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Perchè mi ammalo?: Nuove chiavi di lettura della malattia
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E-book258 pagine3 ore

Perchè mi ammalo?: Nuove chiavi di lettura della malattia

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Info su questo ebook

Richard Flook va alla ricerca del motivo per cui ci ammaliamo, esamina la causa principale e individua il trauma originario per ripulirne l’energia e trovare la risposta che può eliminare il problema alla radice.

Per individuare una soluzione e avviarci verso una duratura guarigione, Perché mi ammalo? ci fa analizzare ciò che è radicato in profondità e che a prima vista non è evidente. Molto spesso, infatti, la vera causa della malattia risiede in esperienze stressanti che non siamo in grado di controllare e che causano instabilità nel sano funzionamento del nostro organismo. Inoltre, il metodo Advanced Clearing Energetics (tecnica che integra PNL, ipnoterapia, EFT e altri approcci, ideata da Richard Flook), ci mette a disposizione un sistema semplice e dinamico che consente di individuare lo shock alla base della malattia e risolverlo rapidamente, per riprendere il controllo della nostra salute.

Le cause della malattia e di altri problemi di salute

Come influenzano la salute gli elementi fisici, biologici, psicologici, emotivi, sociali e ambientali

La causa principale di una condizione cronica e come risolverla

Le vere ragioni del cancro

La vera genesi delle numerose allergie

False convinzioni su virus e batteri
LinguaItaliano
Data di uscita31 mar 2020
ISBN9788868202309
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    Anteprima del libro

    Perchè mi ammalo? - Richard Flook

    www.advancedclearingenergetics.com.

    Capitolo 1.

    Come è nata la Advanced Clearing Energetics

    Il più grande errore nel trattamento delle malattie è che ci sia un medico per il corpo e un medico per l’anima, sebbene le due cose non possano essere separate.

    PLATONE, FILOSOFO GRECO

    Erano le 10,30 di una fredda mattina invernale del 1976. Avevo 12 anni e stavo salendo una collinetta verso la scuola che frequentavo a Bath, nel sud-ovest dell’Inghilterra. Le lacrime mi scorrevano sul viso in modo incontrollabile. Singhiozzavo in silenzio senza riuscire ad arrestarle. Non volevo farmi vedere dai miei amici: i ragazzi non piangono. Ero solo, ed era un giorno davvero terribile. Tuttavia, con il senno di poi, fu molto importante. Era il giorno nel quale avrei preso una delle decisioni più fondamentali della mia vita, una scelta che mi avrebbe formato e accompagnato in un viaggio incredibile, che fino a quel momento non avevo previsto in alcun modo e della quale avrei compreso l’importanza soltanto 28 anni dopo.

    Quella mattina mio padre mi aveva svegliato come ogni altro giorno ma, invece di fare capolino dalla porta nella sua solita maniera gioviale, era entrato silenziosamente nella mia stanza, e da quell’insolito comportamento avevo capito che qualcosa non andava. Sedette per un momento e mi guardò, scuotendo lentamente la testa. Ricordo ancora il suo volto triste. Distolse gli occhi mentre parlava con voce addolorata: Non so come dirtelo. Tu sai che tua madre era molto malata. Mi spiace tanto, Richard, ma è morta stanotte.

    I miei genitori avevano divorziato sei anni prima, e qualche tempo dopo mia madre si era accorta di alcuni noduli al seno. All’epoca si era risposata e abitava a dieci ore di automobile dal luogo in cui vivevamo io, i miei due fratelli e mio padre. La vedevamo raramente, e fu un periodo estremamente traumatico per noi figli: la mamma ci mancava terribilmente. Molto tempo dopo avrei capito che la separazione e l’ansia per i tre figli erano state la causa del suo tumore al seno, delle conseguenti complicazioni e della sua morte.

    Il desiderio di scoprire perché era morta così giovane e in modo tanto tragico mi indusse a iniziare un viaggio alla fine del quale avrei ideato il metodo Advanced Clearing Energetics e aiutato migliaia di persone a capire ciò che fino a oggi i medici non sanno: perché ci ammaliamo.

    Le carenze della medicina convenzionale

    Non fraintendermi: i medici fanno un grande lavoro nel diagnosticare i sintomi, nel determinare se si tratta di patologia cardiaca o di eczema, e poi nel curare quei sintomi con rimedi appropriati. Ma non riescono ancora a dirci che cosa fa sì che la malattia si manifesti.

    La scienza medica (e molte pratiche alternative e complementari) teorizza che la patologia sia un errore del corpo, e quindi la terapia implica la soppressione, l’uccisione o la riduzione dei tessuti: ecco, di conseguenza, le terapie per mezzo di radiazioni, chirurgia o farmaci. La diagnosi è semplice: il corpo ha fatto qualcosa di sbagliato; è debole o fuori equilibrio, e la malattia lo ha attaccato in quel punto.

    Ci è stato insegnato a credere che la malattia sia al di là del nostro controllo, e che l’unica cosa che possiamo fare è adottare delle sane abitudini; per il resto, non ne siamo colpevoli e pertanto il problema non ha nulla a che fare con noi. Quello che pensiamo non ha niente a che vedere con la malattia. La mente e il corpo non sono connessi. E con questa convinzione le persone si rivolgono al medico di fiducia chiedendogli di restituire loro la salute: Lo tagli, lo elimini, mi dia farmaci per uccidere i germi, mi faccia tutto ciò che vuole: voglio solo sbarazzarmene e star bene di nuovo.

    Questo approccio ha funzionato per molti anni, e certamente nell’ultimo secolo le tecniche mediche convenzionali hanno avuto un profondo effetto sulla salute generale e sulla longevità della popolazione mondiale. Tutto ciò ha stimolato l’industria farmaceutica a sviluppare senza sosta preparati migliori, più nuovi e dinamici, alcuni dei quali con esiti brillanti. Per di più, non è esattamente quello che vogliamo? Una pillola magica da ingoiare per guarire: cosa potrebbe esserci di più semplice? Inoltre, fino a poco tempo fa mancava la prova della connessione mente-corpo, quindi chi poteva incolpare i medici, le industrie farmaceutiche o la società per simili comportamenti?

    Tuttavia, perché questo sistema di guarigione non funziona sempre? Mi capita molto spesso di imbattermi in persone insoddisfatte della cultura rovinosamente costosa della chimica e delle pillole da ingoiare, le quali in genere non fanno altro che mascherare i sintomi; spesso, poi, i farmaci creano più effetti collaterali del problema originario. È anche strano il fatto che negli ultimi vent’anni i medici non siano più in cima alla scala sociale. Onorati in passato per la loro magica capacità di curare qualsiasi disturbo, ormai è più probabile che vengano denunciati per pratica scorretta che osannati come guaritori.

    Per di più, abbiamo un’enorme industria farmaceutica, che gioca un ruolo preponderante nella società mantenendo le politiche governative sulla sanità focalizzate su un unico sistema di cura, utilizzando risoluzioni chimiche per curare le malattie, quando esistono molte prove convincenti del fatto che l’approccio chimico giustifica solo una piccola parte del rompicapo costituito dalla patologia.

    Dove abbiamo fallito?

    Posso solo ipotizzare una risposta a questa domanda, perché non disponiamo ancora di fatti concreti, ma ho qualche idea sull’argomento e, una volta finito di leggere questo libro, forse anche tu la penserai come me.

    Per esempio, sei consapevole del fatto che sessant’anni fa la soluzione medica per il cancro era costituita da chemioterapia, radiazioni e chirurgia? All’epoca, però, questo approccio era ai primordi e ancora in fase sperimentale. Oggi ai pazienti oncologici vengono somministrati gli stessi trattamenti, con l’aggiunta di un po’ di terapia ormonale, e i tassi di sopravvivenza, nonostante i miglioramenti annunciati e l’imponente ricerca svolta in tutto il mondo, permangono immutati.

    In Questioning Chemotherapy, il dottor Ralph Moss afferma che la chemioterapia aumenta del 30 per cento la sopravvivenza dei pazienti. Sembra una cosa positiva, ma che cosa significa quel 30 per cento? Le persone vivono più a lungo e senza ricadute? Come vengono compilate queste statistiche? Per mezzo di una supervisione personale? Oppure con studi clinici attentamente controllati?

    Ralph Moss spiega che il 30 per cento, tanto spesso citato, dice alle persone quanto tempo vivranno senza i sintomi della malattia, ma non se effettivamente vivranno più a lungo di quanto accadrebbe senza chemioterapia.

    Egli illustra questo punto descrivendo dieci studi clinici controllati randomizzati (gli RCT rappresentano la regola aurea della ricerca clinica) di chemioterapia adiuvante per carcinomi mammari nodo-negativi, che hanno ridotto il tasso di recidiva di circa un terzo, ma senza effetti visibili sulla sopravvivenza (un esempio del miglioramento del 30 per cento tanto spesso citato).

    Ciò potrebbe sorprenderti, in quanto i media riportano di frequente eccezionali miglioramenti nelle cure oncologiche. Tuttavia, sembra che la verità non sia rosea come siamo stati indotti a credere. Certo, i tassi di recidiva del carcinoma mammario si sono dimezzati nel corso dei passati 30 anni, il che implica che la sopravvivenza sia migliorata del 50 per cento grazie alle nuove cure. Purtroppo non è così, perché questi progressi sono dovuti a un incremento della prevenzione, alla rinuncia al fumo e all’informazione, non a nuovi e migliori trattamenti.

    Quando si considerano i trilioni di dollari, spesso donati da organizzazioni benefiche, spesi per la cosiddetta lotta al cancro (per non parlare delle patologie cardiocircolatorie, del diabete e di altre comuni malattie), i conti non tornano. Quanti altri individui dovranno morire prima che la scienza medica cominci a guardare qualcosa di diverso da una capsula di Petri, a stabilire che la patologia è una sequenza innescata da cambiamenti nelle condizioni ambientali in un essere umano vivo e non qualcosa che una singola isolata cellula difettosa decide di fare senza cause, ragioni o spiegazioni? Anche in una persona con un gene difettoso che sviluppa all’improvviso una malattia, dopo essere stata sana, deve essere accaduto qualcosa che abbia indotto quel gene al cambiamento.

    Stessa malattia, filosofia diversa

    Probabilmente pensi che il trattamento e le filosofie alla base della maggior parte delle patologie siano gli stessi ovunque. Al contrario, ogni Paese ha un approccio diverso alla terapia. Per esempio, sapevi che esistono quattro distinte teorie per le cause del diabete e quindi per gli obiettivi della ricerca e del trattamento? Esaminiamole.

    Sono quattro spiegazioni completamente diverse delle cause del diabete, e lo stesso vale praticamente per tutte le malattie. È fuor di dubbio che potrebbero essere tutte giustificate. Il flusso di denaro, però, va alla ricerca più in voga in un determinato momento e in un particolare Paese. Per il paziente questo significa che la ricerca medica è una scommessa basata su chi ha in mano la cassa, il team di ricerca che pensa di essere in grado di dimostrare che qualcosa sta accadendo e di individuare i farmaci che possono essere sviluppati in base a quello studio. Le vendite dei farmaci ripagano gli investimenti nella ricerca, e il surplus rappresenta il profitto delle aziende. Tanto per chiarire, non voglio dire che qualcuno stia cospirando per fare qualcosa di sbagliato, ma il processo di sviluppo di una cura miracolosa non è idealistico come potremmo pensare.

    Nel corso dell’ultimo secolo, abbiamo inviato uomini sulla luna, costruito nuovi meravigliosi edifici e altri capolavori di ingegneria, abbiamo realizzato cose con una tecnologia che negli anni Cinquanta era pura fantascienza; basta guardare un iPad o uno smartphone per capire quanto la tecnologia stia cambiando il nostro mondo. Nel frattempo, la fisica quantistica ci dice che non siamo chi pensiamo di essere, che la materia non è altro che pura energia, mentre la meccanica dei quanti è stata in grado di spiegare alcuni dei fenomeni più incredibili. Potremmo far esplodere mille volte questo pianeta con le armi nucleari, vedere cose ingrandite un milione di volte attraverso i microscopi elettronici, e grazie alla genetica possiamo determinare molte delle impronte che compongono il progetto biologico del nostro corpo.

    Nonostante tutti questi progressi, la classe medica non mette in discussione le cause della malattia e sembra accontentarsi della definizione di ignoto.

    Lo stato della salute

    Il cancro colpisce sei-sette milioni di persone in tutto il mondo ed è in aumento, secondo le stime dell’OMS². Rappresenta la terza causa di morte dopo le patologie cardiocircolatorie e gli interventi chirurgici. Sì, hai letto bene. La chirurgia con esito negativo è la prima o seconda causa di morte. Queste cifre vengono menzionate di rado e sembrano essere un segreto molto ben protetto, ma sono vere³.

    Inutile dire, però, che senza cure mediche si verificherebbero molti decessi non necessari. È una situazione da comma 22. Se la medicina moderna viene introdotta in un Paese in via di sviluppo, il tasso di sopravvivenza aumenta notevolmente. La vita delle persone migliora: non si muore più di colera, malaria o malattie come il vaiolo. Gli interventi a basso costo sulle cataratte e le moderne tecniche chirurgiche applicate in questi Paesi migliorano e salvano la vita di una moltitudine di individui. I farmaci hanno risolto e risolvono molti problemi, e alcuni degli interventi sono realmente sorprendenti e risolutivi.

    La questione che voglio introdurre, però, è quella dello stress e della malattia. Numerose ricerche indicano che esiste un collegamento tra lo stress cronico e la maggior parte delle patologie più importanti⁴, ma in genere lo stress viene considerato un distinto problema della mente piuttosto che una causa di malattie e disturbi più gravi.

    Quindi, se lo stress è implicato in quanto fattore patologico, perché i medici continuano a prescrivere farmaci che mascherano unicamente i sintomi, invece che curare lo stress in sé e per sé?

    Problemi della pelle – Ansia da separazione

    Recandomi in Australia in aereo, mi è accaduto di sedere vicino a Jessica, che mi chiese consiglio su un problema di pelle che nelle ultime quattro settimane si era manifestato su tutto il collo e nella parte anteriore del tronco (torace/addome). I disturbi di questo genere sono spesso dovuti a eventi di separazione, ed ella mi disse che il suo fidanzato aveva deciso di recarsi in Australia per avviare un’attività. Mentre parlava, arrossì e i suoi occhi si riempirono di lacrime, quindi le chiesi: Perché non lasci il tuo lavoro e ti trasferisci in Australia con lui?. Arrossì di nuovo e cominciò a piangere. Era chiaramente sotto stress. Mi disse che poteva sopportare la lontananza del fidanzato, ma non di allontanarsi dalla sua famiglia.

    Il suo medico non aveva idea della causa del problema di pelle o del motivo per cui era iniziato. Ma quando lo feci notare alla donna, lo trovò ovvio. Quel disturbo le impediva di percepire la separazione (non avverti letteralmente la separazione sulla pelle, perché questa si intorpidisce: è quella che definisco la Fase di Stress della malattia, che tratterò in dettaglio a p. 104 del capitolo 5). Tuttavia, invece di constatare che il problema era dovuto allo stress della lontananza dal fidanzato, il medico le aveva prescritto una pomata steroidea, che a lungo termine ha l’effetto di assottigliare la pelle e, con estrema probabilità, di aggravare la condizione.

    Questo è solo il primo di molti casi individuali di studio che troverai in tutto il libro, ma la storia di Jessica riesce in qualche modo a spiegare perché i medici trovino tanto difficile diagnosticare un disturbo; ciò è dovuto al fatto che tirano a indovinare sulle sue cause. Di fronte a un problema di salute, le loro uniche opzioni sono le terapie farmacologiche o la chirurgia. Spesso non viene effettuato alcun collegamento tra la mente e il corpo per rivelare perché una malattia si presenta e quale potrebbe essere la successiva serie di sintomi. Le medicine che essi prescrivono scatenano un effetto collaterale dopo l’altro che viene spiegato sulla base della vecchia scienza, ma non è così che il corpo si comporta.

    I medici che non si accontentano di scrivere semplicemente ricette devono reinventarsi e fare carriera in un modo diverso. Mi vengono in mente tre persone che hanno avuto successo: il dottor Deepak Chopra, autore del libro Il guaritore interno; la dottoressa Christiane Northrup, che ha scritto molti saggi, tra i quali Guida medica da donna a donna; e il dottor Carl Simonton, uno dei precursori di questo moderno approccio che vede intimamente legati la mente e il corpo, autore di uno straordinario testo dal titolo Ritorno alla salute. Tecniche di auto-aiuto che favoriscono la guarigione.

    I medici, impantanati nelle loro pratiche convenzionali, non sono incoraggiati a esaminare le possibili cause di un problema. Ciò significa che anche in un moderno ospedale, il primario di un reparto si occupa soltanto della propria disciplina, con poco riguardo per altri specialisti. Gli psicologi lavorano raramente con gli altri medici, perché la mente non ha alcun collegamento con la malattia, neppure nel luogo che sarebbe più idoneo: il tuo ospedale.

    Ma perché questo non accade?

    Medicina significa business

    Tutti presumiamo che ogni medico sia bravo quanto tutti gli altri, un pensiero che non abbiamo mai nei confronti di un imprenditore o di uno stilista. Ciascun medico ha un carattere diverso e, dal momento che la medicina convenzionale si basa su ipotesi senza il sostegno di alcuna prova reale del motivo per cui qualcosa funziona oppure no, i medici possono essere facilmente guidati. È qui che l’economia interviene nell’equazione, sotto forma di aziende farmaceutiche.

    Puoi anche definirmi cinico, ma rimane il fatto che la spinta propulsiva dell’industria farmaceutica è costituita dal denaro, non dalle cure. E se io fossi in quell’industria, mi fregherei le mani, perché saprei di aver fatto bene il mio lavoro: miliardi di dollari dei contribuenti e delle compagnie assicurative che finiscono direttamente nelle mie tasche. La medicina è guidata dal denaro, e se conosci le regole del gioco, puoi vincere regolarmente il jackpot.

    È assai improbabile che la questione che coinvolge industria farmaceutica, medici e situazione politica possa cambiare. L’unica cosa che potrebbe stimolare un cambiamento è forse la consapevolezza pubblica. Sono convinto che se le persone cominciassero a porre domande realmente provocatorie quando ricevono una diagnosi di malattia, allora i medici sarebbero costretti a rivedere le proprie obsolete ipotesi. Nessuno ha ancora cominciato a porre tali domande. Ma qualcuno lo farà, e quando ciò accadrà il Muro di Berlino della professione medica crollerà. Prevedo che i medici che hanno mantenuto questo status quo rimarranno soli con i loro camici bianchi, e finiranno per dire: Ops! Abbiamo sbagliato. Le informazioni presenti in questo libro sono troppo impegnative per loro perché ammettano di aver commesso errori, ma alla fine sarà così. Nel frattempo, comincia a pensare alle domande alle quali il tuo medico non sa rispondere, domande semplici, come le seguenti.

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