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Non ti pago!: Sul trattamento economico dei musicisti di Chiesa

Non ti pago!: Sul trattamento economico dei musicisti di Chiesa

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Non ti pago!: Sul trattamento economico dei musicisti di Chiesa

Lunghezza:
58 pagine
50 minuti
Editore:
Pubblicato:
Jan 28, 2020
ISBN:
9789887999102
Formato:
Libro

Descrizione

Lo stato della musica per la liturgia in Italia è veramente scadente. Sembra un problema per pochi ma in realtà ci tocca, tutti, tocca anche coloro che non si professano cattolici, in quanto la grande musica occidentale deriva dalla musica sacra e il crollo di quest'ultima significa anche in crollo della cultura in generale. Aurelio Porfiri richiama l'attenzione sul ruolo che il mancato riconoscimento del professionismo dei musicisti di Chiesa ha in questo processo. Con riflessioni e anche con alcune interviste (tra cui Ettore Gotti Tedeschi e don Robert Sirico) ci si interroga se è veramente questo stato di cose quello che il Concilio Vaticano II aveva voluto. Nella prefazione, don Samuele Cecotti, esperto di dottrina sociale della Chiesa, avverte: "Com’è possibile allora che oggi la Chiesa sia del tutto irrilevante rispetto alla musica contemporanea e alle altre arti? Com’è possibile che Colei che fu il sommo “mecenate” per millecinquecento anni almeno oggi non dia neppure da vivere a chi assicura settimanalmente la dignità musicale del culto? Il maestro Porfiri non si limita a denunziare, avanza pure una ipotesi di diagnosi rilevando il nesso inscindibile, tanto nel bene quanto nel male, tra musica sacra e Culto Divino, tra musica e liturgia. Ecco allora che lo stato penoso in cui versa la musica sacra cattolica da diversi decenni è come la cartina di tornasole d’una più grave crisi liturgica, d’uno smarrimento nella concezione stessa del culto cattolico". Un testo agile ma certamente molto intenso.
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Jan 28, 2020
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9789887999102
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Non ti pago! - Aurelio Porfiri

correct

Prefazione

Don Samuele Cecotti

Il maestro Porfiri non è nuovo a scritti felicemente pungenti, è il caso anche del suo ultimo pamphlet Non ti pago! che, sin dal titolo provocatorio, denuncia la vita sempre più difficile dei musicisti dentro Santa Romana Chiesa.

Il rapporto tra la Chiesa e la musica (e, dunque, i musicisti, compositori ed esecutori) è millenario così come, in genere, il rapporto tra la Chiesa e l’arte. Nel caso della musica poi il rapporto è ancora più antico ed essenziale, rispetto alle arti figurative, perché il nesso musica/culto è biblico e risale alla notte dei tempi nella storia sacra d’Israele. Il culto che il Dio Rivelato vuole dall’uomo è un culto musicale, ovvero la musica è espressione umana di adorazione voluta da Dio.

Dal IV secolo la Chiesa, grazie a Costantino riconosciuta nella sua libertà e nel suo essere istituzione pubblica, diviene il primo mecenate dell’ecumene e così sarà per un millennio e mezzo. Così oggi una Europa secolarizzata e post-cristiana deve, suo malgrado, entrare in chiesa per ammirare la grandissima parte dei propri beni artistici. Non diverso il caso della musica europea che, in massima parte, per lunghi secoli è stata principalmente musica sacra, musica composta per il culto a Dio.

Com’è possibile allora che oggi la Chiesa sia del tutto irrilevante rispetto alla musica contemporanea e alle altre arti? Com’è possibile che Colei che fu il sommo mecenate per millecinquecento anni almeno oggi non dia neppure da vivere a chi assicura settimanalmente la dignità musicale del culto?

Il maestro Porfiri non si limita a denunziare, avanza pure una ipotesi di diagnosi rilevando il nesso inscindibile, tanto nel bene quanto nel male, tra musica sacra e Culto Divino, tra musica e liturgia. Ecco allora che lo stato penoso in cui versa la musica sacra cattolica da diversi decenni è come la cartina di tornasole d’una più grave crisi liturgica, d’uno smarrimento nella concezione stessa del culto cattolico.

La dottrina cattolica della Messa, ad esempio, porta inevitabilmente con sé una precisa idea di musica sacra il cui fine sarà latreutico ed elevante all’un tempo dovendo innalzare le anime a Dio e con ciò rendere onore di adorazione alla Santissima Trinità. Se però la Messa viene svilita ad agape fraterna, a cena-memoria, a festosa assemblea della comunità ecco che allora ogni musica andrà bene, anche le canzonette del festival di San Remo o le chitarre coi bonghi. Il fine non è più Dio da adorare e a cui elevare l’anima ma il ben-stare-assieme della comunità riunita.

Credo che il maestro Porfiri abbia colto il segno. Infatti la stessa crisi che colpisce la musica sacra colpisce l’ars celebrandi dei presbiteri e l’ideazione architettonica e artistico-decorativa delle chiese.

Solo una Chiesa dove il Rito è sottratto alla spontaneità ed è invece collocato nel recinto sacro dell’intangibile così da richiedere al Sacerdote non fantasia e doti da showman ma devota e meticolosa osservanza con arte (ars celebrandi) delle rubriche sarà interessata ad una musica artisticamente pensata per il culto dove la professionalità di compositore ed esecutori tenderà con arte a conseguire lo scopo latreutico ed elevante che ne dà ragione.

La crisi liturgica che ferisce la Chiesa da mezzo secolo spiega in buona parte la sciatteria dei canti proposti a Messa e il disinteresse ecclesiastico per l’arte musicale. Tuttavia ritengo il male sia più radicale infatti tanto la crisi liturgica quanto l’incapacità odierna del mondo ecclesiale di produrre bellezza tesa a Dio rappresentano a loro volta delle conseguenze d’una malattia ancor più grave: quella che fu chiamata svolta antropologica del Cristianesimo.

Tutta l’arte sacra (di cui la musica è pars eminente) che fa grande e bella l’Europa e i mondi dall’Europa evangelizzati dice senza timidezza alcuna il primato di Dio! Solo una civiltà e una Chiesa schiettamente teocentriche possono partorire la bellezza dell’arte cristiana. Il punto è che oggi al teocentrismo è subentrato l’antropocentrismo, anche nella Chiesa, anche nella liturgia.

Sono queste ragioni alte e gravi a spiegare quello che capita poi al povero organista parrocchiale malpagato o non pagato proprio. Sono queste ragioni alte e gravi a spiegare il perché le Messe ormai siano in larga parte prive di ogni tensione verticale e, dunque, musicalmente possano benissimo essere animate dal coretto che

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