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Una calda estate inglese: Harmony History

Una calda estate inglese: Harmony History

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Una calda estate inglese: Harmony History

valutazioni:
4.5/5 (4 valutazioni)
Lunghezza:
248 pagine
4 ore
Pubblicato:
11 feb 2019
ISBN:
9788858993675
Formato:
Libro

Descrizione

Inghilterra, 1816 - Dopo la morte del marito, Hattie Wilkinson si è ritirata a vivere nel Northumberland, dove conduce un'esistenza serena e tranquilla. Finché non incontra, a un ballo, l'affascinante Sir Christopher Foxton. Bello, ricco e scanzonato, fin da quella prima sera Kit sembra deciso a sovvertire il monotono ma rassicurante mondo di Hattie e a risvegliare la donna passionale che si nasconde dietro la sua apparenza mite e misurata. Inizia così per entrambi un'estate di piccanti scoperte e rivelazioni imprevedibili, che finiscono per mettere in discussione tutte le loro certezze. Ma cosa accadrà al sopraggiungere dell'autunno?
Pubblicato:
11 feb 2019
ISBN:
9788858993675
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Originaria di San Francisco, California, da quando si è sposata con un inglese, nel 1988, vive nel Northumberland, a poche miglia dal Vallo di Adriano.


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Anteprima del libro

Una calda estate inglese - Michelle Styles

Immagine di copertina:

Gian Luigi Coppola

Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:

Hattie Wilkinson Meets Her Match

Harlequin Mills & Boon Historical Romance

© 2012 Michelle Styles

Traduzione di Serena Bertetto

Questa edizione è pubblicata per accordo con

Harlequin Books S.A.

Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

persone della vita reale è puramente casuale.

Harmony è un marchio registrato di proprietà

HarperCollins Italia S.p.A. All Rights Reserved.

© 2013 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

eBook ISBN 978-88-5899-367-5

1

Northumberland, giugno 1816

Un suono soffocato, a metà tra una risatina e un sospiro eccitato, indusse Mrs. Harriet Wilkinson a fermarsi di colpo mentre tornava nel salone da ballo. Si irrigidì. Sapeva bene cosa volesse dire: nella piccola sala da gioco di Summerfield, qualcuno corteggiava la rovina.

«Non sono affari tuoi, Hattie Wilkinson» mormorò. Da quando in qua era diventata una criticona ficcanaso che si intrometteva nella vita degli altri, invece di una donna comprensiva, consapevole che durante i balli potevano nascere nuovi amori? Non era il caso di cominciare proprio quella sera, in cui per giunta si celebrava il primo anniversario della vittoria di Waterloo.

Nel corridoio risuonò un’altra risata. «Molto divertente. E perché mai dovrei sentirmi in pericolo in vostra compagnia?»

Hattie sospirò. Ignorare una coppia sconosciuta era una cosa. Ignorare la vivace nipote in occasione del suo debutto in società era un’altra. La posta in gioco era troppo alta. Livvy, con la sua bionda bellezza, i modi aggraziati e una ricca dote, aveva ottime possibilità di successo sul mercato matrimoniale di Londra... sempre che riuscisse ad arrivarci.

Così si fece avanti e scosse la maniglia della porta.

«Chissà dove ho lasciato i miei guanti!» esclamò, a un volume che avrebbe svegliato anche un morto. «Temo di averli dimenticati nella sala da gioco. Sarà meglio controllare.»

Mise i guanti di pizzo nella reticella, contò lentamente fino a dieci e poi spalancò la porta. L’accogliente saletta, con i tavolini disposti ad arte, il divano dallo schienale alto e il fuoco acceso nel caminetto di marmo, era il luogo ideale per trovare un po’ di intimità, soprattutto in quel giugno insolitamente fresco. Al centro della stanza c’era la sua nipotina sedicenne, decisamente troppo vicina a un gentiluomo in abito da sera.

Hattie si schiarì la voce. «Vogliate scusarmi, non trovo più i miei guanti.»

La coppia si allontanò di scatto. Hattie notò le guance arrossate di Livvy, il pizzo sgualcito dell’abito, e ringraziò il cielo di essere stata lei a sorprenderli, e non una delle vecchie matrone che vagavano per i corridoi a caccia di succosi pettegolezzi.

«Zia Harriet, ti presento Mr. Hook. Lui e io...» Livvy arrossì. «Cioè, il signore è qui per visitare il Northumberland e...»

«Stavo cercando i miei guanti. Per caso li hai visti, mia cara?» domandò Hattie come se niente fosse, fingendo di non aver notato il tentativo della nipote di sistemarsi il corpetto né l’aspetto del giovane ma pericoloso Mr. Hook, con la sua redingote dal taglio impeccabile e i capelli scompigliati secondo l’ultima moda. La lezioncina sul decoro e sulla necessità di mantenere intatta la propria reputazione era rimandata a più tardi, non appena fosse riuscita a districare Livvy dal pasticcio in cui si era cacciata.

«Saprai certamente di quali parlo, Olivia» continuò. «Quelli di pizzo, che la tua cara mamma mi ha regalato per il compleanno.»

«I tuoi guanti, zia Harriet?» chiese Livvy boccheggiando, imbarazzata.

«Credo che siano qui. Ero...» Hattie si interruppe, cercando una ragione che giustificasse la sua presenza nella saletta da gioco. Non riuscendo a trovare una scusa plausibile, optò per un sorriso smagliante. «Olivia, tesoro, mi aiuteresti a cercarli?»

Livvy reagì come avrebbe fatto qualsiasi sedicenne e alzò gli occhi al cielo. «Se proprio devo, zia Harriet, ma a dire il vero...»

«Te lo chiedo per favore. Sono davvero sottosopra. Io e i balli... ebbene, meno parliamo dei miei nervi, meglio è.» Hattie agitò una mano, sapendo che Livvy non aveva idea di come lei si comportasse di norma ai balli e che probabilmente considerava le zie di ventisette anni ai margini della senilità.

Olivia corrugò la fronte e Hattie la vide lottare tra il desiderio di apparire più grande e la naturale inclinazione a restare con il suo corteggiatore. «Sì, sei sempre così ai balli. Dov’eri l’ultima volta che li avevi indosso? Pensaci bene.»

Hattie si rilassò. Livvy aveva abboccato all’amo, stava persino ripetendo le esatte parole che usava lei con le nipoti. La seconda fase della sua operazione poteva cominciare: ora doveva solo riportare Livvy nel salone da ballo, senza deviazioni al chiaro di luna.

«E tu come sempre mi aiuterai a cercarli. I tuoi giovani occhi sono molto più utili dei miei in questi casi.»

Hattie attese la risposta di Livvy. Con calma e fermezza, avrebbe allontanato Mr. Hook dalla vita di sua nipote prima che potesse causare danni permanenti. Diversamente dalla nipote, lei sapeva bene quanto fossero insidiosi i gentiluomini londinesi e le loro stravaganti promesse. Sette anni prima era riuscita a evitare la rovina ma non la sofferenza, quando aveva scoperto che il suo amato corteggiava anche un’altra donna. A Livvy non sarebbe toccata la stessa sorte. Né a nessuna delle sue nipoti, giurò a se stessa ancora una volta.

«Forse vostra zia li ha lasciati in giardino» suggerì Mr. Hook con falsa premura. «Possiamo andare a cercarli, Miss Parteger.»

«Che splendida idea.» Hattie batté le mani e fissò con aria severa l’aspirante seduttore di Livvy. «Voi potreste cercare in giardino, Mr. Hook, mentre la cara Olivia e io passiamo al setaccio la biblioteca, il salotto e la sala da gioco. Assicuratevi di guardare sotto ogni pietra.»

Mr. Hook deglutì e uscì più veloce di una volpe al suono di un corno da caccia.

Un lento applauso risuonò nella stanza.

C’è qualcuno!, mimò con la bocca Livvy, arrossendo. Hattie sentì un brivido gelido correrle lungo la schiena. Un tempo anche lei era stata una fanciulla spensierata. Ma dopo aver ceduto alle lusinghe di un affascinante soldato era stata costretta a un matrimonio assai affrettato, un’unione che le era parsa la quintessenza del romanticismo, fino a quando non aveva scoperto la sordida realtà dopo la morte del marito. Ancora adesso, le ribolliva il sangue per l’umiliazione. Livvy meritava di più.

«Bravissima!» esclamò una profonda voce maschile. «Un’interpretazione davvero straordinaria.»

«Cosa ci fate qui, signore?» domandò Hattie brandendo la borsetta come una spada. «Origliate le conversazioni private degli altri? Mostratevi.»

L’uomo si alzò dal divano con un libro tra le mani. Hattie deglutì. Era il tipo d’uomo che faceva battere forte il cuore: capelli scuri ben tagliati e intensi occhi di un grigio profondo, spalle larghe e corpo slanciato. La perfezione del volto era incrinata solo dal naso, che in passato doveva essersi rotto diverse volte. «Era quasi impossibile non sentire. Siete voi che dovreste scusarvi per aver interrotto le mie letture e aver coinvolto il mio pupillo in questa inutile caccia al guanto. Ma credo che vi perdonerò se me lo chiederete con il giusto garbo.»

«Zia Hattie?» Olivia prese la mano di Hattie per trascinarla via e indietreggiò verso la porta. «Vi presento Sir Christopher Foxton.»

Christopher Foxton. Quel nome colpì Hattie come un fulmine a ciel sereno. Al villaggio non si parlava d’altro da settimane, da quando cioè si era saputo che Mr. Foxton aveva finalmente deciso di recarsi a Southview Lodge. Si raccontava che avesse quasi ucciso un uomo per una questione di gioco e che, mentre questi si rimetteva, gli avesse portato via l’amante e il patrimonio. Si diceva che fosse un pugile imbattibile e che osasse combattere a mani nude contro i migliori. Ma, soprattutto, si sussurrava che il titolo, l’avvenenza e il fascino gli avessero aperto tutte le porte di Londra e che diverse madri sperassero di accalappiarlo per l’una o l’altra figlia, nonostante i pettegolezzi indicassero come sue amanti alcune tra le più note cortigiane della capitale.

I sospiri e le ipotesi sul conto di Sir Christopher e delle sue gesta avevano raggiunto proporzioni tali che al villaggio sembrava non si parlasse d’altro.

Hattie alzò leggermente il mento e incrociò lo sguardo intenso del gentiluomo. Quell’individuo sbagliava di grosso se si aspettava che implorasse il suo perdono, con garbo o meno. Era immune da uomini simili e dal loro fascino superficiale.

«Se ho coinvolto il vostro pupillo in un gioco inutile, allora dove sono i miei guanti?» esclamò esasperata. Non avrebbe mai ammesso che la sua era una missione di salvataggio. Avrebbe affrontato un branco di pettegole uscendo per strada in camiciola e sottogonna piuttosto che rivelare la verità a quel... quel libertino!

«Sono nella vostra reticella.» Sir Christopher allungò una mano con espressione inflessibile. «Permettetemi di dimostrarlo, mia cara signora.»

«Non ce n’è alcun bisogno. E vi prego di rivolgervi a me chiamandomi Mrs. Wilkinson. Non sono una vostra cara, né alcun altro vezzeggiativo vi venga in mente.» Hattie si strinse la borsetta al seno, in preda al panico. I guanti! Come faceva a saperlo? E come avrebbe usato a proprio vantaggio quella scoperta?

«Ce n’è bisogno eccome, Mrs. Wilkinson.» Il tono di Sir Christopher era duro quanto l’acciaio temprato. «La vostra borsa, prego.»

Hattie gli porse in silenzio la reticella ornata di perline. Le loro dita si sfiorarono e lei sentì un fremito caldo incresparle la pelle. Lo soffocò con decisione. Era una reazione ritardata a tutti quei pettegolezzi sulla sua vita privata, ecco tutto.

Lui soppesò la borsettina tra le mani ben curate, come per decidere cosa farne. Hattie sperò in un miracolo e pregò che ne estraesse un fazzoletto. Lui la aprì e prese un paio di guanti di pizzo ornati di nastri color mora.

«E sono anche molto graziosi. O forse ne avete un altro paio e tenete questi per le emergenze?»

«Sono miei» gracidò Hattie, mandando silenziosamente al diavolo lui, i suoi occhi scuri e minacciosi e l’insopportabile espressione di superiorità. «Mi ero dimenticata di averli messi via, a quanto pare. Vi ringrazio per l’aiuto.»

«Sono sempre felice di offrire i miei servigi a una dama.» Fece un inchino ironico. «Ma ora dovete pagare pegno.»

«Pegno?»

«Una penitenza, Mrs. Wilkinson. Il prossimo ballo.» Kit Foxton la osservò con attenzione. Quella donna, con i biondi capelli intrecciati con cura e l’abito severo, doveva imparare che una schermaglia amorosa durante un ballo era qualcosa che bisognava augurarsi, e non condannare.

«Olivia, chiudi la bocca» esclamò imperiosa Mrs. Wilkinson. Mentre si voltava, le gonne rotearono per un attimo rivelando un paio di caviglie inaspettatamente sottili. «Sir Christopher ha ritrovato i miei guanti. Ora torneremo nel salone, e tu ti comporterai come se niente fosse accaduto. Non raccontare questo incidente a nessuno. Mai.»

A quanto pareva, Mrs. Wilkinson si arrogava il diritto di giudicare il comportamento altrui e di modellare la vita a suo piacimento, pensò Kit. Non vedeva l’ora di dimostrarle quanto si sbagliava. «Li riavrete indietro dopo aver pagato pegno.»

Mrs. Wilkinson emise un colpetto di tosse. «Olivia, torna nel salone! Subito!»

«Di cosa avete paura, Mrs. Wilkinson? Perché fuggite quando siete stata voi a cominciare questo gioco?» le gridò dietro lui. «Temete forse per la vostra reputazione? Non basta una breve conversazione, per quanto piacevole, per macchiare una reputazione, dovreste saperlo.»

Lei si immobilizzò a metà di un passo. «La mia reputazione non è mai stata in pericolo. Mai.»

«Mi fa piacere.»

Mrs. Wilkinson si voltò lentamente, le mani sui fianchi e gli occhi azzurri che lanciavano lampi di rabbia. «Né mai lo sarà. Vi prego di volerlo ricordare.»

«Volete ballare con mia zia? Ma è vedova da sette anni!» esclamò Miss Parteger battendo le mani.

«Alle vedove non è proibito danzare» replicò Kit.

Una vedova. Come mai la notizia non lo stupiva affatto? L’unica sorpresa era che un tempo avesse avuto una storia d’amore.

Kit aggrottò la fronte quando Mrs. Wilkinson si voltò verso la nipote per fulminarla con uno sguardo di rimprovero, mostrandogli così il lungo collo da cigno. Quella curiosa parte della sua anima che era come morta da un anno all’improvviso si agitò. Mrs. Wilkinson aveva delle possibilità.

«Credo che la situazione si sia un po’ complicata» disse lei, battagliera. «Sir Christopher, mettete fine alle vostre facezie e restituitemi i guanti.»

«Resteranno sani e salvi nelle mie mani fino a quando non avrete pagato pegno. Il bottino al vincitore.»

«Aspetta che lo sappia la mamma!» esclamò Miss Parteger. «Sarà tutta sottosopra per l’emozione. La zia Harriet ha un corteggiatore. Era ora.»

«Vi suggerisco, signorina, di tenere a freno la lingua riguardo a questo episodio.» Kit le rivolse un freddo cenno del capo. Mrs. Wilkinson aveva perso. Lo sapeva lui e, cosa più importante, lo sapeva lei. Avrebbe accettato la sua proposta.

Miss Parteger batté le ciglia. «Perché?»

«Perché altrimenti sarà chiaro a tutti che ti trovavi in un posto in cui non dovevi essere e il tuo viaggio a Londra potrebbe diventare un sogno irrealizzabile» rispose con prontezza Mrs. Wilkinson. Le guance della fanciulla persero ogni traccia di colore. «E sì, Sir Christopher, danzerò con voi, ma dovrà essere il prossimo ballo. Vorrei mettere fine al più presto a questa eccentrica penitenza e non vedo l’ora che questo episodio diventi uno sgradevole ricordo.»

Kit resistette alla tentazione di pavoneggiarsi. Non c’era gusto a infierire su un nemico sconfitto, come faceva suo padre. E lui non aspirava a umiliare gli avversari, bensì alla loro totale resa.

Allungò un braccio e sorrise a quella signora troppo sicura di sé. Non poteva sperare in un valzer, in quel posto così isolato. Non chiedeva altro che una semplice quadriglia che gli permettesse di prendere per la vita Mrs. Wilkinson. Lei ne aveva bisogno. Lo avrebbe ringraziato... più tardi. «Venite, il nostro ballo ci aspetta.»

Non appena Hattie mise piede nel salone insieme a Livvy e Sir Christopher, la musica si interruppe e una massa di persone si riversò ai quattro angoli della stanza, scambiandosi saluti e compagni di danze.

Hattie inspirò profondamente e lasciò il braccio di Sir Christopher. L’avventura di quella sera era giunta al termine. Una sola quadriglia con quell’uomo per dimostrare che aveva ragione, e tutto sarebbe finito.

«Vogliamo andare?» disse indicando con il ventaglio il centro del salone, ben lontano dal lampadario e dalla cera che gocciolava.

«Proprio questa danza? Non volete aspettare di scoprire quale sia?»

«Perché aspettare? Mi credete una codarda?» ribatté lei. «Voglio togliermi il pensiero il prima possibile.»

Era già a metà del salone quando il maestro di cerimonie annunciò un valzer viennese. Hattie si immobilizzò. Un valzer? La prossima danza non poteva essere un valzer. Non si ballavano valzer a Summerfield. Con un valzer, quell’uomo l’avrebbe stretta tra le braccia e lei sarebbe stata obbligata a guardarlo negli occhi. Impossibile!

«A quanto pare mi sono sbagliata. Non è una quadriglia ma un valzer.» Hattie scrollò le spalle e tentò di ignorare la gelida voragine che le si era aperta nello stomaco. «Chi l’avrebbe mai detto?»

«Il valzer vi crea qualche problema?» domandò lui inarcando un sopracciglio, ma con una luce segreta negli occhi.

«Che peccato. Ci eravamo accordati per una quadriglia.» Hattie gli rivolse un falso sorriso contrito. Scappa. Non doveva fare altro che fuggire. Lui non l’avrebbe seguita, non avrebbe fatto una scenata. «È stato un piacere, Sir Christopher.»

Gli fece una rapida riverenza e fece per dirigersi verso Stephanie, seduta insieme alle altre dame a osservare le danze.

Sir Christopher allungò un braccio e la prese per il gomito, avvicinandola a sé. «Quanta fretta. I nostri accordi erano diversi.»

Hattie provò a divincolarsi, ma lui continuò a stringerla. «Siete impazzito? In nome di tutto ciò che è sacro, cosa state facendo?» gli chiese sottovoce, furibonda. «Il mio unico scopo era salvare Livvy dal vostro pupillo. Nient’altro.»

«Mi avete promesso il primo ballo, Mrs. Wilkinson. E il primo ballo è un valzer viennese.» Senza smettere di stringerla fece scorrere le dita fino alla sua mano e se la portò alle labbra. «Mi auguro siate il tipo di donna che mantiene le promesse» sussurrò con un tono vagamente minaccioso.

Hattie non sopportava il modo in cui la sua voce vellutata le scorreva addosso, facendole venire la tentazione di rispondere al suo gioco di seduzione. Cercò di concentrarsi sui pettegolezzi che lo circondavano – donne, duelli e gioco d’azzardo – ma il suo corpo si ostinava a reagire al tocco delle sue mani.

«Ho lasciato intendere, non promesso. C’è una bella differenza.» Lo fissò negli occhi. «E voi dovreste conoscerla bene.»

«Una promessa, chiara o implicita, è sempre una promessa. Prima di respingermi, Mrs. Wilkinson, pensate a come sarebbe potuta andare.»

«È quello che dite a tutte, Sir Christopher?» Accennò una risatina e il polso tornò a battere normalmente. «Non mi avete mai vista danzare un valzer.»

«Ah, quindi non conoscete i passi. Avreste dovuto dirlo, invece di abbassarvi a un sotterfugio.»

«Sono parecchi anni che si balla il valzer, qui nel Northumberland.» Era una dichiarazione a dir poco affrettata. Ma sembrava davvero una donna che ai balli faceva da tappezzeria? «Conosco i passi e danzo anche il valzer, se è necessario. Semplicemente, preferirei evitarlo in questa occasione.»

«Purtroppo, Mrs. Wilkinson, non sempre si ottiene ciò che si vuole.» La osservò con gli occhi socchiusi. «Ballerete con me? O siete una codarda, e per giunta priva di senso del ritmo?»

«Lo farò. Ma solo per dimostrarvi che non è così.»

«Vi prometto che avrete qualcosa da ricordare.» Kit si fermò. Nell’istante in cui la sua mano e quella di Mrs. Wilkinson si erano incontrate aveva avvertito un’imprevedibile e bruciante attrazione per lei. Non provava nulla di simile da più di un anno. Perché lei? Perché quella vedova con un senso del decoro esagerato e un’orribile acconciatura? Dopo Brighton, si era ripromesso di non lasciarsi più attirare da una donna rispettabile.

«Rispetteremo le convenzioni, Sir Christopher.»

«Ho mai detto il contrario?»

«Sono felice che la pensiamo allo stesso modo.»

«Cosa ho mai

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Recensioni

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4.5
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Recensioni dei lettori

  • (5/5)
    Una lettura piacevole, romantica al punto giusto e un intreccio semplice ma interessante.