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Gli eredi dello sceicco: Harmony Collezione

Gli eredi dello sceicco: Harmony Collezione

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Gli eredi dello sceicco: Harmony Collezione

Lunghezza:
158 pagine
1 ora
Pubblicato:
Oct 20, 2016
ISBN:
9788858956915
Formato:
Libro

Descrizione

Jaul di Marwan, principe ereditario appena salito al trono, ha il dovere di sposare una donna all'altezza del suo lignaggio, ma prima deve divorziare da colei che ha tradito la sua fiducia e il suo amore. Trovarla? Semplice. Tenere a bada la passione che ancora arde tra loro? Nessun problema. C'è però una cosa che ancora non sa...

Distrutta dall'abbandono del suo meraviglioso principe, a lenire il dolore di Chrissie Whitaker sono rimasti solo i suoi due splendidi gemelli. Nulla però potrà ora impedire a Jaul di reclamare i suoi legittimi eredi, e a lei non resta che provare a dimenticare il passato accanto al marito che ama da sempre.



Miniserie "Legami d'orati " - Vol. 2/2
Pubblicato:
Oct 20, 2016
ISBN:
9788858956915
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Lynne Graham vive in una bellissima villa nelle campagne dell'Irlanda del Nord. Lynne ama occuparsi della casa e del giardino, soprattutto nel periodo che lei considera il più magico dell'anno, il Natale.

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Gli eredi dello sceicco - Lynne Graham

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1

Re Jaul, salito al trono di recente alla morte del padre Lut, lasciò scorrere lo sguardo sul cortile ricco di palme da datteri di fronte al proprio studio. Una bellissima bruna giocava a palla con i due nipotini. Si chiamava Zaliha. Era colta, elegante, di carattere dolce e di classe; sarebbe stata una regina perfetta.

Marwan era uno Stato del Golfo, piccolo ma ricco di petrolio e molto conservatore. Un re non poteva restare celibe a lungo. I consiglieri non avevano fatto mistero di questa necessità, esercitando delicate pressioni sul sovrano. Una dinastia reale non è stabile finché non c'è un erede e Jaul era figlio unico, figlio di un uomo, a sua volta, figlio unico.

Sui giornali si facevano continue illazioni. Il re non poteva essere visto in compagnia di una giovane donna senza sollevare speculazioni. Jaul serrò le labbra al riaffiorare di ricordi bollenti del giovane che un tempo era stato. Se fosse stato onesto con se stesso, avrebbe saputo perché era tanto indeciso a prendere moglie. Inoltre sapeva perfettamente che, per quanto bella fosse Zaliha, tra loro non c'era la minima attrazione. Ma, in fondo, non era ciò che voleva? Non certo un matrimonio basato su un'eccitazione selvaggia che un tempo l'aveva portato alla delusione.

Un lieve bussare alla porta segnalò l'arrivo di Bandar, consigliere legale della famiglia reale.

«Mi scuso per essere in anticipo» esordì l'ometto inchinandosi in modo solenne.

Jaul lo invitò a sedersi e tornò alla scrivania, inquieto alla prospettiva di un'approfondita discussione su qualche aspetto legale della costituzione che affascinava Bandar più di chiunque altro.

«È una questione molto delicata» disse Bandar a disagio, «ma è mio dovere, in qualità di consigliere, di portarla alla vostra attenzione.»

Chiedendosi a cosa diavolo si riferisse il vecchio, Jaul lo fissò. «Non c'è nulla di cui non si possa discutere...»

«Sì, ma questa è una questione che ho già sollevato diciotto mesi fa con il mio predecessore Yusuf, che mi ha impedito di farne parola, perché vi avrei turbato.» Bandar gli rivolse un'occhiata cauta. «Se così è, vi prego di accettare in anticipo le mie scuse.»

Yusuf era stato il consigliere di suo padre ed era andato in pensione quando Re Lut era morto, dando modo a Bandar di succedergli. Jaul arcuò le sopracciglia nere, assalito da un misto di curiosità e di costernazione, chiedendosi quale oscuro segreto su suo padre gli sarebbe stato rivelato. A cos'altro poteva riferirsi questa questione molto delicata?

«Non mi turbo facilmente, e il tuo ruolo è di proteggermi da inghippi legali» rispose. «Naturalmente rispetto questa tua responsabilità.»

«Allora è meglio che cominci» mormorò Bandar a disagio. «Due anni fa avete sposato una giovane donna inglese e, benché pochi ne siano a conoscenza, è giunto il momento in cui si debba affrontare questa situazione nel modo appropriato.»

Era difficile che Jaul, la cui natura testarda, aperta e appassionata era ben nota entro le mura del palazzo, restasse senza parole, ma questa breve premessa lo scosse. «Non si è trattato di un vero matrimonio» ribatté teso. «Mi hanno informato che la cerimonia non era legale perché non avevo ottenuto prima il consenso di mio padre.»

«Temo che sia stata una speranza infondata da parte di vostro padre. Voleva che il matrimonio non fosse legale, e Yusuf non ha avuto il coraggio di comunicargli che, invece, lo era...»

Il colore defluì dal viso di Jaul, gli occhi scuri che esprimevano stupore a questa rivelazione. «Era un matrimonio legale?» domandò attonito.

«Nella nostra costituzione non c'è nessuna legge che impedisca al principe ereditario di Marwan di scegliersi la sposa. Voi avevate già ventisei anni, e non eravate più un adolescente, e il matrimonio è ancora valido, perché non avete fatto nulla per scioglierlo.»

Le ampie spalle rigide sotto la tunica, Jaul aggrottò la fronte, cercando di valutare l'entità dell'inattesa notizia che si frapponeva ai suoi piani matrimoniali. Era già sposato. Cioè, era ancora sposato. Di conseguenza, anche se aveva vissuto con la moglie solo poche settimane, ciò che gli stava dicendo Bandar gli provocava un vero e proprio shock. «Non ho fatto nulla per sciogliere quel legame, perché mi era stato detto che il matrimonio non era valido e, di conseguenza, nullo» ammise.

«Disgraziatamente non è così.» Bandar sospirò. «Per essere di nuovo celibe dovete ottenere il divorzio, sia per la legge del Regno Unito, sia per Marwan.»

Jaul tornò alla finestra dalla quale poteva vedere Zaliha che giocava ancora con i nipotini, ma la mente era altrove. «Non avevo il minimo sospetto. Sarei dovuto essere informato della situazione diversi mesi fa...»

«Come vi ho detto, Yusuf era il mio superiore e mi ha impedito di sollevare l'argomento...»

«Sono trascorsi tre mesi dalla morte di mio padre» gli ricordò aspro Jaul.

«Dovevo accertarmi che i miei timori fossero fondati prima di esporvi il problema. Adesso ho appurato che, nonostante la separazione, neppure vostra moglie ha chiesto il divorzio...»

Jaul gelò. «Non riferirti a lei come a mia moglie, ti prego» mormorò con tono piatto.

«Dovrei riferirmi alla persona in questione come vostra regina?» incalzò Bandar senza il minimo tatto. «Perché è questo che è Chrissie Whitaker. La moglie del Re di Marwan è sempre la regina.»

Jaul, impotente, sospirò mentre serrava le mani a pugno in un gesto di aggressività. Aveva commesso un gravissimo errore nella vita, e adesso gli veniva presentato il conto nel momento meno opportuno. Aveva sposato una cacciatrice di dote, che l'aveva abbandonato alla prima occasione, in cambio di sporco denaro.

«Naturalmente rispetto l'opinione che vostro padre aveva di lei e che l'ha spinto a non approvare il matrimonio, ma forse adesso...»

«No, mio padre aveva dato il giudizio esatto. Era una donna inadatta sia come moglie, tanto più come regina» ammise a denti stretti Jaul, il colore che gli saliva agli zigomi mentre faceva quell'ammissione che lo feriva nell'orgoglio. «Ero un ragazzo ribelle, Bandar... ma ho imparato la lezione.»

«Le lezioni che si apprendono in gioventù sono sempre parecchio dolorose» commentò quietamente Bandar, rilevando che l'attuale sovrano era ben diverso dal precedente, che si sarebbe infuriato e avrebbe condannato chiunque gli avesse riferito una notizia sgradita.

Jaul ascoltava a stento. Era bombardato da ricordi spiacevoli, riaffiorati da un angolo recondito della mente in cui li aveva sepolti. Gli pareva ancora di vedere Chrissie che se ne andava, i meravigliosi capelli biondo argento che ondeggiavano al vento, le lunghe gambe perfette che si muovevano con la grazia di quelle di una gazzella.

Ma si era sempre tenuta lontano da lui, ricordò con freddo cinismo. Fin dall'inizio, Chrissie aveva condotto un calcolato gioco di seduzione. Di sangue caldo com'era, e mai respinto da una donna, era stato solleticato nell'ego da lei, che simulava indifferenza. C'erano voluti due anni di insistenza per conquistarla, e lei si era concessa soltanto quando le aveva messo l'anello al dito. Non c'era da sorprendersi se, durante quei due anni di castità forzata, Chrissie Whitaker fosse diventata un'ossessione alla quale non era stato capace di resistere.

Il prezzo da pagare, però, per la sua debolezza non si era fatto attendere. Quando aveva lasciato Oxford per tornare a Marwan senza di lei, avevano avuto una lite furibonda e, incredibilmente, da quel giorno non si erano mai più visti. A quel punto, per sua fortuna, era intervenuto il destino a liberarlo da quell'ossessione per lei. In seguito a un incidente molto serio, Jaul si era svegliato in un letto d'ospedale, con il padre seduto al suo fianco, il viso rugoso segnato dalla preoccupazione.

Prima di dargli la brutta notizia, Re Lut aveva preso tra le proprie la mano del figlio in un gesto affettuoso di conforto. Chrissie, gli aveva poi annunciato Lut, non sarebbe venuta a trovarlo in ospedale. Il loro matrimonio, aveva proseguito il re, non era valido, e lei aveva accettato una consistente somma di denaro per dimenticare che Jaul fosse mai entrato nella sua vita. Re Lut, praticamente, aveva comprato il suo silenzio e la sua discrezione con una somma davvero ingente che, evidentemente, l'aveva compensata per la supposta perdita di un marito che avrebbe provveduto al suo futuro.

Per un attimo, Jaul ricordò una delle pazze fantasie che l'aveva colto mentre giaceva impotente nel letto d'ospedale. Consapevole dell'immunità diplomatica di cui godeva nel Regno Unito, aveva sognato di rapire Chrissie. Adesso scuoteva il capo, stupito per quell'idea balzana che gli era saltata in mente mentre lottava per venire a patti con il fatto terrificante che non solo la moglie non era sua moglie, ma anche che, per un notevole vantaggio economico, non aveva voluto più essere sua moglie. Appena ottenuti i mezzi per essere ricca senza di lui, Chrissie era stata felice di liberarsi del suo principe arabo. E lui, mentre lottava per rimettersi dalle ferite, era stato ossessionato solo da pensieri di vendetta.

«Ho bisogno di sapere come intendete gestire questa situazione» riprese Bandar, riportando Jaul al presente. «Con l'assistenza del nostro ambasciatore a Londra ho incaricato uno studio legale di preparare i documenti per il divorzio. Dopo una separazione tanto lunga, ritengono che si tratti di una mera formalità. Posso incaricare lo studio di mettersi in contatto con Chrissie Whitaker?»

«No...» In un istante, Jaul si voltò, i tratti del viso irrigiditi. «Se lei non è consapevole di essere ancora mia moglie, non deve assolutamente intromettersi una terza persona. Informarla della situazione è una responsabilità mia.»

Bandar aggrottò la fronte, colto alla sprovvista da questa decisione. «Ma, Altezza...»

«Glielo devo. Dopotutto è stato mio padre a trarla in inganno sulla validità del nostro matrimonio. Chrissie ha un carattere forte. Ritengo che un approccio personale porti più facilmente a una conclusione positiva. Le porterò io i documenti del divorzio.»

«Capisco.» Dopo aver seguito il ragionamento del re, Bandar annuì. «Un approccio discreto e diplomatico.»

«Come dici tu» ammise Jaul, meravigliandosi per l'entusiasmo che l'aveva colto all'idea di rivedere Chrissie. Era qualcosa che non aveva niente di diplomatico, né di discreto. Ma, d'altra parte, nessuna donna l'aveva eccitato come lei. Naturalmente, adesso che sapeva quanto fosse interessata e venale, quell'attrazione sarebbe stata sopita, rifletté con assoluta certezza. Era intelligente, e non più vittima degli ormoni.

Aveva lavorato molto su questo aspetto della propria natura, non appena si era reso conto di quanto la libido potesse ingannarlo. Con Chrissie aveva imparato una lezione che non avrebbe più scordato. Non si sarebbe mai messo nella situazione di essere vulnerabile nei confronti di una donna. Perciò aveva deciso di non evitare più il matrimonio, e di scegliersi una sposa al più presto.

Questa considerazione lo rasserenò un poco ma, rendendosi conto dell'ostacolo che ancora doveva superare prima di raggiungere l'obiettivo, incurvò la bocca in una smorfia di disgusto. Lo urtava l'idea di avvicinare Chrissie con modi civili. Non c'era niente di lontanamente civile in ciò che provava per lei... Non c'era mai stato.

Le braccia cariche di regali, Chrissie aprì con la spalla la porta della scuola elementare in cui insegnava, e si avviò alla macchina.

«Dai, permetti che ti dia una mano...» Un giovane alto con capelli neri e un sorriso aperto la avvicinò, togliendole dalle braccia alcuni pacchetti per consentirle di aprire la portiera. «Parola mia, sei molto apprezzata dalla tua classe!»

«Non hanno fatto anche a te dei regali?» chiese Chrissie a Danny, il collega che insegnava all'ultimo anno.

«Certo. Bottiglie di vino, dopobarba» cominciò a elencare divertito, aprendo il bagagliaio in modo che lei potesse riporre i pacchetti. «In questo angolo privilegiato della classe media di Londra, l'ultimo giorno del trimestre è come vincere alla lotteria.»

Senza volerlo, Chrissie sorrise, il viso adorabile animato, gli occhi turchesi ridenti. «Questa abitudine è ormai sfuggita di mano» convenne. «I genitori esagerano.»

Danny chiuse il bagagliaio e vi si appoggiò. «Allora, che programmi hai per il resto dell'estate?»

«Starò con mia sorella... farò qualche viaggetto» disse

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