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Notizie dal futuro. Marco Lucio Vitruvio Pollione: Illustrato
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E-book123 pagine1 ora

Notizie dal futuro. Marco Lucio Vitruvio Pollione: Illustrato

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Questa pubblicazione, a cura di Flavio Baroni, presenta al lettore le introduzioni che precedono ognuno dei Dieci Libri dell’Architettura di Vitruvio, con l’aggiunta di due brani presenti nel primo libro relativi l’uno alla concezione che Vitruvio ha dell’architettura e delle problematiche del costruire e l’altro alla formazione dell’architetto. L’intero testo è corredato dai disegni attinti dalle due edizioni: una del 1524 e l’altra del 1535 del trattato, tradotte e pubblicate da Francesco Lutio Durantino.
LinguaItaliano
Data di uscita17 mar 2020
ISBN9788835387305
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    Notizie dal futuro. Marco Lucio Vitruvio Pollione - Flavio Baroni

    Intro

    Questa pubblicazione, a cura di Flavio Baroni, presenta al lettore le introduzioni che precedono ognuno dei Dieci Libri dell’Architettura di Vitruvio, con l’aggiunta di due brani presenti nel primo libro relativi l’uno alla concezione che Vitruvio ha dell’architettura e delle problematiche del costruire e l’altro alla formazione dell’architetto. L’intero testo è corredato dai disegni attinti dalle due edizioni: una del 1524 e l’altra del 1535 del trattato, tradotte e pubblicate da Francesco Lutio Durantino.

    DUE PAROLE

    Due parole non di commento a un testo che non ne ha assolutamente bisogno, ma per motivare la scelta di rileggere parole antiche piene di sorprendente attualità e desinate a conservare anche in futuro la stessa straordinaria modernità.

    Di edizioni, i Dieci Libri dell’Architettura di Vitruvio ne hanno viste molte e in molte lingue diverse; ne abbiamo contate più di 200, ma sicuramente non sono tutte e sicuramente se ne stamperanno ancora.

    Quello che questa pubblicazione propone non è l’ennesima traduzione alla moderna con il linguaggio della contemporaneità, non è la volontà di mettere in evidenza un aspetto anziché un altro, di ritrovare in quelle parole antiche qualche cosa di nuovo, ma è la traduzione di Carlo Amati (Professore Architetto membro di varie accademie e della commissione d’ornato pubblico di Milano come si definisce nel frontespizio della traduzione dell’opera di Vitruvio) del 1829-1830. Un signore questo che è sempre stato legato al mondo neoclassico e all’utilizzazione degli Ordini architettonici secondo i dettami vitruviani; la sua erudizione però l’ha portato a seguire, nella facciata del duomo di Milano, il gotico originale proponendo un neogotico.

    E ancora, questa pubblicazione non è la riproposta dell’intero trattato in un linguaggio ottocentesco, ma presenta al lettore solamente le introduzioni che precedono ognuno dei dieci libri, con l’aggiunta di due brani presenti nel primo libro relativi l’uno alla concezione che Vitruvio ha dell’architettura e delle problematiche del costruire e l’altro alla formazione dell’architetto.

    Tutto il testo è corredato dai disegni attinti dalle due edizioni: una del 1524 e l’altra del 1535 del trattato, tradotte e pubblicate da Francesco Lutio Durantino.

    Nella convinzione che sia già stato detto tutto o almeno quasi tutto o, se si vuole, moltissimo sia stato fatto, si prende atto che gli spazi di manovra per l’originalità sono molto ristretti, rimangono probabilmente solo discrete possibilità di analisi e interpretazione.

    È in quest’ottica che si ripropone un classico: il testo di Marco Lucio Vitruvio Pollione spogliato della veste tecnica più spiccatamente legata all’edificare, per lasciare spazio alle sue considerazioni sulla vita, sull’Architettura e sulla figura dell’Architetto.

    Si è poi scoperto che anche questa proposta non è poi del tutto originale: qualcuno nato prima di noi ha già espresso prima di noi queste idee e ci ha tolto anche il piacere di originalità, ma questo non ci abbatte, anzi ci rincuora facendoci capire che… forse siamo sulla strada giusta.

    Fatti come questi accadono quando si fa ricerca: ci si rende conto che in fondo, anche se in pochi, non si è soli a fare un certo tipo di considerazioni.

    Ci confortano in questo le parole dello stampatore del Nuovo libro del perché recentemente trovato sotto la statua di Pasquino a Roma (Firenze Dalla tipografia Galileiana 1835) che nella postfazione scrive: " … Nel tempo stesso che io stava sopra pensiero intorno a ciò che dovessi fare, entrò nel mio negozio un vecchio Letterato, ma di quelli che la sanno lunga, di quelli che decidono magistralmente di tutto, che sanno, oppure credono di saper di tutto, che quando parlano sputano sentenze, che pretendono che i loro consigli siano tanti oracoli, che finalmente non fanno altro che tener cattedra di storia e di politica nei caffè, e di critica nelle botteghe dei librai. Costui, vedendomi con questo libercolo fra le mani, mi domandò: cos’era? Se qualche giornale, qualche foglio periodico, o qualche libello infamatorio. Io gli spiegai candidamente tutto. Egli prese il libro, e gli diede una riveduta; poi con un tuono serio e grave: perché, mi disse, perché non volete stamparlo? Questo è un libro bello e buono: vi è unito il sale della critica col sugo della morale. È vero, che è una cosa un po’ rancida, e che ai nostri tempi ci vogliono produzioni brillanti, come sarebbe a dire, un trattatello dei diritti dell’uomo e del cittadino, ovvero della libertà e dell’uguaglianza degli uomini; oppure un saggio di storia, che senza il minimo fondamento metta in dubbio i fatti più sicuri ed incontrastabili, od un discorso critico analitico che trinci maledettamente i panni addosso a qualche povero galantuomo; o qualche altra galanteria di questa specie. Pure, credetemi, la roba vecchia in questo genere non è mai cattiva. Dio volesse, che non si fosse mai né stampato, né studiato altro che roba antica! Vedete cosa siamo divenuti, dopo che si è voluto rimodernar tutto anche nelle scienze, e specialmente nella filosofia! Il mondo è tutto sossopra. Chi crede poco, chi niente affatto; chi la vuol cotta, chi la vuol cruda. Si sostengono opinioni le più assurde e contraddittorie. Si giustificano gli eccessi i più detestabili. Si cambiano i nomi alle cose. Chi deve obbedire, comanda; chi è nato per comandare è costretto ad ubbidire. Insomma il mondo è divenuto una Babilonia. Stampatelo credete a me, stampatelo, questo libretto, non farete che bene. Quanto al vostro interesse, io non ci voglio entrare; ma può essere che non ci perdiate niente. Il solo titolo può eccitare la curiosità. Figuratevi! - il libro del Perché! Si crederanno molti che sia qualche gran cosa...".

    All’amico Andrea Barra, "la vita nei

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