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De Homine: Enigmi del passato, visioni del futuro

De Homine: Enigmi del passato, visioni del futuro

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De Homine: Enigmi del passato, visioni del futuro

Lunghezza:
536 pagine
7 ore
Pubblicato:
12 mar 2020
ISBN:
9788835384397
Formato:
Libro

Descrizione

Come é sorta la Vita? Come si é evoluta? Quante e quali problematiche ha dovuto affrontare? Quanti miracoli scientifici sono dovuti occorrere perchè si arrivasse da semplici molecole chimiche fino a noi esseri umani senzienti? Forse le cose stanno in maniera diversa, forse c'é qualcosa che ancora ci sfugge e che é la chiave per il nostro futuro. De Homine é un affascinante viaggio attraverso l' Evoluzione Umana, che parte dal mistero dell'Origine della Vita e si dipana lungo la ricostruzione degli ultimi 450.000 anni di storia del nostro pianeta per arrivare a proiettarci verso il futuro e verso la possibilità dell'Uomo di dirigere la propria evoluzione. Superando i propri limiti.
Pubblicato:
12 mar 2020
ISBN:
9788835384397
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

De Homine - Alessandro Demontis

eBook

PREFAZIONE

Evoluzione naturale o Creazione divina? Da quasi un secolo la risposta a questa domanda è al centro di una battaglia che infiamma mondo accademico e clericale. Questo conflitto raggiunge il suo apice interpretativo sull’apparizione dell'uomo sulla Terra. Eppure, in entrambe le teorie - che pur sono da sempre considerate opposte - la centralità dell'essere umano non è mai messa in discussione. Negli ultimi tempi la Scienza ci ha fornito diverse tesi alternative che derivano dagli studi eugenetici, dalle scoperte archeologiche e dagli studi chimici sull’Origine e sviluppo della Vita umana sulla Terra.

L’articolo apparso su un numero di Le Scienze a firma di John J. Shea ("Un'idea sbagliata sulle origini dell'uomo, Le Scienze n°523, Marzo 2012) mostra una storia evolutiva diversa da quella tradizionalmente accettata, la vecchia ricostruzione viene definita legata a tradizioni narrative di tipo prescientifico; come non pensare alle Just so stories" di Kipling nelle quali lo scrittore britannico interpretava l'evoluzione darwiniana in chiave umoristica?

Differentemente dall’omonimo De Homine di T. Hobbes che trattava delle origini delle religioni, e prendendo ancora più le distanze dall'omonimo di Cartesio che trattava del funzionamento celebrale, nel De Homine di Demontis si snoda un percorso che porta all'attenzione del lettore tematiche tecniche e argomentazioni dalla Genesi della Vita sulla Terra fino all'Età d'Oro dell'Uomo. Inoltre il background formativo di Demontis come chimico bene si evince nel libro nel quale introduce un ulteriore ostacolo alle varie teorie sull'Origine della Vita, la Omochiralità, e conclude con una nuova ipotesi che si pone fra il Creazionismo e l'Evoluzione darwiniana. De Homine è l'opera omnia dell'autore, l'opera più matura e completa che racchiude il suo percorso di ricerca durato 15 anni.

Differentemente dai libri precedentemente editi sulle analisi delle teorie dello scrittore Sitchin, di cui Demontis è ritenuto il più importante esponente italiano, in quest' ultimo lavoro lo studioso completa la teoria dell'azero sia alla luce delle più recenti scoperte scientifiche non disponibili al tempo sia tramite la riscoperta di materiale che – decenni prima di Sitchin – sosteneva le stesse idee e traeva le stesse conclusioni ma senza necessitare di una presenza aliena, continuando a dar linfa alla sua ipotesi che trova sempre più conferme col passare del tempo.

De Homine è un libro che ha un gran dono: non regala verità preconfezionate o certezze ma spunti di riflessione ed una base solida sulla quale approntare nuovi filoni di ricerca.

Team l’Altra Genesi

INTRODUZIONE

Negli oltre 15 anni che abbiamo dedicato allo studio ed alla divulgazione della teoria degli Antichi Astronauti ci siamo rivolti prevalentemente alla dimostrazione della possibilità che tale teoria fosse non solo plausibile, ma addirittura realistica; analizzando a fondo il lavoro del massimo esponente di tale teoria, l'autore azero Zecharia Sitchin, e le critiche mosse verso il suo lavoro, ci siamo convinti che le incredibili intuizioni ed analisi da lui proposte, pur non scevre di errori e di voli pindarici, costituivano la più dettagliata e verosimile ricostruzione della storia umana, ed il fatto che questa ricostruzione enunciasse come agente primario della nostra evoluzione l'intervento di personaggi non terrestri ci ha spinti a porci numerose domande circa la storia precedente il loro arrivo e circa il modo (ed i tempi) in cui l'Uomo che abitava zone del globo non soggette alla loro influenza si evolvette. Lungi dall’essere mai stati appassionati di evoluzionismo, ci siamo interessati a questo argomento solo di recente attraverso la lettura di alcuni libri ed articoli di accademici i quali, in un certo qual modo, hanno contribuito con il loro lavoro anche a dare solida base scientifica alla teoria dell'autore azero. Furono sostanzialmente due le occasioni che stimolarono il nostro interesse: primariamente la pubblicazione del libro "I geni manipolati di Adamo, del bioinformatico siciliano Pietro Buffa, e secondariamente la lettura del controverso saggio antropologico Race, Evolution and Behavior" dello psicologo canadese John Philippe Rushton. Il libro di Buffa rappresentava il nostro primo approccio all'evoluzione umana precedente l'Homo Sapiens (che era invece il protagonista principale della teoria di Sitchin), e ci spinse ad indagare le teorie evolutive del passato e le loro problematiche; il libro di Rushton, invece, indirettamente ci fornì la maniera di comprendere come, mentre una parte della popolazione umana si diffondeva nel globo e si specializzava, un'altra rimaneva circoscritta nelle zone originarie costituenti la Culla dell'Umanità, isolandosi, e mantenendo quei caratteri originari in termini di evoluzione genetica e comportamentale.

Ben presto, però, si aggiunse un nuovo interrogativo che nasceva dalla constatazione di come le teorie evoluzionistiche fossero dedicate a trattare la storia umana senza domandarsene l’origine. Come tanti, abbiamo sempre ritenuto che l'Evoluzionismo fosse la risposta scientifica al Creazionismo sostenuto dalle religioni, specialmente quelle monoteistiche, ma ci siamo trovati davanti segnali che invece ci persuasero del fatto che Evoluzionismo e Creazionismo potessero essere considerate teorie affini e contigue. Indagando scientificamente la nascita dell’Uomo, anzi che la sua evoluzione, ci siamo trovati ad esplorare le teorie dell'Origine della Vita, facendo scoperte che inizialmente ci hanno – non stentiamo ad ammetterlo – lasciati interdetti.

Man mano che lo studio procedeva, ci rendemmo conto di quanto poco la Scienza attualmente sappia sull'Origine della Vita, e di come tutto ciò che attualmente ci viene detto su questo argomento sia in realtà il frutto di mere ipotesi non solo impossibili da comprovare, ma sotto certi aspetti talmente assurde da risultare scientificamente inaccettabili. Ci imbattemmo così in quello che in questo libro presentiamo come problema fondamentale: la Vita come attualmente la conosciamo non poteva essere sorta spontaneamente sul nostro pianeta. La scoperta di questa impossibilità, ci fece riavvicinare allo studio della teoria del Disegno Intelligente, che già affrontammo per diletto personale alcuni anni or sono; ci portò a corrispondere con studiosi del settore, ed a valutare criticamente le loro tesi. Nella gran parte dei casi, queste si contrapponevano all'Evoluzionismo con il Creazionismo, invocando un Creatore che in sostanza sembrava coincidere con una qualche entità preternaturale identificata da molti nel Dio giudaico-cristiano o islamico; ma in alcuni casi, invece, autori pur religiosi trattavano l'argomento dal punto di vista prettamente scientifico e portavano davanti al lettore evidenze scientifiche, non discorsi di Fede. Fu l'incontro con il materiale del filosofo della Scienza statunitense Stephen Meyers a dare i maggiori contributi alla nostra ricerca, ed a farci scoprire quegli enigmi che la Scienza attualmente non riesce a risolvere e per i quali propone soluzioni che, in alcuni casi, risultano dei veri e propri atti di Fede. Ulteriori ricerche ci coinvolsero direttamente in qualità di chimico, quando ci trovammo davanti a quello che ammettiamo essere il più grande scoglio che la Scienza non riesce a superare: il problema della Omochiralità della Vita. Per meglio comprendere il problema dovemmo rispolverare i nostri vecchi libri di Chimica Organica, ed approfondire notevolmente le nozioni di Stereochimica acquisite ormai più di 25 anni fa; fummo costretti a fagocitare decine di articoli specialistici di studiosi che sostenevano di aver trovato la maniera di aggirare l'ostacolo, e ci imbattemmo in recenti studi (lasciateci dire con orgoglio: tutti italiani) che – pur non fornendo una risposta definitiva al problema - sembravano colmare varie mancanze ed aiutare gli studiosi a comprendere meglio alcuni dettagli su come la Vita si sia potuta formare e propagare. Come quando ci imbattemmo – per puro caso - negli studi del professor Graziano Baccolini, docente in pensione di Chimica Organica e specialista di Chimica del Fosforo, col quale abbiamo corrisposto via email ed i cui studi e le cui teorie ci pregiamo di poter presentare in questo libro.

Tutti questi studi, però, se pur riuscivano sperimentalmente a ricreare alcune delle condizioni fondamentali di propagazione dei mattoni fondamentali della Vita, con nostra grande sorpresa risultavano essere – ironicamente – più di supporto alla teoria del Disegno Intelligente che a quella di una Insorgenza spontanea della Vita.

Nel corso degli studi riguardanti la teoria degli Antichi Astronauti, ci siamo trovati più volte in disaccordo con la maggioranza degli autori che trattavano tale tema, e lentamente provammo a colmare alcune loro lacune e a formare una nostra personale teoria che correggesse i loro errori e trattasse gli argomenti che questi studiosi eterodossi avevano ignorato. Ci trovammo così ad approfondire le tematiche relative al Paleo Contatto ed alla Teoria Interventista, scoprimmo importanti studi del passato che mettevano in relazione lo sviluppo di popolazioni dai nostri scienziati ritenute scollegate, e riuscimmo a trovare non pochi legami tra le storie narrate in passato da culture diverse e lontane. Ma questo processo di sviluppo della nostra 'Teoria Globale', una teoria che potesse integrare tutte le fasi della storia umana, dalla nascita della Vita alla nascita delle Civiltà, fu interrotto quando ci rendemmo conto di non poter risolvere quello che era il problema fondamentale riguardante l'Insorgenza della Vita. Ci trovammo a dover ammettere che la nostra teoria, pur complessa e a nostro avviso molto più completa se confrontata con le teorie di tanti altri autori, risultava incompleta proprio perché, pur ammettendo a denti stretti la possibilità che un ente extraterrestre (di qualunque genere esso fosse) avesse piantato sulla Terra le prime molecole organiche, il problema veniva semplicemente spostato, e non risolto. Se infatti qualcosa (o qualcuno) aveva inseminato il nostro pianeta con molecole della Vita provenienti da un altro luogo, come si erano formate queste molecole in tale luogo di origine? Ci si prospettava soltanto una serie di spostamenti di molecole organiche da un luogo ad un altro: ogni mondo con una Vita già esistente avrebbe potuto fungere da sorgente per il trasferimento più o meno volontario di molecole in altri mondi, ma da dove venivano le molecole originali? Come si formò, ovunque avvenne, la Prima Vita? Con rammarico, da agnostici e da scienziati, realizzammo che la Scienza non è in grado, allo stato attuale, di offrire una valida alternativa al discorso Creazionista (che non ci sentiamo né di abbracciare né di criticare), una alternativa che possa essere verificabile e scientificamente sostenibile, in modo da non dover commettere un Atto di Fede come succede invece nel caso della teoria Creazionista. Giunti a questa consapevolezza, abbiamo deciso di rivolgere la nostra attenzione altrove: se non potevamo fare progressi di sorta nella risoluzione dei massimi problemi riguardanti l’Origine della Vita, potevamo però dedicarci ad appianare quelle divergenze ed a risolvere quegli enigmi storici che ci si presentavano nella nostra analisi cronologica; ciò implicava, però, anche il riesaminare alcune fasi storiche del nostro passato, antico e recente, sotto una nuova luce, portandoci a considerazioni che aprivano nuovi scenari futuri. La nostra indole postumanista ci ha da tempo permesso di esaminare scenari futuribili, e nello sviluppo di quello che ci sembra essere lo scenario per la nostra evoluzione futura abbiamo voluto fornire al lettore non solo il background che lo supporta, ma anche le personali considerazioni che ci hanno portato a dipingerlo. Infine, abbiamo deciso di portare all’attenzione dei lettori tutto il nostro percorso di ricerca, di descriverne i problemi coinvolti, e di dare loro modo di farsi una propria idea; abbiamo deciso di farlo senza esporre una nostra personale opinione, ma presentando semplicemente fatti, nozioni specialistiche generalmente ignorate dalla stampa mainstream nelle quali ci siamo imbattuti. Pensiamo che la nostra lunga indagine, pur non avendo prodotto il risultato sperato, non sia comunque stata inutile, poiché siamo riusciti a trovare soluzioni a molteplici enigmi lasciati irrisolti dalla ricostruzione storica di Zecharia Sitchin e di altri studiosi degli ultimi decenni. Colmi di fiducia nelle prossime scoperte della Scienza, e speranzosi del fatto che la diatriba tra i sostenitori della Scienza Evolutiva, quelli del Disegno Intelligente, e quelli della Teoria Interventista, possa risolversi – prima o poi - in uno sforzo di indagine comune, presentiamo dunque al lettore, con orgoglio, il frutto delle nostre ricerche quasi ventennali, sperando che serva da spinta per altri ad indagare oltre e magari riuscire ad arrivare li dove noi ci siamo dovuti fermare. Siamo fiduciosi del fatto che, se un dialogo aperto potrà esserci, e se l’uomo riuscirà a rivalutare correttamente la nostra Storia passata, lo scenario che dipingiamo come auspicabile si porterà a compimento in maniera naturale.

Desideriamo ringraziare i tanti studiosi che direttamente hanno accettato di intervenire alla stesura di questo libro, ed in particolare il chimico Graziano Baccolini, l'entomologo Ettore Ruberti, lo specialista in egittologia predinastica Armando Mei, il bioinformatico Pietro Buffa, lo specialista informatico Carlo Cossano, il docente ed esperto di mitologia e storia africana Jeremie Samuel, gli autori Enrico Baccarini, Simone Barcelli e Filippo Sarpa, ed i filosofi della Scienza Stephen Meyers e Tim Farage. Un sentito grazie va inoltre a Silvana Leuzzi per aver curato la stesura della bibliografia.

Pomezia – 10 luglio 2019

PARTE 1: IL PROBLEMA FONDAMENTALE

L’INSORGENZA DELLA VITA

Introduzione

Con l’espressione Origine della Vita si descrive quella ipotetica e tuttora sconosciuta serie di processi chimici e fisici che hanno portato all'esistenza della prima molecola auto replicante. Si differenzia dall'Evoluzione della Vita perché l'evoluzione utilizza la mutazione e la selezione naturale come fondamenti teorici per giustificare il cambiamento (in qualunque senso questo termine venga utilizzato) degli organismi già esistenti e da essi la produzione di complessità; tale meccanismo interviene dunque solo in situazioni in cui abbia già avuto luogo un fenomeno di Origine della Vita, e richiede il metodo della riproduzione per perpetrarsi. Poiché non esisteva alcuna riproduzione prima della prima Vita, non esisteva alcun meccanismo di selezione della mutazione per creare complessità, quindi le teorie sulla Origine della Vita non possono basarsi sulla selezione naturale per aumentare la complessità, e devono creare la prima Vita usando solo le leggi della Chimica e della Fisica.

In sostanza, non esistendo niente che regolamentasse una riproduzione, definita fondamentalmente come la trasmissione di caratteri esistenti tramite un processo biologico, la Vita può essere insorta solo grazie ed a causa di fenomeni di tipo chimico e fisico.

I tentativi di spiegazione, da parte degli scienziati, di una Origine della Vita avvenuta solo con metodi naturali e spontanei, portano a talmente tanti problemi attualmente insolvibili che molti scienziati hanno già abbandonato tutte le speranze che la Vita abbia avuto un'origine naturale sulla Terra. La lunga lista di scienziati scettici su una origine naturale e spontanea del fenomeno dell'Insorgenza include personaggi di spicco quali Francis Crick (colui che determinò la struttura tridimensionale del DNA, autore della fondamentale pubblicazione su Nature del 1953: Molecular Structure of Nucleic Acids; A Structure for Deoxyribose Nucleic Acid) e Fred Hoyle (famoso cosmologo e matematico britannico, del quale ricordiamo specialmente l'opera del 1982: Evolution from space and other papers on the origin of life), che, assieme allo scienziato astrobiologo Nalin Chandra Wickramasinghe (si veda ad esempio il suo libro Lifecloud: The Origin of Life in the Universe scritto con il suo mentore F. Hoyle nel 1978), fu fondatore della teoria nota come Panspermia.

Fondamentalmente atei, i tre studiosi proposero modelli cosmologici da molti ritenuti inverosimili, ma che ad oggi non sono mai stati refutati da alcun scienziato; è sorprendente come l'ambiente accademico composto da loro colleghi, e l'ambiente religioso Creazionista, abbiano assunto riguardo alle loro teorie la medesima posizione critica basata sulla negazione 'a priori'. Tale reazione di negazione fu talmente drastica che, ad esempio, il redattore di Scientific American – rivista scientifica tra le più rinomate al mondo - John Horgan ebbe a scrivere (in un suo libro del 1997, "The End of Science: Facing the Limits of Knowledge in the Twilight of the Scientific Age): Se fossi un religioso Creazionista, smetterei di attaccare la teoria dell'Evoluzione, e mi concentrerei sulla critica a queste teorie di Origine della Vita; esse sono di gran lunga la parte più debole del telaio della Biologia moderna".

Forse sorprenderà il lettore scettico sull’origine cosmologica della Vita lo scoprire che la teoria della Panspermia non è stata affatto abbandonata, ma solo perfezionata, e che gli studi e le dimostrazioni forniti già oltre quarant'anni fa da studiosi come Hoyle e Wickramasinghe sono ancora irrefutabili, e presi a modello da scienziati moderni; uno dei casi più attuali è lo studio Cause of Cambrian Explosion - Terrestrial or Cosmic? pubblicato nel Marzo 2018 sul giornale Progress in Biophysics and Molecular Biology e firmato da ben 32 studiosi (tra i quali anche Wickramasinghe stesso). Nell'abstract dello studio gli autori dichiarano: "A nostro avviso, la totalità dei dati multifattoriali e delle analisi critiche assemblate da Fred Hoyle, Chandra Wickramasinghe e dai loro numerosi colleghi dagli anni '60, porta a una conclusione molto plausibile - la vita potrebbe essere stata seminata qui sulla Terra da comete viventi non appena le condizioni sulla Terra avessero permesso di prosperare (circa o poco prima di 4,1 miliardi di anni fa)".

Crediamo dunque sia necessario riassumere almeno in forma superficiale la lunga storia delle teorie sull'Origine della Vita.

Il paradigma scientifico dominante per l'Origine chimica della Vita si formò più di 70 anni fa in un periodo in cui la cosmologia popolare sosteneva che l'Universo e la Terra stessa fossero infinitamente antichi; lo studioso di Cambrige Hubert Yockey trattava l'argomento in due capitoli del suo libro Information Theory and Molecular Biology nel 1992, e l'atteggiamento conclusivo si dimostrava sostanzialmente fideistico, non troppo diverso da un atteggiamento religioso. Scriveva infatti Yockey che, in sostanza, "[…] anche se la vita si dimostra improbabile, essa accadrà in un Universo così infinito". In altre parole, dato un Universo antichissimo di durata 'infinita', sono possibili infinite combinazioni, le quali (o alcune delle quali) avrebbero portato, ad un dato momento non prevedibile, all'Origine della Vita.

Eppure i primi approcci scientifici al problema dell'Origine della Vita furono nettamente meno fideistici di quello mostrato da Yockey, infatti lo stesso Charles Darwin (ben un secolo prima del libro di Yockey, nel suo "The Life and Letters of Charles Darwin, Vol II - 1898) inizialmente concepì l'Origine della Vita come un fenomeno svoltosi in una sorta di piccolo stagno caldo" ove fossero presenti ammoniaca, solfati e cariche elettriche; un approccio ideologicamente corretto, che riconosceva la necessità di una origine a carattere puramente chimico e fisico. E, attualmente, il paradigma moderno non è poi così diverso da quello originale: queste idee influenzarono due studiosi molto importanti, Aleksandr Oparin e John Burdon Sanderson Haldane, i quali negli anni '20 dello scorso secolo ipotizzarono che la Vita si fosse formata come risultato di una evoluzione chimica (anche se Haldane, biologo, riconosceva l'inadeguatezza di questa espressione), durante la quale avvennero reazioni naturali tra le sostanze chimiche presenti sulla Terra al suo stadio primitivo.

Ci si rese conto abbastanza presto del fatto che l'Universo non era affatto infinito, e che dunque posizioni basate su questa ipotesi erano da considerare prive di significato; risulta quindi assai comico constatare come un autore scientifico come Yockey potesse utilizzare simili argomenti nel 1992. Con l'avanzamento della Scienza, in particolare della Chimica e della Fisica, si realizzò che modelli nuovi dovevano essere proposti; la teoria della Relatività Generale di Einstein fu indirettamente un duro colpo al vecchio paradigma sull'Origine della Vita, poiché teorizzava un Universo finito soggetto a momenti di contrazione e di espansione, dipendenti dalla materia in esso contenuta. Ovviamente, un Universo finito in termini di Spazio lo è anche in termini di Tempo, dunque non si poteva più ipotizzare di infiniti fenomeni in un infinito tempo a disposizione. No, la risposta al problema dell'Origine della Vita era da ricercare in un paradigma sostanzialmente diverso. Molti cosmologi, come normalmente succede all'affacciarsi di nuove, stravolgenti teorie, si opposero a queste idee, perché volevano un Universo infinito dove l'Origine della Vita non fosse improbabile. Yockey stesso nel suo libro annotava che nonostante gli altri successi della teoria generale della relatività, il Big Bang, e in particolare l'idea che l'Universo avesse un inizio, fu combattuto amaramente ad ogni passo.

Sebbene gran parte degli scienziati tradizionali ritenga che la Terra abbia circa 4,54 miliardi di anni, e che la crosta terrestre non si sia solidificata prima di 4 miliardi di anni fa, lo span temporale ipotetico per i fenomeni che hanno dato origine alla Vita viene generalmente riconosciuto in non più di 200 milioni di anni. Al lettore questo potrebbe sembrare un lungo periodo, ma rappresenta solo circa 1/22 della storia totale della Terra. Il riconoscimento di questo fatto e l'accettazione di questo span temporale così limitato hanno portato i ricercatori dedicati al problema dell’Origine della Vita a lanciarsi in dichiarazioni interessanti. Pensiamo per esempio a quanto scrisse Cyril Ponnamperuma, chimico dello Sri Lanka, nel suo "Evolution from Space (1981): [...] ora abbiamo quella che riteniamo una prova abbastanza solida per una Vita sulla Terra insorta 3.8 miliardi di anni fa; ciò pone l'Origine della Vita sulla Terra in un range molto ristretto".

Accadde nel 1953 che lo scienziato Harold Urey, dell'Università della California, ed il suo allievo Stanley Lloyd Miller, decisero di testare l'ipotesi di Oparin e Haldane facendo passare in un vapore di gas metano e ammoniaca alcune scariche elettriche. L'esperimento si basava su un precedente, quello del 1828 condotto da Friedrich Wöhler, il primo scienziato a sintetizzare una molecola organica (l’Urea) da composti chimici inorganici (Cianato d’Argento e Cloruro di Ammonio) tramite l’impiego di una forma di energia (termica nel caso specifico); i due scienziati ottennero vari aminoacidi e l’esperimento venne – e da alcuni superficialmente viene ancora – ritenuto una prova della possibilità di una Origine della Vita da composti puramente inorganici.

Vedremo nella prossima sezione perché è invece errato considerare il risultato di tale esperimento come una prova. Nello stesso anno, la coppia di scienziati Watson e Crick scoprì la struttura a doppia elica del DNA.

La Scienza sembrava aver trovato la chiave per risolvere il mistero più grande, e con la scoperta della struttura del DNA si apriva tutto un nuovo mondo che, ci si aspettava, avrebbe confermato in pieno le teorie fino al momento proposte.

In quegli anni, il dibattito sull’Origine della Vita era un punto focale della diatriba tra Evoluzionisti atei e Creazionisti religiosi, specialmente a causa del fatto che tale dibattito veniva condotto da eminenti scienziati delle due parti in causa, nessuno dei quali cedeva di un lembo sulle proprie posizioni, e ognuno dei quali poteva utilizzare le conoscenze scientifiche dell'epoca a proprio sostegno; ma l'esperimento di Urey e Miller per la prima volta sembrava gettare in cattiva luce l'ottica Creazionista. O meglio, l’ottica Creazionista per come veniva generalmente descritta dagli scienziati atei. In sostanza, secondo questi, se l’esperimento aveva mostrato che era possibile creare 'La Vita' o 'I mattoni della Vita' (come vengono chiamati comunemente da decenni gli aminoacidi) da composti non organici, e quindi non vivi, allora il Creatore non era più necessario. Non solo, i sostenitori delle conseguenze derivanti dall’esperimento di Urey e Miller reputavano che non ci fosse nemmeno più bisogno di ipotizzare una Origine della Vita di tipo 'extraterrestre', di conseguenza anche le teorie di Hoyle e Wickramasinghe – ritenute fantascientifiche - potevano essere ignorate o refutate. È sintomatico quanto scrisse il genetista e biologo William Stansfield nel 1977 (The Science of Evolution): I creazionisti hanno atteso con ansia il giorno in cui la Scienza avesse potuto effettivamente creare una cosa viva da semplici prodotti chimici, affermando, giustamente, che qualora anche una tale forma di vita fosse stata creata dall'uomo [in laboratorio, nda], ciò non proverebbe che lo stesso tipo di vita si possa essere formata in modo naturale da un processo fisico simile.

E come dargli torto? Ancora oggi gli scienziati più onesti riconoscono che la valenza dell'esperimento di Urey fu sopravvalutata, ma che anche se tale esperimento avesse realmente prodotto 'Vita', non sarebbe garanzia che la stessa 'Vita' si sarebbe potuta formare spontaneamente. Perché? Perché dovevano esserci troppe variabili, tra le quali almeno: a) la stessa concentrazione o una simile concentrazione dei reagenti, b) la disponibilità di energia di un qualche tipo, c) una attività da parte di questa energia che fosse 'sincronizzata' con la necessità stechiometrica dei composti in gioco; ecco che, dunque, gli eventi del passato, come l'Origine della Vita, alla fine non sono verificabili dalla Scienza. La Scienza – dobbiamo ammetterlo in qualità di chimico - non può MAI provare assolutamente nulla riguardo a questi argomenti, e quindi qualsiasi ipotesi venga elevata a prova, non importa quanto scientifica possa essere considerata, richiede una certa misura di fede.

La Scienza può, tuttavia, confutare ipotesi che sono internamente contraddittorie o che vanno contro le leggi della Fisica, della Chimica, della Matematica o delle prove geologiche. Di conseguenza, la convinzione che la Vita sia o meno nata naturalmente e spontaneamente sulla Terra potrebbe essere smentita in modo efficace nel momento in cui tale teoria dovesse contravvenire le leggi fondamentali delle materie scientifiche; ciò è successo tante volte in passato, e ancora oggi teorie che mostrano un certo senso logico che soddisfa le leggi di Chimica e Fisica, per esempio, vengono scartate sulla base del fatto che violano leggi di altre materie quali la Geochimica e la Geologia. Un esempio su tutti è la Nuova Cronologia di Anatolij Timofeevič Fomenko, derisa da molti, ma analizzata da pochi in maniera seria, alcuni dei quali sono giunti alla conclusione che viola le leggi della Geologia e tutto quanto finora assodato sulle datazioni radiometriche. Eppure, Fomenko non era l’ultimo arrivato, anzi, era un matematico e fisico russo, professore all'Università Statale di Mosca. Ma torniamo alla nostra teoria sull’Origine della Vita e alle sue basi. L’idea alla base dell’Origine chimica della Vita sostanzialmente consiste di una serie di assunti: composti chimici inorganici formarono molecole organiche semplici, le quali divennero col tempo molecole più complesse che alla fine consentirono l’esistenza della prima molecola auto-catalitica auto-riproducente. Uno schema riassuntivo del processo di Abiogenesi (così è chiamata l'Origine della Vita) è riportato a pagina seguente. Abbiamo usato il termine 'assunti' non a caso, ma anzi per evidenziare il fatto che questa premessa, attualmente non dimostrabile per mancanza di riscontro reale, è soggetta ad un vero e proprio Atto di Fede da parte degli scienziati che la sostengono. Molti definiscono l’Origine chimica della Vita come l’esistenza di una singola molecola che non solo è in grado di replicarsi da sola, ma potrebbe aggiuntivamente produrre qualsiasi molecola necessaria per facilitare tale replicazione. Stanley Miller riassunse le ipotetiche fasi della Origine della Vita durante un suo discorso alla Università della California a San Diego, nel gennaio del 1999 (il contenuto del discorso è a grandi linee riportato dal geologo e avvocato creazionista Casey Luskin); secondo Miller l'Origine della Vita sarebbe il prodotto di un percorso lineare di accadimenti che ora descriveremo sommariamente.

Il Brodo Primordiale

La prima fase consiste nella presenza o preparazione naturale del cosiddetto Brodo Primordiale, esattamente come nella preparazione di un dolce la prima fase è la raccolta/presenza di tutti gli ingredienti. Questi ingredienti dovrebbero inoltre essere presenti in quantità adeguate e sufficienti, condizione ipoteticamente realizzata tramite la Sintesi Prebiotica. Questa prima fase è soggetta, da un punto di vista di pura ricerca, ad almeno due domande principali:

- Si sarebbe potuto realmente produrre questo Brodo Primordiale?

- Esiste qualche prova geologica dell’esistenza di questo Brodo? 

Proviamo a rispondere brevemente a queste domande.

Si sarebbe potuto realmente produrre questo Brodo Primordiale?

Come già scritto, nel 1953 Stanley Lloyd Miller ed il suo professore Urey sembravano aver trovato un modo per produrre con successo alcuni degli ingredienti del Brodo Primordiale, bombardando di scariche elettriche una miscela di Idrogeno, Acqua, Metano, e Ammoniaca ottenendo Acido Cianidrico, Ossigeno, Cianoacetilene, pochi Aminoacidi e Carboidrati (prevalentemente Ribosio). Molti conoscono questo esperimento, ma pochissimi sanno che l’esperimento non fu condotto una sola volta: ai primi tentativi, Miller ed Urey non ottennero altro che una miscela marroncina e puzzolente di consistenza pastosa, quasi simile a catrame.  Fu solo dopo svariati tentativi che i due ottennero - in quantità molto limitate - almeno 19 dei 20 amminoacidi su cui è costruita la Vita. Ma dobbiamo chiederci: cosa è intervenuto? L’analogia della preparazione della dolce non è stata scelta a caso: in questo processo culinario è il sapiente fornaio ad aggiungere gli ingredienti giusti per cuocere una torta, e dunque nell’esperimento di Miller e Urey i due hanno svolto la funzione del fornaio: hanno in sostanza scelto le componenti chimicamente adeguate per tentare un esperimento che, sapevano già, avrebbe dovuto portare ad una qualsiasi forma di Proto-Vita. Riuscite a capire cosa intendiamo?

L’Esperimento consisteva in una preparazione volontaria, calcolata, con gli ingredienti giusti e nelle proporzioni stechiometriche adeguate ma queste condizioni erano appunto studiate a tavolino, non erano il frutto di un tentativo casuale, e di conseguenza il risultato ottenuto era il risultato di un esperimento guidato e artificiale, non di un processo naturale e spontaneo. Ciò mina, di fatto, la base concettuale stessa dell'esperimento dei due studiosi.

Miller stesso nel suo libro "Prebiotic Synthesis in Atmospheres Containing CH4, CO, and CO2 del 1983 annottava che Metano e Ammoniaca furono scelti non perché in realtà si pensasse che facessero parte della Atmosfera Primordiale, ma piuttosto perché erano (e sono ancora) ritenuti essenziali per la produzione degli Aminoacidi appropriati. Scriveva Miller: Si presunse che gli amminoacidi più complessi della glicina fossero necessari per l’Origine della Vita, quindi questi risultati indicano la necessità di metano nell’Atmosfera. […] Crediamo che ci debba essere stato un periodo in cui sulla Terra l'Atmosfera si stava riducendo, perché la sintesi di composti di interesse biologico avviene solo in condizioni riducenti".

Tale ipotesi, però, non fu mai dimostrata da Miller.

Date le semplici molecole che stavano cercando di sintetizzare, questi esperimenti sono poco più che semplici esercizi di Chimica Organica, e non dicono molto sull’Origine della Vita, e sebbene all’epoca l'esperimento di Miller fosse promosso come supporto all'ipotesi che la Vita fosse nata da un Brodo Primordiale, la ricerca successiva ha evidenziato numerosi problemi che sgretolano l'ipotesi.

Primo fra tutti, perchè sembra invalidare l’ipotesi di fondo, è il fatto che l'esperimento di Miller richiedeva una condizione di riduzione chimica dell'Atmosfera pregna di Metano e Ammoniaca, ma le prove geochimiche indicano che l'Atmosfera era invece ricca di Idrogeno, Acqua, e Anidride Carbonica (una miscela chimicamente non riducente). Questo problema è esposto dal fisico americano Philip Abelson nel suo "Chemical Events on the Primitive Earth" (1966). In condizioni non riducenti, l’unico amminoacido prodotto è la glicina (e solo quando il contenuto di idrogeno è molto alto), e la glicina non potrebbe dare luogo ai mattoni necessari alla Vita.

Un secondo problema abbastanza evidente sta nel fatto che queste sostanze chimiche prebiotiche si formarono solo in quantità molto piccole, e si degradarono rapidamente in una sostanza simile al catrame. La vita stessa (ci si perdoni il gioco di parole) di questi mattoni della Vita, sarebbe stata limitata fortemente - se non resa impossibile – da due fattori principali: le radiazioni UV e la loro limitatezza in termini di quantità prodotta. Si tenga presente, a titolo di esempio, che a 100°C l’emivita degli acidi nucleici Adenina e Guanina è di un solo anno, quella dell’Uracile è di 12 anni, e quella della Citosina è di 19 giorni. Tali molecole, di breve durata, non si sarebbero mai potute accumulare, perché sarebbe bastato che venisse meno, in soli 19 giorni, la quantità adeguata di Citosina per rendere impossibile tutto il processo costitutivo. E abbiamo considerato una temperatura relativamente bassa, quindi per poter avere un range temporale più adeguato e possibilista dovremmo ammettere che l'Atmosfera terrestre, al momento della Sintesi Prebiotica, si trovasse ad una temperatura di gran lunga inferiore ai 100°C, una condizione che sappiamo impossibile.

Un terzo problema è costituito dalla necessità della presenza di Ozono.

L’Ozono dell’Atmosfera Superiore protegge la Vita dalle radiazioni UV nocive. Siccome sappiamo che le sostanze prebiotiche erano sensibili alle radiazioni UV, e da esse contrastate, dobbiamo ipotizzare che l’Atmosfera Superiore fosse ricca in ozono ma ciò urta le condizioni dell’esperimento di Urey e Miller; questi, infatti, evitarono la presenza di Ossigeno nell’esperimento poiché questo gas impedisce la sintesi di molecole organiche. E senza Ossigeno non si può avere Ozono, dunque non ci sarebbe stata protezione delle molecole dalle radiazioni UV.

Se anche tutto fosse andato avanti in qualche modo che ovviasse a questi tre principali problemi, ne abbiamo un quarto di tipo possibilistico/evolutivo: nel migliore dei casi, i processi occorsi probabilmente avrebbero prodotto un Brodo Primordiale poco resistente e molto diluito, come evidenziato dallo stesso Miller nel suo "The prebiotic synthesis of organic compounds as a step toward the origin of life" (1992). Una miscela diluita e poco resistente sarebbe stata vittima, inoltre, dei molteplici impatti meteorici che caratterizzavano il periodo di tempo in esame. Questi impatti avrebbero reso instabile l'atmosfera, avrebbero innalzato le temperature nell'ordine delle centinaia di gradi centigradi, eliminando ogni possibilità di propagazione di molecole organiche fondamentali per la Vita. Si stima che impatti meteorici avvenivano più o meno ad intervalli di pochi milioni di anni, mentre – come già scritto – il periodo ritenuto ragionevole per l'Insorgenza viene calcolata dai più in circa 200 milioni di anni. Si tratta di due intervalli probabilisticamente incompatibili tra loro.

Abbiamo mantenuto per ultimo il problema maggiore, poiché a tutt’oggi costituisce la Bestia Nera delle teorie riguardanti l'Origine della Vita (e contemporaneamente, per ironia, uno degli argomenti scientifici principali di cui si servono i Creazionisti) non essendo possibile fornire una spiegazione chimicamente e biochimicamente valida: l'Omogeneità Enantiomerica. Questo problema ha creato un filone scientifico noto come 'Problema della Omochiralità della Vita', sul quale sono intervenuti chimici e fisici di ogni estrazione; si tratta di un problema al quale la Chimica, e la Scienza in generale, non danno e non possono in nessun modo dare risposta, perché semplicemente viola tutto quanto attualmente conosciamo dei processi della Stereochimica (così si chiama la branca della Chimica che studia le forme strutturali delle molecole). Per riassumere a grandi linee il problema (affronteremo in dettaglio questo argomento nella prossima parte del libro), dobbiamo istruire il lettore sul fatto che le molecole organiche, in Natura, esistono in due forme strutturali opposte e speculari, la forma Levogira (indicata in chimica con le lettere L o S) e la forma Destrogira (indicata con le lettere D o R). Citiamo la professoressa Rocìo Picado Herrero, docente di Chimica Organica dell'università di Salamanca, in Spagna: "In tutte le forme di vita animale e vegetale, le proteine essenziali per la vita sono composte da un perfetto intreccio di aminoacidi. Ad eccezione della Glicina, tutti questi aminoacidi esistono in due forme, L e D. Ciò che è stupefacente è che le proteine della vita sono composte esclusivamente di aminoacidi in forma L".

Tutte le reazioni chimiche naturali – intendendo con questo termine la condizione di non intervento umano - producono miscele dette Racemi, cioè miscele con prodotti che sono al 50% L e al 50% D. Ebbene, la Vita sul pianeta Terra si basa esclusivamente su amminoacidi di tipo Levogiro, e su un DNA composto da zuccheri Destrogiri. Ciò è impossibile in un sistema spontaneo, perché la totale assenza di un enantiomero (così vengono chiamate le singole forme strutturali L e D) è ottenibile solo tramite eliminazione forzata dal Racemo.

È evidente quindi che questi cinque problemi principali (se ne potrebbero elencare altri, di entità e peso minore) gravano sull’attendibilità dell’ipotesi di fondo riguardante la eventualità di formazione del cosiddetto Brodo Primordiale.

Esiste qualche prova geologica dell’esistenza di questo Brodo?

Non c'è nessuna prova geologica lasciata nelle rocce che un Brodo Primordiale sia mai esistito. Se questo fosse esistito, secondo i geologi, le prime rocce Precambriane dovrebbero contenere alti livelli di Carbonio non biologico, poiché il Carbonio prodotto biologicamente contiene un eccesso di Carbonio isotopicamente leggero.

Le antiche rocce sedimentarie, tuttavia, non rivelano questa firma isotopica, e quindi non ci sono riscontri positivi sull’esistenza di un simile Brodo. Inoltre, se i processi teorizzati avessero prodotto la poltiglia teorizzata, avrebbero dovuto lasciare uno strato significativo (calcolato in circa 1-10 metri di spessore) di Catrame che circondasse la Terra a causa della presenza di Metano in Atmosfera, ma non vi sono prove geochimiche di tale strato (si veda ad esempio: "Primordial Oil Slick" di Antonio Lasaga, su Science vol 174, Oct 4, 1971) in alcuna pubblicazione scientifica. Si potrebbe obiettare, e da scienziati siamo tenuti a tenere conto di tale obiezione,

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