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Indipendenza e sovranità: Conversazioni sui Principi Fondamentali della Costituzione

Indipendenza e sovranità: Conversazioni sui Principi Fondamentali della Costituzione

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Indipendenza e sovranità: Conversazioni sui Principi Fondamentali della Costituzione

Lunghezza:
166 pagine
2 ore
Pubblicato:
30 ott 2020
ISBN:
9791220215169
Formato:
Libro

Descrizione

Questo libro vuol far conoscere il profondo significato democratico della nostra Costituzione e illustra uno per uno i 12 articoli della Parte Prima, i Principi Fondamentali. […] Importante è la proposta fatta dall’autrice di un nuovo articolo 7 che dichiari che lo Stato è ateo, il Paese è laico, i cittadini sono liberi… Mi auguro che questo libro venga letto e commentato nelle scuole, che la Costituzione rappresenti una profonda lezione di etica laica, in grado di infondere nei più giovani cittadini della nostra Repubblica la comprensione di cosa veramente significhi la parola democrazia (Margherita Hack).
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30 ott 2020
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9791220215169
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Libro

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Anteprima del libro

Indipendenza e sovranità - Carla Corsetti

3401415842

Indipendenza e Sovranità

Carla Corsetti

Conversazioni sui

Principi Fondamentali

della Costituzione

prefazione di

Margherita Hack

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione.

Piero Calamandrei

La Costituzione

di Margherita Hack

Questo libro vuol far conoscere il profondo significato democratico della nostra Costituzione e illustra uno per uno i dodici articoli della Parte Prima, i Principi Fondamentali, con parole semplici, alla portata di tutti. In particolare è rivolto alle giovani studentesse e ai giovani studenti, i cittadini di domani che dovranno difendere col voto eventuali attacchi a quella che è la colonna portante del nostro Stato democratico, ma è rivolto anche a tutti i cittadini, molti dei quali non hanno mai letto un testo che andrebbe studiato e commentato a scuola già a partire dalla quinta elementare, perché è scuola di vita e di convivenza civile.

Fu scritta subito dopo la fine della guerra, dai costituenti che furono eletti il 2 giugno 1946, insieme al referendum per la scelta fra monarchia e repubblica. Furono le prime elezioni a suffragio universale dopo quelle del ‘29, a cui parteciparono solo i cittadini maggiorenni di sesso maschile. Poi il fascismo le abolì per tutti.

Si legge spesso a proposito del fascismo e delle donne che la dittatura le avrebbe considerate pure appendici dell’uomo. In realtà anche prima del fascismo erano fortemente discriminate e ogni proposta di concedere il diritto di voto veniva avversata come se le cittadine fossero incapaci, come se fossero prive di capacità di discernimento, senza diritti nell’ambito familiare, ma che ritornavano persone responsabili quando, autrici di un reato, venivano assoggettate alle stesse pene dei cittadini maschi. Il fascismo portò le donne fuori di casa, allineate in organizzazioni femminili parallele a quelle maschili, in particolare bambine e giovani erano tutte inquadrate fra le piccole italiane. Le giovani italiane, i GUF (Gruppi Universitari Fascisti), le contadine fra le massaie rurali. Le giovani venivano incoraggiate a praticare sport competitivi. C’erano ogni anno i Littoriali dello sport e quelli della cultura per tutti, maschi e femmine. Il tutto naturalmente per migliorare la razza italica, ma che comunque aveva anche un indiretto effetto emancipatorio.

Il 2 giugno 1946 finalmente tutti i cittadini maggiorenni (allora la maggiore età si raggiungeva a 21 anni), uomini e donne poterono liberamente recarsi alle urne: furono le prime votazioni a suffragio universale dall’Unità d’Italia. Nasceva la Repubblica e si mettevano al lavoro i costituenti di cui facevano parte uomini e donne che avevano conosciuto la dittatura e di questa esperienza avevano fatto tesoro nello stendere una Costituzione che è un inno alla libertà, alla giustizia, al riconoscimento dei diritti di tutti. Fu firmata dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, il 27 dicembre 1947.

È utile ricordare i primi articoli per l’etica politica che li contraddistingue:

Art.1

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro...

Art.2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…

Art.3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Un articolo che dette luogo ad accanite discussioni ed è ancora oggi oggetto di opinioni contrastanti è il famoso:

Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

Fu soprattutto per ragioni di ordine pratico e politico che il Partito comunista si batté per far approvare questo articolo, fortemente osteggiato invece dai socialisti.

L’art.8 dichiara invece che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Resta comunque il fatto che l’Articolo 7 faceva della religione cattolica una vera e propria religione di Stato in contrasto con l’affermazione che lo Stato è laico, e dava alla Chiesa cattolica numerosi privilegi.

Importante è la proposta fatta dall’autrice di un nuovo articolo 7, in cui si dichiari che lo Stato è ateo, il Paese è laico, i cittadini sono liberi.

L’autrice riporta il discorso pronunciato da Pericle nel 461 a.C. quando esponeva il modello di democrazia che pensava per Atene. È un discorso di una straordinaria modernità, in cui si inneggia alla giustizia uguale per tutti, alla libertà, al rispetto delle leggi e all’accoglienza dello straniero.

Mi auguro che questo libro venga letto e commentato nelle scuole, che la Costituzione e il discorso di Pericle rappresentino una profonda lezione di etica laica, in grado di infondere nei più giovani cittadini della nostra Repubblica la comprensione di cosa veramente significhi la parola democrazia.

Trieste, agosto 2012

Introduzione

Questo libro nasce dalla trascrizione di un ciclo di trasmissioni radiofoniche tenute su Radio Erre di Recanati.

Durante ogni puntata, introdotta dal conduttore Asterio Tubaldi, si è parlato di un articolo della Costituzione italiana.

Queste conversazioni si sono dipanate con la modalità della narrazione.

Gli articoli della Costituzione sono stati raccontati soffermandosi sulle motivazioni che ne avevano suggerito le formulazioni adottate dai Costituenti, e focalizzando le finalità che con ogni articolo si volevano raggiungere.

Il testo che segue è dunque la trascrizione di un ciclo di conversazioni radiofoniche e non vuole avere la coesione e la scansione dei testi scritti, quanto piuttosto le caratteristiche del testo parlato, nel quale si privilegia la comunicazione che si lega alla naturale immediatezza del linguaggio.

Parlare della Costituzione è sicuramente un’esperienza impegnativa ed è doveroso premettere che le valutazioni che seguiranno non hanno la pretesa di essere considerate come lezioni di diritto costituzionale, tanto più che non ho la qualifica per impartire lezioni. Questo libro vuole piuttosto rivolgersi a coloro che, pur non avendo mai affrontato studi di diritto, vogliono comunque approfondire la conoscenza dei Principi Fondamentali della Costituzione con la leggerezza di una conversazione tutt’altro che accademica. Queste argomentazioni sono connotate dall’intenzione di condividere con altri un concetto scontato per alcuni e ignorato da molti, ovvero che i Principi Fondamentali sono lo strumento primario della libertà, del vivere civilmente insieme agli altri; sono lo strumento che ci consente di essere titolari di diritti inviolabili. A queste motivazioni se ne aggiunge un’altra: quando si vuole operare all’interno delle istituzioni italiane, quando si assume la responsabilità di un incarico politico, è prioritario parlare di Costituzione prima ancora che dei programmi o dei progetti del partito cui si appartiene. Ritengo imprescindibile, nell’azione politica, conoscere il Patto Fondativo della Nazione nella quale si vive. Molti italiani, e tra costoro anche molte persone che ricoprono cariche istituzionali, non conoscono la Costituzione e, pur non conoscendola, non è infrequente sentirli blaterare di riforma per meglio adattarla agli interessi di una parte a scapito dell’intera collettività.

La Costituzione è il riferimento essenziale e insostituibile attraverso il quale si può sentire di appartenere a una Nazione. È lo strumento di condivisione supremo e, per conoscerlo, sarà necessario ripercorrere la storia di come questo documento si è formato, facendo un passo indietro nell’Italia devastata dalla guerra.

La dittatura fascista aveva abrogato ogni forma di diritto, non c’era libertà politica, di espressione, di stampa, l’Italia era stata disseminata di campi di concentramento nei quali erano stati rinchiusi oppositori politici, ebrei, zingari e omosessuali. Si viveva in una condizione di assoluta oppressione e negazione di tutte le libertà fondamentali. L’Italia era stata coinvolta nel secondo conflitto mondiale e aveva pagato un prezzo altissimo in termini di morti e di distruzione.

Caduto il fascismo e terminata la guerra, l’Italia pagava l’aggravante di essere malvista dalle altre Nazioni, era pur sempre giudicata come l’ex alleata di Hitler e del nazismo. Il fascismo e il nazismo erano stati i movimenti politici più distruttivi nella storia degli ultimi vent’anni dell’Europa, ed era logico che venissimo guardati con grande diffidenza. Tuttavia nel nostro Paese c’era un fermento di riscatto. Anche coloro che avevano appoggiato il fascismo ne prendevano le distanze, mentre coloro che non lo avevano mai fatto e che avevano coraggiosamente manifestato la loro opposizione durante tutto il regime, assaporavano una stagione di liberazione e di prospettive democratiche da troppo tempo attese. Accanto agli eserciti alleati, gli italiani antifascisti avevano intrapreso una lunga battaglia militare per portare i nazisti fuori dal nostro territorio. Dopo la caduta del fascismo e del nazismo, fu indetta una conferenza per ristabilire la pace in Europa e fu invitata a partecipare anche l’Italia, che in quell’occasione fu rappresentata da Alcide De Gasperi, che non ricevette un trattamento di favore. Si presentò a capo chino e dopo aver parlato non ebbe alcun conforto dai rappresentanti degli altri Paesi, anzi fu quasi ignorato; egli sapeva che l’Italia era responsabile di feroci crimini di guerra, al pari della Germania. L’inizio del suo discorso alla Conferenza di Parigi vale la pena di essere richiamato:

Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: e soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato e l’essere citato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione.

Forse fu proprio la sua non comune capacità politica, ma è certo che De Gasperi riuscì a rappresentare al mondo intero la volontà dell’Italia di cambiare pagina, richiamando il suo personale antifascismo e quello di una gran parte della popolazione. Nella valutazione storica dell’antifascismo italiano, un grande riconoscimento doveva essere dato alla Resistenza intesa come movimento interno di opposizione militare e politica al regime dittatoriale, e che aveva dato un contributo notevole all’opera di liberazione degli Eserciti Alleati. Alcide De Gasperi, in definitiva, presentò un’Italia che stava costruendo faticosamente una svolta democratica. Forse fu questo che ci impedì di sedere - come imputati - davanti al Tribunale Internazionale di Norimberga, nel quale furono invece processati i nazisti. L’Italia, anche per ragioni di opportunità strategiche, oltre che di definizione dei confini, fu esonerata dai processi che si riservano ai crimini di guerra, e le fu invece consentito di ricostruirsi su basi democratiche senza scontare il peso delle sue responsabilità. Quando De Gasperi si presentò alla Conferenza di Pace di Parigi, poté rendere credibile la svolta democratica, anche perché in Italia si era già insediata l’Assemblea Costituente, con il compito di disegnare il nuovo Stato democratico e repubblicano. De Gasperi, che guidava il Paese dalla caduta del fascismo e dalla fine della guerra, aveva deciso di indire un referendum per consentire ai cittadini di scegliere la nuova forma di Stato e il quesito referendario fu posto tra la repubblica e la monarchia. Il 2 giugno del 1946 si tennero le

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