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Misteri e manicaretti dell'Appennino bolognese

Misteri e manicaretti dell'Appennino bolognese

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Misteri e manicaretti dell'Appennino bolognese

Lunghezza:
290 pagine
3 ore
Pubblicato:
Jan 20, 2020
ISBN:
9788893471152
Formato:
Libro

Descrizione

Dalla visione incantata dei fiabeschi saloni della Rocchetta Mattei ai fantasmi in riva alle fredde acque del lago di Suviana. Dai profumi delle distese di lavanda sui colli in primavera ai misteri degli antichi etruschi. Diciannove racconti in cui gli autori hanno giocato con il contrasto tra la dolcezza di un paesaggio che coinvolge i cinque sensi e gli intrighi del racconto giallo, ambientando sull’Appennino le loro storie misteriose e cariche di suspense. Ecco allora che un territorio affascinante e talvolta asprodiventa scenario e interprete stesso di vicende appassionanti. Con una avvertenza, però. Tutti questi colpi di scena, questi delitti e la complessità delle indagini che vedranno coinvolti i protagonisti hanno un prevedibile effetto collaterale: mettono appetito. Perché l’Appennino Bolognese è anche la culla di una cultura culinaria raffinata e millenaria. Ecco allora che le storie si intrecciano con venti ricette tipiche del territorio da provare e riprovare. Alcune proposte dagli chef Lucia Antonelli, la regina del tortellino, e Riccardo Facchini, volto noto della Prova del Cuoco su Rai 1, per assaporare l’Appennino Bolognese.
 
Pubblicato:
Jan 20, 2020
ISBN:
9788893471152
Formato:
Libro


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Misteri e manicaretti dell'Appennino bolognese - A cura di Carmine Caputo e Lorena Lusetti

A cura di

Carmine Caputo e Lorena Lusetti

MISTERI E MANICARETTI

DELL’APPENNINO BOLOGNESE

Prima Edizione Ebook 2020 © Brividi a cena

ISBN: 9788893471152

Immagine di copertina: Elena Bertacchini

Collana Brividi a cena

Edizioni del Loggione srl

Via Piave n. 60

41121 Modena – Italy

loggione@loggione.it

http://www.loggione.it

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti

è puramente casuale.

Non è casuale invece la nostra passione per Pellegrino Artusi.

Misteri e manicaretti

dell’Appennino bolognese

a cura di

Carmine Caputo e Lorena Lusetti

Indice

La natività perduta

TAGLIATELLE AL RAGÙ

L’eroe delle grotte

POLENTA AI FUNGHI

La dama rossa

CREPES ALLE ERBETTE E FUNGHI

Com’è profondo il lago

RISOTTO CON GLI STRIGOLI

L’eredità

BRACCIADELLA (Ciambella)

Sussurri del bosco

I STRAPON CON AL RAGÙ ED CIVOLLE

Chissà di che colore è la paura

ZUCCHERINI MONTANARI

Rogo propiziatorio

CAPPELLE DI FUNGHI PORCINI AL FORNO

Urtica Ridens

ZUPPA DI ORTICA

Il gioco di Iside

LA CARSENT ED NADEL (Pinza di Natale)

Un’altra donna

SEMIFREDDO DI CASTAGNE

I titoli del giorno dopo

SPADELLATA DI FINFERLI

Una Stella tra gli Etruschi

FAGIANO AL FORNO

Quello nuovo

CONIGLIO IN UMIDO

Il dono del Lupo

TORTELLONI CON RICOTTA E NOCI

Il cuoco, il forestiero, la dama e il garzone

POLLO ALLA CACCIATORA

La bottega dell’artista

FILETTI DI CAPRIOLO

I polli di Satana

SPIEDINI DI CASTAGNE CON MIELE

Una freccia in fondo al cuore

TORTELLONI DI PATATE E SALSICCIA

BIOGRAFIE AUTORI

  Catalogo

La natività perduta

Carmine Caputo

Ambientato a Castel d’Aiano

Gli stava capitando troppo spesso: esternava pensieri riservati, rendendosene conto troppo tardi. Come quando aveva confidato all’appuntato che se non riusciva a guardarlo in faccia non era per superbia, ma per il suo alito che gli ricordava un congelatore pieno di carne dopo un lungo blackout.

Se avessero analizzato il sangue del maresciallo Luccarelli, in quel luminoso pomeriggio d’estate in cui le ombre lunghe dei castagni si proiettavano sul cruscotto della sua auto, avrebbero trovato più serotonina che globuli rossi. Lei aveva accettato e lo aveva reso felice, aggravando il rischio esternazioni: avrebbero trascorso un intero week-end insieme, sulle verdi montagne della provincia bolognese, tra boschi di faggio e castagneti, caprioli e daini, primule e ginepri. Non che fauna e flora lo interessassero, erano solo argomenti che aveva inscenato per convincere la sua amica, abituata alla vita eccitante di Milano, alle mostre d’arte e alla cucina fusion. Aveva prenotato in un posto dotato di ogni comfort, piscina coperta, vista panoramica, cucina di qualità: da una settimana per non sfigurare in costume si nutriva di zuppe pre-confenzionate. Avrebbe giocato ogni carta pur di conquistarla, pensò canticchiando vecchie canzoni metallare di cui non aveva mai imparato le parole. Percorse le curve che da Vergato conducevano a Castel d’Aiano sforzandosi di non pensare ad altre curve che l’avrebbero distratto, facendolo rotolare come una ruzzola giù per la valle dell’Aneva.

Stava ormai disfacendo i bagagli quando lei l’aveva chiamato per dirgli che il suo capo le aveva richiesto all’ultimo momento un business report, da presentare al corporate meeting, che richiedeva tutto il suo committment. D’altronde non si diventa manager per niente, in una di quelle società di cui non si capisce esattamente cosa facciano, ma devono farlo bene a giudicare da quanto fatturano. Si carezzò una guancia con gli occhi lucidi mentre i livelli di serotonina precipitavano: si era pure fatto la barba con un rasoio di qualità, accantonando il solito usa e getta. E quel cinturone appariscente che indossava? Pesava almeno un chilo e mezzo. L’aveva preso convinto che gli avrebbe dato un’aura da cowboy. E poi serviva a dissimulare la pancetta. Gli era costato una settimana di stipendio. Aveva persino pensato di regalarle un completo di lingerie nero molto sexy, giusto per farle cogliere l’antifona. Si stese sul letto, le mani dietro la testa. Era comunque in vacanza. Ne avrebbe approfittato per fare due passi in paese, gustare salame, ricotta fresca, birra artigianale, miele, e magari cogliere l’occasione per visitare la Rocchetta Mattei, non molto distante.

Decise di uscire mentre l’incantevole spettacolo del tramonto si adagiava sui verdi crinali delle terre circostanti. Nella piazzetta centrale sulla quale si affacciavano il municipio e l’austera facciata della chiesa di Santa Maria Assunta, c’era un mercatino che aveva attirato alcuni turisti, fuggiti dalle prime calure estive per respirare un po’ d’aria fresca di montagna. In breve si ritrovò in caserma dai colleghi, a chiedere come andasse.

«Sei in vacanza, Luccarelli» l’aveva canzonato il maresciallo Ricci «approfitta e vatti a bere una birra, no? Sei pure fortunato che nei giorni scorsi ha piovuto di continuo. Ti accompagno, andiamo al pub qui vicino, una pausa prima del servizio notturno me la merito.»

Ricci gli aveva raccontato che in quei giorni qualche problema glielo davano i topi di appartamento, sempre scaltri a infilarsi nelle abitazioni più isolate razziando il possibile, e qualche motociclista un po’ troppo aggressivo che scambiava i colli dell’Appennino per una pista outdoor. Lo squillo del cellulare richiamò la sua attenzione.

«Come volevasi dimostrare. Una denuncia per un furto in casa da parte di una tale Giordano. Si tratta di una villa di prestigio, non mi va di mandarci l’appuntato. Devo salutarti. Perché mi guardi così? Vuoi venire con me? Contento tu. Vieni pure.»

L’idea della camera dell’albergo solitaria, con la confezione regalo di lingerie sul comodino, era talmente triste che in confronto l’indagine su quel furto risultava un eccitante diversivo. Quando raggiunsero l’appartamento in questione, una voce incerta rispose al citofono e li invitò a proseguire lungo il vialetto che si arrampicava su un giardino pensile molto curato. Una trentina di metri dopo una signora con un elegante redingote verde che copriva dei pantaloni leggermente più scuri li accolse sulla porta, invitandoli a entrare con una mano sottile e pallida che non riuscì a nascondere un certo tremore. Muoversi all’interno non era particolarmente agevole. I ladri avevano infatti svuotato armadi, cassetti e rovesciato tutto. Sedie e libri erano sul pavimento, mentre sul tavolo della sala era sopravvissuto intatto un vaso, capovolto. Alle domande dei militari, la signora rispose che era rientrata da poco e li aveva chiamati subito. Era uscita di casa dopo pranzo, i ladri dovevano aver operato nel pomeriggio. Viveva da sola e durante l’inverno risiedeva in un appartamento a Bologna. Non c’erano allarmi, non aveva mai pensato di installarne uno perché reputava la zona tranquilla.

«Non ho toccato nulla in giro, se i vostri colleghi volessero cercare delle impronte digitali potrebbero trovare qualcosa.»

«Anche se non ha toccato nulla le sue impronte saranno comunque dovunque, signora. E poi anche i peggiori ladri, e questi non mi sembrano particolarmente furbi, indossano dei guanti. Ha una cassaforte in casa?»

La domanda sembrò lasciare interdetta la padrona di casa, che fece cenno di seguirli nella taverna al piano inferiore. Il locale sembrava essere stato risparmiato dai criminali. Nessun tentativo di forzatura alla porta di accesso, chiusa a chiave dall’esterno, e cassaforte intatta dietro un dozzinale paesaggio di Venezia.

«Come immaginavo. Non hanno avuto il tempo di arrivare sin qui.»

«Meglio così. Come sono entrati? Non ho notato forzature alla porta principale.»

«Dal soggiorno. Hanno rotto una vetrata e hanno aperto la veranda.»

«Uhm. Però non vedo sassi tra i vetri.»

«Forse hanno usato un martello. E se lo sono portato via.»

«Appena possibile signora venga in caserma per sporgere denuncia e permetterci di redigere un verbale. Può aspettare anche domattina, così avrà il tempo di verificare cosa le hanno sottratto. I miei colleghi intanto organizzeranno dei posti di blocco nei punti di accesso al paese. Se la sente di restare sola? Non ha qualcuno con cui trascorrere la notte?»

La domanda del maresciallo voleva essere premurosa, ma in effetti produsse una contrazione del viso della signora che rispose sdegnata: dormiva da sempre da sola e ciò non l’avrebbe turbata nemmeno quella notte.

«A che stai pensando?» domandò Ricci mentre riaccompagnava Luccarelli al suo albergo.

«Al fatto che per prima cosa io fossi in te verificherei se la signora è assicurata. Poi non mi stupirebbe se i vicini di casa affermassero di non aver sentito nessun rumore strano questo pomeriggio.»

«Anche a me qualcosa non torna. Hai visto anche tu che uno schermo da 50 pollici era al suo posto, come un candelabro in cristallo e argento che, se fossi un ladro, nel dubbio porterei via. Poi quel vaso piegato e non rotto?»

«Già. Per non parlare dell’effrazione dalla porta finestra.»

«Su questo non mi stupirei troppo. In giro ci sono professionisti in grado di aprire qualunque cancello, ma anche disperati che spaccano tutto e si portano via pochi spicci.»

«Poi quei vestiti buttati per terra, quei cassetti svuotati. Domani mi fai sapere? Sono incuriosito. Però dovremo risolvere il caso entro domenica, poi torno nella mia vallata.»

«Come preferisci. Ma se ti aspetti che io ricambi e venga a risolverti una gnola mentre sono in vacanza, puoi scordartelo.»

I dubbi di Luccarelli furono confermati il mattino dopo. Nessuno aveva notato movimenti strani o sentito rumori nei dintorni della villa: non era insolito, perché si trattava di una abitazione isolata circondata da un ampio giardino. La signora non risultava disporre di assicurazioni contro furti, sebbene ne avrebbe avuto bisogno perché a giudicare dai suoi conti in banca non navigava in buone acque. Ricci non era riuscito a comprendere chiaramente cosa facesse per vivere. Si diceva dipingesse e tenesse mostre in giro per l’Italia, un po’ poco per giustificare una abitazione di quel livello.

«Ecco qui la sua denuncia. Mancherà sì e no qualche migliaio di euro tra un computer portatile e un po’ di contante che teneva in cucina. Mi sembra le sia andato benone, tutto sommato.»

«Toglimi una curiosità, ha di nuovo insistito sulle impronte digitali?»

«Sì ma che vuoi farci, quella è colpa della tivù. Sta’ a vedere che adesso chiamo i Ros per un furto in campagna. E chiedo pure al magistrato tutti i tabulati telefonici per intercettare chissà quali presenze sul territorio.»

Luccarelli tuttavia non sembrava convinto. Propose al collega di fare qualche ulteriore indagine sulla vita della vittima, mentre lui tornava sul luogo del crimine. Il suo collega fece spallucce, lasciando intendere che lui al suo posto starebbe ammollo in quella bella piscina con vista sull’Appennino.

La villa era raggiungibile in auto dopo una deviazione dalla strada comunale, che proseguiva lungo un percorso sconnesso per diverse centinaia di metri. Osservò delle tracce di pneumatici che lo insospettirono, ma durò poco. Scorse infatti un furgone parcheggiato nei pressi dell’abitazione. Alcuni operai stavano sostituendo la vetrata andata in frantumi il giorno precedente.

«Se fossi in lei farei montare un sistema di allarme. Magari qualche videocamera. La casa è molto isolata e potrebbe essere preda di ulteriori furti, specie quando lei non è in casa.»

La signora, che stava dando indicazioni agli operai, si voltò stizzita da quella interruzione. «Non sarebbero necessarie tutte queste spese, se ci fosse un presidio del territorio, e noi cittadini non fossimo lasciati soli.»

Il suo atteggiamento non bastò a scoraggiare il maresciallo, che domandò se non le fosse venuto in mente qualcosa di preciso che il ladro avrebbe potuto cercare. Magari un documento, un contratto nascosto tra i libri.

«Non ho niente di prezioso, anche la cassaforte custodisce gioielli che hanno per lo più un valore affettivo. Però, ora che mi ci fa pensare, da qualche tempo ho notato un uomo aggirarsi nei dintorni, nelle ore più buie. All’inizio pensavo si trattasse della mia immaginazione, ma ora ne sono abbastanza sicura.»

Dai racconti della signora sembrava che quest’uomo misterioso avesse una corporatura massiccia, alto sul metro e ottanta, non particolarmente giovane. L’aveva visto alla deviazione della strada, e poi, un’altra volta, ma non era certa, nei pressi del cancello. La donna non nascose una certa agitazione all’idea che potesse ritornare in un secondo momento per completare l’opera lasciata in sospeso. Il maresciallo la rassicurò in merito, e le promise di chiedere a Ricci, in qualità di comandante della stazione locale, di mandare di tanto in tanto una pattuglia a sorvegliare la zona. Mentre si allontanava, si fermò nei pressi del cancello di entrata a controllare il telefono. Fu allora che si accorse di qualcosa che non aveva notato la sera prima, forse per il buio della serata, forse perché non ci aveva fatto caso. Una serie di mozziconi di sigaretta, almeno cinque, buttati nei pressi di un cespuglio. Li raccolse con cura e li mise in un sacchetto. Se il suo gesto non fosse servito per le indagini, sarebbe almeno servito per l’ambiente.

Tornato in caserma, seppe che Ricci stava interrogando l’ex marito della signora Giordano, un assicuratore modenese: il giorno prima era fuori per lavoro e poteva dimostrarlo. L’uomo si era mostrato piuttosto sorpreso perché, aveva spiegato, da ormai quasi dieci anni non aveva più contatti di alcuna natura con la donna. L’aveva lasciata, aveva aggiunto, esasperato dall’aggressività e dalla violenza del padre di lei, un uomo brutale che non aveva mai accettato il loro matrimonio. Quando si era trattato di scegliere tra il marito e il padre, la signora Giordano aveva optato senza esitazione per il secondo.

Appena l’uomo ebbe lasciato la caserma, Ricci convocò un appuntato e gli chiese una serie di verifiche su tale Luigi Giordano.

«Precedenti per furto e ricettazione. Reati apparentemente di poco conto. Però, ad un certo punto, il colpo grosso deve essergli riuscito, visto che si è ritirato dalla scena e ha cominciato a vivere agiatamente con la figlia.»

«Magari ha nascosto in casa qualcosa di compromettente, o di prezioso. Qualcosa che nemmeno la figlia sa. Possiamo vederlo?»

«Certo. Ma dubito che risponderà. Da almeno cinque anni risiede stabilmente nel cimitero di Villa d’Aiano. Siamo al punto di partenza. Manderò i ragazzi a dare un’occhiata alla zona, nel dubbio che volessero davvero riprovarci.»

Luccarelli salutò il maresciallo rassegnato ormai a fare un po’ di quel turismo solitario da cui non aveva scampo. Lasciò il paese incerto se visitare le Grotte di Labante, che persino il suo amico Leo aveva scoperto grazie ad alcuni video su internet, oppure l’Abbazia di Santa Lucia. Optò per la seconda, sia perché da sempre il silenzio lo ispirava, sia perché nei dintorni c’era un caseificio che meritava una visita accurata.

La chiesa lo accolse con la semplicità della facciata ornata da qualche fiore, mentre all’interno i colori chiari delle pareti contrastavano con il soffitto in legno. Qua e là un occhio attento avrebbe notato alcuni dettagli che tradivano la ricostruzione del dopoguerra, che poco aveva lasciato della costruzione originale di un millennio prima. La delusione durò poco, perché appena ebbe modo di scendere nella cripta, fu colto da quel brivido che da sempre la storia sapeva procurargli. Capitelli, colonne, bassorilievi, pitture… Infilando le mani in tasca per cercare lo smartphone e fare qualche foto, si ricordò delle cicche di sigarette e della chiacchierata di quella mattina. Chiamò Ricci. «Non mi stupirebbe» disse «se tra i complici di Giordano senior ci fosse un uomo robusto, ormai sulla settantina, alto un metro e ottanta e fumatore. Credi di poter far verificare anche questo al tuo appuntato?»

«Sì, magari collegandosi al super database dell’FBI, come nei telefilm. Posso chiamare direttamente in tribunale, ma se mi stai facendo perdere tempo con le tue farneticazioni, Luccarelli, giuro che ti faccio mangiare talmente tanta ricotta che l’idromassaggio lo farai naturalmente per settimane!»

Ma Luccarelli ci aveva visto giusto. Giordano aveva infatti un complice che lo accompagnava nelle sue scorribande criminali, molto più forte fisicamente e molto meno scaltro. Al contrario di Giordano, però, la sua residenza nelle patrie galere era durata molto più a lungo, a causa delle sue intemperanze. Tra minacce alle guardie, violenze contro gli altri detenuti e pessima condotta, aveva trascorso dietro le sbarre quasi trent’anni. Negli ultimi tempi era rinsavito, e guarda caso era stato rilasciato appena un anno prima. Viveva a Modena. A conferma della sua presenza in zona alcuni avventori abituali del bar del centro avevano confermato di aver visto un uomo, che corrispondeva alla sua descrizione, alcuni giorni prima.

«Caro il mio Antonio, mi sa che hai fatto tombola. Il vecchio complice di Giordano, che si chiama Boni, ha qualche conto da saldare, qualcosa che il compare gli deve, chissà. Il primo giro non ha dato esiti positivi. Questo però non esclude che ce ne saranno ulteriori. Lo convoco subito in caserma.»

Certo che conosceva la signora Giordano, rispose l’uomo spazientito. L’aveva vista nascere, bambina viziata e presuntuosa, al contrario della sua dolce Ilaria, che era cresciuta in una casa famiglia e si era costruita una vita dignitosa nonostante le intemperie di un padre fallito. E l’aveva rivista alcuni giorni prima, quando l’aveva chiamato sostenendo che aveva urgente bisogno di parlare. Dapprima lui aveva rifiutato, spiegando che non aveva nulla da dirle. Aveva cambiato idea quando lei aveva accennato a qualcosa che il padre aveva lasciato per lui. Incuriosito, si era deciso a tornare a Castel d’Aiano dove l’aveva incontrata. Costei, tuttavia, non solo non aveva niente per lui, ma pretendeva la metà dei guadagni per la mitica Natività di Caravaggio, che si era convinta che lui e il padre avessero rubato insieme molti anni prima a Palermo. Lo accusava di aver tradito il padre: se non gli avesse consegnato una cifra enorme, l’avrebbe denunciato. «Con i tuoi precedenti, tornerai di nuovo dentro, ha osato minacciarmi quella strega. Ha sperperato i soldi del padre e ora ne vuole altri. Noi quell’opera non la rubammo mai. Sì, è vero, Luigi tante volte mi propose di rubare quadri in chiesa. Poca sorveglianza, colpi facili. Io mi sono sempre rifiutato. Porta malaugurio rubare in chiesa. Gliel’ho detto, ma secondo me non mi ha creduto. E questo è tutto. Ma si può sapere cos’ha da andare avanti e dietro quello lì?»

Mentre Boni parlava, infatti, Luccarelli aveva cominciato a misurare nervosamente la stanza ad ampie falcate. Non riuscì più a trattenersi, e domandò a Boni dove fosse Ilaria in quel momento. In casa, rispose l’uomo senza capire, e guardò corrucciato il maresciallo mentre si accorgeva che stranamente non rispondeva al cellulare.

«Boni, mi dica una cosa. Ha fumato in casa della signora Giordano, anche fuori dal suo cancello?»

«In casa, me le ha offerte lei. Fuori no. E mi ha offerto anche da bere, prima di diventare così aggressiva. Mi ha praticamente cacciato via.»

«Muoviamoci, Ricci, non abbiamo molto tempo. Ti spiegherò per strada. Boni, ci indichi la strada più breve per arrivare a casa sua.»

Pochi minuti dopo due pattuglie dei carabinieri circondarono l’abitazione di Boni alla periferia di Modena. Nessuno venne ad aprire la porta, ma l’urlo di una donna lasciò intendere che la situazione all’interno era tesa. Ricci stava già per sfondare la porta a spallate, preso dall’adrenalina del momento, ma Luccarelli si era fatto consegnare da Boni il suo paio di chiavi e riuscì a entrare prima che il collega sfasciasse porta e clavicola. La Giordano aveva una pistola puntata contro Ilaria, e urlò che avrebbe sparato se quel lurido maiale non gli avesse restituito ciò che apparteneva alla sua famiglia.

«Stia calma, signora Giordano. Fa ancora in tempo a consegnare quell’arma e seguirci, senza che nessuno si faccia male. Ilaria non può sapere dov’è la Natività, per il semplice motivo che non è mai stata rubata da suo padre.»

Luccarelli non era impegnato di frequente in attività di negoziazione, ma tutto sommato con quell’intervento non credeva di essersela cavata così male. Non così tanto almeno da giudicare la reazione della signora Giordano che, senza molta esitazione, puntò la pistola verso di lui e premette il grilletto. Lo centrò in pieno.

Ricci si avventò sulla donna con un balzo felino e la disarmò, prima di gridare ai suoi che c’era un uomo ferito.

«Non mollare, Luccarelli, ce la farai. Guardami, guardami. Non chiudere gli occhi.»

«Non ho nessuna intenzione di chiudere gli occhi, Michele, perché il tuo faccione come ultima immagine prima dell’oltretomba sarebbe veramente osceno. Aiutami ad alzarmi. Non credo di essere ferito. Mi ha preso in pieno sul cinturone. Credo abbia

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