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Cabalà per massoni Volume 1 - L'Albero e le Sefirot

Cabalà per massoni Volume 1 - L'Albero e le Sefirot

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Cabalà per massoni Volume 1 - L'Albero e le Sefirot

Lunghezza:
228 pagine
2 ore
Pubblicato:
27 mag 2021
ISBN:
9791280418135
Formato:
Libro

Descrizione

Nel 3° e quindi anche nel 4° volume di questa collana tratteremo di una sapienzia primaria e vastissima, rivelatasi all’Occidente solo a partire dalla fine del XV secolo. Parliamo della Kabbalah. Nella curatissima introduzione in due parti, un esperto studioso ebraico guiderà i lettori, senza essere troppo “politicamente corretto”, alla comprensione delle distinzioni fondamentali fra tutte le tradizioni che chiamano se stesse “Cabalà”, siano esse Cristiane, Ermetiche, Gnostiche, Rosacrociane, Alchemiche o Magico-Occultistiche. Sarà illustrato il punto di vista ebraico sulla colossale “appropriazione culturale” passata sotto silenzio che la Mistica del Giudaismo ha subito da parte Europea e si farà chiarezza in tanto caos e fraintendimenti, mostrando le soluzioni della Kabbalah originaria a fianco di quelle elaborate dell’Occidente. Il testo comprende anche in questo caso una serie completa di tavole massoniche, organizzate in forma di corso esoterico per apprendisti, dedicato nel primo volume, riccamente illustrato, alla dottrina Massonica, per i Gradi Azzurri, circa l’Albero della Vita e le Dieci Sefiròt.
Pubblicato:
27 mag 2021
ISBN:
9791280418135
Formato:
Libro

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Cabalà per massoni Volume 1 - L'Albero e le Sefirot - Frater Efes

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Frater Efes

CABALÀ PER MASSONI

Volume 1 - L’Albero e le Sefirot

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Lezioni di Cabalà per la Massoneria:

Una introduzione e non solo. Parte 1.

di Tzuriel Trevi

massoneria_1

Christian Knorr Von Rosenroth e una delle pagine del frontespizio di La Kabbala Denudata.

Premessa

Tra la Massoneria e la Kabbalah sussiste una relazione storicamente assidua e documentata, che ha dato luogo ad un trasferimento dalla Kabbalah, anzi dalle Cabale, di ampi contenuti culturali e dottrinali come contributi allo sviluppo delle Massonerie. Tuttavia, si tratta di una relazione che non è così antica come si potrebbe pensare. Ed infine, particolare importantissimo, ben poco di questa relazione è rintracciabile come evidenze di contatto diretto fra la Massoneria e la Kabbalah Originaria, cioè quella tradizionale ebraica che è una tradizione culturale ermeneutica e mistica semi-autonoma totalmente interna giudaismo. Piuttosto, questa relazione riguarda invece la Massoneria e le sue commistioni con altre Cabale derivate, in vario ed avventuroso modo, dalla prima, quella ebraica, e che poi hanno avuto ciascuna la sua autonoma evoluzione. Tra queste intendiamo, soprattutto, la Cabala Ermetica, una speculazione con forti note alchemiche ed esoteriche occidentali e classiche-mediterranee e la Cabala Cristiana, che ha aggiunto una sua peculiare connotazione, specialmente dopo l’arrivo in scena della scuola Rosacrociana, che trova il suo migliore esponente in Jacob Böehme.

Massoneria e Cabalismo: somiglianza di alcuni elementi costitutivi e simbolici di base

La massoneria, innegabilmente, in pressoché tutti i suoi elementi costitutivi essenziali, ci appare come una tradizione esoterica le cui istituzioni si manifestano, in non pochi casi, come morfologicamente influenzate dal Giudaismo e dalla spiritualità e ritualità ebraiche, ma soprattutto si percepisce, nel tempo, la presenza di un espresso desiderio di mostrare nei simboli e nel lessico un legame di discendenza spirituale - quantomeno funzionale - della ambiziosa massoneria di allora, da quella vetusta e venerabile tradizione, rigorosamente centrata sull’Unico Creatore e sul suo Tempio Perfetto, simbolo dell’unione della Terra col Cielo, dove gli addetti al lavoro divino celebrano i misteri del più antico Monoteismo dell’Umanità. Questi elementi formali, mutuati dal mondo ebraico, vanno da quelli dottrinali - come gli stessi gradi e le parole di passo - a quelli simbolici – in primis l’arredamento e la forma nelle proporzioni bibliche del Tempio iniziatico Massonico, con tanto di colonne portanti di Boaz e di Jachin, concepito espressamente per essere un’immagine magica e sapienziale riflessa del Primo Tempio di Salomone a Gerusalemme. E questo riconoscimento è sistematico e costante, espressamente presente nel Tempio Massonico stesso, dove i lavori si svolgono sotto i ricorrenti auspici del Tetragrammaton e della stella Salomonica Pentalfica ma, soprattutto, alla luce dei Sette Lumi della Menorah, accesi davanti al trono del Venerabile.

Ma questa influenza, della cui reale importanza alle origini potremmo a lungo discutere, possiamo dire che si è, in realtà, oggi ridotta ad una sottile vernice antropologica, davvero formale ma ben poco sostanziale, soprattutto per effetto dell’esistenza e dell’influenza esercitata sulla Massoneria anche da numerose altre società segrete ed altri centri di esoterismo ed occultismo presenti ed attivi in Europa tra il XVII ed il XIX, ai quali era estranea ogni vicinanza genetica ideale e dottrinale con l’ebraismo. Insomma è più che evidente che, a differenza di quanto dicono alcuni estremisti tendenziosi, la Massoneria dei moderni non è mai stata una forma, per così dire, di giudaismo semplificato per non-ebrei.

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Le proporzioni fra le misure del Tempio Massonico sono volutamente quelle stesse del primo tempio di Salomone descritte dalla Torah.

All’inizio della massoneria moderna, infatti, non è stata certo la Biblica Terra d’Israele, coi suoi Re ed i suoi Profeti, ad essere il punto di riferimento dottrinale e cerimoniale ma - soprattutto dal giorno successivo a quando Bonaparte si trovò con Champollion sulla piana di Gizah - l’Egitto Faraonico dei Misteri di Memphis e Misraim, coi suoi faraoni, i suoi sacerdoti e le sue centinaia di ineffabili divinità, che apparve ai massoni come una riserva, pressoché inesauribile nei tempi, di miti simboli, immagini, nomi, formule, incantesimi e rituali.

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Simboli e stemmi di Obbedienze che si riconoscono nel Rito Egiziano di Memphis e Mizrai.

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Dall’Egitto isiaco e osirideo ai Grandi Simboli e luoghi storici e miti fondativi ed identitari dell’Ebraismo, entrano nella struttura formale e sostanziale della massoneria Moderna: Le Colonne di Boaz e Jachin ed il Primo Tempio di Salomone, la Menorah, i Dignitari ed Ausiliari Leviti del Tempio, le Ritualità. Le proporzioni bibliche riprodotte.

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Il Mito di Hiram Re di Tiro e del suo architetto Hiram Abiff, richiesto in prestito da Salomone per edificare il suo Tempi. Il Tema della Perdita come fine dell’Età dell’Oro: la Parola Perduta da recuperare, l’Età dell’Oro perduta a cui ritornare, il Tempio Distrutto da ricostruire.

Relazioni tra Massoneria e Kabbalah: L’Epoca di Eliphas Lèvi. Una nuova recezione ed una grave confusione

Per osservare un momento in cui nuove istanze chiaramente Kabbalistiche avrebbero nuovamente eccitato le fratellanze Massoniche, in cerca di forme sempre più potenti, consolidate e rigorose di speculazione evolutiva, bisogna attendere la stagione di popolarità delle dottrine kabbalistiche - spacciate ed illustrate come pervenute dalla tradizione ebraica - elaborate e sostenute da un brillante dotato ed eclettico esoterista del XIX secolo, Eliphas Lévi (1810-1875), che era visto, in quel momento, come l’esponente dell’esoterismo forse più prestigioso dell’intero continente, operativo e conteso da un Oriente all’altro.

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Alphonse Louis Constant, in arte Eliphas Lévi, 1810 – 1875.

Lévi è quello che sicuramente va visto come colui che propugnò chiaramente, fra le sue altre istanze, anche quella della indispensabilità del ritorno di una forte componente ebraica nella materia di massoneria. Egli stesso si dichiarava come di origine ebraica, giocando con molta ambiguità su questo particolare essenziale. Il suo cognome Lévi era però un puro nom d’art che aveva elaborato in cooperazione col suo principale maestro di cose esoteriche in gioventù. Eliphas Lévi, in realtà si chiamava Louis Alphonse Constant, ed era nato francese e buon cattolico, da un padre calzolaio che non aveva potuto farlo studiare e che lo affidò così al seminario, nella speranza, poi clamorosamente fallita, di farne un buon prete. Nel 1854 Lévi fece un viaggio in Inghilterra, dove entrò in amicizia con alcuni esoteristi tra i quali, pare, lo scrittore Edward Bulwer-Lytton (1803-1873), che in seguito diventò membro onorario della Societas Rosacrociana in Anglia e che discusse, anche più volte, dei pregi e dei poteri della Kabbalah. Dopo il ritorno in Francia, Lévi pubblicò il suo studio più importante,Dogme et Rituel de la Haute Magie (Parigi 1855-56), un’opera dedicata all’analisi delle più diverse branche dell’esoterismo antico e moderno, che egli definì Occultismo.

E fu proprio Lévi che stabilì, per la prima volta, l’asserita da lui esistenza di un rapporto preciso fra le 22 lettere dell’alfabeto ebraico e i 22 Trionfi dei Tarocchi, definiti Arcani maggiori, indicando in queste figure la chiave per la comprensione di tutti gli antichi dogmi religiosi.

Come abbiamo già esaminato e chiarito nella mia introduzione al volume di questa stessa collana sul Viaggio Esoterico tra le Lame dei Tarocchi, questa celebre e fortunatissima associazione fra i 22 Arcani Maggiori e le 22 lettere dell’Alfabeto ebraico è DEL TUTTO ARBITRARIA, ed ha avuto e tuttora produce conseguenze devastanti dal punto di vista della Verità di ciò venga indagato attraverso strumenti così fatti, cioè basati sulla commistione tra sistemi che nascono e che sono da tenere sempre separati. Potentissimi ed esaurienti entrambi, sono nati per fronteggiarsi ed integrarsi de facto, nel reciproco rispetto assoluto e mai per essere commisti, ed in tal modo, reciprocamente annullarsi. Questa idea, per nulla geniale e fatta sulla base di una osservazione ovvia e puramente superficiale (che erano entrambi 22), senza alcuna attenzione per le strutture ed i meccanismi di funzionamento rispettivi di queste due serie, derivava dalla assoluta mancanza di conoscenza dell’ebraico e delle sue morfologie e regole da parte del sedicente Lévi e dal suo fraintendimento della reale struttura degli stessi Tarocchi, il che è dal suo punto di vista, persino più grave.

Basti ricordare al lettore che le lettere dell’alfabeto cosiddetto ebraico sono in realtà 27 (+ 1 decaduta dall’uso nel tempo), comprese cioè sia la ghayin ( > confluita poi nella ע Ayin) e le 5 forme diverse assunte da 5 delle 22 lettere, quando collocate in finale di parola, che porta il totale dei segni a 27. Tutte queste lettere sono strettamente associate ad un numero di cui esprimono graficamente il valore. Ma non solo. Tutte le lettere ebraiche sono consonanti. Le vocali non hanno forma scritta piena, ma sono espresse nella forma di punti e linee, scritti di norma sotto la consonante che le precede. Ed anch’esse possono avere un valore numerico e comunque ermeneutico discriminante, fra omofoni ed anche omografi. Questo Lèvi evitò di prenderlo minimamente in considerazione, mentre è una constatazione di base fondamentale nella Kabbalah Tradizionale.

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A loro volta, gli Arcani Maggiori dei Tarocchi sono in realtà 21+1, il quale NON HA NUMERO, ed anche tra i ventuno ce n’è anche un altro che ha numero, ma NON HA NOME ALCUNO. Questo già basterebbe per capire che Otiot

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