale convivevano la cultura greca e la tradizione e la mentalità proprie della cultura semitica. Lì nacque Sha’ùl (Saulo), grecizzato poi in Paolo, da una famiglia di ebrei (della tribù di Beniamino) di osservanza farisea, che aveva il privilegio di godere della cittadinanza romana. Paolo, nato circa nell’anno 10 d.C. (secondo la datazione tradizionale), fu dunque circonciso, venne educato e istruito nell’osservanza della legge ebraica, la Toràh scritta e orale; imparò a parlare correntemente sia il greco sia la lingua ebraico-aramaica; ebbe una formazione culturale aperta agli influssi della cultura ellenistica che nella sua città era fortemente radicata e rappresentata da illustri personaggi.

    Fisicamente doveva essere piccolo, grassoccio, calvo, con ciglia spesse e naso enorme, ma dotato di un grande fascino e di un’eccezionale resistenza fisica e psicologica, che gli consentirono di superare le innumerevoli avversità incontrate nella sua vita: veglie, digiuni, freddo, migliaia di chilometri percorsi a piedi; e inoltre fu lapidato, flagellato cinque volte dagli ebrei e vergato tre volte dai romani, imprigionato per lunghi periodi…

    Viaggiò incessantemente affrontando tutti i disagi immaginabili in quei tempi; riuscì anche a uscire indenne da tre naufragi, rimanendo un giorno e una notte su di una tavola in balia del mare. Era indubbiamente uomo di elevatissima intelligenza, dotato di capacità straordinarie, arricchite da un grande talento creativo: nel primo viaggio, alcuni pagani vollero addirittura adorarlo avendolo creduto un dio (Hermes-Mercurio) per il modo in cui parlava! Era un contemplativo dotato però di tutta quella abilità raziocinante propria della cultura greca, un uomo dunque capace contemporaneamente di affrontare anche i problemi pratici dell’organizzazione delle comunità che nascevano a seguito della sua predicazione.

    Questi gruppi erano spesso eterogenei, costituiti da ebrei e greci con i quali bisognava saper dialogare e ai quali era necessario presentare il nuovo messaggio, rispettando le diverse sensibilità e i diversi retroterra culturali e religiosi.

    Gli stessi Atti degli apostoli danno conto di questa sua capacità di comunicare, con altrettanta efficacia, sia con gli ebrei sia con i greci: nel capitolo 21,37-40 e poi nel capitolo 22 parla prima in greco con il tribuno romano e successivamente in ebraico agli abitanti di Antiochia; nel capitolo 13,16-41 si rivolge nella sinagoga agli abitanti ebrei di Antiochia di Pisidia, esponendo quello che appare essere il suo primo vero discorso missionario; nel capitolo 17,16-34 lo vediamo parlare apertamente ad Atene nel mercato «con quelli che vi capitavano», con «filosofi epicurei e stoici» e poi lo vediamo condotto nell’Areopàgo, dove pronuncia un discorso di fronte ai cittadini ateniesi.

    La conversione

    Uomo dunque di ampia cultura, legato alle tradizioni ebraiche al punto da essere uno dei più duri avversari della nascente setta cristiana, approva apertamente l’uccisione di Stefano dopo avervi assistito; perseguita uomini e donne, li fa imprigionare (At 8,1-3) sinché, sulla via che lo portava a Damasco (così si chiamava forse il territorio in cui vivevano le comunità degli esseni, di cui Cristo fu probabilmente un importante esponente), per una missione diretta a catturare i cristiani (nazorei) del luogo, subisce la folgorazione che produrrà la sua conversione al messaggio di Cristo (At 9,1-19). Viene così iniziato al nuovo credo e battezzato, si ritira nel deserto, nel territorio dei nabatei, poi fa ritorno a Damasco, da dove inizia la predicazione.

    Nel racconto della conversione è forse indicato un percorso individuale di conversione partito da posizioni vicine a quelle del sinedrio gerosolimitano, passato attraverso un’adesione alle idee della dissidenza esseno-messianica (conversione sulla via di Damasco) e terminato con l’elaborazione di una dottrina originale, sempre messianica, ma di valenza universale: la sua nuova predicazione univa elementi giudaici a teologie di origine ellenistica che contenevano le narrazioni di salvatori morti e resuscitati. Per questi motivi è costretto a fuggire, per evitare di essere ucciso dai suoi precedenti correligionari, e si rifugia a Gerusalemme, protetto da Barnaba, un giudeo cristiano molto influente che lo fa incontrare con Pietro. Durante questa sua permanenza a Gerusalemme Paolo sostiene di avere avuto una seconda visione del Cristo che gli dice: «Io ti manderò lontano, tra i pagani» (At 22,21).

    Segue un periodo di soggiorno a Tarso, sua città di origine, nel corso del quale probabilmente Paolo inizia la sua rielaborazione del messaggio e della figura del Cristo: mentre svolgeva il suo lavoro di «fabbricatore di tende» (At 18,3), maturava nel suo spirito quell’idea di missione che avrebbe poi compiuto negli anni successivi percorrendo il mondo pagano per portare la buona novella. Questo periodo di quattro-cinque anni fu interrotto da Barnaba che, nel 43-44, lo chiamò per farsi accompagnare ad Antiochia di Siria, città nella quale si stavano sviluppando comunità di credenti che necessitavano ovviamente di organizzazione e di una corretta istruzione (anche perché in questi gruppi stavano entrando cittadini che non erano di origine e cultura ebraiche). Antiochia fu dunque il punto di partenza, la base di tutte le future peregrinazioni e di quell’opera missionaria che per diversi anni portò Paolo in molti viaggi dall’Asia minore alla Grecia sino a Roma.

    La formazione e la successiva cura delle varie comunità di cristiani (così cominciarono a chiamarsi proprio ad Antiochia i seguaci di questa nuova religione) costrinse l’Apostolo delle genti a continui interventi per dare conferme, per eliminare distorsioni ed errori, per elaborare nuovi e più articolati modi di presentare il messaggio. Nascevano infatti continuamente esigenze, domande, dubbi, che erano frutto della diversità culturale delle varie comunità sorte nei luoghi toccati dalla predicazione paolina. Era necessario intervenire per prendere decisioni che alle volte generavano contrasti all’interno degli stessi gruppi: c’erano per esempio coloro che sostenevano che i pagani convertiti dovevano sottomettersi alle prescrizioni delle leggi ebraiche in riferimento alla circoncisione; si poneva il problema della purezza rituale e del cibo; ci si chiedeva da dove proveniva la vera salvezza, se dalla Legge di Mosè o da Cristo. Le controversie che sorgevano erano talmente importanti, e pericolose per l’unità della nascente Chiesa, che fu necessario convocare un concilio a Gerusalemme (48-50 d.C. circa) per dirimere tutte le diverse questioni che sono narrate con ricchezza di particolari nel capitolo 15 degli Atti degli apostoli; a un periodo ancora posteriore sembra risalire lo scontro con Pietro verificatosi ad Antiochia e narrato dallo stesso Paolo nella lettera ai Galati.

    A questo proposito sono eloquenti le testimonianze presenti negli scritti dei Padri della Chiesa come Ireneo, Teodoreto ed Eusebio, che riportano come i primi gruppi di credenti (ebioniti, i poveri, i nazareni) rifiutassero l’apostolo Paolo ritenendolo un apostata della legge, mentre nei documenti giudeo-cristiani e nei testi esseni si parla ripetutamente di un «uomo di menzogna» (Commentario di Abacuc), definizione che sembra essere riferita proprio a Paolo.

    I viaggi

    Paolo dunque fu il missionario per eccellenza, l’evangelizzatore dei pagani e, nel suo incessante peregrinare, compì quattro importanti viaggi di evangelizzazione. Nel primo, in compagnia di Barnaba, andò a Cipro e poi visitò diverse città delle regioni del Sud dell’attuale Turchia. Nel secondo viaggio si spinse a nord e poi raggiunse in Grecia le famose città di Filippi, Tessalonica, Atene e Corinto (51-52 d.C.) e proprio da quest’ultima Paolo inviò le lettere ai Tessalonicesi, che sono forse lo scritto più antico del Nuovo Testamento e che saran-no oggetto di questa analisi in riferimento all’argomento di cui ci stiamo occupando. In seguito l’apostolo riparte per una terza spedizione missionaria che, dopo l’evangelizzazione della Galazia, si concentrerà a Efeso (presso la costa occidentale dell’attuale Turchia), da cui partiranno le lettere ai Corinzi, ai Galati e forse anche ai Filippesi. Questa missione fu molto tormentata da contrasti con i pagani del luogo, per cui Paolo dovette fuggire e spostarsi più volte raggiungendo la Macedonia, da cui scrisse la seconda lettera ai Corinzi, per poi andare nuovamente a Corinto e scrivere la lettera ai Romani (57-58 d.C.) e ritornare infine a Gerusalemme, per consegnare le collette che aveva nel frattempo raccolto presso le varie comunità. A Gerusalemme viene arrestato e condotto prima a Cesarea poi a Roma per essere processato, assolto una prima volta e poi giustiziato forse già nell’anno 64 (o, secondo altri, nel 67). Quest’ultimo periodo è molto travagliato, interrotto da altri viaggi in Spagna e in Oriente, e non è ancora conosciuto con sufficiente precisione, ma ci ha lasciato le lettere forse più importanti di tutto l’epistolario paolino: quelle agli Efesini, ai Colossesi, ai Filippesi, a Tito e a Timoteo.

    E proprio in tali lettere è contenuto il pensiero dell’apostolo Paolo: redatte tra il 51 e il 64-67 d.C., sono i più antichi documenti scritti della nascente religione cristiana e rappresentano lo strumento sul quale il cristianesimo è stato ripen-sato, rielaborato, rifondato e diffuso in quel mondo intriso di cultura ellenistica.

    San Giovanni Crisostomo (patriarca di Costantinopoli, grande moralizzatore della vita della Chiesa e dell’Impero del IV secolo) dirà che tutta la sua scienza era dovuta alla costanza con la quale si dedicava settimanalmente alla lettura delle lettere di Paolo. Queste sono storicamente il prodotto di un pensiero che si è evoluto in quindici anni di predicazione, di meditazione e di ripensamenti: un’evoluzione che si è andata sviluppando anche sulla scorta delle sollecitazioni provenienti dalle domande poste dalle nuove situazioni che non erano state previste e alle quali, quindi, il messaggio evangelico non dava risposte.

    Come si vedrà, gli evangelizzatori dovettero insomma elaborare le dottrine in funzione della necessità di rispondere alle sollecitazioni anche pressanti che provenivano dalle nascenti comunità di fedeli che vedevano tardare la Parusìa, il ritorno di Cristo, con la conseguente realizzazione del Nuovo regno, promesso invece come imminente dai predicatori cristiani.

    2

    La resurrezione della carne

    nell’antico Testamento

    ¹

    Fatta questa necessaria presentazione dell’artefice delle dottrine cristiane si rende necessario cercare di capire come e quando sia nata questa dottrina e, prima ancora, si rende necessario sapere se fa parte della tradizione ebraica da cui il cristianesimo deriva per filiazione diretta. Ecco alcune delle domande alle quali cercheremo di dare risposta, mantenendo come criterio la necessità di rimanere fedeli ai testi che parlano di quella dottrina, certi come siamo di non avere tesi precostituite da sostenere…

    •   Quand’è nata l’idea che i credenti

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