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Idrovolanti e minisommergibili sul lago d'Iseo

Idrovolanti e minisommergibili sul lago d'Iseo

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Idrovolanti e minisommergibili sul lago d'Iseo

Lunghezza:
189 pagine
1 ora
Editore:
Pubblicato:
30 lug 2020
ISBN:
9788831684095
Formato:
Libro

Descrizione

Idrovolanti, minisommergibili, incontri segreti. Di questo, e non solo, si resero protagoniste le sponde del lago d’Iseo. Tra l’inizio degli anni Trenta e la metà degli anni Quaranta il Sebino entra a far parte del tessuto industriale atto ad alimentare l’industria bellica.

Presso l’idroscalo di Pilzone d’Iseo-Montecolino, oltre che centro per il completamento e la verifica degli idrovolanti, la produzione si diversifica con la costruzione e il collaudo dei minisommergibili. Battelli che per dimensione sono adatti a forzare le difese dei porti avversari e attaccare le navi ancorate.

Montecolino sarà anche testimone di incontri segreti tra Alleati, Governo Cobelligerante e repubblicani della RSI. Questo per creare una eventuale “forza comune” in funzione antisovietica da schierare contro le forze jugoslave del maresciallo Tito.

Non solo presenza nel corso del Secondo conflitto ma anche partecipazione alla Grande Guerra. L’idroscalo, seppur per un breve periodo, contribuì alla guerra aerea sul fronte della Valcamonica.

Ora sui suoi piazzali è calato il silenzio. Non più rumore di maestranze, piloti che impartiscono ordini, motori aeronautici spinti al massimo. Quell’epoca di fasti aeronautici e nello stesso tempo tragica per gli eventi bellici è ormai conclusa.
Editore:
Pubblicato:
30 lug 2020
ISBN:
9788831684095
Formato:
Libro

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Anteprima del libro

Idrovolanti e minisommergibili sul lago d'Iseo - Robert Robison

dell'idroscalo.

Campi volo sui laghi e in Valcamonica nel corso della Grande Guerra

Lì dove inizia il tracciato dell'Antica Via Valeriana, nel comune di Pilzone, affacciata sulle sponde del lago d'Iseo, si apre la piccola penisola di Montecolino.

Questa tozza penisoletta che si protende nel lago, adagiata all'ombra della poco più grande penisola di Montecolo, può entrare di diritto nella storia della Grande Guerra e, soprattutto, in quella del Secondo conflitto mondiale.

Qui, infatti, durante la Prima guerra mondiale era presente un idroscalo per l'ammaraggio ed il rimessaggio degli idrovolanti,mentre nel periodo antecedente il Secondo conflitto fu installato uno stabilimento della Caproni Aeronautica, attivo per tutta la durata della guerra. Ma procediamo con ordine.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, per esigenze belliche, fu deciso di predisporre una serie di scali a ridosso del settore alpino, su di una linea che dal Piemonte congiungeva il Veneto.

I Servizi Aeronautici dell'Esercito¹, all'epoca la componente aerea era sotto controllo dell'Esercito (l'Aeronautica Italiana verrà infatti costituita come arma autonoma solo il 28 marzo 1923 con il nome di Regia Aeronautica), stabilirono quindi di installare un idroscalo sulle rive del lago d'Iseo.

Questo idroscalo aveva per lo più funzione di campo d'emergenza sulla rotta pedemontana.

A differenza del preesistente idroscalo di Desenzano del Garda, quello di Montecolino era in una posizione più defilata rispetto alla linea del fronte che, nella zona del Sebino, correva in alta montagna.

Sull'Alto Garda il confine politico tra Regno d'Italia e Impero austro-ungarico correva pressappoco sull'attuale confine tra le regioni del Trentino Alto-Adige, Veneto e Lombardia, lungo una linea immaginaria che passando in corrispondenza dell'abitato di Pregasina, sul lato occidentale del lago, univa la sponda opposta a nord di Navene, sul lato orientale. Tutta la zona nord, con i paesi di Torbole, Riva del Garda e il vicino lago di Ledro, erano sotto controllo austriaco².

La cartina illustra i confini dall'Impero austro-ungarico per la zona del Garda nel corso del conflitto. La linea blu è il confine politico tra i due Stati. La linea arancio rappresenta la linea difensiva sulla quale si erano attestate le truppe austriache, arretrata ma meglio difendibile grazie all'orografia del terreno rispetto al confine di Sato. La linea di colore azzurro invece è la prima linea sulla quale sono successivamente trincerate le truppe italiane.

Il lago d'Idro, invece, una ventina di chilometri ad ovest del Garda, era in territorio italiano, anche se lambito dalle ultime propaggini dell'impero di Francesco Giuseppe. Da qui il confine volgeva verso nord, per costeggiare il massiccio dell'Adamello, il Passo del Tonale, fino all'Ortles per poi congiungersi con il confine svizzero.

La Valcamonica, con l'alto corso del fiume Oglio, rappresentava quindi l'ultima vallata prima del confine con l'allora Impero austro-ungarico.

Sul fronte dei ghiacciai la guerra terrestre si dimostrò intensa, anche se non si assistette mai alle carneficine che si riscontrarono sui campi dell'Isonzo e nelle trincee. Questo fronte alpino rimase pressoché invariato dal 24 maggio 1915, data dell'entrata in guerra dell'Italia, fino all'ottobre/novembre 1917 quando le truppe austriache, forti della vittoria di Caporetto, cercarono di sfondare ma furono arrestate dalle truppe italiane lì dislocate.

L'idroscalo posto sul lago d'Iseo, nonostante distasse circa sessanta chilometri in linea d'aria dal confine austriaco sul Garda, altrettanti dalla linea del fronte costituita dal massiccio dell'Adamello e ad un centinaio da quello dell'Ortles, non era in servizio di prima linea.

Confine italo-austriaco lungo l'arco alpino del Triveneto. La linea tratteggiata rappresenta il confine di Stato mentre la linea continua il fronte a fine giugno 1915.

Prima di proseguire con la descrizione dell'idroscalo di Pilzone, per chiarezza e completezza storica, dobbiamo brevemente descrivere le vicende belliche, soprattutto sul fronte aereo, che si svilupparono sui cieli della Valcamonica, con i due campi volo a ridosso del massiccio dell'Adamello maggiormente esposti: il campo di Cividate Camuno e quello di Vezza d'Oglio.

Questi campi, anche se censiti come campi ausiliari e di fortuna, svolsero comunque un importante ruolo nel settore alpino per contrastare eventuali incursioni aeree nemiche e, soprattutto, nella ricognizione aerea nel difficile ambiente montano, soggetto ad improvvisi cambiamenti atmosferici. In questo contesto gli aviatori oltre al freddo, dal quale potevano proteggersi solo con giacconi in pelle e indumenti pesanti essendo i velivoli dell'epoca forniti di abitacoli completamente scoperti, dovevano combattere anche contro le correnti ascensionali e i venti impetuosi che imperversavano in quota. Questi fattori mettevano a dura prova le strutture delle macchine e l'abilità degli equipaggi.

Foto zenitale scattata nell'estate del 1918 della zona sulla quale insisteva il campo di Vezza d'Oglio. Sulla destra è visibile il fiume Oglio mentre al centro della foto corre la strada provinciale. La foto è stata scattata dal capitano Enzo Paroli, comandante della 113a Squadriglia.

Sui campi cosiddetti di fortuna la dotazione presente era ridotta al minimo, sia per quanto riguarda il personale, sia per le attrezzature presenti. Cividate Camuno e Vezza d'Oglio rientravano in questa categoria, anche se l'inasprirsi delle vicende belliche portarono ad un ampliamento del sedime aeroportuale e delle strutture presenti, in particolare sul campo di Cividate Camuno.

Per quanto riguarda il campo di Vezza d'Oglio questo era posizionato a sud dell'abitato, in un terreno pianeggiante sulla sponda destra del fiume Oglio. Non si registrano particolari azioni belliche a carico di questo campo anche se, in data 14 agosto 1918,rimane ferito in atterraggio, sul suo Hanriot HD.1 (matr. 19196), il capitano Bruno Lodolo in seguito all'urto con il cavo di una teleferica. Si stava recando a Vezza d'Oglio in quanto doveva conferire con il Comando del Corpo d'Armata. Il cap. Lodolo era il comandante ad interim della 74a Squadriglia costituita il 20 maggio 1918 presso l'aeroporto di Castenedolo (in seguito rinominato aeroporto di Brescia-Montichiari). Una sezione della Squadriglia operava infatti dal campo di Cividate Camuno con la funzione di difesa del Passo del Tonale.

Hanriot HD.1 con raffigurato sulla fusoliera il leone rosso della 72a Squadriglia, di base a Castenedolo nel 1918.

Bruno Lodolo fotografato nel 1925 nell'abitacolo di uno SPAD S.XIII in carico alla 91a Squadriglia, la cosiddetta squadriglia degli assi in cui militarono, tra gli altri, Francesco Baracca, Ferruccio Ranza e Fulco Ruffo di Calabria.

Il campo di Vezza d'Oglio, così come quello poco distante di Temù, ebbe un ruolo secondario nelle vicende belliche dell'Alta Valcamonica e del massiccio dell'Adamello, servendo in special modo come campo di fortuna e di supporto alla 40a Squadriglia che operava da Cividate Camuno.

Anche sul non lontano lago d'Idro, posto a metà strada tra il lago d'Iseo e quello del Garda, fu realizzato un idroscalo sull'estremità meridionale del lago in località Crone.

Questo idroscalo, di cui oggi non si conosce esattamente la posizione, sembra avesse in dotazione due hangar (di circa 17 x 20 metri), che consentivano di ospitare quattro idrovolanti. Erano presenti anche due baraccamenti per la truppa di servizio. Essendo un campo di fortuna, la presenza di velivoli fu saltuaria e occasionale, ad eccezione degli ultimi mesi di guerra quando fu ospitata una sezione di tre idrovolanti FBA dell'Esercito che effettuarono trentasei missioni operative. Questi furono trasferiti ai primi di ottobre 1918 presso il più grande idroscalo di Desenzano del Garda. La funzione dei velivoli dislocati a Crone era essenzialmente quella di osservazione aerea. Non si riscontrano infatti attività belliche rilevanti su questo idroscalo.

Lo stesso dicasi per la zona di atterraggio, in questo caso per aeroplani terrestri, posizionata nella piana tra Lodrone e Storo, sull'estremità nord del lago d'Idro. Questo campo, predisposto nel 1915, divenne attivo verso la prima metà del 1918.

Già nel gennaio 1916 fu oggetto di una relazione atta a considerare il suo ampliamento e sistemazione per accogliere una sezione di velivoli Farman provenienti da Brescia. Purtroppo, a causa di alcune inadeguatezze del campo, venne considerato inadatto allo scopo. Tra queste figuravano: l'impossibilità di ricoverare gli aerei sotto strutture in tela, dato che non avrebbero retto il peso della neve; una vallata stretta che non consentiva ai velivoli il margine di manovra necessario nelle virate;la vicinanza del fronte che impedisce agli aerei di fare quota in sicurezza, costringendoli a scendere lungo la valle in direzione di Brescia per poi ritornare indietro. Non ultimo la difficoltà di segnalare in anticipo una eventuale incursione nemica essendo prossimi alla linea del fronte³.

Solo nel marzo 1918 vennero autorizzati lavori di sistemazione del campo di atterraggio di Lodrone in previsione di un suo utilizzo. Furono sistemate le buche e livellati gli avvallamenti presenti, tagliato le piante adiacenti al campo

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