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L'Apprendista e il Compagno: IL corpo e l'anima

L'Apprendista e il Compagno: IL corpo e l'anima

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L'Apprendista e il Compagno: IL corpo e l'anima

Lunghezza:
134 pagine
2 ore
Pubblicato:
3 ago 2020
ISBN:
9788835871897
Formato:
Libro

Descrizione

Non afferriamo compiutamente la natura dell’Apprendista e il suo mondo materiale (Camera di 1° Grado), se ignoriamo il rapporto che egli ha con il mondo animico (Camera di 2° Grado) e con il Compagno d’Arte che, inserito in questo mondo, a sua volta è in rapporto con il Maestro e con il mondo spirituale  (Camera di 3° Grado). Se parlassimo dell’Apprendista trascurando il Compagno, sarebbe come descrivere il corpo umano materialisticamente, non tenendo conto dell’anima che lo vivifica e lo mette in movimento: l’Apprendista appartiene fisicamente, in carne ed ossa e sangue, alla Terra; similmente, secondo l’esoterica Sapienza, il Compagno appartiene animicamente alla Luna astrale, invisibile, non quella astronomica che ammiriamo nel cielo.
Pubblicato:
3 ago 2020
ISBN:
9788835871897
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


Anteprima del libro

L'Apprendista e il Compagno - VINCENZO TARTAGLIA

seconda?

OPERA MASSONICA

Prefazione

Il formidabile valore di questo lavoro del carissimo Fratello Vincenzo, direi si possa esprimere in poche parole: pone la Massoneria al centro dell’esoterismo .

Tutti coloro che conoscono la nostra Istituzione (al di là delle disinformate rappresentazioni che se ne fanno i profani), ivi inclusi i Massoni meno esoterici , non possono negare che un esoterismo massonico esista : perché non si può negare che i nostri simboli e riti configurino ciò che viene detto una via iniziatica .

La storia tuttavia ha fatto sì che, nei Paesi latini soprattutto, la Massoneria fosse per lungo tempo un centro di innovazioni sociali; e per questo motivo, i Fratelli più celebri che hanno preso posto tra le Colonne erano di rado esoteristi nel senso contemporaneo del termine.

In verità, l’attuale significato della parola esoterismo è figlio soprattutto della definizione che ne diede a suo tempo Guénon, il quale contrapponeva ad un cammino spirituale aperto a chiunque ( exoterico , più esterno - il cammino delle religioni) un cammino esoterico più interno - riservato a quanti, per inclinazione personale, intendessero approfondire i misteri della Creazione attraverso un… menù spirituale tagliato su misura per le loro modalità individuali di apprendimento.

Già questa definizione di esoterismo (che ha poco più di un secolo di vita, ed è a mio avviso molto legata ai caratteri dell’ambiente che la produsse: la Parigi dell’ultimo periodo dell’occultismo, scoppiettante di caotiche innovazioni in campo spirituale) evoca implicitamente almeno un paio di idee che ai Fratelli dell’epoca non dovettero piacere molto: un legame per così dire obbligato tra la spiritualità massonica e quella religiosa, e un richiamo piuttosto ambiguo all’esoterismo inteso come una non meglio precisata forma di cultura superiore.

Va detto, per correttezza, che Guénon non voleva significare ciò (la critica della sua opera di esoterista, per quanto doverosa, dovrebbe a mio avviso esercitarsi su altri temi); ma, indiscutibilmente, le impressioni prodotte dalla sua concezione erano quelle, e possiamo immaginare il fastidio da lui suscitato in quei Fratelli che identificavano la Massoneria nella lotta contro il monopolio spirituale della Chiesa, o di quanti vivevano la nostra Istituzione come una sorta di accademia popolare , i cui brevetti di Maestro non erano fondati su vacue astrusità, bensì sulla solidità della cultura artigiana.

Questo solo per dire che il rapporto tra la Massoneria e l’esoterismo del ventesimo secolo non partì col piede giusto, e fu fonte costante di incomprensioni.

Quando poi, a partire soprattutto dagli anni settanta, le opere di un gran numero di autori esoterici di valore vennero ristampate, cominciò a verificarsi un fenomeno (minoritario, ma sempre meno) cui assistiamo ancora oggi: ovvero un gran numero di giovani che si avvicinano alla Massoneria convinti di approdare ad una sorta di… università dell’esoterismo, e quando poi si ritrovano tra le Colonne, restano sorpresi dal constatare che non ne parla nessuno (o se qualcuno ne parla, lo fa presentando una tavola che ha copiato da internet, leggendo a pappagallo cose di cui è il primo a non capire niente).

E d’altra parte, non va ignorato neanche il fastidio che l’invasione del Tempio da parte dei giovani leoni dell’esoterismo sta destando nei Massoni di vecchia scuola - ne ha parlato, a mio avviso molto bene, il mio anziano Fratello e amico Giovanni Domma in un suo recente articolo:

ai tempi della mia formazione massonica, si pensava che il nostro esoterismo fosse tutto racchiuso nel testo dei rituali dei gradi, nella gestualità che lo accompagna e nel dibattito che si porta avanti nel Tempio a lavori aperti, e che altre forme di esoterismo non ci servissero; e ancora oggi potrete trovare qualche anziano Massone della mia età che la pensa così, e anzi talvolta va oltre, affermando che il dibattito esoterico su temi importati dall’esterno non giova affatto alla comprensione e all’apprendimento dell’esoterismo massonico, bensì lo snatura.

Anche perché - non dimentichiamolo - le nostre costituzioni ci vietano di parlare di religione e di politica, temi nei quali un dibattito veramente completo sulla storia e sulle funzioni delle altre vie iniziatiche dovrebbe sconfinare e ancora, bisognerebbe non dimenticare che l’istituzione massonica è una associazione di mestiere; mentre invece, fin dai tempi più lontani della Massoneria speculativa, si manifestò il problema che le Logge formate soprattutto da intellettuali avevano la tendenza a trasformarsi da officine in circoli culturali, simili a quello magistralmente satireggiato da Dickens ne Il circolo Pickwick

Ecco, mi sembra che Giovanni abbia centrato il problema, soprattutto quando se la prende con i temi importati dall’esterno e con i circoli culturali . Infatti, quello che pochi sembrano comprendere (tanto nel campo dei Fratelli socialeggianti quanto in quello degli esoterici ) è che i nostri simboli e i nostri riti sono tutto ; e credo anzi che, per i Fratelli che l’abbiano capito, il problema delle varie tendenze ideologiche presenti in Massoneria non si ponga proprio.

Per esempio, io ho conosciuto tanti Fratelli di indirizzo sociale, che sbuffano come locomotive quando qualcuno nomina nel Tempio - che so - il karma o il kali-juga ; ma che si arrabbiano anche di più quando un Fratello sbaglia un passo o un gesto, o interviene nel momento sbagliato - e a me questo loro atteggiamento va bene , perché vuol dire che vivono in sintonia con il cuore della nostra via iniziatica, e quindi secondo me sono bravi esoteristi , anche se a parole negherebbero rabbiosamente di esserlo.

È sbagliatissimo sperare di poter risolvere il problema delle diverse concezioni della Massoneria a parole , e peggio ancora a paroloni. Ci dice una leggenda massonica che Phaleg, l’edificatore della Torre di Babele, si ritirò a meditare in solitudine in un Tempio triangolare , e sulla sua tomba venne poi scritto: Qui riposano le ceneri del nostro Grande Architetto della Torre di Babele. Il Signore ebbe pietà di lui perché era diventato umile .

Invero Phaleg, con il suo Tempio triangolare , ci indica la strada che può mettere tutti d’accordo. È davvero molto semplice, ed è quella che ho segnalato all’inizio: mettere la Massoneria al centro dell’esoterismo .

O meglio, sarò più chiaro: mettere al centro IL SIMBOLISMO dei gradi azzurri , perché lì c’è proprio tutto - un Filo a Piombo, un Compasso, un colpo di maglietto sullo scalpello parlano tutte le lingue del mondo, e nessuno può avere nulla da obiettare.

Eppure, sono così poche le opere che ne parlano a fondo! I classici su questo tema sono cronologicamente anteriori ai problemi che ho segnalato. Se lo affrontano dal punto di vista esoterico, lo fanno con l’orgoglioso candore dei Massoni esoterici di una volta, per i quali il problema di confrontarsi coi Fratelli sociali non esisteva nemmeno, e predicavano - senza contraddittorio - di cose spaziali in uno spazio vuoto; se invece scelgono di attenersi alla dimensione concreta (ovvero al non scontentare nessuno ) trovano poco da dire, e le loro pur volenterose descrizioni dei nostri simboli e attrezzi destano solo una rappresentazione fantasmatica dell’ eggregore appassionato, vibrante e pieno che i Massoni sperimentano in una tornata.

Per questo, fin dalle prime pagine, il libro di Vincenzo mi è sembrato sfolgorante come la luce del Sole.

Lui ha capito tutto fin dal sottotitolo: Opera massonica , non opera genericamente esoterica - opera massonica come è massonica la sua tecnica di scrittura, che costruisce e sviluppa i concetti esaurientemente e pazientemente.

Massonico è lo stile, massonico è l’eggregore; sembra quasi che Vincenzo dica al lettore io sono un Massone, mi muovo nell’ambito di questa specifica tradizione, ed ogni arricchimento che la cultura e la vita possono fornirmi, io lo porto qui - perché davvero ogni pagina, si può dire ogni parola del suo scritto, è la costante affermazione dell’elevata dignità del nostro sistema esoterico; e se, a tratti, termini relativi ad altre discipline tradizionali entrano in gioco, non è per divagazione né per ostentazione culturale, ma solo per effettuare utili comparazioni o approfondimenti.

Quanti altri scritti di Fratelli possono vantare una altrettanto gloriosa affermazione del nostro sistema, della sua onnicomprensività, della sua integrità, della sua autosufficienza? Davvero pochi - e da questo punto di vista, credo di poter dire che il lavoro di Vincenzo costituisca veramente una pietra miliare, un punto di partenza: una mappa tracciata dal nostro Fratello per i posteri (tanto Massoni esperti quanto bussanti), che indica loro i sentieri sui quali preferibilmente dovrebbero muoversi per restituire unità e coerenza all’esegesi del nostro corpo iniziatico, e favorirne la comprensione.

Insomma, non è un libro scritto per questa generazione, ma per le prossime - anche se noi siamo in parte già in grado di apprezzarne certe visioni particolarissime, e certe prospettive audaci: il gioco complesso delle forze dell’istinto, della ragione, della spiritualità (per Vincenzo non hanno segreti - sembra quai che nella sua anima siano raffigurate ab origine , con limpidi disegni geometrici , le acquisizioni che i migliori di noi possono vantarsi di aver conquistato attraverso il duro lavoro) - l’Apprendista che vaga bendato, senza meta, schiavo di ogni pensiero e sensazione , il Compagno che si eleva sul mondo umano e si rende idoneo a rappresentare la base del mondo divino (quanta precisione tecnica in queste definizioni, tracciate apposta per fornire un aiuto a chi voglia rifletterci) ed infine il Maestro, che irradia amore e calore spirituali

E ancora, per fare un solo esempio (è la citazione che mi è piaciuta più di tutte): Caino maledetto, ramingo e fuggiasco sulla Terra … Caino è uno dei progenitori della Massoneria più temuti: quanti Fratelli hanno mai avuto il coraggio di affrontarlo? Eppure, nelle penetranti parole di Vincenzo, la sua figura acquista una propria dimensione, trova il suo posto nel quadro complessivo, risplende di redenzione e di Luce - ti fa venire la voglia di imparare a rileggere il suo personaggio, di riscoprire le antiche ritualità della Massoneria del Marchio che hanno Caino come protagonista, di restituirgli al di là dell’arco dei secoli la sua dignità, la sua funzione edificante nel nostro viaggio interiore.

Sono davvero onorato contento che Vincenzo mi abbia scelto per godere di questi doni (e di tanti altri) e parlarne per primo. È davvero

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