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Corrispondenze: (1842)
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E-book196 pagine3 ore

Corrispondenze: (1842)

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Info su questo ebook

Le rare e preziose Corrispondenze “giornalistiche” di Stirner, qua riunite e pubblicate, sono apparse nella “Gazzetta del Reno” (dal 7 marzo al 13 ottobre del 1842) e nella “Gazzetta Universale di Lipsia” (dal 17 maggio al 31 dicembre del 1842). I testi sono stati formalmente controllati e prudentemente revisionati. Per completezza su Max Stirner, si rinvia alle Cinque Dissertazioni (1842-1844) (Tiemme Edizioni Digitali, 2020) e ovviamente a L’unico e la sua proprietà (Tiemme Edizioni Digitali, 2019).
LinguaItaliano
Data di uscita17 mag 2020
ISBN9788835829775
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    Corrispondenze - Max Stirner

    DIGITALI

    Intro

    Le rare e preziose Corrispondenze giornalistiche di Stirner, qua riunite e pubblicate, sono apparse nella Gazzetta del Reno (dal 7 marzo al 13 ottobre del 1842) e nella Gazzetta Universale di Lipsia (dal 17 maggio al 31 dicembre del 1842). I testi sono stati formalmente controllati e prudentemente revisionati. Per completezza su Max Stirner, si rinvia alle Cinque Dissertazioni (1842-1844) (Tiemme Edizioni Digitali, 2020) e ovviamente a L’unico e la sua proprietà (Tiemme Edizioni Digitali, 2019).

    INTRODUZIONE

    Nel 1842 Stirner fu uno dei corrispondenti da Berlino dei due grandi fogli d’opposizione del periodo anteriore al marzo: La Gazzetta del Reno e la Gazzetta Universale di Lipsia.

    La sua collaborazione al primo di questi giornali, si estende dal 7 marzo al 13 ottobre e comprese, oltre a due lavori piuttosto lunghi editi autonomamente [vedi le Cinque Dissertazioni (1842-1844), pubblicato da Tiemme Edizioni Digitali, 2020], anche 27 corrispondenze e articoli di diversissimo volume; quindi fu molto attiva. Tutti gli scritti fino a quattro, che sono firmati Stirner, portano la sigla formata con le lettere iniziali del nome: MS; il primo, che è del 7 marzo, reca soltanto il segno: X.

    La collaborazione alla Gazzetta universale di Lipsia cominciò un po’ più tardi e durò più a lungo: dal 17 maggio sino alla fine dell’anno. Sono 33 scritti, fra i quali, accanto a brevi e brevissime notizie, alcuni molto ampi, composti da Stirner per quel giornale. Gli articoli che non sono firmati, portano in testa il segno di un piccolo cerchio ( o) o di un asserisco ( *). Una corrispondenza è datata da Königsberg, evidentemente per nasconderne l’origine.

    Per completezza, si rinvia ovviamente a L’unico e la sua proprietà (Tiemme Edizioni Digitali, 2019).

    GAZZETTA DEL RENO PER LA POLITICA, IL COMMERCIO E L’INDUSTRIA. COLONIA, 1842

    I. Numero 66. 7 marzo 1842.

    GERMANIA

    Dalla Sprea, 2 marzo.

    Sono ormai sicuri i seguenti cambiamenti nel Ministero. Il conte Alvensleben diventerà primo ministro, il generale von Thiele secondo ministro del tesoro; il primo presidente von Bodelschwingh diventerà ministro delle finanze, e il primo presidente Flottwell andrà a Königsberg. È verosimile che il conte Kanitz assuma il posto di Maltzahn come ministro degli esteri. Da poco tempo deve essere sorto un istituto, come già da lungo tempo ne esistono di molto solidi in Russia e in Austria. Non si può pretendere che si dica pubblicamente in un giornale il nome di un istituto che deve restare segreto. Io passo piuttosto ad altro argomento, e manifesto la mia meraviglia per un passo d’un catechismo che si trova nel Libro della religione cristiana per cristiani emancipati e per quelli che vogliono emanciparsi, di Kniewel, un libro che, essendo fervidamente raccomandato nelle scuole della nostra patria, nel giro di pochi anni ha avuto sei edizioni, e fra gli altri seppe far passare questo brano stupefacente: «Alla falsa testimonianza, vietata nell’ottavo comandamento, appartiene anche (come cosa che avviene dietro le spalle del prossimo) tradire e divulgare segreti a noi confidati, il fare denunzie». Dunque la polizia segreta è un peccato contro l’ottavo comandamento! (vedi Kniewel, pagina 50 della prima edizione).

    L’autore del libro: «La Prussia, la sua costituzione, ecc.», conte von Bülow-Cummerow, da quando fu mandata al re una copia di lusso di quest’opera è invitato alla tavola reale e ricevuto con deferenza.

    Il dottor Haering (che scrive con lo pseudonimo di Willibald Alexis), allo scopo di unire una libreria al «Gabinetto berlinese di lettura» e di rialzare l’importanza di questo si è fatto libraio, e destina la «libreria del gabinetto berlinese di lettura tanto all’edizione di nuove opere quanto al commercio di libri moderni».

    Giovedì prossimo Liszt sarà condotto in brillante compagnia dagli studenti berlinesi nel vicino villaggio di Friedrichsfeld, e là tra manifestazioni di giubilo uscirà da un ambiente dove ricevette le più distinte dimostrazioni d’onore.

    II. Numeri 87-88. 29 marzo 1842.

    Berlino, 25 marzo.

    La Gazzetta del Reno contiene nel numero 76 una corrispondenza da Berlino tolta dalla Gazzetta di Düsseldorf, recante l’informazione che «un letterato di qui molto amato (poiché il suo nome fu già enunciato in altre gazzette, non c’è motivo di tacerlo qui: egli è il dottor Mügge) deve aver sollecitato dall’autorità un passaporto per emigrare, poiché le sue opinioni politiche non vanno d’accordo con quelle del nostro governo».

    Benché io non abbia l’onore di essere uno scopritore ufficiale delle menzogne, colgo però volentieri l’occasione per rivelare d’ufficio la verità che la voce riferita è un veleno ufficiale, venduto in tutte le farmacie del mondo col nome di: calunnia, e di solito prescritto in certi casi particolarmente acuti da medici che sanno apprezzare i più elevati riguardi. C’è del resto un certo grado d’ingenuità e di innocente mancanza di coscienza, come succede soltanto in un regime patriarcale, nel lasciarsi ingannare da simili voci. «Perché le idee politiche di un privato non armonizzano con quelle del governo», quel privato dovrebbe emigrare! Come se questa armonia fosse richiesta, e fosse del tutto necessaria, anzi come se non fosse invece dannosa, perché uno Stato senza opposizione, senza liberi pensieri e libere opinioni dei privati sarebbe ben presto divorato dalla logorante aria del tempo. Ci sono certamente due sorta di strani originali che come estremi si toccano, e come tali si odiano e si disprezzano convenevolmente; in mancanza di nomi d’uso comune si può chiamarli emigranti e sedentari. Quelli, se una volta una cosa va loro di traverso, scappano subito lontano dal loro paese e ritengono di non poter vincere in altro modo che col far fagotto e darsela a gambe. Ma si può forse vincere senza combattere? Quanto felici sono invece coloro che sono attaccati al loro nido! A costoro nulla mai va di traverso, perché essi stessi vanno sempre di traverso nella felice ebbrezza dell’ottimismo; inoltre, essi non urtano mai nella pietra dello scandalo, perché non ci sono blocchi di granito sui sentieri della banalità.

    In grembo a donne senza figli e a vecchie zitelle simili gattini ben nutriti sono creature invidiabili; sotto le cure materne fiorisce il benessere di questa razza. O voi, scoraggianti viaggiatori dell’Australia, voi mi siete mille volte più cari di questi ciechi pulcini!

    Colui che inventò quella voce era un pellegrino o un pulcino? Domanda per tutti i solutori di inutili enigmi! Noi vogliamo mettere costoro sulla traccia mediante la seguente indicazione. Se egli era un pellegrino, cercava il letterato in un angolo della sua camera, là dove egli stesso si trova; caso per nulla insueto; se invece egli aveva la gioia di essere un pulcino, naturalmente non conosceva nessuna ingiuria più grande per gli altri uomini che il proclamare ch’essi sono l’opposto di lui e il ringraziare Dio di non essere come costoro.

    Il corrispondente della Gazzetta di Düsseldorf, che crede alle voci correnti, aggiunge ancora che al dottor Mügge sarebbe stato risposto che nulla si oppone al suo espatriare, ma che alla sua sposa non si sarebbe potuto pagare all’estero la pensione. Ciò deriva da questo, che la gente deve soltanto imparare le leggi; materia imparata è materia morta e non tutti hanno una buona memoria meccanica. Il corrispondente berlinese düsseldorfiano non l’ha, altrimenti saprebbe che con la perdita del dieci per cento si può consumare a piacimento all’estero la propria pensione.

    III. Numeri 87-88. 29 marzo 1842.

    Dunker, l’editore della Gazzetta letteraria, annunciò l’anno scorso al redattore di quella che avrebbe sospeso la pubblicazione della gazzetta perché rendeva troppo poco.

    Il redattore ricevette finora 720 talleri, ma in compenso aveva dovuto pagare gli onorari. In dicembre egli fece improvvisamente all’editore la proposta che questi continuasse a lasciargli la redazione, e in compenso egli si contenterebbe di 200 talleri di meno, purché venisse abolita quella clausola che concede all’editore una voce nella scelta degli articoli. Ora l’editore, il quale non esaminò come il redattore potesse vivere con un reddito così piccolo, e di ciò non si diede pensiero, vide con sorpresa che col principio dell’anno in corso nuovi intellettuali anonimi venivano fuori nella sua gazzetta, e così si spiegò il disinteresse del redattore. Ma il giornale ci ha incontestabilmente guadagnato; perché adesso è l’organo di un partito.

    IV. Numero 94. 4 aprile 1842.

    Il direttore Diesterweg ha aggiunto al suo «Invito all’esame pubblico della scuola del seminario, per il 18 marzo 1842» alcune «osservazioni», alla fine delle quali dice: «In queste osservazioni si trova pure un serio avvertimento per coloro, ai quali spetta di favorire i postulati che i maestri propongono a sé stessi, incoraggiando il secondo ramo dell’educazione, quello fisico, mediante palestre ginnastiche. La primavera si avvicina! Oppure la nostra speranza dovrà andare un’altra volta delusa?».

    V. Numero 126. 6 maggio 1842.

    Fra gli articoli della Gazzetta di Voss che per lo più vengono saltati dai lettori forestieri, i quali non a torto suppongono che in quelli non ci sia nulla di pregevole, si trova tuttavia di quando in quando alcunché d’interessante. Fra gli articoli interessanti può essere annoverato uno che è contenuto nel numero del 30 aprile, intitolato: «L’alta tassazione della vendita dei giornali, e la fissazione di tale imposta da parte delle autorità postali nei territori postali tedeschi».

    Vi si legge fra altro: «Dipende dall’autorità postale, invece di riscuotere con conti particolari il prezzo di porto dei giornali per la vendita dei medesimi, il trasformarlo in una somma rotonda (cioè secondo una valutazione in blocco). Si deve indubbiamente riconoscere che con simile concessione di arrotondare la somma dovuta possono anche avverarsi favoreggiamenti di alcuni editori a danno di altri editori di gazzette analoghe, e che quei redattori ed editori di giornali che godono di simili favori useranno e dovranno usare, nel loro proprio interesse, riguardi di vario genere verso le competenti autorità statali nel redigere gli articoli dei giornali, e quindi non potranno comportarsi in modo libero e indipendente, per assicurarsi una vendita maggiore e più facile delle loro gazzette; e così pure si deve ammettere che l’influenza politica di tali favoreggiamenti da parte delle autorità amministrative sul valore e sul contenuto dei periodici in genere è di grande importanza per il pubblico».

    Perciò l’autore dell’articolo chiede «l’istituzione di un prezzo unico per la vendita delle singole gazzette presso ogni ufficio postale tedesco, e precisamente secondo il tasso del costo di pubblicazione delle gazzette». L’eguaglianza di trattamento allora consisterebbe in questo, che «l’ampiezza della vendita è regolata soltanto dall’intimo valore delle gazzette». In tal modo «sarebbero evitati per legge tutti i fattori di speciali favoreggiamenti da parte dell’amministrazione per la vendita di fogli periodici». Favori o riduzioni di queste provvigioni o tasse di vendita dovrebbero d’ora in poi venir concesse unicamente dall’alta maestà del re a titolo di particolari grazie, e queste regie concessioni di grazie dovrebbero essere rese pubbliche per impedire qualsiasi misconoscimento della fonte e del motivo». Fra altri calcoli si espone anche che la Gazzetta di Stato prima doveva pagare alla posta 1 tallero e 15 grossi d’argento, ma le altre gazzette di Berlino 2 talleri, e che ora però la prima non paga niente, mentre alle ultime fu fatto un aumento di 20 grossi d’argento.

    VI. Numero 128. 8 maggio 1842.

    Nel Corriere tedesco (quale luogo poco adatto!) il signor Fouqué pubblica un manifesto relativo alla Gazzetta della nobiltà (numero del 10 aprile) in cui si invitano i ceti della borghesia e dei contadini ad adoperare tutte le loro forze per la conservazione della nobiltà, perché «tutti e tre i ceti o durano insieme o cadono insieme». Giacché «chi vuole sostanzialmente rafforzare la classe dei nobili, concorre nello stesso tempo a rafforzare la classe dei borghesi e dei contadini». Quasi che alle due ultime classi potesse venir in mente di conservare la rigidità delle differenze di classe, e di consolidarsi stabilmente come ceti di contadini e di borghesi!

    VII. Numero 130. 10 maggio 1842.

    GERMANIA

    Berlino, 6 maggio.

    La «Lega principale per promuovere una degna celebrazione della domenica» pubblica nei giornali berlinesi una dichiarazione da cui merita estrarre il seguente passo caratteristico, perché esso mostra apertamente quale sorta di frutti la Lega pensi a cogliere. «La Lega si scioglierà quando il buon costume evangelico sarà ristabilito, o, per lo meno sarà chiamata in vita per le appropriate vie legali una costituzione della Chiesa che sia in grado di agire meglio di ogni Lega per il ristabilimento della morale evangelica». Decidendo di morire soltanto quando sia nato uno di questi figliuoli, la Lega ha certamente preso il mezzo migliore per assicurarsi una vita eterna. È di grande vantaggio che finalmente i maestri di scuola oppressi dalla povertà levino alta la loro voce e mettano sotto gli occhi di tutti, in organi pubblici, per esempio nei giornali di Berlino, lo stato di abbandono e di indigenza in cui vivono. Poiché non è che troppo vero che si suole non tener conto di colui che non si fa avanti e non valorizza con tutte le forze le sue giustificate richieste. Non si deve soffrire in silenzio, quando si può conseguire parlando il proprio diritto. Inoltre non basta raccontare nelle gazzette scolastiche la propria miseria a coloro che da lungo tempo la conoscono, ma che in parte ne soffrono essi medesimi e in parte non possono portare alcun aiuto. Meglio si vince la propria causa allorché si sa svegliare la simpatia generale, e il miglior mezzo a ciò sono le gazzette molto lette. Quando si è conquistato il cuore del popolo, si è entrati nel vero tribunale della giustizia protettrice.

    Il Mercurio svevo pubblica con tono di sicurezza quanto segue, che è pure comparso nella Gazzetta del Reno (numero 118). «È infondato che dalla berlinese Gazzetta di Voss, nonché di Spener, siano stati respinti già lunghi articoli intorno a importanti affari interni perché la censura non li abbia approvati». Il compilatore di questa notizia non dovrebbe smentire così arrogantemente altre persone. Io sono in grado di mandargli insieme con una lettera due articoli di tal genere respinti, e posso quindi con più ragione chiamare «infondata» la sua asserzione.

    VIII. Numero 131. 11 maggio 1842.

    Un corrispondente della Gazzetta di Lipsia da Berlino chiama «liberale» una legge che «concede i diritti corporativi alle comunità israelitiche». Secondo una simile logica, anche la legge spartana a termini della quale i Messeni spogliati della libertà e dell’onore vennero raccolti nella «corporazione degli Iloti», potrebbe chiamarsi liberale, e la clausura medioevale degli ebrei nel quartiere ebraico (ghetto) sarebbe certamente una istituzione liberale, perché quei rinchiusi avevano dei diritti di corporazione loro propri, per i quali indubbiamente nessun cristiano li invidiava.

    IX. Numero 132. 12 maggio 1842.

    «Mentre finora risonava la formula banale: dal Reno alla Vistola, adesso in Germania si è così graziosi da dire: dal Reno fino al Pregel. La Dieta Königsberghese del 1840 per la prestazione dell’omaggio al re, e la dieta di Danzica del 1841 ricordarono con molta vivacità al resto della Germania che di là dalla Vistola la libertà e l’intelligenza non hanno affatto cessato di esistere». Queste sono parole di un uomo altamente apprezzato non soltanto nel mondo filosofico ma anche nel gran mondo, tolte dalla prefazione al suo libro che uscirà fra breve: «Schizzi Königsberghesi di Carlo Rosenkranz. Danzica, presso Gerhard». Pochi soltanto avrebbero, ancora due anni fa, preso uno speciale interesse a questo libro, almeno in quanto esso tratta della località e dei suoi pregi particolari; ma quanto diversamente accade ora, dopo che la franchezza e la magnanimità echeggiò per tutta la Germania in tutti i cuori leali! A noi interessa tutto ciò che riguarda uomini grandi e simpatici, anche le cose insignificanti, e chi ci dà notizie di loro ci rallegra sicuramente e merita la nostra piena gratitudine. Ma se il messaggero, in grazia della sua stessa persona, è così benvenuto come lo è certo Rosenkranz per tutti coloro che lo conoscono, chi non ascolterebbe con gioia e piacere le sue ingenue parole! Noi conosciamo soltanto la prefazione di ciò che deve

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