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La scuola italiana dal crollo del fascismo al Ministero dell'università e della ricerca: Raccolta delle norme sulla scuola dal crollo del regime al 1988

La scuola italiana dal crollo del fascismo al Ministero dell'università e della ricerca: Raccolta delle norme sulla scuola dal crollo del regime al 1988

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La scuola italiana dal crollo del fascismo al Ministero dell'università e della ricerca: Raccolta delle norme sulla scuola dal crollo del regime al 1988

Lunghezza:
1.193 pagine
16 ore
Pubblicato:
5 mag 2020
ISBN:
9788835821250
Formato:
Libro

Descrizione

Questo volume raccoglie le norme nazionali (compresi i principali Decreti ministeriali) emesse in Italia dal crollo del regime fascista fino alla Legge 9 maggio 1989, n. 168. Istituzione del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica.
Le norme vengono riportate in ordine cronologico e forniscono un percorso nell’evoluzione delle disciplina normativa nell’ambito delle formazione, a tutti i livelli, dalle scuole elementari all’Università, comprese alcune norme su corsi speciali per l’alfabetizzazione – problema vivo ancora con l’avvento della repubblica e per vari anni a seguire – e su altri corsi e scuole speciali come ad esempio quella carceraria.
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5 mag 2020
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9788835821250
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La scuola italiana dal crollo del fascismo al Ministero dell'università e della ricerca - Mirko Riazzoli

La scuola italiana dal crollo del fascismo al Ministero dell'università e della ricerca

Raccolta delle norme sulla scuola dal crollo del regime al 1988

Introduzione

Questo volume raccoglie le norme nazionali (compresi i principali Decreti ministeriali) emesse in Italia dal crollo del regime fascista fino alla Legge 9 maggio 1989, n. 168. Istituzione del Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica.

Le norme vengono riportate in ordine cronologico e forniscono un percorso nell’evoluzione delle disciplina normativa nell’ambito delle formazione, a tutti i livelli, dalle scuole elementari all’Università, comprese alcune norme su corsi speciali per l’alfabetizzazione – problema vivo ancora con l’avvento della repubblica e per vari anni a seguire – e su altri corsi e scuole speciali come ad esempio quella carceraria.

Regio Decreto 29 maggio 1944, n. 142. Modificazione della denominazione del Ministero dell'Educazione Nazionale in quella di Ministero della Pubblica Istruzione.

(GURI n. 35, 10 giugno 1944)

VITTORIO EMANUELE III

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE

RE D'ITALIA

Visto l'art. 3 del R. decreto 12 settembre 1929, n. 1661:

Visto l'art. 4 della legge del 24 dicembre 1925, numero 2263;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Primo Ministro Segretario di Stato;

Abbiamo decretato e decretiamo:

Articolo unico.

La denominazione del Ministero dell'educazione nazionale è modificata in quella di « Ministero della pubblica istruzione».

Il presente decreto ha vigore dal giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno – serie speciale.

Ordiniamo, a chiunque spetti, di osservare il presente decreto e di farlo osservare come legge dello

Stato.

Dato a Salerno, addì 29 maggio 1944

VITTORIO EMANUELE

Decreto Legislativo Luogotenenziale 31 agosto 1945, n. 714. Abrogazione della legge 7 gennaio 1929, n. 5, relativa al libro di testo unico di Stato per le Scuole elementari e modificazioni al testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla istruzione elementare approvato con R. decreto 5 febbraio 1928, n. 577

(GU n. 140, 22 novembre 1945)

UMBERTO DI SAVOIA

PRINCIPE DI PIEMONTE

LUOGOTENENTE GENERALE DEL REGNO

In virtù dell’autorità a Noi delegata;

Visto il R. decreto 5 febbraio 1928, n. 577, col quale fu approvato il testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sull’istruzione elementare, post-elementare e sulle opere di integrazione;

Vista la legge 7 gennaio 1929, n. 5, concernente norme per la compilazione e l’adozione del libro di testo unico di Stato per le singole classi elementari;

Visto il decreto-legge Luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151;

Visto il decreto legislativo Luogotenenziale 1° febbraio 1945, n. 58;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri;

Sulla proposta del Ministro per la pubblica istruzione, di concerto coi Ministri per le finanze e per il tesoro;

Abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:

Art. 1.

Tutte le norme contenute nella legge 7 gennaio 1929, n. 5, concernente la compilazione e l’adozione del libro di testo unico di Stato nelle singole classi elementari, sono abrogate.

Art. 2.

Per la scelta dei libri di testo da adottare nelle scuole elementari, sono richiamate in vigore le norme contenute nel testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sull’istruzione elementare, post-elementare e sulle opere di integrazione, approvato con R. decreto 5 febbraio 1928, n. 577, salvo che non sia diversamente disposto dal presente decreto.

Art. 3.

La tassa di cui alla lettera b) dell’art. 204 del testo unico citato è elevata a L. 300 e analogamente il compenso di cui al primo comma dell’art. 210 dello stesso testo unico è fissato in L. 170.

Art. 4.

Fino a due anni dopo la cessazione dello stato di guerra, i testi scolastici, con annessi disegni delle illustrazioni relative, possono essere presentati per l’approvazione in copia dattilografata.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare come legge dello Stato.

Dato a Roma, addì 31 agosto 1945

UMBERTO DI SAVOIA

Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato 29 maggio 1947, n. 595. Trattamento economico del personale non di ruolo, insegnante e non insegnante, delle scuole e degli istituti d'istruzione artistica e musicale.

(GU n. 155, 10 luglio 1947)

Art. 1.

Al personale insegnante incaricato e supplente delle Accademie di belle arti, degli Istituti d'arte, nonché delle Scuole d'arte comprese nei gruppi 2 e 3 di cui al regio decreto 21 gennaio 1935, n. 58, che abbia almeno 18 ore settimanali di lezione, spetta la retribuzione e la indennità di carovita, comprese le quote complementari, in misura pari, rispettivamente, allo stipendio e all'indennità di carovita, comprese le quote complementari dovute al personale insegnante di ruolo, di grado iniziale, che presta il medesimo insegnamento in istituto o scuola, di pari ordine e grado, residente nella medesima sede ed avente la stessa situazione familiare.

Quando l'insegnante incaricato o supplente abbia un minor numero di ore settimanali di insegnamento, il trattamento economico, di cui al precedente comma, è dovuto in proporzione.

Art. 2.

Al personale insegnante incaricato o supplente dei Licei artistici che abbia almeno 16 ore settimanali di lezione, spetta lo stesso trattamento economico di cui all'art. 1.

Analogo trattamento spetta al personale incaricato o supplente dei Conservatori di musica che abbia almeno 12 ore settimanali di lezione.

Il trattamento economico di cui ai precedenti commi, è dovuto in proporzione quando l'insegnante incaricato o supplente abbia un numero di ore settimanali di insegnamento inferiori rispettivamente a 16 oppure a 12.

Art. 3.

Ai fini dell'applicazione degli articoli 1 e 2 l'insegnamento della religione, in tutti gli Istituti di istruzione artistica e musicale, si considera di grado 10°, gruppo A. Per quanto riguarda i gradi corrispondenti agli altri insegnamenti nelle Accademie di belle arti, nei Licei artistici e nei Conservatori di musica, si richiamano le tabelle a) e b) annesse al regio decreto 22 aprile 1943, n. 478;per gli Istituti e Scuole d'arte restano fissati i seguenti gradi risultanti nelle rispettive piante organiche:

1) grado 9° , gruppo A: insegnanti degli Istituti d'arte governativi di Firenze, Napoli, Palermo e Venezia;

2) grado 10° , gruppo A: insegnanti degli Istituti d'arte governativi di 3° grado e delle Scuole d'arte governative di 2° grado;

3) grado 11° , gruppo B: insegnanti delle Scuole d'arte governative di 1° grado.

Art. 4.

Nelle Accademie di belle arti e Licei artistici e nei Conservatori di musica, al personale incaricato di insegnamenti per i quali nell'attuale ordinamento non esistono cattedre di ruolo, spetta la retribuzione di grado 11°, gruppo A, in proporzione alle ore di effettivo servizio sulla base dell'orario settimanale di obbligo, di cui ai precedenti articoli 1 e 2.

Art. 5.

L'insegnamento impartito da professori di ruolo, oltre il proprio obbligo di orario, o da incaricati e supplenti, oltre l'orario complessivo in una o più scuole, previsto negli articoli 1 e 2, o da professori incaricati e supplenti che rivestano un impiego di ruolo o non di ruolo alle dipendenze dello Stato e degli altri Enti pubblici, è compensato in ragione di due terzi della misura oraria della sola retribuzione risultante dalla applicazione dei precedenti articoli 1 e 2, esclusa la indennità di carovita e relative quote complementari.

Nella stessa misura è retribuito per le ore eccedenti l'insegnante di ruolo il cui obbligo di orario superi le ore settimanali indicate negli articoli 1 e 2.

Art. 6.

Nei casi di incarichi e supplenze in più istituti o scuole fino al raggiungimento delle ore settimanali stabilite dagli articoli 1 e 2, ciascun istituto o scuola corrisponde all'incaricato o supplente la relativa quota proporzionale del trattamento economico previsto dagli articoli stessi.

Nei casi di incarichi e supplenze in più istituti o scuole per un numero di ore complessivamente superiore a quelle indicate dagli articoli 1 e 2, le ore eccedenti sono retribuite dall'istituto o scuola in cui l'incaricato o supplente compia un maggior numero di ore nella misura prevista per dette ore dal precedente art. 5. Quando si verifica parità di orario, la retribuzione delle ore eccedenti sarà suddivisa in parti uguali tra ciascun istituto o scuola.

Art. 7.

Il trattamento economico, di cui ai precedenti articoli 1 e 2, è corrisposto mensilmente in dodicesimi per il servizio effettivamente prestato durante l'anno scolastico.

All'insegnante incaricato o supplente il cui servizio abbia avuto inizio non più tardi del 1° febbraio e sia durato fino al termine della prima sessione di esami, il predetto trattamento economico è dovuto anche durante le vacanze estive.

All'insegnante incaricato o supplente che abbia iniziato il servizio dopo il 1° febbraio, è corrisposta per la partecipazione agli esami della sessione estiva l'intera mensilità del trattamento economico di cui al primo comma del presente articolo, quando gli esami abbiano avuto termine oltre il 15 del mese o la metà della mensilità stessa quando gli esami abbiano avuto termine entro la prima quindicina del mese. Per la partecipazione agli esami della sessione autunnale è dovuta intera mensilità del predetto trattamento, qualunque sia la durata di essa.

Il trattamento di cui al precedente comma è dovuto all'insegnante che partecipi a una o ad entrambe le sessioni di esame.

Ai membri aggregati delle commissioni per gli esami di ammissione, promozione, idoneità e compimento inferiore e medio, è corrisposto una compenso orario pari a un quarantatreesimo della retribuzione annua per un'ora settimanale di lezione, nonché un quarantatreesimo delle indennità di carovita annua spettante per ciascuna ora settimanale di lezione ai sensi dei precedenti articoli 1 e 2 per coloro che non fruiscono della predetta indennità di carovita, in dipendenza di altro impiego statale o presso Enti di diritto pubblico.

Art. 8.

Per le supplenze di durata inferiore a un mese, nel corso dell'anno scolastico, il trattamento economico di cui ai precedenti articoli 1, 2 e 7 è corrisposto in trentesimi in relazione ai giorni di servizio prestato. A tale fine i mesi si considerano di trenta giorni.

Art. 9.

All'insegnante chiamato, in mancanza del titolare, a supplire nell'ufficio di direttore dell'Istituto, è dovuta, oltre allo stipendio in godimento, una retribuzione mensile pari a un decimo del solo stipendio mensile iniziale del grado con il quale il direttore titolare di uno stesso tipo di istituto inizia la carriera.

Nel caso in cui manchi il posto di ruolo del direttore, ai fini dell'applicazione del comma precedente, al direttore incaricato spetta un decimo dello stipendio iniziale del grado 7°.

Il direttore supplente è dispensato dall'obbligo di insegnamento nei casi in cui il titolare è esonerato da tale obbligo, sempreché l'assenza del titolare superi i quindici giorni.

Art. 10.

Il trattamento economico previsto dall'art. 1 e successivi per gli incaricati delle Accademie di belle arti e Licei artistici dovrà essere applicato anche agli assistenti dei rispettivi istituti. A tali effetti gli assistenti delle Accademie di belle arti e dei Licei artistici saranno equiparati al grado 11° del gruppo B.

Art. 11.

La retribuzione mensile e l'indennità carovita, comprese le quote complementari del personale non insegnante di qualsiasi categoria, in servizio non di ruolo presso i Conservatori, le Accademie di belle arti, Licei artistici, presso le Scuole ed Istituti di arte di cui agli articoli 1 e 2, sono ragguagliate rispettivamente allo stipendio minimo mensile del grado iniziale e alla indennità di carovita, comprese le quote complementari del personale di ruolo della stessa categoria o di categoria affine, residente nella stessa sede e aventi la medesima situazione di famiglia e che abbia un orario d'obbligo di 42 ore settimanali, per il personale amministrativo o tecnico, e di 48 ore per il personale subalterno.

Art. 12.

Per l'anno scolastico 1945-46 al personale incaricato o supplente che fruisca di un trattamento economico complessivo, ragguagliato ad anno, superiore a quello spettante in applicazione dei precedenti articoli, è concesso limitatamente allo stesso anno scolastico un assegno ad personam pari alla differenza degli importi dei due trattamenti suddetti.

Peraltro, nei confronti di coloro ai quali, durante le vacanze estive, non spetta, ai sensi del precedente art. 7, alcun trattamento economico, l'assegno ad personam di cui sopra, sarà pari alla differenza tra il trattamento economico complessivo mensile di cui risultano provvisti e quello mensile spettante in applicazione del presente decreto.

Ai fini del raffronto di cui ai comma precedenti non vanno computate le somme corrisposte a titolo di anticipazione sui miglioramenti economici previsti dal decreto legislativo luogotenenziale 21 novembre 1945, n. 722.

Art. 13.

Le disposizioni dei precedenti articoli possono essere applicate anche nelle Scuole d'arte di cui al gruppo 4°, lettera A, del regio decreto-legge 21 gennaio 1935, n. 58.

Tale applicazione è consentita solo qualora lo permettano le condizioni finanziarie di ciascuna scuola, ed è, in ogni modo, subordinata all'approvazione ministeriale.

Art. 14.

Il presente decreto ha effetto dal 1° ottobre 1945.

Per gli istituti e scuole aventi sedi nei territori non ancora restituiti a tale data all'Amministrazione italiana, le disposizioni del presente decreto decorreranno dalla data della restituzione stessa.

Il Ministro per le finanze e il tesoro è autorizzato ad apportare con proprio decreto le variazioni di bilancio occorrenti per l'attuazione del presente decreto.

Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato 17 dicembre 1947, n. 1599. Istituzione della Scuola popolare contro l'analfabetismo.

(GU n. 21, 27 gennaio 1948)

IL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO

Visto il testo unico delle leggi sull'istruzione elementare, approvato con regio decreto 5 febbraio 1925, n. 577;

 Visto il regolamento generale dei servizi dell'istruzione elementare, approvato con regio decreto 26 aprile 1928, n. 1297;

 Visto il regio decreto-legge 14 ottobre 1938, n. 1771;

 Visto il decreto-legge luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151;

 Visto il decreto legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98;

 Visto il decreto legislativo Presidenziale 19 giugno 1946, n. 1;

 Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri;

 Sulla proposta del Ministro per la pubblica istruzione, di concerto con quello per il tesoro;

 HA SANZIONATO E PROMULGA:

Art. 1.

È istituita una Scuola popolare per combattere l'analfabetismo, per completare l'istruzione elementare e per orientare all'istruzione media o professionale.

La scuola è gratuita diurna o serale, per giovani ed adulti e viene istituita presso le scuole elementari, le fabbriche, le aziende agricole, le istituzioni per emigranti, le caserme, gli ospedali, le carceri e in ogni ambiente popolare, specie in zone rurali, in cui se ne manifesti il bisogno.

Art. 2.

La Scuola popolare raggiunge gli scopi predetti mediante corsi diretti a:

 a) impartire l'istruzione del corso elementare inferiore a coloro che, avendo superato l'età di 12 anni, non l'abbiano ricevuta nelle scuole elementari ordinarie;

 b) impartire l'istruzione del corso elementare superiore a coloro che abbiano conseguito il certificato di compimento degli studi inferiori o dimostrino di avere un grado d'istruzione equivalente;

 c) aggiornare e approfondire l'istruzione primaria per coloro che siano già provvisti del certificato degli studi elementari superiori al fine anche di orientare alle attività artigiane o (per coloro che rivelino particolari attitudini) al proseguimento degli studi.

Art. 3.

I corsi della Scuola popolare sono istituiti dal provveditore agli studi o di sua iniziativa, o su richiesta di enti, associazioni e privati. Nell'istituzione di tali corsi sarà data la preferenza alle iniziative di chi dimostri di possedere i mezzi per meglio organizzare ed assicurare il regolare funzionamento dei corsi stessi.

La spesa per il personale insegnante grava, in ogni caso, sul fondi di cui all'art. 12.

Art. 4.

L'insegnamento nel corsi della Scuola popolare è affidato per

incarico provvisorio, con nomina del provveditore agli studi a persone che siano fornite dei titoli richiesti per ottenere incarichi d'insegnamento nelle scuole elementari o, per particolari insegnamenti nei corsi di cui alla lettera c) dell'art. 2, nelle scuole medie, e che - data la necessità di combattere la disoccupazione intellettuale - non abbiano altra occupazione retribuita.

Nel caso di scuole organizzate da enti, associazioni e privati, la nomina ha luogo su proposta e d'intesa con questi.

Il servizio è valutato ad ogni effetto come servizio d'incarico o supplenza.

Il Compenso mensile agli insegnanti è ragguagliato, per ogni ora settimanale di lezione, ad un venticinquesimo dello stipendio iniziale e dell'indennità di carovita - del grado 12°, o del grado 11° per gli insegnanti provvisti di laurea, quando insegnino nei corsi di cui alla lettera c) dell'art. 2.

Il compenso è dovuto per i soli mesi di effettivo insegnamento.

Art. 5.

Ciascun corso della Scuola popolare ha normalmente la durata di cinque mesi, con l'orario da 10 a 15 ore settimanali.

Gli alunni affidati ad un solo insegnante, anche se appartenenti a corsi diversi, non possono di regola essere meno di dieci e più di venticinque.

Ove siano accertate irregolarità di insegnamento o scarsa frequenza degli alunni, il provveditore può adottare opportune misure che, nei casi più gravi possono giungere fino alla chiusura del corso.

Art. 6.

Agli alunni che hanno superato gli esami viene rilasciato per i corsi di cui alle lettere a) e b) dell'art. 2, il certificato di studi elementari inferiori o superiori, e per i corsi di cui alla lettera c) uno speciale attestato che è titolo preferenziale a parità di ogni altra condizione, per l'ammissione ad impieghi per i quali sia richiesto il certificato degli studi elementari superiori.

Nelle località nelle quali siano istituiti i corsi di cui alle lettere a) e b) dell'art. 2 il riconoscimento del grado di cultura previsto dall'art. 192 del testo unico 5 febbraio 1928, n. 577, si ottiene esclusivamente mediante gli esami finali dei corsi della Scuola popolare.

Art. 7.

I programmi d'insegnamento, le norme per gli esami e ogni altra disposizione riguardante l'attuazione della presente legge saranno fissati con ordinanza ministeriale.

Art. 8.

I corsi della Scuola popolare sono soggetti alla vigilanza delle autorità scolastiche governative, che esercitano rispetto ad essi tutte le attribuzioni loro demandate dalle disposizioni in vigore.

Art. 9.

Al locali e ai servizi per il funzionamento dei corsi della Scuola popolare provvede il Comune ai sensi dell'art. 65 del citato testo unico sull'istruzione elementare.

Il provveditore agli studi può autorizzare l'uso dei locali delle scuole elementari anche per i corsi di scuola popolare organizzati da enti, associazioni e privati qualora questi non possano provvedervi.

Art. 10.

Agli alunni bisognosi possono essere assegnati premi di assiduità mediante gratuita fornitura di libri e oggetti di cancelleria o in altra forma.

Art. 11.

Tutte le spese di organizzazione, funzionamento e vigilanza del corsi, nonché quelle necessarie per studiare i problemi relativi alla lotta contro l'analfabetismo e per diffondere l'istruzione del

popolo gravano sul capitolo di cui all'art. 12.

Art. 12.

Per il corrente esercizio finanziario 6 stanziata in apposito capitolo del bilancio del Ministero della pubblica istruzione la somma di lire un miliardo per tutte le spese previste dalla presente legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare come legge dello Stato.

Dato a Roma, addì 17 dicembre 1947

DE NICOLA

Decreto Legislativo 7 maggio 1948, n. 1276. Conferimento delle supplenze e degli incarichi di insegnamento negli istituti e nelle scuole di istruzione media, classica, scientifica, magistrale e tecnica.

(GU n. 258, 5 novembre 1948)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visto l'art. 4 del decreto-legge luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, con le modificazioni ad esso apportate dall'art. 3, comma primo, del decreto legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98;

Viste le disposizioni transitorie I e XV della Costituzione;

Visto l'art. 87, comma quinto, della Costituzione;

Sulla proposta del Ministro per la pubblica istruzione, di concerto con il Ministro per il tesoro;

PROMULGA

il seguente decreto legislativo, approvato dal Consiglio dei Ministri con deliberazione del 3 maggio 1948;

Art. 1.

Le supplenze e gli incarichi d'insegnamento negli istituti e nelle scuole d'istruzione media, classica, scientifica, magistrale e tecnica sono conferiti, salvo quanto è disposto nell'articolo seguente, dal provveditore agli studi in base alle graduatorie e alle proposte di nomina presentate da una Commissione composta di capi d'istituto, professori e funzionari del Provveditorato agli studi, nominati dal provveditore stesso.

La Commissione è composta di tre membri se le domande non superano le 600. Oltre tale limite e fino in a 900 domande è disposta la nomina di un altro commissario, e così successivamente, di 300 in 300 domande. Non è consentita aggiunta di commissari oltre le 2400 domande.

Le graduatorie sono approvate e rese esecutive dal provveditore e pubblicate nell'albo del Provveditorato agli studi.

Art. 2.

Le supplenze e gl'incarichi di materie professionali negli istituti e scuole d'istruzione media tecnica sono conferiti dai capi d'istituti in base a graduatorie da essi stessi compilate, con l'assistenza di due insegnanti di materie professionali.

La nomina degl'incaricati di religione è disposta in conformità della legge 5 giugno 1930, n. 824.

Art. 3.

Le modalità e le norme per la presentazione delle domande e per la valutazione dei titoli e dei requisiti degli aspiranti alle supplenze e agli incarichi sono stabilite dal Ministro per la pubblica istruzione, con propria ordinanza, entro il 31 maggio di ogni anno, a norma delle vigenti disposizioni.

Art. 4.

Contro l'ordine di collocazione in graduatoria e la mancata inclusione è ammesso ricorso, entro dieci giorni dalla pubblicazione delle graduatorie stesse, a una Commissione composta del provveditore agli studi, che la presiede, di un capo di istituto e di un professore, nelle Provincie in cui la Commissione per le graduatorie sia di tre o quattro membri;del provveditore, di due capi d'istituto e di un professore, nelle Provincie in cui la Commissione per le graduatorie sia costituita di cinque membri;del provveditore, di due capi d'istituto e di due professori nelle altre.

Il provveditore nomina gli altri membri della Commissione, più un capo d'istituto e un professore per supplire ad eventuali assenze.

La Commissione decide con provvedimento definitivo entro i successivi venti giorni.

Contro le nomine e contro il licenziamento disposto dal capo d'istituto è ammesso il ricorso alla stessa Commissione entro dieci giorni dalla pubblicazione della nomina nell'albo del Provveditorato agli studi ovvero, nel secondo caso, dalla comunicazione del provvedimento. Anche sui ricorsi contro le nomine e i licenziamenti le decisioni della Commissione sono definitive. Contro le esclusioni dalla nomina disposte dal provveditore agli studi è ammesso ricorso al Ministro, per il tramite del provveditore stesso, entro quindici giorni dalla comunicazione all'interessato.

Art. 5.

Ai componenti delle Commissioni di cui agli articoli 1 e 4, che dovranno essere scelti tutti nella stessa sede ove hanno luogo le riunioni, è dovuto il compenso massimo previsto dall'art. 1 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 7 dicembre 1946, n. 623.

Lo stesso trattamento spetta, con effetto dal 1° luglio 1947, ai componenti delle Commissioni che abbiano funzionato anteriormente alla data del presente decreto.

Art. 6.

Il Ministro per il tesoro è autorizzato a provvedere, con propri decreti, alle occorrenti variazioni di bilancio.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare come legge dello Stato.

Dato a Napoli, addì 7 maggio 1948

DE NICOLA

Legge 11 giugno 1950, n. 521. Trattamento economico del personale insegnante non di ruolo delle scuole secondarie ed artistiche.

(GU n. 171, 28 luglio 1950)

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

la seguente legge:

Art. 1.

Ai professori degli istituti e delle scuole di istruzione secondaria ed artistica appartenenti ai ruoli speciali transitori e non provenienti da altri ruoli di professori degli stessi istituti e scuole spettano le competenze fondamentali dei professori di grado iniziale cui essi sono equiparati ai sensi delle vigenti disposizioni. Tutte le altre competenze comunque denominate sono regolate dalle norme relative.

Le stesse disposizioni si applicano ai professori non di ruolo che occupano:

1) cattedre di ruolo ordinario, con l'orario completo previsto per ciascuna di esse;

2) posti di insegnamento esattamente corrispondenti ai precedenti, ma non ancora inclusi nel ruolo ordinario;

3) posti di insegnamento esattamente corrispondenti a posti compresi in ruoli transitori, o speciali transitori.

Ai professori di cui al primo comma spettano inoltre, in base all'anzianità calcolata a norma del decreto legislativo 7 maggio 1948, n. 1127, gli aumenti periodici previsti per il grado iniziale e successivamente per il grado immediatamente superiore dalle disposizioni vigenti per i dipendenti dalle Amministrazioni dello Stato.

Per il trattamento economico dei professori di ruolo ordinario ammessi nei ruoli speciali transitori, si applica il disposto dell'art. 7, comma primo, del citato decreto legislativo.

Per quanto non è previsto dalla presente legge, si osservano le disposizioni del regio decreto legislativo 1° giugno 1946, n. 539, modificato dal decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 31 dicembre 1947, n. 1687, e per le scuole e gli istituti di istruzione artistica, il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 29 maggio 1947, n. 595.

Art. 2.

Alla spesa di complessive lire 827. 000. 000 risultante per l'esercizio 1949-50 dalla applicazione della presente legge sarà fatto fronte mediante riduzione per un equivalente importo dello stanziamento del cap. n. 419 dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro per l'esercizio predetto.

Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

 La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 11 giugno 1950

EINAUDI

Legge 26 ottobre 1952, n. 1463. Statizzazione delle scuole elementari per ciechi.

(GU n. 269, 20 novembre 1952)

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

la seguente legge:

Art. 1

L'obbligo scolastico sancito dalle vigenti disposizioni si adempie, per i fanciulli ciechi, nelle apposite scuole speciali di cui al successivo articolo 2 o nelle classi ordinarie delle pubbliche scuole. In tali classi devono essere assicurati la necessaria integrazione specialistica e i servizi di sostegno secondo le rispettive competenze dello Stato e degli enti locali preposti.

Sono abrogati agli articoli 455, 456, 457 del regolamento generale n. 1297 del 26 aprile 1928 (regolamento generale sui servizi dell'istruzione elementare), nonché tutte le altre disposizioni in contrasto con l'attuazione del presente articolo.

Art. 2

Sono istituite scuole elementari governative speciali per l'assolvimento dell'obbligo scolastico da parte dei fanciulli ciechi, presso gli Istituti di cui alla tabella annessa alla presente legge e presso quelli che, in seguito saranno riconosciuti ai fini dell'assolvimento dell'obbligo scolastico per i ciechi con decreto del Ministero della pubblica istruzione.

Art. 3

Nelle province in cui le suddette scuole statali funzionano, il personale insegnante è iscritto in ruoli speciali provinciali.

Art. 4

Gli Istituti di cui al precedente art. 2 continueranno a fornire i locali occorrenti e a provvedere, oltreché ad ogni arredamento scolastico, ai vari servizi, alle spese di manutenzione e al funzionamento dei relativi internati, all'uopo obbligandosi con apposita convenzione da stipularsi con il competente provveditore agli studi.

Le convenzioni sopra indicate sono sottoposte alla approvazione del Ministero della pubblica istruzione.

Art. 5

Gli alunni, nelle scuole per i ciechi, non possono superare il numero di 15 per ciascuna classe.

Art. 6

Nelle scuole elementari per ciechi possono istituirsi corsi preparatori per coloro che, pur avendo conoscenze scolastiche già acquisite da vedenti, abbiano bisogno di apprendere i metodi tiflologici ai fini della prosecuzione degli studi.

Art. 7

Il personale insegnante di ruolo viene assunto mediante appositi concorsi per titoli e per esami, indetti dal competente provveditore agli studi, secondo le norme che saranno stabilite dal regolamento per l'esecuzione della presente legge.

Per l'ammissione al concorso per l'insegnamento elementare è necessario, oltre il possesso del diploma di abilitazione magistrale, quello del diploma della Scuola di metodo «Augusto Romagnoli» per gli educatori dei ciechi di Roma.

I titolari dei posti di ruolo godono dello stato giuridico ed economico degli altri insegnanti elementari.

Art. 8

Per il conferimento dell'incarico di insegnamento della musica e del canto è richiesto il possesso di diploma di magistero in pianoforte, o in canto corale, o in composizione, rilasciato da un Istituto musicale governativo o pareggiato.

Art. 9

Al personale insegnante delle anzidette scuole elementari viene corrisposta la speciale indennità prevista dal terzo comma dell'art. 3 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 3 settembre 1947, n. 1002.

Art. 10

Gli insegnanti delle scuole per i ciechi possono essere trasferiti, su domanda o per servizio, ad altre scuole per i ciechi con le stesse modalità seguite per gli insegnanti di ruolo delle comuni scuole elementari, a norma delle disposizioni vigenti in materia.

Disposizioni transitorie

Art. 11

Il personale che, alla data di entrata in vigore della presente legge, è in servizio nelle scuole elementari funzionanti presso gli Istituti per i ciechi di cui all'annessa tabella, sarà inquadrato nei ruoli statali di cui all'art. 3 purché in possesso dei seguenti requisiti:

a) aver compiuto regolare servizio nelle scuole parificate o pareggiate per ciechi per almeno un triennio nel decennio immediatamente precedente alla data della presente legge, riportando per almeno due anni la qualifica di «ottimo» e per gli altri anni qualifica non inferiore a «distinto» (4);

b) essere fornito del diploma di abilitazione magistrale e del diploma della Scuola di metodo «Augusto Romagnoli» per gli educatori dei ciechi in Roma.

Il passaggio del personale di cui sopra nei ruoli statali diventa definitivo dopo un anno di prova ed in seguito a favorevole esito di speciale ispezione.

Il personale che, pur avendo tre anni di servizio qualificato ottimo, non abbia la abilitazione speciale rilasciata dalla Scuola di metodo «A. Romagnoli» per gli educatori dei ciechi in Roma, dovrà fornirsene frequentando uno dei corsi che saranno svolti a seguito di concorsi banditi entro un triennio dalla data di entrata in vigore della presente legge. A tal uopo il Ministero potrà anche autorizzare appositi corsi o stabilire speciali norme per l'ammissione ai corsi normali.

Art. 12

Nei concorsi che, nel primo quinquennio dell'entrata in vigore della presente legge, saranno indetti a norma del precedente art. 7, la metà dei posti sarà riservata al personale in servizio, alla data di pubblicazione della presente legge, nelle scuole elementari funzionanti presso gli Istituti per ciechi di cui all'annessa tabella e che non abbia i requisiti della lettera a) del precedente art. 11.

Art. 13

Al personale che otterrà l'inquadramento dei ruoli statali in applicazione del presente art. 11 sarà riconosciuta, agli effetti dell'inquadramento stesso, un'anzianità corrispondente agli anni di servizio prestati presso le scuole elementari suddette, o presso scuole parificate per ciechi purché la rispettiva nomina sia stata disposta con regolare provvedimento approvato dal competente provveditore agli studi. Detto servizio sarà valutato secondo le norme di cui all'art. 157 del testo unico delle leggi sull'istruzione elementare, approvato con regio decreto 5 febbraio 1928, n. 577 (6).

Art. 14

Le norme della presente legge sono estese anche alle scuole elementari statali che già funzionano presso i due Istituti per ciechi «D. Martuscelli» e «P. Colosimo» di Napoli di cui all'annessa tabella.

Art. 15

Alla maggiore spesa annua di complessive lire 21 milioni derivante dalla presente legge, verrà provveduto nell'esercizio finanziario 1951-52 a carico del capitolo 41 dello stato di previsione del Ministero della pubblica istruzione per l'esercizio suddetto.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 26 ottobre 1952

EINAUDI

Tabella degli Istituti per ciechi presso i quali vengono istituite scuole elementari governative per ciechi

Istituto serafico per ciechi - Assisi;

Istituto per ciechi - Cagliari;

Istituto nazionale per ciechi Vittorio Emanuele II - Firenze;

Istituto regionale per ciechi David Chiossone Genova;

Istituto per ciechi - Lecce;

Istituto per ciechi - Milano;

Istituto per ciechi Configliachi - Padova;

Istituto per ciechi - Palermo;

Istituto per ciechi - Reggio Emilia;

Scuola di metodo per ciechi A. Romagnoli - Roma;

Istituto per ciechi - Torino;

Istituto per ciechi D. Martuscelli - Napoli; (1)

Istituto per ciechi P. Colosimo - Napoli. (1)

(1) Le scuole elementari funzionanti presso i due Istituti per ciechi di Napoli sono già statali.

Legge 16 aprile 1953, n. 326. Ratifica, con modificazioni, del decreto legislativo 17 dicembre1947, n. 1599, concernente l'istituzione della scuola popolare contro l'analfabetismo.

(GU n. 107, 11 maggio 1953)

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

la seguente legge:

Articolo unico.

Il decreto legislativo 17 dicembre 1947, n. 1599, è ratificato con

le seguenti modificazioni:

Art. 2. - È aggiunta la seguente lettera d):

d) accrescere la cultura del popolo mediante la istituzione di centri di lettura e iniziative di carattere ricreativo ed educativo.

È aggiunto il seguente comma:

I predetti centri di lettura funzioneranno sotto la vigilanza della Sovraintendenza bibliografica competente per territorio.

Art. 3. - È sostituito dal seguente:

"I corsi della scuola popolare sono istituiti dal provveditore agli studi presso le scuole governative o presso enti, associazioni o privati, i quali lo richiedano e dimostrino di possedere i mezzi e i requisiti per organizzare ed assicurare il regolare funzionamento dei corsi stessi.

Per i corsi istituiti presso enti, associazioni o privati, lo Stato può concorrere nella spesa.

La spesa per il personale insegnante grava, in ogni caso, sull'apposito capitolo del bilancio del Ministero della pubblica istruzione".

Art. 4. - I primi tre commi sono sostituiti dai seguenti:

"L'insegnamento nei corsi della scuola popolare è affidato per incarico provvisorio, con nomina del provveditore agli studi, a persone che siano fornite dei titoli richiesti per ottenere incarichi di insegnamento nelle scuole elementari o, per particolari insegnamenti nei corsi di cui alla lettera c) dell'art. 2, nelle scuole medie, e che non abbiano altra occupazione retribuita.

L'insegnamento è valutato ad ogni effetto come servizio di incarico e supplenza.

Nel caso di scuole organizzate da enti o da associazioni, la nomina ha luogo su proposta e di intesa con questi.

L'insegnante deve essere prescelto tra quelli compresi nella graduatoria provinciale di incarico e supplenza".

Art. 4-bis (nuovo). - In caso di trasferimento presso altro Provveditorato, l'interessato, prima della sua assunzione in sede, può chiedere di essere aggiunto alla nuova graduatoria senza alcuna valutazione dei titoli e dopo l'ultimo concorrente già graduato.

Art. 5. - È sostituito dal seguente:

"Ciascun corso della scuola popolare ha normalmente la durata minima di cinque mesi, con l'orario da 10 a 18 ore settimanali.

Gli alunni affidati ad un solo insegnante, anche se appartenenti a corsi diversi, non possono di regola essere meno di 10 e più di 30.

Ove siano accertate irregolarità o inefficienza del corso il provveditore può adottare misure che, nei casi più gravi, possono giungere fino alla chiusura del corso".

Art. 6. - Il primo comma è sostituito dal seguente:

Agli alunni che hanno superato gli esami viene rilasciato per i corsi di cui alle lettere a) e b) dell'art. 2, il certificato di studi elementari inferiori o superiori, e per i corsi di aggiornamento culturale, di cui alla lettera c), uno speciale attestato che è titolo preferenziale a parità di ogni altra condizione, per l'ammissione ad impieghi per i quali sia richiesto il certificato degli studi elementari superiori.

Art. 11-bis (nuovo). - "Il Ministro per la pubblica istruzione potrà istituire i corsi della scuola popolare, d'accordo col Ministro per il lavoro, presso i corsi di qualifica professionale non

inferiore ai cinque mesi, al fine di combattere l'analfabetismo degli allievi ovvero di integrare, con la preparazione intellettuale di questi, l'addestramento tecnico ai vari mestieri".

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Dogliani, addì 16 aprile 1953

EINAUDI

Legge 15 maggio 1954, n. 245. Norme sugli scrutini e gli esami nelle scuole secondarie e artistiche per l'anno scolastico 1953-54.

(GU n. 127, 5 giugno 1954)

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

la seguente legge:

Articolo unico.

Le norme sugli scrutini e gli esami nelle scuole secondarie e artistiche contenute nel decreto-legge 24 giugno 1952, n. 649, convertito in legge con legge 25 luglio 1952, n. 1059, e le modificazioni ad esse apportate dal decreto-legge 21 giugno 1953, n. 451, convertito in legge con legge 21 agosto 1953, n. 588, sono richiamate in vigore per l'anno scolastico 1953-54.

Parimenti sono confermate per l'anno scolastico 1953-54 le norme della legge 10 dicembre 1953, n. 934, circa gli esami di abilitazione tecnica negli Istituti tecnici femminili.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla

osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 15 maggio 1954

EINAUDI

Legge 27 novembre 1954, n. . Istituzione del ruolo in soprannumero dei maestri delle scuole elementari statali e norme per la copertura dei posti relativi.

(GU n. 292, 21 dicembre 1954)

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

la seguente legge:

Art. 1.

È istituito presso ogni Provveditorato agli studi, oltre al ruolo previsto con il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 2 maggio 1947, n. 499, ratificato, con modificazioni, con legge 23 aprile 1952, n. 526, un ruolo di maestri in soprannumero.

Il numero dei posti di tale ruolo è pari al decimo dei posti del ruolo istituito con il decreto legislativo predetto.

Art. 2.

I posti del ruolo in soprannumero vacanti sono messi a concorso ogni biennio. I posti del ruolo previsto con il decreto legislativo 2 maggio 1947, n. 499, che siano rimasti eventualmente vacanti dopo le immissioni di cui al successivo art. 5 e quelli di cui all'art. 6 della presente legge, sono messi a concorso insieme con i posti vacanti del ruolo in soprannumero.

I vincitori sono nominati, seguendo l'ordine della graduatoria, nei posti disponibili del ruolo di cui al predetto decreto e, quando tali posti siano stati coperti, nei posti in soprannumero con la qualifica di maestri di ruolo soprannumerario. Nel caso in cui il concorso sia stato bandito soltanto per posti di ruolo in soprannumero, la nomina dei vincitori verrà fatta come maestri del ruolo soprannumerario secondo l'ordine della graduatoria.

Il vincitore del consorso cui spetti la nomina a straordinario in un posto di ruolo organico, non può rinunziarvi per ottenere la nomina a maestro di ruolo soprannumerario per effetto dello stesso concorso.

Art. 3.

Al maestro del ruolo in soprannumero spettano lo stipendio iniziale e tutti gli altri assegni e le indennità previste per il grado di maestro straordinario di prima nomina, con diritto agli aumenti di stipendio nel grado.

Art. 4.

Durante la permanenza nel ruolo in soprannumero il maestro è assegnato ad un circolo didattico, a disposizione del direttore il quale utilizzerà la sua opera nei posti di fatto vacanti, compresi quelli di cui sono titolari i maestri comunque distaccati, o per supplire i maestri temporaneamente assenti.

Il Ministro per la pubblica istruzione è autorizzato a disciplinare particolarmente, con propria ordinanza, l'utilizzazione dei maestri soprannumerari, nonché loro eventuale trasferimento, avendo riguardo alla loro permanenza nella sede, compatibilmente con le esigenze di servizio.

Art. 5.

All'inizio di ogni anno scolastico i maestri del ruolo in soprannumero saranno progressivamente immessi nel ruolo previsto con il decreto legislativo 2 maggio 1947, n. 499, nel limite dei posti di tale ruolo che si siano resi giuridicamente vacanti durante l'anno scolastico precedente, fino alla data anzidetta, esclusi i posti riservati ai sensi dell'art. 6.

I maestri soprannumerari che passano nel ruolo di cui al predetto decreto sono nominati straordinari continuando a percepire gli assegni del grado iniziale con diritto alla progressione economica nello stesso grado in base all'anzianità di servizio già acquisita nel ruolo in soprannumero. Il servizio prestato nel ruolo soprannumerario è valutato per non più di due anni ai fini del periodo di prova nel ruolo di cui al citato decreto per la promozione ad ordinario. Superato il periodo di prova, i maestri stessi vengono nominati ordinari con una anzianità di servizio pari a quella che avevano nel ruolo in soprannumero, detratti gli anni già valutati per il compimento del periodo di prova.

I maestri nominati straordinari, ai sensi del comma precedente, saranno assegnati, in via definitiva, alle sedi che risultano vacanti dopo l'effettuazione dei trasferimenti, e, in via provvisoria, ad una sede comunque disponibile rinviando l'assegnazione definitiva all'anno scolastico successivo per le sedi che risulteranno disponibili dopo l'effettuazione dei trasferimenti.

Art. 6.

Nella determinazione del numero dei posti vacanti da considerarsi disponibili per l'immissione nel ruolo previsto con il decreto legislativo 2 maggio 1947, n. 499, dei maestri soprannumerari ai sensi dell'articolo precedente, nonché per l'assegnazione della sede, vanno esclusi i posti vacanti nei Comuni capoluoghi di provincia, i quali continueranno ad essere conferiti a norma del decreto-legge 7 maggio 1948, n. 817, ratificato, con modificazioni, con la legge 26 giugno 1951, n. 550.

Dal numero dei posti vacanti nei Comuni diversi dal capoluogo di provincia da considerare disponibili per lo scopo anzidetto, vanno inoltre detratte: a) le aliquote riservate per l'assunzione di maestri compresi nelle graduatorie ad esaurimento dei concorsi magistrali previste da norme speciali di leggi, in quanto tali graduatorie non siano ancora esaurite;b) l'aliquota di un quinto dei posti da riservare per eventuali trasferimenti da altre province. Qualora solo parte del quinto dei posti sia coperto mediante trasferimento da altre province, i posti residui saranno aggiunti a quelli a disposizione dei maestri soprannumerari per l'immissione nel ruolo di cui al predetto decreto.

Art. 7.

Nella prima attuazione del ruolo soprannumerario previsto negli articoli precedenti, il contingente dei posti costituenti il ruolo stesso in ogni provincia, sarà conferito: 1) per il 60 per cento mediante concorso speciale per titoli, riservato ai maestri che in un concorso magistrale per titoli ed esami indetto dai Provveditorati agli studi o dall'Assessorato per la pubblica istruzione della Regione siciliana abbiano conseguito l'idoneità, riportando una votazione complessiva non inferiore a 105 su 175;2) per il 40 per cento mediante concorso speciale per titoli ed esame riservato:

a) ai maestri che, trovandosi nelle condizioni stabilite dagli articoli 1 e 2 del regio decreto 6 gennaio 1942, n. 27, e dell'art. 1 del decreto legislativo 26 marzo 1946, n. 141 e successive estensioni, non abbiano potuto partecipare ai concorsi magistrali riservati ai combattenti, reduci e assimilati, svoltisi ai sensi del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 21 aprile 1947, n. 373;

b) ai maestri che, trovandosi nelle condizioni stabilite dal decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 21 aprile 1947, n. 373, non abbiano potuto partecipare ai concorsi magistrali riservati ai perseguitati politici e razziali, svoltisi ai sensi del succitato decreto;

c) ai maestri che abbiano superato le prove d'esame in precedenti concorsi indetti dai Provveditorati agli studi o dall'Assessorato per la pubblica istruzione della Regione siciliana, e abbiano almeno due anni di servizio fuori ruolo compiuto nelle scuole elementari statali entro l'ultimo decennio con qualifica non inferiore a buono;

d) ai maestri che abbiano quattro anni di servizio fuori ruolo compiuto nelle scuole elementari statali entro l'ultimo decennio con qualifica non inferiore a buono. Non è possibile concorrere a tali aliquote in più di una Provincia.

Art. 8.

Il Ministro per la pubblica istruzione è autorizzato a stabilire la tabella di valutazione dei titoli per la formazione delle graduatorie dei concorsi riservati di cui ai numeri 1) e 2) del precedente articolo.

Nel concorso riservato di cui al numero 1) la Commissione esaminatrice, effettuata la valutazione dei titoli presentati da ciascun concorrente, procede alla somma dei voti da essa assegnati per i titoli con i voti riportati dal concorrente nelle prove d'esame del concorso magistrale in cui ha conseguito l'idoneità.

Nel concorso riservato di cui al numero 2) dell'articolo precedente, gli esami si svolgeranno secondo le modalità stabilite dall'art. 10, primo e secondo comma, del decreto legislativo 6 aprile 1948, n. 830, ratificato, con modificazione, con la legge 5 aprile 1950, n. 191. Sarà applicabile inoltre l'art. 11 del citato decreto legislativo 6 aprile 1948, n. 830.

Qualora i posti da conferire mediante il concorso riservato per titoli ed esame di cui al numero 1) non siano tutti coperti, i posti rimasti disponibili saranno portati in aumento a quelli da conferire mediante il concorso riservato per titoli di cui al numero 2) e viceversa.

Nel caso in cui il contingente dei posti di ruolo soprannumerario non risulti interamente coperto dai concorsi riservati, i posti che rimanessero vacanti saranno immediatamente messi a concorso, a norma del precedente art. 2.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 27 novembre 1954

EINAUDI

Legge 19 marzo 1955, n. 160. Norme sullo stato giuridico del personale insegnante non di ruolo delle scuole e degli istituti di istruzione media, classica, scientifica, magistrale e tecnica.

(GU n. 78, 5 aprile 1955)

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

la seguente legge:

Art. 1.

L'assunzione dei professori incaricati ha luogo mediante concorsi per titoli cui possono partecipare i professori forniti del prescritto titolo di abilitazione ed iscritti all'albo. La iscrizione all'albo s'intende comprensiva dell'abilitazione per quei titoli non abilitanti in base ai quali, per effetto di disposizione speciale, sia stata disposta l'iscrizione stessa.

Le domande sono presentate al provveditore agli studi, secondo le modalità e nei termini stabiliti dal Ministro per la pubblica istruzione.

Non è ammessa la presentazione di domande in più di due Provincie.

Art. 2.

Per ciascun insegnamento o gruppo di insegnamenti conferibili per incarico, le graduatorie degli aspiranti sono compilate a norma dell'art. 1 del decreto legislativo 7 maggio 1948, n. 1276, e secondo le tabelle di valutazione che per ogni triennio sono fissate con ordinanza del Ministro per la pubblica istruzione.

Avverso la valutazione dei titoli e dei requisiti è ammesso ricorso alla Commissione di cui all'art. 5.

Art. 3.

Gli insegnamenti in istituti e scuole statali di istruzione media, classica, scientifica, magistrale e tecnica, ivi compresi le scuole e i corsi di avviamento professionale, sono conferiti per incarico dal provveditore agli studi in quanto siano riferibili a:

a) cattedre di ruolo ordinario vacanti;

b) posti di ruolo transitorio o di ruolo speciale transitorio vacanti;

c) posti di insegnamento che siano esattamente corrispondenti alle cattedre o ai posti previsti dalle precedenti lettere a) e b);

d) posti per i quali a norma delle disposizioni vigenti, non sia prevista o non sia possibile la istituzione della cattedra di ruolo e che si riferiscano all'insegnamento di almeno un corso completo, oppure che comportino un orario di almeno nove ore settimanali.

Coloro ai quali sono conferiti gli insegnamenti previsti dal presente articolo si denominano professori incaricati.

L'incaricato è annuale ed è confermato su domanda. I professori i quali abbiano riportato qualifica non inferiore a buono, hanno diritto alla conferma, qualora il posto sia disponibile dopo che si sia provveduto alle nuove nomine e ai trasferimenti dei professori di ruolo ordinario, di ruolo transitorio e di ruolo speciale transitorio.

I professori incaricati che non possono essere confermati per assegnazione di professori di ruolo, per soppressione o trasformazione di posto sono assegnati in ordine di graduatoria ai posti rimasti disponibili e, qualora non ve ne siano, ai posti occupati dagli ultimi della graduatoria nella quale si è verificata la riduzione.

Gli ultimi della graduatoria rimasti privi di posto hanno diritto a essere nominati, con precedenza assoluta rispetto ai nuovi aspiranti all'incarico, in posti vacanti, anche se siano di nuova istituzione, appartenenti ad altra classe di concorso per la quale abbiano titolo.

Le graduatorie a cui si riferiscono i due comma precedenti sono quelle risultanti dall'aggiornamento annuale.

Art. 4.

Gli insegnamenti non conferibili a professori titolari o a professori incaricati ai sensi della presente legge, sono attribuiti per supplenza, per il periodo strettamente indispensabile. La supplenza non è utile ai fini della conferma in servizio per l'anno successivo.

Coloro ai quali sono conferiti tali insegnamenti si denominano professori supplenti.

Art. 5.

Presso ogni Provveditorato agli studi è istituita una Commissione composta del provveditore agli studi, che la presiede, di un preside o direttore, di due professori e di un funzionario di gruppo A del Provveditorato agli studi.

I componenti della Commissione sono nominati dal provveditore agli studi, che nomina anche un preside o direttore, un professore ed un funzionario di gruppo A del Provveditorato agli studi per supplire ad eventuali assenze.

I presidi e direttori e i professori sono designati secondo norme da emanarsi con ordinanza del Ministro per la pubblica istruzione. La Commissione dura in carica un triennio. Ad essa sono attribuiti i seguenti compiti:

a) decisione sui ricorsi contro le graduatorie e contro i conferimenti degli incarichi nonché sui ricorsi dei professori incaricati e supplenti contro il licenziamento disposto dai capi di istituto per scarso rendimento;

b) parere in materia disciplinare secondo le norme previste dalla presente legge;

c) consulenza su ogni altra questione relativa al personale insegnante non di ruolo che il provveditore intenda sottoporre.

La Commissione è istituita in sostituzione di quella prevista dall'art. 4 del decreto legislativo 7 maggio 1948, n. 1276, e le sue decisioni costituiscono provvedimento definitivo.

Art. 6.

Gli insegnamenti, di cui al precedente art. 3, sono conferiti nell'ordine delle graduatorie secondo le modalità previste dall'art. 1 del decreto legislativo 7 maggio 1948, n. 1276.

Gli insegnamenti, di cui all'art. 4 della presente legge, sono sempre conferiti dal capo di istituto secondo i criteri definiti con ordinanza del Ministro per la pubblica istruzione.

Obblighi - Incompatibilità - Note di qualifica

Art. 7.

Le norme vigenti per i professori di ruolo e concernenti l'attribuzione delle note di qualifica, le lezioni private e le incompatibilità con altri uffici o professioni, si applicano anche ai professori non di ruolo, in quanto non siano in contrasto con le disposizioni della presente legge.

Avverso la qualifica il professore non di ruolo può avanzare ricorso al provveditore agli studi, che decide in via definitiva.

Le note di qualifica vengono attribuite, per ciascun anno scolastico, ai professori non di ruolo che abbiano prestato servizio nell'anno stesso per almeno sette mesi.

Ai fini dell'applicazione dell'art. 1 della legge 11 giugno 1950, n. 521, i professori non di ruolo sono tenuti all'adempimento degli obblighi di orario e d'insegnamento vigenti per i professori di ruolo.

Congedi e assenze

Art. 8.

Ai professori incaricati possono essere accordati congedi per gravi e comprovati motivi di famiglia fino a un massimo di dieci giorni nell'anno scolastico, senza diritto ad alcun trattamento economico.

Art. 9.

Nei casi di assenza dal servizio per malattia accertata dall'Amministrazione, il rapporto d'impiego dei professori incaricati è mantenuto alle condizioni e nei limiti seguenti:

a) professori nel primo anno di servizio scolastico: 30 giorni con trattamento economico ridotto alla metà;

b) professori che si trovino almeno nel secondo anno di servizio scolastico continuativo: 30 giorni con diritto all'intero trattamento economico normale ed altri 60 giorni col suddetto trattamento ridotto alla metà;

c) professori in servizio scolastico continuativo da almeno cinque anni: il rapporto di impiego è mantenuto per un ulteriore periodo di 90 giorni senza alcun trattamento economico.

I periodi massimi di assenza per malattia, previsti dal presente articolo, sono riferiti all'anno scolastico.

Art. 10.

I periodi di assenza e di congedo dei professori incaricati, ai sensi dei precedenti articoli 8 e 9, non possono superare, in un triennio, la complessiva durata di 200 giorni.

Art. 11.

I congedi per matrimonio o per gravidanza e puerperio sono regolati, entro i limiti della durata della nomina, secondo le norme in vigore per il personale civile non di ruolo in servizio nelle Amministrazioni dello Stato.

Art. 12.

I congedi di cui ai precedenti articoli sono concessi dal capo di istituto.

I professori incaricati richiamati in servizio militare o trattenuti alle armi per esigenze militari di carattere eccezionale o comunque per disposizioni dell'autorità militare, sono collocati in congedo, secondo le norme in vigore, dal capo di istituto.

Il professore incaricato che chieda l'esonero dall'insegnamento per adempiere il servizio militare di leva, sarà mantenuto nell'elenco dei professori incaricati esistente presso il Provveditorato agli studi, fino al termine dell'anno scolastico durante il quale compie il periodo di servizio militare per obblighi di leva, nel posto della graduatoria che gli compete ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 3 e con la qualifica attribuita nell'ultimo anno di effettivo insegnamento.

Art. 13.

I professori incaricati che siano eletti senatori o deputati, consiglieri - o deputati - regionali, presidenti delle Amministrazioni provinciali, sindaci di Comuni con popolazione superiore ai cinquantamila abitanti, o che siano eletti dirigenti nazionali del sindacato nazionale della scuola media, qualora richiedano l'esonero dal servizio, saranno mantenuti nell'elenco degli incaricati esistente presso il Provveditorato agli studi, fino al termine dell'anno scolastico durante il quale scade il loro mandato, nel posto in graduatoria che loro compete ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 3 computando gli anni del mandato come anni di servizio, con la qualifica attribuita durante l'ultimo anno di effettivo insegnamento.

Art. 14.

Le assenze e i congedi vengono computati dal giorno in cui il professore incaricato resta assente fino a quello in cui riprende servizio, secondo le norme in vigore per i professori di ruolo.

Entro cinque giorni dall'assenza il capo di istituto deve accertare la causa;se l'assenza non risulti giustificata il professore è licenziato.

Art. 15.

I professori che non riprendano servizio alla scadenza del termine massimo di congedo o di assenza o che dal servizio si allontanino dopo avere già raggiunto il suddetto termine massimo, sono licenziati.

Disciplina

Art. 16.

Ai professori non di ruolo, a qualsiasi titolo assunti, possono essere inflitte, secondo la gravità della mancanza, le seguenti sanzioni disciplinari:

1) l'ammonizione;

2) la censura;

3) la sospensione della retribuzione fino ad un mese;

4) la sospensione della retribuzione e dall'insegnamento da un mese ad un anno;

5) la esclusione dall'insegnamento, da oltre un anno a cinque anni;

6) l'esclusione definitiva dall'insegnamento.

Le sanzioni di cui ai numeri 1) e 2) sono inflitte dal capo dell'istituto. Tutte le sanzioni possono essere inflitte dal provveditore agli studi, che per quelle indicate ai numeri 4), 5) e 6) decide su conforme parere della Commissione di cui all'art. 5.

Art. 17.

Contro le sanzioni inflitte dai capi di istituto è ammesso ricorso, entro quindici giorni, al provveditore agli studi, il quale decide in via definitiva. Contro le altre sanzioni è ammesso ricorso al Ministro per la pubblica istruzione.

Il termine del ricorso al Ministro è di 15 giorni.

Art. 18.

Per tutte le mancanze ai doveri d'ufficio che non siano tali da compromettere l'onore e la dignità e non costituiscano grave insubordinazione, si applicano, secondo i casi le sanzioni di cui ai numeri 1), 2) e 3) dell'art. 16.

Per la recidiva nei fatti che abbiano dato luogo all'ammonizione si applica la censura;per la recidiva nei fatti che abbiano dato luogo alla censura si applica la sanzione di cui al n. 3) dell'art. 16.

Per l'insubordinazione grave, per le abituali irregolarità di condotta e per i fatti che compromettono l'onore e la dignità si applicano, secondo la gravità dei casi e delle circostanze, le altre sanzioni disciplinari.

Art. 19.

Le sanzioni di cui ai numeri 5) e 6) dell'art. 16 comportano l'esclusione dall'insegnamento nelle scuole e negli istituti statali, pareggiati e legalmente riconosciuti ed autorizzati, nonché l'esclusione dai concorsi a cattedre negli istituti statali e pareggiati, per la durata della sospensione inflitta.

La esclusione definitiva dall'insegnamento comporta anche l'esclusione dai concorsi-esami di Stato e la radiazione dall'albo professionale.

Art. 20.

L'applicazione delle sanzioni previste dall'art. 16 è disposta, previa contestazione degli addebiti, con facoltà del professore non di ruolo di presentare le sue discolpe entro il termine massimo di dieci giorni che può essere ridotto a due per le sanzioni di cui ai numeri 1) e 2) del predetto articolo.

Le sanzioni si applicano mediante comunicazione scritta all'interessato.

Qualora la gravità dei fatti lo esiga, l'autorità scolastica può sospendere cautelarmente dal servizio, a tempo indeterminato, il professore non di ruolo anche prima della contestazione degli addebiti. La sospensione importa la privazione di qualsiasi retribuzione. L'autorità scolastica può disporre la corresponsione degli assegni alimentari alla famiglia.

Se alla sospensione segue la sanzione disciplinare della esclusione dall'insegnamento, questa ha effetto dalla data in cui è stata disposta la sospensione.

Se, invece, il procedimento disciplinare si conclude col proscioglimento dell'incolpato, la sospensione è revocata ed il professore non di ruolo riacquista il diritto agli assegni non percepiti, entro i limiti della durata della nomina.

Art. 21.

Il professore incaricato sottoposto a procedimento penale per delitto può essere sospeso dal servizio dal capo di istituto. La sospensione deve essere disposta immediatamente quando sia emesso contro il professore incaricato mandato o ordine di cattura.

Se il procedimento penale ha termine con sentenza di proscioglimento perché il fatto non sussiste o l'imputato non l'ha commesso ovvero perché il fatto non costituisce reato, la sospensione è revocata ed il professore incaricato riacquista il diritto agli assegni non percepiti, entro i limiti della durata dell'incarico e sempre che intanto non si sia verificato uno dei casi previsti dal penultimo comma dell'art. 3.

Tuttavia l'autorità scolastica quando ritenga che dal procedimento penale siano emersi fatti o circostanze che rendano il professore incaricato passibile di sanzione disciplinare può provvedere ai sensi del precedente art. 20.

La stessa norma vale nel caso di proscioglimento per remissione di querela o di non procedibilità per mancanza o irregolarità di querela.

Se alla sospensione dal servizio prevista dal primo comma del presente articolo segue la sanzione disciplinare della esclusione dall'insegnamento, questa ha effetto dalla data in cui è stata disposta la sospensione. Dalla stessa data ha effetto l'esclusione definitiva dall'insegnamento di cui al successivo art. 22.

Il professore supplente sottoposto a procedimento penale per delitto può essere licenziato dal capo di istituto.

Deve essere provveduto all'immediato licenziamento del professore supplente contro il quale sia stato emesso mandato o ordine di cattura.

Art. 22.

Il professore non di ruolo che riporti condanna definitiva alla reclusione, senza il beneficio della condanna condizionale, cessa dal servizio e il rapporto d'impiego è risolto di diritto.

In ogni altro caso, è sempre salva l'applicazione dell'art. 16.

La riabilitazione fa cessare anche gli effetti di cui al primo comma del presente articolo.

Art. 23.

Nulla è innovato alle disposizioni degli articoli 88 e seguenti del regio decreto 9 dicembre 1926, n. 2480, e degli articoli 78 e seguenti del regio decreto 5 luglio 1934, n. 1185, circa le sanzioni disciplinari dei professori iscritti nell'albo che non siano in servizio non di ruolo in istituti e scuole statali.

Disposizioni finali

Art. 24.

Non possono essere conferiti incarichi e supplenze a professori che nell'anno scolastico precedente abbiano compiuto il 70° anno di età.

Gli incarichi di insegnamento cessano in ogni caso dall'inizio dell'anno scolastico successivo a quello in cui i professori incaricati compiono il 70° anno di età.

Art. 25.

In deroga transitoria all'art. 1, dopo che siano state conferite le nomine al personale munito del prescritto titolo di abilitazione:

a) fino a quando non sia espletata la prima sessione degli esami di abilitazione di cui alla legge 19 dicembre 1955, n. 1440, e non sia data attuazione all'art. 7 della legge stessa, hanno diritto a conferma nell'incarico gli insegnanti non abilitati che si trovino in servizio quali incaricati nelle scuole e negli istituti di istruzione media classica, scientifica, magistrale, tecnica ed artistica;

b) possono essere nominati professori incaricati gli insegnanti di educazione fisica che al termine dell'anno scolastico in corso all'entrata in vigore della presente legge, abbiano espletato l'incarico per almeno cinque anni, a seguito di regolare nomina conferita ai sensi delle ordinanze ministeriali.

Le nomine vengono effettuate nell'ordine della graduatoria degli aspiranti che all'uopo abbiano inoltrato le prescritte domande.

Art. 26.

Alla copertura dell'onere derivante dal funzionamento delle Commissioni di cui all'art. 5, prevista in lire 25 milioni, e all'eventuale maggiore onere derivante dall'applicazione dell'art. 9, va provveduto mediante i normali stanziamenti dello stato di previsione della spesa del Ministero della pubblica istruzione per l'esercizio finanziario 1955-56 e per gli esercizi finanziari successivi.

Art. 27.

Sono abrogate tutte le disposizioni in contrasto con la presente legge.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserta

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