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Anarcoccultismo: Dissertazione sulle cospirazioni dei Re e sulle cospirazioni dei popoli
Anarcoccultismo: Dissertazione sulle cospirazioni dei Re e sulle cospirazioni dei popoli
Anarcoccultismo: Dissertazione sulle cospirazioni dei Re e sulle cospirazioni dei popoli
E-book190 pagine2 ore

Anarcoccultismo: Dissertazione sulle cospirazioni dei Re e sulle cospirazioni dei popoli

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Info su questo ebook

Nel corso della storia, un filo rosso ha sempre legato i circoli occulti ai movimenti politici: dalla massoneria ai movimenti operai internazionali, dagli alchimisti ai culti esoterici, la storia del contropotere ha sempre mostrato le zone d'ombra invisibili allo sguardo del comune pragmatismo. Non a caso, il simbolismo riveste un ruolo centrale per definire la geografia e gli equilibri delle forze tra loro in competizione.

In Anarcoccultismo, Erica Lagalisse analizza come le teorie politiche, i simboli e la storia dell’anarchismo e del socialismo affondino le proprie radici anche nell’occultismo, passando attraverso la caccia alle streghe (detentrici di una scienza medica empirica), maghi rinascimentali e massoni rivoluzionari. Tenendosi alla larga da improbabili teorie del complotto e avvalendosi di una minuziosa bibliografia, Anarcoccultismo mostra come i sentieri oscuri dell'eresia di ogni epoca sono incrociati con la lotta alle disuguaglianze, all'oppressione patriarcale e alle coercizioni del potere.
LinguaItaliano
EditoreD Editore
Data di uscita23 mar 2020
ISBN9788894830477
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    Anteprima del libro

    Anarcoccultismo - Erica Lagalisse

    Erica Lagalisse

    Anarcoccultismo

    Dissertazione sulle cospirazioni dei Re e sulle cospirazioni dei popoli

    ANARCOCCULTISMO

    Dissertazione sulle cospirazioni dei Re e sulle cospirazioni dei popoli

    di Erica Lagalisse

    Traduzione di Enrico Monacelli

    Editing di traduzione di Viviana Urciuoli

    Con prefazione di gruppo di Nun

    Cover design di Emidio Battipaglia

    Questo libro è stato edito da D Editore per la collana Nextopie, curata da Daniele Gambit

    Copyright D Editore © 2020. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione puo essere fotocopiata, riprodotta, archiviata memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge che tutela il diritto d’autore.

    D Editore

    Roma

    Contatti:

    Telefono: +39 320 8036613

    www.deditore.com

    info@deditore.com

    ISBN: 9788894830477

    Questo libro è stato realizzato con StreetLib Write

    http://write.streetlib.com

    Indice dei contenuti

    Prefazione: Magia e Impero Note introduttive all’opera di soror Spartacus Tonans, Erica Lagalisse

    Introduzione all’edizione italiana

    Introduzione

    Premessa Teologia della politica

    Capitolo 1 Una descrizione eretica dell’Illuminismo Radicale

    Capitolo 2 Massoneria, panteismo e tradizione ermetica

    Capitolo 3 Le confraternite rivoluzionarie

    Capitolo 4 L’Illuminismo dell’IWA

    Capitolo 5 Teosofia ed esoterismo nel socialismo del XIX secolo

    Capitolo 6 Elementi occulti della dialettica marxiana

    Capitolo 7 Coda

    Prima conclusione Anarchismo come soggetto storico. Sulle questioni di razza, di classe e di genere

    Seconda conclusione La cospirazione dei Re. Come affrontare i complottisti

    Bibliografia

    Note

    Prefazione: Magia e Impero

    Note introduttive all’opera di soror Spartacus Tonans, Erica Lagalisse

    Ora, se quasi di un solo sguardo abbracciamo l'intero sistema, niuno si stupirà ove Noi lo definiamo, affermando esser esso la sintesi di tutte le eresie

    Pio X, Pascendi Dominici Gregis

    Il potere non ha, nelle viscere della sua natura, alcunché di razionale. Sappiamo, nel profondo del nostro cuore, portando questa consapevolezza come una stigmate nella nostra coscienza, che ogni appello alla razionalità, alla ragionevolezza e alla misura è un teatro di ombre evanescenti, un fondale vuoto sporadicamente animato da cause preterumane, da intelligenze che hanno evacuato dal loro corpo ogni metro e ogni calcolo. Per meglio dire, sappiamo che i calcoli del potere procedono seguendo operazioni che nulla hanno a che vedere con la superficie liscia e la ragione sintetica della matematica e della scienza esatta. La sua discendenza è, simultaneamente, divina e infera – angelo caduto dal Suo Regno, teso, ora, a restaurare l’impero perduto. Ogni suo decreto è una compulsione celeste, ogni decisione regia un disperato fiat lux in un cosmo in rivolta.

    Gli emblemi di questa coscienza infelice sono molti, sparsi lungo tutto il corpo della storia moderna occidentale. Dai più ovvi, come il messianismo senza Dio di Derrida [1] e Benjamin [2] o le sovranità blasfeme di Bataill [3] e Blanchot [4] , ai più oscuri, come l’industrialismo selvaggio e lo sciopero redentore di Sorel [5] , il maoismo apocalittico di Lardreau [6] o le armate iper-industrializzate di Cristo delle pestilenziali proclamazioni del Gengis Khan cattolico Derleth [7] . Si potrebbe addirittura pensare che l’intera storia del dominio capitalista sia riassumibile in una parata di visioni escatologiche e trascendenti, in una concatenazione di cosmologie disperate.

    Nessuno fu, però, più consapevole di questa deplorevole natura divina della sovranità di Carl Schmitt, il più importante giurista del Novecento – il più acuto nello smembrare il corpo dissacrato dei Re di questo mondo. Tralasciando il concetto di teologia politica, idea celeberrima e che vi verrà ampiamente spiegata dal libro che tenete in mano, l’intero arco del pensiero schmittiano è contraddistinto da una passione terribile e smodata, una tensione inconscia e irrisolta verso la creazione, temuta e agognata, di un regno dei cieli sulla Terra.

    Il punto nevralgico, in cui questa lotta interiore fra il potere politico supposto laico e la sua natura oscuramente trascendente esplode in maniera incontrollabile, è certamente il momento in cui Schmitt si ritrova a riflettere in maniera esplicita sull’opera di Hobbes e sull’introduzione dell’abisso veterotestamentario nell’ambito della politica e della gestione del macchinario statale.

    Nel momento in cui Schmitt si mette a maneggiare nella cassetta degli attrezzi concettuali di Hobbes, infatti, sembra essere colpito da un tremito incontrollabile, trasfigurato da una visione che non è in grado di contenere. Fissando negli occhi i mostri hobbesiano, il Leviatano o il suo oscuro gemello Behemoth, Schmitt cade vittima di una terribile malattia, viene infettato dal potere nero che rende ogni regno terreno una ridicola parodia di un ordine più alto e occulto, una sfera caotica che può essere descritta solo, citando Pio X, come la «sintesi di tutte le eresie» [8] . Citando Schmitt:

    Hobbes sapeva qualcosa di demoni e di demonologia, e lo dimostrano il capitolo XLV e la nota di pagina 242 dell'edizione inglese del Leviatano del 1651. Il Leviatano del capitolo 40 del Libro di Giobbe era noto, come immagine mitica, alla letteratura dell'epoca. Manchiamo ancora, purtroppo, di una più diretta ricerca storica sulla utilizzazione di questa immagine, ma sappiamo tuttavia che ad esempio Bodin, un conoscitore del corpus cabalistico, nella sua Daemonomania (edizione latina del 1581, libro Il, capitolo 6 e libro III, capitolo 1) parla del Leviatano come di un demonio alla cui potenza nessuno può opporsi e del quale si dice che «non si accontenta del corpo ma che insidia anche le anime» (della qual cosa, aggiunge Bodin, devono ricordarsi bene quelli che credono di stringere un patto con lui e di poterlo asservire a sé). Da queste tesi appare comprensibile che la sola menzione del Leviatano possa evocare il ricordo di spaventosi miti asiatici, di un Moloch insaziabile o di un Golem devastatore. Secondo la Kabbala, il Leviatano sarebbe un gigantesco animale con cui il Dio ebraico ogni giorno gioca per alcune ore; ma all'inizio del Regno millenario il Leviatano viene macellato ed i felici abitanti di questo regno ne spartiscono e ne mangiano l'a carne. Tutto ciò è molto interessante e potrebbe costituire l'archetipo mitico di alcune dottrine comuniste sullo Stato e sulla situazione di una società, priva di Stato e di classi, che dovrebbe succedere alla soppressione dello Stato. Ma in Hobbes non si parla di simili cose. Egli utilizza l'immagine del Leviatano senza timore e senza rispetto [9]

    Ciò che preoccupa Schmitt non sono tanto le remore, tipicamente moderne, legate al lato dispotico di un possibile Leviatano politico, di un potere totalitario in grado di schiacciare ogni avversario. Il timore che muove il giurista tedesco è, come hanno sottolineato altri prima di noi [10] , precisamente l’opposto. Ciò che muove Schmitt è una repulsione verso l’imprudenza faustiana di Hobbes, verso il mancato riconoscimento delle forze incontrollabili che strisciano sotto l’ordine politico, che ci parlano di miti tremendi e remoti e di futuri inumani e selvaggi; ciò che tenne Schmitt sveglio la notte è il timore del fondo nero da cui ogni sovrano emerge e in cui ogni sovrano è destinato a scivolare. Evocando il Leviatano, Hobbes ha trasformato ogni Stato del mondo in un Dio morente, dal costato sventrato dal riso invasato del suo gemello oscuro: la rivolta, la pazzia, l’entusiasmo senza leggi che scaturiscono dall’impossibilità di riassorbire la cosmologia sottesa a ogni dominio sprovvisto delle giuste precauzioni contro le possessioni demoniache.

    In altre parole, ogni potere politico rischia di ribaltarsi nel suo contrario barbarico, nel facilitare un’invasione omnicida in grado di ulcerare ogni forma di stabilità; per questo, ogni atto politico andrebbe, secondo Schmitt, approcciato con la cautela che il mago ha sempre usato nelle sue opere, conoscendo le formule adatte e rinchiudendo ogni effetto inconscio e indesiderato nel recinto sicuro dei sigilli consolidati – cura che, sempre secondo Schmitt, Hobbes, nella sua incoscienza, non era riuscito ad utilizzare. Evocando il Leviatano senza l’appropriata conoscenza della mitologia che lo accompagna, Hobbes ha consegnato la modernità a un destino terribile. Hobbes, per Schmitt, era un pessimo demologo – distante e disinteressato alle ombre con cui stava lavorando – e dunque un pessimo politico.

    Gustave Doré, La distruzione del Leviatano, 1865

    Questo racconto dovrebbe essere di aiuto per chiunque si approcci a questo libro sperando di trovare qualche trattatello sulle straordinarie qualità della chaos magick o su come fare la magia con i meme. Questo è un libro austero e non sarà gentile nei vostri confronti. Vi porterà nelle profondità celesti e ctonie della vostra coscienza politica. Consideratevi avvertiti.

    Il lavoro di Lagalisse, infatti, è, in una certa misura, un’operazione molto simile a quella schmittiana. È una lunga descrizione dei poteri occulti che si nascondono dietro le azioni del politico, ma è rivolto a tutte e tutti coloro che si siano mai considerati contrari al potere costituito e che abbiano giocato con i simboli del contropotere. Il libro che avete fra le mani ha l’obbiettivo di mostrarvi il lato inconscio che si cela dietro alle vostre dichiarazioni antisistema. Il suo obbiettivo è di insegnarvi a farne tesoro, di impartirvi le giuste conoscenze per leggerle nelle fibre chiare delle vostre ideologie e per essere maghi più accorti nella vostra lotta. Questo testo vi aiuterà a navigare lo splendore della notte della ragione, l’unica natura della vostra lotta politica.

    Dopotutto, se per i reazionari, innamorati del potere e delle sue tortuose strade, quanto detto finora sul potere demoniaco del regno è un’ovvietà, questa evidenza è molto meno luminosa agli occhi dei dissidenti, convinti di ribellarsi in nome della scienza esatta della lotta di classe o di un mondo più razionale, più ragionevole o più misurato, occultando, di fatto, il loro (il vostro?) gusto feticistico per cosmologie simmetriche e mitologie ordinate e imperiture. Accecati dalla loro incapacità di sondare i segni che smuovono in ogni loro comunicato, ignari del fatto che la Storia è e sarà sempre il banco di un macellaio cieco, i ribelli di questo mondo non hanno saputo votarsi a Behemoth – non sono nemmeno riusciti a riconoscere la sua ombra lunga nelle proprie vite, a dire il vero – e non sono riusciti a vedersi come l’avanguardia saturnina che, in maniera inconscia e repressa, sono sempre stati – angeli sterminatori del presente e madri di un mondo nuovo. Non sono stati in grado di vedere le spaventose geometrie sacre e le cosmologie che animano con ogni loro gesto – Lagalisse è giunta per porre fine a tutto questo.

    ANARCOCCULTISMO = 302 = DISOBBEDIENZA CIVILE

    L’Amore è la Legge,

    20/02/2020

    Gruppo di Nun

    Introduzione all’edizione italiana

    Non mi sarei mai immaginata che questo libro avrebbe ricevuto una tale attenzione al livello internazionale. In questo momento, mi trovo nella strana posizione di rallegrarmi del fatto che il mio lavoro sia stato interessante per così tante persone, ma di essere anche preoccupata dal fatto che il mio lavoro sia stato in un certo senso necessario. Le motivazioni che hanno reso questo libro così popolare sono diverse – le persone di sinistra e gli amanti della cultura New Age hanno spesso avuto scontri tra loro, le femministe si sono stancate di ascoltare uomini anarchici che pensano di sapere tutto sul tema del potere, le teorie del complotto sono diventata una categoria di pensiero rilevante in molti luoghi e per molti motivi. Un altro motivo che rende questo lavoro rilevante è una certa guerra di posizione fra militanti di sinistra e movimenti neofascisti (che sono in rapida crescita). Entrambi lottano per guadagnare consenso popolare, per articolare la Storia dalla propria prospettiva, per attirare il potere magico, retorico e simbolico, delle trasformazioni sociali, seppur in modi del tutto differenti. Come in alto, così in basso .

    Nei mesi trascorsi dalla prima pubblicazione di questo libro, è divenuto sempre più chiaro che i motivi della sua popolarità erano diversi di nazione in nazione, con alcuni minimi comuni denominatori.

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