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La Fanciulla di Mezzanotte
La Fanciulla di Mezzanotte
La Fanciulla di Mezzanotte
E-book370 pagine5 ore

La Fanciulla di Mezzanotte

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Info su questo ebook

Sicilia, Madonie. Fine estate 2008. Una ragazza di diciassette anni svanisce nel nulla. A dieci anni di distanza, una figura evanescente compare di notte lungo le viuzze del paesino. I testimoni vi riconoscono la giovane di cui si sono perse le tracce da lungo tempo. Le apparizioni si susseguono e spingono la cittadina nel terrore. Marco Sereni, medico, assume l’incarico all’ospedale di san Giovanni dei Fossati,  teatro di questi avvenimenti. In breve, e suo malgrado, è trascinato nella vicenda tanto bizzarra e strana al punto da ricalcare i racconti di Edgar Allan Poe. Un puzzle che il personaggio principale dovrà comporre nel giusto modo per svelare il mistero de La Fanciulla di Mezzanotte. Sia l’omertà che l’arretratezza mettono a rischio la vita del giovane protagonista, in aggiunta, la vicenda, singolare quanto surreale, ne mina la salute mentale. Il racconto è un omaggio ad Edgar Allan Poe, maestro indiscusso della letteratura gotica di fine Ottocento.
LinguaItaliano
Data di uscita17 apr 2020
ISBN9788833465579
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    Anteprima del libro

    La Fanciulla di Mezzanotte - Ottavio Nicastro

    Pubblicato da Ali Ribelli

    Direttore di redazione: Jason R. Forbus

    www.aliribelli.com – redazione@aliribelli.com

    Ottavio Nicastro

    La Fanciulla di Mezzanotte

    Sommario

    Prologo

    1

    2

    3

    4

    5

    6

    7

    8

    9

    10

    11

    12

    13

    14

    Epilogo

    "Ho paura del futuro, non in sé,

    ma per i suoi effetti su di me."

    - da La Caduta della Casa Uhser di Edgar Allan Poe -

    A Nadia Mangiapane

    che ha impreziosito il romanzo

    curando l’editing.

    Prologo

    Omne ignotum pro magnifico. Tutto ciò che è sconosciuto è sublime.

    Ho visto situazioni apparentemente fuori contesto, curiose e bizzarre al punto da farmi dubitare della loro reale esistenza. Il caso ha voluto che posassi gli occhi sul lato oscuro di uno specchio, sbirciando l’angolo nascosto, cupo e tenebroso. Meglio se mi fossi astenuto, poiché il momento in cui ho guardato l’abisso, Dio mi aiuti, l’abisso di rimando ha guardato me.

    Sapevo di Edgar Allan Poe, scrittore di gran talento, da ragazzo ho letto i suoi lavori: Il Gatto Nero, Il Pozzo e il Pendolo, La Caduta della Casa Uhser e altri ancora, mai però avrei immaginato come un giorno, tali narrazioni, avrebbero condizionato il mio destino.

    Ogni storia ha un inizio: la mia è cominciata alla fine di gennaio 2019: curiosa giornata, iniziata male e destinata a finire peggio. Il cielo si era coperto da una fitta coltre di nubi rigonfie e nere che minacciavano la pioggia. Il mio lavoro di medico lo svolgo al policlinico di Catania, mi piace, ne vado fiero. Sono coscienzioso e attento, il paziente può fidarsi. L’ho imparato da mio padre, medico anche lui, ahimè, passato a miglior vita. Mamma lo ha seguito nel breve periodo. Vivere di soli ricordi le era diventato troppo faticoso. Adesso sono io a coltivarli, non mi piacciono, m’intristiscono. La sera, in solitudine, ripenso al tempo andato. Meglio se mi dedico ad altro.

    Il turno era finito, ma prima che guadagnassi l’uscita, la voce di Selena mi ferma.

    Marco.

    Che fai ancora qui?

    Oggi sono di guardia.

    Vero, lo avevo scordato.

    Mi offri un caffè?

    Con vero piacere. Bello il quarto d’ora a venire, quello successivo è di altra natura. Il dottor Scopelliti, analista, mi trattiene ancora in reparto.

    Marco ho il tracciato del paziente trentasette, lo analizzi per favore?

    Venti minuti dopo ero là, quando il campanello d’allarme suona. Serviva un cardiologo, si è scoperto che ero il solo disponibile. Nulla di serio: il paziente, vittima di una tachicardia parossistica, si è ripreso in fretta. Curioso però … ho controllato la cartella clinica e scopro che qualcosa non andava. Ho approfondito la questione: diagnosi e relativa terapia erano decisamente errate. La firma in calce si è rivelata una vera sorpresa. Il professor Visconti? Possibile? Primario, dirigente di reparto, direttore della scuola di specializzazione, la stessa che presto avrei concluso con l’ultimo esame di specialistica. Dal caposala ho saputo che era andato via in fretta, nello studio privato ad aspettarlo c’erano i pazienti a pagamento. A inventare i poveri è stato il buon Dio, se la sbrighi lui la rogna. Si era fatto tardi e a casa ci son tornato sì, ma non prima di aver rimediato al danno: correggendo sia la diagnosi che la terapia. L’indomani Visconti mi ha convocato nella sua stanza.

    Si accomodi Sereni. Duro il tono di voce e per nulla cordiale.

    Desiderava vedermi professore? ero intimidito, lui indignato, ovvio che aveva saputo. Che cosa mi aspettava?

    Ieri il dottor Filippo Santucci, mio vecchio compagno e collega di università, mi ha chiamato al telefono. Stupore da parte mia. L’episodio del giorno precedente forse dimenticato?

    Santucci è primario di medicina generale e direttore sanitario all’ospedale di san Giovanni dei Fossati, conosce il luogo? Sa dove si trova?

    Non ne ho la più pallida idea, è la prima volta che ne sento il nome.

    Un paesino in provincia di Palermo, arroccato sulle Madonie, il versante che guarda a nord.

    Ebbene?

    Nel nosocomio di san Giovanni dei Fossati è nata un’unità coronarica, manca però lo specialista che la diriga. Santucci si è rivolto a me per avere una persona di fiducia.

    Hai capito il furbetto? Il giovane medico lo aveva messo in cattiva luce e lui lo scaricava, ma senza caccialo dal reparto, al contrario, gli offriva un’opportunità di lavoro.

    Un incarico a tempo definito, ma col compenso di un assistente a tempo pieno. Un vero colpo di fortuna.

    Ne convengo … ne stiamo parlando perché ha pensato a me come …?

    È la persona giusta Sereni, non ha famiglia e vive della borsa di studio dell’università.

    Ed è lì che ha deciso di mandarmi?

    La mia è una proposta, la scelta se accettare o meno spetta a lei.

    Capisco.

    Cosa mi risponde?

    Sono confuso … mi serve tempo per rifletterci su.

    Ma non c’è, Santucci vuole subito la conferma.

    Mm … la durata dell’incarico?

    Un anno, con la possibilità che sia riconfermato. Ho accantonato in fretta l’esitazione, meglio quello che l’ira del primario. I deboli sono destinati a soccombere mentre i forti … gli venisse un accidente a quelli come Visconti.

    D’accordo professore, accetto.

    Bravo Sereni, ha preso la giusta decisione.

    Come no, quando inizia l’incarico?

    Al più presto. Non più tardi di domani deve mettersi in viaggio.

    Domani? … Accidenti, il tempo di prepararmi, chiudere casa e …

    È libero, lo faccia subito. Ecco a lei il numero di telefono del collega Santucci, lo chiami e stabilisca con lui i dettagli. Lei è un bravo medico Sereni e sono certo che nel nuovo nosocomio, farà onore a se stesso e al reparto da dove proviene.

    Ho preso il foglio e sono andato via. Brutto stronzo figlio di puttana, ma avevo quell’ultimo esame da sostenere, meglio non peggiorare la situazione. Il lato positivo c’era, grazie all’incarico avrei messo da parte qualche spicciolo, utile in tempo di crisi.

    1

    Brutta serata anche questa. Il cielo era all’imbrunire quando ho imboccato l’autostrada Catania-Palermo. Lasciavo un genere di vita per abbracciarne uno nuovo e sconosciuto. Non amo le sorprese, speriamo di non incontrarne. Nuvole basse e pesanti coprivano l’orizzonte, meglio se avessi anticipato la partenza, ma non mi era stato possibile. Mi era mancato il tempo di raccogliere notizie sul luogo di destinazione, di conseguenza mi sono affidato alla guida satellitare, siamo o no nel terzo millennio? A Catania forse, ma non in quel luogo sconosciuto e solitario dove il tempo sembrava che si fosse fermato. Sentivo la fiacchezza persino nell’aria che stavo respirando. La strada era dissestata, il buio la nascondeva mostrando allo sguardo delle ombre cupe e misteriose.

    Dopo aver raggiunto le Madonie, ho confuso una prima volta il percorso, sbucando in un altro luogo. Sono tornato indietro ma fallendo ancora. Ad una persona incrociata lungo la via ho chiesto la giusta indicazione.

    È dalla parte sbagliata, San Giovanni dei Fossati si trova sul versante opposto della montagna. Per arrivarci deve invertire la marcia e percorrere quaranta chilometri fino a portarsi al bivio che da Caltanissetta va a Mussomeli, superato il paese deve imboccare la via per Lercara Friddi ma senza entrarci, al crocevia cerchi l’indicazione per Piano dei Cordari e la segua.

    Sulla carta non è segnato.

    È una vecchia strada di montagna, arrivando da Catania l’uscita giusta era per Caltanissetta e non per Enna Bassa.

    San Giovanni dei Fossati è sul lato a ovest della provincia di Palermo.

    Nondimeno era il percorso più agevole. A questo punto le conviene seguire l’indicazione che le sto fornendo, evitando così di compiere un giro lungo e tortuoso.

    Trovato il cartello per Piano dei Cordari ho imboccato la via in salita, ma la segnaletica per san Giovanni dei Fossati tardava a mostrarsi.

    Il timore lievitava, brividi gelidi mi percorrevano la schiena, la solitudine era opprimente. All’improvviso il bagliore di un lampo illumina l’orizzonte, il tuono che lo segue è fragoroso. Guardo l’orologio sul cruscotto, venti minuti alla mezzanotte. Si era fatto tardi, il dottor Santucci di sicuro aveva smesso di aspettarmi. Ci eravamo parlati a telefono, dal tono di voce ho capito che deve essere un soggetto burbero e poco comunicativo. Di sua spontanea volontà si è offerto di procurarmi un alloggio, ha concluso la comunicazione dicendo che in paese non ci sono né alberghi né pensioni. Strano posto davvero san Giovanni dei Fossati. Ma ecco che la spia della riserva comincia a lampeggiare, meglio se avessi fatto il pieno. Rischio di restare a secco e in una notte da lupi come questa non è auspicabile.

    Ancora un lampo che rischiara la notte buia e la pioggia subito inizia a cadere, presto cresce d’intensità. Ci mancava solo questa. Ma dov’è san Giovanni dei Fossati? Disperavo, quando un successivo lampo illumina di nuovo la strada e assieme a questa anche il cartello segnaletico.

    San Giovanni dei Fossati Km 3.

    Accidenti quasi non ci speravo più. Tiro un sospiro di sollievo e quando, poco dopo, attraverso le prime case del centro abitato, la mezzanotte batte i rintocchi.

    La via deserta e male illuminata, procede in leggera salita. A fiancheggiarla, misere costruzioni, specchio della miseria più profonda. La pioggia bagnandole le mostra come lugubri sembianze che si stagliano contro la notte buia. Porte e finestre disegnavano sul frontespizio sguardi misteriosi. Mi è sembrato di cogliere un senso di vuoto nell’aria, lo sentivo e mi opprimeva. In ciò che vedevo non c’era nulla di piacevole, solo nere sembianze sospese nel buio di una notte fuori dal tempo. Subito il pensiero si sposta su nidi di corvi e passeri morti. Avverto un oscuro presagio aleggiare nel buio profondo e il timore subito mi prende. M’infondo coraggio, reagisco ma inutilmente. L’attimo in cui avverto una presenza oscura gravitarmi attorno, il batticuore subito si riaffaccia.

    Chi? Che cosa? L’ho chiesto a me stesso, ma non serve. Sono solo e il silenzio che mi circonda è rotto dallo scrosciare della pioggia e dal rombo dei tuoni. Sobbalzo quando si aggiunge un urlo straziante che squarcia la notte buia e temporalesca.

    L’orrore … L’orrore.

    Dio del cielo chi è stato a gridarlo? Il sussulto mi spinge a sollevare le mani dallo sterzo lo riafferro subito prima che l’auto vada a picchiare da qualche parte. Rallento la marcia fin quasi a fermarmi, mi guardo intorno aguzzando la vista. Non vedo nessuno. La pioggia si è infittita, adesso luccica, com’è possibile? Sono sveglio o cosa? Calma, … la stanchezza gioca brutti scherzi ed io ne ho accumulata parecchia. Sto pensando a questo quando, all’improvviso, una figura si staglia davanti al cofano. La sagoma evanescente è comparsa all’improvviso sbucando dal nulla.

    Cristo santo …

    Pigio forte sia il pedale della frizione che il freno. La pioggia ha reso viscido il manto stradale, tra l’altro anche dissestato. La vettura sbanda, scivolando lungo il fianco destro per andare incontro al marciapiede da quel lato. A fatica controllo l’imbardata. Il momento in cui fermo l’auto senza che nulla di grave sia successo, respiro di sollievo.

    Dio ti ringrazio. Subito lo sguardo cerca l’ostacolo che mi ha spinto a far questo. Lo scopro a poca distanza lungo il fianco sinistro è … da non credersi! Una ragazza. Io la osservo e lei posa il suo sguardo cupo e sinistro sulla mia persona. Subito un brivido gelido mi percorre la schiena, quel soggetto è … non avrei saputo come descriverlo. Evanescente e tenebroso allo stesso tempo. La sagoma si confonde col paesaggio circostante come se ne facesse parte. Un insieme che non trova una logica spiegazione, giacché si tratta di una persona giovane ma sicuramente fuori binario. Chi se ne va in giro in piena notte nel mezzo di un temporale e senza protezione alcuna?

    La pioggia le ha inzuppato l’abito grigio chiuso davanti ma aperto dietro. La scollatura scende in basso spostando il pensiero su un vestiario estivo leggero e decisamente fuori contesto. Lo stesso dicasi delle scarpe basse e senza tacco. I capelli lunghi, lasciati liberi sulle spalle grondano acqua in modo appariscente. Da quando si sta muovendo sotto la pioggia battente? Il viso, ugualmente bagnato, lascia trasparire un velo di tristezza misto a … rabbia forse? Non so capirlo nel giusto modo e forse neppure lo voglio. Quella giovane è davvero impressionante. Meglio se inverto la marcia e vado via … ma cosa sto pensando? Non posso lasciare una ragazza al suo destino rifiutandole il soccorso di cui ha sicuramente bisogno. Sono un medico e anche … sì insomma, una persona di sani principi.

    Avverto una sensazione di paura guadagnare strada dentro di me, immotivata però. Dio del cielo è solo una giovane dopotutto. Bando all’indugio, sposto l’auto per portala accanto alla ragazza. Abbasso il finestrino. La guardo, lei mi fissa … accidenti davvero. È come se ci fosse l’abisso più profondo nel suo sguardo. Non dice nulla, parlo io per primo.

    Grazie a Dio è andata bene, ma c’è mancato tanto così che ti mettessi sotto. Che ci fai per strada in una notte come questa? Non risponde, mi guarda soltanto.

    Stai male? niente. Solo silenzio.

    D’accordo, se non ti va di parlare non posso obbligarti, ma restare sotto la pioggia battente non è auspicabile, rischi un brutto malanno. Posso accompagnarti a casa se lo desideri. Meglio se non lo avessi detto, la paura adesso è cresciuta, rischia di diventare terrore, ma di chi? Di una giovane svampita e decisamente fuori binario? Attimi di vuoto assoluto senza che nulla succeda.

    Coraggio, puoi fidarti. Sono un medico, mi chiamo Marco Sereni. Qualcosa si muove su quel volto, ma non so capire di che cosa si tratti. Ad ogni modo, la giovane scivola silenziosa portandosi dal lato opposto dell’auto. Curioso davvero, avrei giurato che nel farlo, non avesse articolato le gambe. Un attimo dopo è all’interno della vettura trascinandovi parte del maltempo che c’è all’esterno. L’acqua di cui è inzuppata bagna sia il sedile che il tappetino sottostante, tanta davvero.

    Hai preso la giusta decisione, come ti chiami? Silenzio.

    Non importa, devi indicarmi la via però, arrivo adesso in paese e sei la prima persona che incontro. Solleva il braccio destro e mi indica il percorso.

    Ho capito, la direzione giusta è quella. Parto infilandomi in una seconda via sempre in salita, ma che si snoda dal lato opposto rispetto alla precedente.

    La pioggia è tanta, a questa adesso si è aggiunta la nebbia. È comparsa all’improvviso sbucando dai vicoli adiacenti, forse dal nulla, in breve ha avvolto ogni cosa nascondendola allo sguardo. Ombre cupe e solitarie mi sembra che si stiano muovendo all’interno della cappa ovattata, creature misteriose e sinistre al pari della figura che mi siede accanto. Chi è? Il timore che da lei nasce mi prende sempre più, non so capirlo ma ne subisco l’incanto tenebroso. Sto vivendo una situazione nuova e sconvolgente allo stesso momento, il tempo mi sembra che si sia fermato.

    Un bivio mi si para davanti, la giovane solleva il braccio indicando la via, ancora in salita. Le costruzioni diminuiscono sempre più, presto scompaiono lasciando il vuoto attorno, la nebbia però non mi permette di scorgere cosa mostra il paesaggio. Dove stiamo andando? La condizione non promette bene, la cittadina ce la siamo lasciata alle spalle inoltrandoci … dove, non so, non conosco il luogo, tutto è nuovo e sconosciuto allo stesso tempo, al pari delle emozioni che sento muovere dentro di me, mai provate prima di allora. Ad un tratto tutto tace. Il rumore della pioggia, i tuoni, il vento sottile che batteva sul parabrezza, diventa silenzio cupo e irreale, dove neppure il rombo del motore riesce a farsi strada. Ma che cosa sta succedendo? La domanda mi muore in gola. All’improvviso dalla cappa nebbiosa sbuca una rotonda spartitraffico.

    Cristo santo … faccio appena in tempo a frenare prima di picchiarci contro con la vettura.

    Accidenti alla nebbia, l’ho vista all’ultimo momento.

    Ecco che all’improvviso il vento, ricomparso, la caccia via. L’aria si libera e un paesaggio insolito mi si mostra allo sguardo. Ai piedi di un costone roccioso che si erge lungo il fianco destro del pendio, vedo spuntare un quartiere lasciato a sé. La luce che rischiara la scena arriva dai lampioni che circondano la rotonda spartitraffico e solo in parte mi mostra che cosa c’è dal lato opposto, dove non esiste illuminazione pubblica. Muri sgretolati, ferite che hanno lacerato le costruzioni; la pioggia li bagna mostrandomi delle lugubri sembianze che si specchiano nelle pozzanghere create dalla pioggia. Il riflesso di un paesaggio che incupisce l’animo.

    E lì che abiti? la giovane non replica. Immobile e persa nel nulla, osserva il tenebroso paesaggio. Nulla di tutto questo sembra appartenere al mondo reale. Dentro di me, il timore adesso è diventato paura. Ma ecco che all’improvviso la portiera del suo lato si spalanca con un rumore sordo.

    Chi era stato ad aprirla? Io cerco la risposta e la giovane si proietta all’aperto. Leggera e vellutata, si muove nella direzione del quartiere buio e fatiscente, dove in breve scompare inghiottita dalla notte buia.

    Che faccio? L’istinto mi suggerisce di abbandonare il posto, ma non posso. Mi rifiuto di lasciare la giovane al suo destino. Scendo dall’auto e di corsa mi muovo nella direzione del quartiere fatiscente. Non ho ombrello, presto la pioggia m’inzuppa dalla testa ai piedi.

    Ragazza dove sei? Ragazza! … nessuna risposta arriva al mio orecchio.

    Ragazza! …

    Mi vedo costretto a fermare la corsa. Dal lato opposto ci sono solo rovine e buche insidiose, il buio non mi facilita la marcia.

    Ragazza! … niente. Della giovane si è persa traccia. Proseguire oltre sarebbe un rischio e poi non saprei dove cercarla. Controvoglia torno sui miei passi e rientro in auto. Adesso anche il sedile del guidatore è bagnato a puntino. Se non mi cambio sarò io a beccarmi un brutto malanno. Recupero il cellulare.

    Accidenti che serata, davvero un bell’inizio. L’ora è tarda ma non ho altra possibilità se non questa. Digito il numero del dottor Santucci.

    Pronto … Respiro di sollievo non appena sento la sua voce.

    Dottor Santucci?

    Chi mi chiama nel cuore della notte?

    Marco Sereni, mi spiace ma ho fatto tardi. Non so né dove andare né a chi altri rivolgermi.

    Dottor Sereni, non vedendola arrivare ho supposto che avesse procrastinato la partenza.

    Invece ho smarrito la strada. Se è così gentile da indicarmi il mio alloggio …

    Difficile arrivarci per chi non conosce il posto, inoltre ho io la chiave. Mi raggiunga, per questa notte dormirà da me.

    Mi spiace recarle fastidio dottore, ma …

    Non ci pensi nemmeno. Dove si trova?

    Fermo accanto ad una rotatoria spartitraffico, davanti ho un quartiere buio e fatiscente che pare lasciato a sé.

    Poggio Martone? Poi mi dice come ha fatto ad arrivarci? Per guadagnare il centro cittadino le sarebbe bastato seguire la via principale.

    Ho avuto un contrattempo, come faccio a raggiungere casa sua?

    Riguadagni l’ingresso del paese e segua l’indicazione per il centro cittadino. Non appena in piazza, vedrà due chiese, quella sul lato destro è fiancheggiata da una strada in salita, la percorra fin dove c’è una fontana e lì cerchi la segnaletica Carabinieri. Abito di fronte alla caserma. Non può sbagliare.

    D’accordo, sarò da lei nel minor tempo possibile.

    Dieci minuti più tardi parcheggiavo l’auto davanti all’abitazione del dottor Santucci. Il portone era socchiuso e un uomo sulla sessantina, in pigiama e vestaglia, era in paziente attesa. L’ho raggiunto portando al seguito solo la borsa da viaggio.

    Sono mortificato dottore, non conosco questo territorio, e invece che a san Giovanni dei Fossati sono finito da tutt’altra parte.

    Inconvenienti del genere possono capitare a chiunque. È bagnato fradicio cosa le è successo?

    Entrando in paese ho rischiato d’investire una persona che camminava in modo distratto sotto la pioggia battente.

    L’incidente l’ha costretta a scendere dall’auto?

    Raccontiamola in altro modo, per fortuna ho guadagnato uno spavento e solo quello.

    Meglio così, andiamo di sopra deve cambiarsi altrimenti rischia un malanno, inoltre, presumo che sia a stomaco vuoto.

    Beh, … sì, ma non deve incomodarsi fino a questo punto, immagino che si fosse già messo a letto.

    D’abitudine mi corico presto, l’ospitalità ha le sue regole però.

    Non so che dire.

    Non dica nulla. Mi segua adesso.

    Il suo modo di fare, altezzoso e autoritario, era ricomparso. Quando aveva deciso qualcosa non ammetteva repliche. Che curioso personaggio, al pari della sua abitazione: grande e sontuosa a tal punto da ricordare i palazzi gentilizi del periodo Borbonico. Oggi in Sicilia non ci trovi più i Don a dettar legge, ma i boss mafiosi. Il progresso? Non c’è. Rappresenta l’illusione dove si sono smarrite le anime solitarie.

    Mariarosa, la mia consorte. Anche la signora veste una camicia da notte. Graziosa in viso nonostante l’età. Sguardo vivido e acceso, ma servizievole, abituata a sentire la voce del padrone e solo quella.

    Il momento è poco opportuno ma sono lieto di conoscerla signora.

    Il piacere è mio dottore, faccia come se fosse a casa propria – mi stringe la mano – ha scelto un brutto momento per mettersi in viaggio.

    Quando ho lasciato Catania il cielo era nuvoloso ma nulla di preoccupante. Ho incontrato questo tempaccio nell’ultimo tratto di strada.

    È bagnato.

    Entrando in paese ha rischiato d’investire una persona. A chiarirlo è Santucci.

    Un inconveniente, ma per fortuna senza spiacevoli conseguenze. Preciso.

    Deve togliersi gli abiti zuppi d’acqua.

    Purtroppo non ho ricambi, ho lasciato il bagaglio in auto.

    Le darò un pigiama e la vestaglia di mio figlio Giacomo. Come taglia mi sembra che corrisponda alla sua. Dopo poseremo i suoi indumenti accanto al termosifone. Dovrebbe bastare perché domattina li trovi asciutti.

    Mi spiace arrecare disturbo anche a suo figlio.

    Giacomo è a Palermo, studente di medicina a un passo dalla laurea. Un ragazzo di cui andiamo molto fieri. Nel dirlo Santucci s’illumina in viso.

    Sono contento per lei.

    La stanza del giovane è spaziosa e ben arredata. Rimasto solo, mi libero dei vestiti bagnati. Pigiama e vestaglia mi calzano a pennello. Pochi attimi e raggiugo i padroni di casa in cucina.

    Prego collega – Santucci mi riceve con gentilezza – adesso mandi giù un boccone.

    Non immaginavo di averla ospite a cena, dovrà accontentarsi di un piatto di minestra riscaldata e per secondo salumi e formaggio.

    Andrà benissimo signora, è più di quanto avrei osato sperare, grazie. Occupo posto a tavola.

    Gradisce un po’ di vino? Santucci chiede.

    Volentieri.

    È un’annata speciale, arriva dalle cantine di Biancavalle, il feudo della duchessa Conticelli Astra.

    Eccellente! Era buono per davvero.

    Adesso la lasciamo da solo. Mangi in tutta tranquillità, nel frattempo Mariarosa le preparerà la stanza.

    Venti minuti dopo, m’infilavo sotto le coperte. Stanco com’ero il sonno mi avrebbe catturato in fretta. Prima di chiudere gli occhi però, ripenso all’incontro avuto con la giovane dall’aspetto strano. Chi era? Che ci faceva da sola per strada in mezzo al temporale? Immagino che presto avrei chiarito il rebus, san Giovanni dei Fossati è un piccolo borgo dove di certo tutti sanno di tutti. Abbasso le palpebre e più nulla.

    Alle sette e trenta lascio il letto. Spalanco il balcone. La giornata è bella e soleggiata, l’aria frizzante del mattino mi riempie i polmoni. Ho dormito bene, niente rumori di traffico, quasi nessuno per strada. Non sono a Catania ma in un piccolo paesino di montagna. Gli abiti li trovo sulla poltroncina ai piedi del letto, asciutti e persino stirati. La padrona di casa mi sorprende, deve essere entrata di soppiatto posandoli. Barba e doccia, poi a colazione. Caffè, latte, biscotti, torta alle mandorle e un budino al cioccolato, che delizia! Arriva il tempo dei saluti.

    Una felice permanenza dottor Sereni. Spero di riaverla presto a casa nostra.

    Grazie a lei signora. Le sono debitore.

    Suvvia collega – Santucci ribatte – a san Giovanni dei Fossati l’ospitalità è sacra. Adesso è tempo di muoversi. Oggi inizia il suo primo giorno di lavoro nella nostra cittadina. Come si sente?

    Bene.

    Useremo la mia auto. Torneremo a prendere la sua alla fine della mattinata, così le potrò mostrare il suo alloggio.

    Se ben ricordo ieri sera ha detto che l’abitazione è difficile da trovare, è lontano da qua?

    Niente affatto, l’edificio fiancheggia il centro cittadino. San Giovanni dei Fossati è un piccolo agglomerato. Le distanze diventano significative solo in rare occasioni. Il motivo è un altro. Vi si accede attraverso un vicolo cieco non facile da scoprire per chi non conosce il posto, in special modo di sera e col temporale che infuria.

    Capisco, è un appartamento o cosa?

    La sistemazione ideale per una persona con le sue necessità. L’immobile appartiene alla duchessa Conticelli Astra di Biancavalle.

    Il vino assaggiato ieri sera portava lo stesso nome.

    Ha buona memoria.

    Una casata nobiliare a san Giovanni dei Fossati?

    La duchessa vanta una discendenza spagnola, ma è nata a Palermo. Da giovane trascorreva parte dell’estate nella tenuta di Biancavalle, che oggi è un’azienda agricola che fornisce mano d’opera a più di cento persone.

    Deve essere molto estesa.

    Parecchie centinaia di ettari coltivati a uliveti, vigneti e alberi da frutto. Il vino da lei degustato vanta una quotazione nei circuiti internazionali. Nella tenuta vi si produce anche l’Amontillado.

    Lo conosco di fama, ma confesso di non averlo mai assaggiato.

    È un vino liquoroso simile allo sherry, nato in Spagna nella regione della Montilla, il territorio che circonda Cordoba, che è anche la regione di appartenenza degli antenati della Duchessa.

    Comprendo …

    Giacché siamo in argomento, reputo doveroso informarla che il suo lavoro nasce dal buon cuore della duchessa di Biancavalle.

    Che intende dire?

    Da qualche tempo raccoglievamo promesse da parte di faccendieri e politicanti della più svariata specie affinché attrezzassero l’unità coronarica. Se oggi è una realtà, lo si deve alla generosità della duchessa di Biancavalle. È stata la Conticelli Astra a donare le attrezzature all’ospedale.

    Una benefattrice.

    Grande altruista. Molteplici le opere umanitarie che a lei fanno capo. San Giovanni dei Fossati deve tanto alla duchessa di Biancavalle.

    Santucci parlava ed io vedevo la

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