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Lunghezza:
907 pagine
6 ore
Pubblicato:
27 set 2019
ISBN:
9788834190616
Formato:
Libro

Descrizione

La medicina Legale è una disciplina che raccoglie conoscenze scientifiche e di diritto e opera a fini forensi e dottrinali spaziando nei campi della deontologia medica, delle leggi penali e civili applicate alla medicina e alla biologia, delle assicurazioni sociali e private. Impostazione del testo è didattica raccogliendo le principali nozioni tecnico-scientifiche e giuridiche utili ai professionisti e tutta la materia è suddivisa in capitoli di facile consultazione in cui sono raccolti i principali temi aggiornati in base ai più recenti provvedimenti normativi e alle nuove tecniche scientifiche. Apre la trattazione la deontologia professionale, da sempre e ancor più oggi, punto di riferimento per il corretto esercizio della professione medica alla luce delle problematiche emerse nei diversi ambiti clinico-assistenziali. Ampio spazio viene riservato ai risvolti penalistici della medicina Legale che assommano i delitti contro la vita, contro lʼincolumità individuale, la maternità e la libertà personale. La responsabilità professionale è affrontata anche dal punto di vista ci vi L is ti co analizzando la più recente normativa e involuzione giurisprudenziale anche in tema di consenso informato alle cure, fondamento del diritto allʼautodeterminazione della persona nel rispetto dei diritti individuali. I temi classici della medicina Legale - tanatologia, sopralluogo giudiziario, Traumatologia e asfissia forense - sono stati approfonditi e arricchiti con nozioni sulle più moderne tecniche di ausilio allʼautopsia. Il settore del Laboratorio è trattato in capitoli dedicati alla tossicologia e alla genetica forense affrontando le tematiche non solo dal punto di vista analitico, ma anche interpretativo con particolare attenzione ai quesiti posti dallʼautorità giudiziaria. Al danno alla persona e alle tematiche in ambito di sicurezza e assicurazioni sociali è dedicata unʼorganica trattazione imprescindibile perché da sempre patrimonio della medicina Legale e fonte di costante interesse e vivace confronto tra medicina e Diritto.
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27 set 2019
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9788834190616
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Medicina Legale - Susi Pelotti

analitico

1

L’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE SANITARIA E IL CODICE DEONTOLOGICO

1.1

GENERALITÀ

La professione medica è, al pari delle altre professioni sanitarie, soggetta alla vigilanza da parte dello Stato e per questo oggetto di alcune disposizioni normative che non è possibile ignorare.

Anzitutto l’esercizio della professione è consentito soltanto a coloro che siano in possesso di tutti i requisiti previsti dalla legge (vedi oltre), realizzandosi in caso contrario il delitto di abusivo esercizio di una professione di cui si dirà più avanti, essendo stato recentemente modificato il relativo articolo del Codice Penale.

Le forme e i modi dell’esercizio della professione, gli obblighi che dall’esercizio derivano, i comportamenti ritenuti più idonei, sono stabiliti da un complesso di norme che saranno in seguito richiamate e illustrate ma che intanto è opportuno indicare, sia pure sommariamente.

Il Codice Civile (C.C.) contiene le norme che riguardano gli obblighi generali che i professionisti assumono nei confronti dei loro assistiti e le disposizioni che attengono l’esercizio delle professioni intellettuali. Il Codice Penale (C.P.) stabilisce alcune previsioni di reato in cui i medici, in quanto tali, possono incorrere e prevede alcuni obblighi per questi professionisti.

Il Testo Unico delle Leggi Sanitarie (T.U.L.S.) detta disposizioni che investono tutti i diversi aspetti dell’attività professionale mentre aspetti o questioni particolari sono considerate in leggi speciali, quali quella relativa alla disciplina dell’uso degli stupefacenti e all’interruzione volontaria della gravidanza.

La Legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.) regola ancora le attività professionali in rapporto con l’assistenza sanitaria pubblica mentre i rapporti fra sanitari ed Enti preposti alla sicurezza sociale sono regolamentati da apposita Convenzione e dai Contratti nazionali collettivi stipulati tra le Categorie professionali e le Aziende erogatrici dell’Assistenza.

Il Consiglio nazionale della Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) ha attuato nel 2014 la revisione del Codice Deontologico (C.D.) del 2006. Il Codice Deontologico costituisce un punto di riferimento per un esercizio professionale ineccepibile sul piano del comportamento e della correttezza, recependo indirizzi etico-deontologici che negli ultimi anni si sono andati consolidando ad opera delle Associazioni Mediche Internazionali e dei Comitati etici più recentemente costituiti (per l’Italia il Comitato nazionale per la Bioetica).

1.2

CONDIZIONI PER L’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE IN ITALIA E NEI PAESI DELLA U.E.

Sono condizioni per l’esercizio della professione di medico-chirurgo:

a. l’essere maggiorenne, non inabilitato né interdetto;

b. avere conseguito l’abilitazione all’esercizio professionale superando l’apposito esame;

c. essere iscritto all’Albo Professionale di un Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca con decreto del 9 maggio 2018, n. 58 ha approvato il nuovo Regolamento recante gli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo a cui si rimanda. In sintesi, all’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo sono ammessi coloro che hanno conseguito la laurea magistrale afferente alla classe LM/41 in Medicina e Chirurgia a norma del decreto ministeriale 22 ottobre 2004, n. 270 o la laurea specialistica afferente alla classe 46/S in Medicina e Chirurgia a norma del decreto ministeriale 3 novembre 1999, n. 509 del 1999 o il diploma di laurea in Medicina e Chirurgia ai sensi dell’ordinamento previgente alla riforma di cui al predetto decreto ministeriale n. 509 del 1999. Alla prova dell’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo si accede previo superamento del tirocinio pratico-valutativo che è volto ad accertare le capacità dello studente relative al «saper fare e al saper essere medico» che consiste nell’applicare le conoscenze biomediche e cliniche alla pratica medica, nel risolvere questioni di deontologia professionale e di etica medica, nel dimostrare attitudine a risolvere problemi clinici afferenti alle aree della medicina e della chirurgia e delle relative specialità, della diagnostica di laboratorio e strumentale e della sanità pubblica.

La prova dell’esame di Stato per l’abilitazione consiste nella soluzione di 200 quesiti a risposta multipla, di cui una sola corretta, articolati in 50 formulati su argomenti riguardanti le conoscenze di base nella prospettiva della loro successiva applicazione professionale, con particolare riguardo ai meccanismi fisiopatologici e alle conoscenze riguardanti la clinica, la prevenzione e la terapia; in 150 formulati su argomenti riguardanti le capacità del candidato nell’applicare le conoscenze biomediche e cliniche alla pratica medica e nel risolvere questioni di deontologia professionale e di etica medica. La prova include anche una serie di domande riguardanti problemi clinici afferenti alle aree della medicina e della chirurgia, e delle relative specialità, della pediatria, dell’ostetricia e ginecologia, della diagnostica di laboratorio e strumentale, e della sanità pubblica.

L’iscrizione all’Albo professionale è subordinata al possesso del requisito di cittadinanza italiana, di godimento dei diritti civili, di buona condotta, oltre a quelli costituiti dal conseguimento del titolo accademico, dell’abilitazione professionale e della residenza nella circoscrizione dell’Ordine presso cui si chiede l’iscrizione.

Con la Legge 24 luglio 1985, n. 409, è stata istituita la professione sanitaria di Odontoiatria per i possessori del diploma di Laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria.

Presso ogni Ordine dei Medici chirurghi è stato istituito un separato Albo Professionale, cui sono iscritti i possessori della Laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria ed hanno facoltà di iscriversi anche i laureati in Medicina e Chirurgia titolari di un diploma di Specializzazione in discipline odontoiatriche e i laureati in Medicina e Chirurgia immatricolati al relativo corso di laurea negli anni accademici a partire dal 1980-1981 e fino all’anno accademico 1984-1985 compreso.

L’iscrizione all’Albo professionale è requisito necessario per entrare a fare parte del Ruolo Sanitario delle Unità Sanitarie Locali (U.S.L., oggi Aziende U.S.L.) (artt. 1 e 2 del D.P.R. 20 dicembre 1979, n. 761).

La cancellazione dall’Albo professionale comporta la perdita della capacità di esercitare la professione ed è provvedimento che l’Ordine può adottare d’Ufficio o a richiesta del Prefetto o della Procura della Repubblica, per rinuncia all’iscrizione, per mutamento della residenza, per morosità nel pagamento dei contributi di legge, per perdita della cittadinanza italiana o del godimento dei diritti civili.

Tra le pene accessorie previste dal Codice Penale è compresa la sospensione o l’interdizione all’esercizio della professione (Artt. 30, 35, 140). La sospensione è una pena accessoria per i reati contravvenzionali e non può avere durata inferiore ai 15 giorni né superiore ai due anni (Art. 35); l’interdizione, pena accessoria dei delitti, priva il condannato della capacità di esercitare (Art. 30) e non può avere durata inferiore a un mese e superiore ai 5 anni, salvi i casi espressamente previsti dalla legge.

1.3

ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI MEDICO-CHIRURGO. T.U.L.S. ARTT. 99-103

L’esercizio professionale nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale (vedi avanti) è regolamentato dagli Accordi collettivi nazionali, stipulati separatamente per le diverse categorie di professionisti. Questi accordi prevedono che i professionisti da incaricare delle attività sanitarie siano tratti da graduatorie uniche per titoli, formate a livello regionale. Lo stesso accordo prevede le cause di incompatibilità con l’iscrizione negli elenchi.

Il conseguimento del diploma di abilitazione all’esercizio della Medicina e Chirurgia, rilasciato dalla Commissione di esame di Stato, consente l’esercizio professionale nei Paesi membri della Unione Europea.

Per alcune forme dell’esercizio professionale sono previste autorizzazioni speciali. Così l’apertura o l’esercizio di Istituti di terapia medica e chirurgica, di Case di cura, di Ambulatori con organizzazione autonoma, di Laboratori di analisi e diagnostici, devono essere autorizzati dal Prefetto, sentito il parere del Consiglio provinciale di Sanità (Testo Unico delle Leggi Sanitarie - T.U.L.S., Art. 193).

L’esercizio professionale specialistico della roentgendiagnostica è vietato ai laureati in medicina che non siano muniti del diploma di specializzazione in Radiologia, così come è vietato l’impiego a scopo terapeutico delle sostanze radioattive naturali o Artificiali, degli apparecchi contenenti tali sostanze e degli apparecchi generatori di radiazioni ionizzanti (D.P.R. 13 febbraio 1964, n. 185, Art. 97).

Specifiche disposizioni di legge fanno divieto ai sanitari di esercitare contemporaneamente l’esercizio della professione medica e l’esercizio del farmacista (T.U.L.S., Art. 102) ed è fatto espresso divieto di esercitare il comparaggio (T.U.L.S., Art. 170); costituisce comparaggio l’agevolazione della vendita e della diffusione di specialità farmaceutiche o di prodotti farmaceutici in cambio o per promessa di denaro o altra utilità. La pena prevista è dell’arresto sino a un anno o l’ammenda; in caso di recidiva la pena è quella dell’arresto.

Si debbono segnalare alcune importanti disposizioni che riguardano il superamento della distinzione tra professioni sanitarie principali e professioni sanitarie ausiliarie di cui all’Art. 99 del T.U.L.S.. La distinzione è stata abolita con la L. 26.02.1999, n. 42, con la conseguenza che le due categorie sono confluite in quell’unica categoria degli esercenti le professioni sanitarie.

Con D.M. 1994 n. 739 è stata definita la figura professionale dell’infermiere il cui profilo è indicato come: l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale è responsabile dell’assistenza generale infermieristica, preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa.

Va segnalato infine che nel febbraio 2001 si è individuata la figura dell’operatore socio-sanitario (OSS), di supporto all’assistenza infermieristica; figura inglobante due tipologie di operatori già esistenti: l’operatore tecnico addetto all’assistenza o OTA, essenzialmente a diffusione ospedaliera, ed i vari operatori sociali formati dalle regioni, variamente denominati (OSA, ADB, ASA, ADEST, ecc.).

La professione del medico è da annoverare tra le professioni intellettuali (C.C., Art. 2229). Va aggiunto che rispetto alla legge penale i liberi professionisti sanitari sono considerati quali esercenti un servizio di pubblica necessità (C.P., Art. 359). Diversa e più complessa la posizione di altre categorie di professionisti sanitari, ai quali è stata attribuita la qualifica di pubblici ufficiali (C.P., Art. 357) o di persone incaricate di un pubblico servizio (C.P., Art. 358).

La qualificazione giuridica del professionista, stabilita dalla legge, variabile a seconda del tipo di attività svolta, assume, nella definizione dell’eventuale incriminazione del medesimo, nella entità delle sanzioni previste dal legislatore ed in altri aspetti, particolare rilievo.

C.P. Art. 357. Nozione di pubblico ufficiale. Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi, e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi.

C.P. Art. 358. Nozione della persona incaricata di un pubblico servizio. Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio. Per pubblico servizio deve intendersi un’attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di quest’ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale.

C.P. Art. 359. Persone esercenti un servizio di pubblica necessità. Agli effetti della legge penale, sono persone che esercitano un servizio di pubblica necessità:

1° i privati che esercitano professioni forensi o sanitarie, o altre professioni il cui esercizio sia per legge vietato senza una speciale abilitazione dello Stato, quando dell’opera di essi il pubblico sia per legge obbligato a valersi;

i privati che, non esercitando una pubblica funzione, né prestando un pubblico servizio, adempiono un servizio dichiarato di pubblica necessità mediante un atto della pubblica amministrazione.

Risulta dal testo degli articoli che l’ambito delle pubbliche funzioni amministrative (quelle entro le quali possono svolgersi le attività sanitarie) è più ristretto di quanto non fosse previsto dalla disposizione anteriore, essendo richiesta la loro disciplina mediante norme di diritto pubblico e da atti autoritativi. Resta così possibile ritenere che siano pubblici ufficiali i sanitari legati da un rapporto di lavoro subordinato con il S.S.N. ed il cui profilo professionale preveda l’affidamento di mansioni con poteri autoritativi e certificativi.

Per quanto riguarda, invece, i dipendenti non aventi poteri autoritativi e certificativi, essi sarebbero individuabili come incaricati di pubblico servizio in quanto la Pubblica Amministrazione affida loro, e a loro soltanto, funzioni attraverso le quali manifesta e attua la tutela della salute pubblica, mantenendo condizionata la prestazione al rilascio della autorizzazione.

Anche ai sanitari convenzionati con il S.S.N., per i quali la normativa considera essenziale l’esistenza di un legame professionale con l’assistibile (legame che si concretizza con l’esercizio della scelta da parte dell’assistito e della accettazione da parte del medico), l’esistenza di un rapporto contrattuale con il paziente non consente di attribuire loro la qualifica di pubblici ufficiali, mentre sembra logico ritenerli incaricati di un pubblico servizio in ragione della natura pubblica del servizio stesso e della rilevanza che l’ordinamento attribuisce all’esercizio della professione entro il sistema sanitario pubblico.

Pacifico è l’inquadramento tra gli esercenti un servizio di pubblica necessità del medico che svolge la sua attività in ambito libero professionale.

Da considerare, infine, la possibilità che al sanitario sia attribuita la qualifica di Ufficiale di polizia giudiziaria.

L’Art. 57 C.P.P. attribuisce la qualifica di ufficiale polizia giudiziaria, oltre ai dirigenti, commissari, ispettori, sovraintendenti e altri appartenenti alla Polizia di Stato ai quali l’ordinamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza riconosce tale qualità, agli ufficiali superiori e inferiori e sottoufficiali dei carabinieri, della guardia di finanza, degli agenti di custodia e del corpo forestale dello Stato nonché agli altri appartenenti alle forze di polizia ai quali l’ordinamento delle rispettive amministrazioni riconosce tale qualità; al sindaco dei comuni ove non abbia sede un ufficio della polizia di Stato ovvero un comando dell’arma dei carabinieri o della guardia di finanza, alle persone alle quali le leggi e i regolamenti attribuiscono le funzioni previste dall’Articolo 55 C.P.P.: prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale, svolgere ogni indagine e attività disposta o delegata dall’Autorità Giudiziaria.

La legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (L. 833/78) ha affidato alle U.S.L. i compiti di prevenzione, igiene e controllo sullo stato di salute dei lavoratori e conseguentemente il compito di organizzare i servizi di igiene ambientale e di medicina del lavoro il cui personale sanitario, in quanto addetto alla ricerca ed accertamento della violazione delle norme in tema di igiene ambientale e del lavoro nonché di quelle relative alla sicurezza del lavoro, si trova a svolgere appunto le mansioni dell’Ufficiale di polizia giudiziaria. Stando alla disposizione dell’Art. 21 della legge citata, spetta al Prefetto stabilire, su proposta del Presidente della Regione, quali addetti ai servizi delle U.S.L. o dei Presidii multizonali di prevenzione assumano - in relazione alle mansioni loro affidate - la qualifica di Ufficiale di Polizia Giudiziaria.

È opportuno ricordare che il Codice deontologico prevede all’Art. 9 che il medico, in caso di calamità, si metta a disposizione dell’Autorità competente.

1.4

LA LEGITTIMITÀ DELL’ESERCIZIO PROFESSIONALE

Il nostro ordinamento non prevede una regolamentazione dell’esercizio professionale dalla quale risultino legittimate tutte le complesse attività sanitarie.

La liceità delle attività sanitarie, anche nei casi in cui da tali attività derivi un danno per l’assistito - come nel caso di mancato successo del trattamento terapeutico - è stata per lungo tempo dedotta dal fatto della sostanziale assenza di antigiuridicità dell’attività professionale, attività ovviamente rivolta al mantenimento o al recupero della salute e comunque sempre sollecita dell’interesse degli assistiti, o dall’assenza di dolo nei casi di esito sfavorevole dell’attività.

Si è anche ritenuto che legittimassero l’esercizio della medicina, nelle sue diverse forme, le stesse disposizioni di legge che ne disciplinano le attività (il T.U.L.S. ad esempio) o regolamentano il conseguimento del titolo di esercente la professione sanitaria, oppure il consenso dell’assistito.

Appare oggi corretto ritenere che l’esercizio della professione medica sia legittimato dal dettato della Costituzione che sancisce il dovere della Repubblica di tutelare la salute, dettato nel quale è implicita la legittimità dell’esercizio di tutte quelle attività professionali essenziali per rendere effettiva la tutela.

Costituzione, Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere sottoposto ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

In questa concezione può inquadrarsi meglio la teoria secondo la quale è lecita l’attività del sanitario in quanto socialmente adeguata alle finalità della tutela della salute e del benessere individuale e collettivo, beni fondamentali per l’ambiente sociale in cui la professione viene esercitata.

La seconda parte dell’Art. 32 della Costituzione stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge; la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Ne consegue che, in buona sostanza, solo la decisione liberamente assunta dall’assistito costituisce il motivo che rende lecito l’esercizio della professione e l’attuazione dei trattamenti sanitari.

Questa conclusione ha trovato consacrazione nella legge istitutrice del Servizio Sanitario Nazionale (833/1978) che all’Art. 33 afferma testualmente:

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono di norma volontari.

Con la legge 219/17 recante "Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento", entrata in vigore il 31 gennaio 2018, il consenso al trattamento sanitario è stato normato e sarà oggetto di separata trattazione, alla quale si rinvia.

Occorre a questo punto richiamare l’Art. 5 del C. C. - Atti di disposizione del proprio corpo. La norma stabilisce:

C.C. Art. 5. Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente dell’integrità fisica o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume.

Si avrà più avanti modo di tornare sull’argomento dei limiti alla disponibilità del proprio corpo, interessa ora segnalare che la disponibilità del proprio corpo ha un limite ben preciso, il divieto degli atti da cui possa comunque derivare una diminuzione permanente dell’integrità fisica.

1.5

IL CORRETTO ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE E IL CODICE DEONTOLOGICO

Il Codice Deontologico, che si riporta in ampia sintesi, è un ampliamento-revisione di quello approvato nel 2006 ed è stato pubblicato nel maggio 2014. Nel 2016 sono stati modificati gli Art. 54 (Esercizio libero professionale. Onorari e tutela della responsabilità civile) e 56 (Pubblicità informativa sanitaria). Nel 2017 sono stati modificati gli Art. 76 e 76 bis (Medicina potenziativa ed estetica).

È compito dell’Ordine professionale mettere a disposizione degli iscritti il testo integrale del Codice deontologico in vigore e per questo si è ritenuto, per i fini didattici, fornire una sintesi ampia del testo integrale perché lo studente acquisisca, con una generale conoscenza, anche la consapevolezza delle più sottili ma significative problematiche che caratterizzano l’esercizio della professione ed i rapporti tra Ordini, Autorità, colleghi e persone assistite. Si segnala dunque l’opportunità che i professionisti siano attenti consultatori del Codice professionale nella versione in vigore al tempo della consultazione.

Si riporta di seguito il testo completo del giuramento professionale.

GIURAMENTO PROFESSIONALE

Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:

·di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione;

·di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale;

·di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute;

·di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte;

·di non intraprendere né insistere in procedure diagnostiche e interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, senza mai abbandonare la cura del malato;

·di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa;

·di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonché a quelli civili di rispetto dell’autonomia della persona;

·di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina, fondato sul rigore etico e scientifico della ricerca, i cui fini sono la tutela della salute e della vita;

·di affidare la mia reputazione professionale alle mie competenze e al rispetto delle regole deontologiche e di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;

·di ispirare la soluzione di ogni divergenza di opinioni al reciproco rispetto;

·di prestare soccorso nei casi d’urgenza e di mettermi a disposizione dell’Autorità competente, in caso di pubblica calamità;

·di rispettare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che osservo o che ho osservato, inteso o intuito nella mia professione o in ragione del mio stato o ufficio;

·di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della professione.

Titolo I Contenuti e finalità

Il CD identifica le regole, ispirate ai principi di etica medica, che disciplinano l’esercizio della professione del medico-chirurgo e dell’odontoiatra iscritti negli Albi professionali nel rispetto dei principi etici di umanità e solidarietà, impegnando il professionista nella tutela della salute individuale e collettiva.

La conoscenza, il rispetto del CD ed avere prestato il giuramento professionale sono atti dovuti.

L’inosservanza o la violazione del CD, anche se derivata da ignoranza, costituisce illecito disciplinare valutabile secondo le procedure e nei termini previsti dall’ordinamento professionale. Il professionista deve segnalare all’ordine ogni iniziativa che tenda a imporgli comportamenti in contrasto con il Codice.

Titolo II Doveri e competenze del medico

Sono considerati doveri del medico la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore ed il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazioni, quali che siano le condizioni istituzionali e sociali nelle quali opera. A questi fini il medico esercita attività basate sulle competenze, specifiche ed esclusive previste dagli Ordinamenti didattici dei Corsi di Laurea, integrate ed ampliate dallo sviluppo delle conoscenze, delle abilità, tecniche e non, connesse alla pratica professionale, delle innovazioni organizzative, dell’insegnamento e della ricerca. La diagnosi a fini preventivi terapeutici e riabilitativi è una diretta e non delegabile competenza del medico e impegna la sua autonomia e responsabilità. Tali attività sono legittimate dall’abilitazione dello Stato e dall’iscrizione all’Ordine professionale.

L’esercizio professionale è fondato sui principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità.

Il medico collabora all’attuazione di idonee politiche educative, di prevenzione e di contrasto alle disuguaglianze con la promozione della salute, dell’ambiente e della salute globale. Il medico cura la qualità professionale e gestionale aggiornando le conoscenze scientifiche disponibili e la costante verifica e revisione dei propri atti.

In nessun caso il medico abusa del proprio status professionale, non si avvale di vantaggi derivanti da eventuali cariche pubbliche e valuta responsabilmente la propria condizione psico-fisica. In caso d’urgenza deve prestare soccorso o attivarsi per assicurare idonea assistenza; in situazione di calamità deve porsi a disposizione dell’Autorità competente.

Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò di cui è a conoscenza in ragione della propria attività professionale; la morte della persona assistita non esime dall’obbligo. Collaboratori e discenti sono informati dell’obbligo del segreto sollecitandone il rispetto. La rivelazione è ammessa solo per una giusta causa prevista dall’ordinamento o per un obbligo di legge e il medico non deve rendere testimonianza su fatti e circostanze inerenti il segreto professionale. La sospensione o interdizione dall’esercizio e la cancellazione dall’Albo non dispensano dall’osservanza del segreto professionale.

Il medico acquisisce la titolarità del trattamento dei dati personali previo consenso informato dell’assistito o del rappresentante legale ed è tenuto al rispetto della riservatezza sui dati inerenti la salute e la vita sessuale, assicura la non identificabilità dei soggetti coinvolti nelle pubblicazioni o divulgazioni scientifiche di studi clinici. Il medico può trattare i dati sensibili idonei a rivelare lo stato di salute della persona solo con il consenso informato della stessa o del suo rappresentante legale.

La prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione è una diretta, specifica, esclusiva e non delegabile competenza del medico, impegna la sua autonomia e responsabilità e deve far seguito ad una diagnosi circostanziata o ad un fondato sospetto diagnostico, deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia, sicurezza ed appropriatezza.

L’adozione di protocolli diagnostico-terapeutici o di percorsi clinico-assistenziali impegna la diretta responsabilità del medico nella verifica della tollerabilità e dell’efficacia sui soggetti coinvolti. Il medico può prescrivere farmaci non ancora registrati o non autorizzati al commercio o per indicazioni e dosaggi non previsti dalla scheda tecnica se la loro tollerabilità ed efficacia è scientificamente fondata e i rischi proporzionati ai benefici attesi. Sotto sua diretta responsabilità il medico può prescrivere farmaci che abbiano superato esclusivamente le fasi di sperimentazione relative alla sicurezza ed alla tollerabilità. Il medico non acconsente alla prescrizione richiesta dall’assistito al solo scopo di compiacerlo. Il medico non deve adottare o diffondere terapie segrete.

Il medico garantisce le più idonee condizioni di sicurezza del paziente e degli operatori coinvolti, promuovendo l’adeguamento dell’organizzazione delle attività professionali, contribuendo alla prevenzione e gestione del rischio clinico attraverso l’informazione, la raccolta del consenso e la comunicazione di eventuali eventi indesiderati e delle loro cause, lo sviluppo di attività formative e valutative sulla sicurezza delle cure, la rilevazione e segnalazione di eventi sentinella, di errori ed eventi avversi valutando le cause e garantendo la natura riservata delle informazioni raccolte.

Il medico, sotto la sua responsabilità, può prescrivere e adottare sistemi e metodi di prevenzione, diagnosi e cura, non convenzionali nel rispetto del decoro e dignità della professione. Non deve sottrarre gli assistiti a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia, garantendo una circostanziata informazione per l’acquisizione del consenso e la qualità della propria formazione specifica nell’utilizzo di sistemi e metodi non convenzionali.

Il medico non collabora né favorisce l’esercizio di terzi non medici nelle discipline non riconosciute come attività esclusive e riservate alla professione medica. Il medico non intraprende né insiste in procedure diagnostiche ed interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati da quali non ci si possa fondatamente attendere un beneficio effettivo od un miglioramento della qualità della vita.

Il medico che si astiene da trattamenti non proporzionati non pone in essere un comportamento finalizzato a provocare la morte; anche su richiesta del paziente non deve effettuare né favorire atti finalizzati a provocarne la morte; solo al fine esclusivo di provocare un concreto beneficio clinico alla persona sono attuati trattamenti che incidono sulla sua integrità psico-fisica.

Nel corso di tutta la vita professionale il medico persegue l’aggiornamento costante e la formazione continua per lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze professionali, tecniche e non tecniche, favorendone la diffusione ai discenti ed ai collaboratori.

L’Ordine certifica agli iscritti ai propri Albi i crediti acquisiti nei percorsi formativi e ne valuta eventuali inadempienze.

Titolo III Rapporti con la persona assistita

Il medico nella relazione persegue l’alleanza di cura fondata sulla reciproca stima e sul mutuo rispetto dei valori e dei diritti e su un’informazione comprensibile e completa, considerando il tempo di comunicazione quale tempo di cura.

Il medico garantisce impegno e competenze nelle attività riservate alla professione di appartenenza e non assume compiti che non sia in grado di soddisfare o che non sia legittimato a svolgere.

Il medico può rifiutare la propria opera professionale quando siano richieste prestazioni in contrasto con la propria coscienza o con i propri convincimenti tecnico scientifici, a meno che il rifiuto non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona, fornendo comunque ogni utile informazione e chiarimento per consentire la fruizione della prestazione.

Il medico garantisce la continuità delle cure e, in caso di indisponibilità, di impedimento o del venire meno del rapporto di fiducia, assicurando all’assistito la propria sostituzione; nel caso che non sia in grado di provvedere efficacemente indica le specifiche competenze necessarie al caso in esame.

Il medico è tenuto a rilasciare all’assistito veritiere certificazioni che indichino in modo puntuale e diligente i dati anamnestici ed i rilievi clinici direttamente constatati e documentati. Mette la documentazione clinica in suo possesso a disposizione dell’assistito, del suo rappresentante legale o di medici e istituzioni da essi indicati per iscritto.

Il medico registra i tempi e modi dell’informazione e del consenso relativamente al trattamento di dati sensibili in casi di arruolamento in protocolli di ricerca.

Il medico redige la cartella clinica con completezza, chiarezza e diligenza, ne tutela la riservatezza, motiva e sottoscrive le eventuali correzioni. Oltre ai dati anamnestici, obiettivi e relativi alle attività diagnostico-terapeutiche si registra il decorso clinico-assistenziale, i modi ed i tempi dell’informazione e del consenso o dissenso dell’assistito o del rappresentante legale anche relativamente al trattamento dei dati sensibili.

Costituisce diritto della persona la libera scelta del medico e del luogo di cura.

È vietato qualsiasi accordo tra medici tendente ad influenzare la libera scelta della persona assistita.

Se il medico ritiene interrotto il rapporto fiduciario con l’assistito o il suo rappresentante legale può risolvere la relazione di cura con tempestivo ed idoneo avviso, proseguendo la sua opera sino a sostituzione con altro collega cui deve trasmettere le utili documentazioni e informazioni.

Il medico non può cedere farmaci a scopo di lucro.

Il medico evita qualsiasi condizione di conflitto di interessi nella quale il comportamento professionale risulti subordinato a indebiti vantaggi economici o di altra natura. è vietata ogni forma di prescrizione concordata che procuri o possa procurare al medico o a terzi un illecito vantaggio economico o altre utilità.

Nei confronti dei soggetti fragili il medico deve tutelare il minore, la vittima di qualsiasi abuso o violenza e la persona in condizioni di vulnerabilità o fragilità psico-fisica, sociale o civile, in particolare se ritiene che l’ambiente in cui vive non sia idoneo a proteggere la sua salute, la dignità e la qualità della vita. Il medico segnala all’Autorità competente le condizioni di discriminazione, maltrattamento fisico o psichico, violenza o abuso sessuale. In caso di opposizione del rappresentante legale ad interventi ritenuti appropriati e proporzionati ricorre all’Autorità competente.

Il medico prescrive ed attua misure e trattamenti coattivi fisici, farmacologici e ambientali nei soli casi e per la durata connessi a documentate esigenze cliniche nel rispetto della dignità e sicurezza della persona.

Titolo IV Informazione e comunicazione. Consenso e dissenso

Il medico garantisce alla persona assistita o al suo rappresentante legale un’informazione comprensibile ed esaustiva sulla prevenzione, percorso diagnostico, diagnosi, prognosi e terapia e le eventuali alternative diagnostico-terapeutiche, rischi e complicanze e sui comportamenti che l’assistito dovrà osservare nel processo di cura. La comunicazione dovrà essere adeguata alle capacità di comprensione dell’assistito o del rappresentante legale; si dovrà tenere conto della sensibilità e reattività emotiva di chi riceve l’informazione. La riservatezza dell’informazione e la volontà dell’assistito di non essere informato o di delegare ad altri l’informazione devono essere rispettate.

L’informazione può essere fornita a terzi previo consenso esplicitamente espresso dalla persona assistita, salvo i casi di segreto professionale o di dati sensibili quando sia in pericolo la salute e la vita del soggetto.

L’acquisizione del consenso o del dissenso, in forma scritta e sottoscritta o con altre modalità di pari efficacia documentale, nei casi preveduti dal Codice o dall’ordinamento, è atto di specifica ed esclusiva competenza del medico e non è delegabile. Senza la preliminare acquisizione del consenso informato o in presenza del dissenso informato il medico non intraprende né prosegue in procedure diagnostiche o interventi terapeutici.

Il medico tiene in adeguata considerazione le opinioni espresse dai minori nei processi decisionali che lo riguardano.

In condizioni di urgenza ed emergenza il medico assicura l’assistenza indispensabile tenendo conto delle dichiarazioni anticipate di trattamento, se manifestate.

Il caso di minore od incapace il medico acquisisce dal rappresentante legale il consenso o il dissenso informato alle procedure diagnostiche e/o agli interventi terapeutici. Il medico segnala all’autorità competente l’opposizione da parte del minore informato e consapevole o di chi ne esercita la potestà genitoriale ad un trattamento ritenuto necessario e, in relazione alle condizioni cliniche, procede comunque tempestivamente alle cure ritenute indispensabili e indifferibili.

Il medico deve tenere conto delle dichiarazioni anticipate di trattamento espresse in forma scritta, sottoscritte e datate da persona capace e successive ad una informazione medica documentata. Il medico verifica la loro congruenza logica e clinica con la condizione in atto ed ispira la propria condotta al rispetto della dignità e qualità della vita del paziente, dandone espressione nella documentazione sanitaria. Il medico coopera con il rappresentante legale perseguendo il migliore interesse del paziente e, in caso di contrasto, si avvale del dirimente giudizio previsto dall’ordinamento. In relazione alle condizioni cliniche, procede comunque tempestivamente alle cure ritenute indispensabili ed indifferibili.

Nel caso di paziente con prognosi infausta o con definitiva compromissione dello stato di coscienza il medico continua ad assisterlo e se in condizioni terminali impronta la propria opera alla sedazione del dolore ed al sollievo dalle sofferenze tutelando la volontà e la qualità della vita.

Titolo V Trapianti di organi, tessuti e cellule

Il medico promuove la cultura della donazione di organi, tessuti e cellule. Il prelievo da cadavere di organi, tessuti e cellule a scopo di trapianto terapeutico è praticato nel rispetto dell’ordinamento e garantendo la corretta informazione dei familiari. Il prelievo da vivente è aggiuntivo e non sostitutivo di quello da cadavere ed il medico, nell’acquisizione del consenso informato scritto si adopera per la piena comprensione dei rischi da parte del donatore e del ricevente. Il medico non partecipa ad attività di trapianto nelle quali la disponibilità abbia finalità di lucro.

Titolo VI Sessualità, riproduzione e genetica

Il medico fornisce ai singoli ed alla coppia ogni idonea informazione in materia di sessualità, riproduzione e contraccezione.

Sono vietati gli atti medici connessi all’interruzione della gravidanza operati al di fuori dell’ordinamento e costituiscono grave infrazione deontologica tanto più se compiuti a scopo di lucro. L’obiezione di coscienza si esprime nell’ambito e nei limiti dell’ordinamento e non esime il medico dagli obblighi e doveri inerenti la relazione di cura con la donna. Sono di esclusiva competenza del medico le indicazioni, le procedure diagnostiche correlate ed i trattamenti terapeutici relativi alla procreazione medicalmente assistita; il sanitario opera in autonomia e responsabilità nel rispetto dell’ordinamento. Il medico prospetta alla coppia le opportune soluzioni fondate su accreditate acquisizioni scientifiche.

È vietata ogni pratica di procreazione medicalmente assistita a fini di selezione etnica o genetica; non è consentita la produzione di embrioni ai soli fini di ricerca o sfruttamento commerciale e la produzione industriale di gameti, embrioni, tessuti embrionali o fetali. Sono fatte salve le norme in materia di obiezione di coscienza, senza esimere il medico dagli obblighi e doveri inerenti la relazione di cura con la coppia.

Il medico prescrive ed attua interventi al genoma umano per esclusivi fini di prevenzione, diagnosi e cura di condizioni patologiche o a queste predisponenti e per la ricerca di nuovi trattamenti diagnostico-terapeutici appropriati ed efficaci, garantendo idonea informazione sui rischi e possibilità di successo acquisendo il consenso scritto. Il medico prescrive o esegue indagini predittive con il consenso scritto del soggetto interessato o del suo rappresentante legale, unici destinatari dei dati e delle informazioni sulle facilità delle indagini, sull’attendibilità della predizione e fattibilità di interventi terapeutici efficaci e sulle possibilità di conseguenze negative sulla qualità della vita conseguenti alla conoscenza dei risultati. Il medico non prescrive né esegue test predittivi per fini meramente assicurativi od occupazionali. Le indagini predittive in gravidanza, destinate alla tutela della salute della donna e del nascituro sono consentite se autorizzate in forma scritta dalla gestante debitamente informata.

Titolo VII Ricerca e sperimentazione

Il progresso della medicina è fondato sulla ricerca scientifica, che ha l’obiettivo di migliorare le conoscenze e gli interventi preventivi al fine di tutelare la salute e la vita. La ricerca scientifica si avvale anche della sperimentazione umana e animale, programmata e attuata secondo l’ordinamento. Il medico incentiva modelli alternativi a quelli umani e animali, purché fondatamente equivalenti quanto ad efficacia sperimentale.

La sperimentazione sull’uomo è attuata sulla base di protocolli scientificamente fondati e ispirati al principio della salvaguardia della vita, dell’integrità psico-fisica e del rispetto della dignità personale. La sperimentazione è subordinata al consenso informato e scritto del soggetto reclutato previa contestuale e idonea informazione del medico curante indicato dallo stesso. Il medico informa il soggetto reclutato su scopi, metodi, benefici prevedibili e rischi, fermo restando il diritto dello stesso di interrompere la sperimentazione in qualsiasi momento garantendo in ogni caso la continuità assistenziale. Nel caso di minore o di persona incapace la sperimentazione è ammessa solo per finalità preventive o terapeutiche relative alla condizione patologica. Il medico documenta la volontà del minore e ne tiene conto.

Il medico può proporre e attuare protocolli sperimentali clinici a fini preventivi o diagnostico-terapeutici su volontari sani e malati se sono scientificamente fondati la sicurezza ed il razionale della loro efficacia. è competenza esclusiva e non delegabile dello sperimentatore la redazione del rapporto finale. Il medico garantisce che il soggetto non sia sottratto a consolidati trattamenti indispensabili per la conservazione o ripristino dello stato di salute.

La sperimentazione sull’animale è attuata nel rispetto dell’ordinamento con l’impiego di mezzi e metodi idonei ad evitare inutili sofferenze. Sono fatte salve le norme in materia di obiezione di coscienza.

Titolo VIII Trattamento medico e libertà personale

Il medico, nell’assistere una persona in condizioni di limitata libertà personale è tenuto al rigoroso rispetto dei suoi diritti; nel prescrivere od attuare un trattamento obbligatorio opera nel rispetto della dignità personale e nei limiti preveduti dalla legge; in nessun caso collabora, partecipa o presenzia a esecuzioni capitali, ad atti di violenza, a trattamenti crudeli, disumani o degradanti. Il medico non attua mutilazioni o menomazione prive di finalità diagnostico-terapeutiche anche su richiesta dell’interessato.

In caso di rifiuto consapevole di alimentarsi il medico informa la persona capace sulle conseguenze sulla sua salute di un protratto rifiuto, ne documenta la volontà e continua l’assistenza, non assumendo iniziative costrittive né collaborando a procedure coattive di alimentazione o nutrizione artificiale.

Titolo IX Onorari professionali, informazione e pubblicità sanitaria

Il medico, nel perseguire il decoro dell’esercizio professionale e il principio dell’intesa preventiva, commisura l’onorario alla difficoltà e alla complessità dell’opera professionale, alle competenze richieste e ai mezzi impiegati, tutelando la qualità e la sicurezza della prestazione. Il medico comunica preventivamente alla persona assistita l’onorario, che non può essere subordinato ai risultati della prestazione professionale. In armonia con le previsioni normative, il medico libero professionista provvede a idonea copertura assicurativa per responsabilità civile verso terzi connessa alla propria attività professionale. Il medico può prestare gratuitamente la propria opera purché tale comportamento non costituisca concorrenza sleale o sia finalizzato a indebito accaparramento di clientela.

Il medico promuove e attua un’informazione sanitaria accessibile, trasparente, rigorosa e prudente fondata sulle conoscenze scientifiche; non alimenta aspettative o timori infondati o tali da determinare un pregiudizio dell’interesse generale; collabora con le istituzioni pubbliche o con i soggetti privati nell’attività di informazione sanitaria e di educazione alla salute, evita la pubblicità diretta o indiretta della propria attività professionale.

La pubblicità informativa sanitaria del medico e delle strutture sanitarie pubbliche o private, nel perseguire il fine di una scelta libera e consapevole dei servizi professionali, ha per oggetto esclusivamente i titoli professionali e le specializzazioni, l’attività professionale, le caratteristiche del servizio offerto e l’onorario relativo alle prestazioni. La pubblicità informativa sanitaria, con qualunque mezzo diffusa, rispetta nelle forme e nei contenuti i principi propri della professione medica, dovendo sempre essere veritiera, corretta e funzionale all’oggetto dell’informazione, mai equivoca, ingannevole e denigratoria. È consentita la pubblicità sanitaria comparativa delle prestazioni mediche e odontoiatriche solo in presenza di indicatori clinici misurabili, certi e condivisi dalla comunità scientifica che ne consentano confronto non ingannevole. Il medico non diffonde notizie su avanzamenti nella ricerca biomedica e su innovazioni in campo sanitario non ancora validate e accreditate dal punto di vista scientifico, in particolare se tali da alimentare attese infondate e speranze illusorie. Spetta all’Ordine professionale competente per territorio la potestà di verificare la rispondenza della pubblicità informativa sanitaria alle regole deontologiche del presente Codice e prendere i necessari provvedimenti.

Il medico singolo o componente di associazioni scientifiche o professionali non concede patrocinio a forme di pubblicità volte a favorire la commercializzazione di prodotti sanitari.

Titolo X Rapporti con i colleghi

Il rapporto con i colleghi deve essere improntato ai principi di solidarietà e collaborazione, al reciproco rispetto delle competenze tecniche, funzionali ed economiche e delle rispettive autonomie e responsabilità. Il medico affronta eventuali contrasti con i colleghi nel rispetto reciproco e salvaguarda il migliore interesse; assiste i colleghi prevedendo solo il ristoro delle spese. In caso di errore professionale di un collega evita comportamenti colpevolizzanti e denigratori.

Il medico curante ed i colleghi operanti nelle strutture pubbliche e private debbono assicurare un rapporto di consultazione, collaborazione e informazione reciproca. In caso di prestazione specialistica o in situazioni d’urgenza il medico è tenuto, previo consenso dell’assistito o del rappresentante legale, a comunicare al medico che gli è indicato, gli indirizzi diagnostico-terapeutici attuati e le relative valutazioni cliniche.

Il medico, previo consenso dell’interessato o del suo rappresentante, propone il consulto con altro collega o la consulenza presso strutture idonee, ponendo adeguati quesiti e fornendo la documentazione utile. Il medico può non condividere la richiesta di consulto o consulenza da parte dell’assistito o del suo rappresentante legale e può astenersi dal parteciparvi ma fornisce tutte le informazioni necessarie e la documentazione clinica del caso.

Lo specialista o consulente che visiti un assistito in assenza del curante è tenuto a fornire una dettagliata relazione diagnostica e l’indirizzo terapeutico consigliato, debitamente sottoscritti. Nell’affidamento degli assistiti, particolarmente se complessi e fragili, i medici debbono assicurare il reciproco scambio di informazioni e la puntuale trasmissione della documentazione clinica.

Titolo XI Attività medico-legale

L’attività medico-legale, qualunque sia la posizione di garanzia nella quale viene esercitata, deve evitare posizioni di conflitto di interesse ed è subordinata all’effettivo possesso delle specifiche competenze richieste dal caso. L’attività viene svolta nel rispetto del Codice e la funzione di consulente tecnico non esime il medico dal rispetto dei principi deontologici della buona pratica professionale, la valutazione del merito della perizia essendo riservata al giudice. In casi di responsabilità medica il medico legale si avvale di un collega specialista di comprovata competenza nella disciplina interessata ed in analoghe circostanze il medico clinico si avvale di un medico legale.

Il medico non può svolgere attività medico-legali quale consulente d’ufficio o di controparte nei casi in cui sia intervenuto personalmente per ragioni di assistenza, di cura od altro titolo, né nel caso in cui intrattenga un rapporto di lavoro di qualunque natura giuridica con la struttura sanitaria coinvolta nella controversia giudiziaria.

Il consulente di parte assume le evidenze scientifiche disponibili interpretandole nel rispetto dell’oggettività del caso in esame e di un confronto scientifico rigoroso e fondato, fornendo pareri ispirati alla prudente valutazione della condotta dei soggetti coinvolti.

Nell’esercizio delle funzioni di controllo il medico fa conoscere la propria qualifica e funzione al soggetto sottoposto all’accertamento. Il medico fiscale ed il curante, nel rispetto reciproco dei propri ruoli, non esprimono valutazioni critiche sul rispettivo operato.

Titolo XII Rapporti intra e interprofessionali

Il medico collabora con il proprio Ordine nell’espletamento delle funzioni e compiti che gli sono attribuiti dall’ordinamento. Il medico comunica all’Ordine gli elementi costitutivi dell’anagrafica, le specializzazioni ed i titoli conseguiti per la compilazione degli Albi, elenchi e registri e per la prevista attività di verifica. Comunica tempestivamente all’Ordine il cambio di residenza, il trasferimento in altra Provincia dell’attività, la modifica della condizione di esercizio o la cessazione dell’attività. Comunica all’Ordine le infrazioni alle regole di reciproco rispetto e corretta collaborazione tra colleghi e di salvaguardia delle specifiche competenze.

I Presidenti delle Commissioni di Albo possono convocare i colleghi iscritti in altra sede ma esercenti la professione nella Provincia di loro competenza informando l’Ordine di appartenenza cui competono le eventuali sanzioni disciplinari.

Il medico comunica tempestivamente all’Ordine di appartenenza ogni accordo, contratto o convenzione privata per lo svolgimento dell’attività professionale per tutelarne i profili di autonomia e indipendenza. Il medico che esercita la professione in forma societaria notifica all’Ordine di appartenenza l’atto costitutivo della società, lo statuto ed documenti relativi all’anagrafica della società ed ogni successiva variazione. Il medico non può partecipare a intese con altre professioni sanitarie o categorie professionali per svolgere attività di impresa o commerciale che ne condizionino la dignità, indipendenza e autonomia professionale.

Il medico si adopera per favorire la collaborazione, la condivisione e l’integrazione tra i professionisti sanitari, sostiene la formazione interprofessionale, il miglioramento delle organizzazioni sanitarie nel rispetto delle regole deontologiche.

Al medico è vietato collaborare o favorire a qualsiasi titolo chi eserciti abusivamente la professione, sia fungendo da prestanome che omettendo la dovuta vigilanza. Il medico è tenuto a fare denuncia all’Ordine, quando venga a conoscenza di abusivismo o favoreggiamento dell’abusivismo.

Titolo XIII Rapporti con le strutture sanitarie pubbliche e private

Il medico che opera in strutture pubbliche o private concorre alle finalità sanitarie delle stesse ed è soggetto alla potestà disciplinare dell’Ordine indipendentemente dalla natura giuridica del rapporto di lavoro. In caso di contrasto tra le regole deontologiche e quelle della struttura pubblica o privata, sollecita l’intervento dell’Ordine per la tutela dei diritti degli assistiti e dell’autonomia professionale. Il medico che all’interno del rapporto di lavoro con il servizio pubblico esercita la libera professione, evita comportamenti che possano indebitamente favorirla.

Il medico che svolge funzioni di direzione sanitaria in strutture pubbliche o private o di responsabile sanitario in una struttura privata garantisce il possesso dei titoli ed il rispetto del Codice e tutela l’autonomia e la pari dignità dei professionisti all’interno della struttura in cui opera. Il medico comunica tempestivamente all’Ordine di appartenenza il proprio incarico o l’eventuale rinuncia, collabora con l’Ordine competente per territorio nei compiti di vigilanza sulla sicurezza e qualità dei servizi erogati. Il medico che svolge funzioni di direzione sanitaria non può assumere incarichi plurimi.

Il medico non assume impegni professionali che comportino un eccesso di prestazioni tale da pregiudicare la qualità e la sicurezza dell’assistito ed esige da parte della struttura ogni garanzia che le condizioni di lavoro non incidano negativamente sulla qualità e sicurezza del lavoro.

Titolo XIV Medicina dello sport

La valutazione dell’idoneità alla pratica sportiva è finalizzata unicamente alla tutela della salute e dell’integrità fisica del soggetto. Il medico esprime con chiarezza il relativo giudizio in base alle evidenze scientifiche disponibili e provvede ad un’adeguata informazione del soggetto sugli eventuali rischi che la specifica attività sportiva può comportare. Il medico fa valere la propria responsabilità a tutela dell’integrità psicofisica, valutando se un atleta possa proseguire la preparazione atletica e l’attività agonistica; in caso di minore valuta con particolare prudenza che lo sviluppo armonico psico-fisico non sia compromesso dall’attività sportiva. Il medico si adopera per l’accoglimento della sua valutazione e denuncia tempestivamente all’Autorità competente ed all’Ordine il mancato accoglimento.

Il medico non consiglia, favorisce, prescrive o somministra trattamenti farmacologici o di altra natura non giustificati da esigenze terapeutiche, che siano finalizzati ad alterare le prestazioni dell’attività sportiva o a modificare i risultati dei relativi controlli. Il medico protegge l’atleta da pressioni esterne che lo sollecitino a ricorrere a siffatte pratiche, informandolo delle possibili gravi conseguenze sulla salute.

Titolo XV Tutela della salute collettiva

Il medico deve svolgere i compiti assegnatigli dalla legge in tema di accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori e deve curare con la massima diligenza e tempestività l’informativa alle Autorità sanitarie e giudiziarie e ad altre Autorità nei modi e tempi e con le procedure stabilite dall’Ordinamento, ivi compresa la tutela dell’anonimato.

Il medico si adopera per la prevenzione, la cura, il recupero clinico e il reinserimento sociale della persona affetta da dipendenza fisica o psichica, nel rispetto dei diritti della stessa collaborando le famiglie, le istituzioni socio-sanitarie e le associazioni di protezione sociale.

Titolo XVI Medicina potenziativa ed estetica

Il medico, sia in attività di ricerca, sia quando gli siano richieste prestazioni non terapeutiche ma finalizzate al potenziamento delle fisiologiche capacità fisiche e cognitive dell’individuo, opera nel rispetto e a salvaguardia della dignità dello stesso in ogni suo riflesso individuale e sociale, dell’identità e dell’integrità della persona e delle sue peculiarità genetiche nonché dei principi di proporzionalità e di precauzione. Il medico acquisisce il consenso informato in forma scritta avendo cura di verificare, in particolare, la comprensione dei rischi del trattamento. Il medico ha il dovere di rifiutare eventuali richieste ritenute sproporzionate e di alto rischio anche a causa della invasività e potenziale irreversibilità del trattamento a fronte di benefici non terapeutici ma potenziativi.

Il medico, nell’esercizio di attività diagnostico-terapeutiche con finalità estetiche, garantisce il possesso di idonee competenze e, nell’informazione preliminare al consenso scritto, non suscita né alimenta aspettative illusorie, individua le possibili soluzioni alternative di pari efficacia e opera al fine di garantire la massima sicurezza delle prestazioni erogate. Gli interventi diagnostico-terapeutici con finalità estetiche rivolti a minori o a incapaci si attengono all’ordinamento.

Titolo XVII Medicina militare

Il medico militare, nell’ambito dei propri compiti istituzionali, ha una responsabilità che non muta in tutti gli interventi di forza armata, sia in tempo di pace che di guerra. Il medico militare, in rapporto alle risorse materiali ed umane disponibili, assicura il livello più elevato di umanizzazione delle cure, praticando un triage rispettoso delle conoscenze scientifiche più aggiornate, agendo secondo il principio di massima efficacia per il maggior numero di individui. Il medico militare deve segnalare alle superiori Autorità la necessità di fornire assistenza a tutti coloro che non partecipano direttamente alle ostilità (militari che abbiano deposto le armi, civili feriti o malati) e denunciare alle stesse i casi di torture, violenze, oltraggio e trattamenti crudeli e disumani, degradanti per la dignità della persona. Il medico militare orienterà le proprie scelte per il conseguimento degli obiettivi e degli intendimenti del proprio comandante militare, in accordo con i principi del Codice deontologico, fermo restando il rispetto eventuali regole dei limiti imposti dalle normative nazionali ed internazionali e da eventuali regole d’ingaggio che disciplinano l’operazione militare.

Titolo XVIII Informatizzazione e innovazione sanitaria

Il medico nell’uso di strumenti informatici garantisce l’acquisizione del consenso, la tutela della riservatezza, la pertinenza dei dati raccolti e la sicurezza delle tecniche per quanto di propria competenza. Partecipa e collabora con l’organizzazione sanitaria per il continuo miglioramento della qualità dei servizi offerti agli assistiti ed alla collettività. Il medico garantisce indipendenza di giudizio e l’appropriatezza clinica nell’organizzazione sanitaria.

La responsabilità disciplinare

La L. 11.01.2018 n. 3 sul riordino delle professioni sanitarie, agli Art. 4 e 7 prevede che gli Ordini assicurino la salvaguardia dei diritti umani e dei principi etici dell’esercizio professionale indicati nei codici deontologici esercitando la funzione disciplinare sugli iscritti in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività professionale.

L’Art. 1 c. 3 del Codice Deontologico vigente (approvato il 18,05,14) regola anche i comportamenti assunti al di fuori dell’esercizio professionale quando ritenuti rilevanti e incidenti sul decoro della professione.

Le sanzioni disciplinari previste all’Art. 40 del D.P.R. 221/50 sono:

1. l’avvertimento, che consiste nel diffidare il colpevole a non ricadere nella mancanza commessa;

2. la censura, che è una dichiarazione di biasimo per la mancanza commessa;

3. la sospensione dall’esercizio della professione per la durata da uno a sei mesi, la radiazione dall’Albo.

Inoltre, l’interdizione da 1 a 3 anni dalla professione o dall’attività regolarmente esercitata ai sensi del nuovo Art. 348 C.P. (Abusivo esercizio di una professione).

1.6

IL NUOVO REATO DI ESERCIZIO ABUSIVO DI UNA PROFESSIONE

C.P. Art. 348. (Esercizio abusivo di una professione). Chiunque abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000 ...».

Con la legge 3/2018, il reato di esercizio abusivo della professione ha assunto nuovi connotati, riscrivendo l’Articolo 348 del codice penale e prevedendo delle aggravanti speciali per alcuni reati se commessi da chi esercita abusivamente una professione sanitaria. La fattispecie del reato richiede che la professione sia esercitata senza i requisiti previsti dalla legge vigente, come ad esempio il mancato conseguimento del titolo di studio, il mancato superamento dell’esame di abilitazione o la mancata iscrizione presso il corrispondente Ordine/Albo/Registro.

Secondo il nuovo Articolo 348 C.P., per chiunque eserciti abusivamente una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione da parte dello Stato sono previsti:

·la reclusione da 6 mesi a 3 anni;

·la multa da 10000 a 50000 euro;

·la pubblicazione della sentenza di condanna;

·la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato;

·qualora il reo eserciti regolarmente una professione o un’attività, la trasmissione della sentenza di condanna al competente Ordine, Albo o Registro, il quale applicherà l’interdizione da 1 a 3 anni dalla professione o dall’attività regolarmente esercitata.

Altresì, per i soggetti che hanno determinato altri a esercitare una professione in maniera abusiva e per chi ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo, sono previste:

·la reclusione da 1 a 5 anni;

·la multa da 15000 a 75000 euro.

La legge 3/2018 introduce inoltre delle nuove aggravanti per l’omicidio colposo (Art. 589 C.P.) e per le lesioni personali colpose (Art. 590 C.P.), nel caso in cui il fatto sia commesso nell’esercizio abusivo di una

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