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Manuale di Resistenza al Potere: Come non farsi manipolare e vivere sereni

Manuale di Resistenza al Potere: Come non farsi manipolare e vivere sereni

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Manuale di Resistenza al Potere: Come non farsi manipolare e vivere sereni

Lunghezza:
153 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
4 giu 2021
ISBN:
9788833801360
Formato:
Libro

Descrizione

Vuoi liberarti dal malessere esistenziale che ti rende schiavo del sistema? Come puoi difenderti dalla manipolazione sociale? Vuoi ritrovare la libertà interiore?

Se cerchi la risposta a queste domande, hai tra le mani il libro giusto. Manuale di resistenza al potere svela la storia segreta della manipolazione sociale, le tecniche per poterti difendere dalla suggestione e i metodi efficaci per ritrovare la serenità e la fermezza interiori.

L’autore, dopo aver lavorato per anni dietro le quinte nel settore della leadership, ha deciso di rivelare al pubblico la storia dei meccanismi occulti del potere e le tecniche per difendersi dal controllo sociale. Riprendendo gli antichi insegnamenti dello stoicismo, inoltre, questo manuale ti insegnerà come liberarti dalla paura e ritrovare la forza interiore per essere finalmente padrone te stesso.

Con questo libro scoprirai:
  • Lo scopo e le tecniche del controllo sociale;
  • Le regole pratiche e veloci per difenderti dalla manipolazione;
  • Come raggiungere la libertà e la serenità con gli insegnamenti dello stoicismo;
  • E molto altro ancora...
Editore:
Pubblicato:
4 giu 2021
ISBN:
9788833801360
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Manuale di Resistenza al Potere - Michele Putrino

passo.

PARTE I

Prendere coscienza della vera natura del Potere

1

Perché ci sentiamo rinchiusi in una gabbia

Molti di noi vivono con la costante e strana sensazione di trovarsi in una gabbia, di non essere liberi.

In qualche modo percepiamo di non essere noi a decidere che cosa mangiare, come vestirci, che cosa desiderare, cosa amare. Eppure ci viene detto che viviamo nell’epoca più libera di sempre, che nessuno è mai vissuto con così tanta libertà come noi oggi.

Un tempo, ci dicono, dovevi amare un re, altrimenti ti avrebbero tagliato la testa. E non solo il re dovevi amare, ma anche tutti i suoi sottoposti che, in ogni caso, nella scala gerarchica si trovavano sopra di te. Oggi invece, continuano, puoi dire la tua sul presidente del tuo Stato senza che ti venga torto un capello. Siamo in democrazia, affermano, e in democrazia ognuno può esprimere il proprio parere. Già.

I nostri amici del Sistema in cui ci troviamo a vivere, ovviamente, non si limitano a glorificare la libertà di espressione dell’era moderna. No. Loro affermano che in passato le persone venivano obbligate ad agire in un ben determinato modo mentre noi oggi, con nostra grandissima fortuna, possiamo fare ciò che vogliamo seguendo la nostra volontà. Eppure quella strana sensazione di vivere in una gabbia, anche se invisibile, continua a persistere. E non solo persiste, addirittura più trascorre il tempo e più la sentiamo stringersi intorno a noi.

Ma no!, obiettano gli amici del Sistema. Ti senti in una gabbia soltanto perché per natura l’uomo non è mai contento. E poi l’uomo ha sempre creduto che in passato si stava meglio rispetto al presente: fa parte della psiche umana. Pensa che gli antichi popoli credevano fosse esistita un’età dell’oro in cui gli esseri umani erano sempre felici; e anche la Bibbia parla di un paradiso terrestre che sarebbe esistito in un lontano passato. Ma queste sono cose che l’uomo si è sempre raccontato per consolarsi della vita terribile e disgraziata in cui è sempre vissuto. Tutto questo, per fortuna, grazie alla democrazia e alla tecnologia che siamo riusciti a sviluppare, oggi sta per finire. Ora sì che ci siamo avviati veramente verso un’era di eterno benessere e di eterna felicità!.

Da sempre sentiamo risposte del genere date dagli esperti. E queste risposte spesso ci fanno sentire anche ignoranti perché, ci diciamo, soltanto uno sciocco può porsi domande del genere. Dopo un po’, però, quella sensazione di vivere in una gabbia, quella sensazione di non essere liberi, quella sensazione di non star vivendo ciò per cui si è nati torna, forse ancora più forte di prima. Ma questa volta ci guardiamo bene dal dirlo pubblicamente, perché di certo non vogliamo tornare a sentirci degli stolti, degli ignoranti. E così il tempo scorre, e con il suo scorrere sentiamo crescere sempre di più in noi quell’inquietante sensazione. Poi, però, un giorno può succedere di ritrovarci tra le mani un libro che, almeno dal titolo, sembra possa trasmetterci qualcosa per calmare la nostra sempre più inquietante sensazione di essere dei prigionieri.

A me questo è successo quando avevo circa quindici anni. In quel periodo trovai per caso, a casa di mia nonna, un piccolo libro: Ordine e Disordine di Luciano De Crescenzo. Mi piacque così tanto che rimasi sveglio tutta la notte per leggerlo. Non riuscivo a staccarmi: ero così preso che le ultime righe finii di leggerle a mattino inoltrato. E proprio verso la fine di quel libro trovai qualcosa che mi avrebbe stravolto la vita: un capitolo intitolato Notarella su Nietzsche, Apollo e Dioniso. In quel capitolo l’autore riportava una serie di citazioni del grande filosofo Friedrich Nietzsche perché, premetteva De Crescenzo,

«Nietzsche non è riassumibile […] per farsene un’idea bisognerebbe leggerlo»¹.

Fu proprio questa affermazione, insieme all’enorme entusiasmo suscitato da quelle pagine che avevo appena finito di leggere, a farmi correre alcune ore dopo in libreria per comprare un libro, uno qualsiasi, di Nietzsche. Non vedevo l’ora di iniziare a leggere qualche sua opera perché mi ero convinto che fosse apparso in quel momento nella mia vita per risolvere tutti i miei dubbi e dare finalmente un senso a tutto.

Giunto nel sacro luogo, alla mia richiesta il libraio mi rifilò il Così parlò Zarathustra. Ora, immaginate un ragazzino di quindici anni che fino a quel momento aveva letto come opera più profonda un libro, appunto, di De Crescenzo, alle prese con uno dei testi più complessi dell’intera storia del pensiero umano. Ovviamente non ci capì un’acca. E questo non soltanto in quel giorno in cui, spinto dall’eccitazione, iniziai a leggerlo, ma anche nelle settimane e nei mesi successivi. Niente, più lo leggevo e meno ci capivo. Eppure non demordevo: mi ero fissato con l’idea che se era così difficile da capire, ciò era dovuto proprio al fatto che conteneva la Verità.

Dopo una lunga ricerca e innumerevoli letture di diversi autori che cercavano di spiegare il pensiero del nostro filosofo, iniziai a capire qualcosa del suo pensiero. E dopo ulteriori ricerche e letture (mi riferisco a un arco temporale di circa un decennio rispetto al mio primo incontro con il filosofo nel libro di De Crescenzo), mi convinsi di averlo compreso meglio di chiunque altro. Perché tutta questa presunzione? Perché le sue riflessioni erano in grado di rispondere alla perfezione non soltanto a qualsiasi mia domanda esistenziale ma anche, e soprattutto, al perché mi sentivo costantemente chiuso in una gabbia. Nietzsche era in grado di farmi capire perché mi sentivo non vivo nel momento in cui vivevo così come mi veniva imposto dal Sistema. Però, allo stesso tempo, come spesso accade con Nietzsche, in parte travisai il suo pensiero, facendomi trascinare in una palude forse ancora peggiore di quella da cui ero uscito.

¹ L. De Crescenzo, Ordine e Disordine, Cap. 16 Notarella su Nietzsche, Apollo e Dioniso, 1997 Milano.

2

Farsi trascinare dalla voglia di Potere

A questo punto, per poter capire perché ci sentiamo rinchiusi in una gabbia e schiavi di un sistema e cosa tutto questo abbia a che fare con il Potere, sarebbe necessario soffermarsi, brevemente, a comprendere qualcosa del pensiero di Nietzsche. In particolare sarebbe importante comprendere cosa lui intendesse con il termine "volontà di potenza". Ma questo lo vedremo nel capitolo successivo. Per ora è importante sapere che il concetto di volontà di potenza è stato, nell’ultimo secolo, uno dei più utilizzati e, allo stesso tempo, forse il più frainteso.

Quando dico che il concetto di volontà di potenza è stato frainteso non mi sto riferendo, ovviamente, alla gente comune (anche perché molto probabilmente i più non ne hanno mai sentito nemmeno parlare), bensì agli uomini e alle donne che hanno puntato a ottenere sempre più Potere. Insomma, sto parlando delle persone che compongono l’élite della nostra società. Infatti, tra le élite è molto comune sentir citare Machiavelli e Nietzsche, cioè i due pensatori che di più, in Occidente, hanno riflettuto sull’essenza del Potere e di come ottenerlo.

Seppure, in alcuni casi, gli uomini dell’élite non hanno letto direttamente i testi di questi due autori, in ogni caso i libri moderni seri che di solito chi occupa una posizione di comando legge (libri sulla leadership e sul management, giusto per intenderci), basano la loro filosofia di fondo proprio sui concetti principali sviluppati da questi due grandi pensatori. Non solo. Ancora più spesso capita che quando un individuo cresce in una famiglia potente – e, quindi, senza tanti giri di parole, di uomini d’affari spietati – è ovvio che faccia propria la filosofia del Potere in modo del tutto naturale, senza dunque nemmeno doverla studiare. Il Potere, in questi casi, diventa l’unico loro vero Sole.

Il caso degli individui che hanno acquisito la voglia di Potere perché nati in una famiglia che da sempre non insegue altro è quello, chiaramente, più comune. Ma alcuni di noi, non essendo nati in ambienti simili ma desiderando e sognando di essere anch’essi un giorno dei potenti, si sono messi a studiare questa filosofia del Potere. Tra questi sono stato presente anch’io.

In realtà, io mi sono ritrovato a studiare la filosofia del Potere solo per una serie di eventi concatenati gli uni con gli altri, come in parte è possibile vedere nel capitolo 1. Ma, soprattutto, ho fatto questo in totale autonomia. Questa dell’autonomia è una cosa importante da sottolineare perché, come forse alcuni di voi sapranno, quando si studia la filosofia di un autore in una scuola, in una università o comunque attraverso l’esclusiva interpretazione di qualcuno, non solo questo lo si fa in un arco temporale troppo breve (di solito il tempo sufficiente per poter superare con successo un esame) ma, ancora più importante, lo si fa attraverso la visione personale di un interprete che, a sua volta, avrà dedicato sempre una quantità di tempo molto limitata allo studio di quella particolare linea di pensiero. Inoltre, nei rari casi, invece, in cui ci sia qualcuno che arriva a dedicare la propria vita a una determinata linea di pensiero, spesso lo fa per motivi accademici o comunque con un approccio esclusivamente teorico, non certo quindi per plasmare il proprio vissuto quotidiano attraverso quella determinata filosofia. Nel mio caso, invece, è stato così; e ne ho pagato anche le conseguenze.

3

Il Potere affascina e incatena

Quando arrivi a comprendere la filosofia del Potere capisci questo: ogni cosa nel mondo agisce solo ed esclusivamente per incrementare il proprio Potere, tanto che potremmo tranquillamente affermare che la vita è l’azione di qualcosa che cerca di affermarsi su qualcos’altro. Vi sembra una visione assurda ed eccessivamente inquietante? Vediamo se la spiegazione che sto per darvi vi convincerà così come ha convinto me a suo tempo.

Una pianta, per nutrirsi, che cosa fa? Allunga le sue radici con il fine di togliere acqua e minerali al terreno che la ospita, giusto? Bene. E un animale erbivoro, come si nutre? Mangiando e, quindi, appropriandosi dei vegetali. E un animale carnivoro? Ovviamente mangiando e appropriandosi di animali erbivori. E così via. Non solo. Addirittura la forza di gravità agisce secondo lo stesso, medesimo principio. Non ci credete? Perché una pietra cade per terra? Perché, come ci insegnano a scuola, un corpo più piccolo (la pietra) è sempre attratto da un corpo più grande (il pianeta Terra). E così, grazie allo stesso principio, il

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