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Ricomporre armonie: (Poesie 1992 - 2006)
Ricomporre armonie: (Poesie 1992 - 2006)
Ricomporre armonie: (Poesie 1992 - 2006)
E-book154 pagine59 minuti

Ricomporre armonie: (Poesie 1992 - 2006)

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Info su questo ebook

Fin da studente della VB del liceo-ginnasio "Andrea D'Oria", Bruno Lauzi ha sempre avvertito la "necessità" dell'armonia delle parole, che durerà in lui per tutta la vita. E così, oltre che cantautore tra i più originali e amati, a partire dagli anni Novanta ha scritto numerose poesie (accolte con diffidenza da gran parte della critica, sospettosa verso chi proviene dal successo in altri campi artistici): e, dopo l'esordio nel 1994 con I mari interni, ecco Riapprodi, Versi facili, Esercizi di sguardo e (postumo) Agli immobili cieli.
Questo libro, intitolato Ricomporre armonie, titolo tratto dal primo verso di una sua poesia, raccoglie per la prima volta tutta l'opera poetica di Bruno Lauzi a cura di Francesco De Nicola.
LinguaItaliano
Data di uscita2 apr 2020
ISBN9788899932978
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    Ricomporre armonie - Bruno Lauzi

    COLOPHON

    Tutti i diritti riservati

    Copyright ©2020 Oltre edizioni

    http://www.oltre.it

    ISBN 9788899932978

    Titolo originale dell’opera:

    RICOMPORRE ARMONIE

    di Bruno Lauzi

    Collana * poesie

    SOMMARIO

    Bruno Lauzi, la seduzione della poesia

    di Francesco De Nicola

    I mari interni

    (1992 – 1994)

    Ricomporre armonie

    In quanto ad occhi belli?

    Un idiota sapiente

    Placida come un fiume

    Quale speranza c’è di ritrovarsi

    Passano gli anni

    Folate d’allegria

    Il bimbo malato

    La mia casa è una nave

    Qui

    Ho paura dell’alba

    Le parole a volte guardano

    Qui i giorni si sparpagliano leggeri

    Ascoltare ogni giorno

    In amore si va come in battaglia

    Un giorno ti porto a Parigi

    Attenta!

    Lampi d’estate

    Su questa città immobile languente

    Piove dal cielo

    Per quanto tempo ancora

    Altri corpi di donne

    Asperrima l’erta

    Un accento di cielo

    La vita s’è girata l’altra sera

    Scusami se m’affaccio

    L’equivoco m’è dato

    Universo converso

    Come un insetto batte contro il vetro

    Affàcciati ai tuoi occhi e guarda fuori

    E la pioggia è venuta

    Che notte chiara è questa

    E così sei andato

    Le pietre sono Dio

    Come un grappolo d’uva

    Al centro della pagina bianca

    Spalle a Sestri Levante

    Un altro giorno

    Riapprodi

    (1995-1996)

    Partenza

    Le comparse

    In giardino

    Domanda

    Mattinale

    Al Cocktail Party

    Francia

    Baia del silenzio

    Corso Venezia

    A Levante

    Milano-Torino

    Le stanze più alte

    Soirée

    Stazione Principe

    Hugo

    Pink Beach

    Scrivere

    Dopo il temporale

    Valle dei Fieni

    Riapprodi

    Pensare può far male…

    I Palazzi del Sogno (piazza Meda)

    A Gianni

    Primo sole

    Notturno

    Fuori stanza

    Sotto Santa Giulia

    Livorno

    Redde rationem

    Esercizi di sguardo

    (2002)

    A Leopardi (Antefatto)

    Toscana (A Campigli)

    Milano centro

    Sardegna

    Genova (Foce 1946)

    Portobello

    Lecce

    Dicembre a Rocchetta Tanaro

    Mareggiata

    Lago Maggiore

    Sul mare piccolo

    Incubo

    Nella valle

    Il sole e il narcisista

    Finemaggio

    Arma di Taggia

    A una ragazza in motorino

    Amore e Tempo (a Tito)

    Il respiro segreto

    Battaglia

    Autunno

    Pigrizie

    Il porcino maligno

    Notturno nevrastenico

    Il portone

    La mano

    Esercizi di sguardo

    Progetto

    Agli immobili cieli

    (2002 – 2006)

    Il viandante occasionale

    La frana

    Il testimone (Parigi 1920 – 2000)

    L’orologiaio di Neuilly

    Il tuffatore (Fiascherino)

    Vittorio

    Il padre

    Casermette

    L’astronomo (Roma, 1957)

    Cinema Aurora

    La cubista (Venegono Superiore, un sabato sera)

    Il pittore (Bellinzona, 1944)

    Il cieco (in the middie of nowhere)

    La donna dell’Acquario (San Diego, Sea World, 1986)

    L’uomo del tempo (Senza storia né radici)

    I solitari

    Il pilota (da una base segreta, gennaio 2000)

    Il navigatore solitario (Brest, il secolo scorso...)

    L’amante (da I mari interni)

    Il professore (Genova, 1951)

    Il poeta (atto finale)

    Il motivo di scrivere

    Il giocatore

    Il ras del quartiere

    L’amico

    Note ai testi

    Biografia

    Appendice

    Manoscritti

    Ricomporre armonie

    (Poesie 1992 – 2006)

    BRUNO LAUZI, LA SEDUZIONE DELLA POESIA

    di Francesco De Nicola

    Tutto era cominciato in un’aula del liceo-ginnasio Andrea D’Oria di Genova dove, nell’anno scolastico 1951-52, un ragazzino quindicenne che si chiamava Bruno Lauzi frequentava la V B. Il professore di Lettere di quella classe era Adriano Gimorri, piuttosto anziano (era nato nel 1889 a Pievepelago sull’Appennino tosco-emiliano) e con un passato piuttosto prolifico come autore di libri di poesie (a partire dal 1909), come traduttore (di Nietzsche) e saggista con uno studio (nel 1938) su Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, che a Pievepelago – dove era nata sua moglie – aveva soggiornato a lungo; e probabilmente quel poeta ribelle aveva molto influenzato Gimorri (tra gli altri anche Montale lo aveva tenuto in considerazione¹), tanto che i suoi libri di versi hanno titoli esplicitamente ceccardiani, come Fronde e sussulti (1910) e Nostalgia notturna (1912). Gimorri dunque attribuiva alla poesia grande importanza e, come professore nel più importante liceo-ginnasio di Genova, intendeva trasmettere la sua stessa passione anche ai suoi alunni tanto che, dopo avergli fatto tradurre in prosa italiana il De bello gallico di Cesare, ne richiedeva poi la versione in endecasillabi. E per convincere i più riottosi, gli faceva osservare che l’italiano parlato è tutto un susseguirsi di endecasillabi²:

    Ogni mattino quando entrava in classe

    era come se alato messaggero

    annunciasse

    l’ora suprema della Poesia,

    quella che trae dal Cielo nutrimento

    e dalle traduzioni tradimento.

    Lui invece coltivava un vecchio sogno:

    che almeno uno di quei privilegiati

    sopra il De bello gallico impegnati

    a tradurre il latino in versi sciolti

    tramutasse il dovere in un bisogno³.

    E uno di quei privilegiati (tali per avere un professore che amava e sapeva far amare la poesia) si chiamava Bruno Lauzi e in lui il bisogno di scrivere in versi andrà oltre il dovere scolastico di compitare endecasillabi, anche perché quell’esercizio, all’apparenza piuttosto eccessivo, lo aveva liberato per sempre dalla paura di versificare⁴. E così quel compito svolto sul banco della scuola sarà per Lauzi il viatico per quella scoperta dell’armonia delle parole che durerà per tutta la vita, tanto che quando una quarantina di anni più tardi pubblicherà il suo libro d’esordio in versi, I mari interni (Milano, Crocetti, 1994), esso si aprirà con il verso programmatico che riassume

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