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Le ali del male (eLit): eLit

Le ali del male (eLit): eLit

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Le ali del male (eLit): eLit

Lunghezza:
393 pagine
5 ore
Pubblicato:
Jun 29, 2018
ISBN:
9788858988633
Formato:
Libro

Descrizione

La pioggia scroscia a fiumi sulla città di Boston. Un uomo corre senza curarsi del tempo da lupi, deve fermare Keira Sullivan prima che sia troppo tardi. Il parco sembra deserto. Deve correre più in fretta. È una questione di vita o di morte.


Keira, illustratrice esperta di folklore, è in ritardo a un ricevimento. Quando entra dalla porta, bagnata fradicia, gli occhi spalancati dal panico, è chiaro che è successo qualcosa di molto grave.
Un uomo. Nel laghetto del Public Garden c'è un uomo morto.


Nonostante il tragico avvenimento della sera precedente, Keira parte per l'Irlanda, sulle tracce di un misterioso angelo di pietra, protagonista di un'antica leggenda celtica.
Quella che si prospetta come un'intrigante avventura nella terra selvaggia d'Irlanda si trasforma però in un incubo.
Un incidente a cui scampa per miracolo, strani rituali di sangue, un'indagine per omicidio che diventa sempre più pericolosa.
La linea di morte non si ferma, e l'intera faccenda inizia ad assumere contorni inquietanti.

Leggi anche I MISTERI DELL'ISOLA
Pubblicato:
Jun 29, 2018
ISBN:
9788858988633
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Carla Neggers is the New York Times bestselling author of the Sharpe and Donovan series featuring Boston-based FBI agents Emma Sharpe and Colin Donovan and the Swift River Valley series set in small-town New England. With many bestsellers to her credit, Carla and her husband divide their time between their hilltop home in Vermont, their kids' places in Boston and various inns, hotels and hideaways on their travels, frequently to Ireland. Learn more at CarlaNeggers.com.

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Anteprima del libro

Le ali del male (eLit) - Carla Neggers

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Prologo

Boston, Massachusetts

Ore 14.00

12 luglio, trent'anni fa

Un pezzo di nastro giallo della polizia ondeggiava sull'acqua al salire della marea nel porto di Boston, nel punto dove il corpo brutalizzato della diciannovenne Deirdre McCarthy era stato portato a riva dalla corrente. Bob O'Reilly non riusciva a staccarne gli occhi.

E neppure Patsy McCarthy, la madre di Deirdre, in piedi accanto a lui sotto il rovente sole estivo. Andare là era stata una sua idea. Bob non avrebbe voluto, ma non aveva saputo che altro fare. Non poteva lasciarla andare sola.

«Deirdre era un angelo.»

«È vero, signora McCarthy. Deirdre era la migliore.»

La temperatura superava i trenta gradi, ma Patsy rabbrividì nel pullover azzurro di poliestere. Era dimagrita, nelle tre settimane da quando Deirdre non era tornata a casa dopo il suo turno come aiuto infermiera. Sulle prime, la polizia aveva pensato all'ennesimo caso di una ragazza di Boston che aveva preso una brutta strada. Ma Patsy si era rifiutata di crederlo. Non Deirdre.

Era scomparsa la notte del solstizio d'estate. Il giorno più lungo dell'anno.

Appropriato, in qualche modo, pensò Bob.

Gli occhi di Patsy, di un azzurro luminoso come il cielo pomeridiano, si alzarono verso l'orizzonte, come se si sforzassero di vedere l'isola dov'era nata, come se l'Irlanda avesse potuto darle il conforto e la forza di cui aveva bisogno per superare quel terribile momento. Aveva lasciato la costa sudoccidentale dell'Irlanda quarant'anni prima, all'età di nove anni, e non vi era mai tornata. Amava raccontare storie sulla sua infanzia in Irlanda, ricordare come era nata in un cottage di una sola stanza senza acqua corrente, senza riscaldamento, e come aveva imparato a cuocere il suo famoso pane nero su un fuoco scoperto.

Bob si chiese come avrebbe raccontato quella storia. La storia del rapimento, dello stupro, della tortura e dell'assassinio di sua figlia.

La polizia non aveva divulgato i dettagli, ma Bob, figlio di un poliziotto di Boston, aveva sentito voci di innominabili atti di violenza e di depravazione. Aveva vent'anni e contava di diventare detective, perciò un giorno avrebbe dovuto sfangarsela anche lui fra dettagli del genere. Sperava che le vittime non fossero mai persone che conosceva. Lui e Deirdre avevano imparato insieme a usare i pattini a rotelle, si erano scambiati il primo bacio, giusto per vedere com'era.

«Ho sentito una banshee urlare per tutta la notte scorsa» disse Patsy quietamente. «Non posso dire se credo o no nelle fate, ma ho sentito quello che ho sentito. Sapevo che avremmo trovato Deirdre stamattina.»

Bob si sentì rizzare i capelli. Un vigile del fuoco in pensione che portava a spasso il suo cane all'alba aveva trovato il corpo di Deirdre. La polizia era venuta e se n'era andata, lavorando con cupa efficienza, visto il crescente tasso di omicidi di Boston. Adesso aveva un altro assassino a cui dare la caccia.

Con la città alle loro spalle, le barche fuori sull'acqua e gli aerei che decollavano dall'aeroporto Logan, lo sciacquio della marea sulla sabbia, Bob non si era mai sentito così impotente e solo.

«Deirdre Ita McCarthy.» Patsy incrociò le braccia sul petto come se avesse freddo. «È il nome di una santa irlandese, lo sai? Santa Ita si chiamava Deirdre, e scelse il nome di Ita quando prese i voti. Ita significa assetata del divino amore

Patsy era profondamente religiosa, ma Bob aveva smesso di andare a messa regolarmente quando aveva sedici anni e sua madre gli aveva detto che dipendeva solo da lui andarci o no. Sapeva che sarebbe tornato in chiesa per il funerale di Deirdre.

«Non mi sono mai occupato molto di santi.» Cercò di sorridere. «Neppure di quelli irlandesi.»

«San Patrizio, Santa Brigida e Santa Ita sono antichi santi celtici. Santa Ita aveva il dono della profezia. Gli angeli le hanno fatto visita per tutta la vita. Tu credi negli angeli, Bob?»

«Non ci ho mai pensato.»

«Io sì» bisbigliò lei. «Io credo negli angeli.»

Patsy non avrebbe mai considerato particolarmente contraddittorio affermare un momento che aveva sentito una banshee - una fata solitaria - e il momento dopo che credeva negli angeli. Se le sue credenze le davano conforto, per Bob andava bene. Non sapeva che cosa dirle a proposito delle banshee, o degli angeli o di qualunque altra cosa. Suo marito era morto d'infarto quattro anni prima. E adesso questo...

«La polizia troverà chi ci ha portato via Deirdre.»

«No, non lo troverà. Non può.» Patsy riportò lo sguardo sul nastro giallo che fluttuava sull'acqua. «I poliziotti sono solo esseri umani, dopotutto.»

«Non avranno pace finché non scopriranno chi è stato.»

«È stato il diavolo a prendere Deirdre. Non è stato un uomo.»

«Non importa. Se la polizia dovrà andare all'inferno per trovare e arrestare il diavolo, è quello che farà. Lo farò io stesso, se necessario.»

«No... no, Bob. Deirdre non avrebbe voluto che sacrificassi la tua anima. È con gli altri angeli, adesso. È in pace.»

Bob si rese conto, tutto a un tratto, che Patsy intendeva il diavolo letteralmente. Si raffigurò Deirdre, con i suoi capelli biondi e gli occhi azzurri, la pelle luminosa e il sorriso innocente. Era la persona più buona del mondo. Non avrebbe avuto la minima possibilità contro qualcuno che volesse farle del male. Diavolo o non diavolo.

Gli sarebbe mancata. Gli sarebbe mancata per il resto della vita.

Controllò le proprie emozioni. Era qualcosa che doveva imparare a fare, se voleva diventare un detective e catturare i criminali come quello che aveva ucciso Deirdre.

«Non vogliamo che questo assassino faccia del male a qualcun altro.»

«No, non lo vogliamo.» Patsy voltò le spalle all'acqua. «Ma ci sono altri modi per combattere il diavolo.»

Due ore dopo, Bob trovò sua sorella, Eileen, intenta a recitare il rosario, seduta su una panchina all'ombra di una grande quercia, nel campus del Boston College, dove trascorreva un periodo di lavoro-studio estivo in biblioteca.

«Non sapevo che avessi ancora una corona del rosario» osservò lui.

«Neppure io. L'ho trovata nel mio cofanetto dei gioielli questa mattina.» Eileen parlò a bassa voce, quasi in un bisbiglio, tenendo fra il pollice e l'indice un grano color avorio. «Sono secoli che non recito il rosario. Pensavo che forse non l'avrei ricordato, ma mi è tornato subito alla mente.»

Bob si sedette accanto a lei. Sua sorella era la più in gamba della famiglia. Era tornata due giorni prima da un programma estivo di studio a Dublino. Nessuno l'aveva avvertita della scomparsa di Deirdre. Che cosa avrebbe potuto fare Eileen dall'Irlanda? Perché rovinare il suo soggiorno là, mentre tutti speravano che Deirdre sarebbe stata ritrovata sana e salva?

Quando la notizia della scoperta del corpo di Deirdre era giunta a casa O'Reilly, quella mattina, Eileen aveva fatto finta di nulla ed era uscita per andare al lavoro.

«Sono appena andato al porto con la signora McCarthy» disse Bob.

Eileen si irrigidì, come se le sue parole fossero state un colpo, e lui non continuò. I suoi capelli erano piuttosto di un biondo scuro che rossi come quelli del fratello, e aveva più lentiggini. Non aveva mai pensato di essere molto attraente, anche perché era sempre stata dura con se stessa. Non c'erano limiti ai difetti piccoli e grandi che Eileen si attribuiva.

«Non c'è niente che la polizia possa fare, adesso.» Lei alzò gli occhi dal rosario e guardò il fratello maggiore. «Non è vero?»

«Può trovare l'assassino di Deirdre. Impedirgli di uccidere ancora.»

«Non possono disfare quello che ha fatto.»

La mano sinistra di Eileen tremava, ma la destra, che stringeva il rosario, era ferma. Bob notò quanto era pallida, come se stesse poco bene. Sua sorella, così intelligente e determinata, aveva tanti progetti per la propria vita, ma tornare a casa dall'Irlanda e venire a sapere della scomparsa di Deirdre l'aveva rigettata nel mondo dal quale cercava di uscire.

E adesso Deirdre era morta.

Le dita di Eileen passarono automaticamente al grano successivo, e Bob vide le sue labbra muoversi silenziosamente, recitando l'Ave Maria.

Aspettò che finisse l'intero rosario e rimettesse la corona nella borsetta di velluto blu. La strinse nella mano e si appoggiò allo schienale della panchina.

Guardarono entrambi uno scoiattolo che si arrampicava su per un acero.

Senza guardare il fratello, Eileen disse: «Sono incinta».

Di tutte le cose che Bob aveva immaginato potesse dirgli quando avesse finito di pregare, quella era la più inaspettata. I suoi genitori sarebbero stati sbalorditi. Lui era sbalordito. Eileen non aveva neppure un ragazzo, che lui sapesse.

Lottò contro l'impulso di scappare. Andarsene da Boston, lontano dalle conseguenze della morte di Deirdre, da quello che sarebbe successo con sua sorella. Gli passò tutto nella mente come un lampo... Patsy che viveva il suo lutto alla porta accanto, la polizia che dava la caccia all'assassino, Eileen che diventava sempre più grossa, cercando di decidere che cosa fare del bambino.

Il padre, chi diavolo era?

Bob strinse i pugni. Era giovane. Non era obbligato a restare a Boston e affrontare tutti quei problemi. Poteva andare ovunque. Poteva diventare detective a New York, o Miami, o Seattle.

Alle Hawaii, pensò. Poteva trasferirsi a Honolulu.

«Di quanto sei?» chiese.

«Non molto. Non ho neppure ancora fatto il test, ma lo so.»

«Eileen...» Bob guardò la sorella, ma lei non sostenne il suo sguardo. «Che cos'è successo in Irlanda?»

Ma Eileen balzò in piedi e si incamminò rapidamente verso l'edificio coperto d'edera in cui lavorava, e lui non la seguì.

Una settimana più tardi, una serie di telefonate avvertì la polizia di Boston che un uomo era appena saltato da una barca nel porto.

Era in fiamme, quando aveva toccato l'acqua.

Quando una barca da diporto di passaggio lo raggiunse, era già morto.

Nel giro di qualche ora, l'uomo venne identificato come Stuart Fuller, un operaio ventiquattrenne che viveva a tre isolati di distanza dalla casa di Deirdre McCarthy e sua madre. La polizia scoprì prove irrefutabili che lo collegavano all'omicidio di Deirdre.

Avevano il loro diavolo.

L'autopsia determinò che Fuller era annegato, ma le ustioni lo avrebbero ucciso ugualmente, se non si fosse gettato in acqua.

Quella sera, Bob trovò Patsy nel portico sul retro, con una ventina di statuine di angeli allineate sull'ampia ringhiera di legno. Nonostante la calura estiva, indossava un pullover di poliestere rosa, come se fosse convinta che non avrebbe mai più avuto caldo.

«Deirdre collezionava angeli» disse Patsy.

«Lo so. Era facile trovare un regalo da farle.» Bob indicò un angelo di vetro colorato che aveva comprato per lei durante una gita scolastica a Cape Cod. «Quello gliel'ho regalato per il suo sedicesimo compleanno.»

«È bellissimo.»

La gola di Bob si strinse. «Signora McCarthy...»

«La polizia è stata qui stamattina. Mi hanno detto di Stuart Fuller. Mi hanno chiesto se lo conoscevo.»

«E lo conosceva?»

«Non che io ricordi. Immagino che potrei averlo visto nel quartiere.» Gli occhi di Patsy si strinsero leggermente. «In chiesa, forse. Il diavolo è sempre attratto dal bene.»

Bob la guardò pulire con un panno umido un delicato angelo di porcellana che teneva in mano una piccola arpa irlandese. Era uno dei pezzi di maggior valore della collezione, e uno dei preferiti di Deirdre. Aveva amato ogni specie di angeli... non importava se fossero da poco prezzo, o costosi, o etnici. Diceva sempre che voleva comprarsi una vetrinetta in cui esporli.

«Patsy... sa qualcosa sulla morte di Fuller?»

Lei parve non sentirlo. «Ho una storia che voglio raccontarti.»

Bob non aveva la pazienza di sentire una delle sue lunghe storie, in quel momento. «Quale storia?»

«Una che non hai mai sentito.» Patsy espose la statuina pulita alla luce. «Fu mio nonno a raccontarmela, prima che lasciassi l'Irlanda. Oh, era bravissimo a raccontare storie.»

«Ne sono sicuro, ma...»

«È una storia su tre fratelli che combatterono una lunga battaglia contro le fate per un antico angelo di pietra.» Gli occhi di Patsy scintillarono, e per un momento parve quasi felice. «Era una delle storie preferite di Deirdre.»

«Allora non può essere deprimente. Deirdre non amava le storie deprimenti.»

«No, vero? Vieni Bob. Preparerò il tè e scalderò un po' del mio pane nero. È una ricetta di mia madre. L'ho fatto fresco stamattina. Mio padre diceva che mia madre faceva il miglior pane nero di tutta West Cork.»

Bob non ebbe altra scelta che seguire Patsy nella sua piccola cucina e aiutarla a preparare il tè e il pane caldo, compatto. Quante volte lui, Eileen e Deirdre si erano seduti là ad ascoltare le vecchie storie irlandesi di Patsy?

Lei lo raggiunse al tavolo e imburrò una piccola fetta di pane.

«C'erano una volta tre fratelli che vivevano sulla costa sudoccidentale dell'Irlanda» cominciò, caricando l'accento irlandese. «Un agricoltore, un monaco eremita e un fannullone che, naturalmente, era il beniamino di tutti...»

Bob bevve il tè, mangiò il pane e lottò contro le lacrime per l'amica che aveva perduto, ascoltando la storia di Patsy.

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Vicinanze di Mount Monadnock

New Hampshire meridionale

Ore 16.00

17 giugno, ai giorni nostri

Keira Sullivan scacciò una zanzara e si chiese se le sue parenti irlandesi sarebbero state altrettanto insistenti. Lo avrebbe scoperto molto presto, pensò, percorrendo il sentiero che conduceva alla baita di sua madre, nei boschi del New Hampshire meridionale. L'indomani sera sarebbe stata su un aereo per l'Irlanda, diretta alla costa sudoccidentale dell'isola per condurre ricerche su una vecchia storia che narrava di inganni, di magia e di un antico angelo di pietra.

Nel frattempo, doveva togliersi il pensiero di quella visita, e poi sarebbe intervenuta a un ricevimento a Boston, quella sera.

Ma non vedeva l'ora di rifugiarsi nel cottage irlandese che aveva preso in affitto, sola con gli attrezzi della sua arte, il suo computer portatile, la macchina fotografica e le scarpe adatte a lunghe camminate.

Nelle settimane seguenti sarebbe stata libera di riflettere, sognare, disegnare, dipingere, esplorare e, forse, rappacificarsi con il suo passato.

O, più precisamente, con il passato di sua madre.

La baita comparve, annidata sul fianco di una collina ricoperta di sempreverdi, in riva a un ruscello. Keira poteva sentire l'acqua scorrere tumultuosamente sulle rocce e rinfrescare l'umida aria primaverile. Gli uccelli cinguettavano e svolazzavano intorno. Probabilmente sua madre conosceva il nome di tutti.

La zanzara seguì Keira negli ultimi metri del sentiero. L'aveva trovata in fondo alla strada sterrata cieca dove aveva lasciato la macchina, ed era rimasta con lei per tutto il lungo percorso nei boschi. Era a meno di due ore da Boston, ma sarebbe anche potuta essere su un altro pianeta, mentre sudava nel caldo di giugno, con i capelli biondi che stavano sfuggendo alle forcine e le gambe punteggiate di schizzi di fango. Rimpianse di non avere indossato dei pantaloni lunghi, anziché i calzoncini, in caso la solitaria zanzara avesse chiamato rinforzi.

Si fermò sulla roccia grigia, piatta, che serviva da gradino all'entrata posteriore della baita. Sua madre aveva costruito la baita con le proprie mani, usando del legname locale e rifiutando l'aiuto di parenti e amici. Aveva assunto qualcuno, malvolentieri, solo per quei lavori che non riusciva a fare da sola.

Non c'era riscaldamento centrale, né impianto idraulico, né elettricità. Non aveva né telefono, né radio, né televisione... e neppure la posta. Per non parlare di un'automobile.

Nelle gelide notti invernali del New England, la vita doveva diventare decisamente intollerabile, se non pericolosa, ma Keira sapeva che sua madre non si sarebbe mai lamentata. Aveva scelto lei l'esistenza semplice, primitiva di un asceta religioso. Nessuno gliel'aveva imposta.

Keira sbirciò attraverso la porta-zanzariera, grata che lo stile di vita spartano di sua madre non le proibisse l'uso delle zanzariere. Quella pestifera zanzara poteva restare fuori.

«Salve... sono io, mamma. Keira!»

Come se sua madre avesse avuto altri figli. Come se avesse potuto dimenticare il nome di sua figlia da quando si era allontanata dal mondo. Keira le aveva fatto visita diverse settimane prima, ma non si era fermata a lungo. In effetti, non avevano passato molto tempo insieme negli ultimi anni, e tanto più nei diciotto mesi da quando Eileen aveva annunciato la sua intenzione di dedicarsi a quella nuova vita.

Sua madre era sempre stata religiosa, cosa che Keira rispettava, ma quello, pensò, scacciando ancora una volta la zanzara... quella vita isolata da eremita non era una cosa giusta.

«Keira!» chiamò Eileen in tono allegro. «Entra, entra. Sono qui nella stanza sul davanti. Lascia le scarpe sul gradino, vuoi?»

Keira si sfilò le scarpe da trekking ed entrò in cucina... o in quella che passava per una cucina. Consisteva in alcuni armadietti rustici e pochi oggetti indispensabili che sua madre aveva scovato nei mercatini locali, per la sua vita austera. Il prete che era il suo consigliere spirituale l'aveva convinta a procurarsi un frigorifero alimentato a gas, e stava cercando di persuaderla dell'utilità di un fornello a gas e di un impianto idraulico elementare... fosse pure di un solo rubinetto per l'acqua fredda, ma lei resisteva. Tranne nelle giornate più gelide, affermava, poteva andare a prendere l'acqua alla vicina sorgente.

Averla vinta in una discussione con Eileen O'Reilly non era mai stato facile.

Keira attraversò il rozzo pavimento di assi di pino per raggiungere la zona soggiorno della baita. Sua madre, vestita con un top fluttuante e pantaloni con l'elastico in vita, scese da un alto sgabello davanti alla massiccia asse di betulla collocata su cavalletti, che le serviva da tavolo da lavoro. I suoi capelli brizzolati avevano un taglio spartano, che rammentava a Keira una monaca, benché Eileen, pur avendo scelto una vita religiosa, non avesse preso i voti.

«È bello vederti, Keira.»

«Anche per me.» Era la verità, ma se voleva vedere sua madre, Keira doveva andare lassù. Eileen non sarebbe andata da lei a Boston. «Questo posto è così bello e intimo.»

«È la mia casa.»

Eileen tornò a sedersi sullo sgabello. Dietro di lei, una grande finestra guardava il fianco della collina coperto di sempreverdi, che scendeva ripido verso il ruscello. Keira apprezzava la vista, ma benché a volte anche lei avesse bisogno di solitudine, non poteva immaginare di vivere lassù.

Un abete vicino ondeggiò a una folata di vento tiepido, che giunse fino alla minuscola baita. A parte un crocifisso di legno, le pareti di assi della stanza principale erano nude. Oltre al tavolo da lavoro e allo sgabello, i soli mobili erano un letto di ferro con un sottile materasso, una sedia a dondolo e una stretta cassettiera. La piccola, efficiente stufa di ferro non era solo l'unica fonte di calore. Eileen la usava anche per cucinare. Tagliava lei stessa la legna.

Il terreno su cui era costruita la baita apparteneva a una coppia di Boston, che aveva una casa di campagna fra i boschi, dalla parte opposta a quella da cui era giunta Keira. Lei li considerava complici del distacco di sua madre dal mondo... dalla famiglia. Le avevano permesso di scegliersi il posto per la baita ed erano rimasti in disparte, neutrali, quando Eileen si era trasferita definitivamente là, l'estate precedente.

Un anno quassù, pensò Keira. Un anno, e sembra soddisfatta come sempre.

«È davvero bello vederti, cara» disse sua madre pacatamente.

«Non volevo disturbare il tuo lavoro.»

«Oh, non preoccuparti per questo.»

Un grande foglio da disegno era allargato sul tavolo da lavoro. Prima di ritirarsi fra i boschi, Eileen era stata proprietaria di un negozio di articoli per artisti nella piccola città del New Hampshire meridionale dove si era trasferita quando era una giovane vedova con una bambina piccola. Nel corso degli anni, era diventata una brava calligrafa e aveva imparato la difficile arte della doratura, incrementando il proprio reddito con il restauro di cornici dorate di quadri e specchi e con la creazione di elaborate partecipazioni di nascita e di matrimonio. Ora stava applicando la propria abilità alla quasi dimenticata arte di produrre un manoscritto miniato. La stessa coppia che le aveva permesso di costruire la baita sul suo terreno aveva trovato una persona disposta a pagarla per illustrare il manoscritto originale di una selezione di brani della Bibbia. A parte richiederle uno stile irlandese celtico e fornirle una scelta di brani, il cliente l'aveva lasciata del tutto libera.

Era un lavoro lentissimo... deliberato, abile, fantasioso. Aveva tutto il necessario a portata di mano: pennelli, penne, inchiostri, colori e tutto l'occorrente per dorare, lucidare, brunire.

«Stai lavorando a un tuo Book of Kells» osservò Keira con un sorriso.

Sua madre scosse la testa.

«Il Book of Kells è un capolavoro. È stato descritto come opera degli angeli. Io sono solo un essere umano.»

Un'altra folata di vento scosse gli alberi sulla collina. C'erano dei temporali in arrivo. Un fronte freddo si stava avvicinando e avrebbe portato via l'umidità che aveva ristagnato sul New England nell'ultima settimana. Keira voleva tornare alla macchina prima che cominciasse a piovere.

«Hai visto il Book of Kells, quando eri al college in Irlanda?»

«Sì.» Il tono di Eileen era distante, controllato. Spostò lo sguardo sul foglio candido, immacolato sul tavolo da lavoro, come se rivedesse, nella mente, l'intricato manoscritto miniato, vecchio di mille anni. «Non lo dimenticherò mai. Quello che faccio io è molto più semplice.»

«Sarà bellissimo.»

«Grazie. Il Book of Kells contiene soprattutto i Vangeli, ma a me è stato chiesto di cominciare con la caduta di Adamo ed Eva.» Gli occhi di Eileen, di un sorprendente blu fiordaliso, scintillarono di improvviso umorismo. «Non ho ancora deciso il serpente giusto.»

Keira notò una serie di piccoli schizzi a matita sul tavolo.

«Quelli sono serpenti poco raccomandabili. Non ti innervosisce startene quassù da sola a disegnare serpenti malvagi, lampi e saette?»

Eileen rise. «Niente lampi e saette, temo. Benché...» Rifletté un momento. «Non lo so, Keira. Potrebbe essere un'idea. Un grande fulmine luminoso nel Giardino dell'Eden potrebbe funzionare, con credi?»

Keira sentì la propria tensione allentarsi. Si era trasferita a Boston in gennaio, dopo un breve periodo a San Diego, ed era salita lassù con le racchette da neve, sperando di trovare sua madre viva e ragionevolmente sana di mente. Ma sua madre era serena e al caldo, con una pentola di chili che borbottava sulla stufa a legna, soddisfatta della sua rigida routine di preghiera e lavoro. Keira aveva pensato che vivere più vicino avrebbe significato vedersi più spesso, ma non era stato così. Sarebbe potuta restare a San Diego, o trasferirsi a Miami, a Tahiti o nel Mozambico... o in Irlanda, pensò. La terra dei suoi antenati.

La terra di suo padre.

Forse.

La disposizione d'animo socievole di sua madre non durò, e il lampo di umorismo nei suoi occhi si spense quasi immediatamente. Una studiata espressione neutra - un senso di pace, avrebbe senza dubbio affermato - si dipinse sul suo viso. Parve fare consapevolmente un passo indietro rispetto al suo impegno con il mondo. In questo caso, il mondo rappresentato da sua figlia.

Keira cercò di non sentirsi offesa.

«Sono venuta a salutarti. Parto per l'Irlanda domani sera. Starò via per sei settimane.»

«Sei settimane? Non è un periodo troppo lungo?»

«Farò qualcosa di diverso, questa volta.» Keira esitò, poi disse: «Ho affittato un cottage sulla costa sudoccidentale. La penisola di Beara».

Eileen guardò il fianco boscoso della collina. Una seconda porta-zanzariera si apriva su un altro gradino di pietra che conduceva a un piccolo terreno che coltivava a ortaggi e aveva recintato per impedirne l'accesso ai cervi e a chissà quali altri animali.

Alla fine sospirò. «Sempre così irrequieta.»

Era vero, pensò Keira. Da bambina, vagabondava per i boschi con un album da disegno e delle matite colorate. Al college, coglieva al volo ogni occasione per andarsene in giro... partendo per l'Ovest con amici, zaino in spalla, o saltando su una barca per la pesca delle aragoste con un occasionale boyfriend, o passando l'estate a Parigi guadagnandosi precariamente da vivere. Dopo il college, aveva tentato diversi lavori prima di tornare a ciò che amava di più... il disegno, la pittura, il folklore. Era riuscita a combinare le sue passioni in una professione di successo, facendosi un nome come illustratrice di poemi classici e favole popolari. Il fatto che poteva portare con sé ovunque il suo lavoro era un vantaggio in più che le permetteva di indulgere al suo senso dell'avventura.

«Quando sono stata qui l'ultima volta ti ho parlato di un progetto in cui sono coinvolta. Lavoro con un professore irlandese che prepara un convegno sul folklore dell'Irlanda, per la prossima primavera. Si svolgerà in due parti, una a Boston e l'altra a Cork.»

«Ricordo» disse Eileen.

«Uno dei temi sarà l'emigrazione in America nel ventesimo secolo. Io ho lavorato a questa parte, e ho finito per decidere di mettere insieme una raccolta di storie raccontate da immigrati, appositamente illustrata. Ne ho una meravigliosa che mi raccontò la nonna prima di morire. Era di West Cork...»

«So di dove era, Keira...»

Gli occhi di Eileen erano tristi.

«Che cosa c'è? Sono stata altre volte in Irlanda. Non nella penisola di Beara, ma... Mamma, hai paura che mi imbatta in mio padre?»

«Tuo padre era John Michael Sullivan.»

Ma Keira si riferiva al suo padre naturale. A diciannove anni sua madre era tornata a casa da un programma di studi estivo in Irlanda, incinta di lei. Quando Keira aveva un anno, Eileen aveva sposato John Sullivan, un elettricista di Boston maggiore di lei di dieci anni. Lui era rimasto ucciso in un incidente d'auto due anni dopo, e la sua vedova era andata via da Boston con la bambina e aveva cominciato una nuova vita.

Keira non ricordava quasi nulla di lui, ma quando guardava le sue fotografie provava un grande senso di affetto, gratitudine e dolore, come se qualche parte di lei ne serbasse la memoria. Sua madre non parlava mai di quell'unico viaggio in Irlanda trent'anni prima. Per quello che Keira ne sapeva, il suo padre naturale avrebbe potuto essere un turista svedese o un altro studente americano.

Dibatté fra sé un momento, poi disse: «Una tua vecchia vicina di casa di Boston ha sentito parlare di questo progetto sul folklore e si è messa in contatto con me. Mi ha raccontato un'incredibile storia di tre fratelli irlandesi che combattevano fra loro e con le fate per un antico angelo di pietra...».

«Patsy McCarthy» disse Eileen in tono piatto.

«Esatto. Dice che ha raccontato questa storia anche a te, prima che partissi per l'Irlanda. I tre fratelli sono convinti che la statua sia uno degli angeli che facevano visita a Santa Ita durante la sua vita. Le fate credono

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