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Distruggi qualunque cosa vive

Distruggi qualunque cosa vive

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Distruggi qualunque cosa vive

valutazioni:
5/5 (1 valutazione)
Lunghezza:
103 pagine
1 ora
Pubblicato:
12 mar 2020
ISBN:
9788835384373
Formato:
Libro

Descrizione

Uno dei temi più affrontati dagli autori che si occupano di ricerca alternativa, sia o meno essa legata al filone riguardante gli Antichi Astronauti, è senza dubbio quello delle guerre che nel passato sembrano aver coinvolto Dei e Uomini; la letteratura eterodossa ha prodotto su questo tema svariate decine di libri e saggi, trovando in autori come Erich Von Daniken e Zecharia Sitchin i padri fondatori del filone. La “cronaca” di cui parleremo in questo testo è forse la più eccezionale cronaca di guerra divina che gli autori del passato ci abbiano lasciato, essendo divenuta parte di un testo religioso – la Bibbia – che funge da indicatore morale per miliardi di persone. Scopriremo che lo stesso episodio narrato nella Bibbia, la distruzione di Sodoma e Gomorra, ci giunge nella sua versione originale dalla Mesopotamia tramite i babilonesi, i quali ebbero premura di raccontarci tutto l’antefatto e le vicende connesse dal punto di vista divino. Scopriremo un’intricata trama di inganni tra fratelli, desideri di usurpazione, gelosie, frustrazioni, sconsiderate decisioni, che in un vortice di rabbia e di odio finirono per portare loro maggior sventura.
Pubblicato:
12 mar 2020
ISBN:
9788835384373
Formato:
Libro

Informazioni sull'autore


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Anteprima del libro

Distruggi qualunque cosa vive - Alessandro Demontis

comuni.

INTRODUZIONE

Di Mauro Biglino

Il merito di essere chiaro?

Questo libro ce l’ha.

Il merito di condurre analisi oggettive?

Questo libro ce l’ha.

Il merito di voler rivedere la storia sulla base di criteri e di metodi comparativi liberi da condizionamenti ideologici, culturali e religiosi?

Questo libro ce l’ha.

E questo lo differenzia dalla ricca produzione di studi dedicati a quelli che genericamente definiamo testi antichi.

Riprendendo le parole dello stesso autore ricordiamo che - purtroppo senza eccezione alcuna - gli studiosi accademici che si sono trovati di fronte tavolette o manoscritti che narravano di guerre tra gli dei d'Egitto, di Sumer, dell'Indo, della Bretagna, del Mexico, della Cina, e perfino della Nuova Zelanda, li hanno liquidati come mitologia formativa tramite la quale gli antichi popoli volevano (a detta loro) giustificare cambi di regime militare, o preminenze religiose di questo o di quel dio; in alcuni vergognosi casi addirittura si è arrivati a sostenere che lunghi testi di centinaia di righe non fossero altro che storielle scritte per insegnare al popolo da dove venissero i nomi e le funzioni delle pietre!

L'accademismo, con questo suo atteggiamento basato su convinzioni assolutamente pregiudiziali e pertanto antiscientifiche, ha quindi snobbato la fase di ricerca che i testi antichi – considerati pura mitologia - avrebbero meritato.

Con premesse simili, non deve meravigliare che lo studioso che sa liberarsi dai condizionamenti di fatto imposti dalla tradizione accademica, possa conseguire risultati e fornire quindi elementi assolutamente nuovi, capaci di far comprendere la concretezza di una storia che tutto è meno che un racconto favolistico, mitologico, allegorico o metaforico.

Lo studioso Demontis ci aiuta a comprendere, ad esempio, che l’Antico Testamento non è una congerie di racconti per lo più inventati ma, inserito in una attenta e concreta analisi parallela con scritti appartenenti a popoli che gravitavano sullo stesso scacchiere, ci offre l’opportunità di comprendere fatti storici fornendo spiegazioni pertinenti e illuminanti sulle motivazioni che li hanno originati e sulle modalità con cui si sono sviluppati.

Così per certe guerre di controllo e conquista svoltesi in Medioriente intorno al 2000 a.C. scopriamo che la Bibbia si concentra sulla narrazione degli eventi inquadrandoli da un punto di vista umano mentre corrispondenti testi mesopotamici ci descrivono gli stessi eventi dal punto di vista che possiamo definire divino ben sapendo che con quest’ultimo termine indichiamo l’intervento di personaggi potenti e altri rispetto al genere umano ma di certo non spirituali o trascendenti.

Eridu, Nippur, Uruk, i monti Shar.Shar diventano luoghi veri, teatri di vicende reali, così come Amrafel, Tideal Kedorlaomer o Kudur-Lagamar, Arioch, … si vedono restituiti alla loro vera identità di persone in carne ed ossa che hanno combattuto e hanno fatto la storia con i loro popoli, agendo guidati dai loro dèi (Erra-Nergal, Ninurta-Ishum, Marduk, Yahweh…) individui altrettanto vivi e veri, non già evanescenti figure mitologiche che sono state (e vengono ancora) de-naturalizzate da studiosi che non sono stati capaci di comprendere le grandi implicazioni di quanto contenuto nelle tavolette e nei racconti biblici: così afferma Demontis e così credo fermamente anche io.

Quanta strada è stata fatta, ma purtroppo ancora da pochi, da quando Filone alessandrino introdusse la sua interpretazione allegorica del Pentateuco rendendone così sempre più difficile la comprensione vera.

La Bibbia non è un unicum separato e distinto dalle altre produzioni storico-letterarie del tempo, ma uno dei tanti insiemi di scritti in cui gli antichi ci hanno lasciato, nella sostanza, la cronaca di eventi realmente accaduti: quando il mondo accademico e la cultura ufficialmete accettata comprenderanno questo si farà un grande ulteriore passo avanti.

Alessandro Demontis, non solo in questo lavoro, fornisce elementi che illuminano un cammino che deve ancora essere percorso anche se alcuni padri della cultura antica ne avevano già indicato metodi e difficoltà; ricordiamo Tertulliano che, pur scrivendo con intenti apologetici relativi al cristianesimo, ricordava la necessità di procedere con la cronologia degli avvenimenti dischiudendo gli archivi delle antiche genti e procedendo con calcoli da compiere con le dita.

Questa concretezza si trova nei lavori del nostro autore che, per riprendere ancora Tertulliano, rispetta la necessità di conoscere quando sono avvenuti i fatti, per spiegare la concatenazione dei tempi, necessaria a chiarie la cronologia storica.

E’ sufficiente leggere con attenzione quanto egli (il Demontis intendo) documenta e raffrontarlo con le tesi di coloro che accademisticamente sostengono che la Bibbia è sostanzialmente frutto di invenzioni favolistiche, per comprendere la abissale distanza che separa la possibilità di capire veramente da quella di rimanere per sempre chiusi in un recinto culturale che impone dei dogmi su cui poggiano i pilastri di una cultura che, anche quando si dichiara laica, risulta in realtà essere comunque dominata da visioni basate sul pensiero giudaico-cristiano rielaborato alla luce delle filosofie ellenistiche.

Demontis indica e segue direttrici di ricerca che hanno radici nel passato e che, per nostra fortuna, contrastano fortemente con i cavalli di battaglia di quella metodologia di analisi critica moderna accecante (volutamente o no?) cui abbiamo accennato.

La cosa non è semplice perché richiede la capacità di muoversi su più fronti: l’esame degli avvenimenti coinvolge molti aspetti e la ricerca, con successiva conseguente descrizione, deve definire la successione degli eventi nella sua completezza senza omettere le questioni linguistiche, le fonti, gli studi succedutisi nel tempo… per recuperare ad esempio l’idea che sia esistito un vero proprio periodo patriarcale biblico e che esso non sia quindi il frutto della fervida fantasia nazionalista di alcuni creativi antichi scrittori.

Solo così, grazie al lavoro dell’autore, troviamo spiegazione concreta alla caduta di importanti civiltà e alla nascita di nuovi imperi: la storia ci diventa comprensibile in grazia della presa d’atto della realtà presentataci dagli antichi.

Questo fa Demontis, ma il tutto non si risolve né si esaurisce in una mera operazione culturale vista ed apprezzata come fine a se stessa in quanto rivelatrice di verità semplicemente inerenti la storia (fatto di per sé comunque meritorio ed importante) ma ha dei risvolti che riguardano il presente e non solo, perché, come scrive l’autore stesso, con un occhio al nostro futuro, avremo forse l'occasione di imparare una importante lezione dal nostro passato.

Non dobbiamo illuderci: la lezione può essere utile e foriera di risultati solo a condizione che il passato venga conosciuto per ciò che è stato concretamente nello sviluppo di eventi precisi anche quando ai nostri occhi paiono risultare incredibili se non addirittura talvolta fantascientifici.

Certo, ci vuole coraggio.

È proprio questo coraggio di andare oltre a caratterizzare l’atteggiamento che impronta le scelte e la metodologia seguite dall’autore del presente lavoro che affronta i testi antichi

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