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Inganno sotto il velo: Harmony Collezione

Inganno sotto il velo: Harmony Collezione

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Inganno sotto il velo: Harmony Collezione

Lunghezza:
159 pagine
2 ore
Pubblicato:
May 18, 2017
ISBN:
9788858965047
Formato:
Libro

Descrizione

Può baciare la sposa. Con queste quattro semplici parole, Mikolas Petrides si assicurerebbe un'essenziale fusione commerciale, ripagando al tempo stesso il nonno per averlo salvato dagli orrori della sua infanzia. Ma quando il magnate greco solleva il velo della sua promessa sposa, non trova la donna che si aspettava...



Viveka Brice farebbe qualunque cosa per sua sorella, compreso prendere il suo posto nel matrimonio di convenienza che l'attende. Svelato l'inganno prima del fatidico sì, Viveka prova a fuggire, ma non sa che Mikolas ottiene sempre ciò che vuole.
Pubblicato:
May 18, 2017
ISBN:
9788858965047
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Dani Collins ha scoperto la letteratura rosa alle scuole superiori e ha immediatamente capito che cosa avrebbe voluto fare da grande. Dopo aver sposato il suo primo amore, ha cominciato a cercare la propria strada nel mondo dell'editoria, non rinunciando al suo sogno di fronte ai primi ostacoli, così due figli e due decenni dopo l'ha finalmente trovata grazie a un concorso per nuove autrici. Quando non è immersa nella scrittura, chiusa nel proprio fortino come i suoi famigliari chiamano il suo studio, Dani occupa il tempo scarrozzando i propri figli da un'attività all'altra oppure con un po' di giardinaggio. Visita il suo sito www.danicollins.com

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Anteprima del libro

Inganno sotto il velo - Dani Collins

successivo.

1

Il sole del pomeriggio filtrava attraverso i vetri delle finestre, accecando Viveka Brice mentre si accingeva a presenziare al matrimonio che di lì a poco avrebbe mandato a monte.

L'interno dello yacht club, situato su quella remota eppur esclusiva isola dell'Egeo, era tutto marmo e ottone scintillante e, insieme agli strati del velo, le rendeva impossibile vedere nitidamente di fronte a sé.

Fu per questo che a malincuore dovette aggrapparsi al braccio dell'odioso patrigno.

E probabilmente anche lui non riusciva a vederla bene, altrimenti si sarebbe accorto che quella che stava accompagnando all'altare non era Trina.

Fino a quel momento Viveka, nonostante l'agitazione, era riuscita a nascondere il fatto che la sorella se ne fosse andata.

Strizzò gli occhi tentando di vedere il celebrante già vestito e la sala allestita per il ricevimento. Deliberatamente evitò di guardare l'alta e imponente figura dello sposo, focalizzandosi invece sulla foresta di alberi maestri che ondeggiavano sull'acqua oltre le finestre.

Sua sorella era in salvo. Non avrebbe dovuto sottostare a quel matrimonio imposto, ricordò a se stessa tentando di calmarsi.

Quaranta minuti prima Trina aveva condotto il padre nella stanza in cui si stava vestendo, mentre Viveka si era tenuta lontana. L'uomo neppure sospettava che quest'ultima fosse sull'isola.

Quando lui aveva lasciato la stanza, Viveka e Trina si erano scambiate i vestiti e salutate con un caloroso abbraccio, quindi Trina era fuggita per raggiungere l'idrovolante che il suo vero amore aveva noleggiato.

Si stavano dirigendo più a nord, verso un'altra isola, dove si sarebbero sposati non appena toccato terra.

Ora Viveka stava regalando loro del tempo, permettendo che la cerimonia continuasse il più a lungo possibile prima di rivelare che c'era lei dietro il velo e fuggire a propria volta.

Scrutò l'orizzonte per l'ennesima volta, cercando la bandiera dell'imbarcazione che aveva noleggiato. Detestava le barche, ma non avrebbe certo potuto permettersi un elicottero privato. Aveva regalato a Stephanos una considerevole parte dei propri risparmi per aiutarlo a far scappare Trina su quel piccolo idrovolante. E spendere il resto per attraversare l'Egeo su una piccola imbarcazione era uno dei suoi peggiori incubi, ma il traghetto effettuava una sola corsa al giorno ed era partito da lì quella mattina presto. Comunque sapeva quale scivolo l'imbarcazione avrebbe usato. Aveva pagato il capitano perché l'aspettasse, e Stephanos le aveva assicurato di aver già sistemato a bordo i suoi bagagli. Una volta che avesse rivelato la propria identità non si sarebbe neppure cambiata, avrebbe cercato quella dannata barca, stretto i denti e navigato nella luce del tramonto, felice di aver finalmente avuto la meglio su Grigor.

E poi, quando raggiunsero il fondo della navata e Grigor la consegnò allo sposo di Trina, l'arrogante Mikolas Petrides, il cuore di lei perse un colpo.

Il tocco delle sue dita le procurò quasi una scarica elettrica.

La presa si allentò impercettibilmente. Possibile che anche lui avesse provato lo stesso turbamento?

Le strinse la mano, infondendo calore all'intero suo essere. Non conforto. Di persona appariva ancor più arrogante di quanto non fosse in fotografia, esattamente come Trina aveva affermato.

Viveka rimase sconvolta dalla pacata forza che quell'uomo emanava. La mascolina energia che gli aleggiava intorno sarebbe stata troppo per la sorellina. Era troppo persino per lei.

Sollevò il viso e scoprì il suo sguardo intento a penetrare oltre gli strati del velo, le sopracciglia abbassate, quasi sospettasse di avere di fronte la donna sbagliata.

Dio, era davvero affascinante, con quegli zigomi cesellati e la fossetta sul mento. Gli occhi erano di un grigio fumo, con lunghe ciglia scure.

Potremmo avere dei bambini dagli occhi blu, aveva pensato vedendo per la prima volta una sua foto. Era una di quelle stranezze genetiche che avevano sempre colpito la sua immaginazione, quando era ancora giovane per credere nelle unioni perfette. In quel momento della vita, invece, la reputava soltanto una caratteristica capace di aggiungere fascino a un uomo.

Era stata tentata di immaginare un futuro con lui, ma si era ritrovata con una missione da compiere dal momento in cui Trina, in lacrime, le aveva confessato che sarebbe stata venduta per una fusione commerciale alla stregua di una schiava del Sedicesimo secolo.

A Viveka era bastato leggere i titoli dei giornali che parlavano dello sposo di Trina come del figlio di un gangster greco. Non avrebbe mai potuto permettere che la sorella sposasse quell'uomo.

Trina aveva implorato Grigor di aspettare fino a marzo, quando avesse compiuto diciotto anni, e di far celebrare il matrimonio in Grecia. Quelle erano state le uniche concessioni che le erano state riconosciute. Trina, legalmente autorizzata da quella stessa mattina a sposare chiunque avesse voluto, non aveva però scelto la ricchezza, il potere e il fascino di Mikolas Petrides.

Viveka deglutì. Il contatto visivo tra loro parve resistere nonostante l'organza, provocando una rinnovata scarica di nervosismo in lei.

Abbassò le ciglia.

Chissà se Mikolas riusciva a sentire il suo cuore battere con violenza? Chissà se ne percepiva i fremiti?

È solo una messinscena, rammentò a se stessa. Nulla di quanto stava accadendo era vero o valido. Presto sarebbe finita, e lei avrebbe potuto proseguire con la propria vita.

C'era stato un tempo in cui aveva sognato di fare l'attrice, ma la morte della mamma l'aveva costretta a crescere in fretta, e a diventare ben più pratica. Aveva lavorato in quello stesso yacht club, mentendo sulla propria età pur di farsi assumere, lavando piatti e pavimenti. Aveva voluto rendersi indipendente da Grigor prima possibile, fuggire da quelle sue osservazioni denigratorie che presto si erano trasformate in un vero e proprio abuso. Lui l'aveva aiutata mandandola via di casa prima che compisse quindici anni. L'aveva allontanata dall'isola stessa, in realtà, e dalla sorella. Dopo aver appreso che stava lavorando, che aveva i mezzi per sostenersi da sola e che non sarebbe riuscito a piegarla alla propria volontà, si era assicurato che fosse licenziata e che non potesse trovare lavoro da nessuna altra parte.

Trina, di appena nove anni, le aveva sussurrato: Vai. Stai tranquilla. Starò bene.

Così Viveka aveva raggiunto l'anziana zia della madre a Londra. Conosceva Hildy solo attraverso i biglietti d'auguri per Natale, ma la donna l'aveva comunque presa con sé. Non era stato l'ideale. Viveka era sopravvissuta sognando di portare la sorella a vivere con lei. Fino a pochi mesi prima aveva immaginato due giovani donne spensierate, di ventitré e diciotto anni, che costruivano il loro futuro nella grande città.

«Io, Mikolas Petrides...»

Aveva una voce incredibile. Mentre ripeteva il proprio nome e pronunciava i voti, la cadenza di acciaio e velluto di quel tono la stregò. Profumava di dopobarba e di qualcosa di unico e mascolino che Viveka sapeva le sarebbe rimasto impresso per sempre.

Non avrebbe voluto ricordare quella giornata per il resto della vita. Era una cerimonia che non avrebbe neppure dovuto svolgersi. Lei era soltanto un simbolo.

Quando calò il silenzio, comprese che era arrivato il suo turno.

Si schiarì la voce e impostò un tono sufficientemente mite. Trina non era mai stata un bersaglio per Grigor. Non solo perché era la figlia biologica, ma anche per la sua timidezza.

Viveka, invece, aveva imparato a proprie spese di doverne essere terrorizzata. Persino a Londra l'intolleranza dell'uomo aleggiava su di lei come un veleno, tanto da renderla cauta in ogni contatto con la sorella.

Aveva giurato che non sarebbe mai tornata in Grecia, di certo non con un piano che avesse reso Grigor ancor più adirato con lei, ma era certa che non si sarebbe messo a strillare di fronte a tutti quegli ospiti. C'erano paparazzi e personalità mediatiche. L'unico rischio sarebbe stato quello di suscitare imbarazzo e confusione, nulla di più.

O, per lo meno, lo sperava sinceramente.

Il momento della verità si avvicinava. La voce si fece più sottile e incrinata, rendendo i voti una credibile imitazione di quelli di Trina mentre parlava al posto della sorella, annullando il matrimonio, e la fusione, che Grigor desiderava tanto.

Non c'era nulla che potesse davvero bilanciare la perdita della madre, ma quella restava comunque una minima rivincita.

Scambiò l'anello con dita impacciate, ma tentò di portare avanti la messinscena fino all'ultimo.

Le mani di Mikolas erano forti, sicure. Una delle sue unghie sembrava... Non ne era certa. Come fosse stato ferito, un tempo... Se quello fosse stato un vero matrimonio, avrebbe conosciuto quel dettaglio di lui.

Stupide lacrime le riempirono gli occhi. Come ogni altra donna, sognava il matrimonio perfetto. L'inizio di una vita accanto all'uomo che amava. Ma non era quello il caso. Presto tutti lo avrebbero compreso.

«Può baciare la sposa.»

Mikolas Petrides aveva acconsentito a quel matrimonio per una ragione soltanto: suo nonno. Non era un sentimentale, né uno che si lasciasse manipolare. Di certo non si stava sposando per amore.

No, non provava nulla verso la moglie. Non provava nulla per nessuno.

Persino la lealtà nei confronti del nonno era temporanea. Erebus gli aveva salvato la vita. Una volta verificata la parentela quest'ultimo lo aveva riconosciuto come nipote, trascinandolo dal brutale mondo in cui viveva a uno ben diverso.

Mikolas lo aveva ripagato con il rispetto e la legalità. Il nonno era nato in una buona famiglia ma in tempi difficili, e la necessità di sopravvivere lo aveva visto allontanarsi dalla legge. Vivere una vita corrotta gli era costato un figlio, e Mikolas era stato per lui una seconda possibilità. Gli aveva concesso il pieno potere su quell'impero acquisito illegalmente con la sola condizione che Mikolas lo trasformasse in un'impresa legale.

Non era un compito facile, ma quella fusione avrebbe costituito il passo finale.

Apparentemente, l'azienda di Grigor stava assorbendo una società per azioni di secondo livello con un pedigree discutibile. In realtà, Grigor era stato pagato profumatamente per quella transazione.

Comunque, quel matrimonio era stato voluto da Grigor. Voleva che la figlia, sangue del suo sangue, ereditasse le proprie ricchezze. E Mikolas aveva accettato solo per compiacere il nonno. Quelle nozze sarebbero state per lui esclusivamente un contratto.

Mikolas aveva incontrato la futura sposa soltanto due volte. Era giovane e timida. Sufficientemente carina, certo, ma non abbastanza da suscitare in lui la minima scintilla di attrazione.

E poi, mentre lei percorreva la navata, qualcosa era accaduto. La sua vicinanza l'aveva trafitto. Bramosia.

Non si era mai sentito a proprio agio quando le cose accadevano fuori dal proprio controllo. Quello non era né il momento né il luogo per provare attrazione verso una donna. Eppure era successo.

Era giunta di fronte a lui avvolta in una cascata di organza, cosa che, per qualche ragione, aveva trovato erotica. Aveva riconosciuto lo stesso profumo degli incontri precedenti ma, invece che dolce e innocente, questa volta gli era parso femminile e inebriante.

La sua flessuosa figura non era infantile quanto aveva giudicato all'inizio. La donna si muoveva come se avesse pieno possesso del proprio corpo... ma come aveva potuto non notare che i suoi occhi fossero blu come le acque di un ghiacciaio? Riusciva a stento a scorgerne il viso, ma nulla avrebbe

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