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Acqua buona riminese. Sorgenti, acquedotti, fontane e lavatoi: nuove ricerche

Acqua buona riminese. Sorgenti, acquedotti, fontane e lavatoi: nuove ricerche

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Acqua buona riminese. Sorgenti, acquedotti, fontane e lavatoi: nuove ricerche

Lunghezza:
157 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
Jul 31, 2020
ISBN:
9788898275977
Formato:
Libro

Descrizione

Nel libro, realizzato su iniziativa di Romagna Acque - Società delle fonti, sono approfonditi con nuovi apporti documentari, temi già affrontati in passato dall’autrice, relativi alle fonti riminesi ed alla conduzione dell’acqua potabile, ovvero “acqua buona” dalle sorgenti fino alla città, a partire dall’epoca romana fino alla modernità.
Il primo capitolo è quindi dedicato all’individuazione ed alla storia delle sorgenti, localizzate non solo sul Covignano, colle alle spalle di Rimini, ma anche lungo la costa. L’autrice poi analizza le principali tipologie di acquedotti riminesi di epoca romana, che sostanzialmente hanno permesso la conduzione dell’acqua potabile fino ad oggi, apportando nuove informazioni sulla costruzione della fontana di Piazza Cavour e di fontane più recenti che abbellivano il lido cittadino, senza dimenticare i lavatoi, in particolare quello del Borgo Sant’Andrea con l’eroica figura della lavandaia Zaira Gorini che, nel 1910, salvò la vita a un bambino caduto nel canale, ottenendo la medaglia di bronzo al valore civile.
Editore:
Pubblicato:
Jul 31, 2020
ISBN:
9788898275977
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Acqua buona riminese. Sorgenti, acquedotti, fontane e lavatoi - Cristina Ravara Montebelli

Bibliografia

Presentazione

L'acqua che tocchi de' fiumi

è l'ultima di quella che andò

e la prima di quella che viene.

Così il tempo presente.

(Leonardo da Vinci, Codice Trivulziano, Milano)

Fassi un'armonia colle diverse cadute d'acqua

come vedesti alla fonte di Rimini, 8 agosto 1502

(Leonardo da Vinci, Codice L, Parigi)

Armonia.

Armonia è la parola chiave dei versi che Leonardo da Vinci dedica alla Fontana della piazza di Rimini nel 1502 ed è facile credere che la fascinazione del grande genio italiano per il suono di quelle cadute d'acqua non fosse dettata soltanto dal piacere d'udire la loro melodia ma dal pensiero molto più ampio che ispirava la sua tensione filosofica, scientifica e artistica. Che significasse armonia intesa come equilibrio tra elementi diversi tra loro che si fondono e creano, nella natura e nell'uomo, la magia della vita.

Armonia ed equilibrio che, come anche Leonardo dimostra nei suoi studi e nelle straordinarie opere che portano il suo nome, hanno nell'acqua uno degli elementi fondanti e imprescindibili.

Il lavoro di Cristina Ravara Montebelli sulle acque del territorio riminese dall'antichità ai tempi moderni, tema al quale ha già dedicato tante ricerche, offre nuovi e importanti contributi e informazioni sulle sorgenti, sulle vicende degli acquedotti romani, sulle fontane pubbliche, sul problema dell'approvvigionamento della nuova città turistica fondata nell'Ottocento.

Testimonia quanta parte la disponibilità dell'acqua abbia avuto nello sviluppo e nel benessere di uno dei territori più vitali d'Italia, di quella Riviera romagnola oggi capitale dell'ospitalità che accoglie più di cinque milioni di vacanzieri. Ma è anche un monito a non dimenticare quanto sia stato difficile creare e mantenere quella ricchezza di risorse idriche che oggi, nel territorio riminese, è facile utilizzare e consumare. Anche grazie a Romagna Acque.

La nostra società, attiva dal 1966, ha per missione la tutela, la gestione e la valorizzazione della risorsa idropotabile romagnola e con il suo impegno ottiene ottimi risultati. Ma non può dimenticare che al mondo, accanto ad aree privilegiate come la nostra, esistono troppe sacche di drammatica sofferenza dovuta alla mancanza d'acqua. Ci piace perciò ricordare, non per celebrarci ma per sollecitare altri a seguirci in questo nostro impegno, alcuni piccoli gesti che abbiamo voluto compiere in quest'ottica. Tra questi vi è il sostegno all'associazione umanitaria Gente d'Africa Onlus per la costruzione di pozzi e di una diga a Toumoumba, in Mali, che ha dato acqua a venticinquemila abitanti su ventitré villaggi. Certo, è poca cosa dinnanzi all'immensità del problema di quelle terre. Ma concreta. Una goccia d'acqua, tante gocce d'acqua, che portano salute e lavoro a popolazioni che ne hanno assoluto bisogno.

Nella sentenza nel Codice Trivulziano che ci è piaciuto citare, Leonardo non parla di presente, ma di futuro. Rappresenta magistralmente, attraverso la metafora dello scorrere dell'acqua del fiume, il ciclo vitale dell'uomo e della natura.

Un patrimonio che noi 'moderni' abbiamo il dovere di mantenere in equilibrio e in armonia. Che non possiamo compromettere per cecità, per presunzione o per colpevole disattenzione. E che è nostro dovere rendere disponibile a tutti.

Presidente

Romagna Acque Società delle Fonti S.p.A.

Tonino Bernabè

​Introduzione

Senza l'acqua né un organismo vivente né alcun alimento può nascere o conservarsi o essere attivo. È per questo che con gran cura e zelo bisogna cercare e scegliere le fonti, avendo di mira la salute dell'umanità.

Questo scriveva Vitruvio nella sua opera De Architectura (VIII, 3, 28) al tempo di Augusto e questa frase dopo più di 2000 anni è ancora più che mai attuale!

L'iniziativa di Romagna Acque Società delle Fonti, in sinergia con l'Associazione Zeinta di Borg, di riqualificare e impreziosire la loro fontanella che eroga acqua di Ridracoli in via Covignano, nei pressi della centrale idrica, con un'opera d'arte contemporanea, è l'occasione per nuovi approfondimenti e ricerche sulle sorgenti d'acqua a Rimini, l'acqua buona da bere, che hanno determinato i primi insediamenti umani e la fondazione della città di Ariminum.

Nei primi due capitoli del libro, pubblicato grazie al contributo di Romagna Acque, si approfondiscono tematiche già in parte affrontate nelle nostre precedenti pubblicazioni, Aqua Ariminensis, Approvvigionamento, conduzione e utilizzo nella città romana e Le acque nel borgo Sant'Andrea in epoca romana in Sant'Andrea un borgo fra le acque, a cura di O. Delucca, C. Ravara Montebelli, M. Zaghini, cercando però di localizzare tutte le sorgenti d'acqua, delle quali abbiamo trovato traccia nelle fonti documentarie, in particolare archivistiche, facendo una vera e propria archeologia d'archivio.

Una volta individuate le sorgenti d'acqua, si sono analizzate le principali tipologie di acquedotti riminesi di epoca romana, sulla base dei ritrovamenti archeologici, focalizzando in particolare l'attenzione sull'antica fonte perenne di via Dario Campana, che ha fornito acqua alla città ininterrottamente dall'epoca romana fin quasi ai giorni nostri.

Quest'acqua infatti alimentò per secoli le principali fontane della città, localizzate in piazza Cavour. Uno dei capitoli principali è infatti dedicato al risultato delle nuove ricerche condotte su questi importanti monumenti, in particolare sulla Fontana, che in occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, è stata oggetto di particolare attenzione, con l'individuazione di nuove informazioni sull'autore del restauro cinquecentesco, Giovanni Carrara e sull'intervento di scalpellini sammarinesi.

In questo contesto non si potevano dimenticare i due principali lavatoi cittadini, con le loro problematiche d'igiene pubblica e i loro continui restauri e rifacimenti, in omaggio soprattutto alle innumerevoli donne che usavano il fuoco e l'acqua, da sempre antitetici, ma in questo caso alleati per il rito antico del bucato, la bugheda.

L'approfondimento della storia del lavatoio del Borgo Sant'Andrea vuole essere anche un omaggio all'Associazione Zeinta di Borg, da sempre attenta a queste tematiche storiche e culturali, che aveva promosso il già ricordato libro Sant'Andrea un borgo fra le acque, la nostra prima occasione per conoscere e collaborare con questa Associazione e con il suo coordinatore, Antonio Cuccolo, che tanto si è prodigato anche per la pubblicazione di questo nuovo libro.

Da questa storia del lavatoio del Borgo Sant'Andrea emerge anche la figura di una donna eroica, alla quale fu conferita la medaglia di bronzo al valore civile, una delle poche donne premiate con questo importante riconoscimento, la lavandaia Zaira Gorini, che il 22 marzo 1910 salvò la vita a un bambino, accidentalmente caduto nel canale e che la corrente stava trasportando verso le pale del mulino.

In conclusione l'ultimo capitolo ha per titolo un ossimoro, una contraddizione in termini, perché sviluppa il tema della mancanza di acqua al mare, cercando di spiegare perché, nonostante la presenza d'innumerevoli sorgenti nel territorio riminese, il centro storico, così come il famoso lido di Rimini, l'Ostenda d'Italia, con il suo Stabilimento Balneare, Kursaal, Grand Hotel e gli innumerevoli villini, abbiano dovuto attendere il 1911 per essere raggiunti dall'acqua corrente potabile.

In questo contesto non poteva quindi mancare la storia, necessariamente recente a causa della cronica mancanza d'acqua, delle fontane al mare, prima fra tutte la più prestigiosa, la Fontana dei quattro cavalli, che ancora i cittadini e i turisti possono ammirare.

Le sorgenti d'acqua

L'idrologia medica è oggi la disciplina che si occupa di studiare la composizione delle acque e le loro proprietà terapeutiche, ma gli iniziatori di questa disciplina sono gli scrittori greci come Teofrasto, Ippocrate ed Erodoto oppure romani come Plinio il Vecchio e Vitruvio. Per fare solo un esempio Plinio nel XXXI capitolo della sua Naturalis Historia, dedicato proprio all'acqua, scrive:

Sgorgano generosamente e per ogni dove in moltissimi paesi, qui fredde, là calde, altrove calde e fredde insieme […] altrove ancora tiepide e temperate. Offrendo rimedi alle malattie […] alcune sono curative in virtù dello zolfo, altre dell'allume, altre ancora del sale o del nitro o del bitume, alcune anche in una miscela acida o salata, altre ancora soltanto col vapore.

La presenza di numerose sorgenti d'acqua fu determinante nella scelta del territorio compreso fra due fiumi, Marecchia e Ausa, per la fondazione della città romana di Ariminum. Alcune di queste sorgenti sono ancora oggi attive sia nella vicina zona collinare di Covignano che nei pressi del mare, ed è per questo motivo che a esse dedichiamo questa puntuale analisi storica.

L'acqua buona o la Galvanina

La frequentazione di questa fonte perenne fin dall'epoca romana è attestata da una rudimentale vaschetta di captazione in pietra arenaria con versatoio scoperta, ancora in situ, nel corso di scavi promossi negli anni '60 da Otello Mini, allora presidente della Società La Galvanina S.p.a, in funzione del restauro della fontana, che recentemente Giovanni Rimondini ha attribuito a Giorgio Vasari, proiettandola a pieno titolo nel panorama storico-artistico riminese.

L'antichità e l'illustre artefice di questo bel pegaseo fonte citato in un sonetto del 1577, non sembrano però aver attirato l'attenzione di letterati e cronachisti riminesi fino almeno al XVIII secolo.

Lo storico Adimari, all'inizio del XVII secolo, ricorda genericamente la presenza di tante fonti d'acqua a Covignano vive limpidissime, e buone, che se tutte si raccogliessero insieme fariano macinare un gran mulino et se ne potriano condure nella Città, se ben con molta spesa, per far fontane. Cesare Clementini invece non ne fa il minimo cenno.

Si deve attendere fino al 1743, quando Ubaldo Marchi,

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