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Il mistero della città sommersa

Il mistero della città sommersa

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Il mistero della città sommersa

Lunghezza:
106 pagine
1 ora
Pubblicato:
26 gen 2021
ISBN:
9788825414561
Formato:
Libro

Descrizione

Fantascienza - romanzo breve (69 pagine) - L’Ondata del ’45 ha sommerso le città. Il clima è cambiato. L’omicidio, no.


Un imprenditore edile muore, precipitando da un ponteggio. Lo scenario è quello di un Comune costiero italiano, con la parte vecchia della città semisommersa a causa dell’innalzamento dei mari. Siamo nel 2066. Il clima è cambiato, l’Italia anche, e la morte dell’imprenditore non sembra un incidente sul lavoro ma un omicidio.

L’ingegnere Spada, un semplice dirigente dei lavori pubblici del Comune, è chiamato a collaborare alle indagini. Forse può capire qualcosa che le autorità non riescono a vedere. È tutto più complicato da quando il Lampo ha distrutto tutti gli archivi digitali del pianeta. Anche gli archivi catastali digitalizzati. La carta è tornata protagonista e forse la causa della morte dell’imprenditore è nei vecchi faldoni, o nell’acqua che sommerge un passato torbido.


Roberto Guarnieri, classe 1963, è un ingegnere civile e lavora nell’Amministrazione comunale della sua città (Civitanova Marche). È appassionato di fantascienza, fantasy, archeologia e tematiche sui misteri delle antiche civiltà perdute. Ha pubblicato diversi racconti su riviste (Delos, Altrisogni, Writers Magazine Italia, Carmilla, Urania) e antologie (tra le più importanti le serie 365  racconti Il Magazzino dei Mondi, tutti della Delos Books, oltre ad altre delle Edizioni Scudo). Ha frequentato nel 2012 un corso online di scrittura creativa con Franco Forte. È stato finalista al Premio Blakwood Algernon 2012, al Premio Urania Stella Doppia 2013 e al Premio della rivista Effemme 2013. Per Delos Digital ha pubblicato tra l'altro i serial Il circolo dell'Arca e Terra Incognita.

Pubblicato:
26 gen 2021
ISBN:
9788825414561
Formato:
Libro

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Il mistero della città sommersa - Roberto Guarnieri

9788825412536

1

Città di Porto Marino, Adriatico Centrale, 13 maggio 2066

Il Lunedì mattina l’ufficio sapeva di chiuso e polvere. Incurante delle facce tristi che vagavano nei corridoi del Comune aprii fischiettando la finestra lasciando che l’aria fresca del mattino invadesse la stanza, inondandola con l’odore della primavera.

La maggior parte dei colleghi odiava il Lunedì. Per me, al contrario, era una giornata carica di energia, a patto però di aver trascorso un buon fine settimana. Con il ricordo ancora vivo dell’escursione nei monti dell’Appennino mi feci avvolgere dalle spire della poltrona e spalancai gli occhi azionando il sistema informatico. Lo schermo fluttuò ai bordi della scrivania subito riempito dallo sfarfallio della mail in arrivo. La luce solare diretta confondeva le immagini così trasferii la videata nel piano orizzontale di vetro antiriflesso della scrivania e picchiettai soddisfatto aprendo i primi messaggi.

Niente di urgente, constatai soddisfatto. O meglio: niente di estremamente urgente, perché se sei il Dirigente dei lavori pubblici di un comune, specie uno dinamico e costiero come Porto Marino, l’urgenza è la normalità. Con gesti rapidi inoltrai ai vari servizi le richieste di sopralluoghi, danni, lamentele e relativi verbali di accesso agli atti, evidenziando e trasferendo in area privata le comunicazioni da sbrigare di persona perché riservate, rognose o scottanti dal punto di vista politico.

L’orologio sobbalzò allegro come un palloncino verso la finestra illuminandosi di rosso, per rammentarmi la video riunione delle nove. Pur sapendo che non era possibile avrei giurato oscillasse sospinto dalla brezza che si infilava dalla finestra aperta.

– Buongiorno ingegnere, come è andato il fine settimana?

La voce fiacca di Rinaldi, appoggiato allo stipite della porta con dei fogli in mano, mi fece tornare con i piedi per terra. Sospirai tirando fuori un sorriso di circostanza. La giostra iniziava.

– Ci sono dei documenti cartacei da firmare – dichiarò, stanco come fosse già Venerdì – Tutti i report del mese di Aprile. Ormai ho capito che andrò in pensione senza poter vedere mai il tanto proclamato zero carta.

– Beata carta – risposi allungando la mano sui fogli gialli e ruvidi, riciclati almeno tre volte. – Pensa quanto lavoro in meno se non avessimo digitalizzato tutto per farcelo poi cancellare dal Lampo.

Ci pensò su come se non ne avesse mai sentito parlare. – Mica è detto sia stato un male. Una quindicina di anni di scartoffie in meno. Spariti documenti, spariti i problemi.

A volte penso che a ridosso della pensione il cervello si metta in modalità standby.

– Rinaldi quanti anni ti rimangono? Due?

– Forse meno ingegnere, dipende dalla nona revisione del Decreto Termine Lavoro e dalla verifica probabilistica dei fondi pensionistici. Se risalgono sopra lo zero forse allungano solo di due settimane ogni…

Lo fermai con un gesto di resa. – Era una domanda retorica. Giusto per farti capire che non è il mese prossimo e purtroppo devi giustificare lo stipendio.

Rinaldi era il responsabile del servizio demanio marittimo. Mi conveniva spostare la conversazione sul lavoro prima che iniziasse a parlare di calcio come ogni Lunedì mattina

– Problemi sulla linea di costa? C’è stata una bella mareggiata Sabato. Molto violenta per essere metà maggio.

Alzò le spalle e sorrise. – Nulla di grave. Sono crollati un paio di edifici e la vecchia torre dell’acquedotto. Le onde hanno trascinato a riva una decina di vecchi pali della luce, alberi e un paio di carcasse di auto, nulla più.

Tirò su col naso, come faceva sempre quando era pensieroso. L’ora dei ricordi, intuii con terrore. La maledizioni di ogni impiegato prossimo alla pensione.

– Ai miei tempi il mese di maggio era quello più impegnativo, se ti occupavi del Demanio marittimo. – attaccò con voce sognante. – Bisognava pulire la spiaggia, livellare la sabbia, sbrigarsi a ultimare i lavori sulle scogliere. Gli stabilimenti balneari aprivano tutti insieme, piantavano ombrelloni, protestavano per i ritardi. Le ordinanze della Capitaneria di Porto fioccavano ogni giorno. I controlli sull’acqua del mare…

– Lo so Rinaldi. – Confermai mentre sfogliavo la posta in arrivo senza guardarlo. Forse era sufficiente per farlo zittire. – Qualche vago ricordo della spiaggia lo conservo anche io. Però adesso vediamo di lavorare, va bene? Fai portar via i rottami e fatti dare le analisi dell’acqua della settimana scorsa. Ogni mareggiata tira su tutta la Tavola degli elementi, esclusi quelli radioattivi. Almeno per adesso.

Capì l’antifona e a malincuore uscì dall’ufficio. Almeno avevo rotto il ghiaccio del Lunedì mattina. Sfoltita la comunicazione e indirizzata la posta passai in rassegna la scrivania, ingombra di irte colonne di file, programmi in esecuzione e vecchi faldoni. Non c’era che l’imbarazzo della scelta. Puntai sulle nuove pratiche edilizie di Ishalamab. Di sicuro la metà erano da bocciare, pensai con un sorriso crudele, meglio affrontarle subito e lanciare ordini di diniego prima di colazione.

– Beato te, Marlowe. – esclamai, rivolgendomi all’ologramma di Bogart, in impermeabile e cappello teso sugli occhi, che se ne stava in piedi accanto alla porta. – Tu avresti risolto tutto con due telefonate alla Centrale e un pacchetto di sigarette.

Era un regalo di una vecchia amica che conosceva la mia passione per i vecchi film noir americani. Marlowe non poteva rispondere, ma la sua presenza mi metteva di buon umore. Io e lui non facevamo un lavoro poi così dissimile.

Dopo un paio di ore e una buona quantità di videochiamate l’entusiasmo stava già sfumando. Mentre mi agitavo sulla sedia realizzai che era ora di uscire e fare un sopralluogo, ottima scusa per prendere una boccata d’aria. L’ampliamento della scuola primaria nel settore cristiano stava procedendo nei tempi previsti, un lavoro semplice e affidato a una ditta di fiducia che sapeva il fatto suo.

Mandai un avviso di convocazione ad Anselmi, il titolare dell’impresa, presi le chiavi della mia auto (non ne trovai una di servizio disponibile) e impostai l’indirizzo di arrivo mettendomi comodo al posto del guidatore. L’auto elettrica fece il suo dovere portandomi a destinazione in meno di dieci minuti, senza mai entrare in manuale o superare i 30 chilometri all’ora.

Il segnale di emergenza, delicato ma insistente, mi fece sobbalzare, immerso come ero nei miei pensieri. Sbloccai la polarizzazione del visore esterno, cancellando Frodo Baggins intento a passeggiare in un bosco in compagnia di un elfo.

Apparve la strada, ingombra di veicoli con sirene fluorescenti. Auto della polizia, una ambulanza e gente attorno indaffarata. Il cancello di cantiere era aperto e una piccola folla sostava vicino all’ingresso. Non ci voleva un genio per capire che c’era stato un incidente. Sul COM si dilatarono una sfilza di chiamate senza risposta. Scesi dalla vettura e mi incamminai a passo veloce verso l’ambulanza, mentre il sistema di controllo cantiere riconosceva la mia emissione dandomi il via libera.

Dribblai due infermieri per finire di fronte a un poliziotto

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