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Riflessi in uno specchio scuro
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E-book266 pagine3 ore

Riflessi in uno specchio scuro

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Info su questo ebook

Elia Montorsi Banni, magnate della finanza cinico e senza scrupoli, è assassinato nello studio di casa. L’omicidio fitto di mistero coinvolge una larga schiera di personaggi. Un delitto incomprensibile reso ancor più illogico dalla deposizione di quanti si trovano sulla scena del crimine. Il commissario Aristide Melandri, incaricato del caso, deve confrontarsi con alterne e discordanti versioni della stessa vicenda. Il rebus di difficile soluzione metterà a dura prova la sua capacità di detective.
LinguaItaliano
Data di uscita17 gen 2021
ISBN9788833467771
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    Anteprima del libro

    Riflessi in uno specchio scuro - Ottavio Nicastro

    Pubblicato da Ali Ribelli

    Direttore di redazione: Jason R. Forbus

    www.aliribelli.com – redazione@aliribelli.com

    Ottavio Nicastro

    Riflessi in uno specchio scuro

    Sommario

    Prologo

    Capitolo 1

    Capitolo 2

    Capitolo 3

    Capitolo 4

    Capitolo 5

    Capitolo 6

    Capitolo 7

    Capitolo 8

    Capitolo 9

    Capitolo 10

    Capitolo 11

    Capitolo 12

    Capitolo 13

    Epilogo

    Non esistono delitti perfetti, soltanto investigatori distratti.

    Sherlock Holmes, personaggio ideato da sir Arthur Conan Doyle

    Prologo

    Tardo pomeriggio. La stanza puzza di chiuso, è umida e c’è freddo. La conosce, in passato l’ha usata più volte, di preciso però non ricorda quando. È stato trascinato di peso e fatto sedere accanto al tavolo, dopo lasciato solo. Questo succedeva mezz’ora prima, forse qualcosa in più. Non può quantificare il tempo trascorso. Sia l’orologio da polso, sia il cellulare gli sono stati portati via.

    L’individuo armadio vestito di scuro, cupo in viso è sgarbato nei modi di fare, non ha detto nulla d’indicativo solo di … aspettare.

    E questo sta facendo, aspetta che qualcuno si decida a dirgli perché è stato prelevato davanti all’uscio di casa, spinto all’interno dell’auto dai vetri oscurati, portato alla centrale di polizia, e rinchiuso nella saletta adibita a interrogatorio.

    Quarant’anni in parte, di bell’aspetto ma trascurato nel vestire. La lunga chioma castano scuro ha la riga al centro. Gli occhi neri, lucidi e espressivi, non lasciano trasparire i pensieri.

    A causa del freddo pungente, la fitta alla spalla sinistra è cresciuta. La ferita è recente, i punti di sutura tirano, l’umidità dell’ambiente, peggiora la condizione. Non è la prima volta che qualcuno lo prende a bersaglio con un’arma da fuoco, mai però prima di adesso il proiettile era andato a segno. Lamentarsi non è corretto, poteva andar peggio.

    Lungo la parete di sinistra c’è un gran specchio incastonato nel muro. Ma non è uno specchio vero. Dal lato opposto ci trovi la solita sfilza di stronzi pronti a sentire quando da questa parte sarebbe stato detto. Di certo è stata predisposta una telecamera, pronta a registrare l’interrogatorio.

    Strana parola davvero, suona male, ma è questa la realtà, non serve negarlo..

    Rimane da chiedersi … chi è stato a voler questo? La domanda non trova risposta.

    Il rumore sordo alle spalle ferma la linea dei pensieri dell’uomo seduto. La porta si è aperta, qualcuno finalmente arriva.

    L’uomo dal braccio ferito, non si gira a guardare, aspetta che sia il nuovo arrivato a mostrarsi. Pochi attimi e questui gira attorno al tavolo, osserva di sfuggita l’uomo seduto. Respira dentro di se e posa sul piano la carpetta che regge nella mano destra. Un ultimo sguardo e occupa posto dal lato opposto.

    I primi attimi sono di silenzio assoluto. Entrambi si fissano, si studiando a vicenda. Il nuovo arrivato è una persona sui cinquant’anni. Viso cupo, enigmatico. Sguardo intenso e indagatore. Veste un abito scuro, camicia bianca cravatta dal nodo allentato. L’odore che si trascina addosso riporta alla mente la colonia di basso costo che compri al mercatino rionale. Nella mano sinistra regge un bicchiere con del caffè caldo e fumante. L’odore è intenso, vince su quello di rinchiuso che gravita nell’ambiente. Lo spinge nella direzione dell’uomo dal braccio ferito e dice:

    Lo beva commissario altrimenti, si fredda. Dal lato opposto c’è soltanto il diniego.

    Dal bicchiere di plastica deduco che è quello della macchinetta a gettoni. L’uomo con la ferita al braccio ribatte.

    Ebbene …?

    Non mi piace. Non sa di niente.

    In centrale ci trova solo quello. Uscire e raggiungere il bar all’angolo mi è parso eccessivo.

    Nessuno le ha chiesto niente.

    La consideri una gentilezza da parte mia.

    Una persona a modo prima saluta e dopo si presenta.

    Ha ragione, mi sono perso questa parte dell’abboccamento. Poco male, il caffè però l’ho portato.

    Poteva risparmiarsi l’attenzione.

    Visto che c’è, lo lascio sopra il tavolo, se dovesse cambiare idea …

    Non la cambierò. Che ci faccio qui? Lei chi sarebbe?

    A quale delle due domande devo rispondere?

    A tutt’è due se per lei non è di troppo disturbo.

    Riferito al motivo per cui si trova qui, ci arriveremo. Riguardo a chi sono … il mio nome ha poca importanza. Non le è di alcuna utilità conoscerlo.

    Risposta per nulla esauriente.

    Si accontenti.

    Se lo faccio che cosa succede? Di buono intendo dire?

    Commissario Melandri la conoscevo di fama, le confesso che ero ansioso d’incontrarla di persona.

    Davvero?

    Beh, si è conquistato una certa notorietà. I giornali parlano spesso di lei. Ha risolto casi da altri giudicati impossibili.

    Mm … buona la sviolinata, ma non attacca.

    Melandri, questo poteva risparmiarselo. Ad ogni modo ho studiato a fondo le sue note caratteriali. Eccellenti davvero. Un vero eroe, almeno sotto certi punti di vista.

    Ma …?

    Ha detto bene. C’è un ma. Di solito gli eroi credono di essere superiori alle persone normali, pertanto non rispettano le regole.

    Lei è qui per insegnarmele?

    Niente affatto. Il mio compito è far luce sull’ultimo caso di cui si è occupato.

    Dice davvero?

    Vuol lasciarmi credere che non l’aveva intuito?

    Avrei dovuto?

    Ma certo. Di lei tutto si potrà dire ma non che sia uno stupido.

    I giri di parole non servono, venga al dunque, qui dentro c’è freddo e non mi sta bene.

    D’accordo, come preferisce. L’interesse da parte mia è rivolto all’omicidio del signor Elia Montorsi Banni.

    A quanto pare il ronzio all’orecchio corrispondeva al vero.

    Visto che aveva capito?

    Il caso è chiuso. Se è interessato a conoscerne i risvolti legga il rapporto che ho presentato al questore capo.

    L’ho letto quel rapporto. Due volte se ci tiene a saperlo.

    Ebbene?

    Non convince. Ci sono dei vuoti, o se preferisce, dei lati oscuri da chiarire. A proposito, la ferita alla spalla come va?

    Se n’è ricordato adesso?

    Prima la mente era rivolta ad altre questioni.

    Ma certo, come dubitarne. La ferita fa male, ma lamentarsi sarebbe fuori posto. La pallottola avrebbe potuto arrecare un danno ben più grave di questo...

    Vero. Tornando al caso del signor Elia …

    Che cosa le preme di sapere?

    Tutto, fin nel più piccolo dettaglio.

    Chi c’è dal lato opposto del vetro?

    Melandri, la domanda è fuori posto. Ad ogni modo non c’è nessuno. Siamo solo lei ed io.

    Ma senti …

    Non mi crede?

    L’ha detto lei stesso. Di me tutto si può dire tranne che sia uno stupido,

    E lo confermo. Adesso commissario le suggerisco di riferirmi tutto quanto c’è da sapere sul caso del signor Elia Montorsi Banni.

    Suona quasi come una minaccia. Se rifiuto che cosa mi succede?

    Ci tiene davvero a scoprirlo?

    La curiosità avanza.

    La metta da parte commissario. Nel caso in questione, un grosso ingranaggio si è messo in moto.

    Mm … persona importante il signor Elia, influente al punto da far tremare i polsi a un sacco di gente.

    E nessuno più di lei ha avuto modo di capire come la sua morte possa incidere sul destino altrui.

    Pertanto …?

    Occorre fermar quell’ingranaggio prima che inneschi un giro di boa difficile da controllare.

    Definizione pesante e indigesta.

    Commissario la serata è gelida e qua dentro manca il riscaldamento. Prima si finisce, prima si torna a casa.

    Sta dicendo che potrò lasciare la stanza solo dopo che …

    Avrà riferito tutto quanto c’è da sapere sulla vicenda che ruota attorno alla morte del signor Elia Montorsi Banni. Le è chiara la situazione?

    Abbastanza.

    Bene. Non serve aggiungere altro. Adesso inizi l’esposizione dei fatti. Attimi di silenzio da parte del commissario Melandri poi …

    Dall’inizio?

    Da dove se no? E senza omettere nulla. La informo che vanto una certa esperienza su questioni del genere. Se dovesse mentirmi, lo capirò.

    Ma certo, in caso contrario al posto suo siederebbe un’altra persona.

    Esatto. Quindi …?

    Non mi lascia molta scelta.

    Nessuna. Attimi di silenzio da parte di Melandri prima che faccia sentire la sua voce.

    E va bene, giacché ci tiene tanto le dirò di quella strana e bizzarra vicenda e dei personaggi che ne hanno preso parte, anche se non sarà facile mettere a parole un avvenimento di tali proporzioni. Da parte mia ho sempre considerato degno d’interesse tutto ciò che è fuori dall’ordinario.

    L’omicidio del signor Elia Montorsi Banni lo è stato?

    Non immagina fino a che punto. Il commissario ingoia la saliva che ha in bocca, riordina le idee e inizia a l’esposizione dei fatti.

    Capitolo 1

    Dal racconto di Aristide Melandri.

    La vicenda ha avuto inizio mercoledì mattino di una settimana fa. Curioso giorno davvero, iniziato come tanti ma destinato a finire in altro modo. Ero stanco e bisognoso di un periodo di riposo. Negli ultimi periodi il lavoro alla squadra omicidi è cresciuto parecchio, in special modo adesso che i manicomi sono stati chiusi e i matti circolano a piede libero lungo le strade cittadine. La tanto agognata licenza era arrivata. Sette giorni lontano dal marciume che infetta il quieto vivere della gente perbene. Non mi sembrava vero. In quel primo giorno di ferie ho accettato l’invito da parte di alcuni amici a trascorrere la serata in piena libertà. Albeggiava quando ho aperto la porta di casa. Il troppo bourbon bevuto mi aveva annebbiato la mente, mi sono lasciato cadere sopra il letto senza neppure spogliarmi. Il risveglio non è stato dei migliori. Il suono insistente del telefonino mi ha richiamato alla realtà senza che potessi evitarlo.

    Infernale mondo e odiosi scocciatori, andate al diavolo e che Dio vi danni.

    Gridarlo non mi è stato di alcun aiuto, ancor meno infilare la testa sotto il cuscino. Lo squillo è proseguito fino a quando non ho deciso di dar seguito alla chiamata.

    Commissario sono Sergio Brassi, c’è ne ha messo di tempo a rispondere.

    Brassi? Ti venisse un accidente, perché mi hai svegliato?

    Dormiva? E’ quasi mezzogiorno.

    A te che cosa importa?

    Nulla, mi scusi. Ebbene, c’è stato un omicidio.

    Sarebbe questa la novità? Ieri ne ho contato tre prima che arrivasse l’ora di pranzo.

    Questo è diverso, strano soprattutto.

    Che significa? Spiegati meglio.

    Non saprei da che parte iniziare, meglio se raggiunge il posto e lo guarda di persona.

    Sono in ferie l’ha scordato?

    Mi spiace, ma il questore le ha revocate.

    Davvero?

    Sfortunatamente sì.

    Perché io?

    Non ha me deve chiederlo, ubbidisco a un ordine signore.

    Significa che devo venire per forza?

    Purtroppo si commissario. Il posto è di poco spostato fuori città. Si porti sulla cima del colle Laurenziano, dopo raggiunga lo Sporting Club?

    Zona di persone denarose.

    Ha detto bene, nel circondario abita gente dal portafoglio bello gonfio. La villa in questione la trova alla fine del viale Domiziano.

    A che numero?

    Non c’è, il cancello d’ingresso occupa per intero la fine della strada, non può sbagliare.

    La stanza del colloquio.

    Un inizio davvero curioso, ignoravo che fosse stato coinvolto di peso nella vicenda.. L’interlocutore dice fermando il racconto del commissario.

    In parte è andata così. Interrompere le ferie prima ancora di iniziarle non mi andava a genio, in aggiunta, almeno in quel primo momento, non mi è stato chiaro il motivo che ha spinto il questore a voler me al posto di un altro.

    Arrivato sul posto quel motivo l’ha compreso a sufficienza?

    Non c’è voluto più di tanto. L’uccisione del signor Montorsi Banni si prospettava come la patata bollente che nessuno vuol gestire. Il rischio di scottarsi e di brutto anche, traspariva in modo palese. In aggiunta il modo di agire del questore ha confermato la regola piuttosto che smentirla.

    Di quale regola stiamo parlando commissario?

    Scaricare sul prossimo il brutto pasticcio da risolvere.

    Trascura un dettaglio Melandri.

    Ah sì? E quale sarebbe di grazia?

    La sua innata capacita di districarsi in casi giudicati irrisolvibili. Quando veste i panni del detective, nessuno e bravo quanto lei.

    Quindi …?

    È stata la complessità del caso a spingere il questore a volere lei al posto di un altro.

    Stronzate, se ne sono levate le mani tutti quanti. Ammetto che sbrogliare la matassa è stato un passaggio difficile e complesso allo stesso tempo. Troppi enigmi da risolvere e senza un valido aiuto dall’esterno. Pur tuttavia come ha fatto il questore a intuire la complessità del caso fin dalle prime battute?

    Beh, mi sembra ovvio che si è affidato all’intuito e …

    Ma certo che ha seguito l’intuito, infatti è stato quello a suggerirgli che la sua poltrona era a rischio. Il signor Elia era un personaggio autoritario e potente al punto che le spinte dall’alto non sarebbero tardate a farsi sentire. È così è stato. In che modo mettersi al sicuro? Affidiamo il caso a Melandri, se è bravo a sufficienza da scoprire l’omicida dovrà consegnarlo al questore, e parte del merito andrà anche a lui. Se dovesse fallire … beh nella malaugurata ipotesi la colpa ricadrebbe tutta sul commissario e sarebbe lui a pagarne il peso maggiore. Capisce da se che funziona in entrambi i sensi. L’interlocutore non replica, si morsica il labbro e dice:

    Alla fine della chiamata ha lasciato casa e … vada avanti commissario.

    Melandri riprende la narrazione.

    Dal racconto di Aristide Melandri.

    Sergio Brassi l’aveva definita villa, davanti agli occhi però mi si è mostrato un castello. Superato il cancello d’ingresso, ho proseguito la marcia lungo il viale principale fiancheggiato da una filiera di alberi secolari e rigogliosi. Dal lato opposto il parco a perdita d’occhio, verde e lussureggiante. La vegetazione ben curata ha lasciato trasparire il fabbricato solo dopo che ho finito l’ultima curva. È stato allora che la meraviglia mi ha rubato il fiato in gola.

    Incredibile davvero, chi mai avrebbe immaginato di trovare un castello francese in puro stile Luigi XIV? La luce del sole lo illuminava mostrando allo sguardo, un paesaggio fiabesco e fantasioso immerso in uno squarcio di mondo fuori dall’ambiente generale. In Francia ne trovi tanti ne vuoi, qui da noi una cosa come questa non si è mai vista. Curioso personaggio il proprietario, farsi costruire l’abitazione sul modello di un castello francese non è da tutti, invece no. Non era un’imitazione ben eseguita come in seguito ho appreso, ma un vero castello originale e antico. Comprato in Francia, smontato pietra su pietra trasportato sul posto e rimontato tale quale era nella realtà. Un artificio incredibile. È proprio vero che ai giorni nostri, grazie ai soldi, si può fare di tutto o quasi. Il destino non puoi cambiarlo, almeno quello non è in vendita. Non ancora.

    Parecchie le vetture parcheggiate nel vasto spiazzale antistante alla costruzione, ma se tiravo fuori quelle di servizio della polizia, l’ambulanza e i due furgoni della scientifica, ne restavano tre la cui eccezionalità mi ha rubato di nuovo il fiato in gola.

    L’Isotta Fraschini Monterosa del 1936, prima tra tutte. Mai ne avevo visto una di presenza, Che meraviglia nel blu notte da signora elegante e seducente. A guardarla sembrava nuova di zecca. Si capiva che la cera che faceva brillare la carrozzeria era stata passata di recente. I copertoni cerchiati di bianco le conferivano un aspetto sobrio e raffinato. Di certo valeva una fortuna. Stessa cosa dicasi dell’Aston Martin Vanquish di poco spostata lungo il fianco sinistro. La fuoriserie era in netto contrasto con l’auto d’epoca, ma altrettanto attraente. A seguire una Hummer Mirage. Curiosa davvero la pittura sul cofano, uno sparviero nero con le ali spiegate. A chiudere la fila l’utilitaria di colore scuro, ammaccata lungo il margine posteriore destro. Una vettura da accattone se paragonata a quelle accanto.

    Buongiorno signore, lei è il commissario che i signori all’interno aspettavano? Con una certa ansia aggiungerei. La voce, calma e priva di accento, mi arriva da un omino piccolo e tarchiato chiuso in una livrea da maggiordomo. Impettito nel suo ruolo. Con passo cadenzato mi si è avvicinato osservandomi con interesse. Il buffo personaggio si muove a scatti, ancheggiando lungo il fianco sinistro. Calza scarpe nere lucidate a specchio, quanti bianchi e abito nero dai bottoni dorati. La camicia ha il colletto diplomatico, chiuso intorno al collo una grossa cravatta fermata al centro da uno spillone altrettanto lucido e appariscente. Inespressivo, la faccia non tradiva emozioni di alcun genere. Pur tuttavia è un individuo decisamente sgradevole a guardarsi. Magro il viso ed emaciato. Occhi infossati di colore nero. Pochi capelli in testa. A incontrarlo di notte in un luogo poco illuminato si sarebbe rischiato un accidente. Mm … in un giallo che si rispetti, il maggiordomo ha sempre un ruolo di rilievo. Sarebbe stato così anche nel nostro caso?

    Sono Aristide Melandri, commissario di polizia. Mai prima di adesso un maggiordomo mi ha ricevuto sulla scena del crimine. È proprio vero che la vita riserva sempre delle sorprese.

    Le chiedo scusa per l’accoglienza poco formale. È stato il signore al comando che …

    Il questore?

    Lui sì. Mi ha incaricato di attenderla all’ingresso e non appena lei fosse arrivato, di guidarla fino allo studio

    Sono arrivato.

    Molto bene signore, se è così gentile da seguirmi.

    Il buffo personaggio gira su tacchi e si muove nella direzione dell’ingresso, ritto e teso come se qualcuno gli avesse infilato un manico di scopa lungo la schiena. Lo seguo all’interno del castello in stile Luigi XIV. Il mobilio che arreda la sala d’ingresso, antico e costoso, è al passo con lo stile della costruzione, curato fin nel più piccolo dettaglio. C’è uno strano odore nell’aria, dolciastro e poco definito. Superato il primo salone, ne arriva un secondo a seguire ancora uno. La sensazione che continuino all’infinito mi coglie. Ecco spiegato perché il questore ha incaricato il maggiordomo di ricevermi. Da solo avrei rischiato di smarrirmi, o quanto meno di impiegare qualche ora prima di raggiungere la stanza del delitto. Il momento in cui delle voci arrivano al mio orecchio, poso lo sguardo sulla porta spalancata in fondo all’ultimo salone. Al suo interno posso scorgere il brulichio di persone. Subito fermo il passo e rivolgo all’uomo in livrea e dico:

    Aspetti un momento per favore. Lui all’istante si blocca.

    Prego signore.

    Presumo che la vittima si trovi nella stanza in fondo al salone, le voci che sento appartengono ai miei colleghi.

    Ha detto bene signore, dal lato opposto ci trova lo studio del signor Elia. All’interno ci sono i suoi colleghi e il cadavere del mio padrone.

    E lui il morto ammazzato?

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