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Dimmi dove ti fa male: glossario psicoenergetico: Più di 300 patologie analizzate e decodificate

Dimmi dove ti fa male: glossario psicoenergetico: Più di 300 patologie analizzate e decodificate

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Dimmi dove ti fa male: glossario psicoenergetico: Più di 300 patologie analizzate e decodificate

Lunghezza:
570 pagine
2 ore
Pubblicato:
26 lug 2012
ISBN:
9788880939160
Formato:
Libro

Descrizione

Michel Odoul propone un modello di salute che definisce psicoenergetica, secondo la quale un sintomo e la sua localizzazione costituiscono un'eloquente indicazione del problema che non è stato risolto a livello profondo. Dimmi dove ti fa male: glossario psicoenergetico è un vero e proprio dizionario pratico e intuitivo che illustra più di trecento malattie e traumi. Grazie all'espressione del corpo e al linguaggio della malattia, l'uomo ha la possibilità di decodificare ciò che succede a livello inconscio nel profondo di sé e dare così un senso ai propri mali. La malattia diventa un messaggio della nostra coscienza, e attraverso l'associazione a patologie-tipo Dimmi dove ti fa male: glossario psicoenergetico permette di intraprendere un efficace e consapevole cammino verso la salute. Si tratta di un passaggio fondamentale e necessario, perché se spesso gli altri (amici, medici, psicologi, terapeuti, guide spirituali) possono aiutarci e talvolta persino curarci, siamo noi tuttavia gli unici in grado di guarirci. Questo è il libro che fa per te:Se desideri indagare più a fondo l'intimo legame tra mente, corpo e spiritoSe cerchi una spiegazione davvero plausibile e definitiva alle tue sofferenzeSe ritieni che malattia o incidente non si possano sempre liquidare come casualitàSe sei convinto che medicina allopatica e medicine alternative possano convivereSe sei un medico o un professionista che opera in ambito sanitario e vuoi ampliare le tue conoscenze per aiutare meglio i pazienti
Pubblicato:
26 lug 2012
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9788880939160
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Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Dimmi dove ti fa male - Michel Odoul

casuale.

Prologo

Così scriveva il mio amico Thierry Médynski, medico omeopata, nella sua prefazione: "Per la medicina occidentale, un determinato terreno genetico predispone a una data malattia. Tale predisposizione può essere congenita (terreno HLA) o acquisita (mutazione cromosomica). Per l'Oriente, la malattia indica un ostacolo nella realizzazione del Cammino di Vita. La coscienza esprime così, mediante disturbi energetici generatori di malattia, gli impedimenti alla sua piena espansione.

Queste due visioni non sono necessariamente incompatibili, soprattutto considerando che nel topo, per esempio, esperienze indotte di stress possono generare alterazioni cromosomiche. Per questo motivo, in presenza di un medesimo terreno genetico, un individuo manifesterà la malattia, mentre un altro resterà in buona salute".

È interessante constatare che la nostra epoca moderna, la quale sviluppa sempre di più la comunicazione verso l'esterno, costituisce anche quella dell'allontanamento da sé. La nostra scienza, i nostri scienziati e i nostri politici, che desidererebbero tanto conoscere o padroneggiare tutto, si dimostrano drammaticamente terrorizzati allorché parliamo dell'uomo o dell'umanesimo. Tali dimensioni, che non possiamo né quantificare né controllare, incutono timore e quindi le evitiamo, le rifuggiamo. È questa fuga a costituire, tra le altre cose, terreno fertile per le sette e i numerosi terapeuti guru, contentissimi di avventarsi su un settore trascurato e così vasto da poter dire o fare qualsiasi cosa.

La realtà in questione genera una psicosi aggravante, giacché oggigiorno tutto ciò che parla delle suddette dimensioni diventa sospetto. Non sarà una relazione redatta alla bell'e meglio (in poche ore) da politici privi di competenze specifiche a far sì che tutto questo cambi, anzi.

Cionondimeno, che lo si voglia o no le dimensioni sottili dell'essere umano si esprimono ogni giorno. Per capirle e accedere al loro significato profondo dobbiamo accettare che il loro modello sia diverso da quello del punto di vista meccanicistico. Lo stesso dicasi per le fondamentali differenze esistenti tra la fisica classica e quella quantistica. La prima si occupa di ciò che è ponderale e macroscopico, l'altra del sottile e microscopico. Le due non si escludono, contrariamente a quanto taluni vorrebbero. Studiano infatti la stessa cosa, pur non interessandosi ai medesimi livelli. Come per l'essere umano, il legame tra di loro rappresenta un principio di coerenza. Lo dobbiamo accettare, perché è questo principio a permetterci di unificare la conoscenza e i suoi diversi paradigmi, non più in competizione ma complementari.

Accettare quest'idea significa concedersi la possibilità di leggere il suddetto legame attraverso il linguaggio del corpo. In quest'opera vi propongo proprio di approfondire tale linguaggio, avendo posato le fondamenta essenziali di questo punto di vista particolare nel libro precedente. Tramite l'associazione a patologie-tipo, ha lo scopo di aiutarvi ad accompagnare meglio gli altri (o voi stessi) verso la salute, attribuendo un significato a quanto succede. Si tratta di un passaggio fondamentalmente necessario, perché se assai spesso gli altri (amici, medici, psicologi, terapeuti, guide spirituali) possono aiutarci e talvolta persino curarci, siamo noi tuttavia gli unici in grado di guarirci.

Desidero semplicemente precisare ancora una volta gli elementi principali attraverso cui i mali dell'anima si esprimono, rivedendo i rapporti corpo/spirito e le loro modalità espressive, cioè traumi, malattie e atti mancati.

I rapporti corpo/spirito

Mi sembra difficile capire i rapporti corpo/spirito e di conseguenza il significato dei mali fisici correlati a quelli dell'anima se non ampliamo lo sguardo rivolto all'uomo e alla vita. Infatti, rimanendo allo stadio dell'uomo macchina composto da parti indipendenti e intercambiabili a seconda dei progressi tecnici della scienza, i rapporti che ho illustrato nel mio precedente libro o che illustro in questo appariranno frutto di magia, chiaroveggenza, fantasia o delirio. La questione è proprio questa: come sapere in che modo e perché collegare le manifestazioni fisiche, i sintomi, le malattie o gli incidenti con ciò che accade, che si svolge in noi? L'osservazione meccanicistica non può farlo, perché il suo punto di vista è troppo aderente al sintomo, il suo campo d'osservazione troppo ristretto, sia esso nel tempo o nello spazio. Ciò le impedisce di andare alla ricerca della vera causa, la quale allora può essere unicamente imputata al caso (incidente) o a elementi che ci sono esterni (virus, microbi, cibo, ambiente ecc.).

Ampliando lo sguardo e osservando l'uomo nella sua totalità fisica e temporale, saremo nuovamente in grado di collegare i vari livelli che ne compongono l'esistenza, conferendogli così la sua vera dimensione, che è in primo luogo spirituale. In questo modo potremo forse comprendere la ragion d'essere dell'uomo e, di conseguenza, i motivi del suo malessere.

L'Oriente ci propone un'immagine assai interessante per rappresentare quel particolare vettore costituito dal nostro corpo fisico e il Cammino di Vita lungo il quale procediamo. Ne ho già parlato in Dimmi dove ti fa male e ti dirò perché e quindi non ne parlerò in questa sede. L'immagine del Calesse che avanza sul Cammino di Vita trainato dai cavalli delle nostre emozioni e guidato dal Cocchiere della nostra mente illustra alla perfezione l'idea di rapporto tra conducente e veicolo, tra comodità e modo di guidare. Il posto principale viene infatti riservato al viaggiatore nascosto, il Non-Conscio che conosce l'itinerario meglio del Cocchiere.

Sia quel che sia, se accettiamo l'idea di rapporto diretto tra mente e corpo, diventa interessante conoscere il significato delle manifestazioni fisiologiche. Queste rappresentano infatti i fulcri della nostra realizzazione, in qualunque modo essa si esprima. Tali manifestazioni possono altresì costituire un pregevole mezzo per decodificare e comprendere il ruolo che svolgiamo, ciò che accade dentro di noi. Il nostro corpo si trasforma allora in uno straordinario strumento di conoscenza. È quantomeno necessario decifrare e capire attraverso quali processi-tipo si esprime. Le basi seguenti costituiscono la prima trama di lettura.

Le traduzioni fisiologiche

Come tutte le manifestazioni energetiche del nostro mondo, la realtà umana ha bisogno del suo supporto manifesto, del suo corpo fisico per tradurre, per esprimere quanto accade nei suoi misteri più profondi. Abbiamo tutti bisogno dei gesti, delle parole o di un disegno per riuscire a esprimere le nostre idee, i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Tutti questi fenomeni intangibili non esisterebbero, nel senso che non potrebbero essere percepiti, se non avessero la possibilità di manifestarsi. Analogamente e spingendosi un po’ più lontano, il più bel computer del mondo non sarebbe di nessuna utilità se non fosse dotato di periferiche (monitor, stampante, scanner ecc.). Lo spirito umano avrebbe quindi scarsa ragion d'essere senza la sua proiezione materializzata, ossia il corpo fisico.

Riprendendo l'esempio del computer, è del tutto inutile che sia straordinariamente potente se le periferiche non riescono a seguire, cioè a esprimere, tale potenza. È inoltre del tutto inutile che sia dotato di periferiche straordinarie se la capacità di memoria o di calcolo non è all'altezza, per esempio non serve avere a disposizione una stampante a colori quando il computer riesce a lavorare soltanto in bianco e nero. Lo stesso discorso vale per l'uomo, il quale deve ricercare questo equilibrio tra corpo e spirito. La cosa essenziale è che, tramite l'espressione del corpo, l'uomo ha, se davvero lo desidera, la possibilità di decodificare ciò che accade nello spirito. Quando il tutto funziona in maniera coerente, la realtà fisica è in armonia con la realtà spirituale dell'individuo. L'esistenza si svolge normalmente. Allorché subentra una distorsione tra i due, tra il Conscio e il Non-Conscio, tra il copione di base e quello interpretato dall'attore, affiorano dei messaggi, dei segnali d'allarme. L'essere umano ha a disposizione tre principali tipi di segnali, tre modi di vivere nel suo corpo, con intensità diverse, i messaggi interiori di distorsione. Questi tre tipi di messaggi sono le tensioni fisiche o nervose, i traumi fisici o psicologici e le malattie organiche o psicologiche. Gli atti mancati che si verificano in questi tre livelli verranno trattati a parte.

Le tensioni fisiche e psicologiche

La prima modalità d'espressione riguarda una sensazione di tensione, di fastidio, per esempio tensioni dorsali, difficoltà digestive, incubi, disagio o malessere psicologico. Si tratta di un normale stadio espressivo della tensione interiore. Il Non-Conscio utilizza una sensazione fisiologica o psicologica per esprimere quanto accade. È il Maestro o Guida Interiore che batte sul vetro del Calesse per fare un cenno al Cocchiere e dirgli che qualcosa non va (direzione sbagliata, guida disagevole o pericolosa, stanchezza, bisogno di fare il punto della situazione ecc.). Se la persona è aperta, pronta ad ascoltare e ad accettare il messaggio a livello del Conscio, intraprenderà i cambiamenti comportamentali necessari e le tensioni spariranno. Purtroppo, abbiamo parecchie difficoltà a essere ricettivi su questo livello. Le ragioni sono numerose, in particolare la nostra naturale tendenza alla comodità e la nostra cultura, la quale separa le cose e fa in modo che non riusciamo più a collegarle. È per questo motivo che sviluppiamo una sordità interiore. Eppure, questo primo livello di messaggi è straordinariamente ricco e non è l'unico.

Per riuscire a farsi sentire, il Non-Conscio deve talvolta fare anche ricorso agli altri due tipi di messaggi: i traumi e le malattie. Per volontà e necessità di essere efficaci, sono ovviamente più forti e d'impatto, per così dire. Se paragonati ai messaggi più diretti dati dalle tensioni, presentano un secondo inconveniente non trascurabile. I traumi e le malattie risultano sempre posticipati nel tempo rispetto all'origine della tensione. Questo slittamento è proporzionale alla nostra sordità, alla nostra incapacità di udire i messaggi. La ragione va ricercata in una sensibilità estrema che li renderebbe troppo forti o semplicemente nel nostro rifiuto di cambiare. Lo slittamento si dimostra maggiore nella malattia rispetto al trauma e risulta tanto più grande quanto la tensione (o piuttosto il suo significato) viene rifiutata, in genere perché tocca zone di altissima sensibilità nell'individuo. L'Oriente ci dice addirittura che quando essa riguarda i punti chiave, fondamentali della persona, gli effetti si producono su piani di coscienza o incarnazioni diverse.

I traumi del corpo e degli arti

Rappresentano la seconda modalità di comunicazione. Si tratta quindi di un secondo livello nella gradualità dei messaggi. I traumi rappresentano infatti uno stadio nel quale l'individuo, attraverso il Non-Conscio, è alla ricerca di una soluzione. Il trauma è pertanto un'espressione attiva, giacché rappresenta un doppio tentativo da parte di chi lo vive. È anzitutto un nuovo messaggio, più energico del precedente; nonostante ciò, rimane comunque una modalità comunicativa aperta. Il Maestro o Guida Interiore batte molto più forte sul vetro e si spinge fino a infrangerlo per produrre sufficiente rumore e costringere così il Cocchiere ad ascoltarlo. Questo stadio può ancora permettere un cambiamento diretto della situazione in questione, poiché si manifesta durante il processo di Addensamento o di Liberazione dell'energia. Pertanto, non implica ancora la necessità di vivere una riproduzione degli schemi, a patto che recepiamo il messaggio. Il suo scopo è di caratterizzare una battuta d'arresto per l'individuo, di costringerlo a sospendere momentaneamente la sua dinamica inadatta per capire e cambiare.

Il trauma tuttavia è anche un tentativo attivo di stimolare o liberare le energie tensive che si sono accumulate a causa della distorsione interiore della persona. Ecco perché non si verifica mai a caso nel corpo. Lo shock, il taglio, la slogatura, la frattura ecc. avvengono in un punto ben preciso, al fine di stimolare le energie che circolano in quel punto e/o di scioglierne il blocco. Ci fornisce pertanto informazioni molto precise su quanto succede dentro di noi. Una slogatura alla caviglia destra, un taglio al pollice sinistro, una lussazione della terza vertebra cervicale o una botta in testa esprimeranno in ogni occasione ciò che non va e la lateralità offrirà un'ulteriore precisazione a questa comprensione. Slogarsi il polso possiede un significato globale, ma il fatto che si tratti del destro o del sinistro lo renderà ancora più specifico.

I traumi sono attivi, perché si manifestano nello Yang e dunque in genere coinvolgono parti del corpo esterne, come gli arti, la testa e il tronco. Agiscono inoltre a livello delle energie difensive che circolano principalmente sulla superficie del corpo. Occorre sapere che più la tensione è intensa o più a lungo dura senza essere percepita, maggiori possibilità ha il trauma di rivelarsi forte o addirittura violento. Non per questo è meno positivo, cioè attivo, anche quando rischia di condurre a un incidente mortale, giacché rappresenta un tentativo a volte estremo di azione, di evacuazione, di cambiamento. È pertanto chiaro che andrà compreso e, se possibile, gestito o anticipato attraverso questa comprensione. In caso contrario rischiamo un tentativo talvolta letale di risolvere le cose oppure, eludendo il messaggio, di essere costretti a una ripetizione dello schema ancora più dura.

Le malattie organiche e psicologiche

Infine, il terzo modo espressivo è quello che si basa sulle malattie, siano esse organiche e/o psicologiche. Siamo a uno stadio di evacuazione delle tensioni, delle distorsioni interiori qualificabile come passivo. Ci troviamo nello Yin, nelle profondità del corpo e dello spirito. L'individuo elimina le proprie tensioni, ma questa volta rivolgendosi all'interno. Il Maestro Interiore manda in panne il Calesse per costringere il Cocchiere ad arrestarsi. Quantunque comporti un significato, questa evacuazione obbliga a fermarsi e non permette più alcun cambiamento diretto. Si manifesta a conclusione del processo di Addensamento o di Liberazione, allorché questi non si sono svolti fino in fondo o correttamente e nel momento in cui la nostra testardaggine ha paralizzato, fossilizzato le cose dentro di noi. Dobbiamo quindi necessariamente vivere la riproduzione degli schemi, la ripetizione del vissuto, così da integrare quest'esperienza e modificarne se possibile la memoria della Coscienza Olografica. Tale riproduzione può tuttavia svolgersi con una conoscenza più ricca. Dipenderà dalla comprensione che abbiamo avuto dell'esperienza, dalla nostra capacità di decodificare e accettare il messaggio della malattia. Quando la malattia è stata accettata e gestita dall'individuo, l'immunità fisica e psicologica ne esce sempre rafforzata.

A questo punto la malattia ci offre due possibilità. Anzitutto ci permette di liberare le energie tensive accumulate e in questo senso svolge un importante ruolo di valvola di sfogo. Possiamo davvero riflettere seriamente su ciò che rappresenta la maniera moderna, ossia allopatica (farmaci chimici) di curare sistematicamente le malattie imbavagliandole o addirittura sopprimendole sul nascere allorché sono al massimo della forza, impedendo loro di esprimersi.

Non è tuttavia il caso di essere categorici. Talvolta si rivela necessario mettere a tacere la malattia, perché può dimostrarsi mortale. Ma anche in questo frangente zittire una malattia pericolosa per salvaguardare l'organismo non significa non poter riflettere sul suo significato, al contrario.

La malattia funge infatti anche da segnale d'allarme, con una precisione analoga a quella dei traumi. Ci parla con molta accuratezza di ciò che accade dentro di noi e ci offre interessanti indicazioni per il futuro. Infine, essendo un messaggio passivo, costituisce una fuga, un indebolimento di chi la subisce e talvolta viene persino inconsciamente vissuta come una disfatta, una caduta (del resto, si dice cadere malati). Un Calesse rimasto in panne e riparato non è più solido quanto uno nuovo oppure non ispira più altrettanta fiducia al proprietario. Consciamente o inconsciamente, la malattia rappresenta una constatazione di fallimento o incapacità di capire, ammettere o addirittura semplicemente avvertire la distorsione interiore. Non siamo riusciti a reagire, a fare in modo di cambiare o, peggio ancora, crediamo di non essere stati sufficientemente forti da resistere. Evacuiamo così, ben consapevoli (consciamente o meno) che ci sono strade migliori. Se dopo aver recuperato impariamo la lezione, svilupperemo un'immunità interiore; in caso contrario, ci indeboliremo ulteriormente e contrarremo sempre più facilmente altre malattie. Più la tensione da evacuare sarà vecchia o pesante, maggiore risulterà la sua potenza e più profonda o grave si dimostrerà la malattia.

La differenza tra il carattere passivo della malattia e quello attivo dei traumi è fondamentale. Si manifesta persino nel modo in cui il corpo fisico li risolve. Nel caso dei traumi, il corpo ripara i danni grazie al miracoloso fenomeno della cicatrizzazione. Si tratta di un fenomeno attivo, perché a ricostituirsi sono le cellule che hanno subito il trauma o quelle del medesimo tipo. A riparare i danni è il Cocchiere stesso. Nel caso della malattia, il corpo si ripara grazie al sistema immunitario. È questo un processo passivo, nella misura in cui a intervenire sono cellule di altro tipo e non quelle malate. Per aggiustare il Calesse occorre fare affidamento a un meccanico. L'aiuto, l'assistenza, la soluzione provengono dall'esterno, da elementi estranei alla parte malata (per esempio i globuli bianchi), mentre nel caso del trauma la parte traumatizzata aiuta e ripara se stessa con le proprie cellule.

Gli atti mancati

Attraverso quelli che definiva atti mancati, Freud ci ha trasmesso un elemento straordinariamente ricco della psicologia individuale e delle interazioni mente/corpo. Secondo lo psichiatra, attraverso i nostri lapsus o i gesti maldestri e accidentali esprimiamo e liberiamo tensioni interiori che non eravamo riusciti o non avevamo potuto liberare in altro modo. Quando dunque commettiamo un lapsus, si ritiene che esso esprima di fatto il nostro vero pensiero.

Cionondimeno, considerando che Freud ha definito mancati questi atti, culturalmente essi vengono percepiti e avvertiti come un errore, un qualcosa di inadatto da evitare (per lo meno nella maggior parte delle persone). Quest'idea nasce dal fatto che il gesto o la parola coscienti non sono effettivamente giunti a buon fine. Tale punto di vista è tuttavia deleterio, perché ci porta a cercare di impedire, nella misura del possibile, che l'atto si compia, nella fattispecie attivando una censura interiore più efficace. Io preferisco definirli atti riusciti, ancorché il risultato tangibile non sia quello che si aspettava il Conscio. Quest'atto è la manifestazione concreta di un tentativo di comunicazione del Non-Conscio con il Conscio. Si tratta di un messaggio, talvolta codificato, mediante il quale il nostro Non-Conscio esprime una tensione interiore. Indica al Conscio che il vissuto non è coerente con la sostanza, che qualcosa non funziona. Il Maestro o Guida Interiore tira le redini tenute in mano dal Cocchiere addormentato, nella speranza che lo scossone provocato dal passaggio sopra una buca o una gibbosità lo desti.

Come per i messaggi di cui parlavo in precedenza (e di cui fanno parte), l'atto riuscito può assumere tre forme. Può trattarsi di un lapsus linguae, cioè un errore di espressione verbale (utilizzare una parola al posto di un'altra), di un gesto maldestro (rovesciare una tazza addosso a qualcuno o rompere un oggetto) che non produce il risultato desiderato e infine di un incidente più traumatico, come un taglio, una slogatura, un incidente stradale o un comportamento inconscio che conduce all'insorgenza di una malattia. Un esempio è la persona che indugia in una corrente d'aria e prende freddo.

Se la comunicazione interiore funziona, se non è stata interrotta da un'ipertrofia del Conscio, il messaggio giungerà attraverso tensioni fisiche o psicologiche, incubi lievi o atti mancati (lapsus, rottura di oggetti significativi ecc.). Se però la comunicazione è di qualità peggiore o addirittura pressochà inesistente, la forza del messaggio dovrà aumentare (quando al telefono la linea è disturbata, dobbiamo a volte urlare per essere capiti dal nostro interlocutore). Entreremo così nella fase accidentale o conflittuale per provocare e ottenere i traumi di cui ho parlato in precedenza. Possiamo altresì fare di tutto per cadere... malati (prendere freddo, bere o mangiare troppo o troppo poco ecc.). Se infine la comunicazione è del tutto interrotta, subentra la malattia profonda e strutturale (patologie autoimmuni, tumori ecc.).

Lateralità destra e lateralità sinistra

La questione delle lateralità rappresenta sempre un argomento delicato, perché io appaio in disaccordo con le posizioni generalmente accettate, le quali pongono la destra del corpo in rapporto al padre e la sinistra alla madre.

Personalmente, mi ci è voluto un certo tempo prima di iniziare a pormi delle domande. Nel corso della mia pratica tuttavia constatavo che la posizione ufficiale sulle lateralità (appresa anche dal sottoscritto) non sempre corrispondeva a quanto le persone vivevano e mi confessavano durante i consulti individuali, anzi. Alcune ricerche sulla tradizione orientale più antica (Nei Jing Su Wen) mi hanno permesso di capire dov'era l'errore e di perfezionare il significato delle lateralità. Questo significato è stato ulteriormente confermato dai lavori di quei rari autori che avevano riflettuto sulla questione, come per esempio A. de Souzenelle.

L'Oriente fa una profonda distinzione tra il manifesto e il non

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