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The Herem Saga #3 (Templare)

The Herem Saga #3 (Templare)

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The Herem Saga #3 (Templare)

Lunghezza:
358 pagine
4 ore
Pubblicato:
25 dic 2020
ISBN:
9791220240437
Formato:
Libro

Descrizione

Via Lattea, dodicesimo millennio dell’epoca stellare.
Gli esseri umani hanno da tempo lasciato la superficie del Pianeta Madre, la Terra, al punto che ormai quasi non la ricordano, e si sono affermati come unica forma di vita senziente dell’universo conosciuto. Indisturbati si espandono, colonizzano, si moltiplicano e lottano fra loro in un continuo susseguirsi di scaramucce prive di senso e di sostanza.
Ma un giorno questo equilibrio viene spezzato dall’arrivo di una terribile razza aliena, apparentemente inarrestabile, che minaccia di sovvertire totalmente l’ordine costituito e di cancellare col suo passaggio ben dodici millenni di sviluppo e di espansione.
Gli umani li chiamano Herem, l’Anatema.

LIBRO TERZO: TEMPLARE

Stazione Spaziale Aiur, Sistema Protos, Volta superiore: la lunare Milla è la guardia del corpo designata di Dallàia Hessire, la rappresentante delle Aggregazioni Lunari presso il Consiglio Reggente e il Senato Galattico. Sembra un incarico noioso, simile a tanti altri. Ma un efferato omicidio, crudele quanto inaspettato, mette in subbuglio l’intera stazione e a Milla viene chiesto di prestarsi a un compito in cui non eccelle: lo spionaggio.
Le sue scoperte la porteranno lontano da Protos, a ridosso e oltre i confini dello spazio controllato dagli esseri umani e fin dentro i territori degli Herem, sulla superficie di un mondo da lungo tempo abbandonato ma su cui spera di trovare un tesoro di vitale importanza: le ricerche – fino a quel momento credute perdute – del defunto professor Emra Arkàdiev.
 
Pubblicato:
25 dic 2020
ISBN:
9791220240437
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Libro

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Anteprima del libro

The Herem Saga #3 (Templare) - Davide Sassoli

Sull’Universo e le sue distanze

Il modo più facile di immaginare l’Universo è quello di pensare alle scatole cinesi.

Prendiamo la Via Lattea. La si potrebbe semplificare immaginando una tavola piatta, una specie di mappa, su cui stelle e pianeti occupino varie posizioni come le città su una cartina della Terra, ma questo ci darebbe un’idea molto sbagliata delle distanze che separano tra loro i vari elementi del cosmo.

In verità la Via Lattea, come un po’ tutto l’Universo, è appunto una scatola, un contenitore che racchiude elementi tra loro estremamente vicini, almeno se consideriamo l’enorme distanza che separa, per esempio, una galassia da un’altra.

Le distanze cosmiche si misurano spesso in multipli di c (la velocità della luce). Quanto ci mette la luce (la cosa più veloce che conosciamo) a percorrere la distanza fra un punto e un altro? Dal Sole alla Terra impiega appena 8 minuti, dal qui a una stella vicina solo alcuni anni, mentre per arrivare al prossimo ammasso stellare ce ne vorrebbero più di quattrocento e altri quarantamila fino al centro della galassia. Andromeda poi, la galassia più prossima a noi, dista circa due milioni e mezzo di anni luce.

Questo perché l’Universo è un enorme sistema gravitante, composto da elementi che si attirano costantemente fra loro, e che quindi più sono vicini e più tendono ad avvicinarsi e a ruotare attorno a un centro di massa comune. Perciò i pianeti e gli asteroidi tenderanno a orbitare vicini alla loro stella, lasciandosi attorno enormi distese di spazio vuoto. Le stelle (con i loro sistemi) tenderanno a loro volta a raggrupparsi in ammassi stellari e gli ammassi stessi a unirsi per formare i bracci a spirale di una galassia. La galassia cercherà poi la compagnia delle sue vicine, formando un ammasso di galassie, e così via… fino all’Universo: il contenitore più grande che siamo finora riusciti a scoprire.

Non è strano quindi che la fantascienza debba ricorrere a concetti piuttosto improbabili per permetterci di viaggiare fra le stelle. Iperspazio, curvatura, tunnel spazio-temporali… E non è nemmeno strano, anche se forse non è così facile da immaginare, che ogni sistema solare sia di fatto un piccolo universo a sé, unito gravitazionalmente a sistemi a lui vicini ma così impossibilitato a raggiungerli che sarebbe lo stesso se si trovassero dall’altra parte del cosmo.

La Cronologia Galattica

Nell’anno 2.491, secondo il calendario gregoriano, la prima astronave capace di viaggio interstellare lasciò la Terra, per non farvi più ritorno.

La Cronologia Galattica registra quell’evento come l’Anno Zero dell’Epoca Stellare.

LA STORIA FINORA :

AS 12.453

Emra Arkàdiev lascia il pianeta Cronos

AS 12.461

Emra Arkàdiev diventa maggiorenne su Kairos

AS 12.473

Emra Arkàdiev incontra per la prima volta Analisa Ermidàn

AS 12.481

Invasione aliena del pianeta Kairos

AS 12.489

Mabel Adasco si arruola nell’Esercito Federale Interstellare

AS 12.504

inizia l’invasione aliena nell’Ammasso della Vergine

Mabel Adasco salva il suo plotone su Vidàlo III

AS 12.505

Emra Arkàdiev arriva a Calipso

AS 12.508

Darco Akonu arriva nell’Ammasso della Vergine

Mabel Adasco guida la seconda missione su Vidàlo III

l’EFI vince la battaglia di Porlanto

Darco Akonu muore nella battaglia di Porlanto

AS 12.515

Mabel Adasco è su Alpha Centauri

AS 12.533

Mabel Adasco viene trasferito alla base stellare di Amèra

AS 12.539

invasione aliena sul pianeta Ber III

AS 12.540

Mabel Adasco lascia l’EFI

AS 12.551

Mabel Adasco guida le Forze di Invasione Siriane verso Alpha Centauri

primo accordo fra l’Aggregazione Siriana e Alpha Centauri

AS 12.569

Emra Arkàdiev lascia Calipso

AS 12.594

Gwen Oskovic e Gillian Strauss arrivano alla base di Aràia

AS 12.598

Scoppia l’epidemia aliena alla base di Aràia

Il mondo di Herem

LUOGHI

Il Braccio di Orione

Ammasso di Sol

Sistema Teodus (mondo natale di Mabel)

Sistema Alpha Centauri

Sistema Sirio

Nebulosa di Orione

Sistema Araia

Ammasso delle Pleiadi

Sistema Genasia

Ammasso del Cigno (settore Mira 9)

Sistema Amèra

Sistema Ber (sede di addestramento militare)

Ammasso della Vergine (settore Argo 14)

Sistemi Vidàlo e Porlanto

Ammasso del Centauro

Sistema Olimpus (mondo natale di Emra Arkadiev)

Ammasso del Capricorno

Sistema Calipso

Ammasso del Cane

Sistema Baku

Coda del Dragone

Sistema Estegor

Il Braccio di Perseo

Sistema Mianor

La Volta Superiore

Sistema Protos

PRINCIPALI ENTI GALATTICI E LORO COMPONENTI

Il Consiglio Reggente (ex Consiglio Intergalattico Illimitato):

Esercito Federale Interstellare (EFI)

Federazione delle Aggregazioni Lunari (ex Comitato Lune Indipendenti)

Comunità Archeobiologica Interplanetaria

Rete Unificata dei Sistemi (RUS)

Cronologia Galattica

Fondazione del Sapere Universale (FSU)

Associazione Tecnologica Interstellare (ATI)

Fondazione per la Protezione e la Salvaguardia degli Ecosistemi Sottosviluppati (FPSES)

Grandi Aziende Multiplanetarie:

Nex Intergalactica – armamenti e sistemi difensivi

Interstellar Maratechno (IMT) - cyber-nanotechnologie

Le Aggregazioni Lunari:

Aggregazione Siriana (anche nota come Prima Aggregazione)

Aggregazione di Mianor

I RANGHI DELL’ESERCITO FEDERALE INTERSTELLARE

Sotto-ufficiali:

Caporale (reclute in addestramento)

Caporal Maggiore (reclute promosse ai programmi di addestramento per ufficiali)

Caporale (soldati addestrati)

Sergente

Sotto-Tenente (rango assegnati ai neo ufficiali in affiancamento)

Ufficiali (esercito):

Tenente

Tenente Maggiore (in alternativa, Feldcapitano)

Maggiore

Colonnello

Comandante (generalmente al comando di una base spaziale o di una guarnigione planetaria)

Generale

Maresciallo

Ufficiali (flotta):

Capitano

Ammiraglio

TERMINI E MODI DI DIRE

Gergo comune:

Vecchia Terra o Antica Terra: termine con cui nella galassia ci si riferisce al pianeta di origine della razza umana, nell’Ammasso di Sol

Lingua Universale: l’idioma adottato come lingua franca nella maggior parte dei settori galattici

anni standard: misura universale del tempo, corrispondente al periodo di rivoluzione dell’Antica Terra

terraformare: rendere un pianeta abitabile

lunari: esseri umani nati e/o cresciuti su mondi a bassa gravità

prima stirpe: un culto/credo presente su molti pianeti e che raccoglie i discendenti dei primissimi coloni

antichità o epoca pre-stellare: si tratta dell’epoca precedente la colonizzazione umana della galassia

forme di vita non terrestri: si tratta di organismi alieni, non derivati o mutati dalle specie dell’Antica Terra

Gergo lunare:

planetoidi: termine con cui i lunari si riferiscono a chi non è nato su una luna

fare con la pietra al collo: insieme di modi di fare e di dire che permettono a un lunare di integrarsi fra i planetoidi

decadi: periodo di tempo corrispondente a circa 14 anni standard

quarti: periodo di tempo equivalente a circa 8 giorni standard

prendere un sasso: commettere un errore

perdere una bolla: andare fuori di testa, non capire più nulla

Gergo militare:

rutta-ferro: arma di grosso calibro piuttosto ignorante in dotazione ai plotoni di fanteria

scalda-chiappe: le armi da addestramento delle reclute, emettono una scarica elettrica non letale

spaccacroste: termine con cui i soldati federali si riferiscono ai nemici alieni

bomborotte: le enormi astronavi organiche aliene

I mondi e la loro classificazione:

Pianeta Granaio: mondo la cui economia e industria sono prevalentemente dedicate alla produzione di cibo.

Pianeta Miniera: mondo ricco di minerali ma con scarsa possibilità di terraformazione, ideale per grosse imprese minerarie

Pianeta Aborto: mondo solo parzialmente terraformato, non colonizzato e lasciato a inselvatichire

Pianeta Fortezza: mondo altamente fortificato, non necessariamente adatto alla vita

pianeta retrosviluppato – termine non ufficiale: mondo dove la vita umana è regredita a uno stadio pre-stellare, pre-industriale o primitivo

PARTE 1 – Il Senato Galattico

Stazione spaziale Aiur, Sistema Protos, Volta superiore, anno stellare 12.627

Milla osservava rapita mentre la miriade di seggi fluttuanti prendeva posto nel vuoto del globo trasparente, disponendosi in un grande anfiteatro attorno all’ampia piattaforma centrale, mentre al di fuori, centinaia di metri sopra, sotto e tutt’attorno, lo spazio stellato rimaneva immobile a osservare - piuttosto svogliatamente, secondo lei - la prima grandiosa convocazione del Senato Galattico.

C’erano rappresentanti di ogni sistema conosciuto, ciascuno col suo seggio mobile e le sue apparecchiature di comunicazione all’avanguardia, dal più piccolo e insignificante atollo nelle profondità dello spazio ai più prosperosi sistemi centrali ognuno aveva una voce, e la possibilità di contribuire al futuro della Via Lattea nelle decisioni dell’assemblea, che avrebbero potuto cambiare il destino di interi settori.

Una totale perdita di tempo, nonché un assurdo spreco di risorse e di energie. L’ultima, ennesima e plateale trovata con cui i planetoidi erano riusciti a stupirla. Non li avrebbe mai capiti.

Al Senato erano rappresentate anche le Aggregazioni Lunari. I loro seggi erano disposti in un ampio anello al di sopra delle postazioni dei sistemi comuni, in una sorta di parodia mal riuscita della presunta distanza tra i due mondi e della volontà di entrambe le culture di trovare un comune terreno di dialogo.

Stronzate.

No, stronzate non rendeva giustizia a ciò che Milla pensava di tutto questo. Era un’enorme, mastodontica, stellare messa in scena del tutto priva di scopo o significato, ma una messa in scena che i planetoidi amavano al punto da aver costruito una bolla di cristallo nelle profondità dello spazio, a migliaia di anni luce da qualunque sistema conosciuto, per avere un posto abbastanza teatrale dove metterla in atto.

Milla aveva studiato e approfondito il loro concetto di governo, nelle sue molteplici forme e sfaccettature, per la buona parte di una decade, ma non lo aveva mai davvero capito.

«Devi ammettere che è un bello spettacolo» disse al suo fianco Dalla, nota ai planetoidi come Dallaila Hessire, portavoce della FAL (la Federazione delle Aggregazioni Lunari), l’ente che aveva ufficialmente sostituito ormai da alcune decadi standard il vecchio Comitato Lune Indipendenti.

«In fatto di spettacoli ci sanno fare» ammise Milla. «È l’unica cosa che sanno fare davvero bene.»

«Non essere così rigida. Ho conosciuto molti planetari degni di rispetto e potrei citartene molti altri. Sono solo…»

«Troppi» concluse per lei Milla. «Troppi e troppo strani.»

Dalla rise.

Il loro seggio si allontanò dall’anello superiore e discese aggraziato verso la piattaforma centrale, dove si innestò col più lieve dei rumori. Erano i posti riservati ai membri dell’ormai ex Consiglio Intergalattico Illimitato, ora chiamato Consiglio Reggente, cioè i rappresentanti delle più importanti federazioni militari, civili ed economiche esistenti, che nel corso delle ultime quindici decadi avevano governato praticamente ogni aspetto della vita, e spesso della morte, di buona parte degli esseri umani della Via Lattea.

Dalla scese con grazia nello spazio comune e salutò con garbo impeccabile tutti gli altri consiglieri, mentre Milla coglieva l’occasione per osservarli per la prima volta da vicino, concludendo in pochi istanti che non era a loro che doveva rivolgere la propria attenzione, ma ai loro seguiti.

Esteban Rubillo, Primo Oratore della FSU (Fondazione del Sapere Universale), era accompagnato da tre dignitari dall’aspetto autorevole e da quattro assistenti, vestiti di colori scuri e le cui dita non smettevano un attimo di digitare codici e cifre nei loro prismi olografici, fedeli alla propria tradizione di totale rifiuto di qualunque tecnologia o impianto corticale. Ai dignitari non diede peso, erano probabilmente importanti dottori di strane materie che non la riguardavano, e tre dei quattro accompagnatori erano esattamente ciò che sembravano: scribacchini professionisti. Il quarto invece era interessante: era più alto degli altri, anche se si piegava in un modo che tendeva a nasconderlo, e la sua attenzione non era catalizzata da qualche appassionante lavoro di algebra o tecnica. Aveva occhi vigili, scattanti, e si muoveva sempre in modo da rimanere solo qualche passo dietro a Rubilio: una guardia del corpo sotto mentite spoglie, come Milla.

Non siamo gli unici ad aspettarci sorprese pensò fra sé, concedendo un lieve cenno del capo all’indirizzo del collega che la fissò stupito, prima di ricambiare.

Il Maresciallo Geremy d’Otello, un uomo alto e robusto ma evidentemente segnato dalla scarsa qualità dei trattamenti ringiovanenti a cui quelli dell’EFI si sottoponevano, era accompagnato da un’assistente e da due donne, entrambe di alta statura e vestite in abiti larghi che avrebbero dovuto mascherare la loro fisicità. Camminavano ai lati del Maresciallo e si guardavano attorno come due torrette mobili armate di laser: Forze Speciali.

Tutti, notò rapidamente Milla, erano accompagnati da almeno un individuo che aveva il compito di proteggere la loro persona. Alcuni, come quelli dell’EFI, lo ostentavano apertamente mentre altri facevano del loro meglio per non dare nell’occhio, ma tutto sembrava confermare ciò che la Federazione aveva temuto: i membri del Consiglio Intergalattico Illimitato (riposasse in pace) non si fidavano più gli uni degli altri e ancor meno del nuovo Senato.

L’unica eccezione sembrava essere il professor Mitkentalk, un ometto di dimensioni trascurabili e dal portamento caracollante, pelato a eccezione di una corona di capelli ingrigiti che gli contornava il capo tondo come un’aureola e del tutto privo di qualunque scorta o seguito. Milla sapeva che tutti i planetoidi di un certo spessore facevano uso della ricalibrazione genetica per correggere i loro numerosi difetti somatici e fisici, e si chiese che cosa potesse spingere il Rettore della Cronologia Galattica a presentarsi all’Universo con quell’aspetto ridicolo. Mitkentalk conversava amabilmente con tutti, scambiava battute e sembrava del tutto estraneo a quel sentimento di reciproco astio e persistente sfida che permeava tutti gli altri membri del Consiglio. Milla non lo percepiva come una minaccia, ma continuò comunque a osservarlo di sottecchi, come si guarda una variabile imprevista in un’equazione altrimenti assolutamente semplice e lineare.

«Sta per cominciare» disse Dalla a bassa voce mentre tutti i consiglieri prendevano posto.

«Era ora» commentò Milla.

«Ricordati dove siamo e come ti devi comportare.»

«Tranquilla… qui non me lo posso certo dimenticare.»

La seduta fu lunga ed estenuante.

Cominciò con una presentazione dettagliata della stazione Aiur a cura di Magnano Crosby, Presidente dell’ATI (l’Associazione Tecnologica Interstellare, che racchiudeva sotto il suo mantello quasi tutte le più grandi compagnie multiplanetarie della galassia e i cui membri erano i principali responsabili della progettazione e della realizzazione della stazione), a cominciare dalla fondazione del progetto fino ai più minuscoli dettagli tecnici, proseguendo con un resoconto della colossale impresa che aveva portato all’esistenza del sistema Protos e ai motivi che avevano condotto a questa scelta.

Protos, a onore del vero, era stato un progetto grandioso: il primo sistema solare artificiale creato dagli esseri umani nella Via Lattea, una piccola nube di idrogeno (piccola considerando gli spazi ben più immensi dei veri sistemi planetari) in cui il processo di formazione stellare era stato alimentato, catalizzato e accelerato al punto da creare, nel giro di pochissime decadi, un nuovo, piccolo e caldissimo sole. Vicino a questo si era poi insediata la stazione spaziale Aiur, da alcuni impropriamente chiamata installazione, che era solo il primo passo in un lungo progetto di costruzione e insediamento che avrebbe portato, in ultima fase, alla creazione della prima, vera sfera di Dyson nella storia dell’umanità: un globo artificiale che avrebbe totalmente circondato la stella e ospitato un mondo nuovo di zecca sulla totalità della sua superficie interna.

Milla pazientò a lungo mentre, planetoide dopo planetoide, i vari astrofisici e ingegneri al soldo dell’ATI esibivano la propria magnificenza davanti ai neo-Senatori e ai loro seguiti, i quali fissavano rapiti e applaudivano all’unisono quando il tono dell’oratore lasciava intendere che se lo aspettasse. Ammirava Dalla per la sua pazienza e la sua postura composta, quel parco sorriso che non lasciava per un attimo le sue labbra mostrava ai planetoidi tutto ciò che desideravano vedere in un dignitario lunare: eleganza (secondo i loro canoni), raffinatezza, e una totale e imprescindibile attenzione per tutto ciò che li riguardava e che, di conseguenza, era tutto ciò che contava.

Dopo quel primo, terribile supplizio prese la parola il Maresciallo d’Otello, decantando le straordinarie capacità difensive della stazione Aiur, dalla flotta che la difendeva e la perfetta posizione strategica ai nuovi, temibilissimi Raggi Nova (un’evoluzione degli ormai obsoleti Cannoni Nova con cui le colonie di frontiera si erano difese per secoli). Protos, spiegò, si trovava nella Volta Superiore e ben al di sopra del disco galattico, in un punto dello spazio che non era raggiungibile dai normali motori subspaziali. La gravità, come tutti sapevano (anche i Senatori), era l’elemento fondamentale del viaggio interstellare: più un sistema era denso, più facile era trovare delle rotte per raggiungerlo. Ma Protos si trovava in un punto di parallasse quantica, la cui rotta era linearizzabile solo secondo un sistema di coordinate complesse che univa lo spazio relativistico con quello quantistico, una tecnica che, a quanto pareva, non poteva ancora essere riprodotta dagli Herem. In altre parole: Protos era una fortezza inespugnabile, il luogo perfetto dove insediare la più importante assemblea della Galassia.

Dopo il Consiglio… si disse Milla, badando bene a non vocalizzare quel pensiero perché con i planetoidi era meglio non essere troppo schietti, specialmente quando si prendevano così sul serio. Dalla però doveva aver intuito cosa le passasse per la testa perché le rivolse il più lieve dei cenni di rimprovero, senza mai smettere di sorridere e di annuire aggraziatamente mentre seguiva il discorso del Maresciallo.

Non la invidio per niente! stabilì Milla, non per la prima volta.

Il supplizio finì solo dopo che tutti gli altri membri del Consiglio Reggente ebbero espresso i loro apprezzamenti e i loro migliori auguri ai nuovi Senatori, i quali si apprestavano ora a votare la loro prima risoluzione: una mozione (così la chiamarono) che avrebbe conferito al Consiglio Reggente (che già li aveva) i pieni poteri esecutivi, i quali avrebbero potuto in seguito essere negati solo da un’altra mozione (di sfiducia) se appoggiata dai due terzi dell’assemblea.

«Preparati, ora comincerà la discussione» l’avvisò Dalla senza voltarsi, ma con quel tono velatamente divertito che Milla ormai conosceva bene.

«Vuoi dire che non è finita?» domandò lei rassegnata.

Dalla la guardò comprensiva dicendo: «Temo che non sia nemmeno cominciata.»

«Portavoce Hessire!» salutò il Primo Oratore della FSU con un formale inchino. La seduta era stata aggiornata, il Senato aveva eletto il proprio presidente temporaneo e votato la fiducia e i pieni poteri al Consiglio Reggente: tutto era andato come doveva andare, c’era solo voluta un’enorme quantità di tempo per arrivarci. «Vi trovo incantevole come sempre.»

«Esteban!» rispose Dalla come se non avesse aspettato altro che poter parlare con lui per tutto quel tempo. «Fai attenzione. Sulla luna dove sono nata un movimento del genere ti avrebbe fatto fare come minimo due capriole in aria.»

Dalla era nata su una cintura di asteroidi, dove la gravità variava in base alla massa specifica dei singoli oggetti gravitanti, ma questi erano dettagli che ai planetoidi non interessavano.

«Mi cogliete in fallo, come sempre madama» finse di scusarsi il Primo Oratore, dimostrandosi schietto. «D’ora in avanti solo cauti baciamani!»

«Sarebbe sufficiente che tu la smettessi di rivolgerti a me con quell’orribile parlare ricercato…» sbuffò Dalla, in un modo così planetoide che Milla ne rimase impressionata.

«Giammai!» persisteva il Primo Oratore. «Le stelle si spegneranno e l’Universo collasserà prima che io offenda il vostro udito con del gergo qualsiasi, indegno della vostra bellezza e del vostro carattere.»

Milla non apprezzava il modo in cui Dalla si concedeva a quel tipo di scambi. Trovava che il suo fare con la pietra al collo fosse fin troppo accentuato e forse, sospettava, non totalmente simulato, ma notava sempre più come per i planetoidi fossero importanti le apparenze e come quel semplice modo di fare permettesse a Dalla di entrare in perfetta sintonia con loro, apparentemente senza il minimo sforzo, portandoli ad abbassare le loro difese. Dalla era una combattente, solo non del tipo che Milla sapeva riconoscere.

«Che cosa pensi di questa iniziativa, Esteban?» chiedeva intanto Dalla al suo interlocutore. «Voglio la tua sincera opinione.»

«Non credo che questo sia il luogo adatto per le opinioni sincere. Posso chiedere se, una volta terminata la seduta, madama gradirebbe accompagnarmi in una gita turistica dell’installazione? Potremmo disquisire a lungo e in santa pace.»

«Attento a quali termini impieghi, Esteban. Se gli ingegneri che l’hanno costruita ti sentissero chiamarla installazione dovresti dartela a gambe con un salto subspaziale.»

Il Primo Oratore rise di gusto. «Quant’è vero!»

«Da qui sembra di osservare un gran bel fiore, anche se fatto di polimeri e metalli. Non trovate?» si trattava del Rettore Mitkentalk, che senza farsi notare si era avvicinato al loro gruppetto.

Rubilio lo riguardò come se avesse appena visto comparirsi alle spalle una tanica di rifiuto organico accidentalmente smarrita, ma Dalla non perse il suo eterno sorriso, accogliendolo mentre lui si esibiva in un goffo baciamano. «Non la facevo un poeta, professore.»

«Nemmeno io» rispose questi. «Ma devo dire che questo posto sa come toglierti il fiato.»

«Concordo pienamente.»

La sede del nuovo Senato era ospitata da una grande bolla trasparente costruita con i più sofisticati polimeri esistenti, che aleggiava a una decina di chilometri al di sopra del corpo principale della stazione ed era mantenuta in posizione da potenti tiranti gravitonici, in modo da poter godere appieno dell’energia della nuova stella ed essere contemporaneamente circondata dalla bellezza dello spazio. Quella condizione non era destinata a durare, perché a mano a mano che la sfera di Dyson fosse stata completata l’orizzonte stellato sarebbe andato restringendosi, fino a che la stazione Aiur non avrebbe inglobato completamente il sole artificiale di Protos, lasciandolo ad aleggiare incontrastato nel suo personale firmamento.

Ma per ora era quasi come trovarsi su una luna, in cima a un’alta montagna illuminata che dominava lontane distese incolte, baciata da un sole che era stato creato apposta per quello scopo. Milla non poteva che concordare a sua volta…

«Primo Oratore Rubilio!» esclamava intanto Mitkentalk, come se non avesse affatto notato lo sguardo velenoso che gli era stato rivolto. «Ci capita raramente di incontrarsi di persona.»

«Mai abbastanza» sentenziò seccamente il Primo Oratore, rivolgendosi poi a Dalla. «Col vostro permesso, madama…» e si allontanò di qualche passo, tallonato dal suo numeroso seguito.

«Credo che nemmeno la peste dei secoli bui sulla Terra gli farebbe così paura…» commentò ostentando stupore il professor Mitkentalk.

Milla ignorava le origini di quella metafora, ma sapeva che si trattava di una recita: la Cronologia e la Fondazione erano ai ferri corti dal momento esatto in cui la seconda era stata fondata e il Rettore Mitkentalk aveva tanta ragione di odiare e temere Rubilio quanto questi ne avesse nei suoi confronti. Aveva solo un modo più… lunare di approcciare la faccenda.

Dalla nel frattempo continuava a conversare con l’ometto, come se nulla fosse successo.

D’improvviso Milla non ne poteva più. Si sentiva come se l’avessero sbattuta in una gabbia e costretta a razioni di sopravvivenza per mezza decade. Voleva uscire, allontanarsi da quel vociare ipocrita e privo di sostanza, voleva agire, fare qualcosa, qualunque cosa! Purché fosse utile.

Sentì la mano di Dalla sulla propria spalla. La lieve pressione del medio indicava che la stava congedando e quella ancora più lieve del mignolo che non si trattava di un ordine ma di una richiesta: voleva continuare il suo lavoro ma aveva percepito che Milla era vicina a scoppiare e non voleva che questo inficiasse i suoi sforzi. Questo la fece vergognare: stava venendo meno ai suoi doveri, si stava comportando come una bambina con meno di due decadi.

Irrigidì il muscolo solo un poco, a indicare che preferiva restare, allontanandosi giusto per quei pochi attimi in modo da far pensare che Dalla le avesse semplicemente chiesto con quel gesto un po’ di riservatezza. Quei comportamenti funzionavano bene coi planetoidi, che si sarebbero arrovellati per indovinare il subdolo motivo di quella scena. In un altro momento sarebbe scoppiata a ridere.

Approfitterò per dare un’occhiata anche agli altri si disse voltandosi. E per respirare un poco.

«Ti sei comportata bene oggi» commentò Dalla, accomodandosi sulle confortevoli poltrone dei loro alloggi con la testa che penzolava all’indietro.

«Non hai paura che ti si stacchi?» sbottò Milla.

«Non dire idiozie. È utile farlo con questa gravità, si evitano emicranie.»

«Mai avute!»

«Buon per te.»

Milla si voltò per non guardarla, vederla in quella posizione le dava fastidio. «Dicevi sul serio?»

«Come?»

«Il tuo complimento. Era sincero?»

Dalla finalmente si raddrizzò, eseguendo qualche rotazione del collo che le fece scricchiolare tutte le vertebre.

«Continuo a non capire perché non possiamo avere degli alloggi a gravità normale…» insisté Milla, giusto per lamentarsi un altro po’.

«Perché io l’ho impedito» rispose Dalla seria. «Creare delle zone riservate ai lunari servirebbe solo a segregarci. Mentre noi abbiamo bisogno di stare con i planetari, in mezzo a loro. Ci servono.»

«O così sostiene la Federazione.»

«Forse sbagliavo a farti i complimenti» la rimproverò Dalla. «Ti stai già comportando come una di loro.»

Milla la fulminò. «Non provare a ripeterlo!»

«E tu non provare a minacciarmi.»

Milla sapeva che avrebbe potuto sopraffarla facilmente. Lontano dagli occhi dei planetoidi poteva comportarsi come voleva e si era già assicurata che gli alloggi fossero privi di spie. Anche Dalla lo sapeva, eppure la guardava come se non avesse la minima paura. Anzi… sembrava che la stesse valutando.

«Che hai?» chiese lasciando perdere.

«Sto cercando di capire quanto le tue reazioni siano dovute allo stress della giornata e quanto all’influenza dei non lunari.»

«Dei planetoidi vuoi dire.»

«Io non li chiamo così e

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