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Coronavirando

Coronavirando

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Coronavirando

Lunghezza:
285 pagine
3 ore
Editore:
Pubblicato:
4 nov 2020
ISBN:
9791220215817
Formato:
Libro

Descrizione

Oggi si sente parlare in ogni dove di scrittura collettiva. Il web è letteralmente tempestato di offerte di corsi per imparare ad apprendere questa tecnica di narrazione che tutti definiscono sperimentale. Io trovo che non lo sia affatto, basti pensare al Simposio (Συμπόσιον), il più conosciuto dei dialoghi di Platone. Dal mio punto di vista la tecnica della scrittura collettiva acquisisce carattere innovativo e quindi anche sperimentale quando cambia l’obbiettivo che si prefigge. Quando cioè il fine della scrittura collettiva non è il prodotto stesso che ne deriva ma l’atto del “produrlo” in sè. Un antico detto indiano dice che tutto quello che ci capita percorrendo la strada per la realizzazione di un sogno che abbiamo è forse piu’ interessante e appagante della realizzazione del sogno stesso.
Ed è proprio ciò che è avvenuto nel gruppo denominato “Coronavirando”, gruppo di presenze, a volte fissa a volte variabile, che, costituendosi in tempo di lockdown, ha cercato una sua personale maniera di rispondere socialmente alla chiusura a cui eravamo sottoposti. 

Maddalena Montin


Autori e personaggi


Giorgio Cozzi, Il Direttore e il Giornalista
Titolare di ISO srl, trainer sociopsicologo e coach

Silvia Piergallini, La Fata
Insegnante e formatore del metodo “Tutta un’altra vita” di L.Giovannini e insegnante del metodo HYL (Heal Your Life, guarisci la tua vita di Louise Hay)

Agostina Cammilloni, Sé Stessa
Assistente Sociale libera professionista, progetista sociale, operatrice Aec a bambini con disabilità

Antonella Pannozzo, La Bambina di nome Violante
Assistente sociale, socia fondatrice dello studio psicopedagogico e riabilitativo “Momo”, appassionata di musica, scrittura, libri e relazioni umane

Emanuela Stracuzzi, Sé stessa
Laureanda in psicologia clinica e della riabilitazione

Furio Panizzi, L’Incidentato
Assistente sociale specialista e formatore. Da più di 20 anni si occupa di inclusione sociale

Luana Provenziani, Sé Stessa
Assistente sociale, neomamma, neodisoccupata

Rosetta Torcasio, La Pensionata
Insegnante di scuola primaria e mamma bis

Rita Costantini, Il Medico
Studentessa liceo classico, vincitrice primo premio letteratura Regione Andalusia Spagna

Rita Marinelli, Il Contadino e la Sbadata
Naturopata, operatrice energetica, poetessa, amante dei libri e dei lavori Hand Made e riciclo di cui sono un’accanita sostenitrice

Maddalena Montin, L’Immigrato Boliviano
Assistente sociale, sessuologa, operatrice gestaltica, insegnante, redattrice. Appassionata di libri, cultrice in materia grafica e web designer, socia fondatrice de “La via del Cuore, Aps

Ylenia Mapelli, L’Assistente Sociale
Assistente sociale, libera professionista, Tutor, Formatrice e Docente per corsi OSS per vari Enti di formazione in materia di Servizio Sociale e Organizzazione dei Servizi Sociali, cofondatrice di “Social Workers Projet Aps”

Annalisa Vilella-Claudia, La Musicista
Assistente sociale, counselor e progettista sociale. Conduttrice di gruppi di auto mutuo aiuto e di biblioterapia, docente presso enti rivolti alla formazione della figura Oss.

Marcella De Pra, La Volontaria
Assistente sociale specialista, Mediatore Familiare Didatta, Formatore.
Counsellor sistemico relazione ed esperta in psicologia transpersonale.

Vittorio Zornitta - Martin e Marie
Scrittore
Editore:
Pubblicato:
4 nov 2020
ISBN:
9791220215817
Formato:
Libro

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Indice dei contenuti

Introduzione

Prefazione di Paolo Ferrario, già docente di Politiche e servizi sociali, Blog mappeser.com

Autori e personaggi

Parte Prima

#1 Il Direttore- L’inizio di tutto

#1 Il giornalista

#1 La Fata

#1 Agostina

#1 Emanuela

#1 L’incidentato

#1 Luana

#1 La Pensionata

#1 Il Medico

#1 Il Contadino

#1 L’immigrato Boliviano

# 1 L’Assistente Sociale

#1 Claudia, La Musicista

#1 La Volontaria

#1 la sbadata

#1 Marie e Martin

Parte Seconda

# 2 Il Direttore

#2 Il Giornalista

#2 La Fata

#2 Agostina

#2 La bambina di nome Violante

#2 Emanuela

#2 L’Incidentato

#2 Luana

#2 La Pensionata

#2 Il Medico

#2 Il Contadino

#2 L’Immigrato Boliviano

#2 L’’Assistente Sociale

#2 Claudia La Musicista

#2 La Volontaria

#2 La Sbadata

#2 Marie e Martin

#2.1 Il Direttore -Gli eventi inattesi

PARTE TERZA

#3 Il Direttore -Il Meeting

#3 La Fata

#3 Agostina

#3 Emanuela

#3 La Bambina di nome Violante

#3 L’Incidentato

#3 Luana

#3 La Pensionata

#3 Il Medico

#3 L’Immigrato Boliviano

#3 L’Assistente sociale

#3 La Volontaria

#3 La Sbadata

#3 Marie e Martin

#3.1 Il Direttore -La prima parte del Meeting

PARTE QUARTA

#4 Il Direttore -E finalmente parlò

#4 La Fata

#4 Agostina

# 4 La Bambina di nome Violante

#4 L’Incidentato

# 4 La Pensionata

# 4 Il Medico

#4 II Contadino

#4 L’Immigrato Boliviano

#4 L’Assistente Sociale

#4 Claudia La Musicista

#4 La Volontaria

#4 La Sbadata

#4.1 Il Direttore- Postfazione

Didascalia...

Introduzione

Oggi si sente parlare in ogni dove di scrittura collettiva. Il web è letteralmente tempestato di offerte di corsi per imparare ad apprendere questa tecnica di narrazione che tutti definiscono sperimentale. Io trovo che non lo sia affatto, basti pensare al Simposio- (Συμπόσιον), il più conosciuto dei dialoghi di Platone. La struttura del Simposio si articola non tanto in un dialogo, quanto nelle varie parti di un agone oratorio, in cui ciascuno degli interlocutori, scelti tra il fiore degli intellettuali ateniesi, espone con un ampio discorso la propria teoria su Eros (Amore).

Tutto ciò che è succeduto di letterario al Simposio sono tentativi di imitare quella struttura dialogica e ispiratrice di base, non solo nella comunicazione orale -basti pensare a come sono strutturati a tutt’oggi i congressi e i processi in tribunale, ad esempio-, ma anche in quella scritta.

Dal mio punto di vista la tecnica della scrittura collettiva acquisisce carattere innovativo e quindi anche sperimentale quando cambia l’obbiettivo che si prefigge. Quando cioè il fine della scrittura collettiva non è il prodotto stesso che ne deriva ma l’atto del produrlo in sè. Un antico detto indiano dice che tutto quello che ci capita percorrendo la strada per la realizzazione di un sogno che abbiamo è forse piu’ interessante e appagante della realizzazione del sogno stesso.

Ed è proprio ciò che è avvenuto nel gruppo denominato Coronavirando, gruppo di presenze, a volte fissa a volte variabile, che, costituendosi in tempo di lockdown, ha cercato una sua personale maniera di rispondere socialmente alla chiusura a cui eravamo sottoposti.

Lo scopo formale delle riunioni era la scrittura di un testo, ma il risultato finale reale è stata la costituzione di un gruppo introspettivo e criticamente impegnato che non ha risparmiato mai l’utilizzo della creatività, unendo l’utile al dilettevole, perché come direbbe Albert Einstein la creatività non è altro che l’intelligenza che si diverte.

Tutti gli autori hanno seguito una precisa struttura narrativa. Ciascun membro del gruppo ha scelto di interpretare un personaggio, fantastico o reale, purché divenisse co-protagonista con gli altri nel susseguirsi della storia.

Lo schema narrativo è così articolato: nella prima parte tutti i personaggi si presentano. Nella seconda i personaggi si preparano a partecipare ad una riunione on line con l’associazione Wellbeing, di con son tutti soci, pur provenendo da classi sociali molto diversificate. Nella terza parte avviene la riunione, in cui i personaggi esprimono il loro punto di vista rispetto alla situazione che stanno vivendo, e nella quarta parte, la finale, si cerca di attuare le soluzioni messe a disposizione durante la riunione.

Il lettore per tanto non si dovrà sentire sconcertato se si appassiona ad un autore e volesse leggerlo tutto d’un fiato. Abbiamo fornito infatti due modalità di lettura. Una prevede che si leggano tutti i racconti seguendo il fluire delle pagine, seguendo quindi la struttura narrativa proposta, attorno alla quale si costruisce il racconto di ciascuno.

La seconda modalità prevede la possibilità di leggere il racconto di ciascun autore consecutivamente. Basterà seguire le indicazioni presenti prima di ciascuna delle quattro parti in cui è suddiviso il libro.

Tecnicamente abbiamo trovato alcune difficoltà nell’assemblare questo scritto, tutte superate confidando nella pazienza del lettore e nella sua capacità di comprendere che assemblare le parti di vari autori plasmandole attorno ad una trama comune è come cercare di orchestrare un gruppo di usignoli ribelli, ciascuno con il proprio timbro di voce e con la propria abilità canora!

Non possiamo chiudere questa introduzione senza ringraziare il dott. Giorgio Cozzi, coordinatore del gruppo e ideatore della traccia narrativa che tutti i personaggi hanno seguito, che ha moderato gli incontri offrendo le necessarie nozioni teoriche sapientemente intrise di spunti di riflessione che molte volte hanno generato motivo di dibattito per il gruppo.

I proventi ricavati dalla vendita di quest’opera verranno interamente devoluti alla protezione civile nazionale.

Vi auguriamo buona lettura!

Maddalena Montin

Cover e graphic design a cura di Eleonora Guidoni, tecnico del restauro/ studentessa.

Prefazione di Paolo Ferrario, già docente di Politiche e servizi sociali, Blog mappeser.com

L’emergenza Covid-19 ha introdotto nelle nostre vite parole che non avevamo quasi mai pronunciato prima e con le quali dobbiamo rielaborare azioni, atteggiamenti, opinioni, vissuti interori. Ogni giorno siamo invasi da cifre e dati statistici sulla cui base siamo costretti ad alimentare le nostre preoccupazioni e paure.

In quest’anno terribile abbiamo dovuto imparare le conseguenze della parola epidemia: dal greco " epidemos, diffuso, generale, pubblico, comune. Ma ci accompagna quotidianamente anche la parola pandemia: il pan greco che vuol dire tutto". Una pandemia è un’epidemia che ha la tendenza a diffondersi rapidamente in vastissimi territori.

Un picco lissimo virus di origine ambientale e animale ha cambiato in profondità la mappa del nostro stare nel mondo, i modi di pensare e di agire:

La pandemia ha alterato, e in certi casi negato, le relazioni interpersonali. Durante le due chiusure della primavera e dell’autunno tutto quello che era abitudine ha dovuto essere cambiato: le relazioni familiari, le interiorità soggettive, l’andare a scuola, i trasporti, il lavoro, il tempo libero. Ci ha costretto a porci domande sulla nostra vita e le nostre biografie. Siamo più isolati ma anche più dipendenti l’uno dall’altro. La pandemia, con la riduzione delle relazioni, ci ha forse fatto meglio comprendere la centralità e l’importanza delle relazioni stesse. Tuttavia resta il fatto che diventa più difficile vivere. Ed è anche per questo che abbiamo bisogno di aiuti.

Un settore delle nostre società che è messo a durissima prova è quello dei servizi alla persona e alla comunità (come perfettamente definisce una legge italiana del 1998). Bisogni e disagi hanno reso evidente alcuni problemi strutturali del sistema dei servizi italiano: la difficile connessione fra le politiche statali e quelle regionali; le profonde differenze territoriali della sanità pubblica; il terribile sovraccarico da domanda sugli ospedali; la debolezza dei servizi domiciliari; le grandi difficoltà nel fare lavoro di servizio da parte dei professionisti. Parole chiave come integrazione dei servizi, domiciliarità, piani di zona, processi di aiuto hanno mantenuto la loro importanza strategica, ma hanno anche rivelato la loro grande difficoltà realizzativa.

E qui arriviamo all’interesse di questo libro costruito attraverso un difficile e riuscito lavoro di scrittura collettiva coordinata da un giornalista.

Chi leggerà queste pagine stabilirà un personalissimo dialogo con gli sguardi di assistenti sociali, psicologi, insegnanti, studentesse, volontari. I loro racconti parleranno di osservazioni e vissuti personali che aiuteranno il lettore a stare dentro, ma con gli occhi aperti, a questa terribile pandemia. Apparentemente le competenze e i ruoli professionali reali non appaiono. in quanto trasfigurati da come appaiono nel libro. Ma questo è il bello: sono loro a raccontare.

Coronavirando è una raccolta di universi di sguardi rivolti verso questa inedita realtà piena di incertezze, sgomento e solitudine, che cerca però nelle parole condivise lo strumento più adatto per scoprire la propria resilienza ed essere uniti e propositivi nonostante la forzata reclusione del confinamento.

Voci di fate, professionisti, bambini, migranti, volontari e molte altre che con i loro racconti riordinano i pensieri che la paura vuole scoordinati e timidi, per restituirli al lettore come spinta a ripensare un mondo che, anche se sarà non più come prima, potrebbe rinascere sotto la spinta della progettualità, di nuove idee, di alleanze e sentimenti più altruistici.

Tante cose ci sono in questo libro, intime e a contatto con il dolore, ma al tempo stesso leggere, perché nella navigazione occorre abbandonare le zavorre quando c’è tempesta e perché anche in presenza di pesanti stravolgimenti si può continuare a sperare e a desiderare.

Come ricordano gli autori, se il detto indiano cita che il percorrere la strada per raggiungere un sogno è più stimolante del sogno stesso, a lettura compiuta e di nuovo ripiombati nel vortice del nemico invisibile, come non ricordare le parole di Machado:

Viandante, non esiste il sentiero,

il sentiero si fa camminando.

Camminando si fa il sentiero e girando indietro lo sguardo si vede il sentiero che mai più si tornerà a calpestare.

Buona percorrenza a tutti noi.

Autori e personaggi

Alcuni autori hanno seguito lo schema narrativo proposto durante le riunioni del gruppo, producendo quindi quattro parti, una per ciascun incipit narrativo fornito; altri autori hanno invece preso solo spunto dalla traccia fornita, producendo un racconto che pur ispirandosi alla stessa, prendeva una propria logica narrativa, divenendo un racconto di fatto a sé stante, inserito però nello stesso contesto semantico degli altri autori.

Qui di seguito la presentazione degli autori proposta non è in ordine alfabetico, ma in base alla posizione del loro racconto nell’opera:

Giorgio Cozzi, Il Direttore - pag 06, 71,120,127,173,181,233

Il Giornalista- pag 08, 75

Silvia Piergallini, La Fata pag 13,78,132,185

Agostina Cammilloni, Sé Stessa- pag 16, 80,135,190

Antonella Pannozzo, La Bambina di nome Violante-pag 17, 82, 142, 192

Emanuela Stracuzzi, Sé Stessa- pag 21, 85, 137

Furio Panizzi, L’Incidentato- pag 25, 88, 144,196

Luana Provenziani, Sé Stessa-pag 27,90,146

Rosetta Torcasio, La Pensionata- pag 32, 93, 153,198

Rita Costantini, Il Medico-pag 37, 97, 156, 202

Rita Marinelli, Il Contadino-pag 41,99,158,205

La Sbadata- pag 64,115,168,220

Maddalena Montin, L’Immigrato Boliviano-pag 45, 101, 160,208

Ylenia Mapelli, L’Assistente Sociale-pag 49, 104, 162, 211

Annalisa Vilella, Claudia La Musicista- pag 51,106,164,213

Marcella De Pra, La Volontaria- pag 56,111,166,217

Vittorio Zornitta- Martin e Marie- pag 67, 117, 170, 223

Parte Prima

Si apre la scena e gli autori si presentano, ognuno con le proprie stimmate personali e con i valori che lo animano.

#1 Il Direttore- L’inizio di tutto

Il telefono squillò. Il Direttore lo guardò con la solita aria di sufficienza, ma fu un attimo, perché subito intuì chi lo stava chiamando. Stava giusto riflettendo sui fatti di cronaca, sull’unica cronaca possibile di quei giorni. Tutti i discorsi accademici che riempivano giornali, radio e televisioni, gravitavano su quella minaccia che aveva colpito la Cina. L’enfasi mediatica improvvisamente era salita di tono appena si scoprì che il virus era arrivato in Italia. Non si trattava più di parlare, ora bisognava agire, e in fretta, per non ripetere la terribile esperienza dell’epidemia cinese: città bloccate, tutti a casa, infatti, ammalati, morti, una cosa mai vista. Solo che adesso non era più un fatto esotico, ora era a casa nostra. Sapeva che sarebbe accaduto, così come era certo di chi lo chiamasse al telefono proprio in quel momento. Al quinto squillo, com’era sua abitudine, alzò la cornetta, consapevole che dopo quella telefonata il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Dimmi Angelo. L’altro, sorpreso, ma non troppo, di rimando Come diavolo fai a sapere che sono io al telefono. Sintonia caro, sintonia. Non sarei quello che sono per te, se non avessi questa sensibilità. Piuttosto, cosa posso fare per te questa volta?. Il politico rimase per un attimo in silenzio. Era la sua tattica ogni volta che si trovava scoperto e capitava molto spesso con il Direttore, diavolo d’un uomo. Ecco, è inutile che ti spieghi cosa sta succedendo e come si sia scatenata una frenesia del sapere nei nostri ambienti. Io ho già sguinzagliato tecnici, medici, scienziati e aspetto lumi da loro. Ma sai che per il controllo sociale è importante sapere, il prima possibile, mi capisci vero? Il vissuto della gente comune. Dovremo dirigere il consenso su possibili restrizioni e quanto meglio percepiamo il disagio della gente, tanto meglio sapremo adottare misure adeguate o comunicarle con efficacia. Non ti chiedo molto, per lo meno non qui al telefono. Sai com’è! Semplicemente mi devi raccogliere indicazioni su come la gente prende questi eventi e che atteggiamenti assume di fronte a restrizioni forti della libertà individuale. Voglio saperlo prima per sapermi orientare e suggerire in sede politica proprio quello che tiene presente la gente comune. Non voglio una ricerca specializzata, non abbiamo il tempo. Raduna un po’ di persone e fatti dire come vivono questa situazione, soprattutto dopo le decisioni che verranno annunciate stasera in TV. Mi hai capito bene? Questo ufficialmente, poi ci sentiremo per altre necessità quando potremo parlare in privato. Il Direttore non fece una piega, né commentò in alcun modo l’intimazione ricevuta. Sapeva leggere tra le righe ed ebbe subito chiaro che la vera partita si sarebbe giocata su un altro tavolo e che quell’operazione aveva un suo preciso scopo, che lui Direttore di una Onlus, la Wellbeing, poteva benissimo assolvere, anche per mascherare l’incarico sotterraneo. Era già accaduto altre volte ed era sicuro che sarebbe avvenuto ancora in futuro. Ormai era legato a doppio filo con Angelo, un politico con cui era facile incontrarsi sulle idee e ancor di più sulle azioni da compiere. In fondo erano abbastanza simili. Perfettamente, Angelo. Non rispose altro. Sapeva che era sufficiente, anzi era così che Angelo voleva e il sodalizio si reggeva proprio per questa intesa silenziosa, più concentrata sul capire e sul fare. Senza discutere.

Dopo i saluti prese il telefono e iniziò a chiamare persone utili per quel lavoro, era sicuro di ottenere la disponibilità di chi aveva già, a vario titolo, lavorato con lui. In fondo le attività di una Onlus consentono di avere molte persone collegate, sia per volontariato che per lavoro, fedeli ai principi professati. Agì con rapidità, com’era suo costume e in poco tempo la Task Force, volle pomposamente chiamarla così, era bella che fatta. A lui l’idea, agli altri il lavoro operativo. Sorrise al pensiero di un’altra operazione vincente.

#1 Il giornalista

Stavo arrivando a Codogno, maledicendo il mondo, come mi capitava spesso nel lavoro e nella vita.

Da una parte potevo ringraziare il mio Direttore perché almeno mi aveva dato un lavoro, ma dall’altra ero sicuro che quella carogna aveva scelto me perché ero un freelance alla deriva e non uno dei suoi privilegiati giornalisti che lui osannava sempre. No, all’inferno aveva mandato me, era così comodo.

Le mie ambizioni erano ben altro, però non sono mai stato riconosciuto per il mio vero valore e ho finito, come giornalista, ad accettare qualsiasi lavoro purché pagato, mi bastava sopravvivere.

Il fatto è che ho sempre avuto uno spirito anarchico, non mi è mai piaciuta la dipendenza, ho sempre voluto l’autonomia e non sono mai venuto a patti con nessuno. Questo mi ha generato molti problemi perché chi ha idee innovative che escono dai canoni classici, non viene apprezzato e viene messo ai margini. Una possibile brillante carriera mi è stata negata perché non sono un leccapiedi, uno che si adegua al contesto gerarchico imperante e così dopo i primi brillanti successi ho finito per perdere posti di lavoro stabili e ho scelto la libertà a prezzo di instabilità, scarsi guadagni e frustrazioni.

E adesso sono qui che sto per entrare nell’inferno di Codogno. Anzi, non riesco nemmeno ad entrare, vengo fermato dalla polizia ben prima dell’ingresso nel Paese.

Mi fanno scendere, mi interrogano, guardano il mio tesserino con commiserazione: è chiaro che non sono un giornalista accreditato dalle radio, televisioni, testate nazionali.

Faccio vedere che ho la mascherina regolamentare, i guanti, il microfono per le interviste coperto dalla plastica e alla fine mi lasciano passare con le raccomandazioni del caso. Non devi entrare nell’ospedale, non devi importunare la gente, non fermarti a parlare con nessuno, se non a un metro di distanza. Ok, ragazzi, ho capito non sono un dilettante!.

Con qualche mugugno procedo verso il Paese e mi domando quando tutto questo è cominciato. I ricordi si fanno vividi: sì, a gennaio si è cominciato a parlare di questa epidemia, mi sono aggiornato, ho capito cos’era e che pericolo comportava, ma mai più immaginavo che le misure adottate in Cina avessero senso da noi e potessero essere replicate.

Al contrario avevo scritto qualche articolo che criticava l’eccesso di prudenza e le misure che limitavano la libertà individuale.

Poi le cose sono precipitate e si è visto che la situazione era ben peggio di quanto avessimo in tanti pensato.

Ora che siamo nel fuoco del contagio, ecco che mi mandano a sostituire un giornalista, di quelli affermati, perché aveva contratto la malattia. Devo stare attento mi dicevo mentre mi avvicinavo al paese, completamente deserto, veramente una scena spettrale, tutto chiuso, nessuno in giro, sì uno col cane, una signora con la spesa, più vigili che abitanti.

Arrivo nei pressi dell’Ospedale e vedo un gran movimento di ambulanze. Mi avvicino e faccio qualche domanda agli Assistenti che stanno portando un infetto al Centro specializzato dove non posso entrare.

Sembra una gran confusione, gente che va, gente che viene, tutti di corsa, indaffarati, non possono darti retta perché non si fermano un attimo. In pochi minuti vedo portare persone al Pronto soccorso, anzi al Triage predisposto fuori dall’ospedale, dove si fanno le prime analisi per capire la gravità del caso e inoltrare l’ammalato nel reparto più adatto.

In silenzio osservo, colpito da quel brulicare di persone e mi sembra di essere davanti a un alveare, dove, se non sei un esperto, ti sembra di vedere un caos, mentre un apicoltore sa perfettamente che c’è un sistema funzionale dove ognuno fa ciò che sa di dover fare. Altro che anarchia.

Poche grandi direttive e poi ognuno con la sua competenza agisce in sincrono con gli altri. Rimango sorpreso, esterrefatto, in qualche modo ammirato e confronto ciò che vedo con

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