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La Vendetta di Zero (Uno spy thriller della serie Agente Zero—Libro #10)
La Vendetta di Zero (Uno spy thriller della serie Agente Zero—Libro #10)
La Vendetta di Zero (Uno spy thriller della serie Agente Zero—Libro #10)
E-book367 pagine4 ore

La Vendetta di Zero (Uno spy thriller della serie Agente Zero—Libro #10)

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Info su questo ebook

"Non andrai a dormire finché non avrai finito di leggere i libri dell'AGENTE ZERO. I personaggi, magistralmente sviluppati e molto divertenti, sono il punto di forza di questo lavoro superbo. La descrizione delle scene d'azione ci trasporta nella loro realtà; sembrerà di essere seduti in un cinema 3D dotato dei migliori simulatori di realtà virtuale (sarebbe un incredibile film di Hollywood). Non vedo l'ora che venga pubblicato il seguito".
--Roberto Mattos, Books and Movie Reviews

LA VENDETTA DI ZERO è il libro n. 10 della serie di best seller dedicata all'Agente Zero, che inizia con AGENTE ZERO (libro n. 1), un libro a download gratuito, con quasi 300 recensioni a cinque stelle.

Quando un gruppo terroristico minore cerca di lasciare il segno con il tentativo di eliminare un "bersaglio debole", una persona relativamente poco protetta, ma che può essere estremamente dannosa per gli Stati Uniti, l'Agente Zero inizia la sua corsa. Deve scoprire chi è il loro bersaglio e fermarli prima che sia troppo tardi.

Zero affronta tutte le sue stesse battaglie: quando viene preso di mira per un omicidio e qualcuno vicino a lui finisce invece per uccidere la vittima, questo fa precipitare la sua vita e gli consente una sola azione: la vendetta.

Zero sarà in grado di salvare l'obiettivo dei terroristi e sé stesso, prima di perdere il controllo?

LA VENDETTA DI ZERO (Libro #10) è un thriller di spionaggio che ti terrà attaccato alle sue pagine fino a notte fonda.

Il libro n. 11 (ZERO ZERO) è inoltre disponibile.

"Un thriller fantastico".
--Midwest Book Review

"Uno dei migliori thriller che ho letto quest'anno".
- Recensioni di Libri e Film

È disponibile anche la serie di THRILLER LUKE STONE di Jack Mars (7 libri), che inizia con Ad ogni costo (Book #1), download gratuito con oltre 800 recensioni a cinque stelle!
LinguaItaliano
EditoreJack Mars
Data di uscita12 mag 2021
ISBN9781094342351
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    La Vendetta di Zero (Uno spy thriller della serie Agente Zero—Libro #10) - Jack Mars

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    LA VENDETTA DI ZERO

    (UNO SPY THRILLER DELLA SERIE AGENTE ZERO — LIBRO 10)

    J A C K   M A R S

    Jack Mars

    Jack Mars è l’autore bestseller di USA Today della serie di thriller LUKE STONE, che per ora comprende sette libri. È anche autore della nuova serie prequel LE ORIGINI DI LUKE STONE, e della serie spy thriller AGENTE ZERO.

    Jack è felice di ricevere i vostri commenti, quindi non esitate a visitare www.Jackmarsauthor.com , per unirvi alla sua email list, ricevere un libro gratis, premi, connettervi su Facebook e Twitter, e rimanere in contatto!

    Copyright © 2020 di Jack Mars. Tutti i diritti riservati. Salvo quanto consentito dalla legge sul copyright degli Stati Uniti del 1976, nessuna parte della presente pubblicazione può essere riprodotta, distribuita o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo, o archiviata in un database o sistema di recupero, senza la previa autorizzazione dell'autore. Questo e-book è concesso in licenza al solo scopo d'intrattenimento personale. Questo e-book non può essere rivenduto o ceduto ad altri. Se vuoi condividere questo libro con qualcun altro, t'invito ad acquistarne una copia per ogni destinatario. Se stai leggendo questo libro senza averlo acquistato o non è stato acquistato per il tuo utilizzo personale, sei pregato di restituirlo e di acquistarne una copia per tuo uso esclusivo. Grazie per il rispetto dimostrato del lavoro dell'autore. Questa è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, attività commerciali, organizzazioni, luoghi, eventi e incidenti sono il prodotto dell'immaginazione dell'autore o vengono utilizzati in modo fittizio. Qualsiasi riferimento a fatti realmente accaduti o persone, vive o morte, è puramente casuale. Immagine di copertina Copyright Ohyperblaster, utilizzata con il permesso di Shutterstock.com.

    I LIBRI DI JACK MARS

    SERIE THRILLER DI LUKE STONE

    A OGNI COSTO (Libro 1)

    IL GIURAMENTO (Libro 2)

    SALA OPERATIVA (Libro 3)

    CONTRO OGNI NEMICO (Libro 4)

    OPERAZIONE PRESIDENTE (Libro 5)

    IL NOSTRO SACRO ONORE (Libro 6)

    REGNO DIVISO (Libro 7)

    SERIE PREQUEL CREAZIONE DI LUKE STONE

    OBIETTIVO PRIMARIO (Libro 1)

    COMANDO PRIMARIO (Libro 2)

    MINACCIA PRIMARIA (Libro 3)

    GLORIA PRIMARIA (Libro 4)

    SERIE DI SPIONAGGIO DI AGENTE ZERO

    AGENTE ZERO (Libro 1)

    OBIETTIVO ZERO (Libro 2)

    LA CACCIA DI ZERO (Libro 3)

    UNA TRAPPOLA PER ZERO (Libro 4)

    DOSSIER ZERO (Libro 5)

    IL RITORNO DI ZERO (Libro 6)

    ASSASSINO ZERO (Libro 7)

    UN'ESCA PER ZERO (Libro 8)

    INSEGUIRE ZERO (Libro 9)

    LA VENDETTA DI ZERO (Libro 10)

    UN RACCONTO DELLA SERIE AGENTE ZERO

    Agente Zero - Riepilogo Libro 9

    Un presidente straniero viene assassinato. Un sosia perfetto prende il suo posto. Quando il presidente americano viene attirato in suolo straniero con il pretesto di uno storico trattato di pace e viene preso in ostaggio, c’è solo un uomo che può liberarlo: l’Agente Zero. Ma i rapitori del presidente hanno tessuto un’intricata rete di inganni, lasciando dietro di sé depistaggi e indizi, nella speranza che solo Zero possa svelarli. Un micidiale gioco del gatto e del topo rivela il loro piano finale: assassinare non solo il presidente, ma anche l’Agente Zero.

    Agente Zero: dopo aver chiesto a Maria di sposarlo, Zero ha fatto amicizia con Seth Connors, l’unico altro agente ad aver subito l’impianto di un soppressore di memoria nel proprio cervello. Ma Connors, purtroppo, non ha potuto dargli alcuna informazione su un’eventuale cura per il deperimento della sua memoria. Zero è riuscito a contrastare il sosia del presidente palestinese e la sua fazione nei loro sforzi per scatenare una guerra ed è riuscito a portare in salvo il presidente, ma a spese del suo amico, l’agente Chip Foxworth, che Zero aveva reclutato personalmente. Con il cuore oppresso per il sacrificio di Chip, Zero scopre che Connors si è tolto la vita, lasciando però un indizio che Zero si ripromette di seguire.

    Maria Johansson: la futura signora Zero continua ad affrontare la sua nuova vita domestica: il matrimonio rimandato, l’abituarsi ad essere la matrigna di Maya e Sara Lawson, e la recente adozione di Mischa, una dodicenne (all’epoca) ex spia, sono tutte nuove circostanze che Maria deve conciliare con la leadership nella Squadra delle Operazioni Speciali, ricostituita da poco.

    Maya Lawson: tornata a West Point per terminare gli studi, Maya stava iniziando a recuperare terreno, ma un giorno la preside dell’accademia le ha affidato il caso di un falsario che forniva agli studenti documenti falsi, anche se estremamente credibili. Dopo aver seguito una pista pericolosa, Maya è riuscita a individuare il falsario, ma scopre che la preside Hunt aveva deciso di metterla alla prova per capire se fosse pronta a prendere parte ad un programma sperimentale per giovani agenti della CIA. Dopo aver superato il test, Maya torna in Virginia per seguire il programma di formazione e avvicinarsi al sogno di diventare l’agente segreto più giovane della storia della CIA.

    Sara Lawson: seguire i legami comuni all’interno del gruppo di ascolto tutto al femminile ha messo Sara davanti ad una schiera di uomini violenti che hanno istigato il suo istinto di vendetta. Il fatto di dover badare a Mischa, mentre il padre e Maria erano impegnati, le era sembrata in un primo tempo una scocciatura, ma quando la ragazza si è ritrovata faccia a faccia con un violentatore armato di pistola, Mischa è intervenuta per salvarla. Sara scopre così qualcosa di più sul sordido passato della sua futura sorellastra, e le due ragazze diventano ancora più unite, tanto che Mischa promette a Sara di insegnarle l’arte dell’autodifesa.

    Il Presidente Jonathan Rutledge: la continua ricerca della pace tra Stati Uniti e paesi del Medio Oriente è stata quasi messa in crisi dal suo rapimento, compiuto da un sosia del presidente palestinese, ma il suo salvataggio per mano dell’Agente Zero e dell’EOT ha solo rafforzato la sua determinazione a unire questi fronti, anche se per farlo sarà necessaria una prova di forza.

    Chip Foxworth: l’ex pilota, diventato agente EOT, viene reclutato dall’Agente Zero per nuovo team, formato ora da cinque membri. Chip si dimostra una risorsa preziosa in molti modi, fino ad arrivare a sacrificarsi per salvare la vita a Zero.

    Stefan Krauss: poco si sa sul sicario di origine tedesca, a parte il suo disprezzo per Zero e il suo desiderio di vendetta. Ma Krauss non fa nulla per niente e da grande maestro manipolatore, trova il modo per ottenere ciò che vuole cercando di trarne profitto, unendo i dissidenti che hanno in comune il terrore e l’odio verso lo scagnozzo di Rutledge, l’Agente Zero.

    INDICE

    PROLOGO

    CAPITOLO UNO

    CAPITOLO DUE

    CAPITOLO TRE

    CAPITOLO QUATTRO

    CAPITOLO CINQUE

    CAPITOLO SEI

    CAPITOLO SETTE

    CAPITOLO OTTO

    CAPITOLO NOVE

    CAPITOLO DIECI

    CAPITOLO UNDICI

    CAPITOLO DODICI

    CAPITOLO TREDICI

    CAPITOLO QUATTORDICI

    CAPITOLO QUINDICI

    CAPITOLO SEDICI

    CAPITOLO DICIASSETTE

    CAPITOLO DICIOTTO

    CAPITOLO DICIANNOVE

    CAPITOLO VENTI

    CAPITOLO VENTUNO

    CAPITOLO VENTIDUE

    CAPITOLO VENTITRE

    CAPITOLO VENTIQUATTRO

    CAPITOLO VENTICINQUE

    CAPITOLO VENTISEI

    CAPITOLO VENTISETTE

    CAPITOLO VENTOTTO

    CAPITOLO VENTINOVE

    CAPITOLO TRENTA

    CAPITOLO TRENTUNO

    CAPITOLO TRENTADUE

    CAPITOLO TRENTATRE

    CAPITOLO TRENTAQUATTRO

    CAPITOLO TRENTACINQUE

    CAPITOLO TRENTASEI

    CAPITOLO TRENTASETTE

    CAPITOLO TRENTOTTO

    CAPITOLO TRENTANOVE

    CAPITOLO QUARANTA

    CAPITOLO QUARANTUNO

    EPILOGO

    PROLOGO

    Non può esserci pace! disse lo Spilungone, ormai per la quindicesima volta. Ma in quel caso lo sottolineò sbattendo energicamente un pugno sul tavolo, facendo sobbalzare il portacenere, come se fosse stanco di ribadire il concetto per troppe volte, senza offrire alcuna soluzione praticabile, come gli fece notare Fitzpatrick.

    Lo Spilungone era snello, le membra sottili, una lunga barba che gli allungava il viso spigoloso. Fitzpatrick riteneva che fosse sulla cinquantina. C’erano, oltre a lui, altre otto persone in quella stanza; per lo più iraniane, si presume, certamente arabe. Si erano presentati, tutti Ahmad o Mohammad, i John e Williams del mondo mediorientale. Lui aveva rinunciato a ricordare anche un solo nome. Aveva invece affibbiato loro dei soprannomi: lo Spilungone, il Bruttone, lo Sfregiato, lo Smilzo.

    Lo Sfregiato era di gran lunga il più interessante; se ne stava in un angolo, imbronciato, le braccia conserte, un’ombra scura sul viso e una cicatrice rosa che gli scorreva sotto l’occhio sinistro, passandogli sulla guancia fino all’orecchio, come un amo a pesca. Gli uomini con quell’aspetto avevano sempre un passato oscuro. Vero o inventato che fosse. Forse la cicatrice dello Sfregiato era dovuta a un colpo di coltello inferto durante un combattimento o una missione. Ma avrebbe potuto benissimo essersela procurata inciampando nei suoi stessi piedi, oppure grazie allo scalciare di un asino. La verità non contava poi molto. Fitzpatrick avrebbe scommesso che, qualunque storia raccontasse, l’ultima sarebbe certamente stata migliore della precedente.

    Uomini di quel genere avevano un passato oscuro, e lui lo sapeva bene, perché era anche il suo caso. La sua stessa faccia, il suo corpo, erano un campionario di cicatrici, anche se il suo passato era molto meno interessante di quanto chiunque avesse potuto supporre.

    Le nostre risorse sono limitate, disse il Bruttone, apparentemente scimmiottando l’abitudine dello Spilungone di affermare cose ovvie. Il Bruttone aveva la faccia butterata, e il suo naso aveva l’aspetto di un bulbo rosso vivo, pieno di vasi capillari esplosi. Ci manca tempo, manodopera...

    Il più grande attacco sul suolo americano è stato effettuato da meno uomini di noi, armati solo di taglierini, sostenne un altro uomo. Il suo aspetto era così insignificante che Fitzpatrick non era ancora riuscito a trovargli un soprannome adeguato.

    Loro lo hanno pianificato da anni! Affermò il Bruttone. Noi non abbiamo che pochi giorni. E da allora le misure di sicurezza sono state notevolmente incrementate. Lo sai bene. Sai bene cosa ci serve. Ci serve...

    Denaro. disse lo Sfregiato, la prima parola che Fitzpatrick gli aveva sentito pronunciare, e dovette resistere all’impulso naturale di alzare un sopracciglio, per mostrare che stava ascoltando. E’ ciò di cui abbiamo bisogno, non è vero? Ci manca il tempo e ci mancano le persone. La soluzione più ovvia è il denaro.

    Fitzpatrick si grattò oziosamente la barba, fingendo di non capire. Gli altri nove uomini nella stanza si misero a parlare in arabo, pensando che non capisse. Ma lui capiva benissimo. Aveva imparato un po’ di arabo durante i tour in Iraq e Iran anni prima, ma solo dopo aver fondato la Divisione si era reso conto di quanto fosse utile quella sua conoscenza. Gran parte del lavoro del suo precedente gruppo aveva coinvolto il Medio Oriente e il Nord Africa; organizzare piccoli colpi di stato, reprimere le rivolte ribelli, assassinare fastidiosi leader tribali.

    Capiva tutto, ma fingeva di non capire, si accese una sigaretta che aveva estratto da un pacchetto spiegazzato all’interno del taschino della sua maglietta nera.

    Quel posto, quell’edificio fatiscente in cui avevano stabilito un quartier generale temporaneo, un tempo era uno stabilimento di trasformazione alimentare e ne conservava ancora gli odori. Si trovava in un piccolo complesso industriale a meno di tre chilometri dal bazar di Sabzevar, una città precedentemente denominata Beyhagh, nella provincia di Razavi Khorasan nell’Iran nord-orientale, a circa seicentosessanta chilometri da Teheran.

    Sabzevar era una città piuttosto gradevole, nei limiti delle città di quel paese di merda. Fitzpatrick era stato certamente in luoghi peggiori. Almeno lì poteva camminare liberamente per le strade e farsi riconoscere come americano senza troppi problemi, a causa della sua corporatura robusta e del suo metro e ottanta di altezza, ma anche perché quella città era relativamente sicura.

    Eppure quel posto, l’ex stabilimento di trasformazione alimentare, non era un luogo piacevole. Puzzava. Era scarsamente arieggiato. Troppo caldo di giorno e pieno di spifferi la notte. Purtroppo, lo Sfregiato aveva ragione. Non avevano soldi. I pochi fondi che avevano provenivano da uno sceicco che lo Spilungone aveva ricattato per certe indiscrezioni, riguardanti dei ragazzi minorenni, i cui dettagli Fitzpatrick non aveva chiesto e delle quali non gli interessava sapere.

    Aveva pochi scrupoli. Ma abusare di bambini è una cosa imperdonabile. Non voleva sapere troppe cose sullo sceicco, altrimenti avrebbe ceduto alla tentazione di conficcargli una pallottola in testa.

    La soluzione è ovvia, dici. Il Bruttone guardò male lo Sfregiato. Se è così ovvio, come pensi di procurarli? E cosa ne potremmo fare?

    Lo Sfregiato fece una smorfia. Ovviamente non aveva alcun piano, era semplicemente frustrato dalla loro situazione. Saremmo liberi! disse lo Sfregiato. Potremmo comprare armi! Droni... esplosivi... Non staremmo qui a discutere su che misero piano mettere in atto con tutte le nostre limitazioni!

    Lo Spilungone puntò il suo dito storto contro lo Sfregiato. Non c’è niente di misero in quello che stiamo facendo qui...

    Ma lo Sfregiato gli rispose puntando il dito a sua volta. Tu sei quello che ha meno diritto di stare seduto a questo tavolo! gli gridò con il viso tutto arrossato. Parliamo di risorse? Ha sprecato tutti i nostri fondi in questa operazione... quel bastardo americano! Hai il coraggio di portarlo qui a discutere i nostri piani? Ti aspetti che ci fidiamo di lui?

    Lui sa molte cose, disse lo Spilungone, e Fitzpatrick trattenne una risatina.

    Lo Sfregiato non rise. Ah! Sputò con disprezzo. Che cosa sa? È solo un sicario. Un mercenario. E a quanto pare… lo Sfregiato sogghignò verso Fitz ha perso la sua ultima battaglia.

    Lui non disse nulla, continuò semplicemente a fissare la superficie del tavolo. Lo Sfregiato non aveva torto, Fitzpatrick non aveva un gran bell’aspetto. In quei giorni teneva la barba rasata corta a causa della lunga cicatrice bianca che gli attraversava il mento, dove i peli si rifiutavano di crescere. Attorno all’occhio destro e all’osso orbitale si era formata una ragnatela di rughe, pieghe sul viso che non sarebbero mai scomparse.

    Ed erano soltanto quelle visibili. Sotto la maglietta nera e i pantaloni cargo scuri ce n’erano molte altre. I medici gli avevano ripristinato chirurgicamente le ossa e rimesso le viscere a posto.

    Fitz tirò a lungo la sigaretta e la spense nel portacenere prima di parlare. Poi disse: vi racconterò la storia delle mie cicatrici, cominciò in un arabo quasi impeccabile (anche se con un forte accento), se mi raccontate la vostra storia.

    Nessuno parlò. La bocca del Bruttone si aprì leggermente, rivelando alcuni denti mancanti. Lo Sfregiato strinse gli occhi, ribollendo di rabbia, e fece qualche passo avanti.

    Non c’era nulla di apertamente minaccioso nel modo in cui era avanzato, ma il linguaggio del suo corpo la diceva lunga. Spalle indietro, gomiti leggermente piegati, mascella contratta.

    Fitz si era aspettato una qualche resistenza alla sua presenza a quell’incontro. La sua mano sinistra poggiava sull’elsa di un Ka-Bar dal manico nero. Lo estrasse, assicurandosi che tutti nella stanza sentissero il suono dell’acciaio sguainato prima di appoggiare il coltello affilato malvagiamente sul tavolo davanti a lui.

    Potresti pensare di avere qualcosa da dimostrare, disse Fitzpatrick, guardando lo Sfregiato in maniera penetrante, ma ti prometto che se ci provi, renderò di nuovo la tua faccia bella e simmetrica. Tracciò una linea sulla propria guancia, scendendo giù per l’orecchio, imitando la linea della lunga cicatrice dell’uomo.

    Lo Sfregiato non disse nulla. Si irrigidì, ma poco dopo si adagiò lentamente su uno sgabello di legno.

    Bene. Fitz passò al dialetto nativo dell’Oklahoma. Allora, vado avanti e parlerò in inglese per un po’, perché, niente di personale, ma la vostra lingua mi fa sentire come se stessi masticando uno stronzo di capra. Tu potrai tradurre più tardi ai tuoi amici.

    Si guardò intorno, aspettandosi di nuovo delle contestazioni, che però non arrivarono. Aveva il suo pubblico, almeno quelli che potevano capirlo.

    Tutti voi avete pagato un bel po’ di soldi per avermi qui, e non sono stato seduto con le mani in mano. Ci ho pensato su. Se ho capito bene, voi vorreste buttarvi di nuovo nel fondamentalismo, non è vero? Cercava di utilizzare le sue radici sudiste, esagerandole quasi fino alla parodia, ma ne valeva la pena. Probabilmente quelle persone erano in apprensione per il solo fatto che stavano ascoltando un americano e per giunta un cow boy.

    L’Ayatollah è mal consigliato, disse lo Spilungone in inglese. La pace con gli Stati Uniti è stata un grave errore. Siamo già di fronte ad accordi economici e commerciali che minacciano di portare l’occidentalizzazione nel nostro paese, fino al punto di...

    Fitz alzò la mano. Ho capito, un McDonald’s a Teheran è già fin troppo. Non sia mai che poi dovesse arrivare un Walmart, dove andremmo a finire?

    Vogliamo sferrare un colpo alla psiche e all’orgoglio della loro nazione, disse con forza lo Spilungone. E al contempo demonizzare di nuovo l’Iran agli occhi degli americani. Non può esserci pace!

    L’hai appena detto, rifletté Fitz. Bene, quindi fomentiamo un po’ di islamofobia vecchio stile come nei primi anni. Apparentemente sembrava strano, quegli uomini volevano diffamare il loro paese per salvarlo. Era un manipolo di uomini che si ritenevano i portavoce della nazione, i veri eroi che avrebbero fatto tutto quanto necessario per impedire all’Iran di diventare una colonia del West.

    Una lealtà che avrebbe potuto facilmente essere considerati infondata, persino folle.

     Ma Fitzpatrick li poteva capire. Dopotutto era stato un marine per più di un decennio.

    Urrah!

    E sai come farlo? gli chiese il Bruttone.

    Ho un’idea. Passami quel tablet.

    Lo Spilungone fece scivolare il tablet verso di lui e Fitzpatrick andò su YouTube. Digitò qualcosa nella barra di ricerca e attese. Il Wi-Fi fa schifo qui, mormorò e poi toccò una miniatura che apparve sul video. Ci volle un po’ di tempo, ma quando il video partì, girò lo schermo affinché tutti potessero vedere. Si avvicinarono, tutti e nove, spalla contro spalla, aggrottando la fronte.

    Sullo schermo c’era un vecchio. Era seduto nella classe di una scuola con un libro illustrato in grembo e una cerchia di bambini seduti intorno a lui mentre leggeva una storia su una famiglia di anatre che cercavano di attraversare una strada trafficata. Il vecchio indossava un berretto da baseball dell’esercito americano, una camicia di flanella a quadretti e un paio di jeans. Aveva profonde rughe d’espressone intorno agli occhi azzurri ancora luminosi, sebbene i suoi capelli fossero diventati bianchi da tempo. Si chinò sul libro e lesse lentamente, pur mantenendo un sorriso geniale sul suo volto segnato dalle intemperie.

    Ora la domanda da diecimila dollari, disse Fitz. Qualcuno qui sa chi è?

    I nove iraniani si scambiarono un’occhiata e poi di nuovo lui, alcuni scossero la testa in silenzio.

    Non penso proprio. Quello lì è William Preston McMahon. O, dovrei dire, l’ex presidente degli Stati Uniti William Preston McMahon. Il nonno Bill, oggi. Ha ottantaquattro anni. È stato in carica per due mandati alla Casa Bianca, dal 1981 al 1989. Oggi nonno Bill trascorre i suoi anni d’argento leggendo storie ai bambini dell’asilo e facendo volontariato nei canili. Gestisce una fondazione per aiutare negli studi i bambini della città. Più di recente, Bill si è impegnato molto con la stampa. Ha partecipato a talk show, notiziari e cose del genere, diventando apertamente uno degli sforzi di pace del presidente Rutledge.

    E a che ci serve questo vecchio? chiese con impazienza lo Sfregiato. Perché ce lo fai vedere?

    Beh, disse Fitz, "perché, come ha detto il tuo amico, io so alcune cose. Ad esempio, so che il nonno Bill possiede un ranch nella campagna del West Virginia. So che è sorvegliato da un paio di agenti dei servizi segreti in pensione che passano la maggior parte del loro tempo a guardare Ok, il prezzo è giusto, a giocare a bigliardo senza problemi di nessun tipo. So che Bill è ancora molto amato dalla gente, forse più adesso che quando era in carica. E infine, so che il prezzo di un biglietto aereo, un’auto a noleggio e qualche proiettile, potremmo racimolarlo".

    Lo Spilungone scosse lentamente la testa. Non capisco.

    Lo Sfregiato alzò le mani. Questo è ciò che ci hanno portato i nostri soldi? Il piano per uccidere un vecchio?

    Non esattamente, ribatté Fitz. Sentite, volete ferire la psiche americana? Ferire il nostro orgoglio? Potreste demolire un edificio. Contare i corpi. Oppure potreste cercare un’icona. E Bill è l’icona meno protetta a cui riesco a pensare. Colpirà gli americani nel profondo. Ma non basta. Perciò noi andremo là e rapiremo Bill. Lo prenderemo in ostaggio. Daremo la colpa all’Iran. Chiederemo un riscatto. Il governo degli Stati Uniti non vorrà negoziare con i terroristi, ma potrebbe cedere per Bill. Il popolo americano metterà sotto pressione tutta la classe dirigente. Che sia dannato se lo fanno, dannato se non lo fanno; in ogni caso creeremo un sacco di dissenso. Ma neanche questa è la parte migliore. Perché, che paghino o meno, metteremo comunque Bill fuori gioco.

    Vedendo l’espressione perplessa dello Spilungone aggiunse, "lo uccideremo. Significa che lo uccideremo comunque. E il bello è che la maggior parte delle persone sono piuttosto ingenue. Anche se il governo capisse che l’Iran non c’entra niente, la gente non ci crederà. Le loro menti sono ancora piene di tensione, vorranno credere alla colpevolezza dell’Iran. Faranno quadrato. Otterrete quello che vorrete e l’unico costo sarà la vita di Bill McMahon. Capite?"

    Ci vollero alcuni istanti prima che quel progetto venisse compreso. Fitzpatrick pensava che fosse un’idea brillante. Gli era venuta in seguito ad un incidente avvenuto circa sei mesi prima, quando il presidente Rutledge era stato brevemente tenuto in ostaggio dai palestinesi, uno dei quali si spacciava per il loro presidente. Aveva visto in prima persona quanto velocemente il paese potesse gridare alla guerra, alle bombe per eliminare la Cisgiordania dalla faccia della Terra a colpi di arma da fuoco.

    Quel gruppo non avrebbe mai potuto arrivare al presidente Rutledge. Ma a Bill McMahon probabilmente sì. E con Fitzpatrick alla guida.

    Facilmente.

    Con sua sorpresa, il Bruttone annuì per primo. Un ghigno malefico gli si accese sul viso, mentre diceva: Sì. Ho capito.

    Lo Spilungone annuì in silenzio. E anche lo Smilzo, come pure l’insignificante (che Fitz in quel momento decise che avrebbe chiamato l’Arabo triste), e poi tutti gli altri.

    Tutti tranne lo Sfregiato. Il quale si accigliò profondamente, gli occhi fissi sullo schermo del tablet.

    Che cosa ne dici?. Lo incalzò Fitz.

    Lo faresti? chiese cupamente l’uomo. Al tuo ex presidente?

    Fitzpatrick si strinse nelle spalle. "Non ho più legami in quel paese. Mi hanno rinnegato. La mia lealtà è in vendita e i soldi che paghi mi faranno vivere bene in un paese di non estradizione. Sto pensando alla Moldavia. Ho sentito che le ragazze dell’Est ci sanno fare.

    Lo Sfregiato lo guardò ancora per un momento, poi annuì. Penso ancora che tu sia un bastardo americano, mormorò. Anche se forse... sei più simile ad un lupo.

    Fitzpatrick sorrise a quella battuta.

    Due anni e mezzo prima era stato a capo della propria azienda, a capo dell’organizzazione di sicurezza privata chiamata Divisione. Almeno questo è ciò che l’opinione pubblica in generale e l’IRS pensavano di aver fatto. In realtà, quell’organizzazione gestiva operazioni segrete che nemmeno la CIA avrebbe toccato. Si presentavano a qualsiasi governo della repubblica delle banane con il portafoglio aperto chiedendo soltanto un po’ di armi. Lui e i suoi uomini avevano rovesciato i regimi e cambiato le sorti delle guerre.

    Poi venne quel giorno a New York City, un pomeriggio abbastanza insignificante appena prima del tentato bombardamento del tunnel di Midtown. Tutto ciò che Fitz e i suoi ragazzi dovevano fare era bloccare l’Agente Zero per un po’. Ma poi quella puttana israeliana aveva rovinato la festa. Quell’agente del Mossad, con il taglio di capelli da lesbica, lo aveva investito con un’auto.

    Quel giorno si era fratturato diciassette ossa. Riportò anche una perforazione al polmone. Solo parzialmente aveva recuperato la vista al suo occhio destro. Si era messo a riposo per quattro mesi. Aveva dovuto imparare di nuovo a camminare. Come usare una pistola. Aveva subito un danno permanente ai nervi della colonna vertebrale e degli arti. L’ex vicedirettore Ashleigh Riker lo aveva assunto, aveva rinnegato ogni legame con la Divisione ed era stato successivamente imprigionato. Fitz era stato fortunato a questo riguardo; evitò la prigione, ma le spese mediche lo mandarono in bancarotta. I pochi membri rimasti della Divisione lo abbandonarono. Negli ultimi due anni rimase solo e senza soldi.

    Eppure... aveva ancora dei contatti. La gente parlava ancora, e quel chiacchiericcio lo aveva portato lì, a un gruppo di persone che non potevano essere più diverse da lui ma con le quali comunque aveva qualcosa in comune. Anche loro erano disposti a fare tutto il necessario per riprendere in mano la situazione, per salvare il salvabile.

    Avrebbero ucciso, se fosse stato necessario. Proprio come avrebbe fatto lui. Proprio come aveva fatto in passato.

    Dopo tutto quello che aveva fatto per il suo paese, la sua gente gli avevano voltato le spalle. Aveva smantellato la sua organizzazione, lo aveva rinnegato. Aveva perso tutto. Ma quella... quella era l’occasione per essere risarcito.

    Valeva la pena uccidere per riprendersi ciò che restava della sua vita?

    Sì, pensò. Certamente sì.

    CAPITOLO UNO

    Affascinante, mormorò Dillard mentre esaminava le radiografie del cervello di Zero fissate a una scatola illuminata, montata orizzontalmente sulla parete bianca della sala analisi. Semplicemente affascinante.

    Sono davvero contento che il mio cervello, in rapido deterioramento, susciti il tuo interesse, avrebbe voluto dire Zero. Ma tenne a freno la lingua; quell’uomo stava solo cercando di aiutarlo.

    Guarda qui. Il neurologo indicò una delle scansioni retroilluminate, quella che a Zero sembrava essere una macchia nebulosa in un angolo dello schermo. Questa è una radiografia di aprile, la tua terza visita qui da me. E questa, disse puntando il

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