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La passione in un bacio: Harmony Collezione

La passione in un bacio: Harmony Collezione

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La passione in un bacio: Harmony Collezione

Lunghezza:
150 pagine
2 ore
Pubblicato:
May 10, 2018
ISBN:
9788858982174
Formato:
Libro

Descrizione

Nell'incantevole cittadina di Charlbury St Helens, la vita di tre ragazze sta per essere capovolta da tre dei più ricchi e attraenti uomini del Vecchio Continente.



Alejandro Navarro Vasquez attende da tempo la propria vendetta. Sua moglie ha commesso un atto imperdonabile per il suo orgoglio spagnolo, e la fine del loro matrimonio è l'unico capitolo della sua vita che non si è concluso con un indiscutibile successo. L'occasione perfetta gli si presenta quando viene a sapere dove Jemima vive, nascondendosi da lui: non importa cosa abbia fatto in tutto quel tempo, Alejandro è deciso a regolare i conti con la sua moglie in fuga, qualunque cosa questo significhi.
Pubblicato:
May 10, 2018
ISBN:
9788858982174
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Lynne Graham vive in una bellissima villa nelle campagne dell'Irlanda del Nord. Lynne ama occuparsi della casa e del giardino, soprattutto nel periodo che lei considera il più magico dell'anno, il Natale.

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Anteprima del libro

La passione in un bacio - Lynne Graham

1

Alejandro Navarro Vasquez, conte Olivares, era in sella al suo superbo stallone nero all’ombra di un agrumeto e fissava la valle sottostante che apparteneva alla sua famiglia da oltre cinquecento anni.

In quella piacevole mattina primaverile, sotto un cielo blu, era uno spettacolo meraviglioso che comprendeva migliaia di acri di terra fertile e di boschi.

La sua proprietà si estendeva fino all’orizzonte, eppure la sua espressione era severa, come ormai succedeva spesso da quando, due anni prima, il suo matrimonio era finito.

Un matrimonio imprudente per cui la sua famiglia aveva sofferto enormemente.

Per un uomo forte, orgoglioso e di successo come lui, quella verità offuscava tutti i risultati che aveva ottenuto nella vita. Aveva seguito il cuore e non la testa, così aveva sposato la donna sbagliata.

Un errore che gli era costato caro.

Marco, il suo fratellastro, era andato a lavorare a New York tagliando tutti i rapporti con la madre e i fratelli.

Se si fosse presentato davanti a lui in quel momento, sarebbe stato in grado di perdonarlo e accoglierlo nella casa paterna con sincerità e affetto?

Alejandro imprecò. Purtroppo, quando c’era di mezzo Jemima, non c’era perdono nel suo cuore. Nutriva un disperato bisogno di vendetta nei confronti della moglie e del fratello che avevano tradito la sua fiducia e il suo amore.

Dal giorno in cui Jemima era scomparsa, era stato roso da un forte desiderio di giustizia, anche se sapeva benissimo che non era facile ottenerla quando c’erano di mezzo affari di cuore.

Il cellulare suonò, rovinando quel suo raro momento di piacere e sopprimendo un gemito di impazienza rispose. Aggrottò la fronte nell’apprendere che l’investigatore privato che aveva assoldato per trovare Jemima era arrivato. Tornò al castello chiedendosi se Alonso Ortega fosse riuscito finalmente a rintracciare sua moglie.

«Le chiedo scusa per essere venuto senza appuntamento» mormorò l’investigatore, «ma sapevo che avrebbe voluto ascoltare le novità il prima possibile. Ho trovato la contessa.»

«In Inghilterra?» domandò Alejandro.

Ortega confermò i suoi sospetti e proseguì con i dettagli delle indagini.

In quel momento entrò sua madre.

Doña Hortencia puntò i suoi acidi occhi neri sull’investigatore privato e, quando seppe che era riuscito a portare a termine il suo compito, un sorriso di approvazione le illuminò il volto arcigno.

«Devo aggiungere un’altra cosa» proseguì Ortega riluttante. «La contessa adesso ha un figlio maschio di circa due anni.»

Alejandro raggelò e nella stanza cadde un silenzio di tomba.

La porta si aprì di nuovo e comparve Beatriz, la sorella maggiore di Alejandro, che si scusò per l’interruzione.

La madre la zittì dicendo: «Quella scostumata donna inglese, che tuo fratello ha avuto la sfortuna di sposare, ha fatto nascere un bastardo».

Imbarazzata da quell’annuncio fatto davanti ad Alonso Ortega, Beatriz lanciò un’occhiata ad Alejandro, poi offrì all’investigatore qualcosa da bere nel tentativo di allentare la tensione.

Alejandro apprezzò quello sforzo da parte della sorella, mentre lui avrebbe voluto afferrare Ortega per il bavero obbligandolo a rivelare tutto ciò che aveva scoperto.

Intuendo l’impazienza del conte, l’altro si affrettò ad accontentarlo.

«Un bambino?» sussultò Beatriz, costernata, quando Ortega se ne andò. «Ma chi è il padre?»

Sicuramente non io, pensò Alejandro, sconvolto da quella ignominia. Santo cielo! Il figlio di un altro uomo!

«Se solo mi avessi ascoltato...» si lamentò doña Hortencia. «Non appena ho conosciuto quella svergognata ho capito che non era la donna giusta per te. Eri uno dei partiti migliori di Spagna e avresti potuto sposare chiunque...»

«Ho sposato Jemima» la bloccò lui che non aveva nessuna voglia di perdere tempo con i melodrammi della madre.

«Solamente perché ti ha incantato da quella sfacciata che è. Nessun uomo era mai abbastanza per lei. E per colpa sua ora il mio povero Marco vive dall’altra parte del mondo. Il fatto che abbia avuto un figlio illegittimo mentre porta ancora il nostro nome è talmente disgustoso che io...»

«Basta! È inutile recriminare, adesso.»

«E non hai iniziato nemmeno le procedure del divorzio, giusto?»

«Andrò in Inghilterra da Jemima.»

«Manda l’avvocato di famiglia. Non occorre che tu faccia un viaggio personale in Inghilterra» protestò la madre.

«Invece sì» la contraddisse Alejandro. «Jemima è ancora mia moglie.» E di fronte alle nuove proteste di doña Hortencia aggiunse: «Ti informo delle mie intenzioni solo per un atto di cortesia, visto che non ho bisogno né del tuo permesso, né della tua approvazione».

Alejandro si ritirò nel suo studio e si versò un bicchiere di brandy. Jemima aveva avuto un bambino. Era scioccato da quella notizia, anche perché non poteva scordare che sua moglie aveva abortito il loro figlio poco prima di lasciarlo. Ecco perché non poteva essere suo. Era forse di Marco? Oppure di qualche altro uomo?

Rilesse il rapporto dell’investigatore, benché fossero pochi i fatti riportati. Jemima adesso viveva in un paesino del Dorset, dove gestiva un negozio di fiori. Per un istante, i ricordi di lei minacciarono di sopraffarlo, tuttavia riuscì a bloccarli appellandosi alla sua intelligenza e autodisciplina. Ma dov’erano finite quando si era lasciato travolgere da Jemima Grey?

Non aveva scuse per il suo comportamento perché si era perfettamente reso conto della loro differenza sociale ben prima di sposarla. Quello che lo aveva affascinato di lei era il suo irresistibile sex appeal. E come la maggior parte degli uomini non era stato in grado di resistere alla tentazione.

La sua incapacità di trattenersi dal possedere il corpo di Jemima si era dimostrata fatale. Per fortuna, il passare del tempo e la delusione sperimentata durante la loro breve vita matrimoniale, avevano cancellato completamente il fattore desiderio.

A ogni modo, Jemima era ancora sua moglie e visto che non aveva alcun sostegno familiare restava una sua responsabilità. Così come il figlio, che la legge avrebbe considerato suo finché non fosse stato sancito il divorzio.

Sì, doveva andare in Inghilterra. Nessun conte Olivares, a partire dal quindicesimo secolo, si era mai comportato da codardo venendo meno al proprio dovere, per quanto sgradevole potesse essere. E lui non si aspettava di meno da se stesso.

Jemima stava incartando il bouquet nel cellophane mentre Alfie, aggirando il bancone, andava a salutare la cliente in attesa. La timidezza non era certamente uno dei tratti della sua personalità.

«Ciao, sei proprio un bellissimo bambino» gli disse la donna.

Era un complimento che veniva fatto spesso a suo figlio, constatò Jemima intanto che metteva i soldi nel registratore di cassa. Del resto, tale padre tale figlio, e Alfie era identico al padre spagnolo, con i capelli neri, la pelle olivastra e gli occhi marrone scuro. Tutto quello che aveva ereditato dalla madre, molto meno esotica, erano i ricci.

In realtà aveva anche la sua stessa natura ottimista, benché a volte mostrasse il temperamento passionale del padre.

Jemima rabbrividì e ricacciò indietro quei pensieri. Alfie si era rimesso a giocare con le sue macchinine e lei tornò alla composizione floreale che le era stata commissionata da un cliente dopo che l’aveva vista a un’esposizione orticola.

Un puro caso l’aveva condotta a Charlbury St Helens in un momento di crisi particolare della sua vita e non si era mai pentita di avere posto in quel paesino le basi del suo nuovo futuro.

L’unico lavoro che era riuscita a trovare mentre era incinta era stato in un negozio di fiori. Aveva sentito il bisogno di riacquistare il rispetto per se stessa tenendosi occupata. Poi aveva scoperto di avere una vera passione per la floricultura, tanto che aveva frequentato un corso part-time per migliorare la sua qualifica professionale. E quando il suo datore di lavoro aveva deciso di andare in pensione, lei era subentrata coraggiosamente nell’attività, iniziando anche a occuparsi di piccoli progetti tipo l’allestimento di chiese per i matrimoni o altri eventi.

Era talmente orgogliosa del suo lavoro che a volte doveva darsi dei pizzicotti per rendersi conto che era tutto vero e che aveva fatto parecchia strada considerando le sue umili origini.

Sì, davvero niente male per la figlia di un criminale che non aveva mai voluto lavorare e di una madre alcolizzata, morta a causa di un incidente avvenuto su un’auto rubata dal marito.

Visto il suo background, Jemima da ragazzina non aveva mai sviluppato alcuna aspirazione. Del resto nessuno nella sua famiglia aveva mai provato a salire la scala sociale.

«Questo genere di cose non sono per gente come noi. Jem deve trovarsi un lavoro e aiutare in casa» aveva risposto una volta sua madre all’insegnante che aveva cercato di persuaderla a continuare a mandare la figlia a scuola.

«Sei come tua madre, inutile e sorda» l’aveva sempre accusata il padre causandole un sacco di problemi per anni.

Dopo pranzo, Jemima condusse Alfie al gruppo di gioco per bambini organizzato dal paese. Benché avesse ricavato un angolo per lui in negozio, lo spazio non era comunque sufficiente per un maschietto esuberante come il suo.

Quando suo figlio era più piccolo, grazie all’aiuto di una persona specializzata, riusciva a tenerlo in negozio, ma adesso, visto che aveva raggiunto l’età per partecipare al gruppo pomeridiano e non avendo più da seguire il corso, non aveva bisogno di nessuno. Senza contare che la sua carissima amica Flora, che appunto si era sempre occupata di Alfie in sua assenza, ora era troppo impegnata con il suo bed and breakfast e non poteva aiutarla.

Flora andò da lei in negozio un’ora più tardi e le chiese se aveva tempo per un caffè. Mentre si trovavano nella piccola cucina sul retro, Jemima osservò la sua amica dai capelli rossi percependo un certo disagio.

«Che succede?» le chiese.

«Probabilmente non si tratta di niente di importante... Volevo venire da te già durante il fine settimana, ma un’intera famiglia ha prenotato per sabato e non ho più avuto tempo» sospirò Flora. «A quanto pare un tizio è comparso da queste parti giovedì su una macchina noleggiata e si è fermato a scattare delle foto al tuo negozio. Poi ha fatto domande su di te in giro...»

Jemima si bloccò, spalancò i suoi grandi occhi viola e il volto, incorniciato da capelli biondi e ricci, impallidì.

«Che genere di domande?» chiese all’amica con un nodo allo stomaco.

«Se abitavi qui in zona, quanti anni aveva tuo figlio... Il tipo era giovane e bello. Maurice, l’impiegato dell’ufficio

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