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La Non scoperta dell'America

La Non scoperta dell'America

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La Non scoperta dell'America

Lunghezza:
531 pagine
5 ore
Pubblicato:
31 mar 2020
ISBN:
9788835397410
Formato:
Libro

Descrizione

Fino al XIX secolo, se fossi nato a New York e per qualche ragione avessi avuto la necessità di intraprendere un lungo viaggio verso Los Angeles, cioè dalla parte opposta del continente americano, la via più breve, e quella più consigliata, consisteva nell’imbarcarsi su una crociera dell’epoca diretta verso la Terra del Fuoco, posta all’estremo sud del Cile, per poi risalire l’America fino alla California. Per quanto assurdo, tale percorso avrebbe tuttavia aiutato i viaggiatori ad evitare di incamminarsi per diversi mesi all’interno degli attuali Stati Uniti, addentrandosi in impervi paesaggi e climi ostili, privi di alcuna dimora ed oltretutto, alla mercè di popoli nativi, senza dubbio ostili nei confronti dei “nuovi arrivati”! 
Di fatto, in passato l’uomo viaggiava per mare molto di più rispetto a quello che possiamo immaginarci e fin dall’alba dei tempi, ha sfruttato il mare per trasferirsi da un luogo all’altro, consapevole che la navigazione stessa, avrebbe di gran lunga reso i viaggi più rapidi e sicuri! 
Ancora oggi, studiando il popolamento del continente americano, la storiografia tradizionale ci insegna che al seguito dello scioglimento dei ghiacciai sul finire dell’ultima era glaciale, avvenuto all’incirca nel 11.000 a.C., l’America smise di essere “colonizzata” da ondate migratorie provenienti dall’Asia, e che prima della “scoperta ufficiale” da parte di Cristoforo Colombo, il continente non venne più raggiunto da alcun popolo. 
Dunque secondo la storia ufficiale, per più di 10.000 anni, nessuna “civiltà straniera” vi mise più piede! Tuttavia, come avrete modo di apprendere leggendo “La NON scoperta dell’America”, il “Nuovo Mondo” in antichità era conosciuto da molti, e fu visitato a più riprese da numerosi popoli di abili navigatori i quali, molto tempo prima del 1492, intuirono quanto una flotta di navi ed il mare stesso, fossero indispensabili per il progresso delle civiltà, e quanto quell’immenso continente posto fra l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico, avesse da offrire!
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31 mar 2020
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9788835397410
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Libro

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Anteprima del libro

La Non scoperta dell'America - Andrea Rebuscini

eBook

PREFAZIONE

Il testo che avete tra le mani costituisce uno di quei rari gioielli di ricerca e analisi storica che possono aprire le menti di ricercatori e studiosi verso orizzonti prima solo a mala pena ipotizzati e intuiti.

Il lungo lavoro di selezione e studio che Andrea Rebuscini ha saputo ottimamente racchiudere in queste pagine lo ha portato a raccogliere e analizzare una delle più complete raccolte di enigmi storici dai quattro continenti. L’autore ha vissuto personalmente e sul campo la propria ricerca recandosi direttamente nei luoghi che andrete ad esplorare in queste pagine e portando quindi un contributo oltremodo diretto sulla loro natura.

Da studioso e ricercatore, ho potuto attingere a questo testo come ad un vaso di Pandora in cui sono state accuratamente inserite e censite perle di conoscenza e scoperte archeologiche talvolta del tutto inedite in Italia e che, sicuramente, sapranno risvegliare l’interesse e la curiosità di molti amanti della ricerca storica. Il volume contiene anche un prezioso contributo del Dr. Andrea Di Lenardo, giovane e altrettanto valido studioso con cui ho collaborato negli anni sia sulle pagine della rivista mensile HERA Magazine che dirigo come anche nella stesura di libri sul Vicino e l’Estremo Oriente, tematica che ci accomuna profondamente. Sulla scia di esploratori come Thor Heyerdhal, Rebuscini mostra e dimostra come il passato debba ancora svelare buona parte della sua storia e come i popoli dell’antichità utilizzassero il mare come mezzo e strumento per raggiungere nuove terre ben prima di quanto si sia mai creduto.

L’ampia testimonianza di prove raccolte all’interno del presente volume ne è un inizio e un indizio ma si pone anche l’obiettivo di ri-scrivere una storia sconosciuta e recuperare memorie dimenticate che riguardano le nostre origini. Troppi elementi e tracce disseminate sul pianeta ci mostrano come dal più remoto passato possano ancora giungerci gli echi e le testimonianze di una storia sconosciuta.

Dr. Enrico Baccarini

Editore

CAPITOLO 1

LA STORIA UFFICIALE RIGUARDO I CONTATTI PRECOLOMBIANI

Avendo studiato per molti anni Storia dell’Arte ed essendone chiaramente un grande appassionato, ho da sempre avuto l’abitudine di scrutare nel dettaglio qualunque opera mi capiti davanti agli occhi, e nell’osservare ciò che le culture precolombiane hanno prodotto, con i loro magnifici bassorilievi, le stele, le spettacolari piramidi o le particolari sculture, rimango ogni volta sbalordito. Siccome però, sono un vero appassionato di tutta l’arte, che riguarda dunque le antiche civiltà sorte in tutto il mondo antico, non riesco a non vedere gli innumerevoli parallelismi fra le opere prodotte dalle civiltà precolombiane d’America, e l’arte proposta al contempo da popoli sorti oltreoceano, in ogni angolo del pianeta.

Da qualche anno, una delle mie ricerche è stata proprio improntata nell’individuare le tracce di un possibile contatto fra queste antiche civiltà, attraverso l’analisi delle loro opere d’arte, delle simbologie, nonché dell’architettura e riscontrando di fatto innumerevoli analogie che, in alcuni casi, potrebbero dimostrare che molto prima della scoperta ufficiale da parte di Cristoforo Colombo nel 1492, in America si susseguirono numerose spedizioni da parte di misteriosi popoli stranieri.

Queste ipotesi, in generale, non sono affatto un mistero. Il dibattito è infatti aperto ormai da moltissimo tempo.

E’ giusto far notare da subito che nel Nord America, sono stati scoperti alcuni antichi siti vichinghi risalenti all’anno 1000 e che un antropologo norvegese di nome Thor Heyerdahl, ha dimostrato che una nave di epoca egizia, poteva giungere in territorio americano attraversando l’Oceano Atlantico.

Tuttavia, nonostante siano state fatte anche alcune stupefacenti scoperte archeologiche, come avrete modo di scoprire leggendo questo mio primo saggio, tutte le ipotesi di contatto prima di Colombo, per la comunità scientifica, rientrano nella categoria archeologia alternativa. Prendendo come semplice esempio Wikipedia, alla definizione di archeologia misteriosa o alternativa, troverete questa spiegazione:

L’archeologia misteriosa, nota anche come fantarcheologia, cripto archeologia, archeologia alternativa o pseudo archeologia, è una sorta di archeologia pseudo scientifica che dà una interpretazione non scientifica di reperti archeologici o di presunti tali. Questo termine viene spesso associato con l’investigazione di teorie ardite, spesso non suffragate da prove e di conseguenza non accettate dall’ambiente accademico, come l’esistenza di antiche civiltà scomparse sviluppatesi in continenti perduti come Atlantide o Mu o l’idea di contatti diretti tra le antiche civiltà egiziana e maya o come l’influenza degli ufo o di antichi astronauti sulle civiltà del passato.

Come vedete, la teoria di un possibile scambio culturale fra alcune civiltà precolombiane e popolazioni provenienti da remote località situate oltreoceano, tendono ancora oggi ad essere snobbate e considerate come archeologia alternativa, proprio perché risultano delle teorie alternative rispetto alla storia tradizionale ed ufficiale, stilata nel corso dei secoli da numerosi storici ed archeologi di fama mondiale, e propinata ancora oggi in tutte le scuole del mondo. Infatti, per quanto riguarda il popolamento del continente americano, la teoria studiata sui libri di scuola è quella citata anche sulla pagina di Wikipedia relativa alla Preistoria Americana – Popolamento del continente. Qui di seguito riporto qualcosa ripreso direttamente dal link:

Nonostante i dubbi e le critiche del dibattito scientifico riguardo al popolamento dell’America, ci sono delle conclusioni che si possono proporre: Non esistono prove concrete dell’arrivo di gruppi umani in America dopo l’allagamento del Ponte di Bering avvenuto circa 11.000 anni fa e la definitiva separazione del continente americano da quello asiatico, né siamo in possesso di prove schiaccianti che permettano di affermare che le civiltà precolombiane abbiano avuto contatti con popoli di altri continenti.

Anche Enciclopedia Treccani, sullo stesso tema, dice la stessa cosa. Cito un paio di righe:

Sebbene la tesi di una diffusione culturale nelle Americhe prima del contatto con gli Europei sia ancora ampiamente dibattuta, l’America indigena è ritenuta, da una vasta maggioranza di studiosi, un laboratorio culturale ermeticamente sigillato.

Gli storici ufficiali però, sembrerebbero ignorare di proposito alcune straordinarie scoperte fatte sul suolo americano. Non solo, per loro, le innumerevoli analogie ed i parallelismi che si possono individuare osservando le diverse culture del mondo in tempi antichi, non sarebbero altro che semplici coincidenze e spiegano che siccome gli uomini, a parte il colore della pelle, sono uguali in ogni dove, sarebbe normale che civiltà distanti fra loro e mai entrate in contatto possano aver creato opere d’arte, tramandato racconti, tradizioni ed edificato strutture architettoniche simili fra loro. Ma come vedrete da voi, gli innumerevoli indizi e le tracce che andremo ad analizzare in questo saggio, dimostrano che la somiglianza fra tali opere, va assolutamente aldilà di banali coincidenze nella progettazione e nella loro realizzazione.

Il rapporto fra l’Uomo Preistorico e la navigazione

Tuttavia, fin dall’antichità l’uomo ha sfruttato il mare per trasferirsi da un luogo all’altro, consapevole che la navigazione stessa, avrebbe di gran lunga reso i suoi viaggi più rapidi e sicuri; senza dubbio il metodo migliore per giungere più velocemente e più facilmente, in luoghi così lontani, da non poter essere raggiunti neppure in sella al cavallo più veloce.

La navigazione infatti, ha permesso all’umanità lo sviluppo del commercio fin dagli albori delle prime civiltà.

Navigare per mare, non significava solo poter raggiungere mete lontane, ma anche e soprattutto evitare di spostarsi a piedi o a cavallo attraverso le montagne, i deserti, le foreste, le giungle, passando da impervi e pericolosi luoghi, alla mercé di popoli bellicosi ed animali feroci. Ma la navigazione, avrebbe permesso all’uomo anche di raggiungere luoghi con utilissime materie prime e commerciare con popoli stranieri, scambiando merci esotiche per poi far ritorno a casa.

Tutt’oggi, come del resto sarà successo in antichità, esistono numerosi sportivi, così come astronauti, avventurieri ed esploratori temerari che spesso, si spingono oltre i limiti per mettere alla prova se sessi e naturalmente, per provare incredibili emozioni.

Immagino dunque che intraprendere viaggi attraverso i mari, così come navigare per gli oceani, sia stato per alcuni popoli del passato una vera e propria missione, in alcuni casi addirittura, uno stile di vita! La curiosità di poter raggiungere e visitare misteriosi luoghi esotici, ricchi soprattutto di materie prime, convinse molti popoli del passato a raggiungere quel lontano e leggendario continente, posto fra l’Oceano Pacifico e l’Oceano Atlantico. In questo saggio, analizzeremo decine di reperti archeologici rinvenuti sul suolo americano e li metteremo a confronto con opere d’arte simili realizzate in varie località del mondo, in modo tale da cercare di identificare quelle civiltà che con ogni probabilità, visitarono, influenzarono e civilizzarono i nativi del Nuovo Mondo ben prima della scoperta ufficiale da parte di Colombo. Inoltre, troverete esposte le teorie e le indagini di numerosi ricercatori che nel corso dei decenni, hanno contribuito a far luce sulle antiche e leggendarie spedizioni in America da parte dei grandi imperi e uomini coraggiosi del passato.

Antichi insediamenti al centro dell’Oceano Atlantico

D’altronde, l’idea che i popoli del passato non navigassero per gli oceani, è oramai un’idea del tutto superata. Chi continua a pensarla in questo modo dovrebbe infatti aggiornare le proprie conoscenze.

Sappiamo infatti che presso le Isole Azzorre, seppur facenti parte del Portogallo, ma a più di 1000 chilometri dalle sue coste, ossia nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico, sorgono circa 140 strutture piramidali senza ombra di dubbio edificate secoli, se non millenni prima del 1492. Non stiamo parlando di un paio di insediamenti fondati dopo l’arrivo di alcuni naufraghi dispersi nell’oceano, ma di ben 140 antichi monumenti di forma piramidale (a gradoni), identici sia per forma che per tecnica costruttiva e materiali alle decine di piramidi che negli ultimi anni, sono state individuate in Sicilia attorno all’area dell’Etna.

A loro volta, le circa 140 piramidi situate nelle Azzorre, saranno state circondate da altrettanti insediamenti che nei secoli, comparvero uno ad uno nell’arcipelago. Ciò conferma che al centro dell’Oceano Atlantico, ben prima di Colombo, visse un grande popolo di costruttori di piramidi a gradoni, un tipo di costruzione che caratterizza soprattutto i numerosi monumenti delle antiche culture mesoamericane. Ed è logico pensare a questo punto che tale popolo, le cui tracce come detto poc’anzi, potremmo ritrovare anche in Sicilia (e non solo, come vedremo in seguito), fosse naturalmente dedito alla navigazione!

E’ inoltre davvero affascinante notare che, studiando nel dettaglio le correnti oceaniche e focalizzandosi nello specifico su quelle del vasto Oceano Atlantico, scopriamo come le isole Azzorre siano collocate proprio in corrispondenza di forti correnti che si sviluppano da ovest verso est (originate dalla Corrente del Golfo), dunque per qualunque imbarcazione a vela, non sarebbe stato affatto facile raggiungere l’arcipelago navigando controcorrente partendo dalle coste del Portogallo, sarebbe infatti stato più coerente navigare salpando dalle coste americane, per esempio da quelle caraibiche. Anche lo stesso Colombo dopo aver raggiunto col suo primo viaggio l’America, scelse di tornare in Europa sfruttando buona parte della Corrente del Golfo e deviando poi verso le Azzorre; un’utilissima tappa per la sosta dopo settimane di navigazione in pieno Oceano Atlantico!

A parte tutte le ulteriori considerazioni, credo che anche solo tali strutture al centro dell’Atlantico, provino senza ogni ragionevole dubbio che i grandi popoli di navigatori del passato, non abbiano avuto di certo tutte quelle difficoltà ipotizzate nei secoli dagli storici tradizionali nel raggiungere il continente americano. Infatti:

Tutto l'Occidente fuori dalle Colonne d'Ercole è oramai navigato ed esplorato.

Queste parole così significative, le ritroviamo nella Storia Naturale (libro II, pag. 167) di Plinio il Vecchio (23 - 79 d.C.), importante figura storica vissuta durante l’epoca romana; scrittore, ammiraglio e naturalista romano.

Tale frase, dimostra che al tempo dello stesso scrittore, ed anche prima, le cosiddette Colonne D’Ercole (l’attuale Stretto di Gibilterra) non erano affatto una barriera insuperabile per le flotte navali e che, l’Oceano Atlantico, era già stato tutto navigato ed esplorato.

Un’altra citazione che a mio dire vale la pena menzionare, sono alcune parole dell'imperatore Giuliano (detto in seguito l'Apostata) che ritroviamo nel suo scritto Della Regalità (libro II), in cui definisce l'Oceano Atlantico:

più grande del Mediterraneo... ma soggetto al pari del dominio romano

Questi sono solo due indizi ma come vedremo, in territorio americano negli ultimi decenni sono venute alla luce innumerevoli tracce di contatti precolombiani e di scambi culturali con popoli giunti da oltreoceano; tracce chiare a testimonianza che le culture precolombiane d'America ed i popoli sparsi per tutto il mondo, per diverse ragioni, siano sempre rimasti in contatto.

E credo che il motivo principale che spinse popoli del passato a cercare per mari ed oceani nuove terre e continenti, siano esattamente le stesse motivazioni che spingono tutt’oggi ricchi magnati e potenti società a spingersi in remote regioni del mondo, per cercare preziose materie prime come il petrolio, i diamanti o il coltan per i moderni smarthphone; dalla quale di fatto è possibile ricavare enormi quantità di denaro!

CAPITOLO 2

I VERI COLONIZZATORI D’AMERICA

Riguardo le cause della nascita della civilizzazione presso le prime grandi culture sorte sul continente americano, come è logico che sia, ad oggi esistono diverse scuole di pensiero. Tuttavia, in questo capitolo vi parlerò delle due teorie più diffuse attualmente presso la comunità di ricercatori e studiosi alternativi; teorie che personalmente, ritengo siano da approfondire attentamente dal momento che, frequentando sul web e su vari social pagine o forum dedicati al tema misteri del passato, sembra siano senza dubbio le più menzionate e gettonate dal pubblico.

I Superstiti prediluviani

Una di queste, si basa sulle ricerche di alcuni studiosi tra cui il noto giornalista e scrittore scozzese Graham Hancock, autore di numerosi libri tra cui l’ormai famoso Impronte degli Dei, nel quale ipotizza, detto in modo molto riassuntivo, l’esistenza di una remota civiltà prediluviana, sorta millenni prima della nascita della prima grande civiltà della storia, ossia quella dei Sumeri. Le impronte di tale popolo, dotato di grande intelligenza ed in possesso di sofisticate tecnologie, sarebbe poi scomparso al seguito di una spaventosa catastrofe. Tuttavia, alcuni superstiti, in seguito si sarebbero moltiplicati e nei millenni avrebbero diffuso le proprie conoscenze in tutto il mondo. Questa teoria, sempre secondo i suoi sostenitori, spiegherebbe il motivo per cui, bene o male, tutte le antiche civiltà del passato abbiano di fatto molte cose in comune fra loro; proprio perché tutte discenderebbero da una unica matrice.

Per i sostenitori di tale teoria dunque, le innumerevoli analogie che di fatto, possiamo individuare confrontando le culture stesse sorte in America prima dell’arrivo di Colombo ed i grandi popoli del Vecchio Mondo, così come quelli asiatici, oceanici, mediorientali ed africani, siano da attribuire ad un intervento da parte dei discendenti dei superstiti prediluviani che, spostandosi per mari ed oceani, diffusero il medesimo modello di civilizzazione.

Mi trovo in parte d’accordo con i sostenitori di questa teoria poiché di fatto, per fare un semplice esempio, siti archeologici come Göbekli Tepe situato vicino a Sanlıurfa, nell’odierna Turchia, e risalente all’inizio del Neolitico (o alla fine del Mesolitico), dimostrano senza ogni ragionevole dubbio che antichi popoli vissuti intorno al 9500 a.C., furono capaci di erigere costruzioni in pietra indubbiamente molto sofisticate! Non dubito dunque dell’esistenza di un popolo prediluviano progredito, neppure il fatto che alcuni superstiti di tale popolo, dopo una spaventosa catastrofe, abbiano raggiunto moltiplicandosi nei millenni le coste di tutto il mondo diffondendo il proprio sapere.

Tuttavia, credo che trascorsi millenni dalla presunta catastrofe che a quanto pare, avrebbe spazzato via quella prima grande civiltà menzionata anche da Graham Hancock nei suoi lavori, e collocata dalla maggior parte degli studiosi intorno al 10.000 a.C. circa, a mio parere, non dovremmo più puntare il dito verso quei presunti discendenti dei superstiti prediluviani per indicare le cause delle civilizzazioni ed i progressi dei nuovi popoli.

Mi spiego meglio.

La prima grande civiltà della storia come sappiamo è quella dei Sumeri, affermata tra il 4000 e il 3500 a.C., e se la data fornita dai sostenitori della teoria dei superstiti prediluviani del 10.000 a.C. fosse corretta, significherebbe che da quella grande catastrofe alla comparsa della prima grande civiltà urbanizzata, sarebbero passati almeno 6.000 anni. E’ vero che attualmente, le varie culture del mondo si basano su religioni, culti e tradizioni antichissime, anche millenarie, ma è anche vero che ogni cultura, ha assorbito millenni di influenze da parte di tutti i popoli ed ad oggi, ogni civiltà, soprattutto quelle più civilizzate, hanno di fatto molte più cose in comune con le altre grandi civiltà contemporanee piuttosto che con quelle dei propri antenati, vissuti millenni fa.

Infatti a mio avviso, sostenere che antichi popoli come i Sumeri, o gli antichi Egizi ed in generale tutte le altri grandi culture del passato, comprese quelle precolombiane in America (ovvero popoli apparsi a partire dal 2000 a.C. in poi), siano state civilizzate dai discendenti dei superstiti prediluviani, è senza dubbio un’ipotesi un po’ forzata!

D’altronde, potreste immaginare la nostra attuale società, civilizzata da discendenti dei superstiti di una grande catastrofe avvenuta 6.000/7.000/8.000 anni fa?

Credo sia molto più logico pensare che ogni società, ovunque si trovi, abbia senza dubbio molte più cose in comune con le altre società contemporanee, e che abbia assorbito l’influenza di tutte le tradizioni nate in epoche passate, nessuna esclusa!

Quindi credo che dopo più di 6.000 anni, per quanto possano sopravvivere alcune tradizioni o simbologie, e per quanto qualcuno si impegni a diffonderle, le culture stesse in tutto il mondo, mescolandosi fra loro, tendano ad attingere conoscenze perlopiù da nuovi popoli progrediti e soprattutto, contemporanei.

Infatti, esaminando le prime grandi civiltà sorte sul continente americano, come vedremo nei prossimi capitoli, scopriamo come esse abbiano di fatto molte più cose in comune con i grandi popoli che, nel medesimo momento storico, scrivevano la storia oltreoceano, sia ad est, che ad ovest. Non dobbiamo per forza di cose puntare il dito verso antichi civilizzatori discendenti da un grande popolo prediluviano vissuto prima del 10.000 a.C., poiché nella storia dell’uomo, altri popoli progrediti nei millenni raggiunsero l’apice; e fecero vela verso il continente americano!

La teoria degli Antichi Astronauti

Un’altra teoria diffusa ormai a macchia d’olio presso la comunità di studiosi e ricercatori alternativi, soprattutto negli ultimi anni, punta il dito verso flotte di antichi astronauti giunti da qualche parte del cosmo sulla Terra per attuare particolari programmi e nel frattempo, detto sempre in modo molto riassuntivo, avrebbero civilizzato le varie culture del mondo, contribuendo a far progredire l’uomo e questo, sempre secondo i sostenitori della teoria degli antichi astronauti, sarebbe accaduto anche alle prime civiltà dell’America precolombiana. Per diversi anni ho studiato questa teoria e devo ammettere che ancora oggi, la trovo davvero molto suggestiva oltre che affascinante anche se, come dico spesso quando mi capita di parlarne, per il momento è da reputare solo una teoria da prendere con le pinze. Il consiglio che do a coloro che da poco si sono interessati a tale teoria, è di non essere troppo affrettati nell’attribuire interpretazioni che fanno parte del nostro immaginario moderno ad immagini, rappresentazioni o simboli delle culture del passato. Dovremmo infatti prima considerare le esperienze, i simboli ed in generale la cultura di certi popoli. Spesso, le interpretazioni fornite da certi alternativi a mio parere risultano coerenti esclusivamente con la nostra logica moderna, e tralasciano il simbolismo di quella antica cultura presa in considerazione. In altri casi invece, i reperti presentati come retaggio di popoli giunti dallo spazio, si sono rilevati dei veri e propri falsi; ecco perché questo discorso sarebbe realmente da approfondire a dovere, ma tuttavia, da prendere con le pinze! Ciò non esclude però, la possibilità che qualche artista del passato, abbia voluto realmente rappresentare nelle sue opere elementi riconducibili a popoli stellari con la quale forse, la sua comunità, ebbe persino delle interazioni.

I sostenitori di tale ipotesi, menzionano spesso il cosiddetto Culto del Cargo nel tentativo di far comprendere come l’uomo primitivo, ovunque si trovi, tenda ad idolatrare stranieri tecnologicamente molto più avanzati. Di fatto, il Culto del Cargo è un ottimo esempio di come una religione si possa creare dal nulla!

Il Culto del Cargo

Durante la Seconda Guerra Mondiale, alcune tribù di aborigeni della Micronesia che fino a quel momento storico non avevano mai avuto nessun tipo di interazione con l’uomo bianco, e che chiaramente non avevano mai visto dei velivoli o delle navi da guerra, ebbero modo di osservare le flotte giapponesi e statunitensi scontrarsi in battaglie navali e trasportare grandi quantità di merci e cibo. Ebbene, sul finire della grande guerra, quando le basi militari dell’Oceano Pacifico furono chiuse e di conseguenza cessò il rifornimento di merci, quelle remote tribù diedero vita ad un nuovo culto religioso, in seguito denominato Culto del Cargo. Questa strana religione locale, divenuta famosa nel mondo occidentale soprattutto negli ultimi anni grazie ad alcuni documentari e a diversi articoli presenti su riviste e vari blog, nacque proprio per attrarre nuovamente quegli aerei ed invocare nuove consegne di merci. I credenti del Culto del Cargo, istituirono rituali e pratiche religiose, come la riproduzione grossolana di piste d’atterraggio, aeroplani e radio. Inoltre, durante le loro cerimonie, venivano imitati i comportamenti osservati presso il personale militare che aveva operato sul luogo.

Incredibilmente, i soldati americani divennero le loro divinità; proprio come accadde ai primi conquistadores che sbarcarono nel sud America dopo la sua scoperta ufficiale del 1492!

Questo ci fornisce una chiara idea di quale possa essere le nostra reazione o le conseguenze dell’arrivo di individui sconosciuti e tecnologicamente più avanzati di noi. E questa reazione, sarebbe ancora più estrema se fossimo vissuti in tempi antichi, o se abitassimo anche noi in regioni remote del mondo, dove i culti religiosi sono ancora molto sentiti e praticati.

Ma questo stesso culto, a mio avviso, dimostra in primis come un uomo, possa arrivare a considerare come un Dio un altro uomo!

Anche in questo caso, non dobbiamo necessariamente puntare il dito verso popoli stellari se vogliamo trovare gli artefici delle varie civilizzazioni in tutto il mondo nei millenni. Poiché quel famoso popolo delle stelle giunto in ogni dove, creatore delle civiltà, menzionato spesso nelle varie epoche dai vecchi saggi di tutto il mondo mentre puntavano un dito al cielo, indicando il luogo d’origine dei propri civilizzatori, e spesso citato chiaramente dai teorici del paleocontatto, potrebbe non essere stato un popolo venuto dalle stelle, bensì un popolo che seguiva le stelle; per mare!

Infatti qualunque popolo di navigatori avesse voluto intraprendere lunghi viaggi per gli oceani, avrebbe di certo avuto una stupefacente conoscenza della volta celeste; indispensabile per seguire determinate rotte. A quel punto, giunti sulla costa di un qualsiasi luogo remoto della Terra, alla domanda (più che domanda, con i gesti) dei nativi intenti a comprendere come quelli stranieri fossero riusciti a giungere fin lì, questi ultimi avrebbero indicato il cielo e quindi le stelle; ossia quei puntini luminosi nel cielo che li condussero fino a quel remoto luogo.

Piuttosto che puntare il dito verso un gruppo di discendenti di superstiti prediluviani, o verso antiche civiltà stellari al fine di indicare i colpevoli della civilizzazione dell’America precolombiana, converrebbe dunque iniziare a considerare l’ipotesi di un intervento continuo di popoli progrediti in grado di navigare in ogni dove, dotato di grandi conoscenze del cielo e delle stelle. Dobbiamo dunque immaginare grandi navigatori alla ricerca di metalli, merci esotiche, ed avventurieri molto più evoluti rispetto a qualunque popolo del Nuovo Mondo, giunti sulle coste del continente su grandi imbarcazioni, con le loro armature scintillanti ed i loro splendenti scudi, con le armi tecnologicamente più sofisticate che mai oltre alle loro innumerevoli conoscenze in ogni materia! Insomma, credo che popoli di questa natura, se confrontati con le civiltà vissute in America negli ultimi millenni prima della nascita di Cristo, possano essere considerati un po’ come quei soldati americani ritenuti dei dagli abitanti della Micronesia, o come appunto i conquistadores giunti nel Sud America dopo le prime esplorazioni al seguito della scoperta ufficiale da parte di Colombo, ritenuti infatti divinità dai nativi.

L'Esistenza dell’America occultata nel corso

della storia

Coloro che dettavano legge e governavano presso quegli antichi popoli che, con i loro marinai, riuscirono a raggiungere il continente americano dove con ogni probabilità, sarebbero stati considerati divinità dagli stessi nativi, difficilmente avrebbero scelto di condividere con le altre società dell'epoca le importanti informazioni riguardo la rotta per giungere in America, poiché tale mossa, avrebbe messo a rischio la loro stessa reputazione presso quei remoti popoli, perdendo di conseguenza i benefici nell'essere considerati divinità. Di fatto, qualora fossero giunti altri stranieri progrediti, i nativi avrebbero cominciato a rivolgere la loro attenzione verso i nuovi arrivati, mettendosi di conseguenza al loro servizio

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