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Un salto oltre quel muro
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E-book133 pagine1 ora

Un salto oltre quel muro

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Info su questo ebook

È il 10 Maggio 2017 quando Francesca vede crollare le sue certezze. Lei, così sicura della sua forza, del suo essere determinata e decisa nelle scelte, piena di progetti e di sogni, si ritrova in una stanza d’ospedale con una sconosciuta che, dopo una minuziosa analisi del referto mammografico, dolcemente le dice che ha un cancro. Da quel giorno, è costretta a esplorare una diversa condizione fisica, a uscire dai confini che ha creato intorno a sé, per entrare in una nuova rappresentazione del suo destino. Deve comprendere la malattia e, attraverso la sua percezione, impadronirsene e cercare di guarire. E così inizia il suo lungo percorso verso una nuova vita. Una storia intensa, che fa riflettere, un racconto di rinascita, che mostra come la vita ci metta davanti a delle sfide dolorose, che possono essere vinte solo con coraggio, spirito e forza di volontà; un messaggio positivo, di speranza, che invita ad apprezzare ogni singolo istante della nostra esistenza, perché non c’è nulla di più prezioso. Un libro che diventa strumento per tutte le donne che si trovano a combattere questa malattia, per aiutarle a trasformare la loro relazione con il cancro. Il suo scopo è anche quello di raccogliere fondi da destinare al reparto di oncologia per i tumori femminili del Policlinico Gemelli, per l’acquisto di un casco refrigerante, al fine di evitare che molte donne perdano i capelli a causa delle pesanti terapie.   

Francesca Vanchieri nasce a Roma nel 1971 e vive ad Aprilia, una cittadina in provincia di Latina. Lavora come docente di scuola primaria dal 1993 e questa è la sua prima esperienza come scrittrice. Ama dipingere e scrivere poesie. Le venne diagnosticato un tumore al seno nel maggio 2017.
Sottoposta a ben otto cicli di chemioterapia neoadiuvante, subì a gennaio 2018 un intervento di mastectomia radicale e venticinque radioterapie. La scoperta della malattia le fece inizialmente perdere il contatto con la realtà, ma la portò a iniziare un importante cammino, un viaggio attraverso emozioni contrastanti, alle quali ha cercato di dare un corpo, una forma, ricomponendo i pezzi di un’esistenza diversa, che merita sempre di essere vissuta appieno.
LinguaItaliano
Data di uscita30 giu 2020
ISBN9788830623569
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    Un salto oltre quel muro - Francesca Vanchieri

    Albatros

    Nuove Voci

    Ebook

    © 2020 Gruppo Albatros Il Filo S.r.l. | Roma

    www.gruppoalbatros.com

    ISBN 978-88-306-2356-9

    I edizione elettronica giugno 2020

    A tutte le donne che

    ogni giorno combattono,

    a chi le ama

    accompagnandole in questo viaggio.

    Ai miei cari, a mio figlio e a Lady

    Scorcio

    Un tuono mi riporta alla realtà, cosa sto vivendo… un cammino in salita e sopra quel torrente un ponte ad unire le due sponde.

    Potrei ubriacarmi di whisky, o bruciare sterpaglie per scaldarmi in questa triste città, ed invece, senza avanzare alcuna pretesa, resto qui, felice, in attesa e sorrido, un’altra pagina da scrivere.

    Ho deciso di amarmi oggi, di infatuarmi della mia pelle increspata e pallida, della liscia testa rasa, dell’inespressivo sguardo allo specchio.

    Che vadano al diavolo denaro e lavoro, mi darò spazio, il tempo non sarà fatto di lancette, che con quel fastidioso ticchettio mi perseguitano, il tempo da oggi avrà ali, leggere e piumose, di un bianco che mi lascerà sorpresa.

    Scontare peccati, sarà forse questo il mio luttuoso destino?

    Così scriverò per guarire le ferite, o forse per distruggere demoni.

    Sposto lo sguardo su quell’aiuola costruita con mattoncini grezzi al lato del ponte: è ricca di fiori, di boccioli che timidi stentano ad affacciarsi alla vita senza cercare il perché del loro nascere per poi morire.

    Penso si arrivi ad un punto della propria esistenza in cui bisogna lasciar perdere, bisogna restare in silenzio, proprio come fanno i fiori che sembrano bastare a loro stessi, non bisogna aver paura di provare dolore, ma aprirsi ad esso. Vivere nostalgica in attesa del buon evento non fa parte del mio modo di essere.

    Ancora un tuono, sta per piovere.

    Giovedì ho un appuntamento, è d’obbligo, mi viene detto, uno dei tanti che prepotentemente penetrano i miei momenti con impeto violento, che corrodono lentamente i miei disegni e fanno di giornate ridenti uggiosi cammini.

    Allora coraggio, armiamoci di forza e di corsa prepariamo la cartella a pois bianchi con i mici neri, sarò lì di nuovo, tra mura di un bianco freddo, diverso da quello avorio passato sulla tela.

    Ho appreso tanto da questo gioco a carte coperte, ho imparato a vivere di me, aggrappandomi a tutto ciò che di bello la vita sa offrire, ho soffocato lacrime e dolori per rinascere rigogliosa tra questa nuda o fertile terra, e da essa spesso sono chiamata, da una strada di montagna, dai rami che nella notte prendono forme, dal cielo e dalle sue nuvole, dagli odori che ad occhi chiusi rievocano ricordi.

    Mi son sempre sentita parte di questa natura, dove la morte è una costante, dove un ramo secco è comunque specchio di una vita trascorsa e la sua forma può essere bellissima anche così, dove l’arida cima di una montagna può lasciare spazio a piccole vite che prepotentemente crescono tra i sassi…

    Il modo in cui ti ami è il modo in cui insegni ad altri ad amarti.

    (Rupi Kaur)

    Il ponte, caffè su pergamena, Giuseppina Narducci

    Prefazione

    Nel silenzio perse la sua anima, quell’anima che cercò invano di custodire, di proteggere da chi, in modo prepotente, decise di portargliela via…

    Ed ora la cerca, illuminando quell’angolo vuoto… introspezione, così la chiamano, e si sente violentata di nuovo.

    Ma l’ incedere incerto dei suoi passi, trova il suo ruolo tra pieghe imbrunite dell’anima, quell’anima oramai curva.

    Un soffio alato rumoreggia nel silenzio… e così inizia il suo cammino, un po’ incerto, tra il verde aspro di un bosco e l’arancio dolce di un frutto caduto tra il fogliame.

    Ecco, ora ricorda, con questa penna che spinge tra pagine giallo ocra, e comincia a scrivere tra il profumo di carta che lontano porta i suoi pensieri…

    Anima, disegno a matita, Francesca Vanchieri

    Le arance, acrilico su tela, Francesca Vanchieri

    Capitolo I

    Un salto oltre quel muro ricoperto d’edera, in mattoncini color tortora, erosi dal trascorrere del tempo, con crepe profonde dove si annida polvere, ed una lanterna penzolante, quasi sospesa, che illumina delle foglie verdi, brillanti…

    Ero lì ad osservare il mio dipinto, stesa sul letto… ipnotizzata da quel muro, oltre il quale non si vedeva nulla… fui sopraffatta dalla curiosità di sapere, una volta sorto il sole, cosa si celasse al di là di esso, ma meglio aspettare il giorno, mai avventurarsi in spazi così oscuri, meglio restare lì, sotto la lanterna, protetta dalla luce che mi rassicura, anche se in qualche modo soffoca la mia voglia innata di scoprire. Forse se fossi rimasta lì non avrei vissuto altro, diverso, ma altro…

    Restai ad osservare il mio dipinto, stesa sul letto…

    D’ improvviso un salto al di là di ciò che mi apparteneva da anni, forse da quando ero nata…

    Era un paesino di campagna, lì ero cresciuta, in un piccolo appartamento vicino alla stazione ferroviaria, in una numerosa famiglia. La palazzina era circondata da un grande cortile, pieno di aiuole ed alberi piantati dopo la fine della guerra. Tante famiglie, tanti bambini.

    E così crescevo, in un clima sereno, in un mondo ovattato, lontano dal tran tran della città, così caotica e lontana, libera di correre, saltare, giocare senza costrizione alcuna, il giusto ambiente per quel temperamento esagitato che sempre mi è appartenuto, respirare libertà, niente di più appagante per uno spirito ribelle e selvaggio. Così trascorrevano le giornate, le stagioni, gli anni. Insieme ad una stupenda famiglia, ai miei genitori, a mia zia e ai miei dolci nonni, avevo costruito una forte personalità, fiera ed orgogliosa di ciò che ero e di come mi avevano insegnato ad affrontare la vita, con superbia e grande orgoglio.

    Ma, quel fatidico giorno, fui costretta a lasciare questa mia vita, era il 10 Maggio 2017 quando sentii cedere le mie certezze. Io, così sicura della mia forza, del mio essere così determinata e decisa nelle scelte, piena di progetti, di sogni, mi ritrovai in una stanza con una sconosciuta bionda che, dopo un’attenta analisi del referto mammografico, dolcemente mi disse che quel nodulo di trentacinque millimetri non era una cisti, tantomeno un fibroadenoma; le chiesi cosa fosse, allora, quasi contenta di sembrare una povera deficiente illusa, lei non rispose subito, ma le sue tardive parole ancora riecheggiano nella mia testa oramai appannata: «Devi sottoporti ad una biopsia con urgenza».

    E pensare che erano anni che mi controllavo, avevo subìto due interventi per fibroadenomi e quest’ultimo era uno dei tanti che amavano soggiornare nel mio seno, sì, lui era diverso, un po’ più duro, una consistenza compatta.

    Decisi ad agosto 2016 di andare dalla mia amatissima ginecologa, che mi rassicurò, come oramai faceva da circa dieci anni. Intanto arrivai a maggio e lei mi prescrisse pasticche per farlo sfiammare, lui sempre lì, fermo, ferreo… non convinta, corsi dal mio medico, che lo stesso giorno con urgenza mi fece fare una mammografia.

    Tutto sembrò traballare. Ed ora che ne sarà della mia vita così

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