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Cuore sotto assedio

Cuore sotto assedio

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Cuore sotto assedio

valutazioni:
3/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
223 pagine
5 ore
Pubblicato:
10 mag 2017
ISBN:
9788858965658
Formato:
Libro

Descrizione

Dopo due mesi d'assedio l'imponente residenza dei Marlow, Bowden Manor, cede sotto i ripetuti attacchi dell'esercito parlamentarista. In seguito alla scomparsa del padre e del fratello, la coraggiosa e indomita Jane è costretta ad aprire le porte del maniero di famiglia e le viene risparmiata la vita solo grazie al provvido intervento di Lord Edward Talbot, suo promesso sposo. Peccato che in quegli ultimi tre anni il bell'ufficiale di cavalleria sia divenuto praticamente uno sconosciuto, nonché il nemico. Tutto li divide, ora: le scelte di campo, il carattere, l'infatuazione di Jane per Sir Simon Butteridge, biondo e affascinante amico del fratello. Eppure...
Pubblicato:
10 mag 2017
ISBN:
9788858965658
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Helen Dickson lives in South Yorkshire with her retired farm manager husband. On leaving school she entered the nursing profession, which she left to bring up a young family. Having moved out of the chaotic farmhouse, she has more time to indulge in her favourite pastimes. She enjoys being outdoors, travelling, reading and music. An incurable romantic, she writes for pleasure. It was a love of history that drove her to writing historical romantic fiction.    


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Cuore sotto assedio - HELEN DICKSON

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1

1645

Le cannonate che avevano colpito senza pietà le massicce mura di Bowden Manor cessarono per la prima volta nelle ultime ventiquattr'ore, portando con sé uno strano senso di irrealtà.

Il maniero sorgeva su di un'altura ed era ben difeso, ma dopo la sconfitta del re nella battaglia di Naseby l'esercito parlamentarista aveva rivolto la sua attenzione a quella parte del Derbyshire.

Con una piccola guarnigione realista comandata dal capitano Hamilton, qualche contadino della tenuta del padre e alcune domestiche, Jane Marlow resisteva da due mesi all'assedio delle Teste Rotonde accampate fuori dalle mura. La sosteneva la speranza nell'arrivo di rinforzi; invece erano stati gli assedianti a ricevere aiuto, sotto forma di duecento soldati e una batteria di artiglieria pesante. A quel punto le possibilità di resistere erano sfumate.

Un nemico più insidioso delle cannonate cominciava a minacciare gli assediati: la morte per fame.

Il cibo già razionato stava finendo e davanti alle sofferenze degli stremati difensori Jane era tentata di arrendersi. L'acqua per fortuna non mancava, grazie a una sorgente sotterranea che sgorgava all'interno delle mura del maniero.

Jane osservava il nemico da una delle quattro torri; ognuna di esse era dotata di piccoli cannoni, sebbene ormai quel tipo di armi servisse a poco, con le munizioni quasi finite. Il sole era tramontato e alla luce dei fuochi da campo i soldati parlamentaristi sembravano demoni scuri e feroci, gli elmi e le spade che splendevano sinistri. Avrebbero lanciato un attacco frontale all'alba, ne era sicura. A quel punto le difese ormai indebolite avrebbero ceduto e le Teste Rotonde comandate dal capitano Dugdale avrebbero fatto irruzione a Bowden Manor.

Jane non si aspettava pietà da quell'uomo rozzo e arrogante, che aveva reagito con sorpresa e sarcasmo trovandosi a trattare con una donna. In assenza del padre, lontano con le armate del re, era stata lei a dirigere la difesa del maniero e a rifiutare la resa.

Tom Carter, l'anziano intendente che l'aveva sempre sostenuta con forza, comparve al suo fianco sulla torre e la scrutò con profonda preoccupazione: dopo settimane di assedio e scarsità di cibo, il volto di Jane era pallido e il suo corpo esausto e smagrito. Eppure aveva sempre raddrizzato le spalle e tenuto duro, consapevole del fatto che molta gente dipendeva da lei: una responsabilità pesante per una ragazza di diciannove anni, trovatasi ad affrontare da sola tante dure prove e a lottare per la sopravvivenza, mentre il suo mondo crollava.

Tutte le giornate erano uguali, colme di sconforto e ridotte a una lotta costante per la sopravvivenza: i pochi viveri rimasti fornivano un nutrimento inadeguato e andavano divisi tra sessanta persone.

In piedi vicino a lei, Tom avvertì la tensione che le irrigidiva i muscoli e il peso che le opprimeva il cuore. Jane non si voltò, ma accolse il suo arrivo con un sospiro.

«È finita, Tom. Abbiamo esaurito le provviste e le scorte di munizioni, e loro lo sanno. Nelle ultime cinque ore i nostri cannoni non hanno più sparato. Abbiamo solo le spade a difenderci. Che ne sarà di noi, quando entreranno?»

«Dovremo pregare perché il capitano Dugdale mostri un po' di clemenza.»

«Io non ci conterei. Mi aspettavo che arrivasse a salvarci qualche rinforzo di truppe realiste, o magari che accadesse un miracolo, ma ora non ci spero più. Settimane fa, quando abbiamo cominciato a prepararci per l'assedio, non avrei mai pensato che saremmo arrivati a questo.»

Alcuni uomini di Bowden e dei villaggi vicini erano partiti per unirsi alle armate del re, ma per il resto la vita in quella parte del Derbyshire, priva di interesse strategico, era continuata come prima. Poi però era arrivato l'esercito parlamentarista e un piccolo drappello di soldati armati di picche e moschetti aveva circondato Bowden Manor.

Il suo primo impulso era stato quello di fuggire a nascondersi; ma poi all'idea che le Teste Rotonde si stabilissero nella sua amata dimora, Jane aveva reagito con rabbiosa ribellione, trovando in sé una forza di cui non si sarebbe mai creduta capace.

Il capitano Dugdale le aveva ingiunto di arrendersi e di consegnare suo fratello James, rifugiatosi nel maniero in seguito alla disastrosa battaglia di Naseby. Il capitano non sapeva però che il giovane era morto di vaiolo poco dopo il suo arrivo.

Se Jane avesse obbedito, gli abitanti del castello avrebbero potuto andarsene in pace; se invece rifiutava di arrendersi, una volta preso Bowden Manor nessuno sarebbe stato risparmiato.

Jane non aveva intenzione di darsi per vinta e sperava nell'arrivo di rinforzi, ma aveva comunque dato a tutti l'opportunità di andarsene. Per proteggere le due figlie, Susan e Penelope, dal rischio di contagio e dai pericoli di un assedio, la sua matrigna Maria era partita per stare dalla sorella a Newington Hall, vicino a Nottingham. Se ne erano andate anche alcune donne del villaggio di Bowden, preoccupate per la sorte dei figli, sebbene i mariti fossero rimasti a combattere; ma una sessantina di persone, incoraggiate dalla ferma determinazione di Jane, avevano deciso di rimanere a difendere il maniero.

Jane ricordava bene il momento in cui le porte massicce si erano chiuse: tutti quelli che erano rimasti all'interno delle spesse mura erano caduti in ginocchio e avevano pregato Dio di proteggerli dalla furia del nemico.

«Se aveste saputo che saremmo arrivati a questo, vi sareste arresa subito al capitano Dugdale, permettendogli d'installare una guarnigione parlamentarista nella casa di vostro padre?» replicò Tom, riportandola al presente.

«Con tutta probabilità, no» ammise Jane. «Ma forse avrei dovuto comportarmi in modo più umile e arrendevole, guadagnando tempo invece di sfidarlo apertamente. Come posso essere sicura che mio padre approverà ciò che ho fatto?»

Tom l'aveva vista lavorare ogni giorno senza risparmiarsi, pronta a ricaricare i moschetti, a sparare, a spegnere gli incendi provocati dalle frecce infuocate, a tappare le falle nelle mura e a curare malati e feriti.

«Sono sicuro che vostro padre sarà fiero di voi» dichiarò. «Avete dimostrato un coraggio insolito per una donna.»

«Non ho avuto molta scelta» replicò Jane scrollando le spalle con tristezza. «Viviamo in tempi difficili e le donne devono arrangiarsi da sole, prive come sono della protezione degli uomini.»

«Vi siete dimostrata all'altezza di ogni aspettativa» la rassicurò Tom. «In fondo è stato l'amore per la vostra famiglia e per le persone che dipendono da voi a spingervi a resistere all'attacco delle Teste Rotonde.»

«È vero, ma io odio i combattimenti» confessò Jane. «Oh, Tom, se solo avessimo notizie di mio padre! E invece, dopo la disfatta di Naseby in giugno, non abbiamo saputo più niente. Prima di morire James mi ha detto di non averlo visto, ma di aver saputo che aveva combattuto con valore.»

«Non c'è da aspettarsi niente di diverso da Sir Ralph Marlow» commentò Tom con foga. «Vostro padre è l'uomo migliore che conosca.»

«Grazie, Tom» mormorò Jane con un sorriso riconoscente. «Preghiamo che sia sano e salvo. Per fortuna la mia matrigna e le mie sorellastre sono partite prima dell'assedio: debole com'è, Penelope non avrebbe mai retto le privazioni degli ultimi mesi. È incredibile pensare che fino a poco tempo fa in questa casa regnava l'allegria» aggiunse con un sospiro sconsolato. «Allora io pensavo solo alla mia presentazione a corte e al matrimonio con un bel gentiluomo.»

«Forse non siete stata presentata a corte, ma siete pur sempre fidanzata con un bel gentiluomo» le ricordò Tom.

Gli occhi color ambra di Jane si incupirono. «È vero, tre anni fa mi sono fidanzata con Lord Talbot, ma poi lui ha preso le armi contro il re. Da allora non mi ha mai scritto e io non mi considero più vincolata a quella promessa.»

Jane non voleva pensare all'uomo che avrebbe sposato, se non fosse stato per la guerra. Se le capitava di sognare a occhi aperti, era l'immagine di un altro a occuparle la mente: un amico del fratello, Sir Simon Butteridge, che negli ultimi anni aveva visitato spesso Bowden Manor.

L'aveva conosciuto tre anni prima: allora Jane era una sedicenne ingenua e innocente e Simon un giovanotto affascinante e deciso ad ammaliare non solo lei, ma anche la sua amica Anne Talbot, la sorella del suo fidanzato. Poi Simon era partito per combattere per il re insieme a James.

Il fratello l'aveva presa in giro scherzosamente per l'evidente infatuazione per l'amico, ammonendola però sulla sua reputazione alquanto dubbia, il che l'aveva reso solo più attraente agli occhi di Jane. Non lo vedeva da due anni e non poteva fare a meno di chiedersi se Simon fosse ancora vivo o se giacesse morto su un campo di battaglia.

Jane sollevò lo sguardo e cercò di scacciare le lacrime che le erano salite agli occhi: il cielo era cupo e nuvoloso e un vento freddo le penetrava nei vestiti facendola rabbrividire, mentre il suo stomaco vuoto brontolava per la fame.

Augurò la buonanotte a Tom, si girò e raddrizzò le spalle esili, per poi allontanarsi in silenzio. L'anziano intendente la fissò con ammirazione, memore del coraggio da lei dimostrato nella disperata difesa del maniero.

Jane scese nel cortile e si fermò a parlare con gli uomini radunati intorno ai fuochi, intenti a scaldare la pece da versare sugli assalitori, se questi avessero tentato di scalare le mura. Incapace di rassicurarli, si diresse subito in camera sua.

Sentiva un gran vuoto nel cuore; oppressa da un profondo senso di impotenza, esausta e affamata, si gettò sul letto senza neppure spogliarsi. Non ne aveva la forza e inoltre voleva essere pronta, nel caso ci fosse stato bisogno di lei durante la notte.

Come previsto, l'assalto finale dei parlamentaristi venne lanciato all'alba: Jane fu svegliata dal suo breve sonno dal frastuono delle cannonate. Si alzò dolorante e infreddolita, andò alla finestra e scorse un cielo carico di pioggia. Si spruzzò il viso con l'acqua e scese in cortile oppressa da un cupo presentimento: quella sera potevano essere tutti morti.

Una delle torri crollò sotto i colpi dell'artiglieria e nel giro di poco le Teste Rotonde fecero irruzione all'interno del maniero attraverso una breccia nelle mura. Una decina di soldati della guarnigione tentò di opporre una debole resistenza, ma venne sopraffatta e uccisa. Tutti gli altri implorarono pietà e nella sorpresa generale la ottennero.

Jane attese il nemico nel grande atrio. Sentì arrivare il capitano Dugdale ancora prima di vederlo e represse un brivido al suono dei suoi passi pesanti. Non sapeva cosa aspettarsi, ma un istinto profondo scacciò la paura e la spinse ad accoglierlo indomita e dignitosa.

Il capitano Dugdale si fermò davanti a lei e si tolse l'elmo, rivelando i capelli corti e brizzolati. Era un uomo massiccio e rubicondo, con il collo taurino e spalle larghe, furioso e umiliato per l'inaspettata resistenza che quella donna gli aveva opposto.

All'inizio aveva creduto che conquistare Bowden Manor sarebbe stato facile, ma i due mesi occorsi per spezzare l'assedio ora gli sembravano due anni. Il capitano non poteva fare a meno di pensare che avrebbe potuto impiegare quel tempo in modo molto migliore, dedicandosi ad altre imprese.

Ad alimentare ancora di più la sua collera, proprio quando si apprestava a saccheggiare il maniero finalmente conquistato, era giunto l'ordine di evitare razzie e spargimenti di sangue. Un vero peccato, considerata la bellezza della fanciulla che gli stava davanti, con i folti capelli che le arrivavano alla vita. Jane Marlow era dimagrita e sporca per il lungo assedio, ma ciò non toglieva nulla al suo fascino.

Non era stato facile frenare i soldati pronti a passare a fil di spada i difensori di Bowden Manor; nonostante gli ordini, il capitano non aveva potuto impedire il massacro della sparuta guarnigione.

«Ebbene, madamigella Marlow, cosa avete da dire adesso?» la interrogò. «Sempre pronta a sfidarmi?»

«Perdonatemi se non vi do il benvenuto in casa mia, capitano» replicò Jane calma, ignorando la domanda. «Devo dire che non mi aspettavo tanta clemenza da parte vostra.»

Il capitano la fissò accigliato; il suo tono tranquillo e il contegno fiero e orgoglioso lo resero ancora più furioso. Gli occhietti si ridussero a due fessure e il viso rubizzo divenne se possibile più brutto.

«Non dovete ringraziarmi» borbottò. «Fosse stato per me, non avrei risparmiato nessuno. Vi avrei passati tutti volentieri a fil di spada; per me, il vostro destino era segnato quando vi siete rifiutati di arrendervi.»

«A chi devo la vita, allora?»

Il capitano scrollò le spalle massicce e si allontanò senza rispondere, lo sguardo avido che scorreva sui sontuosi arredi del grande atrio e stabiliva un prezzo per mobili e decorazioni. Date le sue umili origini, ciò che lo circondava superava qualsiasi premio potesse sperare di ottenere in una vita intera di onorato servizio nell'esercito.

«Ora che abbiamo preso possesso di Bowden Manor, vi installeremo una guarnigione parlamentarista» la informò.

«Non capisco perché il Parlamento senta il bisogno di occupare la mia casa» replicò Jane. «Con la sua posizione, non può certo avere un valore strategico.»

«Questi sono gli ordini. Noi ci stabiliremo qui e tutti voi ve ne andrete» dichiarò il capitano minaccioso. «A meno che, naturalmente, non vogliate restare a tenermi compagnia» concluse con sfacciata insolenza.

La esaminò da capo a piedi e Jane rabbrividì di disgusto davanti a quella scoperta, volgare allusione.

«Preferirei morire, piuttosto che vivere qui a tali condizioni» replicò in tono di sfida.

«Oh, questo si potrebbe combinare facilmente; in guerra, gli incidenti accadono di continuo.»

Incurante del frastuono proveniente dall'esterno, il capitano Dugdale continuò a esaminare avido il contenuto dell'atrio, per poi cogliere Jane di sorpresa, rivolgendole una domanda a bruciapelo. «Dov'è vostro fratello?»

«Mio... mio fratello?» annaspò lei.

«Esatto. Avete un fratello, no?»

«Naturalmente. Cosa vi fa pensare che sia qui?»

Il capitano Dugdale si avvicinò e la squadrò minaccioso.

«Avanti, ditemi la verità; ho un mandato d'arresto per lui. Dopo la battaglia di Naseby vostro fratello James è stato visto dirigersi da queste parti. Alcuni abitanti del villaggio che lavoravano per voi e sono saggiamente scappati prima dell'assedio mi hanno raccontato che è arrivato fin qui, ma che nessuno l'ha visto andarsene. Dunque si nasconde da qualche parte qui in casa, non è vero, madamigella? Su, ammettetelo.»

Si chinò su di lei, il viso livido e furioso; Jane indietreggiò turbata e pensò con infinita tristezza al corpo del fratello tumulato nelle cantine del maniero, in attesa di ricevere una degna sepoltura nella tomba di famiglia.

«Io non ammetto niente.»

«E io non vi credo» sibilò il capitano.

Jane scrollò le spalle. «Fate come preferite.»

«Questo non è un gioco, madamigella» ringhiò l'altro, sempre più furioso.

«Lo so benissimo. I giochi sono per i bambini e a me non interessano più.»

«Neanche a me, madamigella» rispose una voce dal fondo dell'atrio.

Jane si voltò di scatto e il cuore prese a batterle forte per la paura e lo sconcerto: l'uomo che si avvicinava a grandi passi era alto e imponente, con un portamento militare confermato dalla spada che gli pendeva al fianco. Indossava l'uniforme dell'esercito parlamentarista e gli alti stivali schizzati di fango indicavano una lunga cavalcata, così come i capelli scuri corti e scompigliati.

La sua presenza le ricordò il periodo precedente alla guerra: la bocca aveva assunto una piega amara, ma i lineamenti marcati e gli occhi scuri erano inconfondibili.

Jane fissò ammutolita il fidanzato, Lord Edward Talbot, un tempo amico di famiglia e suo vicino e ora traditore e comandante di un reggimento di cavalleria dell'esercito parlamentarista.

2

Per la prima volta da quando era entrato nel grande atrio di Bowden Manor il capitano Dugdale si trovò senza parole: nonostante avesse solo ventisette anni, Lord Edward Talbot era un comandante rispettato, valoroso e audace, che si era guadagnato la stima di Cromwell e la lealtà delle truppe.

Aveva acquisito la sua esperienza militare nei Paesi Bassi prima della guerra civile e la rapidità con cui prendeva decisioni e si muoveva sul campo di battaglia era ormai famosa. Lord Talbot non temeva il pericolo e detestava l'incompetenza. Era il tipo di ufficiale con cui era consigliabile avere rapporti amichevoli.

Dal canto suo, Edward conosceva bene la fama di Dugdale. Allarmato alla notizia dell'assedio, si era precipitato a Bowden Manor per evitare un massacro.

«Sono felice di constatare che avete obbedito ai miei ordini, capitano Dugdale. Ora però lasciateci» gli ingiunse con voce dura e profonda. «Desidero parlare da solo con madamigella Marlow. Vedete di dare sepoltura ai morti e di nutrire i vivi, prima di dover seppellire anche loro. Sono sicuro che avete abbastanza provviste da poterlo fare senza problemi.»

Il capitano batté rapidamente in ritirata e Jane si trovò ancora una volta sottoposta allo sguardo scrutatore di Edward.

Lei lo fissò distaccata e impenetrabile; nulla, nella sua espressione, lasciava capire se fosse o meno contenta di rivederlo.

Era cambiata, e non soltanto grazie all'assedio: la bambina innocente, spensierata e allegra di un tempo era scomparsa, per lasciare il posto a una fanciulla snella, con i capelli biondi lunghi e arruffati, il viso delicato sporco di terra e fuliggine e occhi color ambra che parevano enormi nel volto pallido.

Edward era sicuro che, se avesse

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