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Come in Alto, Così in Basso

Come in Alto, Così in Basso

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Come in Alto, Così in Basso

Lunghezza:
242 pagine
3 ore
Pubblicato:
22 apr 2020
ISBN:
9788869375262
Formato:
Libro

Descrizione

“Come in alto, così in basso “ una sorta di “formula”
antica quanto il pensiero umano.
 
“Come in alto, così in basso”
racchiude indubbiamente una nozione di legge
analogica che riassume la multiforme apparenza
delle cose in una singola verità e offre un metodo per una maggiore comprensione della realtà.
 
George Robert Stow Mead è stato uno storico, scrittore, editore, traduttore inglese e un membro influente della Theosophical Society, stretto collaboratore di  H.P. Balvatsky nonché fondatore della Quest Society. Le sue opere accademiche riguardavano principalmente le religioni ermetiche e gnostiche. Molti personaggi famosi furono influenzati da Mead tra questi Ezra Pound, WB Yeats, Hermann Hesse, Kenneth Rexroth, Carl Gustav Jung.
 
Pubblicato:
22 apr 2020
ISBN:
9788869375262
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Come in Alto, Così in Basso - G. R. S. Mead

suprema

PREFAZIONE

Diamo qui appresso l’elenco delle opere principali di G .R. S. Mead, dal quale apparirà chiara la vastità del lavoro compiuto da questo scrittore, tut­tora assai scarsamente conosciuto fra noi. Egli in circa quarant’anni di studio costante e di instancabili ricerche si è quasi esclusivamente occupato di pro­blemi religiosi e di misticismo, ed è passato dai Veda e dal Buddhismo alla critica biblica, alla teo­sofia ellenistica e alla gnosi, recando contributi non trascurabili alla storia delle origini del Cristianesimo. La conoscenza diretta di testi sia orientali che occi­dentali sta a dimostrare la serietà della sua prepara­zione e dei suoi intenti. In italiano, a quanto ci consta, abbiamo soltanto una traduzione del Volume Frammenti di una fede dimenticata , stampato pa­recchi anni or sono dalla Casa editrice Ars Regia di Milano e vari saggi pubblicati a più riprese dalla Rivista Ultra di Roma. Nel 1908 l’’Hudry-Menos scrisse sul Coenobium (n. 2) uno studio critico sul Mead in cui è lumeggiata l’opera di lui tanto come erudito che come pensatore.

Il volume che presentiamo tradotto al pubblico ita­liano e che in inglese porta il titolo di SOME MYSTICAL ADVENTURES, non ha pretese filosofiche seb­bene dall’insieme dei saggi si possa facilmente desu­mere la linea di pensiero che il suo autore predilige;esso è piuttosto l’espressione schietta e vibrante dell’anima di lui nella considerazione dei grandi pro­blemi dello spirito, nella quale arrischia le sue ve­dute e indica le sue simpatie, con una sottile penetrazione e una concezione che noi stimiamo vitale di taluni fra gli aspetti più profondi e meno noti della esperienza mistica. Sotto un certo punto di vista ci sembra di riconoscere nei diversi capitoli del libro la storia dei processi interiori pei quali è passato il suo autore, le fasi attraversate dalla sua anima nella costante ricerca del divino nella natura e nell’uomo; sopratutto traspare a più riprese ma sincerità grande e una grande fede.

Un critico inglese ha definito le MYSTICAL ADVENTURES un libro di pensiero raro e in esso, secondo noi, taluni fra coloro che non si contentano soltanto di leggere ma vogliono comprendere e internamente di­gerire e assimilare, troveranno cibo sostanziale e più di un indicazione di capitale importanza se, aspirando alla propria rigenerazione, sapranno prima aprir gli occhi per vedere e poi vorranno avventurarsi alla realizzazione del mistero di se. Così considerato il libro può offrire anche materia di meditazione e di studio giacchè sovente nei problemi che pone vuol essere più suggestivo che esplicativo, mentre in altre parti esso è inteso a rompere cristallizzazioni di pensiero e di abitudini, a combattere pregiudizi, a tracciar nuove vie all’anima affamata di Verità e di bellezza. Noi ardentemente desideriamo che talune di queste pagine facciano al lettore tutto il bene che esse hanno fatto a noi stessi.

Decio Calvari.

​OPERE PRINCIPALI DI G.R.S. MEAD:

The World Mystery.

Simon Magus.

Plotinus.

Orpheus.

Apollonius of Tyana.

The Upanishads, 2 vol. Translatjon.

Thrice Greatest Hermes, 3 vol.

The Gospels and the Gospel.

Did Jesus live 100 B. C. ?

Pistis Sophia.

Some mystical adventures.

Echoes from the Gnosis — 11 piccoli vo­lumi : 1. The Gnosis of the Mind. 2. The Hymns of Hermes. 3. The vision of Aridaeus. 4. The Hymn of Jesus. 5. The Mysteries of Mithra. 6. A mithriac Ritual. 7. The Gnostic Crucifixion. 8. The Chaldean Oracles (a). 9. The Chaldean Oracles (b). 10. The Hymn of the Robe of Glory. 11. The Wedding Song of Wisdom.

Quests old and new.

The doctrine of the subtle body in Western tradition,

The Gnostic John the Baptizer.

Il Mead dirige anche The QUEST, una delle più serie e apprezzate riviste inglesi da lui stesso fondata nel 1909. Essa è l’organo della QUEST SOCIETY ed è dedicata quasi esclusivamente ai più alti problemi spirituali nette loro relazioni con la religione, la filosofia, la scienza e l’arte.

​Come in alto, così in basso

" Cielo in alto, cielo in basso; stelle in alto, stelle in basso; tutto quello ch’è in alto cosi pure in basso ,, .

Kircher.

Come in alto, così in basso. È questa grande parola, una frase sacramentale, un detto di sag­gezza, un aforisma, una formula mistica, una legge fondamen- tale; ovvero una spada a doppio taglio che può portare a chi la impugna grave danno, qualora egli non si sia prima ben addestrato nel maneg­giarla?

Noi non ci indugeremo nel ricercare se questo detto famoso sia o no di origine ermetica; in es­senza, probabilmente, è vecchio quanto il pensiero umano; e, altrettanto probabilmente, l’idea ad esso sottostante è stata capovolta molto più frequente­mente di qualsiasi altra dell’immortale compagnia.

Come in alto, così in basso racchiude indub­biamente una qualche vasta nozione di legge analogica, una qualche base di ragione vera, la quale vorrebbe riassumere la multiforme apparenza delle cose in una singola verità.

Ma la comprensione della natura di questo mi­stero della molteplicità dall’uno — tutti uno e uno in tutti — non si ottiene pensandovi su distratta­mente o per mezzo di una congettura fortunata, ov­vero col trastullo di corrispondenze artificiali.

Di fatto — se dobbiamo dir la verità — in novan­tanove casi su cento, quando per ribadire un argo­mento diciamo: « come in alto, così in basso», noi troviamo che abbiamo spostata la questione fin da principio, terminando dove abbiamo cominciato e asserendo l’opposto del nostro logos.

Invece di illuminare non solo il soggetto sotto mano, ma tutti i soggetti, afferrando, come in un pugno, la verità eterna nascosta nel nostro detto, noi l’abbiamo rovesciato nella proposizione falsa ed effimera : «Come in basso, così in alto ». Deus, inversus, est Demon ; e qui dobbiamo fare i conti col diavolo. Ma fortunatamente c’è compenso perfino in questo in un’epoca illogica, giacché, come tutto il mondo mi­stico sa, Demon non è altro che Deus inversus.

Sì, perfino lungo le nostre più moderne linee di pensiero, perfino in proposizioni e in principi che ogni giorno vanno acquistando maggior favore nel dominio della filosofia pratica, noi troviamo il nostro antico aforisma con la sua testa diritta, scarso di cerimonie.

Nella nuovissima teologia, nella recente filosofia, riscontriamo una forte tendenza a ravvivare l’antica idea che l’uomo è la misura dell’universo, — sia che noi chiamiamo questa opinione pragmatismo o con qualunque altro nome più ci aggradi. Come in basso dunque così in alto.

In verità non sembra che siamo capaci di libe­rarci di questa inversione: noi l’amiamo così capo­volta. E io non sono del tutto sicuro che antropomorfizzare in tal guisa l’universo non sia un eccel­lente esercizio, quante volte si proietti l’ombra di ciò che c’è di meglio dentro di noi, sullo schermo infinito dell’apparenza delle cose di fuori. E, invero, l’uomo non è egli in realtà affine a tutte le cose — siano mondi o sistemi, elementi, spazi e infinità, tempi ed eternità ?

Ma, di regola, il novizio nella speculazione mi­stica non s’impiglia in questa maniera di conside­rare il soggetto; per lui tutto procede in modo più semplice.

Abbacinato da qualche piccolo fatto noto delle cose che sono in basso, pieno di maraviglia per qualche impressionante incidente che è venuto a sua notizia — impressionante, s’intende, per lui — egli d’ordinario lo sopravaluta, esagera un particolare in universale e in un accesso di gioia, s’immagina di essere finalmente arrivato alla verità — prendendo a rovescio il « come in basso » per l’eterno « come in alto».

E non pensa nemmeno lontanamente che se egli avesse davvero toccato l'alto, conoscerebbe non sol­tanto il solitario basso che è venuto in forma ab­bagliante nel suo cosmo, ma ogni altro basso della medesima classe.

Ma, di nuovo, scendiamo dalle altezze filoso­fiche al terreno pratico delle vedute mistiche. Per merito della scienza moderna noi abbiamo una certa conoscenza definita delle cose fisiche che si riassume in processi meccanici generali e in misure e osserva­zioni accurate. Di là da questo dominio per tale scienza c’è semplicemente x; per il mistico «veg­gente» invece non c’è un semplice x, ma un’inde­finita serie di fasi di sensazioni ognor più sottili.

Ora come ogni lettore intelligente sa, è proprio la natura di queste impressioni extra-normali che si è principiato a studiare criticamente, lungo le linee del metodo impersonale così giustamente elogiato dagli uomini dì scienza. In tale campo, che si presenta di vivissimo interesse per tutti i principianti, in qual maniera potremo applicare il nostro « come in alto » ? Accingiamoci dunque a prender le mosse dal prin­cipio, vale a dire dal primo grado discreto di là dal mondo fisico — lo psichico o come anche si dice « l’astrale ».

Che cos’è che fa di quest’ultimo un grado di­screto ? Ma è in realtà un grado discreto? E per discreto io intendo, è esso discontinuo col fisico, in altri termini c’è una qualche differenza fondamentale fra i due ? Psichico è psichico e fisico è fisico: com’è dunque? Si devono distinguere solo dal punto di vista della sensazione ovvero anche da quello logico; c’è o no una legge fondamentale di differenza fra loro?

La prima difficoltà che ci si presenta è questa : Che siano pure acuti quanto si voglia i sensi sottili di un uomo, sia quanto si voglia penetrante la sua chiaroveggenza, egli non sembra capace di ridare limpidamente a un altro la sua esperienza im­mediata salvo, forse, nel caso in cui codesta seconda persona possa « vedere » con la prima.

Egli si può sforzare di farlo, ma apparentemente è costretto a usare termini fisici per potersi spiegare.

A dir vero è molto probabile che tutto quanto è stato scritto di «psichico» non abbia prodotto altra impressione sui lettori non-psichici se non questa, e cioè che lo psichico è una fase più sottile del fisico. E ciò, forse, perché lo stesso veggente nello spie­gare le impressioni ricevute a se stesso, vale a dire alla sua coscienza fisica, le deve tradurre nelle sole forme che la coscienza può offrire, cioè forme fisiche.

Infatti sembra che ci sia un abisso fra lo psichico e il fisico, cosicché quelle impressioni dirette che dovrebbero passare di lì a noi, non possono farlo. In altri termini, per la stessa natura delle cose, codeste impressioni non possono venire nude, in questo mondo; devono essere rivestite.

Ora se così è, se questo è un fatto inevitabile in­sito nella costituzione delle cose, allora la natura stessa dello psichico è separata da quella del fisico da un vuoto incolmabile. Ma questo è realmente vero ? O è vero invece che finora non c’è persona conosciuta la quale possa a perfezione gettare un ponte sull’abisso ? O anche supponendo che esistano coloro che ciò siano in grado di fare, sono tuttavia incapaci di comunicare la propria conoscenza agli altri, semplicemente perché codesti altri non possono colmare l’abisso nella loro coscienza personale e di conseguenza non sono capaci di seguire il continuum dei loro più sviluppati fratelli ?

Ma anche supponendo che ci sia un materiale di continuità dal fisico allo psichico, sembrerebbe che noi dovessimo, per così dire, « andare » là e che esso non possa venire qui. In altri termini, ciò che è davvero psichico non può essere di fatto re­gistrato nel fisico, l’immagine non è in condizione di riprodurre corretta- mente il prototipo, giacché se lo potesse l’uno sarebbe l’altro. E così qual è la na­tura della differenza, di qualità o di grado ?

E domandiamo quindi di nuovo, lo psichico dif­ferisce fondamentalmente dal fisico ?

Se ci mettiamo a speculare sulla così detta « quarta dimensione » della materia, possiamo noi trarne qual ­cosa di soddisfacente ?

Siamo di fronte a un soggetto di immensa difficoltà e io mi propongo dì avvicinarlo solo nelle sue fasi più elementari. Mi preme intanto subito di notare che tutte le analogie fra un’immaginata superficie a due dimensioni e il nostro spazio tri-dimensionale e fra quest’ultimo e il supposto stato a quattro dimen­sioni, sono basate sopra la più flagrante petitio principii. È un caso di « Come in basso, così in alto » peggiorato.

Uno spazio a due dimensioni con l’assunto gratuito di esseri bi-dimensionali che l’abitano è. inconcepi­bile come materia di qualsiasi genere.. Una super­ficie è un’idea e non una cosa del mondo sensi­bile. Noi pensiamo a una superficie nella nostra mente, essa è un concetto e non una realtà sensi­bile. Infatti non la possiamo vedere, né gustare, né udire, né odorare, né toccare.

I nostri esseri bi-dimensionali sono finzioni dell’immaginazione nella migliore ipotesi. Essi sono assolutamente inconcepibili quali entità in termini di spazio, né si possono muovere o essere reciproca­mente consci della propria esistenza. Infatti nel con­cetto astratto che chiamiamo superficie, non vi può essere posizione dal punto di vista della superficie medesima e delle cose ad essa simili; ma solo dal punto di vista di una coscienza che si trovi al di fuori. Anche il più primitivo senso del tatto sa­rebbe non esistente per gli abitanti di uno spazio a due dimensioni, non essendovi nulla da toccare. E così via dicendo.

Immaginare quindi come apparirebbero cose tri­dimensionali alla coscienza di abitanti di uno spazio a due dimensioni e da questo per analogia sforzarsi di costruire oggetti a quattro dimensioni da una serie di fenomeni tri-dimensionali, è, evidentemente, un vero circolo vizioso.

Da questo lato non arriviamo a nulla: dobbiamo cercare «un’altra via», in apparenza assai diversa, pel cui mezzo ci sia dato di passare dalle tre dimen­sioni in — che cosa ? — In — due, chi sa ?

A ogni modo è abbastanza curioso che l’ultima scuola Platonica chiamasse lo «psichico» il «piano» — vale a dire il bi-dimensionale e non il quadri­dimensionale, giusta un’affermazione dei così detti Oracoli Caldei : «Non macchiare lo spirito né tra­mutare il piano in solido ». Lo « spirito » corri­sponde a quel che noi abbiamo chiamato « psichico » nella sua fase inferiore e il « piano » allo psichico nel suo aspetto più alto.

Come Psellus dice commentando questo logion :

« I Caldei adornavano l’anima di due vesti, ad una di esse davano l’appellativo di spiritica, e la sua trama era, per così dire, tratta dal corpo sensibile: l’altra, la radiante, sottile e impalpabile, era deno­minata il «piano ».

AI di sopra di questo c’erano le « linee » e i «punti», che appartenevano alla regione della mente, concreta e astratta.

Che è dunque, noi domandiamo ancora, lo psi­chico vero e proprio in confronto del fisico? Come si presentano le cose sul piano psichico ? Giacche finora per la stessa natura del nostro mondo tutte le volte che parliamo « quaggiù » di ciò che è psichico, dobbiamo dirlo in termini del piano fisico.

In che cosa consiste la sua « alterità », per usare un antico termine filosofico? Dobbiamo forse pensare codesta « alterità » come distinta semplicemente da un abisso nella materia, un vuoto ? — ma questo pare assurdo perché « la natura non fa salti » e « aborre dal vuoto ».

Eccoci dunque di fronte all’altro lato della me­daglia, con l’inevitabile intuizione che c’è un con­tinuum nella materia dalla più densa alla più sottile, e noi possiamo speculare che se un essere umano do­vesse progredire attraverso questa serie di gradi di materia nello spazio, egli dovrebbe lasciare succes­sivamente i suoi vari «veicoli», molecolare, atomico, interatomico eco., in stati sempre più attenuati, — avanzando, avanzando fino a che la sua anima ar­riva al limite ultimo; — ma dove ciò può avvenire in un universo che sempre e in ogni punto rientra in se stesso ?

L’idea dì una « materia » cosmica la quale ha il potere di avvoltolarsi continuamente in se stessa, è estremamente illuminativa se pensata come simbolo di un processo. Ma essa deve essere interpretata tanto in termini di forza quanto in termini di ma­teria, prima che possa offrirci un significato adeguato.

Sembrerebbe dunque che tutte le cose quaggiù ap­paiano solidificate quasi che il « cielo fosse andato arrotolandosi come un tappeto », per usare la frase della Upanishad. Poiché qui il « cielo » è l’« etere »

la sostanza una, la semplicità delle cose, L’« alto » così è « involto » nel « basso » ; e se noi potessimo solo seguire il processo, forse saremmo in grado di comprendere realmente qualche cosa della verità sottostante al nostro aforisma.

Come questione di fatto questo continuum di ma­teria è la base su cui poggia tutto il pensiero scienti­fico; non salti improvvisi, ma costante e perpetua trasforma- zione, evoluzione ordinata, non miraco­lose incausate spontanee sorprese.

Ora se questo è vero, segue che un giorno o l'altro la linea diretta di « discesa » dallo « psichico » al fisico potrà essere meccanicamente controllata dalla mente umana e lo psichico così esser reso fisica­mente visibile perfino al più profano tra gli uomini dal punto di vista psichico. E oltre a ciò gli errori dell’osservazione umana, i quali viziano at­tualmente tutte le investi- gazioni psichiche, potranno, in quel giorno avvenire, essere ovviati nella stessa maniera che oggi sono corretti gli errori della os­servazione fisica, per mezzo degli strumenti meravi­gliosamente delicati che l’ingegno umano ha scoperti.

Tutto questo sembra seguire immediatamente dalla premessa maggiore di un continuum di tale natura ; e molte persone lo credono e si basano su ciò come sopra un sicuro fondamento di fatte. Ma in un modo o nell’altro io non sono punto soddisfatto nel pen­sare che le cose siano proprio così. La nostra sal­vezza deve davvero dipendere dalle macchine, e dobbiamo noi diventare dei ex machinis ?

Ma che ha da fare tutto ciò con « Come in alto, così in basso » ? Ecco, questo : se il mondo sensi­bile sorge per gradi e discende anche per gradi dalla condizione grossolana di materia che ci è fami­liare per mezzo dei nostri sensi normali, per salire su su attraverso condizioni sempre più attenuate, verrà un momento in cui arriveremo finalmente — ahi, ecco l’intoppo, dove arriveremo ? Là donde pren­demmo le mosse ?

La verità è — sia detto sotto voce — che noi queste non possiamo pensarlo in termini di materia. Ma per il momento teniamoci all’idea di una ma­teria sempre più sottile, la quale è abbastanza inde­finita por qualsiasi mistico che non sia me metafisico, usando quest’ultima parola nell’antico senso in cui physis include tutta la natura, cioè il campo del divenire. ,

« Come in alto, così in basso » — quante grada­zioni al di sopra? Diciamo, per esempio, sette se così vi aggrada.

L’« alto », il «di sopra» allora paragonato col «basso» il di sotto sarà davvero molto nebu­loso, una specie di fondo interiore primitivo di un genere e modo che non possiamo concepire presentente. Ci può essere «corrispondenza», ma codesta corrispondenza deve seguire le tracce di numerosi ordini di materia, in cui, quello immediatamente successivo all’ordine fisico agisce già come forza o energia rispetto alla materia che cade sotto i nostri sensi normali.

Qui ci troviamo un’altra volta al principio, faccia a faccia con IV « psichico » o «astrale» che pa­ragonato col fisico dovrebbe essere considerato come un « sistema di forze » piuttosto che come una matrice della stessa foggia e forma del fisico.

E se questa veduta è, in ogni caso, di un passo più vicino alla realtà in confronto della interpreta­zione dello psichico per mezzo di immagini e sim­boli fisici, —: quale può essere mai la natura del nostro n. 7 o

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