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Le Streghe di Yahweh: Archeoastronomia, Inquisizione, leggende e riferimenti biblici in Valcamonica, la Valle dei Segni

Le Streghe di Yahweh: Archeoastronomia, Inquisizione, leggende e riferimenti biblici in Valcamonica, la Valle dei Segni

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Le Streghe di Yahweh: Archeoastronomia, Inquisizione, leggende e riferimenti biblici in Valcamonica, la Valle dei Segni

Lunghezza:
286 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
7 lug 2021
ISBN:
9788833800820
Formato:
Libro

Descrizione

Che cos’hanno in comune le incisioni rupestri, l’Inquisizione e gli alieni?

Che cosa unisce il monte Sinai alla mitologia celtica, ai nazisti e alle… streghe?


La Valcamonica, nota in tutto il mondo come la Valle dei Segni, può forse offrirci la risposta.

Una rilettura in chiave archeoastronomica ed esegetica di tutti quei “segni” che leggende popolari, storia e preistoria, archeologia, toponomastica, arte, mitologia, geoantropologia e dinamiche politico-religiose ci mostrano da secoli, se non millenni, in questa valle delle Alpi Orobie, rivela sorprendenti connessioni tra le streghe che si radunavano nel sabba sul Tonale e gli Elohim biblici che si spostavano usando tecnologie inconcepibili per il contesto in cui sono descritti.

Con questo libro scoprirai:
  • I misteri della “Rosa Camuna” che potrebbe rappresentare una nave spaziale
  • Un’inedita ipotesi interpretativa del concetto di “strega”
  • I possibili legami segreti tra l’Inquisizione e gli alieni.
  • E molto altro ancora…
Editore:
Pubblicato:
7 lug 2021
ISBN:
9788833800820
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Le Streghe di Yahweh - Gabriella Vai Taboni

1.

Il mito

«A mí se me hace cuento que empezó Buenos Aires,

la juzgo tan eterna como el agua y como el aire».¹

Jorge Luis Borges, Fundación mítica de Buenos Aires

Che cos’è il mito?

La fenomenologia della religione si occupa di indagare le manifestazioni della sacralità nella storia umana, analizzando strutture e forme tipiche di tali manifestazioni: il mito, il sacrificio, il rito, la preghiera, il tabù, la rivelazione. Se ogni esperienza religiosa ha una sua propria configurazione subordinata a vari fattori spazio-temporali (contesto socio-culturale e ambientale, tipologia di divinità o epoca) si possono però osservare delle analogie tra le diverse esperienze: gestualità (genuflessione, mani sul cuore, mani tese verso la divinità), rituali per ingraziarsi il dio di turno, offerta di doni o sacrifici per ottenere protezione. Secondo alcuni studiosi, questa comparazione fenomenologica è la chiave d’accesso per comprendere il sacro ovvero la essenza della religione.

Le basi per poter compiere questa comparazione si trovano negli archivi mitologici di ogni civiltà, in quelle narrazioni sacre di vicende relative alle origini del mondo e delle creature viventi in un certo contesto o popolo specifico, vicende di cui i protagonisti sono solitamente dèi ed eroi o mostri e che hanno luogo quasi sempre in un’epoca anteriore alla storia scritta.

Alla tradizione orale, principale e primitivo mezzo di trasmissione di queste testimonianze, si affiancano fin dalla preistoria (Età della Pietra) pitture e incisioni rupestri, tra cui quelle considerate nel presente testo.

A che esigenza risponde la costruzione di un mito? Secondo gli studiosi, a quella di dare un fondamento metastorico² alla realtà attraverso l’integrazione in un determinato sistema di valori dei diversi elementi che la compongono, con una valorizzazione culturale (soggettiva: diversa da una cultura all’altra) della realtà naturale (obiettiva).

I miti si distinguono, secondo la Treccani, in teogonici (origine degli dèi), cosmogonici (creazione e ordinamento del mondo), antropogonici o antropologici (origine dell’umanità), soteriologici o culturali (sulle attività di un salvatore o eroe civilizzatore), escatologici (che riguardano il futuro del mondo o l’oltretomba), eziologici (che cercano di spiegare le cause e l’origine di fatti e aspetti della realtà).

A seconda degli ambiti di studio considerati, al mito vengono attribuite diverse valenze e caratteristiche:

per i filosofi, è una forma non perfetta di verità, connessa con la fantasia e quindi è solo verosimiglianza; ma può essere anche un modo per approssimarsi alla verità, quando si siano raggiunti i limiti del pensiero razionale;

per i sociologi, è uno strumento di conservazione e trasmissione del patrimonio culturale collettivo, in un contesto che non distingue sacro e profano;

per gli storici, è una spiegazione inadeguata alla realtà, poiché è pre-scientifica e addirittura antitetica alla storia;

per i religiosi, è un racconto con un profondo valore simbolico o esplicativo, più metaforico che storico;

per gli psicologi, è considerato come rappresentazione di archetipi³ sia di personalità che di comportamento.

Sulla base del lavoro di Carl Gustav Jung, dallo studio di carattere psicologico della mitologia tramite gli archetipi, prende forma l’idea che gli archetipi mitici possano essere individuati al di là dei confini tra le culture – considerando il loro aspetto universale, inteso come umano, del concetto.

L’etnologo Alfred Radcliffe-Brown⁵ evidenzia il modo in cui fattori climatici, geografici, sociali – intesi come forze modellatrici delle idee, degli ideali delle fantasie e delle emozioni – siano considerati più importanti delle strutture innate e delle capacità della psiche.

Sinossi del mito

In una visione d’insieme delle proposte interpretative considerate circa la relazione mito-uomo, vediamo come nella storia di ogni popolo, di ogni tempo e latitudine, le cronache riportino le seguenti peculiarità per le figure mitiche o divine.

Gli dèi, o creatori dell’universo e/o dell’uomo:

provengono dal cielo, da cui vanno e vengono;

si muovono su carri di fuoco o navi volanti;

vivono in luoghi appartati ed elevati, che celano con nubi;

hanno poteri sovrannaturali;

si manifestano e vengono idolatrati come entità triplici;

presentano una configurazione ambivalente: hanno di solito sia un aspetto benefico che uno temibile;

dominano le forze della natura, a cui sono comparati;

sono impegnati a diversi livelli nella ricerca dell’oro;

sono mutaforma⁶, possono assumere sembianze di animali o altro per perseguire i loro obiettivi, di soliti fraudolenti;

sono artefici di un evento catastrofico punitivo (diluvio⁷);

combattono sanguinose guerre tra di loro per ottenere il potere e il dominio su determinati territori;

istigano gli uomini a combattere, offrendo in cambio protezione;

vivono molto a lungo ma non sono immortali né invulnerabili; possono garantirsi l’immortalità bevendo o mangiando (fontana dell’eterna giovinezza, nettare, ambrosia, mela, manna);

hanno un carattere piuttosto irascibile, per placare il quale l’uomo offre doni, rituali, sacrifici – anche umani;

frequentano in modo palese luoghi e assemblee umani;

hanno un corpo come gli umani, ma molto più grande;

bevono, mangiano, dormono, hanno attività sessuale;

hanno vizi e atteggiamenti caratteriali molto umani;

hanno conoscenze scientifiche, artistiche e tecnologiche incompatibili con il tempo in cui vivono (ma non con il nostro attuale, ad esempio);

amano e promuovono l’arte, soprattutto suono e canto;

la loro scala gerarchica prevede solitamente: un dio supremo universale, un dio governatore degli uomini, generalmente paredro⁸, una serie di divinità superiori insieme ad altre minori, che sono costituite di solito dalla prole generata dall’unione divina-umana;

si accoppiano tra di loro o con gli esseri umani (dando origine nel secondo caso agli eroi o semidèi, che spesso divengono intermediari tra le ire divine e le esigenze umane);

si accoppiano anche con animali, dando origine a mostri;

hanno comportamenti incestuosi, che suscitano vendette;

hanno spesso parti gemellari e plurigemellari;

in un momento indefinito della linea storica, scompaiono dal pianeta e dalla vita quotidiana dei terrestri.

A questo punto, appare naturale porsi qualche domanda.

A che cosa si debbono queste similitudini? È possibile che le diverse tradizioni facciano capo a un unico gruppo di divinità? È possibile che le divinità adorate e descritte nei vari Paesi siano della stessa specie, provenienti da origini comuni?

Un’ultima annotazione, che ci servirà più avanti nell’indagine: anche i personaggi che nella tradizione biblica assumono il ruolo di divinità (Elohìm) o di entità associate (Malakhìm, Nephilìm), presentano parecchie di queste caratteristiche; per lo meno da ciò che risulta dalla traduzione di Biglino dall’ebraico masoretico (in parte ebraico e in parte aramaico palestinese) del Codice di Leningrado⁹.

Un caso?

Telenovela leggendaria

Cercando di tratteggiare, per i parallelismi tra mitologie ed entità supreme, uno schema di base verosimile, operando tra le numerose fonti e modulazioni delle diverse narrazioni, ci si trova di fronte a un caos primordiale in cui è davvero difficile orientarsi senza una solida base di studi alle spalle: divinità dal nome molteplice (e diverse divinità con lo stesso nome) con qualità dualistiche, triadi che fanno capo a un’unica divinità e che si ripropongono in diverse tradizioni, versioni diverse di parentela, incesti che ne alterano i gradi e variazioni alle vicende a seconda delle fonti.

Un esempio fra tutti: la Dea Madre, che per i Sumeri è Inanna, menzionata nella Bibbia come Astoret, per i Fenici è Astarte e in Babilonia diventa Ištar, dea sia dell’Amore che della Guerra, figlia di Sin, dio della Luna, o di Anu, dio del Cielo – ma anche di Bel o di Ea.

Inanna condivide tratti con divinità canaanite (Anat, Asherah e Ashtart) ed è sposa o madre del dio Tammuz/Dumuzi/Adone, o di Marduk (e allora si chiama Zarpanit) o di Šamaš (diventa Ninib).

Esportata in Europa, assume i connotati di Afrodite-Venere (amore sensuale), di Ecate (triforme) o di Artemide-Diana.


1 «A me sembra una favola che Buenos Aires abbia avuto inizio, la considero eterna come l’acqua e come l’aria».

2 Riferito a quanto permane immutabile nel fluire dei fatti storici e consente quindi d’interpretarli razionalmente.

3 Archetipo: forma universale del pensiero, immagine primordiale contenuta nell’inconscio collettivo. Jung teorizza che nell’inconscio umano siano presenti sin dalla nascita delle impostazioni (o condizionamenti?) che vengono trasmesse in modo ereditario (genetico o psichico?).

4 Fromm si basò su questi principi per attestare l’esistenza di bisogni umani fondamentali ben precisi che tramite gli archetipi dimostrano di trascendere ogni differenza culturale.

5 Su Enciclopedia Britannica, britannica.com.

6 Dall’inglese shapeshifter: si riferisce alla capacità di un essere vivente di assumere sembianze di un’altra persona o di un animale (metamorfosi o teriantropia) o di mimetizzarsi nell’ambiente.

7 Mitologema diffuso in culture molto diverse in tutto il mondo, il che fa ritenere molto probabile l’idea che si tratti di un fatto realmente accaduto.

8 Divinità il cui culto è associato a un’altra di sesso opposto.

9 Sulle pergamene del Codex Leningradensis (1008 d.C.) è manoscritta la più antica versione in ebraico del testo masoretico della Bibbia ebraica. I masoreti (VII-XI d.C.) erano gli Scribi ebrei custodi della tradizione, anche se il testo considerato è, sempre secondo Biglino, fortemente condizionato dalle ideologie e dalle teologie degli stessi.

2.

La Valle dei Sogni

«Signori miei, son stato in Valcamonica

per consultare le streghe di quel loco

se mi saprebbon di Turpin la cronica

mostrar per forza d’incantato foco;

una vecchiarda in volto malinconica

rispose allor con un vocione roco:

– Gnaffe, che sì tu lo vedrai di botto;

entra qui tosto meco e non far motto».

Teofilo Folengo, Orlandino, I, stanza 12

Territorio

La Valle Camonica o Valcamonica (Al Camònega, in dialetto) si trova in Lombardia, provincia di Brescia, sulle Alpi Retiche/Orobie, è lunga 100 km, inizia dal Passo del Tonale, a 1883 m s.l.m. e finisce sul Lago d’Iseo, il quale è formato dal fiume Oglio (Ói) dopo aver percorso la valle in tutta la sua lunghezza. Il massiccio montuoso che domina la Valle è quello del gruppo dell’Adamello (Adamèl) che comprende anche territori delle provincie di Bergamo e Trento.

Il monte che dà il nome al gruppo si trova però in suolo camuno, nel territorio comunale di Saviore. Per la salita alla sua vetta, la via più frequentata è quella trentina, passando per la Val di Fumo e la Val di Genova (Genua).

Una curiosità storica: questo rinomato e piuttosto imponente Monte Adamello con tutta la valle Adamé (di cui i topografi camuni¹ derivano l’eponimo dal nome Adamo...) non figurava nelle carte veneziane edite nel 1597 (del cartografo Pallavicino) e ancora nel 1693 (del Coronelli), ma fu inserito solo successivamente. Pertanto, prima del famoso Concilio di Trento² del Monte Adamello non se ne sapeva, o non si voleva che se ne sapesse, nulla.

La Valcamonica deriva il suo nome dal termine in lingua latina con cui i classici definivano la popolazione che vi abitava: i Camuni. Di questo straordinario e misterioso popolo tratteremo in modo più approfondito nel prossimo capitolo.

Preistoria e patrimonio

La Valcamonica, o Valle dei Segni, è stato il primo sito italiano inserito nel Patrimonio Universale dell’Umanità dell’unesco (1979), in seguito ai ritrovamenti di incisioni rupestri risalenti a un periodo che va da circa 10.000 anni fa fino all’Età del Ferro (I millennio a.C.).

Diede inizio allo studio dell’arte rupestre della Valcamonica il ritrovamento nel 1908, da parte del professor Walther Laeng di Brescia, del primo masso istoriato, presso quello che poi sarebbe stato identificato come un santuario dell’Età del Rame, nel territorio di Capo di Ponte, frazione di Cemmo.

A partire dagli anni Venti, ai massi raffiguranti composizioni simboliche, figure di animali, armi, antropomorfi, scene di aratura e trasporto su carro a quattro ruote, si interessarono diversi studiosi come Paolo Graziosi (archeologo), Giovanni Marro (antropologo) e molti altri, tra i quali il professor Emmanuel Anati, archeologo di origine ebraica e studioso di arte rupestre con particolare interesse per l’archeologia biblica, ritenendo di aver individuato nel deserto del Negev, presso l’altopiano di Har Karkom, il Monte Sinai descritto nella Bibbia.

La fondazione da parte del prof. Anati del Centro Camuno di Studi Preistorici e le sue assidue e sistematiche ricerche sull’arte rupestre nell’arco alpino (Valcamonica, Valtellina e Alpi Centrali), durate oltre quarant’anni, unitamente a quelle di altri studiosi³, hanno portato al rinvenimento di quasi 300.000 figure incise nella roccia dal popolo dei Camuni e ad approfondimenti in campo archeo-antropologico del simbolismo e della fenomenologia delle religioni, a confronti e parallelismi in altre aree di arte rupestre europee ed extra-europee. Oltre a evidenziare testimonianze della presenza dell’uomo in epoca preistorica, scene di vita quotidiana, di caccia o lotta, simbolismi e rituali di vita spirituale, alcune di queste incisioni pongono domande che suscitano come risposta interessanti teorie (ad esempio quella del Paleocontatto, che analizzeremo più avanti).

Un numero apprezzabile di questi graffiti ci presenta sciamani, giganti o figure antropomorfe, come i pitoti⁴ della foto di copertina, che impugnano oggetti triangolari, la cui testa sembra racchiusa in una sorta di casco trasparente dal quale partono raggi o comunque appendici. Di chi si tratta? Cosa ci vuole mostrare il preistorico artista che scolpì la pietra: un’allegoria o una cronaca⁵?

Si sarà posto, forse, queste domande anche l’archeologo tedesco e professore all’Università di Berlino Franz Altheim, che dal 1935 al 1940, insieme alla sua assistente Erika Trautmann e altri studiosi, condusse ricerche in Valcamonica, sponsorizzato e inviato da Heinrich Himmler per interpretare l’arte rupestre camuna alla luce delle teorie sulla razza ariana sostenuta dal regime nazista⁶?

Antichità e sincretismo

La Valcamonica venne conquistata dai Romani nel 16 a.C. e il cristianesimo vi giunse verso la fine dell’Impero (476 d.C.) ma si diffuse tra la popolazione in modo superficiale e non ortodosso, tanto che le popolazioni camune seguitarono a celebrare culti dedicati alle divinità pagane almeno fino al ix secolo⁷. Nonostante i tentativi di sincretismo, i colonizzatori, romani prima e pontifici poi, non riuscirono a sradicare gli usi e costumi della spiritualità valligiana al punto che, esasperati da tanto ostinato attaccamento alle tradizioni pagane mistiche e rurali da parte dei Camuni, dovettero ricorrere prima a divieti, pene e punizioni e, in seguito, alle maniere forti, armati anche del martello⁸ di cui al prossimo paragrafo.

Nella foto, vediamo il Santuario di Minerva del I secolo d.C., nel comune di Breno (bs), costruito sui resti di un altare del V secolo a.C. dedicato a una dea indigena delle acque. Sul luogo è stata ritrovata una placchetta votiva con l’effigie di una barca solare (elemento della mitologia egizia)⁹. Con l’arrivo del cristianesimo il tempio venne distrutto e al suo posto costruita, in epoca medievale, la chiesa di Santa Maria al Ponte dedicata alla Madonna.

Medioevo e follia

Oltre che per le testimonianze di straordinaria importanza di cui sopra, la Valcamonica è nota in tutto il mondo anche per essere stata teatro di una spietata caccia alle streghe condotta tra il XV e il XVI secolo, persecuzione inserita nel contesto dell’Inquisizione che produsse una delle più grandi e intense serie di processi alle streghe in Italia. Solo in Valcamonica, in un periodo di tre anni (1518-1521), vi furono tra i 62 e gli 80 roghi.


1 Ad esempio: M. Fiora, Storia dei Camuni e della Valle Camonica, Crea Grafica, 2011 Costa Volpino.

2 Il XIX concilio ecumenico della Chiesa cattolica, convocato per reagire alla diffusione della riforma protestante in Europa, durò dal 1545 al 1563, sotto il pontificato di tre papi. Ne parleremo più dettagliatamente nel capitolo dedicato all’Inquisizione.

3 Presenti in bibliografia.

4 In dialetto camuno, le incisioni rupestri sono indicate col termine scherzoso di pitoti ovvero pupazzi, scarabocchi.

5 Nella versione etiope del Libro di Enoch (I secolo d.C.) si parla dei Figli dei Santi, che Enoch vide nel suo viaggio celeste, come di esseri dai volti trasparenti come il cristallo: caschi da astronauti?

6 A. Marretta, Storia delle ricerche, ccsp.it.

7 G. Rosa, Guida topografica, storica, artistica ed industriale al Lago d’Iseo ed alle Valli Camonica e di Scalve, Tip. F.lli Bolis, 1874 Bergamo.

8 Il Malleus Maleficarum (martello delle streghe) dei domenicani Kramer e Sprenger è un trattato pubblicato nel 1486 e usato dai giudici dell’Inquisizione come manuale per la caccia alle streghe.

9 Questi oggetti venivano spesso posti nelle tombe (circa 1500 a.C.) come parte del corredo funerario anche presso le popolazioni nordiche di Scandinavi, Bretoni e Vichinghi: questi ultimi seppellivano i guerrieri dentro barche o addirittura navi ed anche per loro la barca era in relazione con il sole e con i rituali di passaggio nell’aldilà. I Lapponi, il cui mezzo di trasporto per eccellenza era la slitta, seppellivano i defunti all’interno di questo oggetto, che assumeva le stesse connotazioni di mezzo di trasporto interdimensionale della barca o della nave. Presso le tribù marittime, che avevano una concezione orizzontale dell’universo, comunque l’oggetto sacro del corredo funerario assumeva i connotati di «una barca per navigare sul fiume del mondo, che permetteva il contatto tra le diverse dimensioni ultraterrene (mondo delle divinità, degli uomini e dei morti)», da A. Orlandini Carcreff, Sciamanesimi, Lindau, 2019 Torino.

3.

Il libro di pietra

«Lascia parlare il tuo cuore, interroga i volti, non ascoltare le lingue...».

Umberto Eco, Il nome della rosa

Preistoria e incisioni rupestri

In seguito al già menzionato riconoscimento dell’unesco, la fama della Valcamonica è andata via via crescendo, attirando l’attenzione del mondo accademico nonché di quello turistico e culturale. Da tutto il mondo arrivano in valle

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