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Arturo Reghini e il senso della realtà

Arturo Reghini e il senso della realtà

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Arturo Reghini e il senso della realtà

Lunghezza:
168 pagine
3 ore
Pubblicato:
20 giu 2021
ISBN:
9788898635153
Formato:
Libro

Descrizione

Il senso della realtà è il testo integrale di una conferenza tenuta da Reghini a Roma il 26 Febbraio 1920 presso la sede della Società Teosofica. Si tratta di un intervento di notevole spessore, in cui il grande iniziato fiorentino spazia con linguaggio schietto su fondamentali temi dell’Esoterismo e della Tradizione, attraverso una dotta analisi sia introspettiva che estrinsecante che lo porta a intuire e a delineare aspetti della realtà che ci circonda e dell’universo ai quali solo negli ultimi anni la Fisica quantistica sta dando delle sorprendenti conferme.
Pubblicato:
20 giu 2021
ISBN:
9788898635153
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Τεληστήριον

LORIS BAGNARA

NICOLA BIZZI

ARTURO REGHINI

E IL SENSO DELLA REALTÁ

LOGO EDIZIONI AURORA BOREALE
Edizioni Aurora Boreale

Titolo: Arturo Reghini e il senso della realtà

A cura di: Loris Bagnara e Nicola Bizzi

Collana: Telestèrion

Editing e illustrazioni a cura di Nicola Bizzi

ISBN versione e-book: 978-88-98635-15-3

Immagine di copertina:

John William Waterhouse: Miranda, a character in The Tempest, 1916

LOGO EDIZIONI AURORA BOREALE
Edizioni Aurora Boreale

© 2021 Edizioni Aurora Boreale

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Pitagora in un dettaglio dell’affresco di Raffaello Sanzio La Scuola di Atene

(Vaticano, Palazzi Apostolici, Stanza della Segnatura)

Una rara fotografia di Arturo Reghini in uniforme militare

durante la Prima Guerra Mondiale

ARTURO REGHINI, LA SOCIETÀ TEOSOFICA E IL SENSO DELLA REALTÀ di Loris Bagnara

Il testo qui pubblicato è una conferenza che Arturo Reghini tenne il 26 Febbraio del 1920 presso la sede romana della Società Teosofica. Quando Reghini pronunciò il suo discorso, la Società era presente in Italia già da una trentina d’anni: il primo Centro di Studi Teosofici fu promosso a Milano nel 1890, quindici anni dopo la fondazione della Società Teosofica a New York da parte di Helena Petrovna Blavatsky e del Colonnello Henry Steel Olcott (che fu il primo Presidente); probabilmente un analogo centro esisteva anche a Trieste. A Roma il primo Centro Teosofico fu organizzato nel 1897 dalla sig.ra C.A. Lloyd in collaborazione con il dottor Decio Calvari, Segretario Generale del Parlamento¹; fra i fondatori del Centro era presente lo stesso Arturo Reghini, che l’anno prima aveva conosciuto la sig.ra Isabel Cooper Oakley, delegata da M.me Blavatsky. Alle attività della sede romana Reghini avrebbe partecipato con conferenze, «spesso movimentate per l’acume della critica»². Sul finire del 1898 Reghini si recò a Torino dove collaborò alla costituzione di quel locale Gruppo teosofico che fece capo a Giuseppe Sulli-Rao e alla sua casa editrice, la Ars Regia. In seguito, nel 1903, Reghini fondò a Palermo la Biblioteca Teosofica (che poi avrebbe cambiato nome in Biblioteca Filosofica)³.

Questa iniziale adesione alla Società Teosofica, probabilmente, doveva essere maturata nel quadro di una delle prime costanti di Reghini: una avversione di fondo, anzi una vera e propria ostilità verso la volgarità del materialismo storico e scientifico e verso tutta una visione del mondo, fortemente antispirituale, proposta dalla filosofia positivista che andava costruendo modelli culturali sempre più diffusi e, acriticamente condivisi⁴. Come altri esponenti dell’esoterismo italiano (ad esempio Julius Evola), Reghini colse il valore dirompente del messaggio blavatskiano, in grado di ispirare nuove visioni del mondo, anche se la sua adesione alla dottrina teosofica restò limitata, probabilmente anche a causa delle affinità intercorrenti fra Società Teosofica e cultura democratica⁵.

Contribuirono molto alla diffusione della Teosofia in Italia le frequenti visite di importanti esponenti della Società come il Colonnello Olcott e Annie Besant (che avrebbe assunto la carica di Presidente dopo la morte di Olcott, nel 1907). In breve sorsero numerosi altri Gruppi, oltre a quello di Torino, già citato: Palermo, Genova, Firenze, Napoli, Bologna, per citare i principali⁶.

La Sezione Italiana della Società venne fondata il 1° Febbraio 1902, a Roma, con l’intervento di Charles Webster Leadbeater, esponente di primissimo piano della Società Teosofica, che insieme ad Annie Besant avrebbe costituito la seconda generazione di gemelli teosofici (dopo la coppia Blavatsky-Olcott). Il primo Segretario Generale fu il Capitano Oliviero Boggiani, subito sostituito da Decio Calvari a causa del suo trasferimento da Roma; ma Boggiani si sarebbe trovato di nuovo ad occupare la stessa carica dal 1919 al 1929, dunque proprio quando Reghini avrebbe tenuto la sua conferenza a Roma nel 1920⁷.

La Società Teosofica non vincolava i suoi membri a questa o quella credenza, lasciando a ciascuno totale libertà di fede, e mantenendo sempre buoni e rispettosi rapporti con le diverse fedi e comunità religiose. Nonostante ciò, la sua diffusione in Italia cominciò a preoccupare la Chiesa Cattolica tanto che, nel Luglio 1919, la Santa Sede emanò un decreto nel quale dichiarava l’incompatibilità del Teosofismo (così era designato) con la dottrina Cattolica. Benché esprimesse soltanto un dubbio, il decreto del 1919 diede lo spunto ad una frequente polemica nei confronti della Società Teosofica da parte della stampa⁸.

La reazione della Chiesa era probabilmente motivata anche dal particolare indirizzo che la Società Teosofica aveva assunto sotto la guida Besant-Leadbeater: un indirizzo che aveva dato corpo a una grande attesa messianica incentrata sulla figura di un giovane dalle qualità straordinarie, Jiddu Krishnamurti, scoperto proprio da Leadbeater nel 1909 sulla spiaggia antistante alla sede della Società Teosofica ad Adyar⁹. Val la pena di spendere alcune parole su questo caso.

Leadbeater, riscontrando nel ragazzo appena quattordicenne le probabilità di un eccezionale sviluppo spirituale, pronosticò la possibilità che un Maestro avrebbe potuto manifestarsi per suo mezzo. In quegli anni di aspettativa messianica molti vollero identificare questo Maestro in un grande Bodhisattva¹º: Cristo per alcuni, Maitreya¹¹ per altri; anche se la Società Teosofica non si espresse mai ufficialmente sostenendo tale tesi, da ciò derivò una montatura giornalistica che dovette contribuire non poco a destare le comprensibili preoccupazioni della Chiesa Cattolica, che non poteva certo lasciarsi strappare di mano la titolarità dell’unico e autentico Messia¹².

Per preparare il mondo al previsto arrivo dell’entità messianica, la Società Teosofica nel 1910 fondò appositamente un’organizzazione internazionale con sede a Benares (Varanasi), India, con il nome di Ordine del Sole Nascente, che 1911 divenne Ordine della Stella d’Oriente, e tale rimase fino al 1927, quando fu nuovamente modificato divenendo semplicemente Ordine della Stella. Lo stesso Jiddu Krishnamurti fu posto a capo dell’organizzazione dal suo tutore legale, Annie Besant.

Krishnamurti cominciò a tenere conferenze per i membri dell’Ordine, e negli anni a seguire fu sottoposto ad una serie di iniziazioni che gli causarono una grave crisi psicofisica dalla quale riuscì a venir fuori nel 1922 a Ojai Valley, California, in seguito ad una straordinaria esperienza mistica che poi lui stesso raccontò e designò come il processo. Da quel momento in poi sarà sempre più in contrasto con la Società Teosofica, insistendo sull’inutilità dei riti liturgici per la crescita spirituale e rifiutando il ruolo di autorità attribuitogli; finché, dopo una lunga riflessione, nel 1929 (all’età di trentaquattro anni) sciolse l’Ordine e cominciò a viaggiare per il mondo esprimendo il suo pensiero, basato su un’assoluta coerenza interiore e una indipendenza totale da qualunque tipo di organizzazione. Celebre e significativa è la sua affermazione «la Verità è una terra senza sentieri»: nocciolo del suo insegnamento, che ha spronato l’uomo a liberarsi da ogni strada già tracciata, dal passato, dai dogmi, dalle ideologie, guardando la realtà senza alcun condizionamento.

Si può immaginare quale trauma abbia provocato la decisione di Krishnamurti di sciogliere l’Ordine della Stella, per tutti coloro che così tanto avevano investito, intellettualmente ed emotivamente, nell’attesa messianica: tutta la Società Teosofica subì un duro colpo, la Besant e Leadbeater per primi, ovviamente. In seguito Krishnamurti e la Società Teosofica ebbero modo di chiarire gli annosi equivoci, e Jiddu riprese ad avere amichevoli rapporti con i suoi genitori adottivi e con la Società, recandosi più volte nella sede di Adyar¹³.

Ma tutto questo era ancora a venire: quando Reghini pronunciava il suo discorso di fronte ai teosofi di Roma, nel 1920, la Società Teosofica era ancora nel pieno della sua infatuazione messianica; infatuazione che peraltro era stata una delle cause di una dolorosa scissione appena subita, quella del movimento antroposofico di Rudolf Steiner. Segretario Generale della Sezione tedesca dal 1902, nel 1912 Steiner – con l’accordo del Comitato Esecutivo – espulse dalla Società nazionale i soci che appartenevano all’Ordine della Stella d’Oriente, benché tale provvedimento fosse contrario allo Statuto, in quanto nessun membro poteva essere censurato o espulso per le proprie opinioni.

Il Presidente internazionale, Annie Besant, annullò l’Atto Costitutivo della Sezione tedesca. Alcuni gruppi, rimasti fedeli alla Costituzione originale, ricostituirono la Sezione tedesca; Steiner invece, con i soci aderenti alla sua corrente, costituì la Società Antroposofica, auspicando una riconciliazione, che fu però ostacolata prima dalla Grande Guerra, e poi dalla sua morte (avvenuta nel 1925).

Contrariamente a quanto si ritiene, la divergenza della Società Teosofica con Rudolf Steiner non era dovuta a diversità di insegnamenti. Gli articoli di Steiner, infatti, venivano regolarmente pubblicati da The Theosophist, l’organo ufficiale della Società Teosofica di Adyar, e diversi libri di Steiner, tradotti e pubblicati in Inglese, portavano la prefazione della Besant, con la raccomandazione di studiare anche la presentazione della Teosofia secondo le vedute dello Steiner stesso¹⁴.

Se questo è sostanzialmente vero, non si può tuttavia negare che, al di là dello specifico casus belli (l’investitura di Krishnamurti come nuovo messia) fra Steiner e la Società Teosofica di Adyar già dal 1907 almeno si andavano accumulando crescenti tensioni, dovute a un differente orientamento di fondo: verso l’Induismo e l’Oriente da parte della centrale di Adyar (sotto la guida della Besant dal 1907, appunto); verso il Cristianesimo e l’Occidente, invece, da parte di Rudolf Steiner. Lo stesso Arturo Reghini conferma questa interpretazione nel suo saggio Sulla Tradizione Occidentale, pubblicato sulla rivista Ur nel 1928:

Questi, venne in aperto dissidio con la Besant e fondò per suo conto la Società Antroposofica accampandosi ad erede e rappresentante dei Rosacroce, ossia, secondo lui, della tradizione iniziatica occidentale, cristiana beninteso. In questo modo gli antroposofi si sono avvicinati alla posizione del Martinismo […]¹⁵.

Nello stesso saggio Reghini descrive l’Ordine Martinista e la Società Teosofica come «due organizzazioni pseudo-esoteriche che fanno una grande propaganda», l’una contrapposta all’altra, così che

[…] all’occhio profano dei più l’antagonismo tra coteste due organizzazioni apparve come un riflesso od una manifestazione di una rivalità tra la tradizione orientale, rappresentata dalla Società Teosofica, e la

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