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Uomini del regime: Barracu, Brandimarte, Buffarini Guidi, Pende, Scorza, Senise, Serena, Suardo, Vidussoni
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Uomini del regime: Barracu, Brandimarte, Buffarini Guidi, Pende, Scorza, Senise, Serena, Suardo, Vidussoni
E-book668 pagine4 ore

Uomini del regime: Barracu, Brandimarte, Buffarini Guidi, Pende, Scorza, Senise, Serena, Suardo, Vidussoni

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Info su questo ebook

Il regime fascista non fu eretto e mantenuto in vita dal solo Mussolini: molti furono i personaggi che lo affiancarono nelle varie fasi della sua carriera politica, dalla fondazione dei Fasci alla conquista del potere, nel suo consolidamento fino alla formalizzazione della dittatura a seguito dell'omicidio Matteotti, nel processo di inquadramento degli italiani in organizzazioni "totalitarie", nella guerra e nella disfatta repubblichina.
In quest'opera vengono raccolti una serie di articoli biografici su alcuni degli innumerevoli personaggi che fecero parte di questa ampia e variegata galassia che consentì al regime di affermarsi e poi durare per circa venti anni. Le tipologie di personaggi trattati sono variegate appunto per dare un'idea di quanto fosse diversificata questa galassia, andando ad esempio dallo squadrista Brandimarte a personaggi come il moderato sottosegretario Suardo, da intellettuali come Pende al sottosegretario Buffarini Guidi, figura di spicco anche durante la RSI quale ministro degli Interni.
Per ogni personaggio trattato, oltre alla sua biografia, si fornisce un elenco delle opere da lui pubblicate e delle onorificenze conseguite. In appendice all'opera vengono inoltre riportati vari dei documenti citati negli articoli biografici.
LinguaItaliano
Data di uscita15 gen 2020
ISBN9788835358923
Uomini del regime: Barracu, Brandimarte, Buffarini Guidi, Pende, Scorza, Senise, Serena, Suardo, Vidussoni
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    Uomini del regime - Mirko Riazzoli

    Introduzione

    Il regime fascista non fu eretto e mantenuto in vita dal solo Mussolini: molti furono i personaggi che lo affiancarono nelle varie fasi della sua carriera politica, dalla fondazione dei Fasci alla conquista del potere, nel suo consolidamento fino alla formalizzazione della dittatura a seguito dell'omicidio Matteotti, nel processo di inquadramento degli italiani in organizzazioni totalitarie, nella guerra e nella disfatta repubblichina.

    In quest'opera vengono raccolti una serie di articoli biografici su alcuni degli innumerevoli personaggi che fecero parte di questa ampia e variegata galassia che consentì al regime di affermarsi e poi durare per circa venti anni. Le tipologie di personaggi trattati sono variegate appunto per dare un'idea di quanto fosse diversificata questa galassia, andando ad esempio dallo squadrista Brandimarte a personaggi come il moderato sottosegretario Suardo, da intellettuali come Pende al sottosegretario Buffarini Guidi, figura di spicco anche durante la RSI quale ministro degli Interni.

    Per ogni personaggio trattato, oltre alla sua biografia, si fornisce un elenco delle opere da lui pubblicate e delle onorificenze conseguite. In appendice all'opera vengono inoltre riportati vari dei documenti citati negli articoli biografici.

    Francesco Maria Barracu

    Il gerarca fascista e militare Francesco Maria Barracu nacque il 10 novembre 1895 a Santu Lussurgiu (Cagliari) da Antonio Barracu e Maria Motzo.

    Partecipò alla prima guerra mondiale, durante la quale prestò servizio in Cirenaica poi nel 1918 divenne ufficiale di fanteria e prese parte alle operazioni in Tripolitania e quindi venne promosso in s.p.e. (Servizio Permanente Effettivo) per merito di guerra.

    Il 31 agosto 1921 si iscrisse ai fasci di combattimento e successivamente ebbe piccoli incarichi nel Partito nazionale fascista (PNF) nelle sue organizzazioni periferiche.

    Partecipò alla spedizione di Corfù – l'isola greca occupata nell'agosto-settembre 1923 dalle forze italiane in seguito all'uccisione del generale Enrico Tellini (1871-1923) sul confine tra Albania e Grecia, capo di una missione impegnata nella definizione dei confini tra i due stati ed ucciso da una banda di greci – e, nel giugno 1926, alle operazioni del Gebel, nel quadro della riconquista della Libia condotta da Rodolfo Graziani (1882-1955).

    Nel 1935-37 partecipò alla campagna per la conquista dell'Etiopia come tenente nel fronte Sud, alla guida di una unità di dubat (truppe irregolari formate da somali), e vi ricevette la promozione al grado di capitano, e alle successive operazioni di polizia contro i ras che ancora resistevano, qui come capitano comandante il III battaglione arabo somalo (ancora i dubat) e divenne comandante di una banda di Dubat che prese il nome di Banda Barracu. Durante questa campagna ricevette una medaglia d'argento e una di bronzo.

    Il 3 marzo 1937, a Uara Combo, fu gravemente ferito in un'azione di rastrellamento di bande ribelli e perse l'occhio sinistro: per il valoroso comportamento in questo scontro ricevette una medaglia d'oro al valore militare.

    Tornato in patria, svolse l'attività giornalistica occupandosi soprattutto di questioni coloniali e collaborando ai giornali coloniali Espansione imperiale: rassegna quindicinale di politica fascista e ad Africa italiana.

    Allo scoppio della seconda guerra mondiale, venne inviato in Africa Settentrionale, dove nel 1941-42 ricoprì la carica di segretario federale di Bengasi (Cirenaica), nel 1942 divenne Segretario Federale dell'isola di Corfù e dal 13 maggio 1943 di Catanzaro.

    In questa veste venne coinvolto dal principe Valerio Pignatelli (1886-1965), designato comandante, nella formazione della Guardia ai labari, motivo per cui il 25 luglio si recò a Roma ove scoprì che Mussolini era caduto. Tornò quindi in Calabria e venne richiamato alle armi poi in agosto trasferito a Roma presso il ministero della Guerra, per interessamento di Pignatelli che perseguiva ancora il progetto di formare una Guardia ai labari vista come strumento di resistenza fascista contro le forze degli Alleati per svolgere azioni da franco tiratori e fiancheggiare le truppe regolari anche alle spalle e sulle linee di comunicazione del nemico, per questo vennero anche preparate basi in Aspromonte, nelle Serre e poi in Sila stabilendo la propria base prima a Cosenza poi trasferendosi a Napoli, in dicembre, su disposizione delle stesso Barracu.

    Il 20 agosto Barracu si incontrò quindi con Pignatelli per presentargli il progetto di Muti, abortito, di liberare Mussolini, progetto poi presentato anche a Scorza che vi non aderì.

    Alla fine dei 45 giorni badogliani e in seguito al definitivo passaggio dell'Italia nel campo degli Alleati Barracu si trasferì in Germania, come fecero anche Pavolini, Preziosi e altri gerarchi che in seguito formarono in buona parte il nucleo del nuovo stato repubblicano fascista.

    Fino a questo punto era rimasto solo un quadro locale dell'apparato fascista, la sua vera carriera politica ebbe infatti veramente inizio solo dopo l'8 settembre 1943.

    La RSI

    Liberato Mussolini dai tedeschi, fu tra coloro che a Roma si adoperarono per dar vita al nuovo governo repubblicano, stessa azione compiuta da Pavolini e Buffarini. Fu lui, assieme a Pavolini e Giampietro Pellegrini, a prendere contatto prima a Casalbiancaneve (Roma), il 22 settembre, e poi il 23 a Roma in Villa Liotta, con il maresciallo Rodolfo Graziani (altri membri della delegazione furono Pavolini e Mezzasoma) affinché accettasse il Comando supremo delle forze della RSI e il ministero militare dopo che G. Buffarini Guidi aveva ricevuto un rifiuto dal generale Francesco Grazioli (1869-1951) il 19 settembre, il quale aveva addotto la sua età come motivazione (Graziani, tramite il suo capo di gabinetto Magno Bocca, già il 26 luglio dopo il voto del Gran Consiglio aveva preso contatto con Scorza per offrirsi per assumere appunto la carica di Capo di stato maggiore generale).

    Graziani così riporta i fatti nella sua agenda:

    22 settembre

    A Casalbiancaneve. Verso le 12 arriva il capitano Barracu ex Segr. Fed. Di Bengasi. Egli mi dice che Mussolini ha telefonato da Monaco designandomi come C.te Supremo delle Forze Armate del Nuovo Governo Repubblicano Fascista. Alla richiesta di una immediata risposta di accettazione dichiaro di non voler accettare, preciso che domani dovendo trovarmi per miei affari alle 11 sarò a Roma dove desidero parlare con Mezzasoma [Ferdinando Mezzasoma (1907-1945), giornalista e vice segretario del PNF.]. Vado a Filettino per mettere al corrente Ines. Quindi parto per Roma dove arrivo alle 19:30. Telefono subito a Bocca [Magno Bocca, segretario particolare di Graziani].

    23 settembre

    A Roma. Al mattino, ricevo C. che mi informa sugli sforzi che il Partito sta facendo per creare un Ministero e le difficoltà che incontra per deficienza di uomini.

    Bocca telefona a Barracu e fissa l'incontro con lui e Mezzasoma per le 10.

    Incontro a casa con i suddetti. Mia recisa resistenza. Interviene Pellegrini [Domenico Pellegrini Giampietro (¹⁸⁹⁹-¹⁹⁷⁰), ex membro del Direttorio del PNF]. All'ambasciata Tedesca. Mia inclusione nella lista del Nuovo Governo. Colazione all'Ambasciata.

    Il mio sacrificio totale è compiuto.[1]

    Probabilmente ben più che a questo suo risultato (anche se nella versione dell'accaduto fornita da Graziani[2] l'intervento dei tedeschi è forse l'elemento preponderante), fu al suo valore militare e alla medaglia ricevuta come mutilato di guerra che dovette la sua nomina, il 23 settembre 1943, a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri della Repubblica Sociale Italiana (RSI). Un altro elemento da prendere in considerazione per questa sua nomina era la sua sostanziale estraneità rispetto ai precedenti vertici e alla loro corruzione, beghismo e complotti, oltre alla valutazione che Mussolini stesso faceva dell'interessato (vedi di seguito per la sua opinione).

    In tale veste ebbe parte notevole nel trasferimento della sede del governo emanato dal Presidenza del Consiglio il 30 settembre 1943; emanò il 4 ottobre 1943 l'ordine per il trasferimento da Roma al Nord dei funzionari dei ministeri e nella riorganizzazione dell'amministrazione repubblicana, garantì lo stipendio, la sopravvivenza materiale dei lavoratori e delle famiglie, ma non mancò di utilizzare anche minacce di arresto verso coloro che si rifiutavano di trasferirsi, come avvenne nel 1944 dinanzi alle resistenze dei membri del CNR sul loro programmato trasferimento a Venezia. Impiegò metodi affini anche per persuadere il personale del Ministero dell'Africa Italiana a lasciare Roma, ma ugualmente il numero dei trasferiti fu limitato; venne indotto a questa mossa estrema anche dalla sostanziale indisponibilità dei ministeriali ad accettare il trasferimento, nel caso del Ministero dell'Economia corporativa, ad esempio, su 2.000 impiegati, se ne presentarono solo 28[3].

    In quanto sottosegretario alla Presidenza del Consiglio aveva alle sue dipendenze anche quanto rimaneva dell'Amministrazione coloniale (il personale e gli Archivi del ministero relativo vennero trasferiti a Cremona): fu in questa veste che intervenne nel gennaio 1944 per far trasferire vari oggetti e documenti delle campagne coloniali italiane dal Museo Coloniale di Roma (inaugurato l'11 novembre del 1923) al Museo del Buon Consiglio di Trento, creando molti problemi al generale Michele Gadda, che era stato incaricato dal governo del sud di ricostruire l'amministrazione coloniale ma che trovò la sua sede, il palazzo della Consulta, ormai vuota.

    Al riguardo Del Boca scrive:

    Nel Sud, la ricostituzione dell'Amministrazione coloniale, prima affidata al vecchio generale Melchiade Gabba e poi allo stesso Badoglio, procede lentissimamente. Quasi inesistente a Bari e a Salerno, riprende una certa consistenza solo quando il governo legale, nel settembre 1944, può tornare a Roma. Ma il palazzo della Consulta è stato letteralmente saccheggiato dai vandali istigati da Barracu, per cui si deve lamentare