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Il labirinto del karma

Il labirinto del karma

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Il labirinto del karma

Lunghezza:
230 pagine
2 ore
Pubblicato:
1 set 2020
ISBN:
9788417230593
Formato:
Libro

Descrizione

Al giorno d'oggi, chi non ha mai sentito parlare del karma, quel bagaglio che porteremmo in noi, di vita in vita, e che giustificherebbe la Reincarnazione?

Il suo principio, il suo funzionamento e il famoso concetto di «contratto d'anima» che lo accompagna rimangono tuttavia ancora vaghi per molti di noi.

Ecco perché, in questo nuovo libro intitolato "Il Labirinto del Karma" Daniel Meurois ci offre il frutto della sua comprensione e del suo vissuto in un ambito in cui abbondano enigmi e interrogativi.

Punteggiato di aneddoti che ne rendono la lettura tanto piacevole quanto istruttiva, "Il Labirinto del Karma" è nato anche per rispondere ai mille e uno interrogativi, alle paure e allo sconforto di quanti si trovano senza risorse di fronte agli ostacoli della loro stessa vita...

Ostacoli o persino drammi che a volte sembrano non finire mai, o anche ingiustizie che hanno il volto dell'inspiegabile, dell'inaccettabile, infine quello della malattia o delle trappole comportamentali.

Un libro accessibile a tutti ma al contempo profondo per decifrare meglio il senso della nostra vita, per muoverci e crescere in un mondo in cui i punti di riferimento si fanno sempre più rari. Un percorso illuminante che sarà di grande aiuto...

Ancora una volta Daniel Meurois condivide attraverso questo libro un po’ della sua esperienza personale e della sua saggezza, come sempre ben lontano da dogmi e credenze.

È un dato di fatto che in questo universo, per la maggior parte delle volte, è il dolore a fare sorgere i nostri interrogativi, la necessità di risposte e di cambiamento. Il dolore per una perdita, per una malattia... e le difficoltà che tutti sperimentiamo più o meno di frequente e a cui spesso non sappiamo dare un senso, se non incolpando la sfortuna, gli altri, il destino o persino il karma, come se fosse una condanna.

Proprio per questo motivo Daniel Meurois ha deciso di scrivere un libro che ci aiuta a uscire dal vittimismo aprendo le porte a una maggiore comprensione di noi stessi, della vita e soprattutto di una delle leggi che governano la nostra esperienza sulla Terra: la legge del Karma.

Troverete qui le risposte a molti interrogativi, aneddoti illuminanti ed esercitazioni pratiche utili per arrivare a un’importante presa di coscienza sul vero senso della vita, al di là delle apparenti ingiustizie, alla scoperta di quella Intelligenza Universale - che possiamo chiamare Dio o con qualunque altro nome - che si situa al di là del Bene e del Male così come noi li percepiamo.
Pubblicato:
1 set 2020
ISBN:
9788417230593
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Il labirinto del karma - Daniel Meurois

meglio…».

Nota dell’editore

Ancora una volta Daniel Meurois condivide attraverso questo libro un po’ della sua esperienza personale e della sua saggezza, come sempre ben lontano da dogmi e credenze.

È un dato di fatto che in questo universo, per la maggior parte delle volte, è il dolore a fare sorgere i nostri interrogativi, la necessità di risposte e di cambiamento. Il dolore per una perdita, per una malattia… e le difficoltà che tutti sperimentiamo più o meno di frequente e a cui spesso non sappiamo dare un senso, se non incolpando la sfortuna, gli altri, il destino o persino il karma, come se fosse una condanna.

Proprio per questo motivo Daniel Meurois ha deciso di scrivere Il Labirinto del Karma, un libro che ci aiuta a uscire dal vittimismo aprendo le porte a una maggiore comprensione di noi stessi, della vita e soprattutto di una delle leggi che governano la nostra esperienza sulla Terra: la legge del Karma.

Troverete qui le risposte a molti interrogativi, aneddoti illuminanti ed esercitazioni pratiche utili per arrivare a un’importante presa di coscienza sul vero senso della vita, al di là delle apparenti ingiustizie, alla scoperta di quella Intelligenza Universale —che possiamo chiamare Dio o con qualunque altro nome— che si situa al di là del Bene e del Male così come noi li percepiamo.

Introduzione

Avevo appena terminato una conferenza e alcuni di quelle e quelli che vi avevano assistito si stavano affrettando davanti a me con un libro in mano, aspettando la tradizionale dedica.

È sempre un momento particolare, quello delle dediche. È l’istante della vicinanza, dello scambio di sguardi e di qualche parola —spesso trattenuta— e a volte anche di abbracci. Quella sera, il calore dei cuori era particolarmente palpabile…

Mentre i libri si succedevano sotto la mia penna, al di là dell’attenzione prestata a ognuno, ogni tanto non riuscivo a fare a meno di voltare lo sguardo in una direzione ben precisa.

Dietro la folla, a qualche passo di distanza c’era una donna di età matura. Mi fissava, palesemente in attesa dell’occasione in cui avrebbe forse potuto trovarsi davanti a me, da sola, al riparo da orecchie indiscrete. Un atteggiamento che hanno regolarmente alcune persone con un discorso e una motivazione che a volte possono essere sorprendenti. Avevo notato questo modo di fare già da molto tempo.

Tuttavia, nella luce soffusa di quella serata che volgeva alla fine, mi sembrava che le cose fossero un po’ diverse… In fondo agli occhi di quella donna che sperava di ottenere un momento tutto per sé c’era come un profondo dolore, un logorio dell’anima.

Quando finalmente rimanemmo soli, mentre i tecnici della sala imballavano nuovamente il materiale facendo molto rumore, la donna si avvicinò chiedendomi se poteva sedersi sulla sedia vuota che stava dietro il mio tavolo. Tremava un po’ ed era palesemente sfinita.

Mi ricordo che cercò di prendermi la mano in modo maldestro.

«La prego, signore, mi spieghi... Non ne posso più».

E senza che avessi il tempo di acconsentire di fronte al suo palpabile sconforto, la donna iniziò subito a tracciare rapidamente lo schema della sua vita, quello che l’aveva portata fin lì.

Nata da padre ignoto, la madre l’aveva allevata alla bell’e meglio in condizioni molto modeste. In seguito si era sposata presto per scappare da un’infanzia triste e pesante. Ahimè, dopo qualche anno si era ritrovata vedova: il marito, muratore, era caduto da un’impalcatura, lasciandola sola con due bambini piccoli e un lavoro precario.

Una decina di anni dopo questo avvenimento, si era poi risposata con un uomo che poco a poco si era rivelato alcolista e violento. Anche la loro unione era finita in modo drammatico: improvvisamente l’uomo in questione era morto in un incidente d’auto, portando con sé il figlio sedicenne che lei gli aveva affidato per qualche ora.

Il baratro… Si era sforzata di galleggiare, aiutata da una serie di ansiolitici. Passarono così cinque o sei anni disseminati di difficoltà economiche, finché sua figlia se ne andò di casa per iniziare una convivenza con un uomo anch’esso violento, come per fatalità…

Infine era lì, seduta vicino a me, ancora sotto choc dopo la sua ultima visita dal medico, che le aveva appena diagnosticato un cancro all’intestino.

Niente lacrime, nessun lamento ma un’infinita stanchezza in un abisso di incomprensione.

Non so più che cosa riuscii a trovare per rispondere ai «perché» di quella donna inghiottita tutta intera dalle prove. Mi ricordo soltanto che parlammo finché non fummo spinti fuori —gentilmente ma con fermezza— dal custode della sala.

In casi simili non ci sono spiegazioni preconfezionate. E nemmeno «ricette consolatorie».

Ciononostante, ora che gli anni sono passati lasciando in me i loro solchi, posso dire che, se questo libro esiste, è prima di tutto per tentare di rispondere ai mille e uno interrogativi, allo sconforto e alle paure di tutte quelle e tutti quelli che, come quella donna incontrata una sera, si trovano smarriti di fronte alle insidie della loro stessa vita. Insidie o persino drammi che a volte sembrano non finire mai, ingiustizie che hanno il volto dell’inspiegabile, dell’inaccettabile, quello della malattia o ancora quello delle trappole comportamentali in cui si cade e ricade continuamente.

Naturalmente e per fortuna, non tutti gli itinerari di vita sono terribili come quello che ho appena descritto. Ciò non toglie tuttavia che tutti noi abbiamo il nostro pacchetto di prove, che alcune vite abbiano l’aria di essere un «percorso di guerra» e che molti di noi rimangano senza risorse e nell’incomprensione del senso degli scossoni che costellano —a volte a ripetizione— il loro cammino.

Perché così tante separazioni, perdite, lutti, difficoltà a trovare il proprio posto, occasioni sprecate o problemi di salute ricorrenti? Sì, perché? Allora troppo spesso arrivano lo scoraggiamento, la rassegnazione o la ribellione con i suoi eccessi come altrettante compensazioni e, come ultimo sbocco, la violenza.

Succede raramente che arrivi la riflessione, la comprensione e poi il prendere quota, per mancanza di strumenti, «di ali» per riuscire a porre un altro sguardo su se stessi e sul mondo. Poi un giorno si muore così… stanchi di tutto, con un bagaglio di frustrazioni o, peggio, con una collera… Inconsapevoli del fatto che «tutto questo» ci seguirà «dall’altra parte»...

In effetti, a chi ci si può rivolgere, in questo mondo, nel momento in cui le prove si moltiplicano e si accumulano?

Un tempo, la risposta era piuttosto semplice. Ci si poteva rivolgere ai sacerdoti e alla religione. Le cose sono cambiate radicalmente… Per fortuna, devo dire, perché le loro presunte risposte non erano tali…

Una serie di argomenti preconfezionati, pronti per essere ingeriti, pietrificati nei dogmi, conditi con una salsa a base di ravvedimento e che spingevano a una sorta di sentimento di asservimento a «Dio», e quindi a una colpevolezza di cui non si comprendeva l’origine. Eravamo dei peccatori, bisognava «conservare la fede», pregare e basta perché non c’era nient’altro da cercare.

Se, in pochi decenni, la nostra umanità —perlomeno quella occidentale— non è necessariamente maturata sul piano della coscienza, si è perlomeno liberata da qualche giogo che ne bloccava la possibile riflessione e che quindi le vietava di «cambiare registro». E anche se tutti i suoi membri non ne approfittano per migliorare la propria crescita, tuttavia oggi per loro la porta è aperta affinché possano dare inizio a una metamorfosi liberatrice.

Quindi bisogna osare aggiungere che, se quest’opera esiste, ciò è dovuto anche al fallimento globale dei sistemi religiosi che, fin dall’inizio, non hanno assolto la loro missione di insegnamento. Credere non è né sapere né comprendere, e ancora meno conoscere per poi integrare. I credo non risvegliano ma rassicurano, ipnotizzano e poi addormentano.

Non ho certamente l’intenzione di fare qui il processo a tali sistemi. Questi ultimi hanno la loro ragione d’essere ma, come tutto ciò che ha un inizio, è logico che, quando è venuto il momento, conoscano un declino e poi una sorta di asfissia autoinflitta. È tutta una questione di cicli.

In realtà, il problema a cui la nostra umanità si trova confrontata può essere enunciato molto semplicemente… anche se questo non significa che sia facile da risolvere.

Può essere riassunto in poche parole: veniamo al mondo senza esplicite istruzioni per l’uso di noi stessi, e sono rari quelli che comprendono che la «guida del buon utilizzatore» di cui hanno bisogno è all’interno di loro stessi… proprio come il manuale di istruzioni di un computer è accessibile solo «da qualche parte» nella sua memoria interna. Può darsi che questa analogia sia un po’ audace e riduttiva, ma rende bene l’idea.

Si può certamente cercare al di fuori di noi stessi ciò che eventualmente «non va» e il «come funziona», ma è sempre dentro di noi che alla fin fine bisogna scavare per trovare le risposte perché, molto al di là della nostra memoria cosciente, ne esiste un’altra accuratamente nascosta nelle nostre profondità. È quella che detiene le nostre chiavi essenziali come altrettanti codici d’accesso all’essere che siamo per essenza e ai veri motori degli stati che attraversiamo.

Esistere non è vivere, perché vivere non è camminare come sonnambuli, tagliati fuori dai «come» e dai «perché». Al contrario, vivere significa imboccare un itinerario il più lucidamente possibile, con la volontà di crescita.

Sì, è tutto qui… crescere… per non subire e poi rimpicciolirsi.

Per quelle e quelli che sceglieranno di seguire le piste di riflessione che traccerò lungo queste pagine nella speranza di sfrondare un po’ di più il loro cammino, si impone comunque un postulato di partenza: quello dell’effettiva realtà della reincarnazione… o, perlomeno, una libera apertura alla possibilità di quest’ultima come inizio di una differente comprensione del senso delle nostre peregrinazioni. D’altronde, il titolo di quest’opera lo annuncia fin da subito, perché il concetto di karma sottintende quello di una «discesa ascensionale» nel dedalo delle nostre profondità.

Quindi mi auguro che l’avventura interiore a cui questo libro invita possa aprire porte belle e ampie a tutti i pellegrini della Coscienza alla ricerca della loro verità.

La reincarnazione

e il suo motore

Se è vero che nella nostra società occidentale molti fanno ancora spallucce o battute a riguardo, tuttavia l’idea della reincarnazione non fa più sorridere come qualche decina di anni fa.

Dobbiamo pur constatarlo, quest’idea ha tranquillamente fatto molta strada.

E così, sembra che il venticinque per cento della popolazione europea e nordamericana la accetti… mentre i tre quarti di quel venticinque per cento dovrebbero la loro convinzione a un’esperienza personale di morte imminente.

Una percentuale assai significativa, perché traduce l’importanza del vissuto di fronte alla semplice credenza o alla sola opinione.

A livello mondiale, le cifre sono ancora più significative perché si stima che un po’ più della metà della popolazione terrestre, cioè circa tre miliardi e mezzo di persone, aderisca con molta naturalezza al concetto di reincarnazione.

Evidentemente tutto ciò non prova nulla, ma merita almeno che ci si attardi sulla questione come su tutto ciò che essa induce di conseguenza. Ed è quindi questa la direzione in cui vi propongo di accompagnarmi…

Quali saranno le mie fonti o, piuttosto, il mio strumento di investigazione in un campo apparentemente così intangibile? La mia naturale capacità di staccare la mia coscienza dal corpo fisico o —se preferite— la mia «anima» dalla mia carne. Una capacità di cui mi avvalgo al solo scopo di comprendere meglio gli intimi meccanismi della vita.

Come al solito, non mi esprimerò quindi nel nome di nessuna filosofia, teoria o credenza, di nessuna Tradizione religiosa e, in ogni caso, di nessun dogma. La mia parola sarà libera; come sempre, sarà quella di un testimone dell’Invisibile il cui compito è di offrire delle chiavi di comprensione e di pacificazione a tutti noi che siamo i passeggeri del mondo di densità.

1) In che cosa consiste

esattamente la reincarnazione?

La reincarnazione è la conseguenza di quella legge di natura che spinge ciò che chiamiamo globalmente un’anima a rivestire differenti corpi nel corso del tempo, e quindi a vivere una moltitudine di vite in condizioni spesso molto diverse. Il suo motore è l’apprendistato della Vita con la V maiuscola, allo scopo di sviluppare una Saggezza che porterà l’essere a raggiungere uno stato di Risveglio e poi la sua Liberazione, ossia la cessazione delle sue sofferenze andando verso un’infinita Completezza.

Tuttavia i termini utilizzati hanno poca importanza perché variano da una cultura all’altra; ciò che conta è comprendere bene il principio base della reincarnazione, quello della necessità di ogni coscienza di affinarsi per estrarsi progressivamente dal doloroso ingranaggio della dualità e conoscere infine lo stato di Unità.

Questa legge, lo vediamo, è di un’assoluta equità poiché, attraverso la sua matematica interna, fa passare tutti gli esseri coscienti di se stessi attraverso una moltitudine di esperienze nel cuore della Materia densa. Essa è ciò che mi spinge a dire che la densità si presenta dunque come il più esatto e più imparziale degli insegnanti… e questo significa anche che è il più intransigente, nonostante sia il più generoso e il più amorevole dei maestri.

Tutto sommato, ammettere tutto ciò e

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