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La dieta del DNA

La dieta del DNA

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La dieta del DNA

Lunghezza:
370 pagine
4 ore
Pubblicato:
18 gen 2018
ISBN:
9788858977521
Formato:
Libro

Descrizione

Un tempo si diceva: "Mangi troppo e ingrassi, quindi fai la dieta e dimagrisci". Ma purtroppo il percorso dimagrante non è così lineare. Infatti spesso, anche a fronte di sacrifici e stress per il nostro organismo, non riusciamo a perdere peso, o lo recuperiamo velocemente, pur seguendo la stessa dieta che invece ha funzionato per il vicino di scrivania. Come possiamo ottenere risultati efficaci e duraturi? Il segreto sta nell'abbandonare il vecchio concetto del "siamo quello che mangiamo", sostituendolo con quello che gli studi scientifici hanno dimostrato: "siamo quello che assimiliamo e soprattutto quello che il DNA detta al nostro organismo". Ecco La dieta del DNA, una dieta personalizzata così come personale è il patrimonio genetico di ciascuno di noi, che ci consente di conoscere quali sono le vere esigenze del nostro corpo. Molte di queste, infatti, sono scritte nei geni e comprendere cosa chiede l'organismo per funzionare a pieno regime è come trovare un tesoro. I geni i mattoni costitutivi del DNA sono una fonte inestimabile e preziosa di informazioni che il dottor Galimberti ci aiuterà a capire e interpretare per scoprire cosa fa davvero bene a ciascuno: i cibi idonei e utili, gli integratori necessari, l'attivita fisica migliore da praticare, gli stili comportamentali e alimentari appropriati. Un percorso di conoscenza innovativo, che spiega come individuare l'alimentazione più giusta per noi, per contrastare il sovrappeso, per migliorare la forma fisica e la salute, mantenerle nel tempo e abbassare il rischio di malattie.
La dieta del DNA risponde alla necessità di stare bene con noi stessi, perché tornare in forma non significa solo recuperare la linea perduta, ma anche trovare un nuovo modo di vivere la propria quotidianità.
Pubblicato:
18 gen 2018
ISBN:
9788858977521
Formato:
Libro

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La dieta del DNA - Damiano Galimberti

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PARTE PRIMA

SIAMO TUTTI GENI

1

L’ENCICLOPEDIA DELLA VITA

DNA e geni: la tua biblioteca

Oggi in tv, su internet e sui giornali si sente spesso parlare di DNA. Ma cosa è il DNA?

Immagina di entrare in una biblioteca per consultare un volume. Accedi alla sala di lettura e come prima cosa ti rivolgi al bibliotecario, dandogli i dati del libro di cui hai bisogno. Il responsabile si alza ed entra nella sala dove sono conservati, opportunamente classificati e registrati, i vari volumi. Da qui prende e ti consegna quello che hai richiesto. A questo punto ti accomodi nella sala di consultazione e cominci a leggere. Ti accorgi che il libro è diviso in capitoli e questi ultimi in paragrafi. Scorrendolo, finisci con l’apprendere le informazioni in esso contenute, ne fai tesoro e ne ricavi indicazioni di vita, reale oppure immaginaria, storica oppure attuale.

La stessa cosa accade nella tua cellula. Il DNA infatti altro non è che il depositario di tutte quelle informazioni, definite appunto genetiche, che fanno funzionare il tuo organismo. È la tua biblioteca: la culla del tuo muoverti e agire, e anche del tuo metabolismo in senso lato. Questa biblioteca è contenuta nel nucleo di ogni cellula.

I capitoli del libro sono i cromosomi e i paragrafi sono i geni. Pertanto i geni sono porzioni di DNA e ognuno di essi contiene le informazioni che si devono o che si vogliono consultare.

Il bibliotecario che si reca nel nucleo della cellula è chiamato RNA messaggero, in quanto ha il compito di leggere, decodificandolo, il gene, portando l’informazione in esso contenuta nella sala di lettura, che è il citoplasma della cellula.

In questa sede avviene la cosiddetta sintesi proteica, cioè la traduzione finale del messaggio contenuto nel genelibro, affinché si possano produrre molecole attive, operative, definite proteine, in grado quindi di far funzionare, nel bene e/o nel male, il tuo organismo: proteine di struttura (per esempio il collagene), enzimi, anticorpi, molecole di trasporto ecc. (vedi figura alla pagina precedente).

Il DNA dell’uomo è costituito da due filamenti, vicendevolmente uniti da ponti molecolari. Nel suo insieme, ogni filamento è suddiviso in vari filamenti più corti, i cromosomi, che, nel caso della specie umana, sono 23 (cellula aploide), che diventano 46 (cellula diploide), dato che ogni cromosoma nell’uomo è presente in due copie, una di provenienza materna e l’altra di origine paterna.

Come le unità di costruzione dei carboidrati sono gli zuccheri, dei lipidi (grassi) sono gli acidi grassi e delle proteine sono gli aminoacidi, così le unità di costruzione degli acidi nucleici (DNA e RNA) sono i nucleotidi. Si hanno fondamentalmente quattro nucleotidi, chiamati basi azotate: la guanina, la citosina, l’adenina e la timina. Fisiologicamente, queste quattro molecole possono unirsi tra loro solo in modo rigido, e sono quindi monogame: una citosina si sposa infatti solo con una guanina, una adenina con una timina.

Immagina uno dei due filamenti del DNA. Se su uno trovi un’adenina, sull’altro, quello speculare, troverai quindi una timina; se avessi avuto una guanina, sull’altro avresti trovato una citosina. In questo consiste la loro monogamia. La poligamia è esclusa a priori.

I geni sono quindi porzioni dei cromosomi e, funzionalmente, un gene è una porzione del DNA che codifica per una specifica proteina. Quest’ultima sarà chiamata a far funzionare l’organismo.

In realtà esistono anche geni cosiddetti non codificanti, cioè che non portano alla produzione di una determinata proteina, ma che hanno funzioni di struttura e regolatorie più generali. In questo libro andremo comunque a considerare quelli alla base della sintesi di proteine metaboliche, in grado dunque di interagire direttamente oppure indirettamente sulla salute metabolica.

Per genoma umano s’intende, in conclusione, il complesso delle informazioni genetiche necessarie a modellare, far funzionare e presiedere al mantenimento dell’organismo.

Nel DNA, e quindi nel genoma, non sono però contenute soltanto le informazioni che permettono al nostro organismo di vivere, pensare, muoversi e agire, ma anche tutte quelle che contribuiscono a creare la qualità delle nostre performance, sia psichiche sia fisiche.

Torniamo ora alla similitudine iniziale. Stai leggendo il tuo libro. A questo punto ti sei accorto che ogni capitolo è sì suddiviso in più paragrafi, ma di questi ultimi esistono due versioni. Infatti, dato che per ogni gene viene ereditata una versione materna e una paterna, esistono due forme alternative di ciascuno, chiamate alleli. Se i paragrafi risultassero uguali, avremmo una condizione cosiddetta omozigote, altrimenti ne identificheremmo una eterozigote. A volte una delle due versioni prevale sull’altra e quindi viene definita dominante, così come quella che cede al volere altrui è chiamata recessiva.

I due alleli posseduti da un individuo costituiscono il genotipo.

Sofferma ora la tua attenzione sui singoli paragrafi: sono costituiti da parole e ogni parola è costituita da lettere. Le lettere sono i nucleotidi, o basi azotate, di cui abbiamo parlato poco fa. È come se esistessero solo quattro lettere: la A (adenina), la T (timina), la G (guanina) e la C (citosina), che si vengono a succedere una dopo l’altra su ciascun filamento del DNA. Se sai come si susseguono le lettere su un filamento, automaticamente sai come è formato il filamento specchio, dato che ciascuna, come abbiamo visto, è unita rigidamente alla controlaterale. Se su un lato hai ATGCAA, sull’altro avrai TACGTT, come se vedessi la tua immagine riflessa in uno specchio.

Se ora consideriamo uno solo dei due filamenti, ecco che ogni tre di queste lettere si forma una parola, un vocabolo, che in termini tecnici costituisce un codone, una specie di sub-porzione di ciascun gene, per esempio ATG o GTC o GAA. L’insieme di queste parole andrà a costruire la frase, quindi la proteina funzionale.

Ma cosa succede se una di queste lettere viene modificata?

Immagina una frase di senso compiuto: «Hai sei nei – AAG CAT ACC».

Ora togli una lettera, per esempio la N, ed ecco che la frase cambia, perdendo di significato: «Hai sei _ei – AAG CAT _CC». Questa variazione viene chiamata delezione, è stata cioè persa una lettera, quindi un nucleotide.

Se aggiungi una lettera, per esempio sempre una N, avrai comunque una frase senza alcun senso logico: «Hai sei (n)ne – AAG CAT (T)AC». Questa variazione viene definita inserzione, è stata cioè aggiunta una lettera, quindi un nucelotide in più. In questo esempio, dato che ogni parola è costituita da sole tre lettere, l’avere aggiunto la N fa diventare la I la prima lettera della parola successiva, creando ancora più confusione: «Hai sei nne i__», quindi AAG CAT TAC C__. È come se tutto scorresse di una lettera, modificando anche il senso dell’intero paragrafo.

Se invece sostituisci una lettera, ti accorgerai che puoi originare situazioni differenti. Per esempio, se al posto della N usassi una S, realizzeresti sempre una frase di senso compiuto, ma di diverso significato: «Hai sei (s)ei – AAG CAT (T)CC», anziché «sei nei». Quindi un significato finale rivoluzionato, passando da una frase che faceva riferimento ai nei della pelle, a una che si riferisce invece a questioni di numeri. Ma se invece inserissi una T, ecco che otterresti una frase senza alcun senso logico: «Hai sei (t)ei – AAG CAT (G)CC». E così via.

Queste variazioni vengono chiamate sostituzioni. Dato, poi, che è stata modificata una sola lettera, in gergo il meccanismo viene definito SNP, dall’acronimo inglese Single Nucleotide Polymorphism (variazione di un singolo nucleotide).

Ed ecco che come conseguenza di queste modifiche (inserzioni/delezioni/sostituzioni) possono derivare mutazioni nell’attività funzionale dei tuoi geni. Una frase può uscirne con un significato rafforzato: un miglioramento della funzione di una proteina. Può derivarne un significato diminuito: un peggioramento della funzione di una proteina. Può, infine, portare a un significato né rafforzato né diminuito, quindi né miglioramenti né peggioramenti, una modifica dunque insignificante sul piano della funzionalità di quella proteina.

Queste modifiche non portano alla comparsa diretta di una malattia, ma possono più semplicemente migliorare o peggiorare il funzionamento di varie attività metaboliche (e non solo) del tuo organismo.

Facciamo un esempio: una modifica di una lettera (quindi di un nucleotide) all’interno della sequenza del gene che ha il compito di produrre la lattasi, l’enzima in grado di scomporre il lattosio, favorendone la digestione, può ridurne la capacità funzionale e rendere più probabile negli anni la comparsa di un’intolleranza al lattosio, con tutte le conseguenze fastidiose a essa legate.

In conclusione, in base al loro effetto, queste variazioni all’interno dei geni possono essere fondamentalmente suddivise in variazioni silenti, variazioni di senso, variazioni non-senso.

Un altro aspetto di queste variazioni è che sono stabili nel tempo: il tuo DNA è patrimonio solo e unicamente tuo. Era, è e sarà così. Non puoi modificarlo ma, imparando a conoscerlo, puoi condizionarlo, attraverso il tuo comportamento, in primis nutrizionale.

In pratica l’informazione contenuta nel DNA altro non è che quella che sei abituato a chiamare la tua costituzione. Fin da piccolo senti definire qualcuno di sana e robusta costituzione oppure di costituzione gracile. Bene, questa costituzione, oggi, tu la puoi conoscere e, una volta conosciuta, puoi condizionarne l’espressione.

Infatti tu sei il risultato dell’interazione tra genoma (costituzione di base) e ambiente (stile di vita, alimentazione, attività fisica, prodotti assunti ecc.).

Pertanto, puoi essere il protagonista del tuo presente e futuro, in quanto, conoscendo i limiti e le potenzialità del tuo essere, puoi intervenire attivamente sul tuo stile di vita, sulle tue scelte nutrizionali e avvalerti, laddove utile, di integratori da assumere studiati e definiti ad personam.

È l’affascinante mondo della nutrigenetica e della nutrigenomica. È il mondo della medicina personalizzata.

Nutrizione e geni: nutrigenetica e nutrigenomica

La nutrigenetica si propone di indagare quanto la costituzione di un individuo – che, come abbiamo visto, prende il nome di genotipo – possa influire sulla dieta, mentre la nutrigenomica risponde a una domanda opposta, ossia come la dieta possa influenzare l’accensione o il silenziamento – in parole povere, il funzionamento, l’espressione e la traduzione – del messaggio contenuto nei geni.

Il confine tra nutrigenetica e nutrigenomica è sottile e spesso artificioso. Entrambe possono essere ben rappresentate dal concetto di nutrizione personalizzata, basata da un lato sull’effetto dei nutrienti e dall’altro sul proprio profilo genetico.

Come in una stanza puoi accendere o spegnere la luce, così a livello del tuo DNA puoi attivare o silenziare alcuni geni. Sono le molecole che introduci con l’alimentazione, così come con l’assunzione di integratori, e quelle che produci grazie all’attività fisica praticata e alla tua realizzazione di persona sociale, legandosi al tuo DNA, a regolarne il funzionamento, l’espressione. Decidono quali geni far funzionare e quali tenere bloccati. Mentre non puoi mai spegnere il tuo cervello, perché non ha interruttori, puoi invece accendere o spegnere i tuoi geni.

Da un lato i geni sono quindi importanti nel determinare una funzione, ma dall’altro la nutrizione è altrettanto abile nel modificarne il grado di attivazione e quindi nel condizionarne le modalità di attivazione.

Nella nutrigenomica i nutrienti sono pertanto visti come segnali che dicono all’organismo in che modo comportarsi.

Il DNA, cioè la tua costituzione, non lo puoi modificare, ma lo puoi condizionare, lo puoi direzionare. E così la tua alimentazione: puoi renderla un tuo successo.

Come abbiamo detto, tu sei il frutto della combinazione tra la tua costituzione primaria (genotipo) e l’interazione con l’ambiente. Questa interazione costituisce il tuo risultato finale, definito come fenotipo.

Da una parte si ha quindi la tua costituzione primaria rappresentata dall’informazione contenuta all’interno del tuo DNA (genotipo), dall’altra si attua un’interazione attiva e passiva tra la tua persona e il tuo ambiente (stile di vita, nutrizione, abitudini voluttuarie, stress ecc.), che porta all’espressione finale delle tue caratteristiche peculiari (fenotipo).

Immagina di costruire un palazzo. Si parte dalle fondamenta, per poi crescere di piano in piano con un adeguato materiale da costruzione. Ma se quest’ultimo fosse scadente, lo stabile, anche se dotato di fondamenta ottimali, crescerebbe fragile; stesso discorso se invece si avesse materiale di costruzione ottimale, i migliori operai e progettisti, ma il tutto eretto su fondamenta scadenti, poste magari su una falda friabile. Sia nel primo sia nel secondo caso alla prima scossa tellurica verrebbe giù tutto.

Questo vale anche per te. Le fondamenta rappresentano la tua costituzione, quello che hai ereditato da papà e mamma, il tuo DNA. Il materiale da costruzione è invece fornito dal tuo stile di vita, composto dalle tue abitudini, dalle scelte alimentari, dalle attività che svolgi, il tutto condito da emozioni, intimità, pensieri, socialità. Tu sei il mix di questa interazione.

DNA ottimo e stile di vita scadente, così come DNA fragile e stile di vita ottimale, minano l’aspettativa e la qualità di vita. Ma oggi la scienza ti permette di conoscerti, di guardarti dentro e, attraverso la comprensione di ciò che ti può avvantaggiare e di quello che al contrario ti può svantaggiare, ti offre la possibilità di ottimizzare il tuo stile di vita: sfruttare i vantaggi e cercare di tenere sotto controllo i punti deboli, anche dal punto di vista del peso.

E a quel punto, se vorrai, potrai portare avanti un’alimentazione a misura del tuo DNA. Imparando a conoscerti, potrai individuare difetti e pregi del tuo motore metabolico, così da cercare di ottimizzarne funzionamento e potenzialità.

La nuova frontiera è utilizzare la genetica per migliorare non solo la qualità della tua dieta, ma anche della tua vita.

Nel DNA, è bene ripeterlo, non è però racchiuso un destino, il fato. Ci sono solo informazioni che, una volta apprese e focalizzate, possono consentirti di impostare strategie di management del tuo ambiente interno ed esterno, finalizzate a favorire il successo di una dieta, a farti sentire meglio, a protrarre il più a lungo possibile la tua condizione di benessere psicofisico.

È nel tuo DNA il segreto del successo di una dieta. Un segreto che oggi puoi portare alla luce e acquisire. Facendolo tuo, avrai a disposizione le informazioni essenziali per migliorare la qualità della tua alimentazione e della tua vita.

Oggi puoi mangiare in funzione di quello che sei. Puoi diventare consapevole di come sei e quindi adattare la tua alimentazione in funzione delle tue caratteristiche.

Prenditi cura del tuo motore biologico, così da metterti in condizione di esprimere la migliore prestazione del tuo organismo. Questo motore, come qualsiasi altro macchinario, necessita di manutenzione per prevenire i guasti futuri e mantenerlo in ottime condizioni. È fondamentale conoscerlo, affinché ti possa garantire migliori prestazioni metaboliche.

Rifletti: prendere coscienza dei pregi e dei difetti dei molteplici geni in grado di influenzare il tuo metabolismo potrà permetterti di individuare quali componenti funzionano poco e di localizzare i tuoi blocchi metabolici. Per esempio, dato che molti difetti di queste componenti metaboliche possono essere compensati, acquisire una conoscenza del tuo profilo genotipico, quindi del tuo DNA, ti potrà eventualmente consentire di aggiustare l’apporto di nutrienti in modo da mitigare i colli di bottiglia metabolici e ripristinare il flusso normale.

Ma nel DNA ci sono solo fattori che possono avvantaggiare o svantaggiare. È poi l’interazione con l’ambiente – quindi lo stile di vita, la nutrizione, le abitudini voluttuarie, lo stress – che porta all’espressione finale delle proprie caratteristiche personali. Nel bene e nel male.

Non sei solo un microchip, sei anche un soggetto pensante, che prova e vive di emozioni, come approfondiremo più avanti.

I test del DNA

Sei seduto davanti al televisore e stai guardando una serie poliziesca: sono in azione i carabinieri italiani del RIS o i protagonisti dei vari CSI di produzione americana. A un certo punto al sospetto viene fatta la richiesta: «Mi consente di prendere il suo DNA?». Al suo assenso, ecco che tra le mani dell’agente si materializza un banalissimo cotton fioc (swab in terminologia medica). Viene sfregato più volte contro la mucosa della guancia e il gioco è fatto. Il DNA è stato raccolto.

Questo è il test del DNA: non è più necessario un prelievo di sangue, basta la saliva. Affidabilità scientifica massima, a fronte di una altrettanto massima semplicità e non invasività.

Solo che anziché utilizzarlo per identificare il serial killer di turno, viene impiegato per cercare quelle minime variazioni che ti rendono un individuo unico, nel bene e nel male, e che possono, in pratica, condizionare la tua vita. Attraverso quegli SNP, o sostituzioni, di cui si è parlato all’inizio del capitolo.

L’esame del DNA, che si effettua una sola volta nella vita, in quanto il DNA è e sarà sempre lo stesso, è alla base di molteplici ricerche scientifiche, poiché ogni individuo alla nascita è geneticamente e metabolicamente diverso da un altro, e proprio per questo ognuno di noi reagisce in modo differente a parità di stile di vita e alimentazione.

Non ti dice se e quando ti ammalerai, ma, fornendoti preziose informazioni su come reagisce e funziona il tuo organismo, ti permette di attuare strategie preventive, di agire per tempo.

Si tratta di testare solamente quei geni la cui espressione può essere condizionata attraverso modificazioni dello stile di vita: dieta, integratori, attività fisica ecc.

In questo senso, ecco che conoscere i tuoi geni non può che esserti utile.

Ora, se da un lato non si può modificare il DNA, ereditato dai genitori – ognuno dei quali ha a sua volta il proprio corredo genetico unico – dall’altro si è venuto a comprendere come sue variazioni quantitativamente limitate possono influire in maniera determinante nelle interrelazioni con l’ambiente.

Il test genetico non predice la presenza di malattie e, come ogni gruppo di test, deve sempre essere attentamente valutato all’interno di un quadro generale più ampio: storia familiare e personale, stile di vita, modalità nutrizionali, influenze ambientali ecc.

È pertanto uno strumento utile sia per individuare un percorso dietoterapico (geni e peso) personalizzato sia, in chiave di salute e di benessere, per cercare di mantenere a livello ottimale il tuo stato di forma psicofisica (geni e salute).

L’obiettivo finale a lungo termine è la personalizzazione dell’alimentazione e dell’integrazione ai fini del mantenimento e del potenziamento della salute accanto alla prevenzione delle malattie.

Interventi dietetici basati sulle conoscenze dei tuoi fabbisogni nutrizionali, del tuo stato nutrizionale e della tua costituzione possono essere pertanto utilizzati per prevenire, migliorare o curare: ecco la nutrizione personalizzata, ecco l’utilità di un test del DNA.

Una terapia dietetica e nutraceutica fatta su misura, incentrata sulle tue caratteristiche e sul tuo life style, in grado di prevenire o ritardare l’insorgenza di disturbi correlati direttamente o indirettamente all’alimentazione: dal peso ai processi di detossificazione, dalla risposta a un integratore alla scelta dell’alimento più idoneo per te.

Una medicina della persona inquadrata nella sua totalità. Ripetiamolo: la tua dieta.

Un’opportunità per un calo di peso personalizzato e per un viaggio anno dopo anno più in salute. Un modo di aiutare il tuo organismo a sfruttare meglio il suo ambiente interno, fatto di quattro macro-componenti:

vita: come tu vivi;

esercizio: come e quanto ti muovi;

attitudine: come pensi;

nutrizione: come e cosa mangi.

Oggigiorno puoi andare oltre. Puoi guardare dentro di te e agire di conseguenza. Puoi favorire e ottimizzare un semplice calo di peso, così come avvantaggiarti in termini di salute, migliorando il tuo senso e stato di benessere psicofisico, quindi la tua salute.

La conoscenza del tuo DNA ti offre pertanto un’opportunità fatta di scelte. Ed è meglio essere in salute grazie a esse, piuttosto che vivere da ammalato per ignoranza.

Non lasciare dieta e salute al caso, quando puoi averle tra le mani.

Fondamentalmente, il test del DNA apporta maggiori conoscenze sui meccanismi propri e intrinseci del tuo motore, affinché questa consapevolezza possa motivarti ad averne maggiore e migliore cura.

Si arriva così a determinare, attraverso lo studio del proprio assetto genetico, l’interazione dell’organismo con i nutrienti e, conseguentemente, il principio scientifico razionale su cui vengono edificate diete e regimi alimentari altamente personalizzati.

Il test del DNA diventa così un’opportunità di conoscenza, motivandoti a cambiare stile di vita con maggior forza rispetto a comunicazioni generali sui rischi, in quanto va a evidenziarti informazioni personali, che sono alle fondamenta del tuo vivere e, sotto il profilo prettamente alimentare, della tua risposta metabolica a una dieta, affinché te ne possa appropriare, motivandoti ad agire.

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CONOSCERSI PER SCEGLIERE

Il metabolismo: come funziona il tuo motore metabolico

Il metabolismo (dal greco µεταβολή = cambiamento) è l’insieme delle trasformazioni chimiche e dei processi energetici che si svolgono all’interno delle cellule dell’organismo.

Sotto il profilo prettamente energetico, lo scopo di questi processi biochimici è da un lato quello di estrarre e rielaborare l’energia da te apportata all’organismo attraverso cibi o altre sostanze e dall’altro quello di destinarla ai bisogni energetici delle tue cellule, affinché possano svolgere il compito loro preposto (= bisogni nutritivi).

Il tutto risulta strettamente correlato con il tuo dispendio energetico giornaliero: quanto più bruci calorie, tanto più dovrai compensarle, adeguando la tua alimentazione. Ne deriva una ovvia considerazione: se bruci di più di quanto introduci sotto forma di cibo, vorrà dire che il tuo organismo dovrà necessariamente pescare al suo interno, attingendo al compartimento di riserva metabolica energetica e cioè al tuo tessuto adiposo, il tuo grasso.

In questo modo lo andrai a mobilizzare, utilizzandolo come fonte energetica, consumandolo e riducendolo.

Se ne deduce che per accelerare il tuo metabolismo, hai la necessità di incrementare i bisogni vitali del tuo organismo, quindi di indurre una maggiore richiesta di dispendio energetico.

Quest’ultimo è influenzato da quattro componenti:

metabolismo basale;

attività motoria;

termogenesi adattiva, indotta dagli

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