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Tentazione ai Caraibi: Harmony Collezione
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E-book166 pagine3 ore

Tentazione ai Caraibi: Harmony Collezione

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Seduzione milionaria 1/3
Questi tre potenti milionari non si fanno mancare nulla, negli affari come nella vita privata!

Decisa a recarsi su un'isola dei Caraibi per realizzare l'opera umanitaria concepita da suo fratello, Francesca Pellegrini viene accolta da una guardia del corpo che avrà il compito di scortarla e proteggerla durante tutta la sua permanenza. Se i suoi modi bruschi e dispotici la fanno infuriare, ogni sguardo di Felipe Lorenzi accende in lei un fuoco che è quasi impossibile controllare.

Felipe ha un codice etico molto rigido, formato da anni di addestramento militare, e non intende intrecciare una relazione con una cliente. Ma quando Francesca lo tenta oltre ogni limite, anche il più severo dei soldati si trova costretto a disertare ogni buonsenso per abbandonarsi tra le braccia del suo peggior nemico...
LinguaItaliano
Data di uscita21 set 2020
ISBN9788830518940
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    Anteprima del libro

    Tentazione ai Caraibi - Michelle Smart

    successivo.

    1

    «Siete d'accordo?» Francesca Pellegrini si sistemò la coda di cavallo poi fissò i due giovani seduti di fronte a lei in una piccola stanza del castello di famiglia. «Costruiremo un ospedale in memoria di Pietro?»

    Daniele alzò le braccia. «Ma dobbiamo proprio discuterne ora, durante la sua veglia funebre?»

    «Mi riferisco alla costruzione di qualcosa in memoria di nostro fratello» ricordò lei aspra.

    Francesca aveva immaginato che non sarebbe stato facile convincere Daniele e Matteo, ma era certa che alla fine avrebbe ottenuto il loro appoggio. L'uragano Igor aveva semidistrutto l'isola Caballeros dei Caraibi solo dieci giorni prima. Erano state parecchie le vittime ed erano rimasti solo due ospedali funzionanti per migliaia di persone. Pietro, il maggiore dei fratelli Pellegrini, aveva saputo dai giornali della terribile devastazione e si era subito attivato in quel suo modo generoso che lei aveva sempre ammirato.

    Nonostante avesse uno studio legale di fama internazionale, si era sempre prodigato per dare una mano alle vittime di una catastrofe naturale, con donazioni, organizzando raccolte di fondi e impegnandosi anche in prima persona. Era famoso per la sua filantropia e molto ammirato, e lei era molto orgogliosa di essere sua sorella. Non riusciva a credere che non l'avrebbe più visto, in quanto la sua vita era stata spezzata quando il suo elicottero era precipitato a causa della fitta nebbia.

    «Non vi sto certo chiedendo la luna» proseguì. «Vi chiedo solo di impegnarvi a costruire l'ospedale che Pietro aveva programmato in un paese che aveva perso tutto, erigendolo in sua memoria.» Daniele guadagnava una fortuna, aveva persino appena acquistato uno yacht nuovo di zecca, ma cosa se ne faceva? Cosa faceva suo fratello oltre che adorare il dio denaro?

    Francesca sapeva di essere ingiusta nei confronti del fratello che si era sempre occupato di lei, ma che importanza aveva? Pietro era morto e l'unica cosa che avrebbe potuto alleviarle l'atroce sofferenza era realizzare i suoi programmi in suo nome.

    «Non sto dicendo che non sia una buona idea» borbottò Daniele. «Dico solo che dobbiamo ponderare la faccenda con calma. Tanto per cominciare ci sono dei rischi per la sicurezza.»

    «Il paese è stato distrutto. Gli unici pericoli sono la dissenteria e il colera.»

    «Non essere ingenua. È uno dei paesi più pericolosi e corrotti del mondo, e tu vorresti che mandassi i miei uomini a lavorare là, così come Matteo il suo personale?»

    Matteo Manaserro, loro cugino, aveva una clinica privata e si occupava di chirurgia estetica per coloro che non accettavano il passare degli anni. Aveva anche lanciato una serie di prodotti specifici che l'avevano reso ricco come Creso. La madre di Francesca ne era entusiasta e un'assidua consumatrice. Spesso Pietro aveva detto che Matteo sarebbe potuto essere uno dei più eminenti chirurghi del mondo ma che per amore del denaro, proprio come Daniele, si era gettato in quel settore specifico.

    «Domani vado a Caballeros. Sarò io stessa a confermarvi che i vostri timori sono infondati» sbottò lei senza abbassare lo sguardo.

    Daniele sbiancò. «Tu non ci vai.»

    «Ho deciso. È tutto sistemato. Pietro aveva già individuato il terreno dove costruire l'ospedale e accantonato del denaro per quel progetto, nonché ottenuto il benestare dai rappresentanti del governo e...»

    «Tu non andrai. Tanto per cominciare non sei autorizzata.»

    «Sì, invece.» Francesca gettò in tavola la carta vincente. «Natasha mi ha autorizzata per iscritto a rappresentare Pietro.»

    Sua cognata, che sedeva in un angolo come un fantasma, alzò lo sguardo spento sentendo il proprio nome. Francesca sapeva di aver approfittato del suo stato di disperazione per ottenere l'autorizzazione, ma tacitò la coscienza. Si trattava della volontà di Pietro e avrebbe fatto qualsiasi cosa per realizzare il suo progetto.

    Forse, se avesse portato a termine quanto Pietro aveva iniziato, quel terribile senso di colpa avrebbe smesso di tormentarla.

    Mi dispiace così tanto, Pietro. Non intendevo questo. Tu sei il migliore di noi e ti voglio bene. Perdonami, ti prego.

    «Non è sicuro!» Daniele batté la mano sul tavolo di quercia con talmente tanta violenza che persino Matteo sobbalzò.

    Ma Francesca non voleva sentire ragioni. Lo sapeva, ma non poteva farci niente, come un bimbo buttato nelle acque profonde che doveva servirsi di tutte le proprie forze per raggiungere la superficie. Era così che si sentiva: doveva raggiungere la superficie per trovare il perdono.

    «Se sei tanto preoccupato, accompagnami e tienimi al sicuro. Quell'ospedale sarà costruito con o senza di te, anche se dovessi farlo con le mie mani.»

    Daniele era prossimo a esplodere, e forse sarebbe successo se Matteo, sospirando, non avesse alzato le mani cercando di ristabilire la calma. Poi si sporse in avanti. «Puoi contare su di me. Lavorerò con Daniele, se lui è d'accordo, sulla progettazione e sul funzionamento e quando la struttura sarà pronta verrò io stesso ad avviare l'ospedale, ma solo per un mese, e solo perché volevo bene a Pietro.»

    «Perfetto.» Se Francesca fosse stata nello spirito giusto avrebbe sorriso.

    «Ma concordo con Daniele che ci si deve preoccupare della sicurezza. Tu sottovaluti quanto possa essere pericolosa Caballeros. Suggerisco di condurre con noi Felipe.»

    Daniele guardò Matteo che annuì lentamente.

    «Sì, così può andare. Potrà tenere Francesca al sicuro e proteggere anche il personale che invieremo là.»

    «Un momento... un momento...» li interruppe Francesca. «Chi è questo Felipe?»

    «Felipe Lorenzi è uno spagnolo addetto alla sicurezza. Pietro si è servito di lui diverse volte.»

    «Non ne ho mai sentito parlare.» Francesca immaginò che non ci fosse da sorprendersi. Aveva appena cominciato il tirocinio nello studio legale di Pietro pochi mesi prima, dopo essersi laureata. E fino alla sua morte non era mai stata coinvolta nelle sue attività filantropiche.

    «Apparteneva alle Special Forces spagnole» spiegò Matteo. «Ha messo in piedi un'attività propria per proteggere uomini d'affari che intendono viaggiare in luoghi pericolosi e con quest'attività ha messo insieme una fortuna. Pietro aveva un'ottima opinione di lui e l'avrebbe ingaggiato per il suo progetto se...»

    Se fosse vissuto.

    «Allora portiamolo con noi» acconsentì Francesca dopo una pausa che, si rese conto, era penosa per tutti loro.

    Non l'avrebbe mai ammesso, ma il pensiero di recarsi da sola a Caballeros la spaventava un poco. Ma sarebbe stata coraggiosa, come lo era sempre stato Pietro.

    «Tuttavia non mi serve una babysitter.»

    «Dovrai aspettare alcuni giorni perché lui si organizzi» la avvertì Matteo, «ma chiunque manderà con te, sarà di certo un ex appartenente alle Special Forces, addestrato ad affrontare qualsiasi situazione.»

    «Non posso aspettare» obiettò subito lei. «Non voglio creare difficoltà, ma domani è previsto un incontro per concludere la vendita del terreno. Se lo annullo non so se potrò ottenerne un altro. E non possiamo lasciarcelo sfuggire.»

    Il progetto si basava sull'acquisto di quel terreno. Senza di quello non ci sarebbe stato nessun ospedale e niente in memoria di Pietro. Doveva entrare in possesso di quel terreno.

    Lo sguardo di Daniele era lampeggiante. «Ma tu non puoi correre rischi.»

    «Pietro l'ha fatto» sbottò lei con aria di sfida. «E io sono in grado di decidere quali rischi intendo correre. Comunque sia, credo proprio che la vostra idea sui pericoli sia esagerata.»

    «Tu... cosa

    Lo scontro tra loro fu bloccato di nuovo da Matteo, che ancora una volta s'intromise. «Francesca, sappiamo bene quanto tu voglia onorare la memoria di Pietro e lo vogliamo tutti, ma devi capire che noi siamo preoccupati per la tua incolumità. Felipe ha diversi uomini che lavorano per lui. Sono sicuro che avrà qualcuno da mandare sul posto in attesa del tuo arrivo a Caballerros domani.»

    Lei colse lo sguardo di avvertimento che aveva lanciato a Daniele.

    Suo fratello doveva aver intuito il significato di quello sguardo perché annuì prima di rivolgersi di nuovo a lei. «Farai solo ciò che ti diranno di fare. Non devi necessariamente esporti a inutili rischi, chiaro?»

    «Significa che sei d'accordo?»

    Lui sospirò. «Sì. E adesso possiamo tornare dai nostri familiari? Nostra madre ha bisogno di noi.»

    Francesca annuì. Il nodo che le serrava lo stomaco si allentò un poco. Aveva ottenuto da loro ciò che voleva e adesso desiderava tornare da sua madre. «Per concludere, io mi occuperò degli aspetti legali, Daniele della costruzione e Matteo dell'aspetto medico. E tu, Natasha? Vuoi occuparti della pubblicità?»

    Benché fosse stata sposata con Pietro solo da pochi mesi erano stati fidanzati per ben sei anni e Francesca pensava che la timida cognata avesse il diritto di essere coinvolta. Del resto la pubblicità portava denaro.

    «Posso farlo» mormorò Natasha.

    «Allora siamo d'accordo.» Francesca si alzò e raddrizzò le spalle cercando di allentare la tensione. Sapere di avere Daniele e Matteo al fianco significava che, almeno per una notte, avrebbe potuto piangere il fratello che aveva adorato.

    L'indomani sarebbe iniziato il duro lavoro.

    Francesca salì sul jet, gli occhiali scuri che celavano gli occhi rossi e gonfi, e fu accolta dal personale, tutti con l'aria mesta. Suo fratello aveva ispirato devozione e lealtà in tutti loro e il loro evidente dolore la commosse.

    Se non avesse avuto il cuore così pesante, il cervello annebbiato per il vino che aveva bevuto e per le uniche due ore di sonno che le erano state concesse in quella camera gelida, in cui nella sua infanzia aveva sempre dormito quando si recavano al castello, sarebbe stata eccitata nel salire sul jet personale di Pietro. Non vi era mai salita e la rattristava il pensiero che ormai con lui non avrebbe più viaggiato.

    Il documento che Natasha aveva firmato le dava carta bianca. Poteva agire in suo nome per tutto ciò che fosse necessario, sia servendosi del denaro della fondazione di Pietro sia dei suoi beni personali per realizzare il progetto. Sapeva che Daniele era in collera con lei per aver tratto vantaggio dallo stato di fragilità emotiva di Natasha, data la particolare situazione, e per la verità la coscienza le rimordeva un poco. Prima di lasciare la veglia aveva tratto da parte Matteo e gli aveva chiesto di prendersi cura di lei. Matteo per loro era più di un cugino. Abitava con loro da quando aveva tredici anni e avendo la stessa età di Pietro era il suo migliore amico. Come il resto del mondo, gli era molto affezionato. Ben volentieri si sarebbe preso cura di Natasha.

    Francesca fu accompagnata all'area centrale del jet, che era più lussuoso di quanto avesse immaginato, ma mentre prendeva posto si rese conto che lì accanto c'era un uomo con il portatile sulle gambe.

    Sbalordita, si fermò.

    Non si era aspettata di viaggiare con qualcuno. Passò lo sguardo dall'hostess, che non mostrò alcuna sorpresa per quella presenza, all'uomo con il computer.

    Gli occhi scuri nel viso più affascinante che avesse mai visto le restituirono lo sguardo.

    Lei si ritrovò senza fiato.

    Le parve che passasse un'ora prima che lui le rivolgesse la parola. «Lei dev'essere Francesca.»

    L'inglese molto accentato fluiva da labbra che non accennavano minimamente a un sorriso.

    Rendendosi conto di averlo fissato troppo a lungo, Francesca s'impose di tornare al presente. «E lei sarebbe?»

    «Felipe Lorenzi.»

    «Lei è Felipe?»

    Quando Matteo e Daniele avevano parlato di un appartenente alle Special Forces lei si era creata l'immagine di un individuo corpulento,

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