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Una questione d'onore

Una questione d'onore

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Una questione d'onore

Lunghezza:
202 pagine
4 ore
Pubblicato:
Dec 10, 2015
ISBN:
9788858942093
Formato:
Libro

Descrizione

Inghilterra, 1816 - Lord Vincent Carlton deve sposare Cassandra Thornton. E' una questione d'onore perché l'ha promesso al fratello di lei prima che morisse in battaglia. Ma quando rivede Cassandra che aveva conosciuto da bambina, capisce che non sarà assolutamente un sacrificio diventare suo marito. Cassandra è radiosa, e piena di voglia di vivere e soprattutto è diventata ricchissima. Non sarà, però, impresa facile conquistare il suo cuore

Pubblicato:
Dec 10, 2015
ISBN:
9788858942093
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Autrice inglese vincitrice di numerosi riconoscimenti letterari, ha iniziato a scrivere nel 1976 e ha ottenuto il suo primo successo appena tre anni dopo. Attualmente vive nel Cambridgeshire con il marito.

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Anteprima del libro

Una questione d'onore - Anne Herries

Immagine di copertina:

Graziella Reggio Sarno

Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:

A Matter Of Honour

Harlequin Mills & Boon Historical Romance

© 2000 Anne Herries

Traduzione di Daniela Mento

Questa edizione è pubblicata per accordo con

Harlequin Books S.A.

Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o

persone della vita reale è puramente casuale.

Harmony è un marchio registrato di proprietà

Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved.

© 2001 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano

eBook ISBN 978-88-5894-209-3

www.harlequinmondadori.it

Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato, riprodotto, trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro modo ad eccezione di quanto è stato specificamente autorizzato dall’editore, ai termini e alle condizioni alle quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata di questo testo così come l’alterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive modifiche.

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1

«Sposare la piccola Thornton?»

Lady Longbourne trasalì per la sorpresa, sul divano dov’era languidamente sdraiata nel salotto di Carlton House in cui riceveva le visite. Se non fosse stata la dama raffinata che era e se non avesse fatto così terribilmente caldo per la stagione, forse si sarebbe addirittura alzata di scatto dai morbidi cuscini di seta su cui era appoggiata.

«Mi meraviglio di te, Vincent! Un uomo di gusto come sei tu, non dovrebbe mai fare battute di spirito così insipide e assurde!»

Lord Vincent Carlton si era aspettato una reazione del genere da parte di lady Emmeline Longbourne.

«Non era una battuta di spirito, mamma» le rispose con dolce fermezza. «Ho davvero intenzione di sposare Cassandra Thornton. Proprio per questo motivo vorrei che tu la invitassi per qualche tempo qui a Carlton House, in modo che possa ambientarsi nella nostra famiglia prima che le chieda ufficialmente di diventare mia moglie.»

Questa volta lady Longbourne si alzò davvero dai cuscini di seta. Il maggiore dei suoi figli aveva perso il senno e lei non poteva restarsene mollemente adagiata mentre il poveretto delirava. Per fortuna non era venuto da solo a farle visita nel suo appartamento privato a Carlton House.

«Harry? Hai sentito, tesoro?» chiese al figlio minore che aveva accompagnato Vincent, sperando che almeno lui smentisse quelle assurde affermazioni.

Sir Harry Longbourne era il preferito dei due, nato dal secondo matrimonio che aveva reso Emmeline molto più felice di quanto non avesse fatto il primo, quello con lord Carlton da cui era nato Vincent.

«Ho sentito, mamma. Vincent ha ragione, sarebbe meglio che Cassandra venisse ad abitare qui da te per un po’, prima di sposarlo.»

«Sposarlo! Ma siete impazziti tutti e due?»

Lord Vincent Carlton era uno degli scapoli più ricercati di Londra. Bello, affascinante, dotato di uno stile incomparabile e di un notevole patrimonio personale ereditati, come il titolo, dal padre defunto. Le donne se lo mangiavano con gli occhi e la madre lo sapeva bene. Perfino una famosa cantante lirica italiana, che tutti chiamavano Valentina, si era perdutamente invaghita di lui nonostante avesse corteggiatori più ricchi e giovani. Vincent era arrivato alla trentina sdegnando ottimi partiti e adesso voleva sposare quella Thornton? Se non era uno scherzo di pessimo gusto, come lady Emmeline Longbourne continuava a sperare, era pura follia.

«Vedi, mamma... Vincent deve sposare Cassandra» cercò di spiegarle Harry.

Lady Longbourne inorridì.

«Vincent, non può essere vero... Che cosa è successo perché tu sia costretto a sposare quella ragazza? Non mi dirai che l’hai disonorata?»

Lady Emmeline conservava quasi del tutto, anche alla sua età, la bellezza che in gioventù aveva fatto di lei una delle più corteggiate ragazze dell’aristocrazia londinese. Aveva occhi azzurri come il cielo e capelli biondi come l’oro, che il suo parrucchiere l’aiutava a mantenere di quel colore radioso. Vincent adorava la madre, pur sapendo che lei gli aveva sempre preferito Harry.

«Cara mamma...» stava per risponderle, ma Harry lo interruppe e parlò in sua difesa.

«Mamma, come puoi pensare una cosa tanto orribile di Vincent? A Londra non c’è un gentiluomo più degno di lui! Non mancherebbe mai di rispetto a una dama e men che meno alla sorella del nostro caro amico, Jack Thornton.»

Il povero Jack era morto a Waterloo un anno prima, combattendo eroicamente contro Napoleone. Anche i suoi figli avevano fatto parte dell’esercito di Wellington e lady Longbourne aveva trepidato per le loro vite. Per fortuna il cielo glieli aveva restituiti sani e salvi, non come quel povero Jack.

«È una promessa che abbiamo fatto a Jack prima della battaglia. Era appena giunta dall’Inghilterra la notizia della morte di suo padre e lui era sconvolto» aggiunse Harry.

«Capisco che fosse sconvolto, povero ragazzo. Era lì con voi a combattere per il re e per la patria ed era appena venuto a sapere che suo padre si era suicidato per i debiti di gioco...» mormorò com prensiva lady Longbourne. «E che era stata proprio sua sorella Cassandra a scoprire il corpo senza vita di quello sventurato.»

Vincent si era alzato ed era andato alla finestra. Sembrava chiuso nei suoi pensieri mentre guardava distrattamente il magnifico parco che circondava Carlton House, la maestosa dimora di campagna che aveva ereditato dal padre. Intanto Harry continuava a dare spiegazioni a Emmeline.

«Jack temeva di morire e di lasciare Cassandra sola al mondo, senza nessuno che l’amasse e che la proteggesse» proseguì Harry. «Così ci fece giurare che uno di noi l’avrebbe sposata, nel caso in cui lui avesse perso la vita in battaglia. E noi tutti giurammo.»

«Ma quanti eravate?»

«Tutti i suoi amici presenti a Waterloo. Cinque ufficiali del re.»

«E perché allora, di tutti i suoi amici, deve essere proprio Vincent a sacrificarsi? Vincent che potrebbe sposare la figlia di un duca!»

«Perché dovrei sposare la figlia di un duca? Non ne ho ancora incontrata una che vorrei davvero come sposa» commentò Vincent continuando a guardare fuori della finestra.

«Santo cielo, figlio mio! Proprio da te devo sentire simili sciocchezze? Non ti piacerebbe la figlia di un duca, ma vuoi diventare il marito di quella ragazzetta senza un soldo! Non è davvero una bellezza, se me la ricordo bene!» lo rimbeccò lady Longbourne.

«Cassandra aveva soltanto dodici anni, l’ultima volta in cui l’abbiamo vista» intervenne di nuovo Harry, che intendeva fare da paciere fra madre e fratello.

«Che cosa importa? Era piccola, magra, scialba. Non credo che sia migliorata in tutti questi anni. Non che ce l’abbia con lei, poveretta, perché è solo la figlia di un baronetto di campagna e perché suo padre si è perso al gioco quasi tutto quello che aveva, e il resto l’ha lasciato in eredità a un cugino...»

«È povera e forse non sarà una bellezza, come dici tu. Ma è la sorella di Jack. Ho fatto una promessa a un amico e a un compagno d’armi, poco prima che morisse. La manterrò. È una questione di onore» commentò Vincent.

«Una questione di onore? Perché riguarda solo te, se avete giurato in cinque?» protestò ancora vivacemente la madre.

«Il corpo di Jack non è mai stato ritrovato» le rispose il figlio maggiore. «Il mio amico giace in una tomba anonima o in una fossa comune in terra straniera. Non ho potuto nemmeno dargli una degna sepoltura, perciò non mancherò alla promessa che gli ho fatto. Jack riposerà in pace sapendo che sua sorella ha un marito, una casa e di che vivere.»

Lady Longbourne non riuscì più a trattenersi dal dire quello che pensava.

«Una casa! Un marito! Di che vivere! Ma che cosa stai dicendo, Vincent? Carlton House non è una casetta, tu sei un lord e la tua rendita le darà molto più di che vivere! Proprio adesso che mi hai concesso di venire a stare qui, invece che rimanere nella mia casa di campagna dove fa sempre freddo e c’è vento d’estate e d’inverno...»

Vincent intuì i timori di sua madre.

«Non ti preoccupare, mamma. Non ho alcuna intenzione di venire a vivere qui, dopo il mio matrimonio. Sai benissimo che preferisco la mia casa di Londra a Carlton House e che, se avessi voglia di abitare in campagna, mi resterebbe sempre la tenuta che ho ereditato da nonno Hamilton, nel Surrey» le assicurò.

Lady Longbourne si calmò, ma non troppo.

«Dimmi perché devi essere proprio tu e non un altro dei tuoi amici a sposare la sorella di Jack Thornton.»

Harry lanciò un’occhiata al fratello, come per chiedergli se fosse il caso di rivelare la verità alla madre. Ma capì dalla sua espressione che non ne voleva sapere. Lady Longbourne doveva rimanere all’oscuro di tutto.

«Vedi, cara mamma...» cercò di intervenire per l’ennesima volta.

«Harry, tu sei troppo buono!» lo interruppe lei. «Lascia parlare tuo fratello! Lascia che sia lui a spiegarmi le sue ragioni!»

Vincent sospirò. Aveva immaginato che sua madre si sarebbe opposta, ma non con tanta decisione.

«Non disprezzare troppo Cassandra, ti prego» le disse con molta calma perché era stato educato come un gentiluomo. «Si ritrova senza un soldo, ma non per colpa sua. Anche mio padre, se rammenti, era ossessionato dal gioco e forse pure noi saremmo finiti in miseria se non fosse morto molto giovane.»

Lady Longbourne dovette ingoiare il rospo. Si asciugò gli occhi con il suo fazzolettino di pizzo, come se si fossero inumiditi al ricordo della morte improvvisa del suo primo marito, ma non tacque.

«Tuo padre era davvero ossessionato dal vizio del gioco, ma non si sarebbe mai ucciso» obiettò.

«Chi lo sa? La morte se l’è portato via prima che il gioco lo riducesse in miseria, insieme a tutti noi. E poi non mi ripeti forse in continuazione, tutte le volte in cui vengo a trovarti, che sarebbe ora che mi sposassi e dessi un erede alla mia casata?»

Questo era un argomento che stava molto a cuore a lady Longbourne.

«Certo che vorrei che ti sposassi! Se non altro per fare dispetto a tuo zio Septimus e a sua moglie! L’ultima volta in cui sono venuti a farmi visita... Oh, non voglio nemmeno pensarci! Si sono comportati come se fossero già i padroni di casa, loro e quel marmocchio odioso di Archie! Credono che il figlio sia già l’erede! Come se tu fossi un vecchio incapace di mettere al mondo il vero erede dei Carlton!»

«Vedi, mamma? È meglio che mi sposi il più presto possibile e ti dia qualche nipotino. Lo zio Septimus resterà molto deluso.»

Un punto a favore delle sue nozze con Cassandra, pensò Vincent notando che l’espressione della madre si addolciva.

«In tutti questi anni non mi sono mai deciso a sposarmi perché non ho mai trovato la ragazza giusta. Non ho più rivisto Cassandra da quando aveva dodici anni, come tutti noi, ma sono davvero deciso a farla diventare mia moglie e la madre del mio erede» aggiunse.

Un erede! Un futuro lord Carlton... Se era dav vero quella l’unica occasione per diventare nonna, pensò lady Longbourne, forse valeva la pena di accontentarsi di una nuora senza un soldo.

«Le scriverai una lettera per invitarla qui, mamma?» la pregò Vincent.

«Una lettera?»

«Sarà il pretesto per rivederla dopo tanto tempo e cominciare a corteggiarla. Tu e papà conoscevate bene sir Edward Thornton. Sarebbe un gesto d’amicizia chiedere a sua figlia di venire a Carlton House a trascorrere una breve vacanza per rimettersi dal dolore per la perdita del fratello e del padre.»

Lady Longbourne esitò ancora un attimo, poi accettò.

«D’accordo. Almeno mi renderò conto se la ragazza ha qualche dote che compensi la sua povertà.»

«Probabilmente ne ha molte, mamma» si permise di replicare Harry.

«E tu che cosa ne sai?»

«Se Vincent dovesse fallire, sarò io a chiederle di sposarla» le annunciò.

«Tu?»

«Anch’io ho giurato, a Waterloo.»

«Insomma, in un modo o nell’altro Cassandra Thornton dovrà diventare mia nuora?»

«Potrebbe rifiutarci tutti e due. Non è escluso...»

«Ma che cosa dici, Vincent? Rifiutare due partiti come voi? Sarebbe una pazza. Vedrai che salti di gioia farà, quando tu le chiederai di diventare tua moglie!»

«Ci sono donne che non si lasciano comperare dal denaro. Che hanno orgoglio e dignità.»

«Devo ancora conoscere una donna che abbia tanta dignità da rifiutare un Carlton. Scriverò la lettera domani stesso» promise lady Longbourne.

«Perché non stasera?» si permise di insistere Vincent.

«Hai tanta fretta di vederla arrivare?»

Harry si alzò e fece un inchino.

«Se me lo consentite, vorrei fare una passeggiata in giardino prima di cena. Il viaggio in carrozza da Londra mi ha stancato. Vieni anche tu, Vincent?»

«Ti raggiungo fra non molto» gli promise il fratello.

Harry se ne andò e li lasciò soli.

«Davvero non vuoi dirmi perché devi essere proprio tu a sacrificarti in memoria di Jack?» chiese sua madre non appena Harry fu uscito dal salotto.

«Pensi davvero che mi sacrifichi? Credo che Cassandra sarà una buona moglie per me, nonostante non abbia un soldo di dote.»

«Che cosa te lo fa credere?»

«Suo fratello era il mio migliore amico.»

«Non basta.»

«Molte delle fanciulle che a Londra hanno fama di essere affascinanti o intelligenti, in realtà si rivelano sciocche e vanesie. Una ragazza cresciuta in campagna sarà forse più interessante, per un vecchio scapolo impenitente come me.»

«E tuo fratello? Anche lui sarebbe disposto a immolarsi sull’altare dell’amicizia?»

Vincent sapeva che sua madre avrebbe disapprovato il motivo per cui Harry era infelice.

«Harry non vede l’ora di immolarsi su un altro altare, mamma. È innamorato pazzo di una donna di almeno dieci anni più anziana di lui, e con una pessima reputazione. È da mesi che cerca invano di diventare il suo amante.»

Lady Longbourne inorridì e si portò la mano delicata alla bocca, come per soffocare un grido.

«Ma non devi preoccuparti. Non sarà mai così pazzo da chiederle di sposarla e lei non si abbasserebbe mai a diventare la moglie di un semplice sir Harry Longbourne. Mira molto più in alto.»

Per esempio, se fosse stato

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