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Affare nuziale: Harmony Collezione

Affare nuziale: Harmony Collezione

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Affare nuziale: Harmony Collezione

Lunghezza:
162 pagine
2 ore
Pubblicato:
Jul 10, 2013
ISBN:
9788858912683
Formato:
Libro

Descrizione

Fleur Lyttelton In vacanza sull'isola tropicale di Fala'isi, si ritrova costretta a dormire in spiaggia per un errore nella prenotazione.

Luke Chapman Infallibile uomo d'affari ed erede di una delle famiglie più ricche e potenti dell'isola, si trova costretto a offrirle il proprio aiuto.

Fleur non riesce a capire perché Luke sia stato così gentile con una ragazza che non ha nulla a che spartire con il suo mondo, e sa di non poter fare niente per ripagarlo della sua gentilezza. Almeno fino a quando lui non offre qualcosa che lei non può proprio rifiutare.

Pubblicato:
Jul 10, 2013
ISBN:
9788858912683
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Robyn Donald è nata sull'Isola del Nord, in Nuova Zelanda, dove tuttora risiede. Per lei scrivere romanzi è un po' come il giardinaggio: dai "semi" delle idee, dei sogni, della fantasia scaturiscono emozioni, personaggi e ambienti.

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Anteprima del libro

Affare nuziale - Robyn Donald

Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:

Virgin Bought and Paid For

Harlequin Mills & Boon Modern Romance

© 2007 Robyn Donald Kingston

Traduzione di Cornelia Scotti

Questa edizione è pubblicata per accordo con

Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg.

Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

persone della vita reale è puramente casuale.

Harmony è un marchio registrato di proprietà

Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved.

© 2009 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

eBook ISBN 978-88-5891-268-3

www.eHarmony.it

Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato, riprodotto, trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro modo ad eccezione di quanto è stato specificamente autorizzato dall’editore, ai termini e alle condizioni alle quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata di questo testo così come l’alterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive modifiche.

Questo ebook non potrà in alcun modo essere oggetto di scambio, commercio, prestito, rivendita, acquisto rateale o altrimenti diffuso senza il preventivo consenso scritto dell’editore. In caso di consenso, tale ebook non potrà avere alcuna forma diversa da quella in cui l’opera è stata pubblicata e le condizioni incluse alla presente dovranno essere imposte anche al fruitore successivo.

1

Un movimento vicino alla porta attirò l’attenzione di Luke Chapman. Era così alto che riusciva a vedere ben oltre le teste dei suoi ospiti e non gli fu difficile incontrare lo sguardo del nuovo arrivato. La situazione, in apparenza del tutto normale, attirò anche l’attenzione della sua guardia del corpo che, senza alcun indugio, ubbidì al breve cenno del capo di Luke, e uscì dal salone dove restò ad aspettare il suo arrivo.

Il magnate di mezza età che era in piedi accanto a lui sollevò il bicchiere e sorrise a Luke con malizia. «Bel posticino hai qui. Anche se...» aggiunse poi, «Fala’isi e le sue isole starebbero tutte in un angolino del mio ranch in Texas. Naturalmente, non abbiamo le vostre spiagge!»

«Siamo molto orgogliosi delle nostre spiagge» rispose Luke divertito. Poi, con grande naturalezza, presentò il texano a un milionario australiano con interessi cospicui nell’allevamento delle pecore e si allontanò per chiacchierare con gli altri suoi ospiti. Nonostante quel genere di passatempo non fosse il suo preferito, Luke era anche perfettamente conscio dei suoi doveri di erede di quel piccolo e meraviglioso atollo nel pacifico. Un dovere al quale non si sottraeva mai.

Passò diverso tempo prima che Luke riuscisse a liberarsi e a raggiungere il capo delle sue guardie personali che lo aspettava pazientemente fuori del salone. «Cosa è successo?»

«Ho visto la signorina Harrison... la signora van Helgen... che si allontanava lungo la strada. In realtà stava barcollando e così mi sono avvicinato per vedere se era tutto a posto» aggiunse l’uomo. «È svenuta praticamente tra le mie braccia e mi sono permesso di portarla a casa tua.»

Non un muscolo si mosse sul viso affascinante e duro del suo capo. «Come sta adesso?»

«Non molto bene. Quando ho visto che non riprendeva conoscenza, ho fatto chiamare il medico. Non era ancora arrivato quando me ne sono andato per venire a riferirti l’accaduto.»

«Bene.» Luke guardò l’orologio da polso. «Tra un’ora avrò finito.»

Una voce femminile e squillante interruppe la loro conversazione. «Luke! Ecco dove ti eri cacciato.»

Il capo della sicurezza osservò il suo datore di lavoro voltarsi e sorridere alla giovane donna che li aveva raggiunti. I suoi capelli erano di un improbabile color biondo platino.

Come previsto, il sorriso del suo capo ebbe un effetto immediato sulla ragazza. Accadeva sempre, pensò la guardia del corpo senza stupore. Il fascino mondano di Luke però non doveva trarre in inganno sulla forza del suo carattere o sull’acutezza della sua mente, fredda e incisiva. La sua fama con le donne non era da meno della sua autorevolezza nel mondo della finanza. Una fama consolidata quasi quanto quella di suo padre, il grande Grant Chapman, che teneva strette le redini di quel piccolo, eppure ricchissimo regno.

Il capo della sicurezza distolse lo sguardo con discrezione mentre la donna pronunciava alcune parole sussurrate e posava un bacio sulla guancia di Luke.

«Assicurati che nessuno parli» disse il padrone di casa prima di tornare nel salone insieme a lei.

Sentiva intorno a sé le voci di persone che parlavano sommessamente. Sapeva di essersi già svegliata altre volte, ma non ricordava quando, e se poi si era riaddormentata oppure era scivolata nell’incoscienza.

Quella volta però rimase sveglia, a lottare contro un mal di testa feroce e una sete anche peggiore, e a cercare di separare una voce dall’altra. C’era una donna. Doveva essere australiana, a giudicare dall’accento. Poi un uomo, che parlava con una cadenza ritmata, tipica degli abitanti di Fala’isi.

«... disidratata, e sembrerebbe che non abbia mangiato molto negli ultimi tempi. Le abbiamo messo una flebo. Si riprenderà del tutto, solo che ci vorranno diversi giorni.»

Era stata la donna a parlare. Fleur tentò di aprire gli occhi, ma le palpebre erano troppo pesanti.

«Si sta svegliando» disse la donna, che doveva aver notato il breve movimento dei suoi occhi.

Un braccio scivolò dietro le spalle di Fleur, e lei si lasciò aiutare a sistemarsi meglio contro i cuscini. Una cannuccia le scivolò tra le labbra arse.

«Janna, bevi un po’ d’acqua. Lentamente però, a piccoli sorsi.»

Janna? Chi era Janna? Il pensiero le fluttuò nella testa, subito accantonato. Era troppo piacevole sentire scorrere l’acqua fresca lungo le pareti della bocca, e poi giù, nella gola asciutta. Il suo corpo accolse quella linfa vitale come fosse una benedizione.

Quando qualcuno le sfilò la cannuccia dalle labbra, Fleur gracchiò una sottile protesta.

«Non tutta in una volta» spiegò la donna. «La flebo farà presto effetto e ti sentirai meglio.»

Un trambusto attirò l’attenzione di Fleur, che percepì una presenza nuova nella stanza. «Ah Luke, sei arrivato» esclamò la donna. «Bene, si è appena svegliata.»

Con sforzo sovrumano, Fleur puntò lo sguardo sul nuovo arrivato e incontrò un paio di occhi grigi come l’acciaio. I lineamenti perfetti e bellissimi le erano vagamente familiari.

Lui la scrutò per qualche istante, intensamente. «Questa non è Janna» disse.

Con suo grande stupore, Fleur si rese conto che lo sconosciuto aveva la voce più bella che avesse mai sentito. Era ricca e intensa, e le bloccò il respiro nei polmoni. Raccolse tutte le proprie forze. «Mi chiamo Fleur.»

Nessuno disse nulla e lei chiuse gli occhi. «Fleur Lyttelton.»

L’acqua le aveva ridato la lucidità necessaria per poter pensare. Era chiaro che si trattava di un caso di identità confuse, solo che non capiva con chi l’avessero scambiata. Ricordava ancora di aver camminato lungo la strada che portava alla spiaggia. Rammentava il caldo, la debolezza e la forte nausea che l’aveva costretta a fermarsi lungo il bordo della strada. Poi un’auto si era fermata accanto a lei...

Lo strano silenzio nella stanza la preoccupava. Corrugò la fronte, e si costrinse a sollevare le palpebre per guardare il viso serio dell’uomo che si chiamava Luke. Il freddo sguardo di lui la penetrava da parte a parte.

«E io sono Luke Chapman» disse lui con calma, quasi quella fosse un’occasione mondana.

«Piacere» mormorò Fleur prima di riabbassare le palpebre, pesanti come macigni.

Un’emozione si agitò dentro Luke mentre esaminava il viso di lei. Da vicino non assomigliava affatto a Janna, anche se i capelli, che erano lunghi e tagliati male, erano dello stesso rosso dorato. Un colore bellissimo, che Janna aveva impiegato anni a far perfezionare al suo parrucchiere mentre quelli della giovane donna erano certamente naturali.

Aveva lineamenti regolari e ben proporzionati, però non aveva la bellezza curata di Janna. Anche se le labbra carnose e ben disegnate della giovane gli procurarono una serie di pensieri poco adatti alla situazione.

Le lunghe ciglia di Fleur si sollevarono e lei fissò uno sguardo vacuo sul viso di Luke. Le iridi verdi di lei erano color del mare al mattino, e gli sembrò che lo attraversassero da parte a parte. Lei corrugò la fronte appena, quindi, con sorpresa di Luke, sollevò il viso in un breve cenno di assenso, un gesto quasi regale che lo fece sorridere.

«Grazie» gli disse con voce chiara, prima di riaddormentarsi.

«Manderò un’ambulanza a prenderla» disse la dottoressa. «Anche se non so dove la metteremo. L’ospedale è pieno a causa di questa maledetta epidemia di influenza. A proposito, il piccolo dei Sulus si sta rimettendo.»

«Grazie al cielo.» L’espressione austera di Luke si trasformò in una di sincera dolcezza.

Il medico annuì. «Potrei mettere la signorina Lyttelton con...»

«Può restare qui... Sempre che tu lo ritenga sensato» aggiunse Luke.

La dottoressa corrugò la fronte. «Non vedo alcuna controindicazione. Però ci sarà bisogno di un’infermiera che tenga sotto controllo i livelli di liquidi e sali nel suo corpo, e che le dia una mano. Sarà molto debole ancora per parecchi giorni.»

«Allora potresti trovarne una tu. Una che sappia tenere la bocca chiusa...»

La donna non sembrò sorpresa. Era di origini australiane e aveva vissuto la quasi totalità della sua vita professionale a Fala’isi, a fare fronte a tutto quello che i tropici, e la famiglia Chapman, le avevano messo sul cammino.

«Certo che posso. Tutte le mie infermiere conoscono il valore della discrezione. Ce n’è una che ha preso un periodo di aspettativa e so che qualche soldo in più non le dispiacerebbe. La manderò qui subito.»

«Grazie.» Luke lasciò la stanza insieme al capo della sicurezza. «Scopri il più possibile su Fleur Lyttelton» gli disse solo quando furono soli.

Quando Fleur si svegliò di nuovo, si accorse che la luce filtrava da sotto le palpebre chiuse. L’istinto le diceva che era giorno. Per qualche istante restò immobile, cercando di capire dove si trovava. Poco distante, una colomba tubava, mentre una brezza leggera muoveva le foglie delle palme. La fragranza dolce di vaniglia che permeava la stanza la riportò con la memoria alla cucina di sua madre. In quella stanza riposavano i ricordi più dolci e affettuosi. Il confortante profumo di casa, dell’amore.

Lì invece era un aroma opulento, quasi seducente.

Anche se sentiva le palpebre troppo pesanti per riuscire a sollevarle, sapeva di essere a Fala’isi. Ma non era sulla spiaggia dove aveva dormito in quelle ultime notti. Il suo corpo era adagiato su una superficie morbida e confortevole.

Fleur aprì appena un po’ gli occhi e scoprì che non si trovava in una stanza d’ospedale! Di quelle ne aveva viste a dozzine. No, era una grande camera da letto, con enormi finestre oscurate da imposte di legno appena accostate. La brezza profumata muoveva leggere tende di una stoffa eterea. Sembravano nuvole.

E non indossava nessun camice d’ospedale, bensì un paio di calzoncini corti e una maglietta di cotone. Non erano indumenti che le appartenevano, decise mentre una ondata di umiliazione si impossessava di lei.

La semplice opulenza della stanza le incuteva soggezione e Fleur sentì che le lacrime le premevano contro le ciglia. Il ricordo del viso imperioso di Luke Chapman le si affacciò alla mente, in tutta la sua affascinante arroganza. Quell’uomo dagli occhi grigi come l’acciaio e la voce stupenda doveva essere il padrone di casa. Chapman...

Chiunque abitasse nel Pacifico conosceva quel nome. Grant Chapman era il padrone incontrastato dell’isola di Fala’isi e la favola del suo matrimonio con una donna di origini neozelandesi aveva fatto sognare a lungo centinaia di ragazze per anni, e anche negli anni successivi, i rotocalchi avevano riempito pagine e pagine con i racconti della vita, loro e dei loro figli. Specialmente del loro unico figlio maschio, erede di tutto quel mondo da sogno.

Un rumore che proveniva dalla porta la fece voltare di scatto. Pessima idea! Il movimento le procurò una terribile ondata di nausea che la costrinse a ricadere contro

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