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Cabala e Chakra: Un percorso iniziatico

Cabala e Chakra: Un percorso iniziatico

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Cabala e Chakra: Un percorso iniziatico

Lunghezza:
296 pagine
4 ore
Editore:
Pubblicato:
4 feb 2021
ISBN:
9788892721098
Formato:
Libro

Descrizione

Esiste un antico libro, ma antico davvero, che ci racconta attraverso una metafora avvincente la discesa - immersione meditativa dell’Anima attraverso i Sette Palazzi interiori e la successiva risalita - resurrezione come Anima rinnovata, maggiormente consapevole di sé stessa e della propria scala valori.
Questo libro è chiamato “La discesa di Inanna, regina del cielo e della terra dei Sumeri” ed è stato inciso in linguaggio cuneiforme su tavolette d’argilla nel terzo millennio a.C.
Da molti anni Giuliana Ghiandelli è una studiosa della Kabbalah, materia che afferma che “non si morirà di sapienza”.
Questa è una frase che può fare riflettere, in quanto non si impara mai abbastanza, ragion per cui ognuno di noi non deve mai affermare di sapere tutto.
Nella Kabbalah puoi trovare le risposte necessarie al tuo benessere, sia esso mentale-fisico-spirituale.
Editore:
Pubblicato:
4 feb 2021
ISBN:
9788892721098
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Cabala e Chakra - Giuliana Ghiandelli

Ghiandelli

Chakra

cabalistici

PARTE I

LA CABALA

Della Cabala si può dire che è l’esoterismo basato sulle Sacre Scritture ebraiche. Esso insegna che, tutta la creazione è costituita da molti livelli di realtà: a partire da quelli spirituali, invisibili, rarefatti; per poi arrivare a quelli grossolani quindi materiali. Ognuno di questi mondi possiede una sua personale e indipendente esistenza ma per costruire un tutto unico, ognuno di questi mondi deve essere collegato col mondo sia precedente che successivo. Se è preso ad esempio, il corpo umano, è riferito agli ultimi gradini della scala di creazione. Esso viene tenuto in vita, dall’anima animale o vitale, Nefesh, è il tipo di anima che si ha in comune con gli animali; poi a sua volta riceve energia dallo Spirito Superiore, Ruach, sede dei sentimenti umani con i suoi ideali e aspirazioni altruistiche. Essendo l’anima animale, Nefesh, e il corpo due entità molto diverse funzionano con due tipi di energie, strumenti particolari li connettono e, inoltre, permettano lo scambio di vitalità ed informazioni da un piano all’altro. Questi trasformatori di energie nella tradizione orientale sono denominati Chakra che nel loro senso letterale si traducono in ruote, i principali sono sette.

Il nome ruota, deriva dal fatto che osservandoli assomigliano a dei mulinelli vorticosi, composti da diversi flussi energetici e ad ognuno appartiene un suo colore dominante. Il fenomeno di vortice è formato grazie al passaggio di grandi e grosse quantità energetiche, che percorrono i vari piani attraverso delle aperture relativamente piccole.

La Cabala conferma l’esistenza di questi centri, Chakra, e approfondisce il significato con i gradini dell’anima. Infatti, la Cabala invita a conoscere le corrispondenze, sistema che permette di scoprire la rete di legami invisibili, che unisce i molteplici livelli di cui è composta l’esistenza. Nella Bibbia si trova l’affermazione: Adamo fu creato ad immagine e somiglianza di D-o essa stabilisce un’equazione valida in entrambi i sensi. Queste caratteristiche divine possiedono sia un’equivalente nella coscienza umana sia nella Coscienza Divina. Infatti, il corpo di Adamo era il riflesso di una determinata struttura presente in quella parte della Consapevolezza di D-o che gli permise di creare il mondo che, se pure nella sua unità e semplicità assolute, non si può mettere in dubbio la creazione che possiede molteplici aspetti.

Uno degli aspetti è velato e inaccessibile, mentre un altro aspetto si presta all’analisi, quindi si può farlo conoscere attraverso gli strumenti della mente umana; questo si verifica in modo particolare se si usa la parte simbolica, esoterica e intuitiva non solo quella razionale. Nell’ideare e realizzare la creazione di D-o è stato sviluppato un piano generale: una specie di mappa di tutti i mondi. Nella sua totalità prende il nome di Adam Qadmon o Essere Umano Primordiale. Per meglio dire: la creazione possiede una forma ed una struttura analoga a quella dell’essere umano. Tutto ciò non vale solo per quanto riguarda l’anima ma anche per il corpo umano. Adamo quando si trovava nel Giardino dell’Eden aveva il corpo eterno e luminoso, inoltre, ogni sua parte aveva un corrispettivo preciso sia nel cosmo fisico sia in quello spirituale.

Questo è il motivo per cui, uno dei più antichi testi lo Sefer Yetzirah o Libro della Formazione chiama le parti dell’anima con il nome di determinati organi del corpo. Dopo il peccato commesso da Adamo ed Eva il corpo ha perso gran parte della sua somiglianza con il Divino, ma del tutto, infatti, si è solo offuscata perché si è rivestito della pelle del serpente, trasformazione che inganna l’occhio con le sue apparenti cadute mortali. Tuttavia, quando la consapevolezza si risveglia è in grado di scoprire: le somiglianze, le corrispondenze, le affinità tra i mondi inferiori e quelli superiori. Uno dei più grandi Maestri Spirituali riconosciuti nel passato, Giobbe, recitò: dalla mia carne vedrò D-o. Questo spiega l’ordine che la struttura del corpo umano è in grado di insegnare dei sublimi segreti della stessa struttura del Divino, o ancora meglio, della parte Divina della Creazione, Adam Qadmon. Nel suo stato decaduto, il corpo umano contiene i segreti profondi, inoltre, è l’insostituibile strumento attraverso il quale si può agire nel mondo fisico in modo da permettere la rettificazione. Le parti del corpo umano hanno delle controparti spirituali e le loro funzioni sono in rapporto sincronico di tipo a-causale.

Mi spiego meglio: la teologia dice che la causa viene dal superiore, mentre l’inferiore è l’effetto, ma sovente le azioni che si compiono nei piani inferiori, anche se meno perfette, hanno influenze anche sui livelli più elevati. Proprio in base a questo principio anche semplici esercizi fisici o particolari atteggiamenti nel campo dell’alimentazione possono avere un effetto benefico nell’evoluzione della consapevolezza.

Testo che analizza e valuta i sette invisibili incroci tra il traffico spirituale e quello fisico, Chakra, ciò permette all’energia di salire e scendere nella scala dell’esistenza. Nel corpo umano, è rimasto un segno preziosissimo per quanto piccolo, dello stato eterno posseduto da Adamo e quando era nel Giardino dell’Eden. Infatti, il ritrovamento e il potenziamento di questa parte così preziosa, è uno dei compiti più importanti che si dovrebbe avere come obiettivo, in questa esistenza. A questo proposito Isaia recitò: …stenderà la mano sul fiume e con forte vento lo aprirà in sette torrenti. La spiegazione è ovvia: il fiume è riferito al flusso dell’energia che circola nel nostro corpo in continuazione per nutrirci e proteggerci. A sua volta, viene divisa in sette flussi più piccoli ed ognuno di essi ha il suo tipo di energia particolare a seconda della corrispondenza, così l’energia globale nutrirà il centro a cui corrisponde sviluppando i meravigliosi doni che ha nascosti.

La Consapevolezza superiore, anche se unica, si esprime e differenzia in sette raggi principali, paragonabili ai sette colori dell’arcobaleno che insieme formano la luce bianca del sole. Nel corpo umano ogni Chakra rappresenta un colore o tonalità particolare, riferito al modo in cui il soggetto vive, agisce, pensa, sente, vuole e quant’altro inerente alla vita quotidiana.

Esaminerò i Chakra uno per uno con le corrispondenze del settenario, sia presente nell’essere umano sia riferito alla ricchissima simbologia biblica e cabalistica, quali: le sette braccia della Menorah, il candelabro del Tempio di Gerusalemme. Questo è un simbolo molto importante in quanto rappresenta la luce della sapienza, che si irradiava verso Israele e l’umanità. In ognuno di noi è presente una potenziale Menorah, il nostro compito è quella di accenderla, e curarne le fiammelle, controllando che non manchi mai l’olio e che la luce si irradi sempre più verso il mondo.

ORIGINE DEL SETTENARIO

Il settenario è il più importante di tutte le divisioni. La tradizione cabalistica afferma: tutti i settimi sono beneamati questo significa che esiste qualche cosa di particolarmente prezioso e importante nel numero sette. Dal libro della Formazione, Sefer ha-Zohar, si legge che le ventidue lettere dell’Alfabetico Ebraico, sono i mattoni basilari di tutto l’edificio del creato. Ecco, come furono utilizzate le lettere ebraiche: "Quando egli volle creare il mondo, tutte le lettere, ma in ordine inverso, gli si presentarono. Fu la lettera Tav che si presentò per prima: Maestro dei mondi disse, ti piaccia servirti di me per operare la creazione del mondo, dato che io formo la lettera finale della parola Emet che significa Verità, incisa sul tuo sigillo, e poiché tu stesso sei chiamato Emet, conviene al Re di cominciare con la lettera finale della parola Emet e di servirtene per operare la creazione del mondo. Il Santo, sia Benedetto, gli rispose: Tu sei degna in effetti, ma non conviene che io mi serva di te per operare la creazione del mondo, perché tu sei destinata ad essere segnata sulla fronte degli uomini fedeli, che hanno osservato la legge dalla Alef sino alla Tav, e ad essere così unita alla morte, ed anche perché tu formi la lettera finale della parola Mavet che significa Morte. Per queste ragioni, non mi conviene servirmi di te, per operare la creazione del mondo. La lettera Tav uscì immediatamente. Entrò allora la lettera Shin e, dopo avere formulato la stessa domanda, essa fece valere l’iniziale del nome Divino Shaddai, che è una Shin. Conviene, ella disse, servirsi dell’iniziale del nome sacro Shaddai, per operare la creazione del mondo. D-o le rispose: in effetti tu sei degna, tu sei buona e sei vera, ma dei falsari si serviranno di te per raccontare delle menzogne, associandoti alle due lettere Quf e Resh , per formare così la parola Schèqer, che significa menzogna. Da queste parole, risulta che per fare accettare le loro menzogne, i mentitori sono obbligati ad unirvi anche un principio di vero. E perciò la parola Schèqer che si traduce in menzogna, è l’anagramma della parola Qescher, che significa nodo, fascio; perché per accettare le menzogne il mentitore è obbligato a cominciare con il dire una verità Shin, alla quale aggiunge poi la menzogna, Quf e Resh, in modo da legare insieme queste due. Quindi, benché tu sia vera, lettera Shin, dato che i tre Patriarchi saranno riuniti in te, non conviene mi serva di te per operare la creazione del mondo, poiché tu sarai spesso associata alle due lettere Quf e Resh che sono del lato cattivo, di quello del demonio. Quando la lettera Shin ebbe inteso queste parole, uscì. Vedendo questo, le lettere Quf e Resh non osarono presentarsi. La lettera Tzadde entrò e formulò la stessa domanda, richiamandosi al fatto che la parola giusto Tzadik applicata agli uomini e a D-o comincia con la lettera Tzadde, così come sta scritto: Perché il Signore è giusto, Tzadik, ed egli ama la giustizia Tzedaqoth. D-o le rispose: in effetti, tu sei giusta o lettera Tzadde, ma non conviene che mi serva di te per la creazione del mondo, dato che tu devi essere nascosta, per non dare appiglio all’errore. La tua forma primitiva è, infatti, una Nun obliqua, principio femminile, sul quale viene a unirsi una Yud, principio maschile. E questo è il mistero della creazione del primo uomo, il quale fu creato a doppia faccia, due figure volte in senso inverso, schiena contro schiena, ed è per questo che la Yud è presentata di schiena e non di faccia, sia che guardi in alto, sia che guardi in basso. Anche tu, disse D-o a Tzadde, sarai divisa un giorno in due, ma tu andrai altrove. La lettera Tzadde uscì e se ne andò. La lettera Peh entrò poi e formulò la stessa domanda, facendo valere il fatto che la parola Peduth che significa Liberazione, quella liberazione che D-o deve compiere un giorno nel mondo comincia con una Peh. D-o le rispose: tu sei degna, in effetti, ma la parola Pescha, che si traduce in Peccato, comincia ugualmente con una Peh. Tu hai la testa bassa, simbolo del peccatore che, vergognoso, abbassa la testa e stende le braccia. Alla lettera ‘Ain , D-o rispose che essa comincia con la parola Avon, che si traduce in crimine. Quantunque essa facesse valere il fatto che comincia ugualmente la parola Anava che significa Modestia, il Santo, sia Benedetto, le disse: non mi servirò di te, per operare la creazione del mondo. Quando essa uscì, la lettera Samek entrò e formulò la stessa domanda delle lettere precedenti, richiamandosi al fatto che il versetto dove sta scritto: il Signore sostiene tutti coloro che vacillano comincia con una parola, la cui iniziale è una Samek, che si traduce in sostegno. D-o le rispose: è precisamente a causa della tua destinazione, che devi restare al tuo posto, perché se io ti togliessi dal tuo posto, per servirmi di te per operare la creazione del mondo, che avverrebbe di coloro che sono vicini a cadere, dato che si appoggiano su di te? La lettera usci immediatamente. Alla lettera Nun fece valere il fatto che le parole Nora che si traduce in Timore e Nava che significa bello, cominciano con questa lettera, D-o le rispose: ritorna al tuo posto, perché è per causa tua se la Samek è tornata al suo posto. Tornando al suo posto, immediatamente essa uscì. La lettera Mem fece valere il fatto che è l’iniziale della parola Melek che significa Re. D-o le rispose: è vero ma non mi servirò di te per operare la creazione del mondo, dato che il mondo avrà bisogno di un Re. Resta dunque al tuo posto, con le altre lettere che formano la parola Melek, cioè a dire con la lettera Lamed e con la lettera Khaf , perché non è possibile per il mondo restare senza Re. A questo punto la lettera Khaf turbata, discese dal trono glorioso ed esclamò: Signore dell’Universo ti piaccia servirti di me per operare la creazione del mondo, poiché io sono l’iniziale della parola che esprime la tua gloria Kadoh che si traduce in Gloria. Quando la lettera Khaf lasciò il trono, duecentomila mondi, così come il trono stesso, furono scossi, la scossa fu così violenta che minacciò di fare crollare tutti i mondi. Il Santo, sia Benedetto, disse allora a questa lettera: O Khaf, Khaf, perché persisti a restare qui? Torna al tuo posto, perché non mi servirò di te per operare la creazione del mondo, poiché tu sei l’iniziale della parola che esprime lo sterminio Kala, che significa sterminare, torna dunque al tuo posto e restaci. Immediatamente la lettera Khaf uscì e fece ritorno al suo posto. Entrò in seguito la lettera Yud e formulò la stessa domanda, facendo valere il fatto che essa forma l’iniziale del nome sacro. D-o le rispose: è abbastanza per te d’essere incisa e marchiata in me stesso e di essere il punto di partenza di ogni mia volontà, non conviene toglierti dal mio nome. La lettera Tet entrò a sua volta e formulò la domanda delle lettere precedenti, facendo valere il fatto di essere l’iniziale della parola Tov che significa buono, che è uno degli attributi di D-o, chiamato il buono e il giusto. D-o le rispose: "non mi servirai per la creazione del mondo, dapprima perché il bene che tu rappresenti, è chiuso e nascosto in te, così come sta scritto: o quanto è grande la tua bontà nascosta a quelli che ti temono, quindi il bene riservato al mondo futuro, di conseguenza non hai nulla in comune col mondo che voglio creare adesso, in seguito perché è precisamente a causa del bene che nascondi in te, che saranno infossate le porte del tempio nella terra, così come sta scritto: le tue porte saranno infossate nella terra. E, infine, perché tu hai per vicina la lettera Cheit, con la quale costituisci la parola che designa il peccato. È anche per questa ragione, che le due lettere, Cheit e Tet non figureranno in nessuno dei nomi delle dodici sante tribù, la lettera Cheit uscì immediatamente. Entrò in seguito la lettera Zain che formulò la stessa domanda delle lettere precedenti, facendo valere il fatto di essere l’iniziale della parola che comincia il versetto riguardante l’ordine del riposo sabbatico, così come sta scritto: ricordati di santificare il giorno di Shabat. D-o le rispose: non mi servirò di te per operare la creazione del mondo, perché tu sei l’immagine della guerra, poiché hai la forma di una spada affilata e di un pugnale da guerra, simile a quello della lettera Nun. La lettera uscì immediatamente. Entrò la lettera Vav e formulò la stessa domanda delle lettere precedenti facendo valere il fatto di fare parte del Nome Sacro. D-o le rispose: è abbastanza per te e per la tua vicina, la lettera Hey , di figurare nel mio nome, di costituire il mistero racchiuso nel mio nome e di essere incisa e marchiata nel mio nome. Così non mi servirò di te, per operare la creazione del mondo. Entrarono poi le lettere Dalet e Ghimel e formularono a loro volta, la domanda delle lettere precedenti. Rispose loro D-o: è abbastanza per voi egualmente di restare assieme l’una a fianco l’altra, perché vi saranno sempre dei poveri nel mondo, ai quali dare soccorso. E Dalat che significa povertà, designa il povero e Ghamal che significa soccorrere, designa il benefattore che assiste il primo. Restate, quindi, una a fianco all’altra affinché una entri nell’altra. Entrò poi la lettera Beit , dicendo: Signore dell’Universo, ti piaccia servirti di me per operare la creazione del mondo, dato che sono l’iniziale della parola di cui si serve per benedirti, Baruk che significa sia benedetto in alto e in basso. Il Santo sia Benedetto gli rispose: è effettivamente di te che mi servirò, per operare la creazione del mondo, e tu sarai la base dell’opera di creazione. La lettera Alef , restò al suo posto senza presentarsi. Il Santo sia Benedetto gli disse: Alef, Alef, perché non ti sei presentata davanti a me, come tutte le altre lettere? Essa rispose: Signore dell’Universo, vedendo presentarsi davanti a te tutte le lettere inutilmente, perché mi sarei presentata anch’io? Inoltre, come ho visto che hai già accordato alla lettera Beit questo dono prezioso, ho compreso che non si addice al Re celeste, riprendere il dono che ha fatto a un suo servitore per darlo a un altro. Il Santo sia benedetto gli rispose: o Alef, quantunque sia la lettera Beit di cui mi servirò per operare la creazione del mondo, tu avrai compensi, perché sarai la prima di tutte le lettere ed io non avrò unità che in Te. Tu sarai la base di tutti i calcoli e di tutti gli atti fatti nel mondo, e non si potrà trovare unità in nessuna parte se non nella lettera Alef.

Da ciò si evince che il Santo, sia Benedetto, ha creato le forme delle grandi lettere celesti alle quali corrispondevano le piccole lettere di quaggiù. È perciò, le prime due parole della Scrittura hanno per iniziali due Beit, Bereshith Barà, e le due parole seguenti due Alef, Aelohim Aeth, per indicare le lettere celesti e quelle di questo basso mondo, le quali non sono in realtà, che le sole e medesime lettere, con l’aiuto delle quali si opera tutto, nel mondo celeste e nel mondo di quaggiù. Cabalisticamente i numeri non sono solamente entità quantitative, di valore e significato o arbitrariamente scelto, ma hanno caratteristiche e qualità indipendenti e personali dall’uso che gli esseri umani ne possono fare. Il settenario, quindi la divisione in sette, proviene dalla parte entrale della Coscienza o mente Divina che in Cabbala si chiama Gulgalta o Cranio dove si trova la sede la sede della Beatitudine infinita e quindi rappresenta il piacere beatificato nella motivazione di D-o nel creare il mondo. Secondo l’antico testo il Libro della Formazione o Sefer Yetzirà il settenario nel corpo umano ha la sua sede privilegiata nel capo con le sue sette aperture: due occhi, due orecchi, due narici, la bocca. (vedasi immagine)

; e a loro volta formano le varie dimensioni della realtà. Dalla lettera deriva un pianeta, un giorno della settimana, un’apertura del volto. A questo livello si situano i sette centri della consapevolezza, Chakra, cioè: le sette aperture dell’interiorità superiore aprono le sette porte grazie alle quali la forza vitale superna fa capolino nel mondo umano, poi le sette lettere doppie diventano i canali attraverso i quali si riceveranno i sette doni fondamentali. È proprio grazie all’apertura dei sette centri di consapevolezza, Chakra, che si potrà usufruire dei sette doni, cosa più difficile nel caso in cui i Chakra siano chiusi o mal funzionanti. Ogni lettera ebraica corrisponde a un numero, sommando le sette lettere doppie il totale corrisponde al numero 709, numero che corrisponde al valore di questa frase: …non c’è fato zodiacale per chi risveglia in pieno la consapevolezza del capo. Il significato di questa frase è che è possibile, per ognuno di noi, superare i limiti imposti dai: segni zodiacali, condizionamenti che siano o no imposti di qualsiasi natura. Il loro buon funzionamento garantisce una serie di vantaggi pratici e psicologici: più salute, meno tensione, migliore utilizzo delle energie disponibili, successo nelle varie attività o imprese della vita, senso di felicità, pienezza e appagamento. Inoltre, si possono raggiungere degli stati meditativi, contemplativi e mistici. L’obiettivo delle sette lettere doppie è quello di raggiungere l’Ain, il Nulla Trascendente e metafisico, che è l’origine dell’abbondanza infinita, l’ultimo scopo di ogni meditazione. Nella cultura cabalistica l’Ain corrisponde al livello dell’anima Chiah o Vita cosmica che è il quarto livello dell’anima dal basso cioè lo stato di Luce Avvolgente il più prezioso dei vari tipi di luce che sostengono la creazione. Conseguentemente i sette doni delle lettere doppie sono i sette stati del Piacere Avvolgente stato più oggettivo, stabile e duraturo, quindi facilmente sperimentabile dagli esseri umani. I doni sono: Sapienza Chokma, Ricchezza Osher, Fertilità Zera, Vita Chaim, Governo Memshalà, Pace Shalom, Grazie o Bellezza Chen. Ognuno di questi doni corrisponde a una delle lettere doppie: viene ricevuto, sviluppato e assimilato attraverso il relativo Chakra o Centro di Coscienza, pianeta, giorno della settimana, apertura della testa. Oltre ai settenari appena citati si originano anche i Cieli, Palazzi dell’esperienza mistica, Terre, Fiumi sacri, Mari, Deserti ecc. Ora esaminiamo i Chakra, partendo dal basso per poi salire verso l’alto, poiché si tratta di un cammino di risalita e di progressiva presa di coscienza. I centri inferiori sono la sede delle funzioni primarie, appartengono sia agli esseri umani sia agli animali; mentre quelli superiori hanno la prerogativa di chi dedica la vita all’evoluzione per raffinare la

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