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Manuale di Tarocchi e Fiori di Bach: Come conoscere l'anima e favorire il suo sviluppo grazie all'applicazione combinata di questi due fantastici strumenti
Manuale di Tarocchi e Fiori di Bach: Come conoscere l'anima e favorire il suo sviluppo grazie all'applicazione combinata di questi due fantastici strumenti
Manuale di Tarocchi e Fiori di Bach: Come conoscere l'anima e favorire il suo sviluppo grazie all'applicazione combinata di questi due fantastici strumenti
E-book432 pagine3 ore

Manuale di Tarocchi e Fiori di Bach: Come conoscere l'anima e favorire il suo sviluppo grazie all'applicazione combinata di questi due fantastici strumenti

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Info su questo ebook

"Manuale di Tarocchi e Fiori di Bach" di Luca Ossidi introduce i 38 fiori di Bach (più il rimedio d’emergenza), le 78 carte dei tarocchi, e illustra le possibili combinazioni fra questi due affascinanti campi del sapere.
La combinazione dei tarocchi con i fiori di Bach racchiude in sé un potenziale davvero incredibile. I tarocchi riescono a far luce negli angoli più remoti della psiche, e lo fanno in un istante, in un lampo; se osservati con attenzione e cuore aperto sono capaci davvero di scavare neN’anima e di produrre una vera e propria presa di consapevolezza delle dinamiche del mondo interiore.
Al tempo stesso, però, questa presa di consapevolezza spesso da sola non é sufficiente a produrre dei cambiamenti energetici significativi nella persona che consulta le carte: è di certo un primo e fondamentale passo che apre un varco dove prima c’erano soltanto chiusura e cecità interiore, ma ha bisogno di essere sostenuta con qualche altro mezzo. Questo mezzo sono proprio i fiori di Bach.
La presa di coscienza prodotta dalle carte spalanca le porte: può così iniziare il lavoro energetico dei fiori, il riequilibrio della frequenza vibratoria interna.
L’azione combinata dei tarocchi e dei fiori di Bach permette dunque di dare avvio ad un vero processo di trasformazione ed evoluzione interiore.
LinguaItaliano
Data di uscita11 lug 2021
ISBN9788892721845
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    Anteprima del libro

    Manuale di Tarocchi e Fiori di Bach - Luca Ossidi

    COSA SONO I TAROCCHI? COSA SONO I FIORI DI BACH? PERCHÉ TAROCCHI E FIORI DI BACH INSIEME?

    I tarocchi

    Parto quindi nella mia esposizione proprio dai tarocchi e inizio dicendo che questi, come molti sanno, sono un mazzo composto da 78 carte la cui origine è tutt’ora incerta, secondo alcuni sono nati in Italia, secondo altri in Francia, gli storici non sanno da chi esattamente i primi mazzi siano stati inventati e divulgati, ma datano intorno al tredicesimo secolo i primi riferimenti nella letteratura in cui vengono citati questi mazzi di carte antichi. Nessuno sa quale sia la loro vera origine e alcuni li fanno risalire addirittura all’antico Egitto, ma in ogni caso non è questo il tema di questo testo e non ho intenzione di affrontare questo argomento direttamente, seppur lo ritengo di grande interesse. Quello che invece per noi è importante è conoscere l’architettura di questo mazzo di carte, nonché le diverse modalità in cui esso può essere utilizzato. È risaputo infatti che nel corso della storia i tarocchi sono stati adoperati principalmente a scopo divinatorio e quindi per prevedere il futuro, ma già da molto tempo alcuni studiosi illuminati sono stati capaci di scorgere all’interno di questo libro per immagini una forte struttura simbolica, che ha reso possibile approcciarsi ad essi considerandoli piuttosto uno strumento di introspezione. Fra questi studiosi di certo non dobbiamo dimenticare che lo stesso Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica, aveva individuato il grande valore dei disegni in essi raffigurati, arrivando addirittura ad accostarli agli archetipi dell’inconscio collettivo, che come molti sanno erano il centro di interesse focale dei suoi studi, e poi ai giorni nostri a partire dal lavoro pionieristico di Alejandro Jodorowsky, è oramai in costante crescita e fermento la modalità di interpretazione delle carte secondo una impostazione più psicologica. Dunque quello di cui sto parlando è il passaggio, da molti già messo in atto, da una modalità in cui si utilizzano i tarocchi per farsi rivelare quello che succederà (come hanno sempre fatto e fanno ancora molti cartomanti), ad una nuova modalità di approccio ad essi, che li considera degli strumenti di riflessione, capaci di spingerci piuttosto a chiederci perché certe cose ci succedono, e dunque in quale modo noi stessi, e i nostri meccanismi inconsci, facciamo sì che determinati eventi accadano proprio a noi. Visti sotto questa prospettiva, che è quella che in parte adotto anche io (dico in parte poiché comunque non disdegno la loro funzione divinatoria) i tarocchi diventano dunque un mezzo d’indagine per scavare nell’anima della persona che interroga le carte, mettere in luce i suoi conflitti e punti di forza, le sue risorse e debolezze, i suoi segreti e obiettivi, un vero e proprio strumento di autoconoscenza.

    Il mazzo come ho accennato all’inizio è composto da 78 carte, 56 di queste vengono definite arcani minori, e le altre 22 sono invece gli arcani maggiori. Gli arcani minori nella struttura sono praticamente quasi identici alle comuni carte da briscola, con la differenza però che le carte da briscola sono 40, mentre gli arcani minori sono 56. Abbiamo infatti i 4 semi presenti nelle comuni carte da gioco e cioè spade, coppe, denari e bastoni, ma le carte numerate invece di andare da 1 a 7 vanno da 1 a 10 e oltre a fante, cavallo e re abbiamo anche una regina, quindi quattro carte in più per ogni seme, per un totale di 14 carte, che moltiplicate per 4 semi danno appunto 56 arcani minori.

    In fase di interpretazione le 56 carte di questo gruppo vengono di solito considerate più attinenti alle situazioni concrete, effettive e contingenti della vita di una persona, mentre gli arcani maggiori, di cui parlerò in seguito, vengono invece accostati agli aspetti più spirituali dell’esistenza, e dunque a quegli archetipi che sono lo sfondo invisibile e causale degli avvenimenti che ogni giorno ci accadono. In realtà però quando si fa una interpretazione di una stesura, non si segue in maniera rigida questo schema per attribuire il significato alle carte e ci si lascia prevalentemente guidare dalla propria intuizione, questa divisione netta è infatti soltanto un punto di riferimento di base per attribuire i significati agli arcani, che aiuta a comprendere meglio l’architettura del mazzo, ma non è né più né meno che una semplice struttura orientativa, che deve quindi lasciare al nostro sentire la libertà di scorgere nelle immagini quello che esso stesso ci scorge intuitivamente.

    Spesso leggendo i tarocchi ho avuto l’impressione che stessi interagendo con una intelligenza superiore, una intelligenza che si serve delle immagini presenti negli arcani per instaurare una comunicazione simbolica con la persona che li sta interrogando. La mia impressione è che, quando si fa una domanda alle carte, questa intelligenza invisibile per rispondere scelga fra tutti i simboli presenti nell’intero mazzo, quelli che di volta in volta meglio si adattano al quesito che è stato posto, senza badare troppo a delle rigide regole di interpretazione. Dunque anche se conoscere i significati delle carte insieme a dei codici e a degli schemi di riferimento può essere sicuramente utile, ed anzi effettivamente lo é, quando ci si accosta ai tarocchi in realtà si va ad interagire con una saggezza diversa da quell’intelligenza razionale a cui di solito facciamo riferimento quando parliamo di intelligenza e struttura, e in un certo senso i codici che spesso utilizzano molti tarologi/cartomanti in fase di interpretazione sembrano invece essere più collegati proprio al pensiero logico e razionale, e quindi non risultano essere l’approccio più adatto per avvicinarsi a questa forma di intelligenza invisibile, che razionale invece non è. I tarocchi infatti sembrano comunicare con noi in una forma altra, più diretta, più concreta, a volte addirittura burlona, ma comunque sempre molto profonda, e infatti puntano in ogni caso il più possibile dritto al vero. Delle volte in fase di interpretazione la cosa più importante da fare è mantenere la mente aperta alla semplicità. Mi viene in mente a questo proposito un illustrativo simpatico esempio, che riguarda un mio conoscente che mi aveva raccontato che gli era stato consigliato da un naturopata di iniziare ad assumere integratori alimentari a base di vitamina D, mi disse però di essere titubante in merito, poiché un altro operatore olistico, non so per quali motivi, gli aveva invece sconsigliato di farlo. Mi chiese un parere, io non essendo un medico non ero in grado di dargli una risposta affidabile, ma così, diciamo soltanto per gioco, gli ho chiesto di pescare una carta dei tarocchi per vedere che cosa suggerivano gli arcani (naturalmente in forma primaria gli ho consigliato di parlare con il suo medico e chiedere un parere a lui) e così questa persona ne ha dunque pescata una, e indovinate che carta è uscita! Ebbene sì, è uscita la carta del sole. Come tutti sappiamo il sole è la più potente ed efficiente fonte di vitamina D, e sembrava quindi che i tarocchi volessero consigliargli di cercare in questa direzione le risorse vitaminiche di cui necessitava. Ho fatto questo esempio solo per mostrare come a volte i tarocchi comunicano con noi in una forma davvero diretta e concreta, fortemente ancorata alla domanda che è stata posta, e come ho già spiegato la mia impressione è che ci sia una sorta di mente superiore nascosta, che utilizza in maniera selettiva i simboli in essi contenuti, per fornirci il messaggio di cui abbiamo veramente bisogno.

    Ma per ora torniamo a quella che potremmo definire teoria, una teoria che è bene conoscere, ma che non deve appunto limitare la nostra immaginazione e che deve piuttosto lasciare le porte aperte a qualsiasi tipo di messaggio che dai tarocchi stessi arrivi. Potrei descrivere ogni carta (arcano maggiore o minore) come una forza, o meglio una particolare qualità della forza originaria, una immagine che rimanda a qualcosa d’altro (dunque un simbolo) e cioè appunto ad una particolare qualità dell’energia di base (l’Uno indivisibile), di cui anche ogni uomo in fondo non è che una particolare manifestazione. Ecco allora che le quattro energie fondamentali che si pensa costituiscano la totalità dell’essere umano (come microcosmo fatto a immagine del macrocosmo) vengono rappresentate nei tarocchi dai quattro semi degli arcani minori: l’energia intellettuale viene rappresentata dalle spade, quella emozionale dalle coppe, quella materiale dai denari e l’energia sessuale e creativa dai bastoni. Visto che ogni seme è composto da una serie di carte numerate che vanno dall’uno al dieci (oltre alle carte di corte di cui parlerò fra poco), ogni serie numerica non è altro che una sorta di percorso evolutivo all’interno del flusso energetico che rappresenta. A questi quattro gruppi di carte sono stati fatti dai vari studiosi di tarocchi molteplici accostamenti concettuali, e secondo me i più significativi sono quelli che li mettono in relazione con le quattro funzioni junghiane e con i quattro elementi fondamentali della natura. Come ho appena sottolineato, ogni seme è composto da una sequenza numerica che rappresenta un percorso di crescita all’interno dell’energia rappresentata dal seme stesso, e quindi andando per ordine: le spade che come abbiamo visto rappresentano l’energia intellettuale, vengono messe in relazione con l’elemento aria e con la funzione junghiana del pensiero, ci parlano della nostra capacità mentale, di logica e di analisi, ma visto che il fine di ogni elemento è quello di trascendere se stesso, superare se stesso, ecco allora che il ciclo numerico delle spade ci spinge a sviluppare al massimo la nostra mente e la nostra intellettualità, per arrivare però alla fine a raggiungere la vacuità, il vuoto mentale, ad abbandonare in un certo senso le nostre idee, per trovare nel vuoto il motore pulsante della nostra mente. Le coppe che rappresentano le emozioni, sono associate all’elemento acqua e la funzione junghiana collegata a loro è il sentimento, le coppe ci insegnano ad amare e ad entrare in relazione, il fine ultimo da raggiungere a livello delle coppe è quello di dare senza voler ricevere niente in cambio, raggiungere uno stato di compassione pura e sperimentare l’amore libero da qualsiasi forma di attaccamento, ma per poter giungere a questa forma evoluta d’amore è necessario essere passati anche per l’amore relazionale e sentimentale, con le sue normali imperfezioni, come gelosia e possessività. I denari rappresentano l’energia materiale, sia espressa come corporeità e salute che come possedimenti materiali, quindi rimandano anche al livello personale di benessere economico, l’elemento associato è la terra, e la funzione junghiana è la sensazione, lo scopo ultimo da raggiungere a livello dei denari è quello di imparare a godere della materia ma superare poi l’attaccamento ad essa, trascenderla, e raggiungere dentro di sé degli obiettivi più spirituali, quindi passare per i piaceri della materia ma poi puntare oltre, non attaccarsi ad essi, e arrivare così a riconoscere che la materia è effimera. Infine i bastoni sono collegati all’elemento fuoco, alla funzione intuizione e alla nostra nostra energia creativa, che può riferirsi tanto al creare un opera d’arte, quanto al dare alla luce un figlio, ma anche alla nostra energia sessuale, lo scopo ultimo a questo livello è quello di creare senza voler riconoscere il proprio nome in quello che si è creato, e quindi il non attaccamento in questo caso è alla propria immagine, al proprio ego, si tratta di un diventare creatori solo in quanto canali dell’energia Divina che ci sovrasta, ma anche in questo caso si passa per una fase evolutiva inferiore, in cui creando si alimenta la grandezza del proprio ego, riempiendolo con i complimenti delle persone che apprezzano le proprie opere. Voglio ancora ripetere che questi cicli evolutivi vengono rappresentati dalle serie numeriche presenti in ognuno dei quattro semi e cioè dalle carte numerate da 1 a 10. Questa divisione della totalità in quattro parti, che abbiamo visto emergere analizzando il significato dei semi che compongono gli arcani minori, la ritroviamo espressa anche nell’ultimo arcano del ciclo degli arcani maggiori, ossia la carta denominata il mondo, dal momento che questa è l’ultima carta numerata della serie dei maggiori e che esprime in un certo senso il completamento del percorso evolutivo e iniziatico rappresentato dai tarocchi, mi sembra che sia normale e logico ritrovare nella sua struttura la geometria sacra che caratterizza il mazzo intero. Di questa carta parlerò di nuovo in maniera dettagliata in una parte successiva del libro, qui mi limito soltanto a rilevare che i quattro personaggi che compaiono disposti nei quattro lati di questo arcano (tre animali e un angelo) sono delle rappresentazioni delle stesse quattro energie a cui rimandano gli arcani minori, ma nella carta del mondo queste forme energetiche compaiono nella loro forma più evoluta, mentre al centro, posizionata fra queste quattro figure, si vede una donna che rappresenta l’essere umano stesso, o meglio la quintessenza che anima questi elementi, il fulcro centrale attorno a cui ruota tutto il processo della vita. Come si può vedere nell’immagine a lato, le corrispondenze sono le seguenti: aquila/spade/intelletto/pensiero, angelo/coppe/emozioni/sentimento, bue/denari/materia/sensazioni, leone/bastoni/creatività/intuizione.

    Una associazione interessante che è possibile azzardare, è quella fra questo schema (il mondo al centro dei 4 semi) e la teoria dei movimenti della medicina cinese. In questa filosofia e medicina gli elementi di base sono 5, e cioè: acqua, legno, fuoco, terra e metallo, e se volessimo accostare i semi dei tarocchi agli elementi (o movimenti come vengono spesso chiamati) di questa medicina/filosofia, dovremmo fare delle piccole correzioni, e il risultato potrebbe essere il seguente: le spade ad esempio potrebbero essere rappresentate dal metallo, le coppe dall’acqua, i denari dalla terra mentre i bastoni dal legno invece che dal fuoco, in quanto a mio avviso sarebbe più corretto associare il fuoco al mondo, poiché il fuoco nella medicina cinese è l’organo associato al cuore, il quale viene considerato l’imperatore del corpo, nonché l’organo che ospita lo Spirito (lo Shen) e per questo motivo tale elemento potrebbe essere quello più adatto per rappresentare il ruolo di quintessenza, nonché quello di base energetica fondamentale (abbiamo visto che la donna nella carta del mondo rappresenta la quintessenza dell’essere umano). Non è questo il momento per approfondire parallelismi fra medicina cinese e tarocchi, e gli accostamenti infatti potevano anche essere diversi, e ad esempio si sarebbe potuto mettere la carta del mondo in relazione all’elemento terra, visto che in questa antica filosofia e medicina questo elemento viene considerato come una sorta di perno centrale, attorno a cui gli altri movimenti ruotano (richiamando così lo schema della carta del mondo), ed inoltre è l’elemento utilizzato per rappresentare l’essere umano. In realtà nel fare questo esempio la mia unica intenzione, piuttosto che trovare corrispondenze precise, è stata quella di mettere in luce come filosofie spirituali che sono apparentemente così lontane e diverse fra loro (in questo caso i tarocchi e la medicina cinese) possono essere messe in relazione, perché in fondo sono entrambe tentativi di descrivere le stesse energie invisibili che animano l’essere umano, ma soprattutto il nucleo profondo presente dentro di esso, quello stesso indescrivibile nucleo di verità, che sta alla base di tutta la realtà che percepiamo con i sensi, il cuore centrale dell’uomo e dell’universo intero, al quale sono stati attribuiti i nomi più vari (io per comodità lo chiamerò Mente inconscia), ma che per sua natura è in effetti innominabile. Queste diverse correnti di pensiero sono quindi tentativi per avvicinarsi alla stessa Verità ultima, Verità che resta però nella sua nuda essenza inconoscibile, e soprattutto mai completamente afferrabile. Tutte le filosofie spirituali (e dunque anche la filosofia esoterica che discende dai tarocchi) non sono che metafore che parlano di qualcosa che non può essere veramente raggiunto con le parole, ma solo esperito nel silenzio della propria anima, e per questo è normale che ognuna di esse abbia sempre delle caratteristiche simili (dei punti di collegamento) e delle caratteristiche diverse dalle altre, tutte cercano di parlare dello stesso oggetto conoscitivo, ma questo come detto trascende le parole, ognuna ci dice qualcosa di corretto riguardo ad esso, ma nessuna può afferrarlo in maniera integrale, nessuna può raccontarci questa verità ultima in maniera completa ed esaustiva.

    Ma se le parole si rivelano inadatte a descrivere la dimensione al di là del tempo e dello spazio oggetto di descrizione di queste filosofie, forse le immagini potrebbero essere un linguaggio migliore, più attinente al vero e più diretto (i tarocchi in fondo sono proprio questo, e cioè: immagini!). L’inconscio profondo del resto si manifesta nei sogni proprio attraverso delle figure simboliche. Si legge nel Tao Te Ching: a chi possiede l’immagine, il mondo intero accorre. Il fatto inoltre che proprio le immagini siano capaci di comunicare con la mente inconscia in maniera molto più effettiva di quanto non sappiano fare le parole stesse, mi porta ad ipotizzare che esse siano migliori delle parole a parlare non solo alla, ma anche della mente inconscia, e quindi a descriverla in modo migliore. Parlando di inconscio mi riferisco qui all’inconscio collettivo o superconscio, la parte di noi più vicina a quella che se vogliamo trovare una parola per descriverla, potremmo nominare Divinità, la stessa Verità Ultima a cui ho accennato poche righe sopra, quel Divino che sta al di là delle nostre individualità e che le trascende totalmente, ma che al tempo stesso è anche in noi, dentro ognuno di noi. Siamo dei piccoli frammenti della Divinità che paradossalmente contengono al loro interno la Divinità intera.

    Detto questo, tornando ora alla carta del mondo, ultima carta del ciclo degli arcani maggiori, in riferimento all’immagine che compare in essa, credo che sia possibile pensare che la donna che si trova all’interno dell’ovale rappresenti proprio questa essenza centrale, questa forza motrice attorno a cui si svolge la danza cosmica degli elementi, è una rappresentazione grafica della nostra Divinità interiore che si manifesta nel gioco alchemico della vita, l’essenza animica che interagisce con i quattro elementi (i quattro semi) mescolandoli e trasformandoli e creando così di volta in volta degli esseri unici e speciali. Ed ecco allora la risposta alla domanda: che cosa sono i tarocchi? Secondo me i tarocchi sono immagini che raccontano proprio le dinamiche di questa Divinità interiore, che io ho deciso di denominare Mente inconscia, e lo fanno in maniera analogica, attraverso l’uso di simboli, senza il bisogno appunto di servirsi delle parole. E quindi riprendendo il discorso sugli arcani minori, a cui sarà dedicata una parte di questo testo, e che come abbiamo visto parlano degli aspetti più concreti ed effettivi della nostra vita, potremmo aggiungere che essi rappresentano in un certo senso la forma direttamente esperibile di questa Divinità, il modo in cui essa si sviluppa nella nostra vita di tutti i giorni, estrincandosi come parti di noi ma anche come parti del nostro ambiente, e più specificatamente in quello che concretamente affrontiamo e sperimentiamo ai livelli che poche righe sopra ho elencato e dunque: intellettuale (spade), emozionale (coppe), materiale (denari) e creativo (bastoni).

    Come ho già scritto ogni seme è composto da carte numerate che vanno dall’1 al 10 più quattro carte di corte, e cioé Fante, Cavaliere, Regina e Re. Dunque se si conoscono i significati esoterici dei numeri dall’uno al dieci e si combinano questi con il significato dei semi, ecco allora una prima modalità guida per interpretare le carte numerali. Con un esempio molto semplice chiarirò meglio quanto ho detto: mettiamo che in una stesura esca il 4 di coppe, visto che il numero 4 spesso viene associato a livello simbolico alla stabilità, alla concretezza, e alla materialità, e visto che le coppe parlano invece della nostra vita emotiva, ecco allora che il 4 di coppe potrebbe essere interpretato come una situazione di stabilità emotiva. Questa è naturalmente solo una possibile modalità di interpretazione degli arcani minori e rivela solo una piccola parte del potenziale simbolico che è possibile rintracciare in essi. Io personalmente nel contenuto di questo libro per descrivere ogni arcano minore (ma anche per i maggiori vale lo stesso) andrò ad attingere ad almeno quattro diverse fonti: 1) il significato esoterico del numero e del seme, 2) i significati attribuiti ad ogni arcano dai vari autori dei libri in cui ho personalmente studiato, 3) lo studio del simbolismo in generale, e infine 4) la mia personale intuizione. Ogni arcano descritto sarà dunque una sintesi di questi quattro angoli osservativi. Per quanto riguarda le carta di corte, oltre ai significati tradizionali presi da altri autori, mi servirò del seguente schema interpretativo per esplicarli: collegherò il fante all’archetipo del fanciullo, la regina alla madre, il re al padre e il cavaliere all’eroe, quindi quattro momenti evolutivi differenti nella descrizione del percorso dell’essere umano. Questa è dunque la struttura generale di base degli arcani minori.

    Gli arcani maggiori sono invece una serie di 22 carte composte prevalentemente da figure che potremmo definire allegoriche o mitologiche, sono sostanzialmente simboli archetipici, modelli simbolici fondamentali presenti nella psiche di ogni essere umano e che dell’essere umano stesso rappresentano qualità specifiche, sono le correnti energetico-spirituali più profonde, precedenti alle manifestazioni contingenti della vita e agli eventi che concretamente ci accadono (ossia gli arcani minori). Come ho appena detto, la serie dei maggiori comprende 22 arcani e più precisamente 21 carte numerate (dall’1 al 21) e una carta senza numero, il matto, questo viene spesso considerato la carta numero 0 e viene da molti identificato come l’eroe che si appresta a compiere il viaggio magico e iniziatico rappresentato dai tarocchi stessi, un percorso di evoluzione composto appunto da 21 tappe archetipiche (e cioè dai 21 arcani maggiori numerati). Spesso molti esperti di tarocchi per studiare l’architettura degli arcani maggiori e rendere visibile il percorso evolutivo a tappe che essi rappresentano, li dispongono in 3 file da 7 carte ciascuna, con il matto posizionato all’inizio del cammino, come si può vedere nella figura seguente.

    Come ho detto il matto potrebbe dunque rappresentare l’eroe che compie questo viaggio passando per queste 21 stazioni, e in ognuna di esse affronta una sfida e/o riceve un insegnamento, confrontandosi dunque con un determinato tema archetipico. La prima fila è composta da personaggi umani e si ricollega in un certo senso allo schema interpretativo cui ho accennato parlando delle carte di corte. Quindi il mago la prima carta è il fanciullo (e si ricollega ai fanti), poi ci sono due madri la papessa e l’imperatrice (le regine), due padri l’imperatore e il papa (i re), e infine l’eroe in due differenti versioni, come innamorato e dunque un eroe sentimentale e poi come principe del carro e dunque un eroe guerriero (i cavalieri).

    La seconda file viene chiamata la fila dell’equilibrio ed è composta da figure piuttosto allegoriche e non più umane (tranne l’eremita), abbiamo quindi la giustizia, l’eremita, la ruota di fortuna, la forza, l’appeso, l’arcano senza nome e la temperanza, e poi l’ultima fila in basso in cui troviamo dei rappresentanti di forze cosmiche o comunque sia forze provenienti dall’inconscio profondo quindi: il diavolo, la torre (in cui compare una saetta), la stella, la luna, il sole, il giudizio (in cui nel cielo compare un angelo) e il mondo. Quindi è un po’ come se la riga di mezzo abbia il compito fondamentale di mettere in equilibrio le energie umane rappresentate nella prima riga con le energie cosmiche rappresentate nella terza, mettere in relazione il basso con l’alto. Come si può vedere nell’immagine 3, le carte possono essere analizzate sia come tre gruppi di sette arcani (le righe), che come sette gruppi di tre arcani (le colonne), e osservando ogni singola triade-colonna alla ricerca di analogie e differenze simboliche fra le carte che ne fanno parte, si ricavano informazioni preziose sulla triade stessa, nonché sui singoli arcani che la compongono. Considero questa pratica una maniera ottima per prendere confidenza con i tarocchi, è sufficiente quindi stenderli secondo la disposizione indicata nel diagramma 3X7 (immagine 3) e limitarsi a osservare ogni singola colonna cercando di individuare delle corrispondenze fra gli arcani che ne fanno parte, invece con le righe questo procedimento è più difficile in quanto in ognuna di esse ci sono troppe carte, e comunque in linea generale ho già accennato a quali sono le differenze fondamentali fra questi tre gruppi. Per meglio spiegare ciò che intendo faccio ora un piccolo esempio riguardo alla prima colonna che comprende il Mago, la Giustizia e il Diavolo. Come si può vedere sul tavolo del Mago è presente un coltello, la donna della Giustizia ha una spada in mano, e anche il Diavolo impugna una spada, e questo ci spinge quindi a pensare che l’elemento aria, rappresentato dalle spade, e quindi l’intelletto, ha una funzione simbolica importante relativamente a questa triade, proprio perché questo simbolo compare in tutte e tre le carte che compongono questa colonna. L’interpretazione di questa combinazione simbolica non è univoca, non sono mai univoche le interpretazioni dei simboli, e quindi in circostanze diverse emergono messaggi diversi, ma solo per rendere più chiaro quello di cui sto parlando, delineo il seguente rimando concettuale che del resto è solo un possibile significato fra i molteplici che in questa triade possono essere scoperti: il mago rappresenta la forza del pensiero capace di trasformare la realtà, ma questa forza si trova in lui ancora solo ad uno stato potenziale e non sviluppato, è infatti rappresentata in questa carta da un piccolo coltello, il diavolo invece con in mano una spada senza manico simboleggia l’utilizzo di questo stesso pensiero in modo egoistico e pericoloso e soprattutto imprudente, è uno stato in cui il pensiero si è forse oltremodo sviluppato, assumendo in sé atteggiamenti sadici e distruttivi. Ecco allora che la giustizia posizionata in mezzo a questi due personaggi (il mago buono e il demonio), come rappresentante della linea dell’equilibrio, ci spinge a trovare un punto di contatto funzionale fra queste due tendenze contrapposte, a mischiare il bianco con il nero e a creare così l’armonia della vita, nella bellezza e nello stupore dell’imperfezione e nella miscelazione delle forze umane (il mago) con le forze dell’inconscio profondo (il diavolo).

    Oltre al diagramma 3X7 ci sono altri modi possibili di stendere i tarocchi per studiarli, mostrarne il simbolismo ed evidenziarne l’architettura, uno di questi è quello proposto dallo scrittore Alejandro Jodorowsky, che dispone gli arcani maggiori in modo diverso, e cioè come si può vedere nell’immagine seguente.

    Quindi fra il matto da una parte (l’inizio del cammino) e il mondo all’estremità opposta (la meta, l’obiettivo, la realizzazione), sono disposti in mezzo tutti gli altri arcani, che vanno così a comporre due file di dieci carte ciascuna, sopra dall’1 al 10 e sotto dall’11 al 20, riproponendo in questo modo lo stesso ciclo numerico presente negli arcani minori (da 1 a 10) e infatti nello schema di Jodorowsky l’1 ricade sopra l’11 e corrispondono entrambi al grado 1, il 2 e 12 corrispondono al grado 2, il 3 e il 13 al grado 3 e così via fino al 10. Dunque il sistema interpretativo proposto dall’autore cileno ha un forte collegamento con la numerologia presente nei tarocchi, e quindi tutta la struttura di questi è vista girare attorno al percorso evolutivo che dall’1 va fino al 10 e poi riparte da capo, per dare avvio ad un nuovo ciclo. È molto importante se si segue questo sistema interpretativo (ma anche con gli altri sistemi interpretativi in realtà) conoscere il significato dei numeri e saperlo applicare in fase di interpretazione.

    Dunque fino ad ora ho parlato di quella che è la loro struttura, ma ora vorrei fare un passo indietro per cercare di nuovo di rispondere alla domanda: che cosa sono veramente i tarocchi? Voglio in parte ripetere dei concetti che ho già esposto qualche riga sopra, in modo che si imprimano meglio nella mente del lettore. A me piace definire i tarocchi "riflessi del grande spirito invisibile, immagini che rimandano ad una realtà altra, non descrivibile, non direttamente esperibile, quella Verità Ultima a cui ho già fatto riferimento nelle righe precedenti, e che ho deciso di nominare Mente inconscia", quella base energetica non direttamente percepibile, le cui manifestazioni sono però percepibili ovunque, l’essenza invisibile che in realtà è il motore che tutto il visibile aziona. Ho già brevemente accennato anche al fatto che le manifestazioni energetiche di questa entità precedente alle forme, sono l’oggetto che i tarocchi ci vogliono raccontare, essa è il luogo senza tempo da dove essi provengono, la dimensione immaginale da cui attingono la loro energia. In molte differenti cosmologie antiche si racconta come da questo uno indifferenziato e indescrivibile si generarono (o furono generate) due energie opposte e complementari, le due grandi correnti energetiche dell’esistenza (ricordano lo Yin e lo Yang della filosofia taoista), dallo scontro/incontro e costante danza interattiva in cui si immersero questi due elementi di energia contrapposta ma complementare, nacquero, e nascono ogni giorno ancora, tutti gli archetipi principali, ciascuno dei quali è sempre una mistura in proporzioni diverse di questi due elementi di base. Questi archetipi in fondo non sono altro che le Divinità che abitano la dimensione immaginale, che stanno dunque ancora al di là della manifestazione naturale per come noi la conosciamo, ma che sono già potenzialmente percepibili ed esperibili grazie a determinati stati alterati, o meglio evoluti, di coscienza. Il proseguire di questa danza interattiva a livello degli archetipi, questo gioco di guerra e amore in cui si intrattengono questi esseri divini, fa nascere tutte le manifestazioni naturali che conosciamo, e cioè alberi, piante, pietre, animali, e noi stessi, siamo tutte manifestazioni dell’uno indifferenziato, da cui sorgono le due energie di base, da cui vengono generati gli archetipi, da cui veniamo generati noi, assieme a tutte le altre manifestazioni visibili. Secondo il mio punto di vista il piano comunicativo in cui si muovono i tarocchi è proprio quello degli archetipi e delle loro interazioni e generazioni del e con il piano delle manifestazioni che possiamo percepire nella vita di tutti i giorni. Il tutto riassunto e

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