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Galleria Borghese: Guida alla visita
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E-book292 pagine1 ora

Galleria Borghese: Guida alla visita

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Info su questo ebook

La guida offre ai lettori una sintesi esauriente e di piacevole lettura della superba Collezione che il cardinale Scipione Borghese sistemò nel 1616 nella sua “Villa fuori Porta Pinciana”, oggi Galleria Borghese, e che annovera i massimi capolavori d’arte della pittura e della scultura (Raffaello, Tiziano, Correggio, Cranach, Bernini, Caravaggio).
Seguendo il percorso del visitatore, il volume lo accompagna nel museo, sala per sala, offrendogli le informazioni generali che gli consentono di scoprire la ricchezza della raccolta, nonché di apprezzare l’apparato decorativo della palazzina dei Borghese, che il principe Marcantonio IV rinnovò totalmente alla fine del Settecento. Un’ampia rassegna fotografica a colori, accuratamente selezionata, illustra i capolavori custoditi nella Galleria, ciascuno dei quali è accompagnato da brevi testi esplicativi, da leggersi davanti alle opere.
Novità assoluta è la trattazione delle opere conservate nei bellissimi Depositi (accessibili solo su prenotazione) che permettono al lettore di prolungare la propria visita oltre le venti sale del Museo.
All’interno delle alette del volume sono visibili le piante del museo, estraibili per una più agile consultazione. La Guida è disponibile quattro lingue: italiano, inglese, francese e russo.
LinguaItaliano
EditoreGEBART
Data di uscita5 feb 2020
ISBN9788898302628
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    Anteprima del libro

    Galleria Borghese - Anna Coliva

    GALLERIA

    BORGHESE

    Guida alla visita

    SEMINTERRATO

    INGRESSO, ACCOGLIENZA E SERVIZI

    PIANO TERRA

    SCULTURE

    PRIMO PIANO

    PINACOTECA

    SECONDO PIANO

    DEPOSITI

    GALLERIA

    BORGHESE

    Guida alla visita

    di Anna Coliva

    © 2019 Ministero per i Beni e le Attività Culturali,

    Galleria Borghese e Anna Coliva

    (tutti i diritti riservati)

    EBOOK ISBN 978-88-98302-62-8

    Stampato in Italia

    Editore

    Gebart S.p.A.

    Via Prenestina 683 – 00155 Roma

    Tel. 06 2285442 – Fax 06 22754229

    www.gebart.it

    Coordinamento editoriale

    Stefania Spirito

    Ricerche bibliografiche, iconografia ed editing

    Sofia Barchiesi

    Progetto grafico e impaginazione

    Sebastiano Girardi Studio

    Fotolito

    Miligraf S.r.l, Roma

    Stampa

    Arti Grafiche Picene S.r.l., Pomezia (Roma)

    Referenze iconografiche

    © 2019 Per gentile concessione Ministero

    per i Beni e le Attività Culturali - Galleria Borghese

    L’Editore è a disposizione degli aventi diritto

    per eventuali fonti iconografiche non individuate

    Ringraziamenti dell’Editore

    Si ringraziano per la collaborazione Lia di Giacomo e Maria Castellino dell’Archivio iconografico del Polo Museale del Lazio, Geraldine Leardi e Maria Giovanna Sarti funzionarie storiche dell’arte della Galleria Borghese e tutto il personale di custodia.

    In copertina

    Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne,

    1622/1625, Sala di Apollo e Dafne (Sala III),

    Galleria Borghese, Roma

    In controfrontespizio

    Veduta della Sala del Sole (Sala II),

    Galleria Borghese, Roma

    SOMMARIO

    LE SALE

    INTRODUZIONE

    Piano Terra

    P Portico

    S Salone di Mariano Rossi

    I Sala del Vaso

    II Sala del Sole

    III Sala di Apollo e Dafne

    C Cappella

    IV Galleria degli Imperatori

    V Sala dell’Ermafrodito

    VI Sala del Gladiatore

    VII Sala Egizia

    VIII Sala del Sileno

    Primo Piano / Pinacoteca

    VS Vestibolo

    IX Sala delle Tre Grazie

    X Sala del Sonno

    XI Galleria Piccola

    XII Sala delle Baccanti

    XIII Sala della Fama

    XIV Loggia di Lanfranco

    XV Sala dell’Aurora

    PS Passaggio

    XVI Sala di Flora

    XVII Sala del conte di Angers

    XVIII Sala di Giove e Antiope

    XIX Sala di Elena e Paride

    XX Sala del Centauro

    Secondo Piano / Depositi: una seconda galleria

    Depositi

    Appendice

    Bibliografia essenziale

    Indice dei nomi

    GALLERIA FOTOGRAFICA

    INTRODUZIONE

    La Galleria Borghese, detta in origine la Villa fuori porta Pinciana, fu fatta costruire da Scipione Caffarelli Borghese (1577-1633) a partire dal 1607 e poté dirsi definitivamente conclusa, con anche le collezioni sistemate al suo interno, nel 1616. La sola facciata contava centoquarantaquattro bassorilievi e settanta busti e un parato prezioso al suo esterno, anch’esso una opera d’arte: come ancora si mostra, al secondo piano del museo, nel bellissimo dipinto di Johann Wilhelm Baur.

    Gli enormi mezzi economici per portare a termine questa impresa e creare una collezione ritenuta tra le più belle del mondo derivarono a Scipione dall’essere il nipote del papa Paolo V, eletto al soglio pontificio il 16 maggio 1605; il quale immediatamente (nel luglio) provvide a elevarlo al cardinalato, fornendolo così di tutte le prebende — e del potere — che questo ruolo portava con sé. Tale prerogativa non era legata ad arbìtri personali ma allo storicamente complesso fenomeno del nepotismo che, a partire da Sisto V, aveva reso tradizionale l’investitura del cardinale nipote del papa a funzioni politiche ben precise e a funzioni culturali: fenomeno nuovo e unico. Perché Roma, se ci si pensa, è una totale anomalia in quanto unico caso di monarchia assoluta elettiva e non ereditaria; quindi, senza un erede cui trasmettere il potere sovrano e, dunque, con la necessità di crearselo per consolidare in lui, in un tempo limitato, potere e ricchezza.

    Ogni nuovo papa ebbe la necessità di erigersi dimore adatte al proprio rango di sovrano, le quali prevedevano l’esistenza di una collezione: veri e propri strumenti di potere.

    Tuttavia, le peculiarità di Scipione Borghese ci rimandano le prove di un gusto che, oltre a quello degli attributi del potere, conferiscono allo stesso edificio una storia del tutto personale, perché nasce con una funzione pura, non abitativa, ma realizza il concetto di luogo creato per le collezioni, il che la distingue da qualunque altro modello. Fu concezione completamente nuova, già una idea di museo che sacrificò a scopi espositivi gli agi e i lussi della rappresentanza e dell’abitabilità. Infatti, non vi furono mai allestiti veri appartamenti, ma solo ambienti adibiti a mostrare la raccolta o a metterla in scena; anche gli arredi erano conformi a queste esigenze tematiche e compositive, con uno scopo di realizzazione artistica e non abitativa. Non vi fu mai allestita la Galleria delle Statue o quella delle pitture, come in tutti gli altri insigni Palazzi del Cinquecento e del Seicento; al contrario le opere furono allestite in tutte le sale. I massimi capolavori della statuaria antica, e poi i grandi gruppi realizzati da Bernini, furono collocati a dominare le stanze da cui queste presero il nome: la Sala del Vaso, la Sala dell’Ermafrodito e via dicendo, come tuttora sono indicate.

    Il moderno visitatore riesce ancora a percepire tutto ciò, a sentire la forza di un luogo che non deriva solo dal potere annichilente degli straordinari capolavori che vi si ammirano, ma dall’armonia suprema che cela un pensiero complesso, che ha la sua determinante nella bellezza, nel potere trasfigurante del mito che s’incarna nelle innumerevoli storie, nelle seducentissime favole che vi sono narrate attraverso le figure dipinte e scolpite. E ancora incanta.

    Il concetto di luogo creato per raccogliere, ma anche produrre opere d’arte come fece fare Scipione agli artisti a lui contemporanei, fu così chiara sin dall’origine, che la Villa Borghese fu dotata di una vera e propria guida museale a stampa, la prima che si possa definire tale, scritta da Jacomo Manilli e intitolata il Guardarobba di casa (1650).

    L’idea di museo ante litteram evidentemente era ben chiara all’interno della famiglia Borghese e ai suoi discendenti. Al punto che nel 1770, quando Marcantonio IV (1730-1800) rinnovò totalmente gli apparati decorativi assieme al suo geniale architetto Antonio Asprucci (1723-1808), i grandi capolavori della scultura, fossero quelli antichi o quelli ’moderni’ di Bernini, furono spostati al centro ed elevati su alti piedistalli anticipando così, ancora una volta, quella che diverrà la norma negli allestimenti destinati alla nuova invenzione della cultura moderna: il museo. Luogo che

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