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Opera: Fotografare la musica

Opera: Fotografare la musica

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Opera: Fotografare la musica

Lunghezza:
230 pagine
26 minuti
Pubblicato:
Apr 19, 2021
ISBN:
9791220294249
Formato:
Libro

Descrizione

Ogni volta che ho potuto ho fotografato i miei spettacoli. Non sempre ho potuto. Della Tosca all’Alfieri di Asti non ho foto, tranne qualche scatto all’orchestra in prova. Non ho foto delle Nozze al Magnani di Fidenza. Non ho foto della Bohème di Prato, del Don Giovanni agli Impavidi di Sarzana, della Traviata alla Cittadella di Alessandria, del Campanello a Pordenone... Quelle volte ero troppo preso dalle luci e dalla regia.
Non ho foto delle decine di spettacoli che ho diretto al Comunale di Alessandria fino al 1997.
Tutti quegli spettacoli per me sono meno reali. Stanno in un posto dove non posso raggiungerli se non con la sempre più rarefatta memoria.
Teatro e fotografia si completano. Il teatro è effimero per natura. La fotografia fissa l’attimo fuggente e lo rende uguale a se stesso per sempre.
Guardando le foto dei miei spettacoli che ho,
ho l’impressione che quegli spettacoli non siano ancora svaniti.
Pubblicato:
Apr 19, 2021
ISBN:
9791220294249
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Opera - Nazzareno Luigi Todarello

fotografare.

TEATRO E FOTOGRAFIA


"Tuttavia (mi pare)

non è attraverso la Pittura

che la Fotografia perviene all’arte,

bensì attraverso il Teatro".

(Roland Barthes,

La camera chiara).

Il mio mondo fotografico è il teatro. Il teatro fotografico – il teatro fotografato. Guardare le foto di un mio spettacolo mi fa capire che spettacolo ho fatto. La macchina fotografica è il mio occhio teatrale. Viene, è venuta, prima la fotografia o il teatro? Nel senso io faccio teatro fotograficamente o fotografo teatralmente? Quale dei/delle due è essenziale, primario/a, e quale è derivato/a? Il mio cervello come pensa? Cioè come vede? La differenza è che la foto è ferma, il teatro scorre nel tempo. Questo stabilisce una graduatoria? Viene prima il movimento, cioè lo spazio nel tempo, o la stasi amplificata? Che cosa preferisco? Lo spettacolo non posso stamparlo. Di lui, che si chiama spettacolo, posso essere spettatore solo mentre avviene. Allora il mio e il suo tempo coincidono. Ecco perché lui spettacolo io spettatore. La foto non è uno spettacolo. Il mio e il suo tempo non coincidono. Il suo tempo è il passato, da subito, appena scatto. Il mio tempo è sempre, senza eccezione possibile, il presente. Spietatamente sempre presente. Quando guardo le mie fotografie, guardo il passato, il loro essere passato, il mio passato. Allora dal mio presente guardo un presente che è stato, che ora è passato. Le guardo a lungo, le con-templo, ma loro non diventano per questo spettacolo, il loro tempo non si muove. Io mi muovo, ma loro no. Il tempo che ci separa si allunga, aumenta anche quando le guardo. Senza fine. Non potranno mai coincidere, il mio tempo e il loro.

Coincideranno solo quando io sarò morto. Allora, quando anche io sarò passato, il tempo senza tempo delle fotografie dei miei spettacoli sarà il mio tempo. Intanto altri spettacoli, coi loro presenti coincidenti, barcolleranno sulla lama del tempo, che taglia senza fine ciò che è da ciò che è stato. Il teatro condivide il mistero della vita. La fotografia quello della morte.

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1 Stefania Delsanto, La traviata, Teatro Sociale, Nizza Monferrato 2013.

.

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2 Linda Campanella, La traviata, Teatro Mater Dei, Tortona 2013.

LA TRAVIATA


È il senso profondo di ogni singolo spettacolo che guida, quasi inconsapevolmente, la mano del fotografo. Si tratta sempre di un particolare clima umano. Quali rapporti si creano tra i personaggi sulla scena? E ognuno di loro che rapporto ha con la musica? I personaggi dell’opera sono la musica. La musica che li crea. Sembra impossibile fermare in una fotografia la musica di una scena. Non è una sfida da raccogliere mentalmente. Qui la ragione non ha tanto da dire. Bisogna entrare nella logica dell’Opera, che è una logica musicale, vibratoria. Ascoltare la musica e scattare. Guardare come i cantanti reagiscono alla musica e scattare. Bisogna lasciarsi penetrare dalla musica. Sulla scena dell’Opera la musica ha, per il fotografo, la stessa forza della luce, dei corpi nello spazio, della disposizione degli oggetti. La musica è un’atmosfera, non solo come clima umano, ma proprio come aria da respirare. La traviata è un’opera scura. L’aria che si respira è scura, faticosa per i polmoni. Ma è anche un’aria mondana. Di scura mondanità. Le due feste sono feste di morte,

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