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Manuale breve di Counseling Sociolistico
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E-book134 pagine1 ora

Manuale breve di Counseling Sociolistico

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Info su questo ebook

Questo breve manuale è dedicato a tutti coloro che decidono di approcciarsi al counseling da un punto di vista sociologico ed olistico. Il counseling sociolistico è un intervento di sociologia clinica appartenente alla branca della microsociologia, diretto alla risoluzione di problematiche che affliggono il singolo inserito nel suo contesto di riferimento. Il manuale contiene teorie, metodi e strumenti operativi.
LinguaItaliano
Data di uscita10 ago 2020
ISBN9788831687416
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    Manuale breve di Counseling Sociolistico - Sonia Angelisi

    COS’E’ IL COUNSELING SOCIOLISTICO

    Il counseling sociolistico è un intervento di sociologia clinica¹ che rientra in quelle attività appartenenti alla microsociologia ovvero quella branca della sociologia che si occupa delle interazioni sociali su scala ridotta (gruppo, famiglia, coppia, individuo in relazione col suo ambiente). La distinzione tra macro e micro sociologia prende il via dalla considerazione che le persone nascono all'interno di una serie di strutture sociali che ne influenzano il comportamento. Mentre la macrosociologia ha come oggetto di indagine le grandi configurazioni sociali (stratificazioni, classi, generazioni, intere società storiche), la microsociologia si occupa invece del comportamento, all'interno di uno spazio ridotto (microsociale), di persone che sono tra loro in rapporto immediato di interazione e soprattutto dei piccoli gruppi (face-to-face groups), concentrando l'attenzione sull'interazione tra individui. Essa si basa soprattutto sull'analisi interpretativa piuttosto che un'osservazione statistica o empirica e fa proprie le teorie del costruttivismo e dell’interazionismo simbolico. E’ proprio da queste teorie, assieme all’approccio sistemico di Gregory Bateson, che il counseling sociolistico pone le sue basi teoriche.

    Procedendo per grandi linee, l’interazionismo simbolico è un approccio teorico che l'accento sulla creazione dei significati nella vita e nelle azioni umane, sottolineando la natura pluralistica della società, il relativismo culturale e sociale delle norme e delle regole etiche e sociali e la visione del Sé come socialmente strutturato. La teoria si occupa soprattutto dell'interazione sociale che ha luogo nella vita quotidiana della gente. Sono tre i principi dell'interazionismo simbolico:

    1. gli esseri umani agiscono nei confronti delle cose (oggetti fisici, esseri umani, istituzioni, idee...) in base al significato che attribuiscono ad esse;

    2. il significato attribuito a tali oggetti nasce dall'interazione tra gli individui ed è quindi condiviso da questi (il significato è un prodotto sociale);

    3. tali significati sono costruiti e ricostruiti attraverso un processo interpretativo

    Quindi, le interazioni fra individui non nascono come risposta agli stimoli esterni, ma sono il frutto dell’interpretazione dei significati simbolici che gli stessi soggetti attribuiscono agli stimoli esterni. La raltà è mediata dal simbolismo, per cui ogni individuo vive e opera nel proprio mondo sociale. Per tale ragione, non si può comprendere l’agire dell’individuo se no teniamo conto del contesto in cui è immerso, delle relazioni che intrattiene, delle credenze su cui ha costruito la sua identità. Per questa ragione la CONTESTUALIZZAZIONE è il primo principio del counseling sociolistico: il counselor ha il compito di guardare all’individuo non solo nelle modalità previste dal counseling tradizionale che vedremo più avanti (quindi empatia, assenza di giudizio, accoglienza, ascolto attivo), ma caratterizzando il suo intervento da un punto di vista sociologico indagando approfonditamente sul contesto nel quale il soggetto si trova immerso. Questo è un passaggio molto importante se teniamo in considerazione che la nostra mente si forma grazie all’acquisizione dei processi di interazione sin dai primi anni di vita. In questa interazione, il linguaggio è il vettore attraverso il quale è possibile la comunicazione.

    Sulla comunicazione è molto interessante quanto emerge dalle ricerche della Scuola di Palo Alto. Nel 1967, il famoso psicologo Paul Watzlawick e altri importanti esponenti della Scuola di Palo Alto pubblicarono l’esito delle loro importanti ricerche in un volume che tuttora rappresenta il principale punto di riferimento nel mondo della comunicazione interpersonale, intitolato per l’appunto Pragmatica della comunicazione umana.

    Da questi fondamentali studi, iniziati molti anni fa, si sono sviluppati innumerevoli revisioni e riformulazioni, alcune interessanti e altre meno, ma tutte con un filo conduttore comune: le interazioni, ed è qui che ci colleghiamo con quanto stiamo dicendo, a dimostrazione che è la mescolanza degli assunti teorici attinenti a diverse discipline ad arricchire la conoscenza. Noi comunichiamo tutti i giorni, con qualsiasi persona, più o meno consapevolmente, attraverso parole e gesti, per descrivere fatti ed eventi, per intraprendere relazioni sociali e suscitare emozioni. Watzlawick Paul, Beavin J. H., Jackson D. D. definiscono gli assiomi della comunicazione come proprietà tipiche della comunicazione che hanno essenziali implicazioni relazionali. Ne hanno individuati cinque:

    1°ASSIOMA: non si può non comunicare. La non-comunicazione è impossibile, perché qualsiasi comportamento comunica qualcosa di noi ed è impossibile avere un non-comportamento. Per quanto una persona con la sua passività e i suoi silenzi trasmetta la volontà di non comunicare con un altro individuo, sta comunque inviando un messaggio, e quindi, comunica di non voler comunicare. Qualunque cosa fai o dici, qualunque scelta o qualunque atteggiamento assumi, comunica alcuni aspetti di te stesso agli altri. La comunicazione può essere involontaria, non intenzionale, non conscia e addirittura inefficace. Anche l’indifferenza e l’inattività sono forme di comunicazione come le altre, poiché portano con sé comunque un significato. La domanda non è se una persona stia comunicando, ma cosa stia comunicando, anche tramite la sua apparente assenza. Due estranei che si trovano per caso nello stesso ascensore molto probabilmente si ignoreranno ed eviteranno il dialogo, ma tale silenzio rappresenta un’interazione, alla pari di una discussione accesa.

    2°ASSIOMA:all’interno di ogni comunicazione si possono individuare due livelli. Il primo livello è quello del contenuto, e dice cosa stai comunicando; il secondo è quello della relazione, e indica iltipo di relazione che vuoi instaurare con la persona a cui ti rivolgi. I messaggi che gli esseri umani si scambiano tra loro non possono essere considerati mere trasmissioni di informazioni. Oltre al contenuto oggettivo del linguaggio, ossia i dati che esso trasmette in superficie, c’è anche un aspetto che definisce la relazione stessa dei soggetti interessati. Per fare un esempio molto semplice, ma allo stesso tempo pratico, la frase apri la finestra esprime un contenuto (la richiesta di aprire la finestra) e potrebbe essere pronunciato con tono tranquillo o aggressivo, stabilendo due tipi di relazioni diverse con l’interlocutore. In sostanza, conta che cosa diciamo e anche come lo diciamo. Ogni comunicazione comporta di fatto un aspetto di metacomunicazione che determina la relazione tra i comunicanti. Ad esempio, un individuo che proferisce un ordine, oltre al contenuto (cioè la volontà che il destinatario del messaggio compia una determinata azione), esprime anche la relazione che intercorre tra chi comunica e chi è oggetto della comunicazione, nel caso particolare quella di superiore/subordinato.

    3°ASSIOMA:il flusso comunicativo è espresso secondo la punteggiatura degli eventi. A seconda della punteggiatura usata, cambia il significato dato alla comunicazione e alla relazione. La comunicazione comprende diverse versioni della realtà, che si creano e modificano durante l’interazione tra più individui. Queste diverse interpretazioni dipendono dalla punteggiatura della sequenza degli eventi, ossia dal modo in cui ognuno tende a credere che l’unica versione possibile dei fatti sia la propria. Nella vita di coppia, per esempio, il rischio è quello di osservare la situazione esclusivamente dal proprio punto di vista, usando cioè la propria punteggiatura e non riuscendo a cogliere quella dell’altro. In particolare, nelle relazioni conflittuali può accadere che si ritenga in torto sempre e solo l’altra parte, come conseguenza di una distorta visione della punteggiatura nella relazione. 

    4°ASSIOMA: la comunicazione avviene attraverso i canali verbali e non verbali. Il primo utilizza modalità digitali, il secondo criteri definiti analogici. La comunicazione analogica si basa sulla somiglianza – detta appunto analogia – tra la comunicazione in essere e l’oggetto della comunicazione; rientrano in essa la comunicazione non verbale e l’utilizzo di immagini. Il linguaggio analogico veicola prevalentemente gli aspetti di relazione e prevede una perfetta corrispondenza tra il significato e il significante. La comunicazione digitale, invece, riguarda l’uso delle parole, cioè dei segni usati convenzionalmente per designare qualcosa. Ciò che caratterizza questa modalità comunicativa è l’arbitrarietà tra le parole e ciò che rappresentano. L’unione delle lettere a-l-b-e-r-o, per esempio, riproducono nella nostra mente ciò che tutti sappiamo, ovvero un albero, ma avrebbero potuto rappresentare anche una casa o una strada. Non esiste un’analogia strutturale tra l’albero reale e la sequenza delle lettere a-l-b-e-r-o: il fatto che esso ricordi una pianta è il risultato di una convenzione fissata nella nostra lingua. La congruenza tra i due sistemi è un elemento a cui facciamo continuamente riferimento nel corso delle nostre interazioni con gli altri. Se una persona afferma di essere interessata a ciò che stiamo raccontando e poi evita di guardarci negli occhi, si verifica una discrepanza tra il contenuto e la forma che mina l’esito della conversazione stessa.  

    5°ASSIOMA: la Scuola di Palo Alto individua due tipologie di relazioni che si possono instaurare tra individui che interagiscono tra loro, riguardanti  la posizione di leadership assunta durante la conversazione. Gli scambi comunicativi possono essere simmetrici o complementari. Si ha un’interazione simmetrica quando gli interlocutori si considerano sullo stesso piano, e quindi di pari livello: nessuno dei due sembra voler essere sottomesso dall’altro, arrivando spesso ad accesi scontri e toni aggressivi. L’interazione complementare, al contrario, si verifica quando gli interlocutori non si considerano sullo stesso piano; ciò emerge chiaramente dai loro scambi, che pongono uno dei due in una posizione di superiorità (one-up) e l’altro in una posizione subordinata (one-down): ne sono un classico esempio le interazioni tra dipendenti e datori di lavoro, o tra genitori e figli. È fondamentale avere chiaro in mente che le relazioni simmetriche e quelle complementari non devono essere equiparate a buona e cattiva: si tratta solo di

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