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Lunghezza:
206 pagine
2 ore
Editore:
Pubblicato:
25 apr 2022
ISBN:
9781071529461
Formato:
Libro

Descrizione

Berlino, Germania 1932. In un periodo di tensioni e conflitti politici, un uomo trova il coraggio di battersi…
Il Dottor Wilhelm "Q” Quedlin, ingegnere chimico e inventore, vive per la scienza. Una donna non rientra nei suoi programmi e tantomeno essere accusato di spionaggio industriale.
Le cose tuttavia prendono una brutta piega.
Osservare l’ascesa di Hitler al potere non fa che accrescere il suo desiderio di evitare un’altra guerra che distruggerebbe completamente il suo amato paese. Q prende coscientemente la decisione di combattere contro ciò che sa essere sbagliato, anche se opporsi ai nazisti potrebbe significare morte certa per lui e per chi ama.
Hilde Dremmer aveva giurato che non avrebbe più amato. Tuttavia, dopo avere incontrato Q, vuole dare all’amore una seconda possibilità.
Quando Q le rivela il suo piano di resistenza, sta a Hilde scegliere tra la sua vita tranquilla senza di lui, oppure la costante minaccia di tortura qualora lo avesse sostenuto nella sua battaglia contro le ingiustizie.
Lei ha già assistito a un numero sufficiente di atti violenti del governo nazista, tanto da essere atterrita dal nuovo potere politico, ma ciò sarà sufficiente perché una ragazza comune si comporti in modo straordinario e resti vicino all’uomo che ama in un momento di totale desolazione?
Questa spy story al tempo della Seconda Guerra Mondiale si basa sugli eventi reali che videro una coppia combattere per la propria felicità e al contempo lottare contro i propri governanti.

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25 apr 2022
ISBN:
9781071529461
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Libro

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Anteprima del libro

Indomabile - Marion Kummerow

INDOMABILE

Trilogia della Seconda Guerra Mondiale, Volume 1

Marion Kummerow

––––––––

Traduzione di Laura Fenati 

INDOMABILE, Trilogia della seconda guerra mondiale, Volume 1

Marion Kummerow

Tutti i diritti riservati

Copyright © 2020 Marion Kummerow

Il presente volume è soggetto a copyright e alla relativa legislazione.

Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta o trasmessa da mezzi elettronici, meccanici, fotocopiatrici, registrazione o altro dispositivo senza la preventiva autorizzazione scritta dell’autrice.

Questa storia si basa su fatti reali. I personaggi principali Q e Hilde sono esistiti nella vita reale, ma con nomi diversi. L’autrice ha deciso di attenersi il più possibile a fatti realmente accaduti, ma avvenimenti, personaggi e cronologia sono stati modificati ai fini della narrazione. I personaggi secondari possono essere esistiti o essere fittizi.

Progetto copertina: http://www.StunningBookCovers.com

Foto copertina: Bundesarchiv, Bild 102-13199 / CC-BY-SA 3.0

https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/deed.en

Traduzione di Laura Fenati 

Prefazione

Gentile lettore,

INDOMABILE è il primo romanzo della mia Trilogia della seconda guerra mondiale. Si tratta di una storia a me molto cara e per anni ho desiderato scriverla, ma per un motivo o per l’altro non ho mai trovato il tempo, o il coraggio, di scavare nel passato e far emergere la verità.

I miei nonni Ingeborg e Hansheinrich Kummerow furono due persone eccezionali anche se sfortunatamente non ebbi la possibilità di conoscerli perché morirono molto prima che nascessi. La loro storia, permeata di coraggio e spirito indomabile, mi ha sempre intrigato e attratto, tanto da farmi avvertire un prepotente bisogno di raccontarla.

INDOMABILE è dedicato a loro per ricordare il loro sacrificio e le difficili scelte che dovettero fare assieme a molte altre persone nell’Europa devastata dalla guerra. Le ricerche da me svolte sui fatti della seconda guerra mondiale mi hanno mostrato quanto eroici furono anche i più piccoli atti di resistenza durante quei tempi bui e l’ammirazione nei confronti dei miei nonni e di tutte le persone coraggiose della resistenza tedesca è cresciuta oltre ogni immaginazione.

Dalla cella di una prigione, ecco cosa scrisse mio nonno in una delle sue tante lettere...

Ich lege durchaus Wert darauf, dass mein Andenken ehrenhaft ist.

Desidero essere ricordato con onore.

Hansheinrich Kummerow

Con questo libro spero di onorare il desiderio di mio nonno. Onorare lo spirito indomabile di entrambi i miei nonni. Il loro amore. La loro eredità.

Con affetto.

Marion Kummerow

Capitolo 1

Il Dottor Wilhelm Quedlin ancora non lo sapeva, ma in quella giornata la sua vita sarebbe cambiata.

Q, come era solito essere chiamato dalla famiglia e dagli amici, stava recandosi al lavoro in una bella mattina soleggiata dell’ottobre 1932. Oranienburg era deliziosa in quel periodo dell’anno, con gli alberi dai colori fiammeggianti che sfilavano lungo la riva del fiume Havel.

Attraversando i cancelli della Auer-Gesellschaft, si diresse rapidamente verso i suoi laboratori. Arrivato, si fermò. La porta del suo ufficio era spalancata, cosa decisamente insolita, ma nondimeno entrò. Appena entrato, si bloccò per la sorpresa. C’erano due agenti di polizia che lo attendevano. Si riprese prontamente, si tolse il cappello appoggiandolo sull’attaccapanni e si produsse in un segno di saluto con il capo.

«Buongiorno, signori. Cosa posso fare per voi?», chiese, cercando di mascherare la sorpresa e di esibirsi in un cordiale benvenuto. Una visita inattesa della polizia non era quasi mai un buon segno. Il clima politico in Germania si era fatto sempre più teso e tutti sapevano che era molto meglio mantenere un basso profilo.

«Dottor Quedlin, deve venire con noi in commissariato», disse l’agente più anziano, i cui occhi scuri lo guardavano privi di espressione.

«Ci sono dei problemi?»,  chiese Q, cercando di restare calmo anche se con la mente cercava velocemente di pensare a cosa avesse fatto di sbagliato e chi sarebbe potuta essere la persona vicino a lui pronta a testimoniarlo. La delazione non era più un tabù come prima, tuttavia il governo la incoraggiava.

«Deve venire con noi ora», ripeté l’agente più anziano, facendo un passo avanti e con un’espressione che non lasciava adito a discussioni.

Q annuì e riprese il cappello da dove l’aveva appeso. «Naturalmente, agente». Uscì dall'ufficio a testa dritta e tenendo le mani in tasca mentre usciva dall’edificio seguito dai due agenti. Lo seguirono di soppiatto le occhiate dei colleghi. Desideravano naturalmente sapere cosa stesse succedendo, ma senza attirare su di loro l’attenzione per evitare che la polizia decidesse di interrogarli.

I poliziotti lo scortarono fuori dall’edificio, passando davanti a un perplesso custode e lo fecero sedere nel sedile posteriore di una DKW2 nera. Quando furono tutti saliti, l’auto si avviò. Q si ritrovò stretto tra i due poliziotti, pensando alla scomodità della situazione, ma d’altronde alla polizia poco importava della comodità altrui.

Teneva lo sguardo dritto davanti a sé, vedendo che la gente camminava spedita per la strada e si girava dall’altra parte per evitare di guardare l’auto della polizia. Nessuno sembrava notare la meravigliosa giornata assolata autunnale. Pensavano tutti ad arrivare a destinazione e a badare ai fatti propri. Anche se nella sua situazione attuale, o forse a causa di essa, pensò fosse triste vedere che la maggior parte delle persone non manifestava nemmeno un fugace sorriso o un saluto gentile alle persone nelle quali si imbatteva.

Lungo la strada per il commissariato, passarono davanti al Castello di Oranienburg dalle pareti in stucco bianco e il tetto con tegole rosse e parecchi altri edifici con le facciate in mattoni che ospitavano chiese e scuole. Quando si avvicinarono all’ultimo incrocio prima del commissariato, Q notò un piccolo gruppo di uomini che indossavano l’uniforme delle Schutzstaffel SS e che erano radunati all’angolo della strada.

Diversamente dai poliziotti che erano in auto con lui, quegli uomini indossavano tutti le stesse uniformi nere. Nei loro berretti si palesava il simbolo del Totenkopf, ossia del teschio posto su due ossa incrociate, indicando con ciò di essere leali seguaci del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori.

Nazisti.

Alle elezioni del luglio precedente, molti seggi in Parlamento erano stati assegnati sia ai nazisti, sia ai comunisti e la tensione politica andava aumentando di giorno in giorno. Q sospirò pensando ai motivi di questa tensione crescente.

A seguito del crollo della Borsa Valori di Wall Street tre anni prima e del terribile onere finanziario gravante sulle spalle del popolo tedesco dopo il Trattato di Versailles a fronte dei risarcimenti dovuti dalla Germania dopo la Grande Guerra, l’economia e il popolo erano in grande sofferenza.

Le banche erano fallite, gli stabilimenti e intere industrie erano sul punto di chiudere i battenti e la gente era pronta per un cambiamento della situazione. Tutto ciò fu messo in evidenza quando il partito nazista di Adolf Hitler ottenne un incredibile 37 percento alle ultime elezioni.

Q si rivolse al poliziotto più giovane seduto di fianco a lui e chiese: «Mi può dire di cosa si tratta?». Sapeva bene che la gente non veniva portata in commissariato per una trasgressione di scarsa rilevanza e voleva sapere cosa si sarebbe trovato ad affrontare.

«Dottor Quedlin, noi...»

«Silenzio!», disse il poliziotto più anziano seduto davanti. «Lo saprà presto».

Q si morse la lingua per non rispondere a tono e aizzare oltremodo il poliziotto. Quel filo di paura che aveva provato al vedere i poliziotti nel suo ufficio era andato aumentando durante il viaggio in auto. Ora la paura gli si era insinuata nella spina dorsale ed era risalita fino alla nuca.

Finalmente l’auto si arrestò davanti all’edificio in mattoni di tre piani e Q fu condotto all’interno del commissariato che decisamente aveva visto giorni migliori. I mobili di legno erano consumati e pochi. Contro il muro più lontano c’erano solo due sedie di legno, uniche sistemazioni previste per i visitatori e che Q riteneva non essere mai state così scarse di numero. Il clima esistente non favoriva le visite spontanee al commissariato, salvo che le circostanze non fossero gravi e non vi fossero altre opzioni.

Q abbassò gli occhi notando le piastrelle sporche e scheggiate del pavimento, con ciò adattandosi perfettamente all’atmosfera tesa e minacciosa di quel luogo. La paura aumentò, ma Q fece del suo meglio per tenere sotto controllo la respirazione e restare calmo.

Non far loro avvertire la tua paura. Non hai fatto nulla di sbagliato. Ricordatelo.

Questi suoi pensieri non calmarono il nervosismo a lungo perché si avvicinò un agente di grado superiore. «Dottor Quedlin?»

«Sì. Qualcuno vorrebbe essere così gentile da spiegarmi perché sono stato portato qui?»

«Naturalmente. Portatelo nella stanza degli interrogatori», disse l’agente con voce dura e intimidatoria. Un altro agente prese Q per il gomito e lo condusse lungo il corridoio, spingendolo poi dentro a una stanza poco ammobiliata con una lampadina nuda che pendeva sopra un consunto tavolo di legno attorniato da tre sedie.

«Si sieda!», abbaiò l’uomo, premendo sulla spalla di Q per farlo sedere.

L’agente di grado superiore entrò nella stanza e attese che uscisse l’altro prima di sedersi a sua volta dalla parte opposta del tavolo. Quando la porta di metallo si chiuse con uno scatto, Q provò un’improvvisa sensazione di panico. Era in trappola e nessuno poteva andare in suo aiuto. L’agente fissava Q negli occhi e Q cercava di non innervosirsi.

«Oberkommissar Strobel», disse presentandosi. «Sa perché si trova qui?»

«No, signor Oberkommissar, e le sarei grato se volesse informarmene». Q sperò che la sua voce non tradisse il panico che l’aveva colto.

L’Oberkommissar Strobel gli rivolse uno sguardo severo e gli disse: «Lei è il Dottor Wilhelm Quedlin?»

«Sì».

«Di cosa si occupa alla Auer-Gesellschaft?»

Q fece un profondo respiro. Probabilmente la polizia sapeva già tutto, ma sarebbe stato al gioco. «Vi lavoro come ingegnere capo presso il laboratorio chimico e supervisiono una squadra di tecnici».

«Da quando?»

«Ho cominciato a lavorare per la Auer-Gesellschaft quattro anni fa dopo essermi laureato in ingegneria chimica presso il Politecnico di Berlino».

«Su cosa sta lavorando esattamente?»

Uno sguardo interrogativo si stampò sul viso di Q. Non aveva intenzione di entrare nei dettagli della sua ricerca scientifica. Dopo tutto, si trattava di materiale riservato. «Signor Oberkommissar, ho scritto la tesi sul decadimento termico dell’ossido nitroso e alla Auer-Gesellschaft queste conoscenze si sono dimostrate utili per la ricerca e lo studio di nuove possibilità al fine di trovare un metodo per destabilizzare...»

L’Oberkommissar Strobel lo interruppe. «Basta così». Fece una pausa a effetto e poi soggiunse: «Dottor Quedlin, è stato accusato di spionaggio industriale».

Capitolo 2

Q guardò l’agente, registrò queste parole nella mente e a malapena si trattenne dal ridere. Spionaggio industriale? Io? È semplicemente ridicolo!

Aveva lavorato con colleghi su molti progetti, ma sottrarre e vendere quelle informazioni ad altri non era proprio qualcosa che avrebbe mai fatto. Sapeva bene quanto fosse importante e quanti sforzi, per non dire zelo, si rendessero necessari per la ricerca. La sua etica non gli avrebbe mai consentito nemmeno di pensare al furto della proprietà intellettuale di un altro scienziato.

L’Oberkommissar Strobel apparentemente era in possesso di una qualche prova contro di lui e Q si scervellò per trovare qualcosa, qualsiasi cosa, che potesse incriminarlo, ma inutilmente. Sarebbe stato meglio attendere che l’Oberkommissar gli formulasse accuse concrete accompagnate da prove, sempre che ce ne fossero. Si sapeva che a volte la polizia agiva solo sulla base di voci e accuse senza prove reali. In quei giorni, per essere puniti bastava ricevere solo un accenno di irregolarità.

Sostenne lo sguardo dell’Oberkommissar e disse: «Spionaggio industriale? Di cosa sta parlando?»

Il poliziotto si alzò, sbatté i palmi delle mani sul tavolo e si curvò su di lui sino ad alitargli in viso. «Ciò che ha fatto costituisce alto tradimento».

Alto tradimento? Era semplicemente ridicolo. Q non batté ciglio e mantenne un tono di voce calmo. «Quali sono le prove che avete per accusarmi?»

Q poteva pure essere impaurito, ma era anche uno scienziato che tutti i giorni aveva a che fare con fatti e analisi reali, non ipotesi generiche. Se la polizia non esibiva delle prove, probabilmente non disponeva di nulla di concreto contro di lui.

Il poliziotto lo guardò. «Nega le accuse?»

Per quanto gli risultava, Q non aveva nulla da nascondere e saperlo gli diede la forza di non soccombere a quell’atmosfera minacciosa. Mantenne una faccia impassibile guardando il poliziotto direttamente negli occhi. «Finora non me ne ha prodotte. Mi deve ancora dire esattamente cosa avrei fatto di male».

«Che ne dice di collaborazionismo con il nemico?»

Fu a questo punto che Q ebbe il subdolo sospetto che la sua unica trasgressione andasse ricercata tra le sue opinioni politiche. Sin dalla rivoluzione russa d’ottobre quando era un adolescente, Q non aveva nascosto che gli piacessero le idee dei bolscevichi e le idee di governo di Vladimir Lenin. Da studente giovane e idealista, applaudì le azioni dei contadini e della classe lavoratrice che, nel 1917, ribaltarono prima lo stato assoluto zarista della Russia e poi diedero vita al governo provvisorio.

Ricordava ancora la gioia provata per il popolo sovietico quando i contadini e i lavoratori si ribellarono alle punizioni e presero il controllo del governo.

Il comunismo pareva essere l’ideologia perfetta: potere al popolo. In base a ciò, ci sarebbero state libere elezioni che avrebbero consentito a rappresentanti di lavoratori e contadini di guidare il paese, anziché lasciarlo nelle mani di una monarchia autocratica intenta a curare solo i propri interessi. L’idea che tutte le persone fossero state create uguali e che nessuno avesse più diritti di un altro concordava

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