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U5G-K23: Il pianeta errante

U5G-K23: Il pianeta errante

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U5G-K23: Il pianeta errante

Lunghezza:
180 pagine
4 ore
Editore:
Pubblicato:
29 dic 2020
ISBN:
9791220314299
Formato:
Libro

Descrizione

Per un puro caso i telescopi sull'Himalaya scoprono un nuovo corpo celeste a 100 miliardi di chilometri dalla Terra. Nome in codice U5G-K23. Non appartiene ad alcun sistema stellare e vaga nello spazio profondo ad una velocità di trenta chilometri orari in direzione opposta al nostro Sole. Una decina d'anni dopo l'asteroide viene raggiunto. Si tratta di un misterioso oggetto celeste che per dimensioni, forma e composizione non può che essere considerato un pianeta, uscito da chissà quale orbita di chissà quale galassia e ora errante grazie ad una debolissima e inspiegabile inerzia. Gli scienziati organizzarono a tempo di record una spedizione verso quel pianeta sconosciuto per due ragioni fondamentali: la prima, scientifica, riguardava la possibilità di poter studiare da vicino un intero pianeta che probabilmente, per miliardi di anni, aveva attraversato l'Universo; la seconda, molto più economica, per poterlo utilizzare come un immenso laboratorio in grado di eseguire ricerche ad atmosfera nulla e zero assoluto di temperatura. Inoltre il rapporto inviato da una sonda spedita nove anni prima aveva rilevato la presenza nel sottosuolo del pianeta, a una profondità relativamente bassa, di metalli nobili. La Confederazione degli Stati dell'Emisfero Nord, con il varo dell'astronave Fly Away, era riuscita a bruciare sul tempo la Confederazione degli Stati dell'Emisfero Sud, la quale fu comunque in grado di far partire l'astronave Evolution con sei mesi di ritardo. La corsa alla conquista del pianeta errante stava giungendo alla fine. Ma anche nello spazio niente è come sembra. Ciò che da lontano appare piatto e sterile, da vicino può mostrare una ben altra effige, offrire una visione diversa, incomprensibile, costringere drammaticamente a rivedere i propri piani, far scoprire nuove paure, rideterminare priorità ritenute finora indiscutibili, far comprendere orribilmente che la misera conoscenza umana non è affatto capace di difenderci da ciò che non riusciamo ad immaginare.
Editore:
Pubblicato:
29 dic 2020
ISBN:
9791220314299
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

U5G-K23 - Riccardo Jevola

Note

- Cap. 1 –

Il risveglio

Sull'astronave Fly Away regnava la quiete più assoluta. Se non fosse stato per il lieve ronzio di una ventola di aspirazione difettosa che riverberava il suo cigolio nelle condotte dell'aria, si sarebbe potuto dire che il silenzio cosmico era penetrato nella nave avvolgendola come nebbia.

I quattordici membri di equipaggio, ermeticamente chiusi nelle loro celle d’ibernazione temporanea, dormivano un sonno senza sogni da più di sette anni.

La meta, un pianeta errante a oltre cento miliardi di chilometri dalla terra e scoperto una decina d’anni prima dai radiotelescopi dell'Himalaya, era raggiunta. Si trattava di un misterioso oggetto celeste mai avvistato prima ma che per dimensioni, forma e composizione non poteva che essere considerato un pianeta, uscito da chissà quale orbita di chissà quale galassia e ora errante per lo spazio infinito.

Gli scienziati avevano organizzato a tempo di record una spedizione sul pianeta sconosciuto per due ragioni fondamentali: la prima, scientifica, riguardava la possibilità di poter studiare da vicino un intero pianeta che probabilmente, per miliardi di anni, aveva attraversato l'Universo; la seconda, molto più economica, per poterlo utilizzare come un immenso laboratorio in grado di eseguire ricerche ad atmosfera nulla e zero assoluto di temperatura. Inoltre il rapporto inviato da una sonda spedita nove anni prima aveva rilevato la presenza nel sottosuolo del pianeta, a una profondità relativamente bassa, di metalli nobili.

La Confederazione degli Stati dell'Emisfero Nord era riuscita a bruciare sul tempo la Confederazione degli Stati dell'Emisfero Sud, la quale fu comunque in grado di far partire l'astronave Evolution con sei mesi di ritardo. La corsa alla conquista del pianeta, denominato U5G-K23, stava giungendo alla fine.

Stranamente, il primo monitor ad accendersi in automatico fu quello dello scanner bioenergetico. La macchina eseguì una rapida scansione dell'intera astronave, dopodiché si spense. Di norma lo scanner era attivato manualmente da qualcuno dell'equipaggio per rilevare l'eventuale presenza di organismi alieni, e comunque mai era successo che si fosse attivato da solo.

Subito dopo le camere d’ibernazione iniziarono a pompare l'aria e attivare le ventole di riscaldamento. Le fiale medicinali scivolarono nel caricatore e le siringhe automatizzate cominciarono la lunga sequenza d’iniezioni ai corpi degli astronauti che accennavano i primi movimenti del risveglio. Dopo circa tredici ore la procedura di risveglio era terminata e tutte le luci dell'astronave si accesero.

Se qualcuno avesse osservato dallo spazio l'arrivo della Fly Away avrebbe visto comparire all'improvviso dal buio e dal silenzio assoluto una nave di milleseicento metri di lunghezza e duecento di altezza illuminata come un campo di football. Sarebbe stato come assistere alla comparsa di un'armata invincibile.

Il primo ad aprire gli occhi fu il capitano di lungo corso Claude Monroe, comandante dell'astronave, un veterano di missioni spaziali. Il risveglio di solito procura forti emicranie e un senso fortissimo di debolezza unito a nausea e freddo. Monroe, come se niente fosse, spinse il pulsante di apertura della porta ermetica e uscì dalla camera. Con passo regolare, quasi avesse camminato fino al giorno prima, raggiunse la tuta e la indossò. Poi si avviò verso il ponte di comando, si sedette alla poltrona e si mise a leggere il rapporto del computer di bordo.

Gli altri si svegliarono quasi tutti nello stesso momento, un quarto d'ora dopo il comandante. Uscendo dalle camere la maggior parte di loro cadde a terra per l'incertezza dell'equilibrio, lamentandosi per i forti dolori di testa o per la nausea. Qualcuno vomitò per terra, mentre qualcun altro cercò di raggiungere l'armadietto dei medicinali per imbottirsi di farmaci palliativi. Chi era alla sua prima missione soffrì il risveglio in modo così doloroso da maledire il giorno in cui avevano accettato di salire sulla Fly Away.

Mezz'ora dopo il risveglio dell'equipaggio, il comandante Monroe chiamò tutti a rapporto nell'aula briefing sul ponte principale. Si trattava di una grande sala rettangolare che aveva al centro un’imponente consolle di comando e decine di schermi ultrasottili appesi alle pareti.

Buongiorno signore, buongiorno signori, esordì Monroe con aria sorridente. Spero che il risveglio sia stato il meno doloroso possibile.

Peggio di così..., qualcuno mormorò.

Il comandante colpì con lo sguardo Pedro Pez, l'assistente al laboratorio chimico, con la forza di un pugno.

So di risvegli in cui un intero equipaggio non è più riuscito a camminare, o di altri in cui le attività cerebrali si erano ridotte al livello di una pianta di rosmarino, o di altre in cui un risveglio non c'è mai stato e adesso quegli uomini vagano nello spazio a cinquecentomila chilometri l’ora. Riguardo a costoro, considerando che un anno di vita corrisponde a cento anni d’ibernazione, tecnicamente esiste la possibilità che si risveglino tra due o tre millenni in chissà quale orbita di chissà quale pianeta di chissà quale sistema stellare. Quindi se intende lamentarsi, signor Pez, lo faccia lontano dalle mie orecchie e da tutti gli altri.

Sissignore…, rispose con fare doverosamente formale.

Ricordo che su questa nave, tutti quanti sono soggetti alla gerarchia militare, ed io qua sono il comandante. Ciò vale anche per i civili, è chiaro signor Pez?.

Chiarissimo comandante, rispose con lo stesso tono.

Bene, esclamò Monroe sorridente. Proseguiamo allora. Vi ho convocato per fare il punto sulla situazione. Siamo ormai prossimi alla nostra meta, il pianeta U5G-K23 da qualcuno ribattezzato scherzosamente Elvis.

Perché Elvis?, chiese Celine Bo, il sottufficiale sanitario.

Pare che l'astronomo scopritore del pianeta errante sia un fan di Elvis Presley… Comunque, scherzo o non scherzo, il pianeta è ormai davanti a noi. Viaggia a soli trenta chilometri orari in direzione opposta rispetto al Sistema Solare, e la sua lentezza è un vero e proprio mistero. Ma c'è un altro mistero che ci riguarda molto da vicino. Ho appena finito di visionare il registro log delle operazioni automatiche di bordo e mi sono accorto di una stranezza: pochi minuti dopo l’inizio della procedura di risveglio, lo scanner bioenergetico si è attivato autonomamente.

Il comandante tacque e nell'aula briefing calò un silenzio denso di attesa.

Ovviamente l’attività scanner di ricerca di forme aliene sull’astronave ha dato esito negativo. Qualche ipotesi al riguardo?, riprese il comandante.

Un guasto all’hardware dello scanner?, chiese Brad Ford, scienziato, responsabile del laboratorio fisico dell’astronave.

Ho controllato subito il file log della macchina: nessun guasto, sentenziò Monroe. Altre ipotesi?.

Mi viene da pensare una cosa…, disse a voce bassa Hu Yang, scienziato anch’egli, responsabile del laboratorio di chimica, guardando uno dei monitor appesi alle pareti.

Se ci vuol far partecipi, dottor Yang…, ironizzò il capitano davanti al silenzio imbarazzante del chimico.

E’ complesso da dimostrare, forse addirittura impossibile. E’ solo un’ipotesi….

La prego, continui, adesso Monroe si stava spazientendo.

Esiste la remota possibilità che sul pianeta abitino creature capaci di lanciare un fascio scanner contro di noi, e che tale fascio abbia attivato il nostro apparato di rilevazione bioenergetica. In sostanza potrebbe essere accaduto che il nostro scanner abbia interpretato come un’intrusione l’attività di un altro scanner. Ovviamente uno scanner alieno….

Ma sul pianeta è esclusa la presenza di esseri viventi, giusto?, chiese aggressivamente Pamela Russel, assistente al laboratorio di fisica.

La probabilità di trovare forme di vita è pari a una su un numero a diciotto cifre, rispose duramente il comandante.

Ma è pur sempre una…, aggiunse Yang, la quale ben spiega il motivo dei soldati a bordo di un’astronave civile….

Dice sul serio?, chiese ancora Pamela rivolgendosi direttamente a Monroe.

La pur remotissima possibilità che sul pianeta vi siano forme di vita, ha reso necessario attivare una linea di comando militare responsabile dell’operazione.

Quindi l’ipotesi del dottor Yang potrebbe essere vera? Potremmo essere stati scannerizzati?, chiese preoccupata Assia Petit, addetta alla manutenzione di bordo.

Tecnicamente sì…, rispose John Murel, medico di bordo. Però voglio proprio vederla una creatura capace di vivere su un pianeta senza atmosfera, perennemente al buio e con temperatura costante al suolo pari allo zero assoluto.

Eppure resta il fatto che l’ipotesi più plausibile è quella del dottor Yang, s’intromise Predo, l’assistente chimico. Almeno che qualcuno non ne abbia altre….

Di nuovo sull’aula briefing calò il silenzio.

Siamo stati scannerizzati da entità aliene…, sentenziò Laura Santanna, vicecomandante.

Ok, è un’ipotesi realistica, proseguì il comandante. Perciò sin da adesso iniziamo a pensare e ad agire di conseguenza.

Quando andremo laggiù?, chiese Alex Stancovic, uno dei militari a bordo, incursore veterano.

Presto, rispose annuendo Monroe, molto presto. Il pianeta è davanti a noi.

Quando potremo vederlo?, domandò Celine Bo, paramedico di bordo.

E’ impossibile vederlo, le rispose Brad Ford, il fisico. U5G-K23 è davanti a noi, ma non si può vedere. Nessuna stella lo illumina, e siamo ancora troppo lontani per  illuminare la superficie. L’unica forma attualmente visibile del pianeta è quella del radar o degli infrarossi.

Si può vedere?, chiese molto seriamente Yelenia Rathi, militare, esperta in armamento e combattimento.

Certamente, rispose il capitano.

Estrasse dalla tasca il palmare e dopo aver sfiorato lo schermo alcune volte sui monitor appesi alle pareti, apparve l’immagine radar del pianeta.

Si trattava di un corpo sferico, leggermente schiacciato ai poli, che restituiva un’immagine compatta, color grigio scuro, segno evidente che sul pianeta non esistevano catene montuose.

Solo deserto…, mormorò Pamela fissando un monitor.

Un deserto grande quanto un pianeta…, aggiunse Laura.

Più di cento miliardi di chilometri dalla Terra…, disse invece Mirko Patri, ufficiale veterano, caposquadra incursori, fissando un altro monitor. Fa sempre un certo effetto leggere distanze del genere….

Sul lato basso dell’immagine comparivano le specifiche fisiche del corpo celeste:

T1: 357,876 Km – T2: 449,537 Km – T3: 1.1765 * 10⁹ Km

Non mi ricordo mai, T1 è la circonferenza ai poli o all’equatore?, chiese Fred Elliot, tecnico di bordo.

Ai poli, rispose Laura sorridendo. Ai poli….

Anche lui le sorrise.

Un deserto grande quanto l’intera Terra, impressionante…, disse quasi tra sé Brad il fisico, continuando a guardare lo schermo. Si può avere anche l’immagine infrarossa?.

Come no…, rispose Monroe.

Il capitano sfiorò nuovamente un paio di volte lo schermo del palmare e sui monitor scomparve U5G-K23. Al suo posto il buio di uno schermo spento.

Cos’è successo?, chiese con preoccupazione Assia, l’addetta alla manutenzione.

Assolutamente niente. Questo è il pianeta visto ai raggi infrarossi. Un immenso sasso con temperatura nulla, e come tale restituisce di sé un’immagine nulla….

Hu Yang si avvicinò a un monitor e fissando un punto quasi al centro dello schermo disse con la sua voce bassissima: C’è un punto di variazione termica qui…, e subito dopo lo indicò anche con la punta del dito.

Dove?, chiese Monroe avvicinandosi a lui.

Ecco, vede? Proprio qui.

Il capitano agì sul palmare e sul monitor comparve un rettangolo rosso. Lo mosse in direzione del puntino rosso e iniziò a innalzare i livelli di zoom. Ogni volta che passava al range superiore, quel puntino diventava leggermente più grande. Sull’aula briefing era calato un silenzio di tomba. Tutti fissavano gli schermi e nessuno osava parlare. Si potevano udire i respiri dei presenti, e persino il leggero picchiettare del dito del comandante sul touchscreen del palmare. Dopo qualche minuto l’immagine della zona termica era abbastanza grande da mostrare un primo contorno definito: si trattava di un quadrato.

Che roba è?, chiese stupito Alberto Rodriguez, il quarto militare della squadra incursori.

Si muove?, chiese Yelenia, fissando lo schermo.

Quanto sarà grande?, chiese Celine, il paramedico, con grave preoccupazione.

Credo di poter rispondere ad alcune domande, disse Monroe continuando a leggere i dati sul palmare. "Si tratta sicuramente di qualcosa di anomalo rispetto al contesto. Innanzitutto ha una temperatura molto prossima ai trentasette gradi centigradi, il che colloca quel qualcosa a un livello termico di oltre 310 gradi rispetto al suolo. L’altra domanda a cui posso rispondere è l’esattezza della figura, pari a un quadrato perfetto con lato di 255 metri. Altra risposta che posso dare è che non cammina per niente. Da quando

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