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Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore

Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore

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Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore

Lunghezza:
638 pagine
8 ore
Pubblicato:
May 30, 2020
ISBN:
9780463392904
Formato:
Libro

Descrizione

Stai scrivendo un libro?
O magari lo hai già scritto e vorresti farlo arrivare ai lettori?

E se diventassi tu l’editore del tuo libro?

L’autoeditoria (self-publishing) è un modello editoriale in cui la figura dell’autore e quella dell’editore coincidono.
L’autoeditore (self-publisher), infatti, gestisce tutte le fasi di realizzazione di un prodotto editoriale dalla sua ideazione iniziale fino alla sua promozione nel mercato, anche attraverso la collaborazione con professionisti del settore. Per questo motivo il mestiere dell’autoeditore racchiude in sé tre ruoli: autore, editore e imprenditore.

Se stai pensando di diventare un autoeditore, se lo sei già, ma sai di avere ancora qualcosa da imparare (perché c’è sempre qualcosa da imparare), o se semplicemente, anche solo per curiosità, vuoi conoscere questo mestiere, questo è il libro che fa per te.

Ulteriori informazioni su “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”

Oltre a introdurre il concetto di autoeditoria e autoeditore, questo libro ti guiderà attraverso tutte le fasi di lavoro svolte dai tre ruoli di questo mestiere, affinché la tua idea diventi un libro che può raggiungere i tuoi lettori target.

Autore, che si occupa della creazione del manoscritto:
- ideazione del prodotto editoriale (genere, argomento, dimensioni);
- programmazione dell’attività di scrittore sul breve e lungo termine;
- scelta degli strumenti per scrivere;
- preparazione alla scrittura;
- organizzazione del tempo da dedicare alla scrittura;
- ricerca dell’ispirazione;
- miglioramento dell’arte e della tecnica;
- scrittura;
- pre-promozione e attività pre-editoriali;
- finanziamento del progetto;
- gestione delle critiche.

Editore, che gestisce la trasformazione del manoscritto in prodotto editoriale:
- selezione dei collaboratori;
- revisione del manoscritto;
- preparazione degli altri contenuti testuali del libro;
- formattazione del testo;
- realizzazione della copertina;
- descrizione del libro;
- individuazione dei generi e dei sottogeneri;
- creazione dell’ebook;
- selezione e utilizzo delle piattaforme di pubblicazione e distribuzione (Kindle Direct Publishing, Kobo Writing Life, centro partner di Google Play Libri, Apple Books, aggregatori nazionali e internazionali);
- determinazione del prezzo del libro;
- creazione dell’edizione cartacea;
- creazione dell’audiolibro;
- traduzione in altre lingue;
- altre informazioni utili (ISBN, protezione del diritto d’autore, aspetti fiscali);
- approfondimento su Amazon.

Imprenditore, che consente al prodotto editoriale di giungere ai lettori:
- definizione del brand come autore;
- pre-promozione, fidelizzazione e passaparola;
- lancio del libro;
- scrittura e diffusione di un comunicato stampa;
- richieste di recensioni su blog e testate giornalistiche;
- realizzazione di booktrailer, podiobook, presentazioni video;
- sfruttamento di strumenti promozionali (blog tour, guest post, articoli su web magazine, ebook gratuiti, podcast, blog, video blog e tanto altro);
- sfruttamento dei social network a scopo promozionale (Facebook, Twitter, Goodreads e tutti gli altri);
- sfruttamento degli eventi offline (presentazioni, conferenze, fiere);
- strategie di pubblicazione (libri autoconclusivi, romanzi a puntate, serie, serial, cicli, frequenza di pubblicazione);
- strategie per campagne pubblicitarie su Facebook;
- informazioni sul funzionamento di Amazon Advertising.

Inoltre, ti illustrerà le interazioni esistenti tra l’autoeditoria e l’editoria tradizionale (cessione di alcuni diritti, autori ibridi), fornendoti gli elementi necessari per valutare una proposta di pubblicazione.

Questo libro è rivolto agli autori che scrivono i propri libri, quindi senza avvalersi di ghostwriter.

Il contenuto di questo libro è aggiornato al

Pubblicato:
May 30, 2020
ISBN:
9780463392904
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore

Note: please scroll down for the English version.Nata a Carbonia nel 1974, Rita Carla Francesca Monticelli vive a Cagliari dal 1993, dove lavora come scrittrice, oltre che traduttrice letteraria e tecnico-scientifica. Laureata in Scienze Biologiche nel 1998, in passato ha ricoperto il ruolo di ricercatrice, tutor e assistente della docente di Ecologia presso il Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia dell’Università degli Studi di Cagliari.Da bambina ha scoperto la fantascienza e da allora è cresciuta con ET, Darth Vader, i replicanti, i Visitors, Johnny 5, Marty McFly, Terminator e tutti gli altri. Il suo interesse per la scienza si è sviluppato di pari passo, portandola, da una parte, a diventare biologa e, dall’altra, a seguire con curiosità l’esplorazione spaziale, in particolare quella del pianeta rosso.Ma soprattutto ama da sempre inventare storie, basate su questi interessi, e ha scoperto che scriverle è il modo più semplice per renderle reali.Tra il 2012 e il 2013 ha pubblicato la serie di fantascienza “Deserto rosso”, composta di quattro libri disponibili sia separatamente che sotto forma di raccolta. Quest’ultimo volume è stato un bestseller Amazon e Kobo in Italia, raggiungendo anche la posizione n. 1 nel Kindle Store nel novembre 2014, ed è tuttora uno dei libri di fantascienza più venduti in formato ebook.Grazie alla pubblicazione della serie, nel 2014 è stata indicata da Wired Magazine come una dei dieci migliori autori indipendenti italiani e ciò le è valso la partecipazione come relatrice al XXVII Salone Internazionale del Libro di Torino e alla Frankfurter Buchmesse 2014.“Deserto rosso” è anche la prima parte di un ciclo di opere di fantascienza denominato Aurora, che comprende inoltre “L’isola di Gaia” (2014), “Ophir. Codice vivente” (2016) e “Sirius. In caduta libera” (2018).“Nave stellare Aurora” è l’ultimo volume di questo ciclo ed è il suo quindicesimo libro.Oltre a quelli del ciclo dell’Aurora, nel 2015 ha pubblicato un altro romanzo di fantascienza, intitolato “Per caso”.La sua produzione include anche quattro thriller, vale a dire “Affinità d’intenti” (2015) e la trilogia del detective Eric Shaw: “Il mentore” (2014), che nella sua versione inglese edita da AmazonCrossing è stato nel 2015 al primo posto della classifica del Kindle Store negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia, raggiungendo oltre 170.000 lettori in tutto il mondo, “Sindrome” (2016) e “Oltre il limite” (2017).Dal 2016 è docente del “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali”, nell’ambito del corso di laurea triennale in Scienze della Comunicazione e del corso di laurea magistrale in Scienze e Tecniche della Comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubria (Varese). Da questo laboratorio è tratto il suo saggio “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore” (2020).Oltre che al Salone e alla Buchmesse, è stata chiamata a intervenire in qualità di autoeditrice, divulgatrice scientifica nel campo dell’esplorazione spaziale e autrice di fantascienza hard in eventi quali COM:UNI:CARE (2013) all’Università degli Studi di Salerno, Sassari Comics & Games (2015), Festival Professione Giornalista (2016) a Bologna, la fiera della media e piccola editoria Più Libri Più Liberi (2016) a Roma, Scienza & Fantascienza (2014, 2016, 2018, 2019 e 2020) all’Università degli Studi dell’Insubria (Varese) e Voci e Suoni di Altri Mondi (2018) nella sede di ALTEC a Torino.I suoi libri sono stati recensiti o segnalati da testate nazionali quali Wired Italia, Tom’s Hardware Italia, La Repubblica, Tiscali News e Global Science (rivista dell’Agenzia Spaziale Italiana).Appassionata dell’universo di Star Wars, in particolare della trilogia classica, è conosciuta nel web italiano con il nickname Anakina e di tanto in tanto presta la sua voce e la sua penna al podcast e blog FantascientifiCast. È inoltre una rappresentante italiana dell’associazione internazionale Mars Initiative e un membro dell’International Thriller Writers Organization.ENGLISH VERSIONRita Carla Francesca Monticelli is an Italian science fiction and thriller author.She has lived in Cagliari (Sardinia, Italy) since 1993, earning a degree in biology and working as independent author, scientific and literary translator, educator and science communicator. In the past she also worked as researcher, tutor and professor’s assistant in the field of ecology at “Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia” of the University of Cagliari.As a cinema addict, she started by writing screenplays and fan fictions inspired by the movies.She has written original fiction since 2009.Between 2012-2013 she wrote and published a hard science fiction series set on Mars and titled “Deserto rosso”.The whole “Deserto rosso” series, which includes four books, was also published as omnibus in December 2013 (ebook and paperback) and hit No. 1 on the Italian Kindle Store in November 2014.“Deserto rosso” was published in English, with the title “Red Desert”, between 2014 and 2015.The first book in the series is “Red Desert - Point of No Return”; the second is “Red Desert - People of Mars”; the third is “Red Desert - Invisible Enemy”; and the final book is “Red Desert - Back Home”.She also authored three crime thrillers in the Detective Eric Shaw trilogy - “Il mentore” (2014), “Sindrome” (2016), and “Oltre il limite” (2017) -, an action thriller titled “Affinità d’intenti” (2015), five more science fiction novels - “L’isola di Gaia” (2014), “Per caso” (2015), “Ophir. Codice vivente” (2016), “Sirius. In caduta libera” (2018), and “Nave stellare Aurora” (2020) - and a non-fiction book titled “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore” (2020).“Il mentore” was published in English by AmazonCrossing with the title “The Mentor” in 2015.“Affinità d’intenti” was published in English with the title “Kindred Intentions” in 2016.All her books have been Amazon bestsellers in Italy so far. “The Mentor” was an Amazon bestseller in USA, UK, Australia, and Canada in 2015-2016.She is also a podcaster at FantascientifiCast, an Italian podcast about science fiction, a member of Mars Initiative and of the International Thriller Writers Organization.She is often a guest both in Italy and abroad during book fairs, including Salone Internazionale del Libro di Torino (Turin Book Fair), Frankfurter Buchmesse (Frankfurt Book Fair) and Più Libri Più Liberi (Rome Book Fair), local publishing events, university conventions as well as classes (University of Insubria), where she gives speeches or conducts workshops about self-publishing and genre fiction writing.As a science fiction and Star Wars fan, she is known in the Italian online community by her nickname, Anakina.


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Anteprima del libro

Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore - Rita Carla Francesca Monticelli

disclaimer

SELF-PUBLISHING LAB

Il mestiere dell’autoeditore

(Autoeditoria)

Premessa

Nella primavera del 2016 ho avuto il piacere di tenere per la prima volta un Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali all’Università degli Studi dell’Insubria, a Varese, nell’ambito del corso di laurea triennale in Scienze della Comunicazione e del corso di laurea magistrale in Scienze e Tecniche della Comunicazione. La preparazione di questo laboratorio mi ha dato l’opportunità di organizzare le conoscenze relative al mio lavoro in modo da renderle fruibili e soprattutto interessanti per un gruppo di studenti che perlopiù non aveva la minima esperienza, neppure indiretta, nei confronti dell’editoria. Eppure, essendosi iscritti al corso, mostravano di essere almeno incuriositi da questo modello editoriale. Nessuno di loro scriveva in un blog in maniera continuativa. Una di loro era già una scrittrice, aveva avuto un’esperienza con un editore tradizionale e stava pensando di tentare la via del self-publishing. Agli studenti si è poi aggiunta una persona esterna che aveva scritto un libro e voleva valutare la possibilità di diventare un self-publisher.

Ho poi avuto modo di continuare a proporre il mio laboratorio negli anni successivi e adesso ho deciso di riprendere tutto quel materiale, integrarlo con nuove informazioni, poiché il mercato si evolve di continuo, e farne un libro. Questo libro.

Nell’ambito di chi bazzica l’editoria, a qualsiasi livello, il self-publishing offre spesso spunti di dibattito. In blog, giornali, web magazine e social network ci si affanna a esprimere la propria opinione su questo formato editoriale o su chi ci lavora, talvolta in maniera categorica, altre volte mettendone in luce le sfumature.

Sebbene io abbia delle opinioni, come tutti, questo libro non parla di opinioni, ma tenta di esporre dei fatti e offre dei suggerimenti. Spiega cos’è il self-publishing e come si inserisce all’interno del mercato editoriale, come creare e pubblicare un prodotto editoriale di qualità a partire da un buon testo e in che modo si può provare a farlo arrivare ai lettori. Non è un manuale operativo né una guida per pubblicare un libro di successo, anche perché non esiste alcun metodo ripetibile né formula magica per raggiungere questo obiettivo.

Questo libro è rivolto a chi vuole diventare un autoeditore, a chi lo è già, ma sa di avere ancora qualcosa da imparare (perché c’è sempre qualcosa da imparare), o semplicemente a chi, anche solo per curiosità, vuole conoscere questo mestiere.

Il suo contenuto è aggiornato al momento in cui è stato reso disponibile in preordine (o ripubblicato dopo una revisione), quindi è possibile che alcuni dettagli relativi agli strumenti di cui i self-publisher fanno uso sul web siano cambiati, non esistano più o che ne esistano di nuovi. È basato sulla mia esperienza personale e sulle mie osservazioni relative a quella di altri colleghi autoeditori italiani e stranieri. Infine, non può essere definito in alcun modo esaustivo, perché su ciascuno degli argomenti trattati potrebbe essere scritto a sua volta un libro, ma propone in maniera schematica gli strumenti essenziali per comprendere il self-publishing e per affrontarlo in modo professionale, oltre che numerosi suggerimenti per un ulteriore approfondimento.

A questo libro è collegato un gruppo su Facebook in cui è possibile richiedere chiarimenti sul suo contenuto o porre delle domande su altri argomenti sempre relativi al self-publishing: https://www.facebook.com/groups/autoeditoria/

All’interno delle sezioni sono messi in evidenza al centro e in corsivo quelli che sono i punti chiave di ogni singolo argomento, che sono poi approfonditi nel testo che li precede o che li segue.

In appendice al libro, invece, è riportata una lista completa dei link ai siti citati nel testo.

Parte 1

Introduzione al self-publishing

1.1 Cosa significa self-publishing?

Il self-publishing è un modello editoriale tutt’altro che recente, ma viene indicato con questo nome, anche in Italia, soprattutto da quando grazie a internet è diventato molto più semplice e meno dispendioso pubblicare da sé i propri libri. E per qualche ragione viene abitualmente tradotto in italiano con la parola autopubblicazione. Probabilmente si tratta di una semplificazione derivata dal fatto che ci troviamo davanti a un cosiddetto falso amico, cioè un termine che assomiglia a quello della lingua di partenza, poiché magari ne condivide l’etimologia, ma che ha un significato diverso. In questo caso, inoltre, definire il self-publishing come semplice autopubblicazione aggiunge a priori una sfumatura dilettantistica e denigratoria, che (e questa è la cosa peggiore) potrebbe trarre in inganno e di conseguenza deresponsabilizzare colui o colei che si avvicina a questo modello editoriale.

Ma il termine publishing in inglese, inteso come sostantivo, non vuol dire pubblicazione (che sarebbe publication), bensì editoria. Per cui la traduzione corretta di self-publishing in italiano è autoeditoria.

Mi preme fare da subito questo tipo di precisazione per chiarire un concetto: chi pensa di tentare la via del self-publishing deve essere cosciente che dovrà entrare nel mercato editoriale, e ciò implica delle responsabilità.

L’autoeditoria è certamente un tipo di autopubblicazione, poiché colui che pubblica è la stessa persona che ha creato o almeno ideato (nel caso si avvalga di un ghostwriter) ciò che sta offrendo al pubblico, ma non tutta l’autopubblicazione è autoeditoria. Il blogging è autopubblicazione, ma non autoeditoria. Qualsiasi post che scriviamo sui social network è una forma di autopubblicazione, ma non è certo autoeditoria.

La distinzione tra l’autoeditoria e il concetto più generale di autopubblicazione consiste nel fatto che ciò che viene reso pubblico è un libro, vale a dire un prodotto editoriale, che viene creato con lo scopo primario di essere messo in vendita, affinché la gente paghi per poterlo leggere.

La differenza tra questo e l’articolo su un blog o il post su Facebook è abbastanza evidente.

Self-publishing significa AUTOEDITORIA, non autopubblicazione.

Allo stesso modo il termine self-publisher non significa di certo autopubblicatore (questa parola, infatti, non viene usata). Senza ombra di dubbio publisher vuol dire editore, quindi il self-publisher non è altro che l’autoeditore.

Per cui, chiunque stia pensando di diventare un self-publisher, dovrà essere disposto a imparare a fare l’editore.

Cosa fa un editore?

Un editore gestisce una serie di persone (figure professionali) che contribuiscono a creare un prodotto editoriale, a metterlo in vendita e a fare in modo che i lettori lo comprino.

Differenza tra pubblicazione e editoria:

Pubblicatore → preme il tasto pubblica;

Editore → gestisce una serie di persone per creare un prodotto editoriale.

Questa definizione è vera sia che si parli di editoria tradizionale che di autoeditoria. L’unica differenza sostanziale è che, mentre l’editore tradizionale pubblica primariamente libri di cui non è autore (sebbene ci siano case editrici tradizionali che pubblicano anche libri scritti dai loro stessi proprietari), nel caso dell’autoeditore la figura dell’editore corrisponde esclusivamente a quella dell’autore. In entrambi i casi, oltre a editore e autore (che coincidano o meno), devono esistere altre figure, che vengono gestite dall’editore (che sia tradizionale o autoeditore), affinché da un testo si arrivi a un prodotto editoriale di qualità, destinato a essere commercializzato.

Nel caso dell’autoeditoria, alcune di queste figure possono essere ricoperte dallo stesso autoeditore, in base a quelle che sono le sue competenze, ma non tutte.

AUTOEDITORE:

la figura dell’EDITORE corrisponde a quella dell’AUTORE,

ma devono esserci anche altre figure.

Esistono in realtà altre differenze rispetto all’editore tradizionale, che verranno meglio esaminate più avanti, tra cui il fatto non trascurabile che l’autoeditore non è tenuto a fondare un’azienda per pubblicare i propri libri (cioè non deve avere per forza una partita IVA) e, di conseguenza, non è neanche tenuto ad avere un profitto, anche se sarebbe consigliabile averlo. Quest’ultimo aspetto, per quanto permetta all’autoeditore di osservare l’editoria da una prospettiva diversa da quella dell’editore tradizionale, non cambia il fatto che è comunque obbligato a rispettare il mercato in cui ha deciso di entrare e soprattutto i suoi utenti finali: i lettori.

1.2 Le figure professionali gestite dall’editore

Che l’editore sia tradizionale o sia un autoeditore, esistono delle figure professionali indispensabili con le quali deve lavorare per creare un prodotto editoriale di qualità. Queste annoverano perlomeno un editor, un correttore di bozze, un grafico per la copertina, un formattatore dell’edizione digitale, un impaginatore per l’edizione cartacea e un copywriter che scriva la cosiddetta quarta di copertina e altri testi promozionali.

A tali figure se ne aggiungono altre, tra cui: i beta reader, un secondo editor e magari anche un terzo (poiché possono esistere fino a tre livelli di editing), un illustratore per la copertina (se non si utilizza un’immagine di terzi), e per eventuali altre illustrazioni presenti all’interno del libro, oppure un fotografo.

Il numero di figure professionali aumenta ulteriormente, se si prende in considerazione la commercializzazione e promozione del libro, con l’aggiunta di un addetto stampa, di un social media manager, di un grafico pubblicitario, di un esperto di marketing e così via, o ancora di più, se si pensa di realizzare un booktrailer o addirittura un’edizione in audiolibro.

La produzione di un libro

richiede le stesse figure professionali

sia nell’EDITORIA TRADIZIONALE che nell’AUTOEDITORIA.

Produrre un buon libro non è una cosa semplice. Tanto meno lo è fare in modo che i lettori lo acquistino. E chi vuole diventare un autoeditore non può certo fare a meno di buona parte delle figure che ho elencato, in particolare di quelle che ho definito indispensabili. Allo stesso tempo è anche vero che l’autoeditore può ricoprire alcuni di questi ruoli, se ne ha la competenza, mentre per gli altri deve rivolgersi all’esterno, a pagamento o tramite collaborazioni a costo zero con altri colleghi.

Comunque decida di agire, è essenziale, prima di tutto, che abbia le idee chiare su come si gestiscono queste figure e su come funziona l’editoria.

In secondo luogo, l’autoeditore deve essere in grado di definire i propri limiti e giudicare con onestà quelle che sono le sue reali competenze. Se non è certo di quale sia la cosa giusta da fare, ha due scelte: imparare oppure trovare qualcun altro esperto che se ne occupi.

In terzo luogo, per quanto possa avere tutte le competenze sopraelencate, non può e non deve occuparsi di tutto. Infatti, al di là di evidenti problemi di tempo, per la produzione di un buon libro è imprescindibile che almeno un’altra persona lavori al testo, poiché l’autore, anche nel caso in cui sia un ottimo editor, siccome conosce troppo bene ciò che ha scritto, può diventare cieco di fronte al più banale degli errori o alla più lampante delle incongruenze. Un altro paio di occhi, che sappiano cosa guardare, sono indispensabili.

D’altra parte, se non è disposto ad accettare anche solo una di queste tre condizioni, l’autoeditoria non fa per lui.

In ogni caso, che si abbiano o meno molte competenze, che se ne imparino o meno delle altre, che si trovi o meno una rete di collaboratori, oppure si sia disposti a investire del denaro per pagare dei professionisti, alla fine dei giochi ciò cui bisogna puntare in qualità di autoeditori è creare un prodotto editoriale indistinguibile da quello di un buon editore tradizionale, possibilmente di un grande editore.

L’obiettivo dell’AUTOEDITORE:

creare un prodotto editoriale qualitativamente indistinguibile da quello di un buon editore tradizionale.

E questo è senza dubbio possibile, poiché, sebbene la grande editoria disponga di risorse economiche ben più consistenti, trovare dei collaboratori competenti, pur rispettando il proprio budget (o addirittura anche se non si dispone di alcun budget in denaro, ma si può offrire in cambio il proprio tempo e le proprie competenze), per realizzare un prodotto editoriale di qualità è al giorno d’oggi alla portata di chiunque sappia usare un computer, abbia accesso a internet, abbia voglia, e magari anche piacere, di creare una rete di contatti, abbia fantasia, voglia di imparare, di mettersi in gioco, creda nelle proprie capacità e, soprattutto, abbia scritto un buon libro.

Ciò è particolarmente vero nell’ambito degli ebook. La rete ci offre tutta una serie di applicazioni gratuite per creare un prodotto editoriale digitale in maniera relativamente semplice. Tant’è vero che non è affatto raro trovarsi di fronte un ebook pubblicato da un autoeditore meglio formattato di quello pubblicato da un grande editore (che magari lo fa pagare dieci volte tanto), poiché quest’ultimo, essendo ancora fortemente legato all’editoria cartacea, tende spesso a trascurare la qualità del formato digitale.

Ed è proprio il mercato digitale quello in cui l’autoeditoria, che in un certo senso gioca in casa, di fatto è in grado di insidiare la grande editoria tradizionale.

1.3 Il patto col lettore

Esistono autori che si avvalgono del lavoro di un ghostwriter per la stesura dei propri testi, ma, sebbene buona parte degli argomenti trattati in questo libro si adattino anche a loro, nel caso decidano di pubblicare in maniera indipendente le opere che hanno commissionato, per semplicità chiarisco che nell’usare il termine autoeditore mi riferisco soprattutto a una persona che scrive le proprie opere, cioè che è uno scrittore.

Lo scrittore autore dei propri libri, quindi non ghostwriter, scrive essenzialmente per se stesso, per esempio, per rendere una storia o un’idea che ha in testa reale, per creare un libro che vorrebbe leggere, e così via. Ognuno ha le proprie motivazioni personali che lo spingono a scrivere. Ma, nel momento in cui il libro è stato scritto e l’autore decide di pubblicarlo, il suo interlocutore diventa il lettore. Il libro a quel punto non appartiene più solo a chi l’ha scritto, ma anche a chi lo legge, e ogni lettore ne crea una versione personale nella propria mente.

Lo SCRITTORE scrive per se stesso.

L’EDITORE pubblica per i LETTORI.

L’autoeditore, oltre a essere uno scrittore (una persona che scrive) e un autore (una persona che ha completato almeno un’opera letteraria), è un editore, cioè è colui che pubblica il libro, quindi è al lettore che deve rispondere. E con il lettore ogni editore, incluso l’autoeditore, fa un patto che consiste in questo: il lettore investe soldi (e tempo) nel libro, l’editore in cambio gli fornisce un prodotto editoriale che rispetta gli standard di qualità.

Chiaro e semplice.

Patto col lettore:

il lettore paga per il tuo libro,

tu gli dai un prodotto editoriale di qualità.

Chi pubblica deve rispettare questo patto, anche se pubblicare libri non è il suo lavoro principale, anche se ci guadagna poco o nulla, anche se lo fa solo per rendere pubblico il proprio messaggio. Se non intende o non è in grado di rispettare il patto, non dovrebbe pubblicare.

Nell’ambito dell’autoeditoria, il lettore è particolarmente importante, poiché funge da vero filtro e giudice dell’operato dell’autoeditore. Infatti, anche se l’autoeditore si circonda di numerose figure professionali, l’ultima parola su ciò che viene pubblicato, e di conseguenza la responsabilità sulla qualità del prodotto editoriale, è solo sua. Ed ecco che il filtro presente nell’editoria tradizionale qui, invece, si manifesta direttamente attraverso il pubblico dei lettori, che, avendo speso i propri soldi per un libro e avendo investito il proprio tempo per leggerlo, adesso hanno l’opportunità di giudicarlo attraverso le recensioni e di influenzare l’acquisto da parte di altri potenziali lettori.

La migliore strategia di marketing o pubblicitaria che riesca a portare inizialmente un elevato numero di lettori all’acquisto di un libro è destinata a fallire, se quest’ultimo non ha la qualità necessaria per soddisfare le aspettative del pubblico.

Talvolta, però, può capitare di sentire un self-publisher dire che pubblica dei libri solo per divertimento, che non è interessato ad avere dei lettori, né a guadagnarci, che è solo una piccola soddisfazione personale e, addirittura, che non si ritiene uno scrittore.

Tutto ciò, che sia vero o rappresenti solo un tentativo di non prendersi delle responsabilità, non ha alcuna importanza. Se una persona scrive, è uno scrittore, ma questo aspetto riguarda solo lo stesso scrittore. Al contrario, se una persona pubblica dei libri, è un editore e, come tale, deve rispettare il lettore. Non può scegliere di non farlo per pigrizia o ignoranza.

Quando un autoeditore non rispetta il patto con il lettore, il self-publishing diventa trash-publishing, cioè editoria spazzatura.

È verissimo che esiste purtroppo l’editoria spazzatura anche in ambito tradizionale, ma ciò non autorizza di certo l’autoeditore a imitarla.

Quando non si rispetta il patto col lettore,

non si fa self-publishing ma

TRASH-PUBLISHING.

In questo discorso non bisogna però dimenticare che il concetto di qualità per certi aspetti dipende dal lettore al quale si intende vendere il libro, mentre per altri è un fattore molto più oggettivo.

Se parliamo del contenuto di un libro in termini di trama e di stile, il gradimento, e quindi la percezione della qualità, spesso (ma non sempre) può dipendere dai gusti del lettore. Se invece parliamo di aspetti tecnici come, soprattutto, l’uso della lingua (uso appropriato dei termini, rispetto della grammatica in generale e nello specifico della sintassi, numero limitato di errori involontari e refusi) e la coerenza nelle scelte stilistiche, ma anche altri che hanno influenza sulla fruizione del libro, come la formattazione del testo, l’impaginazione dell’edizione cartacea e la formattazione dell’ebook, non ci sono gusti che tengano.

Alcuni standard di qualità sono definibili in maniera oggettiva e niente può giustificare il fatto che non vengano rispettati, neppure il considerare la propria attività di autoeditore un semplice hobby.

1.4 Come funziona l’editoria tradizionale

Il percorso che porta un libro a essere pubblicato e, magari, a diventare un successo editoriale nell’ambito dell’editoria tradizionale dovrebbe essere il seguente.

Lo scrittore scrive un libro, dopodiché cerca un agente letterario. Quando lo trova, sarà l’agente a proporre il libro a tutta una serie di editori, finché non ne salterà fuori uno interessato a pubblicarlo. Si passa quindi alla firma del contratto, che prevede un sostanzioso anticipo sulle royalty. Questo come minimo dovrebbe coprire il tempo medio impiegato da uno scrittore per scrivere un libro, vale a dire dovrebbe corrispondere a un reddito annuo (non particolarmente elevato nel caso di un esordiente, ma di certo dignitoso). A questo punto l’editore mette mano al manoscritto e segue il processo di trasformazione di quest’ultimo in un prodotto editoriale, finché si arriva alla pubblicazione. Prima, durante e successivamente a essa si svolge la promozione, che implica dei costi. Lo scopo dell’editore è recuperare l’anticipo dato all’autore, coprire tutte le altre spese (pagare tutte le persone che hanno lavorato al libro e alla promozione) e ritrovarsi comunque un guadagno netto di una certa entità entro i primi tre mesi dalla pubblicazione. Spesso non ci riesce sul singolo libro, ma, quando ciò accade, l’editore è ben contento di pubblicare un secondo libro dello stesso autore, altrimenti le loro strade si separano.

EDITORIA TRADIZIONALE

Manoscritto → Agente → Editore

Anticipo sulle royalty → Prodotto editoriale

Pubblicazione e promozione

Questo quadretto che ho appena descritto è una situazione che fino a qualche decennio fa era la regola, ma che al giorno d’oggi, persino con i grandi editori, si osserva raramente in questi termini.

Com’è che un libro giunge a un editore adesso?

In pratica gli editori, soprattutto quelli grossi, cercano un libro che possa vendere bene, ma per andare sul sicuro (o almeno provarci), visto che l’editoria non è un settore particolarmente fiorente, spesso si rivolgono ad autori con un seguito preesistente. Sono di solito personaggi famosi di vario tipo, ma l’avvento di internet e dell’autopubblicazione in senso lato (non solo l’autoeditoria) ha permesso anche a persone altrimenti sconosciute di guadagnarsi un nutrito seguito. La presenza di un seguito è molto più importante della qualità del libro, che, volendo, può essere migliorata in fase di editing, ma che spesso non è richiesta, poiché molti di questi libri sono rivolti a un pubblico di lettori per i quali la qualità letteraria del testo non è, per così dire, una priorità.

Certamente esiste ancora il meccanismo di arrivare all’editore attraverso l’agente o talvolta in maniera diretta, ma chi si presenta con un evidente seguito di lettori o potenziali tali viene considerato con maggiore attenzione. Anzi, spesso, quando non è lo stesso editore, sono gli agenti che si interessano a questi autori e propongono loro di rappresentarli.

Sia chiaro che il mio non vuole essere un giudizio nei confronti di come funziona l’editoria adesso, ma solo una semplice descrizione. Il mercato editoriale, soprattutto in Italia, non gode di particolare salute e gli editori sono delle aziende, non degli enti culturali a scopo benefico. Se non guadagnano, falliscono, quindi fanno benissimo ad applicare dei metodi di selezione che assicurano il massimo guadagno.

Nella piccola e media editoria, invece, l’autore riesce a proporre direttamente, o talvolta tramite un piccolo agente, il proprio libro, e la selezione avviene di solito col metodo tradizionale. Solo la grande editoria ha, infatti, i mezzi in grado di dare ulteriore visibilità a chi ne ha già. D’altronde, che senso avrebbe per un influencer, un famoso blogger, un personaggio televisivo o un autoeditore famoso accettare un contratto editoriale da qualcuno che ha meno seguito di lui o lei?

Ora andiamo al passaggio successivo: l’anticipo sulle royalty.

Questo non esiste nella piccola editoria. Nella media editoria può talvolta esistere, ma si tratta di cifre che si allontanano di molto dall’ideale di cui parlavo prima. Sono al massimo segno di un certo impegno da parte dell’editore nei confronti del libro.

Nella grande editoria, se escludiamo il caso di personaggi già famosi e di grandi autori che vendono particolarmente bene, per tutti gli altri, soprattutto quelli al primo libro, quando l’anticipo c’è, esso è ben lontano dalle cifre del passato e talvolta è accompagnato da una percentuale sulle royalty non entusiasmante (volendo usare un eufemismo), cui si può aggiungere, in certi casi, la vendita del libro a un prezzo tendenzialmente basso. Il risultato è che l’autore, salvo un insperato e fortunoso successo del libro, di rado vedrà molto più di quanto ottenuto con l’anticipo sulle royalty, nonostante abbia venduto nel complesso un numero di copie tutt’altro che trascurabile (nel mercato italiano).

Tutto ciò fa sì che per un autore nell’editoria tradizionale la scrittura dei libri, nella stragrande maggioranza dei casi, non possa essere la fonte primaria di reddito. In altre parole, un autore deve avere un altro lavoro o qualcuno che lo mantenga o essere già facoltoso di suo.

Ma almeno l’esistenza di un editore assicura che il libro venga sottoposto a editing, no?

Purtroppo no. Certi editori non fanno editing, altri lo fanno, ma non è un buon editing, altri ancora (soprattutto medi e grandi editori) l’editing lo fanno, gli editor sono magari bravi, eppure non sempre il risultato corrisponde alla qualità di chi ci lavora. I motivi possono essere tanti, dalla bassa qualità del prodotto grezzo di partenza (ma comunque scritto da chi ha un seguito e quindi va pubblicato) ai tempi stretti abbinati a trattamenti economici non ideali con cui molti professionisti dell’editoria (editor, correttori di bozze, traduttori) sono costretti a lavorare. E quest’ultimo aspetto è particolarmente vero per i prodotti da edicola, su cui gli editori investono meno a tutti i livelli.

E infine arriviamo a parlare di promozione.

Nella grande editoria di certo ci sono i mezzi per compiere un consistente sforzo promozionale. In genere, questo è ben definito all’inizio e spesso è correlato alle spese compiute in precedenza (anticipo sulle royalty, numero, tempo e compenso dei professionisti coinvolti nella realizzazione del prodotto). Certi libri vengono spinti più di altri, che invece vengono buttati allo sbaraglio, sperando in un po’ di fortuna. Talvolta capita che libri su cui si è speso tanto in promozione siano un flop o, al contrario, che quelli su cui si è fatto il minimo di promozione risultino un successo.

Nella media editoria può esistere ancora una certa promozione, ma è limitata dalle dimensioni esigue del budget dell’editore. Nella piccola editoria la promozione è quasi assente.

Al di fuori della grande editoria (e spesso anche in quest’ultima), ci si aspetta sempre che l’autore sia parte attiva durante la fase promozionale.

Insomma, uno scrittore al giorno d’oggi, anche se persegue la strada dell’editoria tradizionale, deve sapersi promuovere, almeno in rete.

In tutto questo discorso c’è da considerare un altro aspetto. Nell’editoria tradizionale l’autore concede i diritti d’autore per un certo periodo di tempo all’editore. Ciò significa che l’editore può escluderlo da qualsiasi decisione, per esempio sulla copertina o sull’etichetta da dare al libro, cioè il genere primario nell’ambito del quale si decide di promuoverlo, o addirittura sulla scelta del titolo. L’editore talvolta spinge l’autore a modificare alcuni aspetti del libro che possano in qualche modo risultare controversi o non adeguati alla linea editoriale dell’editore stesso.

Insomma, l’autore può perdere totalmente il controllo sull’opera, soprattutto nell’ambito della grande editoria. In altri casi, però, si possono creare dei proficui rapporti di collaborazione.

1.5 Gli editori a pagamento

Formalmente parte dell’editoria tradizionale, in quanto aziende che principalmente pubblicano libri scritti da persone diverse dal loro proprietario, sono i cosiddetti editori a pagamento.

In realtà gli editori a pagamento sono un’aberrazione dell’editoria.

Un editore a pagamento viene pagato dall’autore per ricevere in esclusiva i diritti di pubblicazione del suo libro. Poiché l’editore a pagamento guadagna dai soldi versati dall’autore, in cambio di un certo numero di copie del libro, non ha alcun interesse a pubblicare libri di qualità o anche soltanto con un potenziale commerciale, né tanto meno a impegnarsi affinché vengano venduti.

Il cliente finale dell’editore a pagamento è l’autore, non il lettore.

Un editore vero, però, è un imprenditore che seleziona dei manoscritti, li trasforma a proprie spese in prodotti editoriali, li pubblica e guadagna vendendo questi ultimi ai lettori. Per questo motivo un editore a pagamento non è affatto un editore, ma uno stampatore che acquisisce, per un certo periodo, i diritti esclusivi sul libro stesso.

L’EDITORIA A PAGAMENTO è un’aberrazione dell’editoria,

poiché ha come cliente finale l’autore invece del lettore.

Una cosa deve essere cristallina nella mente degli autori: non si paga mai per farsi pubblicare un libro da un editore. È l’editore, semmai, che deve pagare l’autore, affinché questi gli conceda il diritto di pubblicare il suo libro.

1.6 La storia del self-publishing

Sebbene il self-publishing sia salito alla ribalta nell’ambito dell’editoria soprattutto con la diffusione degli ebook, non è affatto un modello editoriale nato di recente.

Da quando esiste l’editoria, numerosi autori hanno autoprodotto i propri libri, alcuni dei quali sono giunti fino a noi. Un nome su tutti è quello di Virginia Woolf, che nel 1917 insieme al marito fondò il marchio editoriale Hogarth Press per autopubblicare i propri libri. Ma ancora prima di lei, nel 1873, Fëdor Dostoevskij autopubblicò I demoni, facendosi stampare le copie a proprie spese da una tipografia per poi offrirle direttamente alle librerie.

In tempi più recenti, autopubblicare significava ancora andare da un tipografo e farsi stampare, pagando in anticipo, una certa quantità di copie (centinaia) di un proprio libro e poi accordarsi con alcune librerie per rivenderle tramite il sistema del conto vendita. Questa pratica era particolarmente utilizzata in ambito universitario, ma anche autori di narrativa ne facevano uso. Il problema principale erano i costi di stampa e il relativo rischio di non recuperare i soldi investiti. Poi c’era anche la faccenda delle copie stampate, che dovevano essere conservate da qualche parte, nel frattempo.

Con l’arrivo di internet, sono aumentate progressivamente le opportunità messe a disposizione degli autori che non volevano o non potevano farsi pubblicare da un editore. La prima di queste è il cosiddetto print-on-demand, vale a dire la possibilità di pubblicare un libro attraverso una piattaforma web (come CreateSpace, che è stata fondata nel 2000, e Lulu, nel 2002), che funge anche da negozio online e/o si appoggia a negozi online esterni (come Amazon) e/o addirittura permette di renderlo ordinabile in una libreria fisica, senza però stampare alcuna copia in anticipo. Solo dopo l’acquisto da parte del lettore, una singola copia viene stampata e spedita.

Il difetto principale del print-on-demand, particolarmente grave agli inizi, è che il costo di stampa di un libro singolo stampato su richiesta è molto superiore al costo medio di un libro proveniente dalla stampa offset, in cui centinaia o migliaia di copie vengono stampate allo stesso tempo. Il risultato è che il costo finale del libro tende a essere superiore a quello dei libri di autori famosi nello stesso formato.

Va da sé che è più facile che un lettore compri il libro di un autore famoso piuttosto che quello di uno sconosciuto, tanto più se quest’ultimo ha un prezzo più elevato.

Ma la vera rivoluzione si ha con la diffusione degli ebook, accelerata dalla comparsa dei primi dispositivi dedicati alla visualizzazione dei libri elettronici. Uno fra tutti è stato fondamentale: il Kindle di Amazon, che è in commercio (inizialmente solo negli Stati Uniti) dal 2007.

Subito dopo la sua comparsa, viene lanciata la piattaforma di self-publishing digitale di Amazon chiamata Kindle Direct Publishing (detta KDP), vale a dire una piattaforma per la pubblicazione diretta nel formato leggibile dal Kindle.

Pubblicare il proprio ebook direttamente su Amazon significa renderlo disponibile ai lettori di tutto il mondo accanto a quelli dei grandi autori, con la notevole differenza che un libro digitale è un software, non ha costi materiali, non occupa spazio, è infinitamente riproducibile e, perciò, può essere venduto a qualsiasi prezzo a partire da 99 centesimi (o meno) o addirittura offerto gratuitamente. In queste condizioni, i libri pubblicati dai self-publisher possono almeno teoricamente competere con quelli dei grandi editori, ancora tuttora molto restii nei confronti dell’ebook e che spesso vendono i libri in questo formato a prezzi che poco si discostano dal cartaceo in brossura.

Punti salienti della storia dell’AUTOEDITORIA:

- Fëdor Dostoevskij (I demoni, 1873)

- Virginia Woolf (Hogarth Press, 1917)

- tipografia

- print-on-demand

- ebook

Per quanto riguarda l’Italia, Amazon arriva nel 2010, e alla fine del 2011 arrivano anche il Kindle e KDP, seguita ben presto anche da Kobo Writing Life, Apple Books e Google Play Libri. Dal 2012 a oggi il mercato italiano dell’editoria digitale, pur rappresentando ancora una piccola percentuale di quello totale, sta crescendo ed è destinato a continuare su questa strada, accompagnato nella sua crescita dell’autoeditoria digitale.

1.7 Perché diventare self-publisher?

Sono essenzialmente tre i motivi che spingono un autore a intraprendere la strada dell’autoeditoria.

La situazione più comune dal punto di vista numerico è quella di autoprodursi per ripiego, vale a dire poiché non si è riusciti a trovare un editore interessato ai propri scritti oppure perché si è deciso di abbandonare l’editoria tradizionale dopo essere stati pubblicati.

Coloro che appartengono a questo gruppo non sono necessariamente dei cattivi scrittori. Gli editori tradizionali sono sommersi da manoscritti e anche le opere migliori vengono spesso ignorate, poiché si perdono nel mucchio o non raggiungono l’editor giusto in grado di vedere in esse del potenziale, o più semplicemente non si ritiene che possano vendere a sufficienza. Piuttosto che tenere le proprie opere nel cassetto, questi autori decidono di renderle disponibili al pubblico.

In questa categoria si possono includere anche quegli autori che hanno avuto un’esperienza negativa con uno o più editori tradizionali e decidono di pubblicare le opere successive per conto proprio.

La seconda motivazione abbastanza diffusa per diventare autoeditore è quella di pubblicare i propri libri nella speranza che, nel caso abbiano successo, attirino l’interesse di un editore.

Gli editori tradizionali fanno sempre più spesso scouting tra gli autoeditori di successo, poiché questi possiedono già un largo seguito e propongono dei prodotti che, evidentemente, funzionano. Che poi funzionino anche nell’editoria tradizionale è tutto da vedere. Si tratta, infatti, di un rischio, sia per l’editore tradizionale che per l’autoeditore.

Un conto è un ebook che viene venduto a meno di un euro, periodicamente offerto gratis, o magari reso disponibile per il prestito (tramite Kindle Unlimited), altra cosa è riproporre lo stesso libro (in una veste migliore) come ebook a quattro, cinque o dieci volte quel prezzo e, nel contempo, portarlo all’interno di un mercato completamente diverso: quello del cartaceo.

Inoltre, il successo di un ebook spesso è dovuto a fattori diversi dall’avere un vero seguito. Ci sono libri che si sono trovati all’apice della classifica di Amazon per mesi grazie a una combinazione di fattori che li ha fatti entrare nelle grazie degli algoritmi che regolano la visibilità nel sito e senza che l’autore sappia dire esattamente perché ciò è avvenuto. Sperare di riprodurre le stesse condizioni ripubblicandoli sotto il marchio di un editore, persino di un grosso editore con un peso promozionale importante, è davvero chiedere troppo.

In alcuni casi, comunque, è andata molto bene, tanto che la maggior parte dei lettori neppure sospetta che il bestseller che ha tra le mani, da cui magari hanno tratto un film, in origine era stato autoprodotto. In altri, di cui sappiamo poco o più probabilmente nulla, è stato un flop, che ha bruciato l’immagine dell’autore nell’ambito dell’editoria tradizionale e nel contempo gli ha fatto perdere l’apprezzamento ottenuto chissà come dall’algoritmo di Amazon. Se però l’autore in questione ha un proprio seguito, potrà tornare da esso, pubblicando da sé i libri successivi oppure di nuovo lo stesso, una volta riottenuti i diritti, magari con qualche soldo in più in tasca rispetto a quelli che aveva prima (se era riuscito a strappare un anticipo dignitoso).

Infine, c’è un terzo motivo che spinge un autore a diventare autoeditore e che col passare del tempo sta divenendo sempre più diffuso nel mercato internazionale e, di conseguenza, anche in quello italiano: il desiderio di essere padrone del proprio progetto editoriale, di controllarne ogni fase, di conoscere il mercato editoriale e misurarsi con esso, vale a dire la voglia di provare a diventare l’editore dei propri libri.

Ciò vale anche per quegli autori che hanno già lavorato proficuamente nell’ambito dell’editoria tradizionale, ma che decidono comunque di lasciarla, facendo tesoro dell’esperienza maturata, e scelgono l’indipendenza. Essi includono anche autori di successo che, dopo aver riottenuto i diritti di vecchi libri, invece che cercare nuovi editori, ritengono che sia meglio per loro ripubblicarli da sé. Si tratta spesso di opere divenute introvabili e mai pubblicate in versione ebook, che quindi sono destinate a diventare dei bestseller tra i nuovi fan di questi autori.

Motivi che spingono a diventare

un AUTOEDITORE:

1) ripiego;

2) speranza di trovare un editore;

3) voler diventare editore.

L’autore che sta valutando se l’autoeditoria possa essere la sua strada deve prima di tutto capire quale delle tre motivazioni sopra elencate lo sta portando a questa scelta, poiché esse presuppongono un approccio diverso e degli stimoli diversi, che però possono cambiare nel tempo.

Ogni autoeditore è un mondo a sé e deve individuare la propria personale strada nell’ambito dell’editoria, che decida di rimanere indipendente o di affidarsi successivamente a una casa editrice oppure di diventare ibrido, vale a dire di pubblicare alcuni libri da sé e altri con un editore tradizionale.

1.8 Vivere di scrittura

Chi ama scrivere guarda spesso con ammirazione, e magari un po’ di invidia, gli autori che ce l’hanno fatta, quelli che riescono a guadagnarsi da vivere in maniera stabile grazie alle royalty derivate dai propri libri. Ciò di cui non ci si rende conto è che gli autori che veramente guadagnano abbastanza, e soprattutto costantemente, dai ricavi diretti dei propri libri sono in numero veramente piccolo, soprattutto in Italia. Tolti alcuni nomi che balzano in cima alle classifiche a ogni pubblicazione (alcuni di questi, però, guadagnano parecchio dall’utilizzo dei diritti dei propri libri in altri ambiti, per esempio la TV o il cinema), abbiamo tutta una serie di autori ritenuti famosi o comunque di successo che continuano ad avere anche un altro lavoro (o anche più di uno), nonostante siano apprezzati da pubblico e critica. Questo accade perché quello dell’autore è un mestiere incerto, fatto di alti e bassi, in cui si può guadagnare bene per qualche anno e poi rimanere al palo per chissà quanto.

Il mercato editoriale italiano è piccolo e difficile, i gusti dei lettori cambiano, la fortuna gira.

Se poi pubblichi con un editore tradizionale e un tuo libro non va abbastanza bene, ti ritrovi bloccato.

Ma sto parlando appunto di quella minoranza che dalla scrittura guadagna o ha guadagnato delle cifre di un certo livello. La stragrande maggioranza degli autori, che siano bravi o meno (la qualità ha un’importanza relativa), prolifici o meno, guadagna poco o nulla.

Per cui chiunque abbia l’intenzione di scrivere dei libri, in particolare di narrativa, solo per poterci campare (non dico diventare ricchi), sta proprio sbagliando. Magari ci riuscirà, ma la probabilità è bassa e quindi non deve farci affidamento.

Dobbiamo scrivere e pubblicare perché abbiamo qualcosa da dire e vogliamo che qualcuno ci ascolti.

Una volta chiariti questi concetti e le nostre motivazioni, è necessario però aggiungere che, in linea teorica (la pratica potrebbe essere diversa), la probabilità di guadagnare, e magari anche vivere dignitosamente di scrittura, è superiore per un autoeditore professionista che per un autore che lavora con un editore tradizionale.

Tra i motivi che avallano questa affermazione ci sono i margini di guadagno più elevati dovuti all’assenza di intermediari e quindi a royalty più elevate, il fatto che, se un libro va male, l’autoeditore pubblicherà, se vuole, altri libri, che potrebbero andare bene (non ha bisogno di un editore che glielo permetta), il fatto che l’autoeditore si adatta più velocemente al mercato, il fatto che può pubblicare tutti i libri che vuole con la frequenza che desidera (anche due, tre, quattro l’anno o più), il fatto che gli basta avere alcune migliaia di lettori (quindi anche nell’ambito di un genere di nicchia, che il mercato tradizionale non considera neppure) che comprano ogni suo libro per incassare delle cifre di tutto rispetto, e così via.

Questo non significa che sia più facile diventare ricchi, anzi, è esattamente vero il contrario. Se ci limitiamo a guardare gli autori che hanno dei guadagni dignitosi nell’editoria tradizionale e quelli nell’autoeditoria, tra i primi ci sono sicuramente i più ricchi, ma i secondi sono di più in numero.

Inoltre i self-publisher che sono diventati ricchi e famosi (ovviamente non sono italiani) spesso hanno finito per convertirsi in autori ibridi o addirittura tradizionali.

Un nome tra tutti è quello di Andy Weir, l’autore di The Martian (in italiano L’uomo di Marte e successivamente Sopravvissuto - The Martian), da cui è stato tratto il film di Ridley Scott con Matt Damon. Weir ha iniziato pubblicando il suo libro a soli 99 centesimi su Amazon nell’autunno del 2012 e vendendo un numero considerevole di copie in pochi mesi, cosa che lo ha portato a breve distanza di tempo ad avere un agente, un’opzione con un produttore cinematografico e un contratto con un grosso editore, che poi ha ripubblicato il suo romanzo.

Il suo caso, per quanto non rappresenti l’ideale dell’autoeditoria (Weir ha tentato la via del self-publishing quasi per gioco o ripiego ed è stato subito ben felice di essere messo sotto contratto da un editore), è comunque una favola che dà a tutti noi speranza, ma soprattutto che ci mostra la potenza degli strumenti che sono alla nostra portata. È necessario però non dimenticarsi che le possibilità di ripercorrere i suoi passi rasentano lo zero.

Comunque, nonostante i sogni di ricchezza debbano essere messi da parte, ci sono numerosi autoeditori, anche in Italia, di cui si sa poco o nulla, che, pur non essendo famosi, guadagnano abbastanza da poter vivere, almeno per il momento, grazie alle royalty dei propri libri (sebbene, per sicurezza, tendano ad avere anche un’altra fonte di reddito).

Molti di essi, a dire la verità, scrivono non-fiction, vale a dire saggi, infoprodotti, manuali e libri divulgativi. Si tratta di prodotti editoriali che rispondono alle necessità di un pubblico abbastanza definito, in continua evoluzione, che è disposto a pagare anche cifre relativamente elevate, rispetto a quelle della narrativa, poiché ha bisogno proprio di quel libro. Inoltre questi libri richiedono spesso tempi di preparazione inferiori rispetto ai romanzi e ne vengono, di conseguenza, pubblicati molti di più dallo stesso autore nel corso dello stesso anno.

Nella narrativa non è altrettanto semplice raggiungere tali risultati, poiché lo scopo primario è l’intrattenimento e c’è sempre qualche altro libro da leggere: nessun romanzo è necessario e insostituibile. Eppure anche nella narrativa ci sono delle persone che hanno fatto dell’autoeditoria il proprio mestiere principale o addirittura l’unico (quelli più temerari).

Autori che guadagnano in maniera dignitosa:

- tra quelli TRADIZIONALI ci sono i più ricchi;

- gli AUTOEDITORI sono un po’ di più in numero.

Il fatto che l’autoeditoria aumenti (leggermente, nel caso dell’Italia) le probabilità di vivere di scrittura non deve fuorviare. Prima di tutto ci si deve dedicare a essa in maniera professionale, affinché si abbia una reale chance di riuscire e soprattutto di non essere una meteora creata dal capriccio dell’algoritmo di Amazon. E l’autoeditoria professionale è a tutti gli effetti una forma di imprenditoria, con tutti i rischi annessi.

Inoltre, non bisogna sottovalutare un fattore fondamentale, legato alla capacità di proporre il prodotto giusto nel momento giusto, di incappare in una serie di situazioni positive uniche per ciascuno di noi e per ciascun nostro libro, ognuna delle quali assolutamente imprevedibile, e che ha un peso ancora maggiore, quando non si può contare su strumenti forti come budget promozionali elevati e contatti importanti nei media.

Questo fattore è la fortuna.

1.9 I tre ruoli dell’autoeditore

Il termine inglese self-publisher non è l’unico modo con cui vengono indicati gli editori che sono anche autori dei libri che pubblicano. È semmai il più generico, tanto che gli autoeditori professionisti anglofoni tendono a non identificarsi con esso, poiché vi percepiscono una sfumatura dilettantesca. Ciò dipende semplicemente dal fatto che la parola self è talvolta associata al concetto di hobby e del fare da sé.

Al contrario, in italiano il termine autoeditore suona molto bene, proprio perché ha in sé la parola editore, che nella nostra lingua ha un significato ben definito. E, come dicevo in precedenza, usare questo termine ha lo scopo primario di responsabilizzare l’autoeditore, ricordandogli che non è semplicemente un autore che si pubblica, ma un editore che è anche un autore.

Accanto a questo termine generico se ne possono individuare almeno altri tre, ognuno dei quali pone in rilievo uno dei tre ruoli principali che l’autoeditore va a ricoprire e che sono stati, forse per la prima volta, definiti dal saggio "APE: Author, Publisher, Entrepreneur" di Guy Kawasaki.

Il primo e più conosciuto è autore indipendente (in inglese, independent author o indie author), che mette in evidenza il primo ruolo, in ordine cronologico, dell’autoeditore: quello dell’autore.

L’autoeditore

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